Il mito dell’India come prossima Cina

Un'altra illusione lontana dalla realtà e dalla storia

Il mito dell’India come prossima Cina

Hua Bin
huabinoliver.substack.com

Karl Marx aveva descritto l'India come una civiltà senza storia.

Questa affermazione non era una negazione dell'antica esistenza dell'India o delle sue conquiste culturali. Piuttosto, rifletteva la sua analisi storico-materialista dello sviluppo sociale, in particolare nel contesto del dinamismo economico e della lotta di classe.

Nel suo articolo del 1853 "I risultati futuri del dominio britannico in India", Marx aveva scritto: "La società indiana non ha alcuna storia, almeno nessuna storia conosciuta. Quella che chiamiamo la sua storia non è altro che la storia dei successivi invasori che avevano fondato i loro imperi sul comportamento passivo di quella società che non opponeva resistenza e non cambiava".

Non affermava che l'India fosse priva di un passato o di una civiltà, ma che la sua struttura sociale, basata sulle comunità rurali e sulle caste, appariva stagnante e resistente al cambiamento interno, soprattutto in contrasto con le dinamiche delle lotte di classe, che Marx considerava il motore del progresso storico in Europa.

Marx considerava la società precoloniale indiana economicamente statica, priva delle contraddizioni interne (come feudalesimo contro borghesia) che, secondo la sua teoria, spingono il cambiamento storico.

Le opinioni di Marx non erano affatto uniche tra gli storici, molti dei quali considerano l'India una civiltà senza storia da un punto di vista antropologico.

A differenza di altre civiltà antiche come la Grecia, la Cina, l'Egitto o la Mesopotamia, dove la storia è stata a lungo registrata in scritti cronologici dettagliati e lineari, la storia indiana manca di documentazione scritta ed è in gran parte trasmessa oralmente, spesso mescolando fatti con finzione e mitologia.

Inoltre, l'India è stata storicamente un concetto geografico, piuttosto che uno Stato nazionale. Il territorio è sempre stato occupato da una miriade di villaggi comunitari indigeni, tribù e maharaja, frammentati in centinaia di lingue e in un ugual numero di religioni.

Nel corso del tempo, il territorio conosciuto come India è stato governato in successione da invasori stranieri, Ariani, Persiani, Tokhari, Mongoli, Afghani, Musulmani e Britannici.

Avevano governato attraverso il Regno di Kuru, l'Impero Achemenide, l'Impero Kushan, l'Impero Moghul, la Dinastia Lodi e il Raj britannico.

Il lungo dominio coloniale straniero ha privato gli indigeni dello spirito di resistenza. Insieme alla credenza religiosa indù della reincarnazione e al sistema delle caste che impone che il destino di una persona sia legato alla gerarchia sociale imposta alla nascita, si è forgiata un'identità culturale di accettazione del proprio destino.

Questa accettazione passiva era culminata nella ricerca dell'indipendenza da parte di Gandhi attraverso il movimento di "non cooperazione" negli anni '40.

Il percorso dell'India verso la sovranità e l'indipendenza è stato completamente diverso da quello della Cina, che ha combattuto contro gli invasori stranieri per oltre 100 anni attraverso due guerre dell'oppio (dal 1830 al 1860), la prima guerra sino-giapponese (1894-1895) e la seconda guerra sino-giapponese (1931-1945).

Il percorso della Cina è stato caratterizzato da una rivoluzione violenta e da prove del fuoco, con il sacrificio di milioni di vite umane. La voglia di superare il Secolo dell'Umiliazione ha forgiato una volontà d'acciaio e uno spirito combattivo indomabile sia per il Partito Comunista al potere che per la popolazione in generale.

Mentre l'Occidente intensifica i suoi sforzi per contenere la Cina, ha attivamente reclutato l'India alla causa e ha tentato di utilizzarla come sostituto della Cina, sia come base produttiva che come mercato.

Dopo un decennio di sforzi attraverso il QUAD, il Partenariato strategico globale tra Stati Uniti e India e la rinominazione dell'Asia-Pacifico in Indo-Pacifico (proprio come il nuovo Golfo degli Stati Uniti e il Dipartimento della Guerra, fondamentali per recuperare la grandezza nazionale), quanto si è avvicinata l'India al raggiungimento di tale obiettivo? Riuscirà mai a raggiungere il "potenziale" promosso dalla propaganda occidentale?

Ecco una tabella di marcia incompleta:

- Nel 2024 il PIL dell’India ha raggiunto i 3,9 trilioni di dollari, rispetto ai 19 trilioni della Cina

- PIL pro capite è pari a 2.800 dollari, contro i 13.800 dollari della Cina. Per contestualizzare, il PIL pro capite indiano è più o meno lo stesso di Angola e Cambogia, inferiore a quello del Venezuela (3.100 dollari), pari al 65% di quello del Vietnam e al 50% di quello dell'Indonesia

- Esportazioni di merci pari a 400 miliardi di dollari, rispetto ai 3,5 trilioni di dollari della Cina

- Il settore manifatturiero rappresenta il 13% del PIL, rispetto al 27% della Cina. Nel 2011 il governo indiano ha pubblicato il piano Made in India, con l'obiettivo di raggiungere il 25% del PIL manifatturiero entro il 2025. In realtà è sceso dal 15% del 2011 al 13% del 2024

- La quota dell'India nel valore aggiunto manifatturiero globale (MVA) è del 2,8% nel 2024 contro il 35% della Cina

- Mentre l'India non è riuscita a industrializzarsi, l'inquinamento nel Paese ha raggiunto i livelli più alti a livello globale. Secondo il quotidiano The Hindu, sei delle dieci città più inquinate al mondo si trovano in India, tra cui Nuova Delhi

- Gli investimenti diretti esteri (IDE) sono diminuiti nel 2024 rispetto al 2023, nonostante gli investitori stranieri fossero alla ricerca di alternative alla Cina a causa della guerra commerciale

- Molti dei principali produttori mondiali hanno deciso di abbandonare la produzione in India a causa della corruzione, della burocrazia, delle infrastrutture inadeguate e della mancanza di lavoratori qualificati. Tra questi figurano Tesla, Fiat, Philips, GM e Xiaomi

- L'India dipende fortemente dalle catene di approvvigionamento cinesi per i settori dell'elettronica, dell'energia solare, dell'automobile e del farmaceutico

- L'India ha una delle barriere commerciali tariffarie e non tariffarie più elevate al mondo e si è guadagnata la reputazione di "cimitero delle multinazionali"

Chiunque sia stato in India e in Cina vi dirà che c'è una grande differenza tra i due Paesi in termini di infrastrutture, tenore di vita e igiene/pulizia di base.

Non c'è bisogno di consultare i libri di statistica, basta guardarsi intorno.

Con un settore manifatturiero che è meno di un decimo di quello cinese e un PIL pro capite inferiore alla metà di quello dei Paesi africani, qualsiasi discorso sull'India che sostituisce la Cina come base produttiva o mercato di consumo è pura fantasia.

E il divario si sta ampliando, anziché ridursi, in termini di infrastrutture, istruzione, produttività, efficienza del governo e preparazione complessiva per le industrie del futuro, come l'intelligenza artificiale, la robotica, lo spazio e le scienze della vita.

Dal punto di vista geopolitico, l'India ha agito come un arbitro imparziale sin dalla sua indipendenza, mantenendo stretti rapporti con la Russia e corteggiando al contempo l'Occidente.

È famosa sopratutto per non essere fedele a nessuno.

- L'India dipende dal petrolio e dalle armi della Russia, ma Modi ha rifiutato di partecipare alla parata dell'8 maggio a Mosca e di schierarsi con Putin, temendo di offendere gli Stati Uniti e l'Europa;

- Aveva firmato un accordo di partenariato strategico globale con l'Iran pochi mesi prima del conflitto tra Iran e Israele, ma ha rifiutato di condannare l'attacco di Israele e ha tentato di bloccare una dichiarazione congiunta dell'Organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO);

- L'India ha una politica ostile nei confronti dei musulmani e sostiene apertamente il genocidio di Israele a Gaza, ma cerca anche di ingraziarsi gli Stati del Golfo per ottenere investimenti e posti di lavoro (molti lavoratori indiani sono impiegati in Medio Oriente);

- L'India è membro del BRICS e della SCO, ma svolge costantemente un ruolo ostruzionistico nella de-dollarizzazione, nell'ammissione di nuovi membri e nella posizione collettiva su questioni globali (come il conflitto tra Iran e Israele e l'aggressione degli Stati Uniti contro Cuba e il Venezuela);

- Gli sforzi dell'India per conquistare l'affetto dell'Occidente hanno subito una battuta d'arresto quando Trump ha imposto una tariffa del 50% per l'acquisto di energia russa e ha apertamente deriso l'India definendola "non importante". Washington ha capito che l'India non è una risorsa per contenere la Cina, ma solo un altro scroccone che va a rimorchio.

In breve, l'India non possiede né il potere economico né la determinazione geopolitica necessari per essere un attore di primo piano. Non ha veri amici. Tutti i suoi vicini la odiano.

Gran parte del dilemma dell'India deriva dalla sua mentalità e dalla sua psiche nazionale, che è un misto di superiorità auto-percepita e realtà oppressiva.

La limitatezza della mentalità indiana è stata pienamente dimostrata quando, dopo aver perso la breve guerra aerea con il Pakistan a maggio, ha insistito nel celebrare la sconfitta come un successo incondizionato davanti al mondo.

È stato coniato un termine, "Bharat Triumphalogy", per descrivere questa strana mentalità incentrata sulla celebrazione dell'autoinganno.

Per molti versi, l'India è una società premoderna e semi-primitiva con un arretramento profondamente radicato nella cultura e nella religione.

Il sistema delle caste indù predetermina gli individui in rigidi strati sociali che perpetuano la disuguaglianza e, in pratica, ostacolano il progresso e la mobilità.

Nel sistema delle caste, gli indiani mostrano un'obbedienza servile nei confronti di coloro che appartengono alla casta superiore e un disprezzo assoluto nei confronti di coloro che appartengono alla casta inferiore.

Viene loro detto di accontentarsi della posizione sociale che è stata loro assegnata, di sposarsi all'interno della propria casta e di pregare per una sorte migliore nella prossima vita. La meritocrazia è un concetto estraneo, così come il progresso.

L'induismo crede nella vita circolare, nella reincarnazione e nell'aldilà. In questa visione del mondo, la sofferenza e il degrado in questa vita sono dovuti al proprio fallimento nella vita passata; l'ingiustizia in questa vita deve essere tollerata nella speranza di "vincere" nella prossima.

Come discusso in precedenza, non è mai esistita una storia scritta della civiltà indiana. Al contrario, le storie sono state tramandate oralmente di generazione in generazione in un misto di fatti e fantasia.

I fallimenti e le sconfitte non fanno parte del pacchetto. Gli indiani prevalgono sempre. Nonostante le ripetute conquiste da parte di stranieri nella loro lunga storia, non esiste un equivalente del Secolo dell'Umiliazione cinese che motivi gli indiani a lottare per il rinnovamento.

Dopo tutto, nella loro versione della storia hanno sempre vinto. La guerra aerea tra India e Pakistan, nota in India come Operazione Sindoor, sarà senza dubbio registrata come un'altra "vittoria" nella cronaca ufficiale per i posteri.

Modi aveva inviato 7 "delegazioni della vittoria" a condividere il suo "successo" con oltre 40 governi stranieri e aveva dichiarato 10 giorni di festeggiamenti nazionali.

Tale autoinganno va oltre le sconfitte militari. A maggio, il FMI ha pubblicato una previsione secondo cui l'economia indiana potrebbe superare quella giapponese entro il 2026/2027. Il 27 maggio 2025, Modi ha indetto una celebrazione nazionale e ha annunciato al mondo a caratteri cubitali che "l'India è la quarta economia mondiale".

Questo "stappare lo champagne in anticipo" per una previsione economica può sembrare bizzarro al resto del mondo. Ma per l'India è la manifestazione della sua "mentalità vincente".

Allo stesso modo, gli indiani celebrano la loro adesione a vari "club", un termine molto abusato dai media indiani iperbolici: il "club delle armi nucleari", il "club delle potenze spaziali", il "club dei missili supersonici" e così via.

Peccato che le sia ancora negata l'ammissione al "club" definitivo: quello dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Senza dubbio una vergogna nazionale.

Senza una lingua comune o una storia condivisa, la "Bharat Triumphalogy" è il collante che tiene insieme questo Paese frammentato.

Alla fine, "l'India come sostituto della Cina" è solo un'altra farsa che viene propinata agli indiani e divorata avidamente da un Occidente disperato, che non sa come stanno realmente le cose o è altrettanto delirante.

Hua Bin

Link: https://huabinoliver.substack.com/p/the-myth-of-india-becoming-the-next
14.11.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (8)

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Mostra commenti 8 caricati
    1. oriundo2006 18 novembre 2025

      Sono stato in India diverse volte, da trenta/quarant'anni a questa parte. Le modifiche in questo lasso di tempo sono state enormi tanto da rappresentare un elemento di rottura rispetto a quel passato che il commentatore cinese vorrebbe fisso ed ancorato alla visione ottocentesca di ... Marx: e se ne lamenta proprio per questo !
      Per spiegare l' oriente Hua fa riferimento all' occidente.
      Questo è lo strabismo cinese.
      Considera lo sviluppo cinese come la pietra miliare per gli altri paesi, non avvedendosi che lo misura sotto l'occhiale della propria propaganda...e dunque sulla base dei valori occidentali, di cui il pensatore di Treviri è stato l'apologeta più radicale ( questa è stata una delle ragioni del suo successo, a ben vedere ).
      In realtà la Cina ha compiuto progressi enormi da quando ha adottato il sistema capitalista nella sua interezza, malamente vestendolo con i 'superiori' principi cinesi ma così perdendo la sua anima millenaria.
      La critica di Huà in definitiva è solo la ripetizione delle critiche del passato a base culturale occidentale ed imperialista.
      Caro Huà, guardi bene al suo Paese per capire come siete stati colonizzati all' interno da questa forza gigantesca, il capitalismo, che pretendete di gestire a vostro comodo e beneficio, avendone smussato gli angoli di 'classe', quelli che invece sono enormi da voi, anche se non chiamati col loro vero nome: il sistema castale vige dovunque nel mondo, anche in Cina e si sviluppa sotto le ali del privilegio di partito.
      Quanto sulla reincarnazione Huà aspetta solo che gli USA la accettino per farlo a sua volta.
      I millenni di buddismo cinese sono stati cancellati e ridicolmente la Cina attende dall' Occidente quanto aveva già.
      Un gran progresso a ben vedere...

    2. nicolcass 18 novembre 2025

      Mah. i francesi parlano bene di noi? hai scordato il mancato invito per la firma della pace in Bosnia? eppure era il golfo di Venezia...L'India ha attaccato la Cina negli anni sessanta e le prese, poi ha attaccato il Pakistan e non è andata bene, dice d'essere la più grande democrazia del mondo ed ha le caste...insomma la boria degli spagnoli e la eccessiva considerazione di se come i francesi..restano un popolo feroce ed antipatico, in questo Churchill non sbagliava...

    3. oriundo2006 19 novembre 2025

      In genere non do mai il pollicione rosso: non mi piace censurare gli altri. Ma sull' India, ammetto, ho un rapporto speciale e parlare di ferocia indiana mi pare proprio inappropriato: persino pensarlo. L'antipatia è cosa che riguarda i sentimenti e su questo non mi pronuncio.
      La dirigenza attuale è in una situazione complessa data la molteplicità del mondo indù ed ha compiuto una scelta scellerata: associarsi strettamente con vincoli politici 'coperti' con l' idra sionista. Questo ha sortito effetti nefasti, recentemente con il confronto con il Pakistan ad iniziativa chiaramente J. per 'alleggerire' il problema-Gaza ed ancora di più ne sortirà nel futuro se continuerà su questa china.
      Perchè lo ha fatto ? Per le medesime ragioni per cui la Cina a suo tempo fece lo stesso 'coprendo' la sua 'occidentalizzazione' con la mediazione dal partito comunista. Perchè allora ? Perchè i j. fanno la differenza oggi nel mondo in quanto hanno poteri 'speciali' di ampia portata specie in campo economico. Modi ha voluto 'cavalcare la tigre', come si dice in ambito esoterico, e male gliene incoglie, anche se il motivo di fondo è come tirar fuori dalla povertà un miliardo almeno di indù visto che i cinesi hanno saputo farlo in casa propria con questi legami sotterranei ( oggi in via di dissoluzione: Pekino sta tentando altre strade ). Poteva fare altrimenti ? Può un Paese immenso come l' India rimanere lontano da questa possibilità ? La Ahimsa fornisce una regola generale: non versare il sangue. Non fare guerre. Cerca il buon vicinato anche con chi ti odia, perchè sono i muslim che nel mondo intero, parlo ovviamente dei dogmatici e dei fanatici, che detestano chi non professa il loro credo. Dunque zero politica di potenza. Che è anche un modo efficace per risparmiare risorse da destinare altrove.
      Una lezione interessante anche per noi.

    4. nicolcass 19 novembre 2025

      Egregio, sarà franco, il suo intervento mi ricorda quelli di Andreotti ai congressi DC, 2 ore di locuzioni senza dire nulla.
      Sarà breve e conciso.
      Che il popolo indiano sia feroce e brutale non lo dico io ma Churchill, che disse fosse peggio dei tedeschi...del resto nella spartizione delle popolazioni del '48 mi risulta che non diedero il buon esempio...anche se i mussulmani fecero lo stesso.Torno a dire che una nazione che ha 200 milioni di concittadini islamici dovrebbe essere più sollecita sulla questione palestinese, mentre l'India parteggia apertamente per gli assassini.Lei ha ragione, a me sono antipatici, visto il modo offensivo con cui hanno gestito la questione Marò...hanno avuto la loro miserabile vittoria di Tsushima

    1. nicolcass 18 novembre 2025

      Completamente d'accordo con l'autore, L'India è un paese di pezzenti...non in ordine materiale ma morale, Ha 150 milioni di cittadini mussulmani è collabora servile con Israele, non ho scordato il modo truffaldino e mafioso con cui ha gestito l'affaire Marò

    1. Balabiott 17 novembre 2025

      Hua Bin, mi sa che qualche indiano ti ha ciulato la moglie...dico bin?...

    1. GioCo 17 novembre 2025

      L'india è anche il luogo dove nasce la new age di Crowley che è un pupillo del cattolicesimo più profondo.

      L'india è anche nella coscienza collettiva il luogo della resistenza alle follie della modernità spinta a tutti costi verso il suicidio.

      L'india è un ricordo che risuona nella memoria collettiva, abbandonato a se stesso e quindi versa nelle esatte condizioni in cui si trova l'anima di questo mondo. Per ciò è avversa: rappresenta per i suoi sostenitori una roccaforte (sempre più malandata) dove riporre le speranze per un futuro spirituale più equo e per i dententori in una inutile accozzaglia di stupidaggini farinose.

      Cioè vediamo un altra cultura con gli occhiali di st'accidente di occidente, sempre e comunque.

    1. DrCaligari 17 novembre 2025

      L'India però mantiene la sua identità, sa che gli invasori passano ma le sue radici restano. Un Paese così rallenta un po' la follia mondiale o almeno non contribuisce a incrementarla. Non vedo cosa ci sia da lamentarsi per queste mancate esplosioni di pil e distopici sviluppi.

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