Pubblichiamo la traduzione integrale della conferenza stampa del ministro cubano delle Relazioni Estere, Bruno Rodríguez Parrilla, per la presentazione del Rapporto sulle conseguenze dell'embargo di Washington contro L'Avana.
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L"Avana
7 Settembre 2026
Moderatrice: Un saluto a tutti i colleghi della stampa nazionale e della stampa estera accreditata nel paese. Oggi, in conferenza stampa, il ministro delle Relazioni Estere della Repubblica di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, per presentare il Rapporto sull'impatto dell'embargo degli Stati Uniti contro il nostro paese. Ministro, nella sala si trovano: 47 corrispondenti di 25 testate di 12 paesi. Saluto anche i telespettatori e gli utenti di Internet. La trasmissione è in diretta sulla televisione cubana, sulla radio cubana, sulle piattaforme digitali del Ministero degli Esteri e della Presidenza. A lei la parola.
Ministro degli Esteri: Molte grazie, i miei saluti. Apprezzo profondamente che condividiate questo tempo con noi.
Il rapporto che tradizionalmente la Repubblica di Cuba presenta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, su sua richiesta, fornisce informazioni rigorose sui danni economici, commerciali e finanziari dell'embargo del governo degli Stati Uniti contro Cuba.
Pongo l'enfasi in questa occasione sull'impatto tremendo sulle persone, sulle famiglie cubane e, in definitiva, su tutto il nostro popolo. Perché l'embargo non punisce un governo, punisce la vita quotidiana di un popolo in tutti gli ambiti. È un atto di punizione collettiva, che si esprime nei lunghi mesi vivendo con solo due o tre ore giornaliere di elettricità o meno, con gli alimenti che vanno a male, il caldo che non lascia dormire, i genitori che sventolano i loro bebè, i bambini in penombra che fanno i loro compiti scolastici, i giovani senza connettività o senza svago, i nonni senza televisione o a volte, persino, senza radio; tutta la vita familiare danneggiata.
L'ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti del 29 gennaio scorso ha decretato l'embargo dei combustibili che impedisce le forniture, persino se pagate, attraverso la minaccia di sanzioni; intimida le compagnie proprietarie delle navi cisterna e le perseguita; minaccia le compagnie di navigazione e vieta loro di trasportare persino parti e pezzi per le centrali termoelettriche o per i sistemi fotovoltaici.
Una nave di greggio da 100.000 tonnellate permetterebbe di ridurre drasticamente i blackout per circa due settimane. Se si potesse importare fuel oil e diesel per i gruppi elettrogeni dei complessi di motori generatori della cosiddetta generazione distribuita, il blackout potrebbe ridursi al minimo; ma l'embargo dei combustibili impedisce di importarli. Abbiamo cambiato acceleratamente la matrice energetica con la fonte solare. Ora si minacciano le compagnie di navigazione affinché non portino neppure pannelli solari né batterie per i nuovi parchi fotovoltaici, che abbiamo imparato a installare in soli 45 giorni.
La punizione si esprime nelle settimane senza fornitura d'acqua. Una fonte di fornitura d'acqua funziona con complessi di motori elettrici che si spengono, ovviamente, durante il blackout. Persino una breve interruzione elettrica li disconnette e richiede in seguito varie ore per recuperare la pressione dell'acqua nelle condutture. Accade lo stesso con gli impianti di pompaggio, le stazioni di ripompaggio e le pompe nelle tubature. Questi sistemi si proteggono con gruppi elettrogeni, ma questi funzionano anche con fuel oil o diesel che non ci lasciano importare.
L'embargo ci priva di risorse. Nemmeno ci permette di importare parti e pezzi per questi gruppi elettrogeni. Tuttavia, lavoriamo arduamente per mobilitare gruppi elettrogeni con capacità di funzionare e per assicurare energia fotovoltaica alla fornitura d'acqua.
L'embargo energetico punisce i bambini appena nati che per sopravvivere dipendono dal funzionamento stabile di un'apparecchiatura medica come un'incubatrice, per esempio. E nel blackout, quando fallisce il gruppo elettrogeno dell'ospedale, i medici devono salvarli con tecniche applicate in forma manuale, per esempio, per sopperire alla ventilazione assistita. Lo stesso vale per le persone che aspettano un intervento chirurgico, tra cui bambini, e sanno che il gruppo elettrogeno che protegge la sala operatoria dell'ospedale dipende anche da un gruppo elettrogeno che può avere difficoltà o mancanza di combustibile, da un gruppo elettrogeno che ha a malapena combustibile per funzionare. Sono accaduti fatti drammatici in cui si è dovuto terminare alcune chirurgie maggiori con l'illuminazione di lampade ricaricabili o in qualche caso con la luce dei telefoni cellulari del personale medico.
Le persone che sono in attesa di un intervento chirurgico sanno che questo servizio è limitato precisamente per la mancanza di elettricità generata, soprattutto, dalla mancanza di combustibile. Si è fatto un grande sforzo con risultati incoraggianti per proteggere con sistemi fotovoltaici gli ospedali, i poliambulatori e altri centri di salute. L'embargo punisce coloro che hanno un malato in casa e difficoltà per trasportarlo all'ospedale o un familiare che richiede emodialisi, e che conoscono le limitazioni (per via dei combustibili) del servizio di ambulanze e di altri ugualmente colpiti. Nonostante tutto, si sono acquistate ambulanze, si garantisce un minimo di combustibile per esse e si assicura il trasporto per le emodialisi.
Soffrono i genitori o i familiari che cercano con angoscia un farmaco imprescindibile, che può trovarsi in uno degli oltre settemila container che le minacce del governo degli Stati Uniti alle compagnie di navigazione non lasciano arrivare all'Isola, o che si produce a Cuba, ma le cui materie prime o i cui materiali si trovano in un altro container.
I dati mostrano un aumento della mortalità infantile da quattro per ogni mille nati vivi nel 2018 a 9,9 nel 2025. Sono bambini, non sono numeri. Sono le morti che non avrebbero dovuto accadere per aver privato Cuba, e il suo solido ed efficace sistema di salute pubblica, di risorse legittime.
Parliamo, per esempio, del sistema che deve curare una donna incinta, trattare un bambino malato e assistere chi arriva per un'urgenza medica. La salute necessita delle risorse. I pazienti necessitano dei trattamenti in tempo che l'assedio energetico e le misure contro le navi impediscono di far arrivare a Cuba.
La crudeltà della punizione collettiva si esprime nelle migliaia e migliaia di cubani e cubane che lottano quotidianamente senza trasporto pubblico per arrivare al lavoro perché il parco veicoli è praticamente paralizzato senza combustibile. I bambini, gli adolescenti e i maestri camminano molte volte per lunghe distanze per arrivare alle scuole. Ma abbiamo acquistato e assembliamo moto, tricicli e veicoli elettrici. Nonostante tanto danno, Cuba ha compiuto l'impresa di aver iniziato l'attuale anno scolastico per i suoi bambini, con più garanzie e migliore assicurazione, in condizioni di universalità, equità e qualità, rispetto a quella che garantiscono paesi latinoamericani o gli stessi Stati Uniti in comunità a basso reddito.
Ancor sotto le condizioni estreme che affronta la nostra economia si assicura il finanziamento annuale indispensabile per l'educazione speciale di bambini e giovani con disabilità uditive o psicomotorie o intellettuali. Per una famiglia, quel finanziamento significa opportunità affinché il proprio figlio impari, comunichi e partecipi. Il suo futuro è più di una cifra in un bilancio statistico.
La depressione delle entrate reali e il rincaro della vita delle famiglie cubane per effetto della recrudescenza ancora più estrema dell'embargo, con l'Ordine esecutivo del primo maggio, provoca enormi sofferenze e angosce. L'embargo dei combustibili e le minacce contro le compagnie di navigazione producono blackout, impediscono la fornitura d'acqua e colpiscono tutti i servizi alla popolazione. L'ostilità e l'aggressione raggiungono tutti gli ambiti della vita.
Non si tratta di danni collaterali, frase anch'essa inaccettabile della guerra criminale degli Stati Uniti contro Cuba. Sono le vittime di un disegno aggressivo, di un piano freddamente calcolato. È l'obiettivo delle misure che si applicano. È la punizione collettiva contro i cubani per cercare obiettivi politici. L'embargo punisce, vogliamo vivere in pace. Punisce tutte le famiglie, vogliamo che ci lascino in pace.
Il presidente Donald Trump ha detto l'8 gennaio del 2026, nel rispondere a una domanda sulla politica del suo governo contro Cuba, e cito: "non credo che si possa esercitare molta più pressione salvo entrare e distruggere il posto". Il Segretario di Stato che mentiva coerentemente dicendo che l'embargo di combustibile non esisteva, il 7 agosto ha dichiarato e cito: "Non ci sono valvole di sfogo. Ogni volta che creano un nuovo meccanismo per tentare di liberarsi dell'assedio, semplicemente lo blocchiamo", ha segnalato. È lo stesso sentimento spietato e spirito distruttivo dietro al genocidio che si commette a Gaza. A Cuba è silenzioso, senza bombe, ma uccide anch'esso.
Ormai il governo degli Stati Uniti non riesce a confondere né a disorientare. All'interno di quel paese c'è riconoscimento e coscienza crescente sull'abuso e crescono le voci che ne reclamano la cessazione immediata.
Il 27 e 28 di ottobre prossimo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite considererà nuovamente il tema della sua agenda intitolato: "Necessità di porre fine all'embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d'America contro Cuba". Nonostante la straordinaria pressione e intimidazione del governo degli Stati Uniti, del suo Dipartimento di Stato, delle sue ambasciate e missioni diplomatiche, sugli Stati membri, il nostro popolo confida nell'appoggio schiacciante del pianeta al reclamo che si ponga fine all'embargo nella votazione che avrà luogo mercoledì 28 ottobre, verso mezzogiorno.
Il rapporto che oggi presentiamo, ed è in tutta la sua estensione a vostra disposizione, include i danni cagionati dalla guerra economica contro Cuba tra marzo 2025 e febbraio 2026. Riunisce esempi eloquenti, testimonianze strazianti e dati inconfutabili sui suoi effetti nella nostra economia, nei diritti umani, nella vita quotidiana delle persone.
Dietro ogni cifra c'è un volto umano. Dietro ogni misura di embargo c'è una tragedia o un dramma familiare. Si stimano in 8.083 milioni di dollari i danni dell'embargo tra il primo marzo del 2025 e il 28 febbraio del 2026. È una cifra record, al di sopra del record dell'anno passato. I danni dell'embargo sono aumentati in questo periodo del 7% rispetto al livello record registrato un anno fa. I danni accumulati in questi decenni di applicazione dell'embargo ascendono a 178.700 milioni di dollari a prezzi correnti. È un altro record, un 4,7% più elevato di quanto informato in precedenza.
Il rapporto stima che, non esistendo l'embargo, il PIL di Cuba a prezzi correnti sarebbe cresciuto significativamente nel 2025. Questa stima esprime le opportunità di rivitalizzazione del settore produttivo, delle nostre capacità di esportazione, di recupero della nostra economia, di possibilità di sviluppo sociale, perse precisamente per effetti diretti della punizione collettiva, che provoca anche una diminuzione della capacità del nostro governo di continuare a sviluppare, perfezionando, le politiche sociali che sono parte del nostro modello economico e sociale.
Il rapporto raccoglie con dati e un'ampia spiegazione l'impatto esteso, integrale, trasversale, profondo, dell'embargo energetico in tutti gli ambiti della vita nazionale. Questa è una realtà che nessuno minimamente informato o elementarmente onesto possa dire di ignorare. Bisognerebbe identificare cosa accadrebbe in qualsiasi altro paese che avesse affrontato per più di 8 mesi un assedio energetico assoluto, equivalente a un **blocco navale** che è un atto di guerra, secondo il Diritto Internazionale.
Quale paese in quelle condizioni potrebbe mantenere la pace, il consenso sociale, la stabilità, la partecipazione dei cittadini nelle soluzioni alle difficoltà e la sicurezza cittadina?
Davanti a questa crudele sfida, Cuba lavora strenuamente; mai si lascerà vincere. Attende oggi con grande sforzo alle necessità più perentorie della popolazione, mantiene e si propone di migliorare le politiche sociali come massima priorità senza che nessuno resti indifeso.
Avanzeremo rapidamente e risolutamente nell'applicazione dei cambiamenti economici e sociali recentemente approvati dall'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, che speriamo producano risultati iniziali a breve termine e che permettano di avanzare nel migliorare le condizioni di benessere della nostra popolazione.
È necessario ricordare il disegno originale della politica dei governi degli Stati Uniti contro Cuba, raccolto in quell'infame memorandum interno del sottosegretario di Stato, datato 1960, del sottosegretario di Stato Lester Mallory, che dice, e cito: "impiegare rapidamente tutti i metodi possibili per debilitare la vita economica di Cuba, ottenere la privazione di denaro e forniture, ridurle le sue risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo." La politica vigente del governo degli Stati Uniti contro Cuba configura e tipizza un atto di genocidio secondo le convenzioni internazionali, riproduce gli obiettivi e cerca di generare una catastrofe come quella dell'olocausto che ha sofferto il popolo cubano nell'ultimo decennio del secolo XIX sotto la riconcentrazione del Capitano Generale Valeriano Weyler.
Weyler e Lester Mallory si reincarnano in alcuni politici statunitensi e in alcuni funzionari del Dipartimento di Stato.
Si producono giornalmente dichiarazioni terribili, non solo di funzionari ufficiali, ma anche di congressisti rabbiosamente anticubani, di figure neofasciste estremamente conservatrici della politica statunitense, di eredi degli sbirri e ladri che lucrarono nella dittatura di Fulgencio Batista, di quelli che pensano che la soluzione di Cuba sia il tutoraggio degli Stati Uniti, o di quelli che pretendono di consegnare Cuba alle peggiori forze di Miami che vissero sempre dell'industria anticubana.
Sono i politici che chiamano alla violenza, che proteggono azioni terroristiche, che istigano alla destabilizzazione di Cuba e che esortano permanentemente il Presidente degli Stati Uniti a un'aggressione militare diretta contro il nostro popolo.
Chiudere tutte le uscite economiche di un paese significa asfissiare una popolazione nel suo insieme e tentare in quell'impegno di indurre una crisi umanitaria per la via della punizione collettiva.
Non ci sarà una crisi umanitaria a Cuba perché il nostro popolo è profondamente solidale, comprende e ha un'elevata coscienza delle cause dei problemi e delle sofferenze che affrontiamo, si mobilita collettivamente in stretta unità ed è soggetto protagonista dei cambiamenti che stiamo introducendo per rispondere a problemi del passato e alla durissima congiuntura attuale con un'attualizzazione e cambiamenti del nostro modello economico e anche sempre sociale, orientato alla giustizia sociale, all'uguaglianza di opportunità e alla dignità delle cubane e dei cubani.
Non è un attacco a un governo con cui il vicino del nord ha differenze politiche, non è in alcun modo un atto di legittima difesa della principale potenza militare, nucleare, tecnologica ed economica del pianeta.
Non protegge nessun interesse nazionale né dei cittadini né degli imprenditori statunitensi. Non rappresenta né risponde alla volontà, ai sentimenti né agli interessi dei contribuenti, degli elettori di quel paese. Nemmeno, in alcun modo, risponde ai sentimenti e agli interessi dell'immensa maggioranza dei cubani residenti all'estero, in particolare dei residenti negli Stati Uniti né dei loro discendenti, che vogliono per le loro famiglie, per la loro nazione, per la loro patria, il meglio.
Il governo degli Stati Uniti, con queste politiche genocidarie, non reagisce a nessuna minaccia inusuale e straordinaria. Tuttavia, fonda entrambi gli ordini esecutivi del 29 gennaio e del 1° maggio su quell'incredibile calunnia. Non reagisce a nessuna minaccia reale, in alcun modo.
Cuba non è una minaccia, l'embargo sì. Non è, in alcun modo, Cuba una minaccia. Siamo un paese di pace, vogliamo e meritiamo la pace.
Insieme al criterio ampiamente maggioritario della comunità internazionale, reitero ora e reitereremo nelle Nazioni Unite: ponete fine all'embargo.
Lasciateci vivere in pace!.
Moderatrice: Ministro, abbiamo ricevuto richiesta da tre testate che sono presenti in sala.
La Televisione Cubana, il Canale Cubano di Notizie. Per favore, si presenti.
Giornalista Roxana Arian, del Canale Cubano di Notizie. Ministro, il Segretario di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato in reiterate occasioni che il suo governo ha disposto 100 milioni di dollari di aiuto umanitario per il nostro paese e che Cuba l'ha rifiutato. Mi può dire qual è la realtà di quei fondi e che quantità di denaro è entrata nel nostro paese?
Ministro: Mentono costantemente. L'offerta dei supposti 100 milioni di dollari in aiuto umanitario a Cuba si rese pubblica insolitamente nella Santa Sede, quando nemmeno era conosciuta dalle chiese cubane né dal nostro governo.
Bisognerebbe dire che, dopo che il nostro governo aveva accettato e facilitato l'aiuto umanitario per 3 milioni di dollari, molto prolungato nel tempo, in risposta ai danni che provocò l'uragano Melissa, si era fatta un'offerta di 9 milioni di dollari addizionali. Qualche aritmetica oscura nel Dipartimento di Stato ridusse questa cifra a 6 milioni di dollari, immediatamente accettata da istituzioni religiose internazionali, altamente riconosciute dalle chiese a Cuba e dal nostro governo. Di quelli che erano 9 e furono dopo 6 milioni, è stata eseguita l'erogazione di poco più di 1 milione.
Posso dire che di quell'offerta dei 100 milioni di dollari, di cui in un momento fonti credibili dissero che si escludevano le medicine e gli alimenti e altre dissero che avrebbe tardato fino alla fine dell'anno, posso informare che si è eseguito l'invio di un modulo di alimenti e di prodotti per l'igiene per 700 famiglie cubane. Probabilmente calcolato il suo prezzo secondo un altro tasso, suppongo, perché è difficile pensare che 700 moduli per una famiglia costino i 91 mila dollari che si sostiene sia stato così.
Sfido un'altra volta il governo degli Stati Uniti, in particolare il Dipartimento di Stato, a dire quando comincia a eseguirsi quell'aiuto umanitario, se includerà medicine e alimenti, che è una vera priorità per il nostro popolo e perché tarda lunghi mesi per eseguirsi, quando inizierà e soprattutto quando terminerà.
Ovviamente Cuba accetta sempre ogni aiuto umanitario offerto da qualsiasi angolo del pianeta, sotto le pratiche internazionali e le norme della cooperazione e dell'aiuto umanitario riconosciute dalle Nazioni Unite, che sempre escludono totalmente qualsiasi condizionamento, qualsiasi manipolazione politica; perché nessuno deve lucrare politicamente con la necessità né con la sofferenza, e che escludono anche, ovviamente, qualsiasi formula lesiva alla sovranità nazionale.
Posso dire che il governo cubano è in stretto contatto con le chiese cubane che parteciperanno nella distribuzione di questo aiuto e darà loro tutto il suo appoggio affinché sia rapida ed efficace. Spero che il Dipartimento di Stato faccia qualcosa.
Moderatrice:Abbiamo anche una domanda dell'agenzia AP.
Giornalista: Buongiorno o buonasera, Ministro. Andrea Rodríguez, dell'agenzia di stampa AP.
Nelle ultime settimane, abbiamo ascoltato moltissimo su conversazioni, dialoghi, ci siamo visti, non ci siamo visti, mi potrebbe dire ufficialmente ed esattamente a che punto si trovano queste conversazioni con gli Stati Uniti, se è che sono reali o no? E se c'è un'agenda, o quale sarà la tabella di marcia per sbloccare questa situazione che dura già da tanti mesi? In questo senso, vorrei anche sapere se le autorità degli Stati Uniti vi hanno fatto arrivare qualche tipo di commento sulle 176 misure, l'approvazione delle 176 misure, alcune delle quali sono aperturiste nella stessa direzione, al di là dei motivi che abbia o no Cuba, delle richieste degli Stati Uniti di un'apertura.
E una precisazione, mi scusi. Lei ha menzionato ora circa 8.000 milioni di dollari di perdite in un anno ma che andrebbero fino al mese di febbraio. Ossia, contemplando un mese l'assedio energetico attuale.
Quanti milioni di dollari vi aggiungerebbe e quale sarebbe la proporzione di questi sei mesi che sono stati i più drammatici e i più intensificati in quanto all'assedio energetico e finanziario che vive Cuba? Grazie.
Ministro: Come si è detto, ci sono state conversazioni con il Dipartimento di Stato. Si mantengono comunicazioni in questo senso. Dette conversazioni non mostrano avanzamenti né progressi, a partire dalla mancanza di volontà del governo degli Stati Uniti.
Cuba reitera che sarà disposta a continuare dette conversazioni su basi del Diritto Internazionale, senza precondizioni, in uguaglianza sovrana, in assoluto piede di parità, su basi di rispetto mutuo, beneficio reciproco per i nostri popoli, senza ingerenza nei nostri affari interni.
Non ci sono state, né ci sono in questo momento negoziazioni, né ci sono agende, né tabelle di marcia. Posso dire che manteniamo la disposizione di continuare quei contatti nonostante la mancanza di progressi.
Non c'è stato nessun pronunciamento ufficiale del governo degli Stati Uniti sui cambiamenti economici e sociali decisi recentemente dall'Assemblea Nazionale del Potere Popolare. Non ci sono stati quei pronunciamenti e la verità è che non c'è nessun bisogno che ci siano, perché si riferiscono all'esercizio delle facoltà sovrane della Repubblica di Cuba, che risiedono indeclinabilmente e unicamente nel popolo cubano.
Tuttavia, sì, riceviamo costantemente segnali e domande da ampi settori della società statunitense, da persone, da cubani residenti in quel paese, da imprenditori e compagnie, persone d'affari, persone di buona volontà, figure del Congresso degli Stati Uniti, politici di distinti Stati, profondamente interessati a conoscere meglio e a sapere come potrebbero approfittare delle opportunità che si aprono per ampliare i legami commerciali, di cooperazione, d'investimento e, soprattutto, mettono in contrasto l'ampiezza di queste trasformazioni con l'inasprimento dell'assedio energetico e della persecuzione alle compagnie di navigazione che trasportano forniture a Cuba e ci chiedono come potrebbero farlo in quelle circostanze.
Ci colpisce che ci chiedano coerentemente in cosa arrivano quegli oltre 7 mila container, se quei container sono stati già pagati, se rispondono a relazioni contrattuali, a contratti firmati con compagnie di navigazione internazionali e chi sono le entità che a Cuba hanno commissionato quei carichi. E si stupiscono quando diciamo loro che la maggior parte di quei carichi sono stati contrattati da piccole, medie, compagnie private cubane, che il grosso di quei carichi sono alimenti, medicine e dispositivi medici, e che ovviamente si tratta di carichi previamente contrattati e pagati secondo le regole universalmente accettate del commercio internazionale; e che è questa politica di strangolamento energetico, impropria di una situazione di pace, perché è un atto di guerra, che colpisce la libertà di commercio e la libertà di navigazione.
Il calcolo che io ho presentato qui è un calcolo rigoroso, che si basa su una metodologia fondata su standard internazionali, che fu già alcuni anni fa revisionata da una commissione del Congresso degli Stati Uniti che la dichiarò conforme alle pratiche contabili internazionali e metodologicamente rigorosa.
Questa cifra non include i danni dell'assedio energetico, né include i danni delle sanzioni secondarie a partire dal fatto che quegli effetti, rispetto all'Ordine del 29 gennaio, si produssero già dalla settimana successiva.
Pertanto, il più presto che potremo, cercheremo di chiudere le statistiche di quest'anno, ma ci atteniamo alla metodologia rigorosa stabilita dalle entità cubane regolatrici dal punto di vista della statistica economica, alla metodologia della Risoluzione dell'Assemblea Generale che sollecita al Segretario Generale un rapporto sullo stato di adempimento della Risoluzione o d'inadempimento, potremmo dire, e gli chiede informazione su questi aspetti. Non abbiamo voluto alterare quella metodologia, ma anticipo che i danni in questi mesi moltiplicano i danni che si produssero nel periodo precedente.
Moderatrice: Ministro, un'ultima domanda da Alma Plus.
Giornalista: Grazie. Nora Becerril di Alma Plus TV. I recenti ordini esecutivi emessi da Washington qualificano Cuba come una minaccia alla sicurezza nazionale e inoltre induriscono l'assedio energetico come si parlava nel rapporto. Come risponde Cuba a questa catalogazione? Come risponde a questo? E quanto reale considerate la minaccia di un'azione militare diretta?
Ministro: Mentono, mentono costantemente. Per questo la politica d'aggressione ed embargo contro Cuba suscita tanto isolamento e discredito internazionale per il governo degli Stati Uniti.
Se non fosse una minaccia reale, se non fosse una minaccia all'esistenza di Cuba, che noi ci prendiamo sempre molto sul serio, se non fosse una minaccia che non solo riposa nella retorica, ma nelle testimonianze di numerose fonti serie, analisti, entità non governative statunitensi, che presentano prove che il governo degli Stati Uniti realizza preparativi militari reali, quando uno ascolta dal Presidente al Segretario di Stato, e molto recentemente al Segretario della Guerra, dicendo che un'aggressione militare diretta contro Cuba è tra le opzioni che sono sul tavolo del Presidente degli Stati Uniti, è chiaro che uno deve prendersi sul serio quella minaccia, unita all'esperienza di Cuba al riguardo, e nell'esperienza di tutti nel pianeta, che hanno sofferto e soffrono oggi, non solo la distruzione dell'ordine internazionale, ma anche la proliferazione di aggressioni al di là delle misure coercitive unilaterali, la proliferazione di conflitti o le guerre che ha combattuto o combatte oggi il governo degli Stati Uniti.
Pertanto, il nostro popolo, il nostro Stato, le prende molto sul serio e si prepara per difendere con determinazione, ad oltranza, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.
Ma se non fosse una minaccia di quel calibro e se non fosse una minaccia che speriamo che mai diventi realtà, perché provocherebbe un vero bagno di sangue, perché provocherebbe perdite di vite, non solo di cubane e cubani, ma anche di giovani statunitensi che sarebbero inviati in una guerra che non vogliono, che non è loro, che non risponde al minimo interesse nazionale né dei cittadini né del popolo statunitense. Ed è chiaro che difenderemo, con uguale determinazione che in passato, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.
Ma, allo stesso tempo, il nostro Stato, il nostro governo, lavora attivamente nell'ambito delle nostre politiche economiche e sociali, in risposta a problemi strutturali della nostra economia, a problemi delle ultime decadi e all'effetto di strangolamento che provoca oggi l'assedio energetico, che ripeto, equivale a un blocco navale che è un atto di guerra. In modo che il nostro popolo oggi si impegna con il maggior sforzo nell'affrontare le difficoltà e nel risolverle con la partecipazione e il concorso di tutti. Molte grazie.
Moderatrice: Grazie molte.
(Cubaminrex)
07.09.2026
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Fonte:
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Traduzione a cura della redazione di ComeDonChisciotte.org
GioCo 15 settembre 2026
Rubio, Marco Antonio
origini cubane
dal gennaio 2025 Segretario di Stato USA nell'amministrazione Trump
dopo le dimissioni del consigliere per la Sicurezza nazionale M. Waltz, con delega alla sicurezza.
Rubio, quello che s'è presentato con la crosta a forma di croce sulla fronte.
Rubio il cattolico conservatore.
Se qualcuno mi viene a dire che le condizioni di Cuba non centrano nulla col Vaticano OGGI, anche se non passerò mai alle vie di fatto perché contrario ai miei principi, la farà venire la voglia di "trattarlo con Napalm" rimane difficile da gestire. Ok l'ingnoranza, ma quando diventa calcolo politico, tacere su una cosa del genere è responsabilità precisa verso un dovere insopprimibile verso l'Umanità tutta.