Il lato oscuro della nostra Storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria

SECONDA PARTE - Dall’Italia liberale all’Italia fascista e infine repubblicana. Si tratta di una linea di continuità più che di cesura, dove le élite aristocratiche, supportate da reti gesuitiche e circuiti finanziari transnazionali, hanno saputo reinventarsi e sopravvivere a ogni cambio di regime, pilotando dall’ombra

Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria

Introduzione

A cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org

Nella prima parte del saggio Il lato oscuro del Risorgimento: gesuiti, nobiltà, massoneria e intelligence nella costruzione dell’Italia Unita e della geopolitica atlantica angloamericana, pubblicato lo scorso 11 giugno, sono state analizzate le radici occulte del Risorgimento italiano, mettendo in luce il ruolo decisivo giocato da gesuiti, massoni angloamericani e famiglie aristocratiche come i Medici del Vascello, i Pallavicini e i Pignatelli.

Questa seconda parte prosegue il percorso e l'operato delle medesime forze, dall'Italia liberale all'Italia fascista e infine repubblicana. Si tratta di una linea di continuità più che di cesura, dove le élite aristocratiche, supportate da reti gesuitiche e circuiti finanziari transnazionali, hanno saputo reinventarsi e sopravvivere a ogni cambio di regime, pilotando dall'ombra l'evoluzione del potere.

Dietro le narrazioni ufficiali della "liberazione" o della "rinascita democratica" si snoda una trama ben più articolata, che vede la persistenza e la metamorfosi di strutture di potere profondamente radicate, capaci di plasmare le vicende italiane dal fascismo al neofascismo, dalla monarchia costituzionale alla Repubblica "atlantica".

Buona lettura.


Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria

Di Loreto Giovannone per ComeDonChisciotte.org

[SECONDA PARTE - 2/2]

La Famiglia Medici del Vascello e l’epoca fascista

Giacomo Medici del Vascello: aristocrazia e industria fascista

Giacomo Medici del Vascello (Salerno, 1º aprile 1883 – Venaria Reale, 15 agosto 1949), discendente diretto del generale garibaldino omonimo, rappresenta la figura paradigmatica della nobiltà italiana che attraversa indenne il passaggio dalla monarchia liberale al regime fascista. Laureato in ingegneria, operò come agricoltore, ingegnere e industriale. Nel 1929 fu eletto deputato alla Camera del Regno e riconfermato nel 1934. Fu sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Governo Mussolini dal 1935 al 1939[^1]. Fu console generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale[^2]. Nel 1939 fu consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni fino al 1943. Ricevette le onorificenze di Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta e di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Gregorio Magno.

Il Marchese Medici non fu solo uomo politico ma anche snodo chiave nell’apparato industriale fascista. Risulta infatti amministratore, presidente o consigliere di oltre venti società attive in settori strategici come energia (Edison, Terni), cantieristica (Officine Savoia), infrastrutture (Società Lavori del Porto di Genova), immobiliare e finanza (Credito Italiano, Lloyd Sabaudo), nonché nel comparto ferroviario e urbanistico. Le sue attività confermano l’integrazione tra classe aristocratica e capitalismo di Stato fascista, nonché la sopravvivenza delle antiche famiglie nobiliari come intermediari di potere economico e politico. Sposatosi con Olga, penultima figlia del ricco industriale elvetico di stanza a Torino, Napoleone Leumann, fu padre di Luigi Francesco (1911-1980) - suo successore nel titolo marchionale - e di Elvina (1914-2004), principessa in Pallavicini.

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Olga Leumann: élite femminile e internazionalismo fascista

Il suo ruolo nell’élite femminile fascista fu tutt’altro che marginale. Quando la Società delle Nazioni impose le “inique sanzioni” all'Italia di Mussolini a causa della campagna d'Etiopia, i quadri femminili furono messi in campo nel sostenere il paese, tanto che Olga diede alle stampe, nel 1936, I compiti e le responsabilità della donna nell'ora presente della vita nazionale, frutto di una conferenza tenuta alle donne e alle giovani fasciste di Venezia il 18 marzo 1936. Mai colta da alcun pubblico dubbio che il fascismo si muovesse se non nel solco di una missione civilizzatrice, ligia alle parole d'ordine, spronava le donne ad appoggiare la causa fascista affermando che l'Italia era stata messa al bando perché «colpevole solo di aver voluto portare la civiltà dove oggi regna la barbarie»[^3]. Nel 1941 si impegnò nei rapporti con le visitatrici fasciste[^4] (un corpo femminile volto all’assistenza delle famiglie bisognose) e nell'aprile del 1942 fu proprio lei ad essere ricevuta dal Segretario Generale della Falange spagnola per formalizzare una volta di più il rapporto fra il Partito Nazionale Fascista e la Falange franchista[^5]. Olga era quindi anche in diretto contatto personale con il regime di Francisco Franco.

La Spagna franchista

Nella Spagna franchista, il quadro politico di riferimento per Olga era: L’assoluta ingovernabilità degli anni seguenti e il successo della sinistra nelle elezioni del 1936 portarono alla sanguinosa guerra civile (1936-1939). La Chiesa e i gesuiti si schierarono dalla parte della destra: “La Civiltà Cattolica” addossò alla repubblica la responsabilità del conflitto, descrivendolo come la lotta tra un comunismo portato nel paese dagli anarchici venuti dall’estero e il saldo cattolicesimo del popolo spagnolo. La vittoria di Francisco Franco e la conseguente instaurazione del suo regime portarono alla riammissione dell’ordine ignaziano e segnarono un’alleanza destinata a resistere[^6]. In Spagna la Costituzione repubblicana socialista del 1931 stabilì la dissoluzione della Compagnia di Gesù… la Compagnia di Gesù era uno dei pilastri del regime [franchista][^7]. Ai gesuiti, Franco aveva permesso di rientrare in Spagna, dopo la cacciata decisa dalla Repubblica nel 1931, e gli aveva restituito il possesso dei loro beni[^8].

A sostenere Franco nella sua ascesa, oltre ai gesuiti, c’era la famiglia aristocratica dei Pignatelli con Valerio di Cerchiara (Calabria) partecipando direttamente alla guerra civile spagnola (1936-1939) dalla parte franchista contro i socialisti e molto probabilmente con il sostegno dei due rami Pignatelli spagnoli dei Fuentes e Aragona Cortés. A completare il quadro degli stretti contatti con la Curia Romana, va ricordata anche la principessa Pignatelli Aragona Cortés Enza che per la sua posizione di aristocratica aveva facile accesso al Vaticano[^9].

A sostenere il regime fascista era la finanza americana. A Mussolini servivano i dollari che potevano giungere solo dai massoni anticomunisti statunitensi di rito scozzese [Antico e Accettato][^10]. Il compito del Fascismo Italiano era di finanziare i Gruppi Paramilitari di altre Dittature Europee, compresa la falange spagnola di Franco[^11]. In sintesi, un coacervo di forze diverse quali gesuiti, famiglie aristocratiche (Pignatelli) e massoneria statunitense di rito scozzese antico ed accettato, fondato nel 1801 dai “gentiluomini di Charleston” di origine ebraica[^12]. Tornando alla penisola iberica, la Guerra civile in Spagna, provocata dal cattolico-fascista Franco (detto il Generalissimo e il Caudillo) per conto dei soliti poteri sotto la minaccia dello “spettro”. Dopo tre anni di devastazioni e di massacri (fra l’altro, si instaura in Europa la distruzione dall’alto di intere città abitate) prevarranno i fascisti (falangisti) grazie al solido aiuto del Duce e del Führer e alla connivenza di tutte le Potenze del mondo. Il Führer e il Duce si associano nell’Asse Roma-Berlino, consolidato nel patto militare detto d’acciaio[^13]. Per il lettore che volesse approfondire l’argomento si consiglia l’articolo online Bombardamenti fascisti su Barcellona: nel marzo 1938 la Guernica italiana nascosta^14.

Luciano Canfora nel suo libro intitolato Il fascismo non è mai morto, scrive: per quanto riguarda la Spagna franchista “il fascismo lungo” spagnolo durò e governò fino al 1975 passando con levitas da amico di Mussolini a base preziosa della NATO [dal 1982]. Il segretario di Stato John Foster Dulles fu protagonista molto incisivo di tale tempestivo arruolamento della Spagna franchista nel “mondo libero”[^15].

Elvina Pallavicini: continuità aristocratica dalla Resistenza al centrodestra

Figlia di Giacomo e Olga, Elvina Medici del Vascello andò in sposa a Guillaume de Bernis, marchese Pallavicini, che assunse anche la cittadinanza italiana. Rimasta vedova giovanissima, con una figlia (Maria Camilla) in grembo, Elvina divenne una delle figure più emblematiche del potere aristocratico nel secondo Novecento. Durante l’occupazione tedesca di Roma, aprì il suo palazzo al Fronte Militare Clandestino monarchico guidato dal generale Montezemolo. Nel dopoguerra si distinse per il ruolo politico e simbolico di aggregazione delle destre anticomuniste e monarchiche. Organizzò Tele Roma Europa con Rebecchini, ricevette Adenauer e De Gaulle negli anni Cinquanta e nel 1994 fu anfitriona dell’incontro tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nel suo palazzo, alla presenza della nobiltà romana e del cardinale Silvio Oddi. Il passaggio dall’MSI ad Alleanza Nazionale avvenne anche sotto la sua benedizione.

Gesuiti, fascismo e strategia del doppio binario

L’influenza dei gesuiti nella politica italiana non si interrompe con la caduta del fascismo. Al contrario, assume nuove forme. Il gesuita Pietro Tacchi Venturi fu mediatore tra Mussolini e Pio XI, mentre Edmund Walsh, gesuita americano, era già negli anni Trenta l’eminenza grigia della politica estera statunitense. Walsh formò quadri anticomunisti alla Georgetown University e fu consigliere di Eisenhower e Bedell Smith, presenti all’armistizio di Cassibile. In epoca fascista sulla scena italiana il gesuita più importante, alle direttive di Walsh, era Pietro Tacchi Venturi (1861-1956). Venturi stesso si definiva “un buon gesuita e un buon fascista”[^16].

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Entrambi, Walsh e Tacchi Venturi, obbedivano al loro superiore Włodzimierz Ledóchowski SJ di origine polacca, Preposito generale della Compagnia di Gesù, papa nero dal 1915 al 1942.

Alla nascita della Repubblica e successivamente per tutta la durata, ad agire nell’ambito della formazione politica sotto le direttive del gesuita americano Edmund Walsh nello schieramento cattolico, all’alba della Democrazia Cristiana, troviamo un altro gesuita, Rotondi Virginio S.J. (1912-1990). Ad illustrare l’azione del gesuitismo filofascista che cambia casacca politica, dalla camicia nera fascista alla bianca democristiana di parte cattolica, oramai nella Repubblica, è l’articolo di Corbi Gianni Padre Rotondi il Gesuita che accompagnò per 50 anni la presenza dei cattolici in politica per FarodiRoma.it. Padre Rotondi era entrato nella Compagnia di Gesù nel 1934, e, dopo aver studiato alla Pontificia Università Gregoriana, era stato ordinato sacerdote nel 1942. Ancora giovanissimo, fu incaricato da Papa Pacelli di curare in particolare i rapporti tra il Vaticano e il mondo politico italiano. Messaggi di cordoglio sono stati inviati alla famiglia dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti e dal segretario DC Arnaldo Forlani. Fa parte di quella pattuglia di preti che si sono avvicinati alla grande politica intrecciando una fitta rete di relazioni con il mondo della curia, dell’economia, della cultura, ed in particolare con le teste d’uovo della FUCI e dell’Azione cattolica in cui spiccano, tra gli altri, Giulio Andreotti e Aldo Moro. Corbi, nel suo articolo del 2020, continua a definire i protagonisti della galassia gesuitica alle spalle della compagine cattolica dopo la Seconda guerra mondiale, insieme a Rotondi: Il protagonista è infatti un altro gesuita, padre Riccardo Lombardi, soprannominato il “microfono di Dio” per i suoi infervorati comizi nelle piazze di Roma e Milano, dove riuscì ad avere più pubblico di Pietro Nenni. Sarà il tris composto dai due gesuiti Lombardi e Rotondi, e dal medico Luigi Gedda, a guidare la campagna dei cattolici anticomunisti. Negli anni precedenti alla Repubblica, nasce il ruolo di Elvina in Pallavicini con le grandi qualità nel tessere collegamenti dietro le quinte della politica. Prima sotto l’influenza di Casa Savoia, oramai alla fine del suo corso, dopo l’armistizio di Cassibile alla nascita della Repubblica, fino alla sua simpatia per l’MSI di Almirante, di Gianfranco Fini e Berlusconi, questi ultimi passati per il palazzo romano Pallavicini Rospigliosi nel 1994.

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Nel 1939 Elvina sposò Guillaume de Pierre de Bernis, marchese de Courtavel, che era stato adottato dallo zio, Giulio Cesare Pallavicini, principe di Gallicano, assumendone il nome e il titolo e ottenendo la cittadinanza italiana[^17]. Scoppiata la guerra, il sottotenente Guglielmo Pallavicini si arruolò come pilota nella Regia Aeronautica [Fascista], ma il 1 agosto 1940, il Savoia Marchetti su cui volava in una delle sue prime missioni contro la flotta inglese nel Mediterraneo, fu colpito dalla contraerea nemica e si inabissò al largo delle isole Baleari[^18]. Elvina rimase vedova a venticinque anni, con una bambina nel grembo, a cui avrebbe dato il nome di Maria Camilla[^19].

[caption id="attachment_229752" align="aligncenter" width="794"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria La principessa Elvina Pallavicini con la figlia Maria Camilla[/caption]

Elvina collaborò attivamente alla fondazione della prima televisione privata a Roma, Tele Roma Europa, creata in chiave anticomunista da Gaetano Rebecchini, e fece del suo palazzo Pallavicini - Rospigliosi un baluardo contro il compromesso storico. Ricordo [Roberto de Mattei] di aver tenuto proprio su questo tema a Palazzo Pallavicini, una delle mie prime conferenze, alla vigilia delle elezioni del 1976 in cui il PCI ottenne il miglior risultato della sua storia, fermandosi a pochi punti percentuali dalla DC[^21].

Che i marchesi del Vascello avessero strette frequentazioni e comune visione politica con Casa Savoia fu chiaro sin dal Risorgimento con la diretta partecipazione all’invasione siciliana di Giacomo, sceso in campo a fianco di Vittorio Emanuele II di Savoia. Quando decenni dopo Casa Savoia con Vittorio Emanuele III abbracciò la dittatura fascista, lo affiancò con continuità l’altro Giacomo, discendente omonimo del Giacomo garibaldino ma aderente al regime fascista. Con l’armistizio di Cassibile (1943) ricompare, per la seconda volta, la dominazione degli Americani, come nel Risorgimento, sotto forma di “liberazione”. I fascisti Giacomo e la moglie Olga Leumann, genitori di Elvina, uscirono decisamente di scena e consegnarono alla politica del postfascismo la giovane Elvina, che risultò ben inserita nel nuovo corso colonizzatore atlantista e in assoluta continuità con gli Americani all’Unità d’Italia.

Il ballo che la principessa Elvina Pallavicini ha dato a Roma la sera di sabato sei dicembre per festeggiare i diciotto anni di sua figlia Maria Camilla è stato l’avvenimento di maggior risalto dell’alta società internazionale. Maria Camilla Pallavicini è figlia del principe Guy [Guglielmo Pallavicini], caduto eroicamente combattendo nel cielo del Mediterraneo: la foto la ritrae nell’abito indossato per il ballo, ornata da una sola collana di turchesi, un prezioso gioiello di famiglia datole dalla madre che possiede le più belle gemme d’Italia. Il ballo ha riunito con selezionatissimi inviti gli esponenti della nobiltà di Roma, di Parigi, di Londra e di Bruxelles e si è svolto nel seicentesco palazzo [Pallavicini] Rospigliosi, a fianco del Quirinale, che i romani chiamano “la reggia accanto alla reggia”. [22]

[caption id="attachment_229753" align="aligncenter" width="281"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria Maria Camilla Pallavicini dalla rivista Oggi numero 51 del 1958[/caption]

[caption id="attachment_229754" align="aligncenter" width="693"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria Maria Camilla Pallavicini si prepara a debuttare tra l'aristocrazia europea, Roma 1959[^23].[/caption]

Elvina divenne proprietaria del Palazzo Rospigliosi Pallavicini, sul colle del Quirinale, che molti considerano il più bel palazzo privato d’Europa[^24]. Nota per i suoi sforzi umanitari come mediatrice tra i monarchici e gli alleati a Roma al termine del secondo conflitto mondiale[^25]. Dopo l’occupazione tedesca di Roma [dopo il proclama dell’Armistizio di Cassibile l’8 settembre 1943], la giovane Elvina Pallavicini fece del suo palazzo un centro della resistenza monarchica, sotto la guida del generale Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo, comandante del Fronte Militare Clandestino, poi ucciso alle Fosse Ardeatine[^26]. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale si può ragionevolmente supporre un salto di qualità di Elvina Pallavicini che passa anche per la mediazione tra gli esponenti di vertice della politica franco-tedesca: Elvina Pallavicini che, negli anni Cinquanta, riceveva Charles De Gaulle e Konrad Adenauer nel suo palazzo a Roma. Negli anni successivi troviamo come primo presidente CEE (Comunità Economica Europea 1958-1967) Walter Hallstein, proveniente da un anno di rieducazione (1948) e di insegnamento di relazioni internazionali (1949) nella americana gesuitica Georgetown University (Washington D.C.) dove Walsh dirigeva la potente School of Foreign Service (scuola delle relazioni estere). Hallstein, rispedito in Germania, oramai denazificato, fu reinserito nella politica tedesca dal cattolicissimo Adenauer per arrivare alla firma del trattato di Roma 1957 che istituì la CEE.

Hallstein sosteneva la visione di un'Europa federale con una commissione e un parlamento forti. La sua visione si scontrò con quella del presidente francese Charles de Gaulle, orientato verso una "Europe des États" (Europa degli Stati), in cui i governi nazionali mantenessero ampi poteri. A questo punto sorge un dubbio: Adenauer e De Gaulle andavano nel palazzo romano di Elvina per un suo ruolo di mediatrice per l’integrazione europea o più semplicemente per prendere il tè?

[caption id="attachment_229755" align="aligncenter" width="415"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria Francoforte 1946. Il Gesuita Edmund Walsh In divisa militare, è fotografato con il ministro dell’interno tedesco Hans Venedey, con il maggiore dell’esercito americano Major Wessels e il professore Walter Hallstein, ultimo a destra, rettore dell’Università di Francoforte.[/caption]

Altra figura importante per la politica europea post-bellica fu Hans Venedey (1902 - 1969), un avvocato e politico tedesco (SPD). A seguito della riabilitazione, dal 26 ottobre 1945 al 7 agosto 1946, Venedey prestò servizio come ministro degli Interni nel governo dello stato della Grande Assia (gabinetto Geiler) guidato dal primo ministro Karl Geiler e nominato dall'amministrazione militare statunitense. Durante il suo mandato si occupò in particolare dell'impostazione dell'amministrazione interna e della formulazione della costituzione dello Stato[^30].

[caption id="attachment_229756" align="aligncenter" width="800"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria Konrad Adenauer, Walter Hallstein e Antonio Segni firmano i Trattati di Roma nel 1957[/caption]

[caption id="attachment_229757" align="aligncenter" width="152"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria L’anticomunismo viscerale di Elvina e dell’amico monarchico Edgardo Sogno.[^31][/caption]

Edgardo Sogno fu volontario in Spagna con i franchisti di Francisco Franco[^32]. Partigiano “Bianco” Antifascista, Antinazista, visceralmente anticomunista. Capo della Formazione Partigiana Franchi, dal suo nome di battaglia Franco Franchi. Sogno, oltre all’amicizia, ebbe in comune con Elvina un viscerale anticomunismo. Negli anni Settanta, in un momento in cui l’alta borghesia portava all’estero capitali e famiglie, considerando inevitabile l’avvento del comunismo in Italia, Elvina lo avversò con la stessa decisione con cui aveva combattuto il nazismo[^35].

Maria José un pugnale contro il Duce, di Fiori Simonetta (18.03.1995)

Roma - Dino Grandi la giudicava una gran chiacchierona, Bottai una velleitaria con fantasie intellettualistiche, e Mussolini donna infida e pericolosa. Che Maria José di Savoia, la principessa amica dei "sovversivi", fosse invisa alle alte gerarchie del fascismo non è certo storia nuova. Le sue relazioni con l'antifascismo liberale sono documentate in centinaia di pagine (e negli archivi della polizia di regime). Le sue trame per rovesciare il tiranno rimbalzano nelle carte vaticane. Gli incontri clandestini con Benedetto Croce appartengono ormai alla leggenda. Ma che questa affascinante dama belga, "la miglior testa della famiglia reale", secondo la definizione del suo amico Italo Balbo, avesse progettato di uccidere il Duce, è rivelazione che non può passare inosservata. Sono poche righe d'una testimonianza fiume rilasciata da Edgardo Sogno, eccentrico Rocambole della Resistenza - volontario in Spagna con i franchisti, volontario in Italia con i partigiani, nel 1945 membro della Consulta nazionale per il PLI (e in anni più recenti iscritto alla P2 di Licio Gelli) - in un volume imminente che raccoglie dieci voci (fasciste e antifasciste) sulla guerra civile tra il 1943 e il 1945 (L'un contro l’altro armato, a cura di Francesco Giorgino e Nicola Rao, Mursia). Il racconto della congiura, pur succinto, contiene gli ingredienti giusti per ricavarne un avventuroso romanzo, tra intrighi di corte, dame fascinose e ribelli, ciambellani un po' fessi, corazzieri fedelissimi alla corona, una cornice sontuosa come i giardini del Quirinale, e un affilato pugnale piantato sulla schiena di Mussolini. "Grazie ad alcune mie entrature in ambienti di corte", scrive Sogno, "riuscì ad avere dei contatti con Casa Savoia. Ero amico di Elvina Pallavicini, e nell'aprile del 1943 fui condotto diverse volte al Quirinale in visita a Maria José, moglie di Umberto, il figlio di Emanuele III"[^36].

Edgardo Sogno ci conferma il legame tra Elvina Pallavicini e Maria José; era in buoni rapporti con Maria José anche la moglie di Pignatelli Valerio di Cerchiara, Maria (Elia De Seta). Sempre nel 1944 i coniugi Pignatelli furono arrestati dagli inglesi, i quali scoprirono la fitta rete informativa fascista e soprattutto il viaggio di Maria al Nord. Se i servizi inglesi arrestavano i Pignatelli, quelli americani li proteggevano. Grazie alla linea imposta da James Angleton, l’OSS [Office of Strategic Service, il servizio segreto americano prima della CIA costituita nel 1947 con Truman] aveva deciso di servirsi dei fascisti per creare una struttura che, dopo la guerra, potesse contrastare il pericolo comunista. A conferma di ciò vi fu anche la leggera entità della pena detentiva: dopo un periodo a Padula, nel primo grande campo di concentramento per i fascisti, Maria fu trasferita a Collescipoli, presso Terni, da dove fuggì, mentre Valerio fu rinchiuso nel carcere di Procida, da dove uscì nel 1946 grazie all’amnistia [Togliatti]. Scampato il pericolo, Maria costituì il Movimento italiano femminile Fede e Famiglia (MIF) il 28 ottobre 1946: fu il primo movimento organizzato e non clandestino del neofascismo italiano. Il MIF nasceva a Roma, in zona extraterritoriale vaticana, con scopi ufficialmente assistenziali: la vasta rete delle amiche di Maria Pignatelli provvide a sostenere economicamente e spiritualmente i fascisti incarcerati fino alla metà degli anni Cinquanta. Tuttavia, è indubbio che questa rete abbia contribuito a porre le condizioni per la nascita del nuovo soggetto politico neofascista, a cominciare dai tanti contatti internazionali che Maria Pignatelli aveva e che consentirono prima al MIF, quindi al MSI, discreti sostegni economici provenienti dagli italiani emigrati in America Latina[^37].

Il reintegro degli ex appartenenti al partito fascista e nazista venne attuato anche dagli Americani. Come James Angleton dell’OSS si servì dei fascisti in funzione anticomunista nel primo periodo del dopoguerra, Harry Truman avallò il reintegro dei nazisti nella Germania post-bellica del cattolicissimo Adenauer. Ricordando l’articolo precedente USA e nuovo ordine mondiale il gesuita Edmund Walsh e la politica deuteronomica americana, riportiamo lo stralcio: Alfred Wahl nel suo saggio del 2013 intitolato La seconda vita del nazismo nella Germania del dopoguerra, scrive: la politica del governo Adenauer, era incentrata sulla clemenza verso gli ex nazisti (ritenuti per lo più ubbidienti, conformati) e favorevole alla loro presenza nelle nuove strutture politiche ed amministrative, oltre che in quelle economiche e culturali.

Una festa tutta nera

A riportare l’incontro patrocinato da Elvina tra Fini e Berlusconi nel 1994, alla presenza di molti esponenti dell’aristocrazia italiana, è un articolo riportato nel sito di Repubblica, del 10 marzo 1994, di Barbara Palombelli, moglie di Francesco Rutelli, intitolato Una festa tutta nera[^38]. Il nove marzo 1994 nel Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma si tenne un ricevimento organizzato dalla proprietaria del palazzo, che viene definita la principessa “nera”, Elvina Medici del Vascello in Pallavicini, per conto del segretario missino dell’MSI Gianfranco Fini, per un incontro con il suo alleato Silvio Berlusconi. Trecento erano gli invitati scelti per la maggior parte personalmente dalla padrona di casa, la principessa Elvina Pallavicini. Erano presenti anche i due nipoti della principessa Elvina, ragazzi dai nomi importanti: Moroello e Sigeri Diaz, figli della principessa Maria Camilla, moglie separata di Armando Diaz, nipote del famoso maresciallo. Di Moroello, 25 anni, studente di legge, si dice sia uno dei rampolli più contesi dell'aristocrazia italiana. Di Sigeri, 24 anni, neolaureato in economia.

Dell’aristocrazia italiana erano presenti esponenti delle famiglie Barberini, Borghese, Boncompagni Ludovisi, Guerrieri Gonzaga, Lancellotti, Lovatelli, Massimo, Odescalchi, Orsini, Ruspoli, Sforza Cesarini, Torlonia. A rappresentare il Vaticano era invitato il cardinale Oddi [Silvio Oddi Prefetto della Congregazione per il Clero Camerlengo del Collegio Cardinalizio]. Fra tante corone e blasoni, gli ospiti non nobili erano pochi: Publio Fiori (la principessa l'ha invitato personalmente), il liberale Stefano De Luca, Domenico Fisichella, Giulio Maceratini, Cesare Previti, Fabrizio Sacerdoti (agente di cambio al debutto elettorale con Forza Italia), Yas Gawronskj, Bruno Bottai (ex segretario generale della Farnesina), l'economista Antonio Martino, il vicepresidente della Fininvest Gianni Letta, il generale Luigi Caligaris, il portavoce di Berlusconi Antonio Tajani, i due super-organizzati coordinatori regionali di Forza Italia, i giovanissimi Alberto Luna e Fabrizio Menichella (nipote del mitico Donato, governatore della Banca d'Italia nel dopoguerra).

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L’MSI (Movimento Sociale Italiano), partito italiano di destra fondato nel secondo dopoguerra, [tra i fondatori vi fu l’aristocratico fascista Valerio Pignatelli di Cerchiara][^39], ebbe come primo presidente Junio Valerio Borghese, come segretario e presidente Giorgio Almirante e come ultimo segretario Gianfranco Fini. L’MSI, legato all'esperienza e all'ideologia del fascismo, si è sciolto nel 1995 e Gianfranco Fini il 27 gennaio 1995 fondò il partito di AN (Alleanza Nazionale), il quale partito di AN poi confluì il 22 marzo 2009 con Silvio Berlusconi nel PDL (Il Popolo della Libertà).

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Da destra Giorgio Almirante, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Anche a sinistra dello schieramento politico italiano la principessa Elvina aveva i suoi contatti: a sinistra Carlo Azelio Ciampi, ex Governatore della Banca d’Italia, ex alunno dei gesuiti, ex tesserato del Partito d’Azione. La mia ultima tessera […] è stata quella del Partito d’Azione, e altre non ne ho mai volute. Una fedeltà di coscienza.[^40]. Ciampi presente anche al funerale di Elvina nel 2004, come Fini e Tajani, rappresentanti istituzionali il sindaco Walter Veltroni e il vicesindaco Maria Pia Garavaglia, il tutto a ribadire il forte legame tra esponenti della politica italiana e le due famiglie aristocratiche Medici (Marchesi del Vascello) e Pallavicini, fondamentali per la realizzazione del Risorgimento italiano.

La conoscenza tra la principessa Elvina e Carlo Azelio Ciampi non sembra casuale e suggerisce riflessioni. La prima è che i capitali delle tante società a suo tempo amministrate da Giacomo Medici avranno avuto un qualche rapporto, storico, con la Banca d’Italia. La seconda riflessione, la Democrazia Cristiana finì il suo corso con il governo Ciampi (1993-13 gennaio 1994), l’ultimo governo della Democrazia Cristiana che si disciolse 5 giorni dopo, esattamente il 18 gennaio 1994. La terza riflessione è che il governo successivo fu il Berlusconi 1 a partire dall’undici maggio 1994, due mesi dopo la “festa tutta nera”. Curiosa è la tempistica ravvicinata e il susseguirsi affannoso degli eventi politici e sembra quasi che la principessa Elvina, due mesi prima del detto governo Berlusconi 1, avesse benedetto quella che fu l’alleanza per il governo di Gianfranco Fini e Berlusconi nel suo palazzo alla presenza di gran parte dell’aristocrazia italiana. Le vicende politiche italiane dei governi postunitari da Giacomo garibaldino ad Elvina, passando per Giacomo fascista, amministratore principale dell’industria italiana del ventennio, conducono alla famiglia Medici del Vascello. Durante il fascismo non solo la politica ma soprattutto l’industria e la produzione energetica in molti comparti importanti, spina dorsale di tutto il paese, nel 1929 risultano amministrate da:

MEDICI DEL VASCELLO marchese ing. GIACOMO. (P)

Compagnia Imprese Elettriche Liguri. Genova cap. 180.000.000. (P)

Società Italiana Finanziaria per Costruzioni. Roma cap. 10.000.000. (VP)

Soc. An. Ansaldo. Genova cap. 125.000.000. (VP)

Saturnia Compagnia Generale Finanziaria Immobiliare. Milano cap. 60.000.000. (AD)

Soc. An. per i Lavori del Porto di Genova e per Altre Opere. Genova cap. 10.000.000. (CD)

Soc. An. di Gestioni e Liquidazioni Immobiliari. Roma capitale 4.000.000. (C)

Società Generale Italiana Edison di Elettricità. Milano capitale lire 1.350.000.000. (C)

Soc. An. Terni. Roma cap. 600.000.000. (C)

Credito Italiano. Genova cap. 400.000.000. = (C)

Soc. An. Lloyd Sabaudo. Genova cap. 250.000.000. (C)

Officine Elettriche Genovesi. Genova cap. 95.000.000. (C)

Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo. Milano cap. 90.338.850. (C)

«Eridania» Soc. An. Industriale. Genova cap. 51.000.000. (C)

Società Immobiliare Industriale. Genova cap. 6.000.000. (C)

Società Edilizia per il Centro Milano. Milano cap. 5.000.000. (C)

Soc. An. Gestione Valori. Milano cap. 5.000.000. (C)

Società Ansaldo Lorenz. Genova cap. 4.000.000. = (C)

Cantieri Officine Savoia. Genova cap. 2.750.000.[^41]

Che il marchese Giacomo fosse a capo contemporaneamente di un elenco così lungo e importante di aziende in settori nevralgici dell’industrializzazione, con sede in città diverse, è senza dubbio impossibile. Anche se la presenza della moglie Olga, figlia di Napoleone e nipote di Isaak Leumann, rappresentò una stretta vicinanza ad un certo tipo di ceto economico capitalistico bancario. Durante la ricerca non è emerso che Giacomo prestasse il proprio nome per le attività dei Leumann, tuttavia non è escluso.

Armistizio di Cassibile: dal 3 settembre 1943, all’8 settembre 1943

Nel 1942 Walter Bedell Smith (di religione Cattolica[^42]), è nel Mediterraneo con l’esercito americano come capo di stato maggiore del generale Dwight Eisenhower per l'operazione Torch (sbarco in Nordafrica, sconfitta della Francia di Vichy). Fu presente alla firma dell'armistizio italiano avvenuta a Cassibile il 3 settembre 1943[^43]. Quando nel 1952 Eisenhower divenne presidente degli Stati Uniti, Bedell Smith assunse la carica di sottosegretario di Stato, dopo essere stato per un breve periodo a capo della CIA[^44]. L’Armistizio di Cassibile fu un accordo siglato segretamente il 3 settembre del 1943. Costituì l'atto con il quale il Regno d'Italia cessò le ostilità verso gli Alleati durante la Seconda guerra mondiale e diede inizio di fatto alla resistenza italiana contro il nazifascismo[^45]. Il proclama di armistizio di Badoglio dell'8 settembre 1943 è l'annuncio dell'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile, firmato dal governo Badoglio I del Regno d'Italia con gli Alleati della Seconda guerra mondiale[^46]. La Repubblica Sociale Italiana (RSI), anche conosciuta come Repubblica di Salò, fu il regime, tra il settembre 1943 e l'aprile 1945, voluto dalla Germania nazista e guidato da Benito Mussolini, al fine di governare parte dei territori italiani controllati militarmente dai tedeschi dopo l'armistizio di Cassibile[^47]. Lo stato di confusione nei rimpalli dei poteri e il “fuggi fuggi” delle autorità fu tale che “Alla fine il generale americano Dwight David Eisenhower rompeva l’impasse e l’8 Settembre di settantasette anni fa, alle 17.30, trasmetteva il proclama in lingua inglese da Radio Algeri, seguito due ore dopo da Badoglio che annunciava la fine delle ostilità agli Italiani parlando dai microfoni dell’EIAR, che poi diventerà Rai.”. La firma dell'Armistizio di Cassibile sancì la resa agli Anglo-Americani con la fine effettiva della forma politica italica di nazione estero-diretta, assumendo così per la terza volta lo stato di colonia americana, anche militare e politica.

La prima conquista Anglo-Americana avvenuta nel 1860 all’Unità fu una prima colonizzazione economica, l’Italia divenuta Nazione per conto terzi, posta sotto la diretta influenza della finanza inglese. La seconda conquista avvenne con l’iscrizione al S.E.C. avvenuta nel 1934 per mano del ministro fascista dell’Economia Guido Jung. Le condizioni della sottomissione di Cassibile non sono mai state rese pubbliche ma l’asservito ceto politico e tutti i governi, da allora succeduti, hanno ceduto sovranità, hanno obbedito a direttive impartite da oltre Atlantico permettendo l’invasione a postazioni militari NATO e armamenti nucleari. Dell’asservimento a potenze straniere in atti mai resi pubblici, gli italici della Repubblica vivono ancora oggi l’illusione del sistema democratico diffuso dalla propaganda.

La firma dell'Armistizio di Cassibile

Castellano [Giuseppe] tornò a Cassibile per la firma del testo d’armistizio il 2 settembre, ma senza una autorizzazione scritta. Anche in questo caso non è chiaro se Badoglio tentò di evitare un impegno scritto, sperando che gli angloamericani non lo pretendessero. Invece gli emissari italiani furono relegati in una tenda da campo, in attesa che arrivasse da Roma la delega. Questa arrivò nel pomeriggio del 3 e un’ora dopo il documento di armistizio fu firmato da Castellano e Bedell Smith, a nome rispettivamente di Badoglio e del generale Eisenhower[^49].

Nel gennaio del 1952, Bedell Smith, direttore della CIA, ringraziò Walsh per aver assegnato Dostert [Leon] come consulente part-time all’agenzia e per i suoi servizi considerevoli offerti per la difesa nazionale[^50].

Edmund Walsh, l’ombra del repubblicano Dwight D. Eisenhower. Quando nel 1956 Padre Walsh morì fu sepolto nel piccolo cimitero gesuita nel campus della sua amata Georgetown University. Il presidente Eisenhower, nella sua lettera di condoglianze al preside Bunn della Georgetown University riassunse il contributo all’America di una vita del gesuita americano Walsh nelle seguenti parole: "La morte di padre Edmund A. Walsh è una grave perdita per la Società in cui ha servito per così tanti anni, per la vita educativa e religiosa degli Stati Uniti e per i popoli liberi del mondo occidentale. Per quattro decenni, è stato un vigoroso e ispiratore campione della libertà per l'umanità e dell'indipendenza per le nazioni. La sua voce era influente in tutto questo paese e in molte terre d'oltremare perché parlava con conoscenza e convinzione e una preoccupazione empatica per tutti i popoli. E, a ogni chiamata al dovere, tutta la sua energia di leadership e la saggezza del consiglio erano dedicate al servizio degli Stati Uniti. La sua Università e la sua Società, tutti coloro che lo conoscevano bene piangono la sua morte. Ma possono trovare nella sua memoria l'ispirazione immortale di una vita dedicata al progresso dei diritti umani, della dignità e della statura spirituale. Potresti estendere ai membri della famiglia universitaria e della Società di Gesù le mie personali condoglianze per la morte di Padre Walsh? Cordiali saluti, Dwight Eisenhower."[^51]

[caption id="attachment_229760" align="aligncenter" width="986"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria Il presidente Dwight Eisenhower con Padre Edward Bunn alla Georgetown University, Washington D.C.[/caption]

Nel 1942 Walter Bedell Smith (di religione Cattolica[^42]), è nel Mediterraneo con l’esercito americano come capo di stato maggiore del generale Dwight Eisenhower per l'operazione Torch (sbarco in Nordafrica, sconfitta della Francia di Vichy). Fu presente alla firma dell'armistizio italiano avvenuta a Cassibile il 3 settembre 1943[^43]. Quando nel 1952 Eisenhower divenne presidente degli Stati Uniti, Bedell Smith assunse la carica di sottosegretario di Stato, dopo essere stato per un breve periodo a capo della CIA[^44]. L’Armistizio di Cassibile fu un accordo siglato segretamente il 3 settembre del 1943. Costituì l'atto con il quale il Regno d'Italia cessò le ostilità verso gli Alleati durante la Seconda guerra mondiale e diede inizio di fatto alla resistenza italiana contro il nazifascismo[^45]. Il proclama di armistizio di Badoglio dell'8 settembre 1943 è l'annuncio dell'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile, firmato dal governo Badoglio I del Regno d'Italia con gli Alleati della Seconda guerra mondiale[^46]. La Repubblica Sociale Italiana (RSI), anche conosciuta come Repubblica di Salò, fu il regime, tra il settembre 1943 e l'aprile 1945, voluto dalla Germania nazista e guidato da Benito Mussolini, al fine di governare parte dei territori italiani controllati militarmente dai tedeschi dopo l'armistizio di Cassibile[^47]. Lo stato di confusione nei rimpalli dei poteri e il “fuggi fuggi” delle autorità fu tale che “Alla fine il generale americano Dwight David Eisenhower rompeva l’impasse e l’8 Settembre di settantasette anni fa, alle 17.30, trasmetteva il proclama in lingua inglese da Radio Algeri, seguito due ore dopo da Badoglio che annunciava la fine delle ostilità agli Italiani parlando dai microfoni dell’EIAR, che poi diventerà Rai.”. La firma dell'Armistizio di Cassibile sancì la resa agli Anglo-Americani con la fine effettiva della forma politica italica di nazione estero-diretta, assumendo così per la terza volta lo stato di colonia americana, anche militare e politica.

La prima conquista Anglo-Americana avvenuta nel 1860 all’Unità fu una prima colonizzazione economica, l’Italia divenuta Nazione per conto terzi, posta sotto la diretta influenza della finanza inglese. La seconda conquista avvenne con l’iscrizione al S.E.C. avvenuta nel 1934 per mano del ministro fascista dell’Economia Guido Jung. Le condizioni della sottomissione di Cassibile non sono mai state rese pubbliche ma l’asservito ceto politico e tutti i governi, da allora succeduti, hanno ceduto sovranità, hanno obbedito a direttive impartite da oltre Atlantico permettendo l’invasione a postazioni militari NATO e armamenti nucleari. Dell’asservimento a potenze straniere in atti mai resi pubblici, gli italici della Repubblica vivono ancora oggi l’illusione del sistema democratico diffuso dalla propaganda.

[caption id="attachment_229761" align="aligncenter" width="518"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria La firma dell'Armistizio di Cassibile[/caption]

Castellano [Giuseppe] tornò a Cassibile per la firma del testo d’armistizio il 2 settembre, ma senza una autorizzazione scritta. Anche in questo caso non è chiaro se Badoglio tentò di evitare un impegno scritto, sperando che gli angloamericani non lo pretendessero. Invece gli emissari italiani furono relegati in una tenda da campo, in attesa che arrivasse da Roma la delega. Questa arrivò nel pomeriggio del 3 e un’ora dopo il documento di armistizio fu firmato da Castellano e Bedell Smith, a nome rispettivamente di Badoglio e del generale Eisenhower[^49].

Nel gennaio del 1952, Bedell Smith, direttore della CIA, ringraziò Walsh per aver assegnato Dostert [Leon] come consulente part-time all’agenzia e per i suoi servizi considerevoli offerti per la difesa nazionale[^50].

Edmund Walsh, l’ombra del repubblicano Dwight D. Eisenhower. Quando nel 1956 Padre Walsh morì fu sepolto nel piccolo cimitero gesuita nel campus della sua amata Georgetown University. Il presidente Eisenhower, nella sua lettera di condoglianze al preside Bunn della Georgetown University riassunse il contributo all’America di una vita del gesuita americano Walsh nelle seguenti parole: "La morte di padre Edmund A. Walsh è una grave perdita per la Società in cui ha servito per così tanti anni, per la vita educativa e religiosa degli Stati Uniti e per i popoli liberi del mondo occidentale. Per quattro decenni, è stato un vigoroso e ispiratore campione della libertà per l'umanità e dell'indipendenza per le nazioni. La sua voce era influente in tutto questo paese e in molte terre d'oltremare perché parlava con conoscenza e convinzione e una preoccupazione empatica per tutti i popoli. E, a ogni chiamata al dovere, tutta la sua energia di leadership e la saggezza del consiglio erano dedicate al servizio degli Stati Uniti. La sua Università e la sua Società, tutti coloro che lo conoscevano bene piangono la sua morte. Ma possono trovare nella sua memoria l'ispirazione immortale di una vita dedicata al progresso dei diritti umani, della dignità e della statura spirituale. Potresti estendere ai membri della famiglia universitaria e della Società di Gesù le mie personali condoglianze per la morte di Padre Walsh? Cordiali saluti, Dwight Eisenhower."[^51]

[caption id="attachment_229762" align="aligncenter" width="413"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria Il presidente Dwight Eisenhower con Padre Edward Bunn alla Georgetown University, Washington D.C. durante l'inaugurazione del busto di Edmund Walsh, ottobre 1958[^52].[/caption][caption id="attachment_229763" align="aligncenter" width="563"]Il lato oscuro della nostra storia: dalla monarchia sabauda alla Repubblica atlantica - Fascismo, gesuiti e aristocrazia nell’Italia post-unitaria Foto del presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower che presenziò al discorso in ricordo del gesuita Edmund Walsh S.J. in occasione dell'inaugurazione del busto (a sinistra della fotografia), nel Memorial Building all'Università dei Gesuiti di Georgetown (13 ottobre 1958). In questa occasione Eisenhower ricevette una laurea ad honorem dalla Georgetown University[^53].[/caption]

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[2/2 - FINE] -

QUI LA PRIMA PARTE

Si ringrazia Miriam per il coordinamento del testo, l’amico Giacomo per la collaborazione e l’immensa mole di documentazione fornita.

Di Loreto Giovannone per ComeDonChisciotte.org

13.07.2025

Loreto Giovannone. Studioso di storia alla ricerca dell’identità culturale e geografica delle origini. Studioso dei documenti amministrativi e ufficiali dell’Unità d’Italia conservati negli Archivi di Stato. Scopritore della prima deportazione di Stato di civili del Sud Italia nei lager del centro nord. La prima deportazione in Europa attuata dallo Stato italiano dal 1863, circa settanta anni prima del nazismo. Scrittore, articolista di argomenti storici con la predilezione della multidisciplinarietà di scuola francese. Convinto assertore che la Storia è la politica del passato.

NOTE

ii Leese Arnold - Gentile Folly The Rothschilds (E-Book) Capitolo 6, La casa americana.

https://ia800903.us.archive.org/20/items/01RothschildMasonicHandshakeTigranit_201903/Gentile%20Folly%20Rothschilds.pdf

iii Giuseppe Faustini. L'Unità d'Italia: gli Stati Uniti e un garibaldino americano (https://www.jstor.org/stable/23474892?seq=1)

ix Le visitatrici fasciste appartenevano all’associazione delle donne che assistevano le famiglie povere fornendo assistenza morale e materiale per la maternità e l’infanzia, riferendo periodicamente alla Segreteria del Fascio di appartenenza.

xi Ferlan Claudio, I gesuiti, il Mulino, 2015, pag.152

xii Chiareberge Riccardo, Lo scisma. Cattolici senza Papa, Longanesi, 2009, Pag.162

xiii Suor Marchione Margherita, Pio XII e gli ebrei, edizione Pan Logos, 1999, pag. 33

xv Tompkins Peter, Dalle carte segrete del Duce, Editore: Il Saggiatore, Edizione: 2010, Pag.61

xvi Collotti Enzo – Fascismo fascismi, Ed: Sansoni Editore, 1989, Pag.110

xvii Mitchell Giovanni, Dalcho Federico, Della Motta Emmanuele, Alexander Abramo, Auld Isacco. Secondo il libro di Clavel F.T. e B., Storia della massoneria e delle società segrete, ed. Gherardo Casini Editore, 2010 (pag. 250). In aggiunta ai precedenti: Bowen Thomas Batoholmew, Delahogue Jean Baptiste Marie, De Lieben Israel, Levy Moses Clava, Moultrie James, Il conte Grasse-Tilly Alexandre Auguste. Secondo Chassagnard Guy nel suo libro Le Comte de Grasse Tilly & le rite écossais ancien et accetté. Editore Independentli Publisced, 2019 (pag. 87/110)

xviii Morante Elsa, La storia, Einaudi, 2014, Pag.10

xx Canfora Luciano, Il fascismo non è mai morto, Edizioni Dedalo, Bari 2024, p. 30 e 26.

xxi Giordano Bruno Guerri. Gli italiani sotto la Chiesa, Bompiani 2011, p. 380.

xxxvi https://it.wikipedia.org/wiki/Edgardo_Sogno - URL Visitato il 19-09-2018

xli https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/03/18/maria-jose-un-pugnale-contro-il-duce.html?ref=search - URL Visitato il 31-12-2019

xliv Pignatelli Valerio di Cerchiara - Treccani (Dizionario Biografico)

https://www.treccani.it/enciclopedia/valerio-pignatelli_(Dizionario-Biografico)/

Pignatelli Valerio di Cerchiara tra i fondatori dell'MSI (Movimento Sociale Italiano) Pignatelli Valerio di Cerchiara tra i fondatori dell'MSI (Movimento Sociale Italiano). MSI documento costitutivo - Tra i firmatari Pignatelli Valerio Pochi giorni prima, il 3 dicembre 1946 a Roma nello studio di Michelini, era stato redatto quello che può considerarsi il documento costitutivo del partito, laddove si auspicava la nascita di un “organismo politico nazionale” con la denominazione di Movimento Sociale Italiano (MO.S.IT). […] Il documento venne sottoscritto da: Arturo Michelini, Pino Romualdi, Giorgio Pini, Biagio Pace, Nino Buttazzoni, Giorgio Bacchi, Valerio Pignatelli, Ezio Maria Gray, Emilio Profeta Trigone, Italo Carbone, Giulio Cesco Baghino, Giovanni Tonelli, Ernesto De Marzio, Costantino Patrizi, Giacinto Trevisonno. 1

1 http://pocobello.blogspot.com/2013/07/msi-il-grande-inganno.html - URL Visitato il 09-06-2019

xlv Marzio Breda Pd avvilente ma eviti scissioni. Si a Bersani vero rifondatore, su archiviostorico.corriere.it, Corriere della Sera, 15 luglio 2009. URL consultato il 9 settembre 2013 (archiviato dall’URL originale il 19 ottobre 2013.

xlvi Guida degli amministratori e dei sindaci delle società italiane per azioni anno 1929, p.429 - 430

liv Aga Rossi Elena – Una nazione allo sbando. 8 settembre 1943, Ed: il Mulino, 2003, Pagg.98,99

lv McNamara Patrick, A catholic cold war.

Edmund A. Walsh, S.J., and the Politics of American Anticommunism, Fordham University Press (New York), 2005, pag.149

lvi Tratto da: The Founding of Baghdad College: Father Edmund A. Walsh Marisa Patulli Trythall Read at the 16th Alumni Reunion of Baghdad College and Al Hikma University Novi (Detroit), July 2009.

Commenti (15)

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    1. Esquivèl 17 luglio 2025

      ma se pensiamo che una parte degli americani sostenesse fascismo e nazismo in chiave anticomunista? Ondate pro fasciste furono ben documentate a NY in quegli anni, e ricordiamo che Kennedy veniva da una dinastia dichiaratamente di estrema destra (ecco perchè s'illudevano di manipolarlo una volta salito al potere.)

    1. nicolcass 14 luglio 2025

      frutto di un lavoro idiota spero sia stato licenziato

    2. Martin 14 luglio 2025

      Più che idiota, ignorante e in totale mala fede.
      Per fare solo uno delle decine di esempi possibii, Guido Jung, per inciso ebreo, fu uno dei padri fondatori dell' IRI, ossia della cooperazione pubblico-privato, al tempo pura avanguardia, copiata da Roosevelt nel New Deal, ed infatti poi divenuta l'asse portante dello sviluppo europeo nel dopoguerra.

    1. nicolcass 14 luglio 2025

      ma basta con sti servizi miserabili , idioti e servili del kazzo. W L'Italia unita da Nizza a Zara...

    2. Ciaparat 14 luglio 2025

      e mi raccomando, non dimenticare Malta, il Canton Ticino, l'Albania, la Libia e il Dodecanneso.... ahahaha!

    3. nicolcass 16 luglio 2025

      si anche L'Istria... e il Moncenisio e non ridere, con te ha ragione il venerabile Jorge.
      .p.s.
      ti faccio notare che hai il like di uno che si chiama scalca gnato

    1. BrunoWald 14 luglio 2025

      "la Guerra civile in Spagna, provocata dal cattolico-fascista Franco "

      No, sig. Giovannone.

      Per cominciare, Franco non era affatto fascista: era un militare conservatore, che tra l'altro si ritrovò al comando delle forze nazionaliste per circostanze casuali.

      Il capo della Falange, il fascismo spagnolo, era invece José Antonio Primo de Rivera, arrestato il 13 marzo 1936, un mese dopo la vittoria elettorale del Frente Popular, e che si trovava in carcere al momento dell'insurrezione nazionalista di luglio. José Antonio venne fucilato il 20 novembre dopo un processo farsa.

      In quanto alla guerra civile, fu provocata dal fatto che mezza Spagna voleva imporre la sua dittatura all'altra metà, la quale invece non intendeva sopportare un regime bolscevico. Tecnicamente, la scintilla fu provocata dall'omicidio del capo dell'opposizione parlamentare, José Calvo Sotelo, sequestrato a casa sua il 13 luglio 1936 e assassinato da poliziotti in borghese, per ordine del governo marxista.

      Quattro giorni dopo le forze nazionaliste si sollevarono.

      L'avrei fatto anch'io, e con grandissimo piacere.

    1. Cangrande1965 14 luglio 2025

      Quando ho letto: "...la Guerra civile in Spagna, provocata dal cattolico-fascista Franco...", ho smesso di leggere.

    2. Martin 14 luglio 2025

      Le falsità storiche dell'articolo sono letteralmente diverse decine

    1. Martin 14 luglio 2025

      Smesso di leggere immediatamente dopo "A sostenere il regime fascista era la finanza americana". Inutile commentare un simile letterale massacro della storia, dall'inizio alla fine dell'articolo: i punti in contestazione sarebbero diverse decine. La mala fede ideologica dell'autore è un dato fuori discussione.

    2. Redazione CDC 14 luglio 2025

      il saggio qui riportato e’ frutto di un lungo lavoro da parte dell’autore, che egli ha voluto condividere con i lettori di CDC. E’ una lettura ampia e approfondita. Non sono ammessi commenti che dileggiano o offendono l’autore e che non trattano il tema che va letto e affrontato nella sua complessita’. La liberta' di critica deve conciliarsi con il rispetto per le persone.

    3. Martin 14 luglio 2025

      La libertà di critica è appunto la libertà di critica, o c'è o non c'è.

      L'articolo non tratta un tema ma diverse decine di temi, e dal punto di vista della (notevole) cultura storica dello scrivente, contiene una letterale valanga senza fine di misintepretazioni, falsificazioni e omissioni storiche. Sono talmente gravi e numerose, e a cavallo di oltre un secolo, che non vale nemmeno la pena tentare di elencarle.
      Queste "letture ideologiche", sempre secondo la libera e insindacabile opinione personale dello scrivente, non sono possibili al di fuori della piena mala fede ideologica.

    4. Sic 14 luglio 2025

      Martin dorme il sonno dei giusti.

    5. Martin 14 luglio 2025

      Continui pure con i fumetti

    6. Sic 14 luglio 2025

      Prego?

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