Il grido che l'algoritmo non sente: "Mi sta a cuore", il sentimento che prevarrà sullo sterminio del futuro

"Tu non obbedisci, tu uccidi": l'attualità profetica di Barbiana contro i droni algoritmici.

Il grido che l'algoritmo non sente: "Mi sta a cuore", il sentimento che prevarrà sullo sterminio del futuro

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

Ogni conflitto armato è, nella sua essenza più tragica e vera, un atto di inutile barbarie. La guerra non risolve alcun contenzioso: si limita a trasformare il dolore umano in macerie, lasciando dietro di sé solo un silenzio di tomba dove un tempo c'era la vita. Il suo crimine più atroce, non è la distruzione delle pietre, ma lo strappo violento del tessuto stesso dell'umanità.

Pensiamo a ciò che viene distrutto in primo luogo: il futuro. In un mondo giusto e armonioso, una madre in attesa dovrebbe potersi accarezzare il ventre con la dolce fiducia di chi sta preparando un nido d'amore. Dovrebbe poter sognare per il proprio nascituro orizzonti di pace, scoperte serene, giochi sicuri. I bambini, una volta venuti al mondo, dovrebbero crescere coronando l'aspettativa di chi li ha generati: spalancando gli occhi alla meraviglia, non stringendoli per il terrore.

Tutto questo viene negato, brutalmente, dalla guerra. La gravidanza diventa un periodo di angoscia, il parto un atto di disperata resistenza, l'infanzia un percorso a ostacoli tra rottami e bombe. E questo strappo universale non è causato da una fatalità, ma è voluto, progettato e attuato da pochi individui. Leader, generali, politici guidati esclusivamente da uno smisurato ego, che considerano le mappe geopolitiche e il proprio orgoglio infinitamente superiori al battito di un cuore innocente. Sono questi pochi a distruggere il futuro di molti, negando al mondo quella naturale armonia che spetta di diritto a ogni essere umano che nasce.

Oggi, però, questo ego smisurato ha trovato il suo strumento più perfetto e spietato. Non si nasconde più solo dietro le divise o i discorsi bellici, ma si maschera dietro la freddezza di un codice informatico. C'è un nome che fa accapponare la pelle, più di qualsiasi arma appuntita. Si chiama “Where’s Daddy?” (Dov'è papà?).

Non è la domanda di un bambino spaventato, ma il nome di un programma di tracciamento utilizzato dalle forze armate israeliane. Il suo compito è spietato e preciso: individua un sospettato e non lo colpisce quando è in campo aperto. Aspetta. Aspetta che rientri a casa. Aspetta che si sieda a tavola, che abbracci i suoi figli, che si corichi accanto a sua moglie nel cuore della notte. Ed ecco scattare l'ordine. Secondo inchieste investigative come quelle di +972 Magazine e The Guardian, l'intero ciclo dell'omicidio può richiedere all'operatore umano appena 20 secondi: il tempo di un "click" per approvare il bombardamento di un'intera abitazione, sapendo che dentro ci sono decine di persone innocenti. Questa è la vera, inaccettabile rottura del nostro tempo. La morte non è più delegata a un soldato con il fucile spianato, ma a un sinistro binomio di Intelligenza Artificiale: Lavender e Where’s Daddy?.

- Lavender è l'algoritmo che fa da "giudice". Analizza metadati, contatti, spostamenti e assegna un punteggio da 1 a 100 a decine di migliaia di palestinesi, etichettandoli come bersagli da eliminare. Un sistema che, come rivelato dai soldati stessi, opera con un tasso di errore noto (stimato intorno al 10%), ma che ha comunque autorizzato l'uccisione di migliaia di persone, i cui unici "crimini" erano aver incrociato il percorso di un sospettato o avere un telefono simile al suo.

- Where’s Daddy? è l'algoritmo che fa da "carnefice". Prende la lista di Lavender e individua il momento esatto in cui il bersaglio si ricongiunge alla famiglia, per massimizzare il danno.

Non stiamo parlando di "danni collaterali". Quando l'esercito israeliano stabilisce quote di "danno collaterale" accettabili – arrivando a tollerare la morte di 15, 20 o più civili pur di eliminare un singolo sospettato di medio-basso rango, spesso usando bombe non guidate ("dumb bombs") su interi edifici – non c'è un difetto del software.

C'è una precisa strategia di sterminio di un'identità storica. Si colpiscono le case di notte apposta, le madri, le mogli, i figli che dormono. Si colpiscono i bambini perché loro sono il futuro, la continuità di un popolo, i portatori della memoria di domani. Si colpiscono le donne perché loro sono le creatrici, il ventre che genera, le radici che trasmettono la lingua, la cultura e l'affetto. Uccidere le donne e i bambini non è un incidente di percorso: è il tentativo di cancellare radicalmente un domani, programmando la morte tramite un codice informatico.

La gioia rubata: l'uomo che amava i bambini scartati

Ecco perché le cifre che Don Lorenzo Milani portò alla luce non erano per lui un freddo esercizio accademico. Per comprendere la furia con cui egli condannava la guerra, bisogna ricordare da dove nasceva la sua voce.

A Barbiana, Don Milani aveva raccolto i ragazzi abbandonati dall'indifferenza dello Stato e di una scuola che li scartava, figli di contadini poveri considerati "lenti" o "da poco". Lui non li aveva mai guardati con pietà, non aveva mai usato la carità per umiliarli. Li aveva fatti crescere con gioia. Aveva diviso il pane con loro, li aveva accolti nel suo letto quando faceva freddo, aveva acceso la luce di notte per insegnare loro a leggere e a pensare, riempiendoli di quella dignità che il mondo gli negava. Per un uomo che aveva dedicato la propria esistenza a far fiorire il futuro di bambini dimenticati da tutti, l'idea che una macchina potesse legittimare lo sterminio dei bambini degli altri non era un'astrazione geopolitica, ma un abominio intollerabile, una ferita personale.

I numeri che Milani aveva già visto: la fine della "guerra giusta"

Ed è per proteggere quella fragilità che, nel 1965, nella sua "Lettera ai cappellani militari", utilizzando i dati del premio Nobel Max Born, lui e i ragazzi di Barbiana misero a nudo la vera natura della guerra moderna:

Prima Guerra Mondiale: 5% civili - 95% militari. Seconda Guerra Mondiale: 48% civili - 52% militari. Guerra di Corea (1950-1953): 84% civili - 16% militari.

Di fronte a questa escalation, Milani evidenziò la fine di ogni distinzione: già nel 1965, la percentuale di civili uccisi era talmente alta da rendere paradossalmente i militari le vittime "incidentali". Di fronte a un tale tasso di mortalità – che lasciava dietro di sé una scia di inermi, orfani e vedove – l'obbedienza agli ordini non poteva più essere considerata una virtù. Come ricordato nel libro "L'obbedienza non è più una virtù", la sua condanna era totale: di fronte a strumenti che massacrano popolazioni, le uniche armi accettabili rimangono quelle della nonviolenza, dello sciopero e del voto.

La guerra dei "comodi" e l'abisso della distanza

Oggi, quell'84% della guerra di Corea è stato superato dalla logica algoritmica. L'ultima frontiera della guerra moderna è la distanza assoluta. Mentre a Gaza, in Libano e in Iran intere generazioni muoiono sotto il ronzio costante di droni decisi da un punteggio informatico, chi gestisce quegli algoritmi vive nel privilegio dell'invulnerabilità.

È la guerra dei "comodi": si uccide tra un caffè e l'altro, in una base aerea o in un ufficio a migliaia di chilometri di distanza, protetti da pareti blindate. Per l'operatore seduto davanti allo schermo non c'è l'odore acre della polvere, non ci sono le urla sotto le macerie del palazzo crollato.

C'è solo un segnale termico che svanisce. Ma questa distanza fisica non annulla la responsabilità morale. Don Milani, nella sua Lettera ai giudici, fu implacabile contro chi si giustifica dicendo di eseguire ordini:

"Bisogna avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né dinanzi agli uomini né dinanzi a Dio."

Oggi questa giustificazione si nasconde dietro la scusa della tecnologia. Il programmatore dice: "Io ho solo scritto il codice". Il generale dice: "Io ho solo approvato la lista". L'operatore del drone dice: "Io ho solo eseguito il protocollo". Si passano una responsabilità come un peso che scotta, sperando che la macchina assorba il loro senso di colpa. Ma la coscienza umana non si può frazionare. Dietro quell'algoritmo c'è sempre la mano di un essere umano.

Chi sa che dietro quel pixel c'è una creatrice di vita e il suo piccolo, e preme comunque il pulsante in 20 secondi, un giorno o l'altro dovrà fare i conti con l'eco di quel silenzio che segue il click del mouse. L'obbedienza alla macchina non libera dall'angoscia: la seppellisce nel profondo, rendendoci schiavi di un sistema che ci priva della nostra stessa umanità.

Minab e l'assenza di pietà

Se qualcuno dubitasse della reale natura di questa tecnica applicata su larga scala, guardi a Minab. Non guardarlo su una mappa digitale asettica, ma immaginelo per quello che è: una città del sud dell'Iran, nella provincia di Hormozgan, incastonata tra le montagne aride e a pochi chilometri dalle acque calde dello Stretto di Hormuz. È una terra di vento e di storia, un crocevia di popoli dove le madri crescono i figli con la stessa speranza e lo stesso amore di quelle di qualsiasi altra parte del mondo.

A Minab non c'erano basi militari da poter in alcun modo giustificare un attacco, né alcun pericolo imminente proveniente da quella popolazione inerme. Eppure, nell'aprile del 2026, proprio lì, un missile Tomahawk ha trasformato una scuola elementare in un inferno. 156 vite spente. 120 bambini. L'algoritmo non ha sbagliato: ha semplicemente applicato una logica spietata in cui la vita di 120 futuri, nati in quel preciso lembo di terra, è un prezzo statistico accettabile. Dietro quei numeri ci sono gli zainetti insanguinati sulla polvere di Hormozgan, ma soprattutto c'è l'ennesimo, inequivocabile tentativo di colpire l'identità stessa di una comunità.

L'antidoto della compassione: "Mi sta a cuore" come atto di ribellione

Contro il ronzio asettico dei droni che tagliano il cielo, non basta la denuncia politica. Ci vuole il coraggio di riattivare ciò che la tecnologia cerca di sopprimere. È qui che il "Mi sta a cuore" di Don Milani smette di essere un motto scolastico per diventare un atto di ribellione. "Mi importa", "mi interessa", è l'esatto opposto del distacco richiesto a un operatore di droni. Dire "Mi sta a cuore" oggi significa:

Rifiutare l'alibi tecnologico: Non è l'algoritmo che uccide, è l'uomo che accetta di delegare la propria coscienza ad una macchina e ad una quota di morti accettabili. L'intelligenza artificiale non cancella la nostra responsabilità morale, la rende solo più subdola. Rompere la catena dell'indifferenza: Riprendersi la responsabilità di ogni singola vittima, anche se ridotta ad un punteggio su una lista generata da un computer. Il sangue versato non diventa digitale solo perché il dito è su un joystick. Scegliere l'umanità, qui e ora: Contrapporre al silenzio dei comandi militari il coraggio delle proprie scelte. Ci sono persone che si stanno ribellando a questo meccanismo di morte. In Israele, dove la coscrizione è obbligatoria ed il rifiuto significa il carcere e l'emarginazione definitiva, i giovani Refusenik rifiutano di arruolarsi. Negli Stati Uniti, le richieste di obiezione di coscienza sono aumentate del 1000% nell'ultimo anno. Queste persone scelgono di rinunciare alla propria libertà per non farsi complici dello sterminio. Non obbediscono all'algoritmo, non obbediscono all'ego dei potenti: obbediscono alla propria coscienza.

Questo coraggio solitario, però, mette a nudo una colpa ben più grande e istituzionalizzata. Don Milani ammoniva i suoi ragazzi ricordando loro che la Repubblica Italiana nasceva su un pilastro inscalfibile, l'Articolo 11 della Costituzione, che sancisce in modo perentorio: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa o di risoluzione delle controversie". Eppure, da decenni, i vari governi italiani – tramite l'invio di armi ai teatri di conflitto, la partecipazione a missioni belliche sotto falso nome, la partecipazione e/o l'accondiscendenza politica ad alleanze militari aggressive – sistematicamente ignorano, calpestano e svuotano questo ripudio.

Quando lo Stato tradisce la sua stessa Carta fondamentale per fare affari con la morte, è il singolo cittadino a doverla difendere. Oggi, l'obiettore di coscienza non è un fuorilegge: è l'unico che sta davvero applicando la Costituzione.

Se la tecnologia è usata per rendere invisibile la cancellazione delle donne e dei bambini, e se i governi tradiscono i loro stessi giuramenti, la nostra empatia deve diventare uno scudo. Rifiutiamo l'ultima schiavitù, quella dell'obbedienza alla macchina. Riprendiamoci la nostra sovranità, quella che ci fa sentire il dolore del mondo e ci rende, nonostante tutto, profondamente umani. E a chiunque, seduto dietro ad uno schermo sterile o seduto dietro una scrivania di governo, cerchi ancora scudo dietro la fredda esecuzione di un protocollo o nel rispetto di "accordi internazionali", resta appesa per sempre la sentenza di Don Milani:

"Voi non ubbidivate affatto: voi uccidevate". Così come nessun ordine superiore solleva il soldato dalla responsabilità individuale, poiché l'atto di uccidere resta una scelta personale.

Ma c’è un ultimo, terrificante passaggio che dobbiamo comprendere, se non vogliamo che il sangue di Minab e di Gaza diventi il preludio della nostra stessa schiavitù, quell’intelligenza artificiale che in pochi secondi trasforma una famiglia in un bersaglio termico, non è un mostro nato solo per il fronte, è il banco di prova di una logica che si sta già abbattendo sui cittadini "in pace".

Le stesse aziende e la stessa tecnologia – come i sistemi di Palantir – che etichettano un essere umano con un punteggio da 1 a 100 per decidere se farlo saltare in aria, stanno già mappando le nostre vite. Come ha documentato in modo inequivocabile pure il New York Times, questa non è fantascienza: negli Stati Uniti l'Agenzia per l'Immigrazione (ICE) utilizza già i database di Palantir per incrociare i dati di milioni di persone innocenti, prevedendo i loro movimenti e stabilendo chi debba essere arrestato o deportato. La guerra algoritmica all'estero e la sorveglianza interna sono solo due facce della stessa infrastruttura di controllo

I creatori Peter Thiel e Alex Karp del sistema "Palantir" hanno scelto proprio questo nome tratto dall'opera di Tolkien perché rievocano le fantomatiche pietre che consentono di vedere a grande distanza, ma che finiscono per ingannare e sottomettere la volontà di chi le usa (come accade a Saruman e a Denethor).

Se abbiamo accettato, o abbiamo tollerato in silenzio, che un uomo possa essere ridotto a un semplice "nodo" in un database, abbiamo già firmato la condanna a morte del nostro libero arbitrio.

Dimentichiamo che questa libertà non è una concessione dello Stato o un diritto decadibile, ma il dono più alto e sublime che Dio, nella Sua infinita bontà, ci ha fatto per renderci liberi e responsabili.

La macchina che all’estero fa strage di bambini per "proteggere" un interesse geopolitico, in patria ci promette "sicurezza" archiviando le nostre tracce, rubando le nostre scelte, prevedendo e bloccando le nostre azioni.

I leader dall’ego smisurato non vogliono solo sottomettere i popoli nemici con i droni; vogliono usurpare il posto del Creatore, sottomettendo i propri popoli ad un controllo totale che umilia la nostra natura.

La guerra algoritmica a suon di bombe e la sorveglianza dei cittadini in Patria sono la stessa identica bestia. Chi ha delegato la coscienza al codice per uccidere a distanza, è pronto a delegare la propria libertà al codice per vivere.

Il monito che dobbiamo trarre da questa epoca di sterminio e sorveglianza è che nessuno di noi è fuori dal perimetro: se non ci ribelliamo oggi all’idea che la vita umana possa essere misurata e liquidata da un algoritmo, domani sarà il nostro battito cardiaco, il nostro spostamento, il nostro pensiero ad essere classificato come un "problema" da risolvere.

La vera resistenza non è solo difendere il diritto alla vita delle madri e dei bambini al di là dei nostri confini, ma impedire che la gabbia algoritmica che li ha massacrati diventi la nostra normale quotidianità.

L’obbedienza alla macchina, che provenga da una base militare o dal nostro smartphone, è il tradimento più blasfemo: significa rinnegare quel libero arbitrio che Dio ci ha donato per amarci e scegliere il bene.

Ma proprio quando la logica del potere ci appare inarrestabile, dobbiamo ricordare quella sola verità che l'algoritmo non potrà mai decodificare: la libertà che Dio ha infuso nel nostro cuore non è un software che può essere disinstallato da Palantir, è un'inalienabile scintilla metafisica.

I sistemi di controllo possono incatenare il corpo, limitare le finanze, prevedere i movimenti, ma non potranno mai calcolare l'anima.

Non ubbidiamo. Diciamo "Mi sta a cuore", prima che il silenzio di tomba lasciato dai droni diventi il silenzio della nostra stessa coscienza.

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

06.05.2026

NOTE E FONTI

Forbes Italia: https://forbes.it/2024/11/18/fondatori-palantir-miliardari-azioni-societa

Azienda Wired: https://www.wired.it/article/citta-ascolta-fibra-ottica-dati-migliori-senza-trasformarsi-sorveglianza/

The New York Times: Titolo "Inside Palantir, the Silicon Valley Company Powering the U.S. Immigration Crackdown: https://www.youtube.com/watch?v=pqgRYWdBd0I

L'obbedienza non è più una virtù - Documenti del processo di Don Milani :https://cleliabartoli.wordpress.com/wp-content/uploads/2015/09/lobbedienza-non-c3a8-pic3b9-una-virtc3b9.pdf

La protezione dei minori nei conflitti - Save the children: https://s3-www.savethechildren.it/public/files/Conflitti.pdf

Nazioni Unite:https://www.ohchr.org/es/press-releases/2026/04/palestinians-across-gaza-unsafe-six-months-ceasefire-announcement-says-turk

Il Fatto quotidiano: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/12/obiettori-israeliani-refusenik-palestina-gaza-notizie/8224420/

Cybersecurity Italia: https://www.cybersecitalia.it/lintelligenza-artificiale-nelle-operazioni-militari-di-israele-come-funzionano-i-programmi-lavender-e-wheres-daddy/41569/

Update on the Human Rights Situation in Lebanon: https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/countries/lebanon/update-on-the-human-rights-situation-in-lebanon-23-04-2026.pdf

Commenti (7)

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    1. maghi 7 maggio 2026

      ammesso e non concesso che lo sterminio di Minab sia realmente avvenuto (chi butterebbe i mln di $ di un tomawach per uccidere delle bambine?), non mi pare che gli algoritmi del passato siano più comprensivi di quelli odierni. Basta vedere l'episodio degli amaleciti, così tanto osannato dai sionisti. Per non parlare delle faide familiari o mafiose. Il problema non è l'algoritmo, il problema è la natura stessa dell'uomo, non di tutti. Il guaio è che le persone più sanguinarie emergono sempre quando si tratta di assumere cariche di potere. Poi ci pensano loro a fare gli algoritmi.

    2. FrancoMaloberti 7 maggio 2026

      Chi butterebbe i mln di $ di un tomawach per uccidere delle bambine? Dei criminali senza scrupoli che non hanno nessuna remora e vincolo morale o etico, semplice ...

    3. maghi 7 maggio 2026

      non sono dei criminali, perchè per compiere un crimine bisogna avere del raziocinio, della lucidità. Sono solo dei pazzi, che non hanno il controllo delle loro azioni e dei loro pensieri. Prendi per esempio il caso degli amaleciti, che ho citato nel commento e leggi il 5° comandamento del Sinai. Ma ti pare un comportamento consone e razionale? No. E perchè? Perchè da un punto di vista logico siamo di fronte a un caso manifesto di follia. Lo stesso per la scuola di Minab. Del quale come ho già detto non ho la fede necessaria per crederci, essendo un eretico mediatico.

    4. Spartan 8 maggio 2026

      Fu manifesta follia il bombardamento di Dresda? Le atomiche di Hiroshima e Nagasaki ?
      Iran
      scuola di Minab
      ➡️ Zone residenziali a Niloufar Square, Teheran (oltre 20 persone innocenti sono state uccise)

      ➡️ Un complesso residenziale densamente popolato a Sanandaj, nell'Iran occidentale

      ➡️ La storica Radio Citadel e il Palazzo Golestan, a sud di Teheran

      ➡️ Ospedale Gandhi, Teheran

      ➡️ Grand Bazaar di Teheran, Teheran

      ➡️ Ospedale Abuzar, Ahvaz, Iran sud-occidentale

      ➡️ La vicinanza dell'edificio della Società della Mezzaluna Rossa Iraniana, Teheran

      ➡️ Ospedale Khatam al-Anbia, Teheran

      ➡️ Organizzazione per il Welfare, Teheran

      ➡️ Ospedale Motahari, Teheran

      ➡️ Ospedale Vali-Asr, Teheran

      ➡️ Ospedale Trauma and Burn, Teheran

      ➡️ Centro di assistenza all'infanzia Ameneh, Teheran

      ➡️ Ospedale Shahid Rajaei Heart, Teheran

      ➡️ Case residenziali che circondano Piazza Sepah, Teheran

      ➡️ Zone residenziali a Maragheh, Iran nord-occidentale (oltre 27 persone innocenti sono state uccise)

      ➡️ Ospedale Baqaei, Ahvaz, Iran sud-occidentale

      ➡️ Base medica di emergenza, Chabahar

      ➡️ Base medica di emergenza, Sarab, Iran nord-occidentale

      ➡️ Base medica di emergenza, Hamedan, Iran centrale

      ➡️ Ospedale Hazrat Abolfazl, Minab, Iran meridionale

      ➡️ Scuola primaria Shahid Mahallati, Teheran

      ➡️ Scuola Hedayat, Narmak, Teheran

      ➡️ Una palestra sportiva a Lamerd, provincia di Fars, Iran meridionale (18 ragazzi e ragazze innocenti sono stati uccisi)

      ➡️ 35 persone innocenti sono state uccise nella provincia di Fars, Iran centrale

      ➡️ Bazar a Baharestan Square, Teheran centrale

      ➡️ Un parco per bambini a Teheran

      ➡️ Centro medico di emergenza, Teheran

      ➡️ Un asilo nido a Narmak

      ➡️ Case residenziali nel distretto di Narmak, via Araghi, boulevard Marzdaran, Teheran

      ➡️ Piazza Arg, la storica Radio Citadel e il Palazzo Golestan, a sud di Teheran

      ➡️ Attacco a Mir-Damād Boulevard, causando danni a strutture residenziali e mediche

      Tutto frutto di follia ?

    5. maghi 8 maggio 2026

      forse non hai afferrato il concetto, che esprime il massacro degli amaleciti e il 5° comandamento sinaitico. Un popolo, l'israeliano, che si dice erede di entrambi i fatti biblici non dovrebbe avere dubbi su questo concetto. Ovviamente tu non sei un israeliano, ma fai uno sforzo e dimmi come ti comportesti di fronte a un genocidio d'oggi. Come gli ebrei contro gli amaleciti o come dice il 5° comandamento del Sinai? Se la tua coscienza, non è ottenebrata dalla follia (o da un demone, come Gesù ha fatto intendere), penso non andresti in giro a uccidere persone innocenti o no? La persona cosciente di quel che fa, non agisce contro i propri valori morali ed etici. La coscienza non permette a quella persona di divenire pilota di cacciabombardieri per non fargli premere il pulsante rosso della morte di innocenti, come quello dell'immagine di apertura. Purtroppo oggi la maggior parte delle persone mentalmente è in quello stato lì. Si chiama stato di pensiero dicotomico.

    1. AlbertoConti 6 maggio 2026

      "Prima Guerra Mondiale: 5% civili – 95% militari.
      Seconda Guerra Mondiale: 48% civili – 52% militari.
      Guerra di Corea (1950-1953): 84% civili – 16% militari."

      Aggiungo: Terza guerra mondiale: 100% civili e militari.
      Altro che AI, qui il "Mi sta a cuore" non basta più, ci vuole molto altro, a cominciare dagli occhi per vedere e il cervello per pensare, ma soprattutto la coscienza per intervenire.

      Non è complottismo, è cronaca (nerissima).

    2. AlbertoConti 6 maggio 2026

      P.S.: quando una cosa è possibile, se diventa prevedibilissima, per la coscienza è come già avvenuta. Il giudizio non cambia.

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