IL GRAAL, LA CIA, IL MOSSAD E L'ELISIR COMPLOTTISTA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI GIANLUCA BIFOLCHI

subecumene.wordpress.com


Joseph Campbell è un celebre studioso del mito greco che, prendendo a prestito da C. G. Jung la nozione di archetipo, ha esaminato le vecchie storie di Ercole, Giasone, Medea, Teseo eccetera alla ricerca di elementi comuni.



La sua conclusione è che dietro la variabilità delle forme vi sono dei temi costanti, e questi si identificano con i ruoli svolti nel racconto dai diversi personaggi. Questi ruoli sono appunto gli archetipi, e a essi Campbell assegna nomi suggestivi: l’Eroe, l’Ombra, il Guardiano della Soglia, il Mutaforme, e così via.



Ogni narrazione passa poi per fasi anch’esse ricorrenti: Richiamo dell’Avventura, la Prova Centrale, la Via del Ritorno, Ritorno con l’Elisir, eccetera. Una sequenza che si ripete.

Ogni storia risulta dall’interazione dei diversi archetipi tra di loro nelle coordinate spaziotemporali date dalle varie fasi narrative.

Io non ho letto niente di Joseph Campbell ma conosco il suo lavoro indirettamente dalla rielaborazione che ne fa Chris Vogler in un libro pubblicato anche in Italia “Il viaggio dell’eroe” (Dino Audino Editore, € 16,50).

Chris Vogler è un personaggio interessante. Di professione fa lo story analyst per Hollywood. Questo significa che grandi major come la Warner Bros o la 20th Century Fox gli danno in lettura le proprie sceneggiature per sapere se vale la pena farci un film. Vogler analizza i punti di forze e di debolezza delle storie e dà il suo parere. E’ una persona che di storie se ne intende, perché ne ha analizzate a migliaia.

Nel libro che ho citato Vogler fa suoi i concetti di Campbell (dando pieno credito al maestro) per spiegare cos’è che fa andare un romanzo nella lista dei bestseller del New York Times, o cosa fa di un film di Hollywood un blockbuster.



La tesi di Vogler è che gli sceneggiatori e i romanzieri che vogliono avere successo devono raccontare le loro storie come gli antichi greci raccontavano i miti, almeno secondo la spiegazione che ne dà Campbell.

Raccomando il libro, e forse lo dovrei recensire su Amazon.



La ragione per cui lo cito ora, comunque, mescolando miti e archetipi con i fatti dell’Iran, è che sfogliando il libro ho avuto un’illuminazione sulle derive mentali del complottismo.

Da una lunga esperienza so che è inutile cercare di smuovere un cervello complottista dalla ubris eurocentrica di credere che se milioni di iraniani stanno mettendo in discussione il clerico-fascismo del loro paese è perché stanno reagendo pavlovianamente agli stimoli della CIA e del Mossad. Non c’è argomento che indurrà il complottista ad abbandonare questa sciocchezza.



Ma questo lo sapevo già.

v
Adesso, grazie al libro che ho citato, capisco un po’ meglio il perché.



La logica complottista non è una logica affine a quella del discorso storiografico (o anche solo cronistico), dove è il peso empirico di un dato, valutato spassionatamente, a spingere le conclusioni in una direzione o nella direzione opposta.

La logica complottista è una logica di coerenza narrativa. Se esaminassimo molte teorie del complotto con gli strumenti che Vogler applica a film come Guerre Stellari, Il Mago di Oz, Il silenzio degli innocenti, Via col vento, eccetera, probabilmente potremmo trovare strutture analoghe, sotto forma di archetipi e di sequenze narrative.

Un dato nuovo che viene a inserirsi in una narrativa complottista viene soppesato non per il suo valore di verità, ma solo per verificare se conferma un precedente archetipo o se è in sincronia con una data fase dell’intreccio. Se il test è positivo il dato viene accettato, altrimenti viene ignorato o deformato fino al grottesco.



Ribadisco, il complottista non è in cerca di descrizioni di eventi, ma solo di forme narrative coerenti che sovrappongono un significato agli eventi. Una probabile eredità del mito antico.



PS. Nel mito e nel folklore compare spesso un oggetto magico attorno a cui si distende una ricerca. Credo che il più celebre di tutti sia il Santo Graal. Per mio divertimento cercherò di capire qual è il Santo Graal dei complottisti. Se arrivo a qualche conclusione amena ne riparleremo qui per farci due risate. Intanto sono graditi altri contributi, purché non troppo seri.

Gianluca Bifolchi

Fonte: http://subecumene.wordpress.com/

Link: http://subecumene.wordpress.com/2009/07/01/il-graal-la-cia-il-mossad-e-lelisir-complottista/

1.07.2009

Commenti (65)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 5 caricati
    1. Bloody_mary 3 luglio 2009

      A volte gli anticomplottisti sono piu' complottisti degli stessi complottisti.

    1. Santaruina 3 luglio 2009

      Riflessioni interessanti.

      Riporto anche qui il commento che ho lasciato sul blog dell'autore dell'articolo:


      ------------------------------------------------------------------


      La tua analisi diviene interessante se applicata alla più grande teoria del complotto degli ultimi anni, quella dell’attentato dell’ 11 Settembre.

      Tale teoria ipotizza un oscuro complotto ordito da 19 arabi col turbante che guidati da un genio del male riescono ad infliggere un colpo devastante nel cuore della nostra civiltà.

      Questo racconto complottista, altamente fantasioso, ha potuto fare breccia nell’immaginario collettivo proprio perchè si rifà ai più reconditi miti archetipali presenti nella nostra cultura.
      L’idea di una civiltà, la nostra, compimento di un continuo progresso minacciata dalle forze negative, impersonificate da un oscuro emiro che vive nelle caverne (l’ombra), gli eroi feriti che si rialzano, la nemesi (le guerre dell’occidente), le lotte necessarie per ritrovare la luce (guerra al terrorismo).

      E’ un copione perfetto, e come dici anche tu, in questo caso l’analisi dei fatti (le forze armate americane inermi, fermate dagli stessi comandanti, vedi i caccia alzatisi spontaneamente e fatti rientrare da Dick Cheney, oppure il fatto che lo stesso Cheney fosse a conoscenza dell’avvicinamento di un aereo verso il pentagono, vedi testimonianza Mineta, oppure il crollo per demolizione controllata dell’edificio 7, non colpito da nessun aereo, e così via), l’analisi dei fati quindi non viene presa in considerazione.

      Ma le teorie del complotto sono molto affascinanti, e piuttosto che analizzare gli eventi in maniera razionale, si preferisce credere a 19 arabi con bandana in testa armati di taglierino che scorrazzano per due ore nei cieli americani e buttano giù le due torri più emblematiche del potere finanziario statunitense.

      Sicuramente una teoria del complotto ben studiata, proprio ispirandosi all’analisi del mito che studiosi del mito come Campbell, ma anche Eliade o Dumezil oppure Guénon hanno offerto nel corso degli anni.

      A presto

    1. Marcusdardi 3 luglio 2009

      CIA e Mossad sono come il prezzemolo, sono buoni per gni piatto.
      Temo che il problema sia la mente distorta di poche persone e la massa delle persone è stufa di essere comandata da pochi AVIDI esseri.
      Questa stanchezza, secondo me, è lontana da tutte le ideologie ed è pesante come un macigno!

    1. TitusI 3 luglio 2009

      Ribadisco, il complottista non è in cerca di descrizioni di eventi, ma solo di forme narrative coerenti che sovrappongono un significato agli eventi. Una probabile eredità del mito antico.

      Affermazione molto sensata. Articolo molto, molto intelligente.
      Certo, c'e' sempre da capire chi sono i complottisti...

    1. Penta 3 luglio 2009

      Ho trovato altri elementi comuni all'antica mitologia: il furto, il massacro e gli inganni.
      Ul vello d'oro è stato rubato, pure le cavalle di Diomede, ....per i massacri e gli inganni non c'è che l'imbarazzo della scelta.

      Temo che l'autore abbia fatto confusione, associando l'antica mitologia greca ai complottisti.

Visualizzati 5 di 65 commenti approvati.