Il governo Draghi è caduto, ma non è finito

Il governo Draghi è caduto, ma non è finito

Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

Il 21 luglio 2022 Mario Draghi ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato le ha accettate. Il fatto ha suscitato scalpore a livello nazionale e internazionale sia per la fama del personaggio, sia per l’attuale momento storico caratterizzato dalla guerra in corso, dalla necessità di rispettare i vincoli imposti dal Pnrr, da un’inflazione galoppante e dall’incombere di una recessione economica che potrebbe avere esiti devastanti anche sul piano sociale.

Per quale motivi si è aperta la crisi di governo apparentemente imprevedibile e ingiustificata, come molti politici e commentatori hanno sostenuto? Le dimissioni del 21 luglio 2022 hanno posto realmente fine al governo Draghi e al “draghismo” come stile di direzione politica del Paese?

Nel dare una risposta a questi due interrogativi è opportuno prendere le distanze dal gossip politico di cui sono pieni i giornali e le trasmissioni televisive di questi giorni e cercare di vedere la vicenda con un minimo di distacco, collocandola in un orizzonte che vada oltre una narrazione fatta di pettegolezzi, di aneddoti, di accuse reciproche, di retroscena, di insinuazioni complotti e tradimenti. Questa prospettiva è necessaria – e questo è il punto principale - non solo per interpretare quanto accaduto, ma soprattutto per valutare realisticamente e con lungimiranza la situazione che si sta delineando in vista delle elezioni politiche che si terranno tra sessanta giorni. E, nel caso, agire di conseguenza.

Una crisi prevedibile

Il dibattito che in questi giorni – o meglio, in queste ore – si sta sviluppando intorno alle cause della crisi è, a dir poco deludente e, per alcuni aspetti inquietante. Da un lato, vi è la spasmodica ricerca del colpevole e la creazione del capo espiatorio: il Movimento 5 Stelle, la Lega o Forza Italia?

Chi si è assunto la responsabilità di infrangere l’idilliaca unità nazionale che apparentemente cementava e sosteneva il governo dei sedicenti Migliori? Dall’altro lato, sono state minacciate ritorsioni e vendette, in particolare dal Partito democratico, contro gli irresponsabili che hanno pensato agli interessi di partito (e quale partito non lo fa?) invece che a quelli del Paese (che, come noto, consistono nel sottostare alle politiche imposte dalla Commissione europea, nel comminare sanzioni alla Russia, nel realizzare liberalizzazioni e nell’avviare una nuova campagna vaccinale).

Questa visione colpevolizzante e punitiva è fuorviante in quanto la ricerca dei colpevoli rischia di ostacolare l’individuazione delle cause della crisi di governo. E queste non dipendono dalla malafede o dalla miopia politica di nessuno degli attori in gioco.

Il governo Draghi nasce il 13 febbraio 2021 con una caratteristica istituzionale ben precisa: è un governo a composizione mista in cui sono presenti sia ministri politici (15) che tecnici (8), guidato da un banchiere centrale, Mario Draghi, con una pluriennale esperienza negli alti ranghi della pubblica amministrazione e robusti legami con la finanza internazionale.

Si noti che, contrariamente a quanto sostenuto da molti, un governo tecnico non è un governo apolitico, ma è un governo composto, in tutto o in parte, da personale non politico che, non avendo aspettative di rielezione, può anche adottare politiche “impopolari, ma necessarie”.

Tuttavia, i costi politici di queste decisioni - come dimostra il caso greco (Lanzalaco 2022, 350-357), dal quale si possono trarre molti insegnamenti validi per il nostro Paese - ricadono immancabilmente sui partiti che hanno sostenuto il governo tecnico. Questo è un punto essenziale per capire quanto accaduto nelle ultime settimane in Italia, anche perché la composizione “mista” (politica e tecnica) del governo in carica ha reso ancora più esplicite le responsabilità dei partiti.

In generale, un governo tecnico ha un mandato definito sia politicamente, cioè deve realizzare una gamma precisa e limitata di obiettivi, che temporalmente, in quanto durerà in carica solo il tempo necessario alla attuazione del suo programma.

Inizialmente, quando il 13 febbraio 2021 il governo Draghi si insedia, il suo mandato era chiaramente limitato alla gestione delle politiche di contrasto della pandemia e alla progettazione degli interventi del Pnrr.

Per un primo periodo le cose vanno relativamente bene. Le proteste contro la campagna vaccinale e il green pass, per quanto diffuse e represse violentemente, riguardano una fetta di popolazione sostanzialmente minoritaria il cui dissenso non costituisce certamente un problema. Anche le perplessità suscitate dalla lentezza con cui vengono erogati gli aiuti finanziari riguarda tutto sommato categorie circoscritte e poco inclini alla protesta.

L’opacità dei processi di formulazione degli interventi collegati al Pnrr è evidente, ma si tratta di materie tecniche, non semplici da capire e, quindi, da contestare, anche per la scarsa trasparenza dei processi decisionali in questi settori.

I problemi seri iniziano quando la cosiddetta “agenda Draghi”, vedremo tra poco l’importanza di questa espressione, si amplia a dismisura includendo non solo tematiche dettate dall’emergenza bellica, quali le sanzioni alla Russia, l’invio di armi all’Ucraina e la gestione delle politiche energetiche ma anche interventi in settori che non erano certamente nel programma originario quali:

L’ “agenda Draghi”

Superbonus 110% Pensioni e meccanismi di uscita Concorrenza, taxi e concessioni balneari Il Pnrr Riforma fiscale Il no a scostamenti di bilancio Decreto agosto Taglio cuneo fiscale e contratti Salario minimo e reddito Medici di base e autonomia differenziata Armi all’Ucraina Gas russo e rigassificatori

Fonte: Il Sole-24 Ore (2022)

Il governo Draghi, nel giro di pochi mesi si è trasformato da governo tecnico, nella accezione prima illustrata, in governo politico a tutti gli effetti, con un programma che non si limita a tamponare alcune emergenze con decisioni che, per quanto impopolari e discutibili, erano facilmente prevedibili, ma inizia a perseguire obiettivi chiaramente riconducibili ad un disegno neo liberista: liberalizzazioni, affermazione del mercato come principale meccanismo di regolazione sociale, riduzione del ruolo dello stato nel sostenere la domanda e nell’aiutare i ceti più disagiati, penalizzazione di alcuni settori del lavoro autonomo a favore delle multinazionali.

Più che l’agenda di un governo tecnico, quella delle ultime settimane del governo Draghi si configura come una vera e propria piattaforma programmatica di un partito o di una coalizione di partiti. Si tratta, quindi, di un nuovo programma di governo che, si noti, non è stato preventivamente sottoposto allo scrutinio dell’elettorato, come si usa fare nei regimi democratici, ma che lo sarà a breve, per l’esattezza il 25 settembre 2022.

Ma procediamo con ordine. Come spiegare questa svolta del governo Draghi? Le ragioni sono essenzialmente tre.

La prima, spesso ignorata, è che verso la fine del 2021, alcuni governi in Europa tornano ad esprimere posizioni contrarie alla revisione dei vincoli di bilancio, ostili a forme di solidarietà fiscale tra gli stati europei e favorevoli alle politiche di austerità. Draghi deve dimostrare che il suo governo è rispettoso della disciplina dei mercati, condizione necessaria per tenere sotto controllo lo spread, e che a questo fine è disposto a ignorare le “interferenze della politica”, come spesso dicono i documenti della Commissione europea. Si potrebbe spiegare così – ma l’argomento merita di essere approfondito – l’accelerazione che nel mese di novembre subisce il ricorso alle questioni di fiducia per evitare le discussioni parlamentari e garantire l’approvazione dei provvedimenti e delle leggi (Openpolis 2021).

La seconda ragione, più evidente e più stringente, è che il governo Draghi ha dovuto affrontare a partire dal 24 febbraio 2022 una nuova emergenza, cioè l’esplosione del conflitto tra Russia e Ucraina. Il modo in cui l’ha fatto è sicuramente discutibile, ma è altrettanto certo che questo evento imprevedibile ha imposto l’adozione di nuove misure non incluse nel programma originario. Ma Draghi non si è limitato a questo, ha infatti inserito nell’agenda politica anche misure ed interventi che con la guerra hanno ben poco a che fare: che c’entrano, per esempio, i taxisti e i titolari degli stabilimenti balneari con l’Ucraina e la Russia, con le sanzioni e la crisi energetica, con l’invio di armi e le relazioni diplomatiche? Nulla.

Ed è qui che emerge la terza causa della svolta del governo Draghi che è riconducibile, come fanno notare acutamente sia Piero Ignazi (2022) che Andrea Scanzi (2022), alla sua mancata elezione a Presidente della Repubblica nel gennaio 2022. Per Draghi, la Presidenza del Consiglio dei Ministri era semplicemente una tappa intermedia, un gradino per salire alla ben più ambita carica di Capo dello stato.

Dall’alto del Quirinale avrebbe realizzato il suo disegno politico, comportandosi come se ci si trovasse in un sistema semipresidenziale, come testimonia la lettera scritta a quattro mani con Macron nel dicembre 2021, mettendo a Palazzo Chigi una persona facilmente controllabile e di sua totale fiducia come più volte annunciato con nomi e cognomi, dalla stampa. Fallito questo disegno di semipresidenzialismo strisciante, e mal digerita l’umiliazione che gli hanno inflitto i partiti, Draghi ha quindi impresso una svolta radicale al suo mandato e ha deciso di attuare il suo programma radicalmente europeista, atlantista, globalista, elitista e neoliberista dalla posizione Presidente del Consiglio dei ministri.

La rapida trasformazione del governo Draghi da governo tecnico in governo apertamente politico non lascia indifferenti i partiti che si rendono conto che la posta in gioco è cambiata. A dire il vero, il rapporto con i partiti politici non è mai stato idilliaco. L’amplissima maggioranza che faceva parte del governo, implicava la presenza di posizioni politiche molto differenti tra loro. Draghi, fino a un certo punto è riuscito a neutralizzare l’opposizione interna al governo ricorrendo in maniera massiccia al voto di fiducia. Nei diciassette mesi della sua permanenza a Palazzo Chigi Draghi ha chiesto ed ottenuto il voto di fiducia 3,24 volte al mese, più di ogni altro governo repubblicano (Ansa 2022).

Normalmente, si ricorre al voto di fiducia quando le profonde divergenze tra i partiti al governo sulle politiche da adottare mettono a rischio la sua sopravvivenza. La frequenza con cui Draghi ha chiesto la fiducia, soprattutto nella seconda parte del suo mandato, ci dice che i partiti, soprattutto Lega e Movimento 5 Stelle, hanno dovuto accettare reiteratamente di approvare implicitamente provvedimenti che non condividevano pur di garantire la sopravvivenza del governo. Non si può dire, quindi, che non siano stati “leali e responsabili”.

Ma a tutto c’è un limite, anche alla lealtà e alla responsabilità, e quel limite viene raggiunto e superato con la svolta dell'ultimo semestre. Alcuni partiti, più precisamente Lega e Movimento 5 Stelle, iniziano a capire che i costi politici del sostegno al governo Draghi possono essere molto, troppo elevati, soprattutto tenendo conto di due fatti. Da un lato, si è alla fine della legislatura e si avvicina il momento in cui i loro elettori valuteranno le scelte del governo e dei partiti che lo hanno sostenuto. Dall’altro, dai sondaggi emerge sempre più chiaramente che l’elettorato è assai propenso a premiare la coerente opposizione di Fratelli d’Italia al governo Draghi. Restare al governo, a questo punto, è un suicidio. Meglio evitare.

Parallelamente, il Partito democratico vede una “finestra di opportunità”: offrire sostegno a Draghi e alla sua nuova agenda politica può colmare, o più correttamente coprire, il suo vuoto programmatico. E così il PD si trasforma da Partito democratico in Partito di Draghi: rigidamente europeista, totalmente acritico nei confronti degli strappi che l’ex banchiere della Banca centrale europea ha inferto alla Costituzione e alle consuetudini democratiche, supino alla disciplina dei “mercati” e delle agenzie di rating e alfiere di un rigore finanziario totalmente estraneo alla tradizione della sinistra a cui il partito sostiene di appartenere. Inoltre, il filodraghismo offre un potente canale di legittimazione ed un altrettanto efficace collante per cementare la coalizione con cui presentarsi alle elezioni.

Stare dalla parte di Draghi, diventare promotori e custodi della “agenda Draghi” con una convinzione che sfiora il fondamentalismo religioso, non solo tranquillizza “i mercati”, assicurando il sostegno elettorale, politico ed economico delle élite finanziarie e imprenditoriali, ma soprattutto significa essere “contro la Meloni” e, quindi, antisovranisti, antipopulisti e, in ultima analisi, antifascisti.

Di nuovo, come già accaduto con i vaccini, il green pass e l’invio di armi in Ucraina, il mondo si distingue in buoni e cattivi, da un lato l’Impero del Bene, dall’altro quello del Male. L’idea che il dissenso nei confronti del governo Draghi, delle sue politiche, della sua sistematica compressione dei diritti civili (dal green pass alla repressione violenta delle manifestazioni di piazza) del suo modo di svilire le istituzioni democratiche e i partiti non implichi affatto essere necessariamente di destra e filofascisti, non rientra tra le ipotesi ammesse dal pensiero unico del PD.

Come si vede, non esistono colpevoli della crisi del governo Draghi.

Anzitutto, perché togliere la fiducia a un governo in una democrazia parlamentare è cosa pienamente legittima e fisiologica. Legittimità che non può essere scalfita né dalla presenza di presunte e reiterate emergenze, né dal fatto che “ci devono arrivare i soldi dall’Europa”. Si può ragionare sull’opportunità di uscire da una maggioranza di governo, ma non si può mettere in discussione, come fa il PD, la legittimità di una scelta di questo tipo.

In secondo luogo, perché, come abbiamo visto, ogni partito ha fatto i propri calcoli di convenienza, non ci sono sleali traditori, così come non ci sono patrioti puri e integerrimi. È fisiologico che in una democrazia i partiti competano alle elezioni per acquisire o mantenere il potere.

Terzo, molto banalmente, perché si sarebbe comunque andati a votare nel 2023, la crisi ha solo anticipato di qualche mese la data delle elezioni e la prevedibile vittoria del centrodestra, il vero incubo del PD.

Perché tanta preoccupazione allora? La risposta è semplice: perché quei mesi sarebbero serviti a svuotare di significato le elezioni, o perlomeno a contenerne l’impatto, in modo da garantire continuità alle politiche inaugurate e consolidate da Draghi. Ora questo obiettivo dovrà essere raggiunto non in nove mesi, ma in sessanta giorni. Come?

Il lascito del governo Draghi

E passiamo così al secondo interrogativo che ci eravamo posti: la caduta del governo Draghi significa che è automaticamente finito anche il “draghismo”, ci si passi l’orrendo termine, inteso come stile politico (decisionismo antidemocratico), come contenuto delle politiche (neoliberismo) e come collocazione internazionale del Paese (europeismo e atlantismo)?

La risposta è negativa per almeno due ragioni. La prima l’abbiamo già vista. La difesa ad oltranza dell’”agenda Draghi”, fatta propria dal PD e da alcuni piccoli partiti di centro, ha assunto un valore identitario, in quanto compensa l’assenza o la debolezza della proposta programmatica dell’area di centrosinistra che del sostegno incondizionato al governo aveva fatto il proprio punto di forza. Proporre un programma elettorale che si allontani, se non per aspetti marginali, dall’agenda Draghi significa smentire e delegittimare quanto fatto e sostenuto negli ultimi diciassette mesi. Da questo punto di vista la continuità è praticamente una scelta obbligata.

La seconda ragione per cui la fine del governo Draghi non significa la fine del “draghismo” è che il PD e i piccoli partiti di centro non solo hanno bisogno della continuità, ma hanno anche gli strumenti per garantirla.

Gli incumbents, così si chiamano tecnicamente i “politici in carica”, cioè le forze politiche che si presentano alle elezioni stando al governo - e Draghi fino al 25 settembre è ancora al governo - hanno modo di condizionare l’esito elettorale o, qualora non siano loro a vincerle, il comportamento del futuro governo.

Il modo più semplice per acquisire voti è quello di attuare politiche distributive, erogando risorse economiche che poi si traducono in consenso elettorale. Oppure, strada anche questa spesso seguita, si possono approvare leggi e provvedimenti che dovranno poi essere attuati dal successivo governo, a prescindere dal suo orientamento politico.

Infine, possono essere attuate politiche che rendono necessaria la presenza futura, anche dopo le elezioni, del governo in carica.

Il Pnrr è stato utilizzato esattamente in questo modo: prendiamo oggi degli impegni che, se si vuole che arrivino i soldi da Bruxelles, debbono essere necessariamente rispettati. E le uniche forze politiche in grado di garantire questi esborsi futuri sono quelle oggi al governo. L’interpretazione estensiva che il Presidente Mattarella ha dato al mandato del “disbrigo degli affari correnti” conferito al governo Draghi fa presupporre che verrà seguita anche questa strada pur di evitare che il centrodestra vinca le elezioni, presentando come catastrofico un futuro senza Draghi e, soprattutto, senza il PD al governo. Sarà quindi meglio monitorare molto attentamente quanto accadrà da oggi al 25 settembre 2022.

Conclusioni

Si dice che nella vita “chi trova un amico, trova un tesoro”, in politica è vero esattamente il contrario: la presenza di un nemico chiaro, tangibile e facilmente individuabile è una risorsa insostituibile in quanto permette di mobilitare risorse, di cementare coalizioni, di suscitare passioni ed entusiasmo, di fare sacrifici oggi per assicurare la vittoria domani. Tant’è che se il nemico non c’è, lo si inventa.

L’ossessivo attaccamento del PD e dei suoi alleati alla fantomatica “agenda Draghi” offre una impagabile opportunità alle forze alternative ed antagoniste che si sono opposte al governo Draghi nell’ultimo anno e mezzo.

Anzitutto, si ricomincia a parlare di politica, di opzioni alternative, di programmi, insomma di cose serie, dopo un lungo periodo in cui tutto sembrava appiattito sulla gestione amministrativa dell’esistente, sulle scelte obbligate, sul rispetto dei vincoli esterni imposti dalle emergenze, dai mercati, dalle istituzioni comunitarie, dall’euro.

Uscire dal pensiero unico, significa anzitutto pensare politicamente, cioè riconoscere che non esiste un unico modo ottimale, la one best way, per definire e risolvere i problemi, ma che ci sono visioni del mondo differenti che si devono confrontare e, se necessario, scontrare.

In secondo luogo, il rischio che l’”agenda Draghi” diventi il programma del futuro governo costituisce uno sprone ad elaborare una “agenda sociale” opposta a quella dell’ex banchiere della Bce, di Letta, di Renzi e di Di Maio.

Il governo Draghi è caduto, ma non è finito: la sua fine dipenderà dalla capacità dei partiti e dei movimenti sovranisti e antielitisti di elaborare in tempi rapidi proposte politiche radicalmente alternative, realistiche e credibili.

Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

Luca Lanzalaco è professore ordinario di Scienza politica presso l’Università di Macerata. Ha recentemente pubblicato, con Giampiero Cama e Sara Rocchi, Le banche centrali prima e dopo la crisi. Politica e politiche monetarie non convenzionali (ATì editore, 2019) e Fragile Boundaries. The Power of Global Finance and the Weakness of Political Institutions (Rivista Italiana di Politiche pubbliche, 2/2015, il Mulino). E’ autore del libro L’euro e la democrazia. Dalla crisi greca al nuovo Mes (Youcanprint, Bari, 2022).

Riferimenti bibliografici

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (16)

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    1. lilithdea 30 luglio 2022

      "Parallelamente, il Partito democratico vede una “finestra di opportunità”: offrire sostegno a Draghi e alla sua nuova agenda politica può colmare, o più correttamente coprire, il suo vuoto programmatico. E così il PD si trasforma da Partito democratico in Partito di Draghi: rigidamente europeista, totalmente acritico nei confronti degli strappi che l’ex banchiere della Banca centrale europea ha inferto alla Costituzione e alle consuetudini democratiche, supino alla disciplina dei “mercati” e delle agenzie di rating e alfiere di un rigore finanziario totalmente estraneo alla tradizione della sinistra a cui il partito sostiene di appartenere".
      Non voglio depotenziare le doti di analista politico dell' articolista,ma il Pd è dalla sua fondazione il partito delle Elites bancarie e non , dai tempi del mordadella Prodi e di Ciampi superministro (?) dell'economia è stato il loro modus operandi: senza un referendum ci fecero entrare nella moneta unica, con D'Alema che poi fece il resto svendendo pezzo per pezzo l'Italia..hanno fatto a pezzi i diritti dei lavoratori liberalizzando a più non posso, Renzi soprattutto, facendo più danni sociali persino di Berlusconi che qualche tipo di sovranità dell'Italia in politica estera ed economica voleva mantenerla. A me spiace la fine da "tonni" dei 5 stelle che potevano fare il loro lavoro all'opposizione senza compromessi al ribasso per mantenere la poltrona (vero giggino?), aprendo meglio le scatolette come promettevano all'inizio se avessero scelto Dibba. Però è vergognoso e degno di un partitucolo come tanti visti che abbiano accettato di governare con tutti, dalla lega che fa gli interessi delle consorterie del nord, al partito dell'agenda Draghi e delle multinazionali, in Italia è il pd che ne è il garante istituzionale..si sono anche loro venduti l'anima al Diavolo in cambio del poltrone, pardon a Draghi..il Diavolo ha più cuore. Ora pensano che gli elettori abbocchino al loro ritorno alle "origini" sul doppio mandato etc etc, no grazie nel mio caso avete perso credibilità, come una persona che hai stimato e nei fatti ti delude amaramente: chi davvero recita la parte dei finti amici del popolo merita un vaffanculo.

    1. absitiniuriaverbis 27 luglio 2022

      "La maggior parte dell'umanità è predisposta alla sottomissione. Gente inconsapevole, gestita completamente. Chi ha capito, ha capito, non ha bisogno di consigli. Chi non ha capito, non capirà mai. Io non biasimo queste persone, perché loro sono strutturate per vivere e basta.

      Cosa vuol dire "vivere e basta"? Mangiare, bere, respirare, partorire, lavorare, guardare la televisione, mangiare la pizza il sabato sera, andare a vedere la partita. Il loro mondo finisce lì. Non sono in grado di percepire altro.

      C'è invece un piccolissimo gruppo di esseri umani che sono “difetti di fabbricazione”: sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri."

      Cit. -

    1. carla 26 luglio 2022

      Penso che il problema ormai non siano più partiti e politici, ma la popolazione. Quando sento che gli ukkkraini non sono sierati, che molti paesi dell'est non si sono sierati in massa, ke i clandestini che sbarcano non solo non vogliono fare da cavia, ma rifiutano anche i tamponi capisco che il gregge siamo solo noi. Ora vediamo se sanitari, ffo e insegnanti si fiondano a fare la quarta.

    2. lilithdea 30 luglio 2022

      Hai ragione, gli stranieri da qualunque parte vengano sono meno sudditi di questi italiati rincitrulliti dalle tre dosi..sono meno svegli persino di un Berlusca ormai rincitrullito, lo si vede da cosa dice in tv pensa di essere ancora nel '94 o 2001..

    1. carla 26 luglio 2022

      Purtroppo non sono affatto ottimista con la % altissima di vaccinati che abbiamo nel paese e con un solo conoscente che dopo 12 mesi dal siero ha capito che ci vogliono ammazzare e me lo ha gridato dalla finestra come avesse scoperto nuovamente l'america

    1. absitiniuriaverbis 26 luglio 2022

      Ecco, fresco fresco:
      L’ultimo colpo di Draghi, Franco annuncia ai ministri: “Meno deficit del previsto, abbiamo 14,3 miliardi per gli aiuti”

    2. Astronauta 26 luglio 2022

      Ogni tanto tirano fuori dal cappello il coniglio.
      Gli euro per gli aiuti sono stati tirati fuori dalla tasca degli italiani i e loro l i elargiscono quale mancetta per tenere buoni i soliti.
      Ma di eliminare l iva sui beni di prima necessita non ne vogliono sentir parlare perché l erario sta gonfiando il suo introito a dismisura. Poi da li la mancetta tanto cara al banchiere lui la manovra a piacimento finche può.
      Stanno veramente facendo delle grandi cag.... in questi due mesi che ci separano dalle elezioni.
      Ma pagheranno molto caro l arroganza.

    1. Astronauta 26 luglio 2022

      Questo è un momento buio in cui Dragji farà cio che vuole senza che nessuno renda conto di ciò che sta facendo.
      Un momento molto pericoloso per il paese che non ha idea in che mani sta.

    1. Eugiorso 26 luglio 2022

      Non ci sono programmi politici alternativi, perché questi escluderebbero il ricatto pnnr, le armi ai nazi-ukrainofoni, le sanzioni alla Russia, eccetera eccetera.
      Se anche presdelcons sarà la furba meloni, che ora si appresta a "raccogliere" (voti) senza aver seminato, i punti di cui sopra saranno sempre, usando una brutta espressione, nell'agenda del governo, simil-draghi ... Non solo perché porca italia del vecchio satiro berlusca, con pochi seggi, garantirà atlantismo e europeismo (leggi europoidismo). Anche perché elementi come salvini non avranno il coraggio politico di cambaire strada, questi possono "fare le capriole" ma soltanto in una direzione ....
      Non andate a votare, mi raccomando!

      Cari saluti

    2. Cachafaz 26 luglio 2022

      Ma no, non esageriamo! C'e' ancora differenza tra pd e gli altri, il pd ha come punto l'obbligo vaccinale, gli altri (si spera) no. Se ti/vi sembra poco. Andate a votare, mi raccomando!

    3. emilyever 27 luglio 2022

      Spero che riescano a raccogliere le firme necessarie quelli che hanno sempre difeso i novax e i putiniani

    1. Arian Van Heisen 26 luglio 2022

      " Il governo Draghi è caduto, ma non è finito: la sua fine dipenderà dalla capacità dei partiti e dei movimenti sovranisti e antielitisti di elaborare in tempi rapidi proposte politiche radicalmente alternative, realistiche e credibili....

      Non bastano i programmi politici alternativi, che già esistono , ma occorrono gli strumenti perchè vengano realizzati : Legge elettorale , Costituzione, Media, questi strumenti sono oragnizzati in modo di stare perennemente in un pantano pseudo democratico.
      Avete visto voi nei dibattiti, nei Talk Show nei notiziari Nazionali parlare o vedere queste immagini ?
      Altro sangue nella Milano di Sala (msn.com)

    2. Astronauta 26 luglio 2022

      La Milano di Sala ha come influencer la Ferragni.
      Se ad un sindaco abbisogna una influencer vuol dire che quella città ha solo apparenza e nessuna sostanza.
      Infatti la violenza la fa da padrona mentre Sala si finge un sindaco in apparenza ma in realta ha il vuoto dentro.e la città anche,senza alcuna forza per ribellarsi.

    1. Bertozzi 26 luglio 2022

      Secondo me,a parte i piddini senza speranza, gli altri faranno a gara per ottenere i voti dei no vax, vera forza politica senza voce, visto che fra i vari partiti non ci sono differenze né reali né percepite - avendo tutti (e dico tutti!) fatto parte dell'esecutivo più criminale della storia. Secondo me almeno fino a settembre non romperanno più con vaccinu pandemie e guerre mondiali, sta' a vedere!
      Poi dal 25 si risentira' il rumore degli zoccoli dei cavalli dei cavalieri dell'apocalisse, ma fino ad allora scommetto che ci sarà più di un partito che farà l'aperturista per rubare qualche voto no vax, visto che comunque è gente senza vergogna, vediamo.

    2. buddyboy 26 luglio 2022

      Secondo me non faranno neanche finta..., 5s, PD, FI, Lega hanno tutti sostenuto il tormentone pandemico e la guerra in Ucraina, l'Atlantismo e la UE, qualche moina da parte di FdI ma nulla di sostanziale, quindi cosa dovrebbero cambiare??
      I loro elettori sono al 99% d'accordo su tutto, girano con la mascherina in spiaggia, hanno ancora la bandiera Ucraina sul balcone e sono convinti della fortuna che abbiamo avendo l'Euro e la Nato, che continuano a salvarci da guerre e pandemie...Questi sono il 50% degli aventi diritto al voto, il 95% di coloro che andranno a votare ..

    3. lilithdea 30 luglio 2022

      Ovvio non metteranno nessun rettiliano pass e non romperanno le palle sulla quarta dose, devono prima ottenere che i loro sudditi vadano a votare(con una crocetta sul simbolo, proprio come analfabeti che appunto mettevano una X non sapendo scrivere..) così possono anche avere i rimborsi elettorali..neanche i Pddioti metteranno troppo l'accento sul dovere sociale di cacchinarsi, tanto tutto è implicito nell' agenda del Rettile. E Letta nipote, giggino la cartelletta e l'ebetino di Rignano(d'Arabia) ne sarebbero gli esecutori caso mai vincessero queste elezioni. Ma anche dovesse vincere, Donna Meloni non ha molto futuro..10 mesi e rimettono un governo "tecnico".

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