Il "giorno della liberazione" di Trump: Un’altra trovata di pubbliche relazioni o un punto di svolta per il riorientamento globale?

Il "giorno della liberazione" di Trump: Un’altra trovata di pubbliche relazioni o un punto di svolta per il riorientamento globale?
US President Donald Trump has slapped a new tariff on Australia.

Simplicius
simplicius76.substack.com

Il nuovo grande risveglio americano è arrivato con l’annuncio di Trump del "Giorno della Liberazione", una vera e propria dichiarazione di indipendenza economica:

President Trump’s Full Liberation Day Speech: reciprocal tariffs on nations that tariff us! Baseline now 10% + greater tariffs for the countries ripping us off. No more trade rip-offs—Trump’s making America RICH again! #MAGA #Tariffs pic.twitter.com/HNzgYAfHg3

— Project Constitution (@ProjectConstitu) April 2, 2025

Gli esperti di tutto il mondo si stanno ora scontrando su cosa significherà per l'economia mondiale questo epocale pacchetto di "tariffe reciproche".

In primo luogo, va detto che il programma, a quanto pare, non è affatto un programma di tariffe "reciproche", quanto piuttosto di dazi intesi a bilanciare i deficit commerciali "ineguali" tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi. Come ormai molti sanno, il team di Trump ha apparentemente utilizzato una semplice equazione per determinare l'aliquota tariffaria:

Il team di Flexport è riuscito a decodificare la formula utilizzata dall'amministrazione per generare le "tariffe reciproche". È piuttosto semplice: hanno preso il deficit commerciale che gli Stati Uniti hanno con ciascun Paese e lo hanno diviso per le importazioni statunitensi da quello stesso Paese. Il grafico sottostante mostra le previsioni di questa formula confrontate con le nuove tariffe effettive.

Non sorprende che i mercati abbiano subito un bagno di sangue, con un drastico calo del dollaro USA rispetto alle principali valute:

Il dollaro USA è sceso rispetto alle principali valute globali, tra cui l'euro, lo yen giapponese, il franco svizzero, la sterlina britannica e il rublo russo. Si è invece rafforzato nei confronti dello yuan cinese. Il calo rispetto all'euro è il maggiore degli ultimi 10 anni, superiore al 2%.

Tutto questo potrebbe però far parte del piano di Trump. Saltare alle conclusioni è diventata una seconda natura nel nostro moderno campo dell'informazione, con una cultura della gratificazione istantanea che richiede risultati immediati in ogni momento. I cambiamenti veramente epocali richiedono tempo e, a breve termine, sono accompagnati da grandi sofferenze; questo è naturale quando si annullano decenni di frodi economiche.

REPORTER: The markets today are way down. The worst day in years. Because of the tariffs. So, how's it going?

TRUMP: I think it's going very well. It was an operation like when a patient gets operated on. pic.twitter.com/E5Gd2QQplz — Aaron Rupar (@atrupar) April 3, 2025

Si scopre che l'intero piano di Trump potrebbe essere stato preso da un testo del consigliere economico Stephen Miran. A novembre, Miran aveva scritto A User's Guide to Restructuring the Global Trading System (Guida alla ristrutturazione del sistema commerciale globale), che, secondo gli esperti, riporta esattamente ciò che Trump sta cercando di realizzare. Uno dei principi fondamentali del documento è la svalutazione deliberata del dollaro USA al fine di rendere le esportazioni statunitensi nuovamente favorevoli e far ripartire la produzione americana. L'intera questione ruota attorno al famoso dilemma di Triffin, secondo cui:

Un Paese la cui valuta è la valuta di riserva globale, detenuta da altre nazioni come riserva di valuta estera (FX) per sostenere il commercio internazionale, deve in qualche modo rifornire il mondo con la propria valuta per soddisfare la domanda mondiale di queste riserve FX. Questa funzione di approvvigionamento è nominalmente svolta dal commercio internazionale e il Paese che detiene lo status di valuta di riserva deve gestire un inevitabile deficit commerciale.

Per riassumere quanto detto sopra per i non addetti ai lavori, un Paese che detiene la valuta di riserva mondiale si trova di fronte a un dilemma significativo, in cui la sua politica commerciale e la sua politica monetaria sono di fatto in contrasto tra loro. Per mantenere lo status di valuta di riserva - e trarre tutti i benefici geopolitici che ne derivano - il Paese deve azzoppare la propria produzione economica realizzando un enorme deficit commerciale, il che significa che il Paese deve importare molto più di quanto esporta, danneggiando - o nel caso degli Stati Uniti, uccidendo - la produzione nazionale.

Perché un Paese deve avere un deficit commerciale per mantenere il suo status di valuta di riserva globale? Perché quando la vostra moneta è la valuta di riserva globale, tutto il mondo ne ha costantemente bisogno per utilizzarla negli scambi internazionali tra i vari Paesi. L'unico modo per mantenere questi Paesi costantemente riforniti di dollari è che gli americani importino tonnellate di merci dall'estero, inviando di fatto dollari ai Paesi produttori, dato che questi acquisti sono effettuati in dollari. Se invece i Paesi produttori acquistassero tonnellate di merci statunitensi, pagherebbero tali esportazioni con dollari, il che significa che tutti i dollari verrebbero rispediti negli Stati Uniti e le nazioni di tutto il mondo avrebbero una grave carenza di dollari statunitensi. Cosa succederebbe allora? Non avrebbero altra scelta che commerciare con le proprie valute, il che significherebbe il collasso del sistema di riserva del dollaro.

Un esempio più semplice: se un francese acquista un pick-up Ford da 50.000 dollari e lo importa in Francia, 50.000 dollari lasciano la Francia e tornano negli Stati Uniti, riducendo le disponibilità in dollari della Francia. Se un americano acquista una Peugeot francese da 50.000 dollari e la importa negli Stati Uniti, invia i suoi 50.000 dollari alla Francia, che aumenta le sue disponibilità in dollari.

Come si è visto, l'unico modo per mantenere lo status di riserva del dollaro è assicurarsi che i dollari statunitensi siano costantemente in circolazione nel mondo, il che può essere fatto solo gestendo un massiccio deficit commerciale in cui le importazioni di beni esteri (flussi in uscita di USD) superano di gran lunga le esportazioni di beni nazionali (flussi in entrata di USD).

Tutto questo contestualizza l'attenzione del documento di Miran sulla "sopravvalutazione del dollaro", in particolare sotto l'aspetto della sicurezza nazionale. Miran nota giustamente che la sicurezza nazionale degli Stati Uniti nelle attuali circostanze è degradata a causa dell'erosione del potenziale manifatturiero che rende gli Stati Uniti incapaci di produrre i mezzi essenziali per la propria difesa. La tesi di Miran inoltre considera le tariffe non semplicemente come una forma rapida ed economica di "entrate", come alcuni presumono, ma come uno strumento per riequilibrare favorevolmente le quotazioni delle valute globali.

Le tariffe come leva: Le tariffe sono uno strumento primario per affrontare gli squilibri commerciali, non solo per ottenere entrate, ma anche per forzare gli aggiustamenti valutari e proteggere le industrie nazionali.

Quanto detto non significa che con l'ultima mossa Trump intenda porre fine al sistema di riserva del dollaro. Al contrario, intende portarlo avanti in un modo più "equo". Dal documento:

Nonostante l’importanza del ruolo del dollaro nel settore manifatturiero statunitense, il presidente Trump ha sottolineato il valore che attribuisce al suo status di valuta di riserva globale e ha minacciato di punire i Paesi che si allontaneranno dal dollaro. Mi aspetto che questa tensione si risolva con politiche che mirino a preservare lo status del dollaro, ma che migliorino la condivisione degli oneri con i nostri partner commerciali.

Per coloro che sostengono che le tariffe doganali danneggiano il consumatore americano, costretto a sostenere l'onere dei costi, il documento illustra come ciò possa non essere vero:

In sostanza, la svalutazione della valuta estera può compensare i dazi sulle importazioni. Noterete che questo sembra contraddire anche la premessa della svalutazione del dollaro, ma è qui che la questione diventa molto più complicata. Da quanto ho capito, il documento propone di trovare un equilibrio, spiegando che se i Paesi avversari scelgono di svalutare le loro valute come reazione per aumentare le proprie esportazioni, il dolore potrebbe essere "compensato" dalla spiegazione di cui sopra. I Paesi amici, invece, potrebbero accettare di contribuire alla svalutazione del dollaro in quello che Miran immagina come i "Mar-a-Lago Accords", simile agli Accordi del Plaza o addirittura all'accordo di Bretton Woods.

Miran prevede anche che le tariffe siano solo la prima fase di un'operazione più elaborata. I dazi potrebbero essere usati solo come una frusta iniziale per portare i Paesi a negoziare, mentre Trump passerà poi a un approccio che prevede l'alleggerimento o la rimozione dei dazi per i Paesi che accetteranno di finanziare "significativi investimenti industriali" nel settore manifatturiero statunitense.

Per questo motivo, si prevedono diverse fasi del processo, come il rafforzamento del dollaro e il suo eventuale indebolimento:

In ogni caso, poiché il Presidente Trump ha dimostrato che le tariffe sono un mezzo per avere una leva negoziale di successo e estrarre ricavi dai partner commerciali, è molto probabile che le tariffe vengano utilizzate prima di qualsiasi strumento valutario. Poiché le tariffe sono positive per il dollaro, per gli investitori sarà importante capire la sequenza delle riforme del sistema commerciale internazionale. È probabile che il dollaro si rafforzi prima di invertire la rotta, se lo farà.

Miran rileva tuttavia dei pericoli:

In quarto luogo, queste politiche potrebbero rafforzare gli sforzi di coloro che cercano di ridurre al minimo l'esposizione agli Stati Uniti. Gli sforzi per trovare alternative al dollaro e agli asset in dollari si intensificheranno. L'internazionalizzazione del renminbi o l'invenzione di una sorta di "moneta dei BRICS" presentano tuttora notevoli difficoltà strutturali, per cui è probabile che tali sforzi continuino a fallire, ma è probabile che ne beneficino asset di riserva alternativi come l'oro o le criptovalute.

Ora la discussione principale verte sul fatto che gli Stati Uniti abbiano ancora una spina dorsale manifatturiera in grado di essere rivitalizzata. Molti sostengono che, a questo punto, le cose sono “andate troppo avanti": le infrastrutture sono state trascurate per troppi decenni, intere generazioni hanno perso le conoscenze per costruire le cose e forse, ancora peggio, è che la cultura in America è diminuita fino a diventare una sorta di pozzo avvelenato che ha disincentivato la nuova generazione dall'accettare i tipi di lavoro che avrebbero portato a un immaginario boom manifatturiero o a un'età dell'oro.

Come suggerisce un thread:

Nel 1973 gli Stati Uniti avevano prodotto 111,4 milioni di tonnellate di acciaio. L'industria impiegava 650.000 persone. Oggi l'industria impiega 142.000 persone e gli Stati Uniti producono 79,5 milioni di tonnellate d’acciaio, il che è indubbiamente meglio del nadir di soli 60 milioni di tonnellate sotto Reagan.

I dati indicano che oggi ci sono quasi 5 milioni di lavoratori in meno nel settore manifatturiero rispetto al 2000, nonostante che, da allora, la popolazione statunitense sia cresciuta di ben 60 milioni di persone.

Per molti versi, ciò che Trump sta tentando di fare è costringere il mondo a una forma moderna di neofeudalesimo imperiale, in cui gli Stati vassalli pagano profumatamente per il privilegio di sottostare al racket della "protezione". Qualcuno sosterrà che si tratta di un sistema equo; in termini anglosassoni, forse. La Cina immagina un ordine globale molto diverso, senza la necessità di minacce e coercizioni mafiose.

È importante notare che il piano multifase di Trump prevede la graduale sostituzione dell'IRS con l'ERS (External Revenue Service). Il Segretario al Commercio di Trump, Howard Lutnik, lo ha detto più volte, con crescente enfasi negli ultimi tempi:

Are you ready to kiss the IRS goodbye?

Our Secretary of Commerce @howardlutnick sure is! “Remember, we pay taxes into the Internal Revenue Service. Wouldn’t it be amazing to stop paying taxes to the IRS and have the External Revenue Service?! Make America Great Again! That’s… pic.twitter.com/nCSMYQM70u — TheStormHasArrived (@TheStormRedux) March 5, 2025

Trump commette un piccolo errore nella parte finale della sua dichiarazione di cui sopra: sostiene che le tariffe ci avrebbero salvato dalla Grande Depressione, omettendo che le famigerate tariffe Smoot-Hawley, in realtà, ci provarono disperatamente e, probabilmente, peggiorarono le cose. Si corregge, ma dice che a quel punto era "troppo tardi" per agire: un giudizio negativo che si può facilmente applicare anche a questi suoi tentativi di intervenire sull'arco terminale dell'Impero.

Un "fact checker" ha affermato che sarebbe materialmente impossibile sostituire le entrate fiscali con i dazi:

Potrà anche essere vero, ma solo perché le spese del governo degli Stati Uniti sono attualmente così elevate da rendere necessario un gettito fiscale enorme per finanziare il governo, per di più con un deficit ormai alle stelle. Sono necessari tagli importanti per riportare la spesa federale ai livelli originariamente previsti: si può facilmente iniziare con l’ipertrofico bilancio della difesa da 1T di dollari. Una volta che il bilancio sarà stato portato a un livello fiscalmente responsabile, allora le tariffe potranno potenzialmente essere applicate per gestire il resto.

Con la forza lavoro già destinata a essere tagliata da Trump, l'IRS [l'agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi] è terrorizzata:

[caption id="attachment_226247" align="aligncenter" width="976"] Fonte[/caption]

L'agenzia sostiene che i contribuenti che prevedono una carenza di agenti dell'IRS quest'anno correranno il rischio e non presenteranno la dichiarazione dei redditi, con la speranza che presto non ci sarà più nessuno a controllarli:

L'Agenzia delle Entrate ha "notato un'impennata di chiacchiere online da parte di individui che dichiarano la loro intenzione di non pagare le tasse quest'anno", riporta il Washington Post, citando tre persone a conoscenza delle proiezioni fiscali.

Il Washington Post ha aggiunto che le persone "scommettono che i revisori non esamineranno i loro conti", in considerazione del fatto che il DOGE [Department of Government Efficiency] intende ridimensionare l'IRS di quasi il 20% entro il 15 maggio.

Come detto in precedenza, molti ritengono che la grandiosa visione di Trump sia troppo poco e arrivi troppo tardi, ma la controargomentazione è che il mondo è ora in una corsa al ribasso, con le nazioni europee ben in testa. Forse Trump non riaccenderà un'età dell'oro americana, ma le sue audaci e drastiche azioni probabilmente stringeranno il giogo intorno ai vassalli europei, assicurando per gli anni a venire la supremazia americana in quella parte del mondo.

Il grande interrogativo che rimane è quanto l'America possa realisticamente diventare competitiva nei confronti della Cina. È difficile immaginare che l'America possa recuperare terreno senza ricorrere a una guerra totale, facendo arretrare la Cina di diversi decenni, motivo per cui probabilmente continueremo ad assistere ad importanti provocazioni. Almeno per quanto riguarda il primo aspetto, l'Economist nel suo ultimo articolo è d'accordo:

[caption id="attachment_226248" align="aligncenter" width="1016"] Fonte[/caption]

Come ultima nota, è stato detto che la Russia non è stata inclusa tra le tariffe di Trump perché, con le sanzioni contro la Russia, gli scambi commerciali tassabili sarebbero molto pochi. Diversi organi di stampa hanno smentito questa spiegazione:

Gli Stati Uniti non hanno imposto nuove tariffe contro la Russia e hanno mentito (!) sulle ragioni dell'assenza di tali tariffe, - Le Monde

▪️The Casa Bianca afferma che "le sanzioni statunitensi impediscono già qualsiasi commercio significativo con la Russia", ma, in realtà, la bilancia commerciale USA-Russia nel 2024 era di circa 3,5 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra superiore a quella delle Mauritius e del Brunei, contro i quali sono stati imposti dazi rispettivamente del 40% e del 24%.

▪️Se Russia e Bielorussia fossero inserite nell'elenco dei Paesi soggetti a nuovi dazi doganali, le tariffe [nei loro confronti] sarebbero rispettivamente del 42% e del 24%.

Gli Stati Uniti commerciano di più con la Russia che con Paesi come le Mauritius o il Brunei, che sono nella lista dei dazi di Trump", ha scritto Axios, smentendo le parole dei funzionari statunitensi.

Se fosse vero, si tratterebbe di uno sviluppo interessante, in quanto significherebbe che il riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia è molto più profondo di quanto appare e che, secondo Trump, ingraziarsi la Russia sarebbe modo per capovolgere davvero il mondo con un'eventuale partnership senza precedenti tra le due superpotenze.

Questo avviene mentre l'inviato personale di Putin per lo sviluppo economico, Kirill Dmitriev, è atterrato oggi a Washington insieme a un circuito mediatico completo: Video 1, Video 2. Dmitriev è un finanziere nato a Kiev, cresciuto negli Stati Uniti e formatosi alla Goldman Sachs, che ha una conoscenza unica del territorio. La sua recente ascesa alla ribalta indica chiaramente l'avvicinamento degli interessi commerciali russi e americani e il disgelo delle relazioni, che potrebbe essere un segnale positivo per la strategia di riorientamento globale a lungo termine di Trump.

Simplicius

Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/trumps-liberation-day-another-pr
04.04.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (20)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 20 caricati
    1. uomospeciale 5 aprile 2025

      E se fosse tutto voluto e pianificato?
      Se le élite che controllano gli usa avessero deciso di ridurre volontariamente la loro sfera di influenza alla sola America & America latina, invece di andare a un sanguinoso costosissimo e imprevedibile scontro frontale con il blocco Russo e Cino asiatico?
      I dazi e il disimpegno verso l'Europa potrebbero essere solo l'inizio di una politica americana più concentrata verso se stessi e il loro giardino di casa, in fondo mantenere centinaia di basi militari all'estero è enormemente dispendioso per chiunque e i rischi di una terza guerra mondiale sono sempre più alti....Magari dietro lo slogan "America First" c'e molto di più .... Forse hanno capito è meglio ridimensionarsi tutti verso le più vicne aree di influenza e dividersi grosso del malloppo con altri contendenti piuttosto che spartirsi le ceneri di un mondo distrutto e in rovina.
      E chi parla sempre "stile di vita americano non negoziabile" non si rende conto che l'americano medio tra violenza, debiti, armi, cibo spazzatura, costi sanitari insostenibili e mancanza totale di certezze sia sociali che relazionali, viveva già molto peggio di un europeo ancora nei favolosi anni '90 figuriamoci oggi...
      Oggi vivere in America è un incubo di quelli brutti, e girare con un suv a rate da 5000 cc mangiando schifezze, lavorando 70 ore a settimana per poi essere sepolti in una bara per obesi a 60 anni non è tutto...C'è ben altro nella vita.

    1. danone 5 aprile 2025

      Di nuovo siamo di fronte al solito teatrino che serve per mantenere nel rimbambimento permanente le popolazioni.
      L'unico scopo che hanno lor signori, tutti, da trump a biden, dai banchieri agli industriali, dagli economisti corrotti ai politici di ogni estrazione ideologica, è quello di non dire alla gente che il modello economico neo-liberista della moneta debito non è un vero modello economico, ma è una mega truffa globale ai danni dei popoli, che devono essere tenuti nella gabbia della scarsità e nella credenza che alternative a questo sistema monetario non c'è n'è (la famosa bacchetta magica che non esiste).
      E allora ve la do io la bacchetta magica (sarei da nobel dell'economia ma non lo voglio perchè quel premio corrotto dato da corrotti ad utili idioti mi fa schifo)
      Volete risolvere il problema del deficit commerciale Usa causato dal fatto che il dollaro è la moneta di riserva mondiale?
      Ve la do io a gratis la soluzione e aggiungo, sempre a gratis, che è la soluzione anche per la fantomatica moneta dei brics.
      Ecco la geniale soluzione del danone..prendete appunti please.
      Basta stabilire una unità di misura del valore uguale per tutti a livello internazionale.
      Questa unità di misura deve diventare uno standard del valore internazionale, non è una nuova valuta, ovvero un mezzo di scambio, emesso da qualcuno, che deve circolare.
      Una volta stabilito lo standard del valore comune internazionale, per contabilizzare i commerci internazionali si valuterà il valore delle merci in base al nuovo parametro, quindi di conseguenza si potrà pagare il deficit non con la circolazione delle valute ma con altre merci.
      Questo sistema porterebbe ogni paese a riconsiderare importanti le produzioni interne di economia reale, riattiverebbe l'occupazione che rilancerebbe la domanda interna.
      Aumenterebbe il benessere per la gente e toglierebbe margini e ossigeno agli speculatori attuali.
      In questo semplice modo (certamente più semplice del sistema attuale) gli Usa potrebbero, nel tempo, riequilibrare la loro bilancia import/export e i brics avrebbero il loro sistema di scambi, senza la necessità di ancorarsi ad una valuta comune ed indebitarsi con essa, che sarebbe emessa da un monopolista che alla lunga manterrebbe gli attori economici, quindi i popoli, dentro una schiavitù monetaria permanente.
      Mi volete dimostrare che mi sbaglio?
      Va bene per me, ma per farlo prima dovreste implementare il modello che consiglio e se lo si facesse, sarebbe la nuova realtà a darmi ragione, perchè anche se non sembra, ciò che ho scritto è pura logica e cristallina matematica, non opinione del danone.
      Provare per credere.
      Ovviamente so che gli imperatori del mondo non hanno l'interesse di provare il sistema che propongo e questo mi fa capire due cose chiare come il sole..
      primo..
      i centri di potere, tutti, sono corrotti e non pensano al bene della gente, Trump e Putin compresi..
      secondo..
      sono tutti d'accordo, o meglio, sono tutti etero-diretti da un unica volontà occulta, lei si veramente egemone su tutto e tutti, anche sulle facoltà cognitive di noi altri poveri c.glioni che andiamo dietro a tutto ciò senza un minimo di competenza e capacità critica.
      Avanti così per il burrone topini miei.

    2. Nonso 5 aprile 2025

      Oh madonnina, ti seguo alla lettera. Però non farla più importante di quanto non sia. Basterebbe poco da tutti per cambiare ogni cosa.

    3. sbregaverse 5 aprile 2025

      Dannatissimo UAN ecco perchè sei uan e dannatissimo. Completo il tuo dettato con l'umile proposta di mettere in bacheca a Sèvres , insieme al metro in platino^iridio, la nuova unità di misura di valore :
      LO SBREGA.(Cfr.: D.O.M.)

    4. danone 5 aprile 2025

      Caro Nonso se fosse come dici te il cambiamento sarebbe già avvenuto.
      Se siamo ancora dentro a questo modello truffa è perchè il 99% della gente o nonsa di che si parla o ha l'interesse di lasciare tutto così com'è.
      Terza ipotesi nonc'è.

    5. sbregaverse 5 aprile 2025

      Misura per misura.
      W.S.

    6. Nonso 5 aprile 2025

      Terza ipotesi: non è ancora il momento.

    7. danone 5 aprile 2025

      Certo ma questa è tautologia, ovvero finchè una cosa non c'è è perchè non è ancora arrivato il momento per cui ci debba essere.
      Dal mio punto di vista non è molto utile ragionare in questo modo, anche se non è smentibile come ragionamento.

    8. Nonso 5 aprile 2025

      Ci sono casi in cui anche l'inutile ha un suo importante valore.
      Scrivere qui è del tutto inutile, secondo i criteri della logica, ma è un inutile di senso vero e profondo.

    1. maghi 5 aprile 2025

      mi hanno detto che Tremonti ha visto la fine della globalizzazione coi dazi. Ha ragione. E non è successo a casaccio, ma fa tutto parte dell'agenda 2030.

    1. maghi 5 aprile 2025

      diciamo pure come stanno le cose: colla rarefazione dell'energia e delle risorse c'è bisogno di diminuire i consumi. Allora cosa c'è di meglio che aumentare i prezzi per diminuire i consumi? E meglio che i dazi cosa ci può essere? Dopo 30 anni di globalizzazione drogata dal ogni bene di energia e risorse, scialacquate come non ci fosse un domani, è arrivato il momento delle vacche magre. Nella Bibbia erano 7 anni di magro, ora saranno 30 anni. Nel 2050, stranamente la data del NET 0, se qualcuno qui ci sarà ancora, vedrà.

    1. sbregaverse 5 aprile 2025

      《Semplicemente》 bravo uno dei pochissimi che stigmatizzi( e in parte spieghi):
      zero dazzi {Cfr.Sticazzi} per la grande madre.

    1. Dario Lampa 5 aprile 2025

      Sono solo opportune (politicamente parlando) nonché retoriche spacconate quelle del Tycoon. In fondo è così che si governa il popolo degli USA, inculcandogli fallaci e improbabili aspettative, pure illusioni al grido: "Diventeremo tutti ricchi! Saremo di nuovo i primi! America First!".
      Se l’operazione avviata da Trump, come è probabile che accada, andrà male inizierà una fase di profonda recessione negli USA e chi comanda veramente, cioè i proprietari del grande capitale finanziario anglo-giudaici-americani, non la perdoneranno allo stesso Trump e gli metteranno contro i media e il popolo credulone americano. Le conseguenze saranno molto pesanti e Trump rischierà di essere eliminato in un modo o nell'altro come spesso accade ai presidenti degli USA sempreché la situazione non sfoci in una devastante guerra mondiale.
      In tutto questo fosco contesto spicca la suicida politica di totale asservimento del nostro governo all'operato delle leadership americane. Solo pochi mesi addietro la nostra (nostra si fa per dire) "prima ministra" si abbracciava con il Biden, oggi è in piena sintonia con il Trump ottemperando così al solito e ignobile comportamento della casta italiota: "O Franza o Spagna purché se magna"! Ma "a magnà", e molto bene anche, sono solo loro al potere mentre il resto del popolo sprofonda sempre di più nella povertà. Altro che governo patriota!!!

    2. sbregaverse 5 aprile 2025

      La recessione USA è da un bel po' di tempo che è un fatto acclarato , soltanto che il bidet, con la plutocrazia uccidentale e con l'apparato smerdiatico , l'ha tenuto nascosto ai più.
      La guerra è, per l'appunto, per ovviare al problema recessivo, come si fa abitualmente nelle migliori economie turbo finanziarie ^ capitalistiche.

    3. Nonso 5 aprile 2025

      Ci si vergogna della recessione usa e quindi non si rende di pubblico dominio. Buono a sapersi.

    4. Dario Lampa 5 aprile 2025

      Si... Ma con il Tycoon la recessione aumenterà. Questa è una crisi sistemica! Come ho fatto spesso notare, l'infame sistema liberal-capitalista ha innescato un devastante, irreversibile circolo vizioso alimentato sinergicamente da disastrosi fattori socio/economici/ambientali. Solo rimuovendo tali fattori potremo salvarci dalla tribolazione.

    5. sbregaverse 5 aprile 2025

      Certo che sì, caro frate pluri^illuminato, siamo in sintonia, ma solo l'intervento dell'Amato (Cfr.: I 99 nomi di DIO) ci darà Salus.

    1. TizianoS 5 aprile 2025

      È comprensibile che le opinioni in merito al presente argomento siano varie e discordanti.
      Io ogni tanto leggo con interesse i grafici pubblicati dal seguente sito sulle maggiori economie mondiali:
      https://www.statista.com/chart/22256/biggest-economies-in-the-world-timeline/

    1. clausneghe 5 aprile 2025

      Viviamo in un mondo buffo, non c'è che dire..
      Infatti, mentre le streghe e gli stregoni della UE ci chiedono/ordinano di mettere mano alle nostre borse per cacciare gli 800 mld di neuri che servono per le armi, al costo di indebitarci a vita, i mercati con le loro borse in soli due giorni perdono, lo dice ansa, ben 5.200 miliardi di euro/dollari. Allora delle due una; O i soldi non sono tutti uguali oppure non esistono, sono solo numeri virtuali che vanno e vengono, altrimenti perchè , se fossero veri, dovrebbero chiederli a noi sudditi, quando questi Paperoni della finanza si possono permettere di perdere cifre catastrofiche senza battere ciglio? C'è qualtorna che non mi cosa..Ad ogni modo, tifo per Trumpone sfascione che sembra a breve ci farà vedere cosa c'era nel p.c. di Biden figlio e magari pubblicherà anche la lista di Epstein con i suoi pedofili di governo.

    1. PietroGE 5 aprile 2025

      La cosa che ha scompaginato la situazione di dominio del dollaro è stata l'ascesa della potenza economica cinese e la diffusione come moneta di scambi commerciali dello yuan. Che l'uso del dollaro come moneta di riserva implichi anche un deficit commerciale è noto da molto tempo e l'articolo lo mette giustamente in evidenza, le conseguenze sono state il declino della manifattura americana che ha minato anche la sicurezza nazionale e la dipendenza dall'estero per molti prodotti di tecnologia e di materiali strategici. La reazione di Trump però è stata isterica con tariffe che rischiano solo di produrre casino a livello interno americano e internazionale. Non si può invertire la rotta della globalizzazione che va avanti da 40 anni e più in qualche anno e i contraccolpi a livello geopolitico potrebbero essere devastanti per gli USA. Questo è tanto più vero per i Paesi asiatici ,tartassati dalle tariffe, che servono agli USA per l'alleanza anti cinese. Vuole invertire il declino americano? Dovrebbe cominciare dalla scuola che è stata distrutta dall'ideologia multiculturale. Il 'bastone' tariffe e la 'carota' accordi individuali funzionano solo se i Paesi in questione continuano ad accettare l'egemonia americana. I contro dazi cinesi dimostrano però che i tempi sono cambiati.

Visualizzati 20 di 20 commenti approvati.