Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org
L'uso dell'energia ha contribuito in modo significativo alla "civilizzazione" dell'uomo. Prima dell'invenzione della macchina a vapore di James Watt del 1765, il lavoro proveniva dalla fatica delle braccia; dopo Watt, ciò che la natura aveva immagazzinato in legna, gas e petrolio venne trasformato in energia meccanica, riducendo la fatica fisica e mettendo a disposizione dell'umanità "schiavi" meccanici, dotati di grande forza e grande ubbidienza. Il secondo grande cambiamento è stato l'uso crescente della conoscenza che ha aumentato l'efficienza dei processi. Sono nati i robot con capacità in continua evoluzione. Poi, con una quantità non trascurabile di energia, sono state introdotte le applicazioni dell'informazione e della conoscenza. Prima della transizione alla civiltà energetica, il mondo era comunque caratterizzato da scoperte e conquiste in ambito scientifico, tecnologico, architettonico, musicale e artistico. C'erano sublimi pensatori, capaci costruttori, raffinati artigiani, arguti osservatori dei fenomeni naturali. Insomma, si era civili (per alcuni aspetti più che adesso) e si costruivano opere pregevoli anche senza ricorrere all'energia che la natura teneva nascosta. Ci fu anche una significativa crescita dell'organizzazione umana e dei sistemi giuridici che, da una base edittale dei re, a un certo punto, fu sostituita dal modo di credere e di agire della popolazione, eventualmente espresso attraverso i suoi rappresentanti.
Nell'era che precedette l'uso dell'energia, servivano braccia, e la necessità di "braccia" fu la base dello schiavismo, anche favorita dalle lotte e dalle guerre di supremazia in Africa. I vincitori neri (forse aiutati dai bianchi) imprigionavano i neri nemici e li vendevano come schiavi per le piantagioni d'oltreoceano. Si attuò, in pratica, il furto di braccia da regioni che avrebbero potuto, almeno in teoria, progredire e generare benefici per i propri abitanti, per generare benefici per gli abitanti di altre regioni. Poi, bandito lo schiavismo, la necessità di braccia venne soddisfatta da un altro tipo di rapimento: l'emigrazione di braccia dai paesi poveri verso quelli "avanzati". Il furto non era contro la volontà diretta del rapito, ma aveva una forma più subdola: sfruttare lo stato di povertà, accompagnato dalla visione di un mondo luccicante, per esercitare un'attrazione tale da vanificare i legami naturali con la propria terra d'origine, le proprie tradizioni e la propria cultura.
Col passare del tempo, oltre all'energia e alle sue fonti, divennero essenziali anche i materiali necessari per processi avanzati: all'inizio, il rame e l'acciaio; ora, le terre rare e, più recentemente, i gas essenziali per la microelettronica, come l'elio.
Molto di più, le attuali trasformazioni dell'informazione e della conoscenza richiedono una forza lavoro diversa, non più di braccia, ma di cervello. Inizialmente, i paesi occidentali, gli USA e i paesi europei "avanzati" disponevano di cervelli propri e di un sistema educativo in grado di soddisfare la domanda proveniente dal mercato dell'alta tecnologia. Esisteva comunque la necessità di mantenere un adeguato divario tra i paesi dominanti e gli altri, che dovevano rimanere follower e conservare risorse sufficienti per acquistare l'alta tecnologia dai leader, che la vendono con un significativo vantaggio economico e strategico: il ben noto scambio impari. Questa necessità, accompagnata anche da un crescente deterioramento delle capacità tecniche e scientifiche dei "cervelli" dei paesi dominanti, per via dell'intorpidimento dovuto alla ricchezza, ha esasperato il furto dei cervelli.
Il furto di cervelli si basa su una metodologia e una logica simili a quelle del furto delle braccia successivo allo schiavismo, ma con un uso opportunistico del denaro. Infatti, si può parlare ora di emigranti del cervello. Non so se ci sia stata una strategia ben definita, ma il meccanismo è stato molto efficace. L'immagine dell'Occidente è stata falsamente amplificata dall'informazione, in particolare da quella prodotta da Hollywood. Un mondo pieno di opportunità, di ricchezza, di spazi aperti, di coraggio, di forza e, per quanto riguarda gli aspetti tecnico-scientifici, di istituzioni di ricerca di livello mondiale.
Le statistiche, anche basate su parametri "amici", mettono le università americane e occidentali ai primi posti, offrendo ai cervelli stranieri possibilità che non trovano nel proprio paese. Ovviamente, depauperare altre regioni del cervello dei migliori evita la concorrenza e la crescita, che si ottengono attraverso la trasmissione della conoscenza (e non della cultura) alle generazioni successive.
Il problema è che trattenere i cervelli è molto più difficile che trattenere le braccia. È difficile allontanare persone di età relativamente avanzata dalla propria civiltà, dai propri usi e costumi; per questo, l'ideale è attirare persone giovani e tenerle in "training" per periodi relativamente lunghi. Questo è quanto succede con il PhD, che richiede un numero ingiustificato di anni e serve, oltre a rafforzare la conoscenza scientifica, (ma forse soprattutto) all'integrazione nella "cultura" dominante, all'indottrinamento e al modo di agire e di pensare del paese egemone. Se poi gli arrivati fanno famiglia, si creano radici (pur labili di questi tempi) che consentono lo sfruttamento dei cervelli fino al loro declino naturale. A questo punto, esaurita la potenzialità, i cervelli possono tornare al loro paese d'origine e non gravare sul sistema di protezione sociale del paese dominante, anche se poco efficiente.
In realtà, il mondo dorato che l'emigrante del cervello si aspettava è di cartapesta, come le scenografie di un film di Hollywood. In un tempo relativamente breve scopre i limiti di società che pongono al primo posto il denaro e, per questo, si rivelano aggressive e altamente competitive. La grandiosa immagine d'invincibilità, di ricchezza, di moralità e di garanzia di libertà e democrazia non ha fondamento nella realtà, che invece dimostra uno scarso rispetto per il dolore e la sofferenza degli emarginati.
Una variante "moderna" del furto dei cervelli riguarda il loro impiego in loco. Inizialmente, le funzioni a scarso contenuto tecnologico erano esternalizzate in paesi a basso costo del lavoro, ma poi, sempre più spesso, si sono creati centri di progettazione laddove si genera conoscenza di valore. In questo modo si risparmia sul costo della formazione, che è a carico del "paese depredato", e, contemporaneamente, si depauperano potenziali concorrenti locali del necessario capitale conoscitivo. Inoltre, in caso di crisi, è più facile licenziare i lavoratori in eccesso. Il meccanismo, però, è a rischio. Anche se l'attività viene parcellizzata, la possibilità di far nascere concorrenti non è trascurabile.
Un aspetto importante riguarda la qualità dei cervelli. Come per le coltivazioni pregiate che non si accontentano della sola acqua e di un po' di fertilizzante generico, per ottenere un "prodotto di qualità" serve una combinazione specifica di ingredienti che, in sintesi, sono quelli derivanti dalle civiltà millenarie. Sono gli usi e i costumi delle civiltà antiche il terreno di coltura per "cervelli" di qualità. È la trasmissione dei valori, dei principi e di sofisticati meccanismi cognitivi; è la saggezza antica e il bilanciamento tra dolore e felicità; è il saper affrontare le difficoltà, e non il vivere nell'agiatezza, ciò che conta. L'istruzione serve solo a disvelare capacità innate. I prodotti della tecnologia, principalmente quelli informatici, velocizzano lo sfruttamento delle abilità cognitive, ma, come dice la saggezza popolare, non si può cavare il "sangue da una rapa". Invece, la "modernità" dei computer superveloci, dei processori che elaborano algoritmi astrusi, la facilità e la rapidità nel trovare risposte sono il terreno di coltura per le rape che cercano il sangue pulsante della conoscenza nell'intelligenza artificiale. E le "rape informatiche" che crescono nella "Silicon Valley" e in altri luoghi simili sono alimentate dal denaro, che è l'acqua che fa prosperare le rape e le fa inorgoglire. Il denaro, però, non fa né conoscenza né innovazione. Purtroppo, questi nuovi barbari, corazzati dalla tecnologia, distruggono le civiltà antiche, nello stesso modo in cui accadde nel tempo che fu.
Contrastare il furto dei cervelli con misure coercitive, come fanno alcuni paesi, non funziona. Quello di cui si ha bisogno è che la tumultuosa sostituzione del lavoro delle braccia con quello del cervello favorisca anche una mutazione dei valori, sia dei beni sia del lavoro. Questi non devono più essere quantificabili in denaro né, comunque, misurabili secondo le vecchie teorie del valore. La crescita tecnologica non deve essere a spese di una crescita etica e morale (come invece accade). Tuttavia, nel breve termine, è necessario neutralizzare l'attrattiva, in parte artificiale, della realtà egemone. Il declino morale dell'Occidente e i suoi investimenti in armamenti, che generano rendimenti economici negativi e limitano lo sviluppo economico e sociale, sono fattori che contribuiscono a ridurne la considerazione. Allo stesso tempo, però, i paesi derubati devono limitare al minimo le spese militari, eliminare gli sprechi e investire in istruzione, welfare e infrastrutture, creando così un ambiente sociale che consenta il ritorno dei talenti e lo sviluppo cognitivo della popolazione.
I cervelli "rubati" provano rancore nei confronti del paese d'origine che li ha "costretti" a emigrare. È pur vero che, essendo "schiavi di lusso", godono di retribuzioni significative, ma in realtà non è per il denaro che accettano lo stato. È la mancanza di considerazione, la mancanza di condizioni al contorno. È per una società di perdenti, che si fa governare da mezze calzette, che valorizza soltanto chi sa dare un calcio al pallone o che riempie di soldi dei canterini che, da circenses discinti e sciamannati, "fanno spettacolo". Allora, purtroppo, i cervelli "rubati" accettano di contribuire all'alta tecnologia altrui, anche se questa è prevalentemente destinata a usi militari e di sterminio.
Per fermare il furto di cervelli serve una classe dirigente capace e consapevole. Serve una strategia di lungo termine che solo pochi riescono a formulare. Realtà con dirigenti semianalfabeti, venduti e avidi di denaro sono il terreno ideale per i ladri di cervelli. Solo quando un paese mostra condizioni che soddisfino realmente le necessità tecniche, scientifiche e culturali, il "rubato" sente forte la nostalgia per la cultura, i sapori, i profumi e le usanze della propria terra natia e, pur prevedendo minori vantaggi economici, evade dalla prigione dorata.
Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org
24.04.2026
Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina, dove è stato insignito della Laurea Honoris Causa 2023.
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Arthur 24 aprile 2026
Molti dei cosiddetti cervelli in fuga sono in realtà raccomandati che non hanno trovato posto nel proprio paese perché scavalcati da raccomandati che avevano una raccomandazione più potente.
Per andare in certe università straniere ci vogliono parecchie "lettere di raccomandazione".
E come fanno i cervelli in fuga ad averle?
Beh, gliele hanno fornite i baroni.
Parlo con cognizione.
Quando ero più giovane ne ho viste di tutti colori: raccomandati, lecchini, figli di tizio, amici di caio, etc.
Roba inimmaginabile.
Una cloaca.
Meritocrazia zero assoluto.
E quando ho avuto a che fare con persone e istituzioni straniere ho constatato prassi e mentalità del tutto identiche a quelle diffuse in Italia, in certi casi anche peggio.
Quindi a queste storie di cervelli in fuga non credo.
La verità è che il più pulito ha la rogna.
Fidatevi che è così.
L'Occidente negli ultimi 250 anni è stato ridotto ad una latrina da certa gentaglia (gente di fogna) che un po' alla volta ha preso il potere occupando tutto e creando una società a propria immagine e somiglianza.
Se alcuni competenti e onesti riescono a emergere è per sbaglio.
Arthur 24 aprile 2026
L'Occidente si salverà solo perché coloro che stanno ai vertici della piramide sanno che devono liquidare mediocri, lacchè e utili idioti, altrimenti l'Occidente non riuscirà a reggere la competizione con l'Oriente.
Ecco perché in Occidente ci sarà un reset dei quadri intermedi.
La gente di fogna che ha occupato tutto sarà ricacciata nella fogna da cui proviene perché il vertice della piramide non può permettersi di affidare il sistema a questa gentaglia.
In caso contrario sarebbe suicidio certo.
ric 24 aprile 2026
non ci contare.. Particolarmente in " itaglia "e lo sperimentiamo tutti i giorni vige la regola che chi sa lavorare ..lavora , e chi non sa lavorare comanda ....
Deimos 24 aprile 2026
Meno direttamente ma ho avuto la stessa esperienza, anche all'estero i "posti al sole" vanno ad amici di amici mentre i vari PhD diventano munizioni usa e getta, qualcuno rientrato dai "paradisi" lo ho rincontrato e tutti con una storia simile: stipendio buono a cui scopri che pensione e contributi non sono in busta ma da versare a parte (sulla sanità varia di più) ma che vivevano con i continui rischi di benservito se la performance cala e i valutatori sono tutti locali o identici agli italiani nei modi e nei metodi di giudizio ma inesorabilmente non soggetti allo stesso tipo di rischi. Ovviamente poi fuori uno e dentro un altro più giovane e "meno stanco"…
Lascio immaginare poi la questione di "fare impresa" fuori Italia, o hai i soldi o un italiano che chiede un fido in una banca straniera lo voglio vedere! Sarà ma di expat che hanno storie di successo fuori Italia ne sento pochi e la maggioranza hanno cognomi molto altisonanti che suggeriscono mele cadute giusto sotto l'albero che le ha prodotte.
L'articolo ci azzecca sul quando abbiamo iniziato il percorso di decerebrazione istituzionale, con l'industria nascono i "PADRONI DEL VAPORE" cioè coloro che della fabbrica sono i proprietari e di cui possiedono il "vapore" perchè non hanno competenza ne su come il vapore si produce ne su come e perchè il lavoro si fa in un modo o in un altro. Nasce lì il capitalismo inteso come il dominio del capitale su ogni altra forza traducibile nella dominanza di chi non sa ma ha accumulato (capitale) su chi sa e sa fare, in passato era "meglio" solo perchè era necessario saper fare per dominare: saper fare la guerra e la pace per governare, saper fare meglio per avere bottega ed essere "maestro di gilda" (o almeno abbastanza da avere una bottega), saper predicare e conoscere molto per essere "chierico" etc. poi ovviamente anche all'epoca figli e amici avevano tutto facilitato ma pure la differenza nello stile di vita mica era così grande.
Nel dubbio sulla mia ultima affermazione basta guardare i vari monarchi del golfo, perfetti esempi di "padroni del vapore" moderni.