IL #FERTILITY DAY

IL #FERTILITY DAY

DI DIEGO FUSARO

facebook.com

V’è un antico e forse non rincuorante adagio che dice che quando si è toccato il fondo non resta altro da fare che scavare. E così quasi sempre avviene. Ed è anche avvenuto in questi giorni di fine agosto. In questa luce propongo di leggere la vicenda – che tanto ha fatto discutere nella nuova agorà alienata delle reti sociali – del cosiddetto Fertility Day. Si tratta, a quanto pare, di una giornata consacrata alla sensibilizzazione sulla natalità e sull’esigenza di fare figli, “per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione” (sic).

L’istituzione di questa giornata – così leggiamo sulle pagine del sito del ministero della Salute – “è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e della paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori”. E così sul finire dell’estate, tra un attacco terroristico e l’altro, ti accorgi dell’invenzione di ipocrite campagne pubblicitarie sulla fertilità delle donne. Le chiamano #fertilityday, ovviamente con l’usuale subalternità culturale e linguistica rispetto alla lingua dell’impero. La sovranità nazionale è perduta anche a livello linguistico: e, con essa, la dignità del Paese.

Occorre essere diretti ed evitare di ricadere nell’ipocrisia ovunque imperante: in un Paese in cui grazie ai salari risibili, al precariato dilagante e all’ormai inesistente stato sociale fare figli è praticamente impossibile, il #fertilityday suona, e non obliquamente, come una solenne presa in giro. Una vergognosa presa in giro, se consideriamo che le donne che oggi hanno venti o trenta anni non possono materialmente fare figli: e non per ragioni biologiche, ovviamente. Bensì per quelle prosaiche ragioni economiche e sociali di cui pare nessuno voglia ormai ricordarsi, ma che chi ha frequentato i testi di Marx e Gramsci (dunque non Renzi e i piddini) non può omettere. Oltre al danno, la beffa: ci vogliono fare credere che se gli italiani non procreano, ciò dipende dalla mancanza di informazione e di sensibilizzazione, e non dalle condizioni materiali oscene in cui versano.

L’Italia messa in ginocchio dell’euro e dalle abominevoli politiche dell’austerità, dalle tanto magnificate “rivoluzioni liberiste” e dai taumaturghi del mondialismo, non è più in grado di permettere materialmente ai suoi cittadini di procreare: e anziché agire come dovrebbe, cioè facendo politiche sociali necessitanti la riconquista della sovranità e la valorizzazione della comunità umana, fa risibili, inutili, ipocriti e – è il caso di dirlo – sterili politiche di propaganda in stile fertility day.

Diego Fusaro

Fonte: www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/fusaro.diego/posts/10210764554615912?pnref=story

1.09.2016

Commenti (59)

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    1. totalrec 2 settembre 2016

      Federconsumatori ha fatto un po' di conti


      Federconsumatori, esattamente come i contemporanei di questa tetra parentesi storica, sa fare solo conti. Come dicevo, se vuoi dei figli devi pensare ai figli, non ai conti. Non dico che fare figli sia un male o un bene: dico che ricollegare perfino i discorsi sulla fertilità e sulla famiglia a questi miserabili calcoli di bottega è il segno più triste dell'epoca in corso.

      Inoltre, la tua concezione dell'amore per se stessi (tradotta in consumare, gironzolare e bere birra) è la miglior prova di quanto sto dicendo: la denatalità in atto è un fattore culturale, non economico. (GF)
    1. Tonguessy 2 settembre 2016

      Beato te che fai figli per disinteresse o ingenuità. Eh, com'è bella la destra all'olio di ricino!

    1. Tonguessy 2 settembre 2016

      I figli non hanno bisogno di molto denaro per crescere
      Bella questa! Federconsumatori ha fatto un po' di conti e per una famiglia dove tipicamente lavorano entrambi i genitori il costo fino alla maggiore età si aggira sui 170.000€. Famiglie benestanti ne spendono anche 270.000
      http://www.federconsumatori.it/news/foto/I%20costi%20per%20crescere%20un%20figlio.pdf
      Il che significa, detta in soldoni, che o ti compri una casa o fai un figlio. Uno solo, che se ne vuoi due la somma raddoppia. E mica è finita lì. Credi forse che a 18 anni trovano un lavoro e ti danno una mano economicamente? Ah, ecco, magari ci arrivi anche tu a capire che prima dei 25 anni difficilmente arrivano a guadagnare qualcosa. Ammesso che trovino uno straccio di un lavoro, dato che la disoccupazione giovanile è ormai attestata al 50%. Quindi andiamo sicuramente sopra i 200.000 euro. Per figlio, s'intende. E per te non è "molto denaro".

      la mancanza di amore per la procreazione (che è poi mancanza d'amore verso se stessi).
      Altra castroneria. Se ami te stesso ti fai dei bei viaggi, ti compri casa, te la arredi come piace a te, le sere te ne vai a cena fuori e poi a berti una birra e i figli aspettino pure. Se ami i figli tutto questo in pratica sparisce, a meno che tu non ti chiami Briatore.

      Sul fatto che sia in atto una radicale diminuzione delle nascite ho più volte postato il pensiero di Emanuel Todd (demografo e sociologo) che collega il basso indice di natalità all'istruzione (oltre che ad alcuni altri parametri meno significativi). L'Italia analfabeta figliava come conigli. L'italia odierna manco per idea. Come in quasi tutto il resto resto del mondo, d'altronde. La parità a livello mondiale è prevista nel 2050, poi ci sarà la decrescita demografica, dice Todd.

    1. busdriver 1 settembre 2016

      confermo

    1. Vocenellanotte 1 settembre 2016

      Chi fa figli per calcolo è un poveraccio che merita di non farli.

      La verità è che questo post è il tipico depistaggio della sinistra al caviale.
    1. massi 1 settembre 2016

      ...Hai ragione da vendere.

    1. MarioG 1 settembre 2016

      Concordo con questo punto di vista. Se non si ammette che alla base c'e' un modello culturale e sociale, non si capisce nulla del differenziale di natalita' delle diverse componenti sia all'interno d'Italia che nel mondo.

      Evidentemente il Fusaro a sua volta e' vittima di un riconoscibile automatismo culturale.
      Sarebbe comunque molto interessante analizzare le differenze di natalita' all'interno della societa' secondo le componenti di reddito e di impiego (in particolare-pubblico-privato, settore produttivo). Non so se tali dati sono disponibili.
      In linea di principio non sono nemmeno cosi' propenso all'irrisione dell'iniziativa del ministro della salute. Ovviamente rilevo la miseria della proposta. Una persona degna di credibilita' avrebbe fatto una proposta netta:
      35 EURO al giorno (e sottolineo 35) per ogni nuovo nato dopo il primo figlio.
      Copertura finanziaria: beh, la lascio alla vostra deduzione.
      Altro che Danimarca!

    1. GioCo 1 settembre 2016

      Nella società della parola, la parola è l'imperio su cui gravitano grasse ricompense. Tutti vogliono la fortuna delle parole, degli incantamenti delle belle sensazioni emotive che ti può dare un discorso che tocca il cuore e l'animo delle genti.

      Poi di sicuro c'è l'orrore e il sacrificio, il dolore e la fatica, ma se le parole ci hanno convinto era giusto il prezzo ecco che proni ci si lancia nelle avventure più folli.

      Di sicuro se qualcuno punta un arma sui tuoi affetti non puoi che seguire i suoi ordini per quanto ignobili, ma se questo qualcunio usa solo parole, per blandire o minacciare, qual'è sarà la tua scusa davanti allo specchio quando l'avrai omaggiato con la tua opera? Quale, se lo avrai seguito con gioia e fede?

      Così giornalisti, stilisti, architetti, ricercatori, artisti e tanti altri che sulla scia delle sole parole montano i loro successi di aria fritta come la panna montata, così noi proni cerchiamo ogni giorno di raccontare e raccontarci del nostro successo fatto di parole. Ma non ho incluso i politici ne i militari e gli economisti, perché se le parole non avessero importanza la politica, l'economia e l'azione militare non sarebbero un mestiere, almeno tanto quanto non può esserlo un propagandista.
      Ciò che conta e ha sempre contato è l'esperienza pratica e silente. Ma quella oggi si può ridurre in schiavitù da chi usa bene le parole, usa bene gli incantamenti per un fare un c....o, con suadenti parole.

      Le parole contano nelle organizzazioni di mercato, dove ciò che è importante è parlare e parlarsi addosso il più possibile. Verstirsi di niente per convincere i sudditi di avere il vestito più splendido del mondo e di averlo pagato carissimo, perché il potere nell'epoca del dominio del mercato è fatto così, di parole e basta.

      In un mondo di parole, le pratiche sono per i cretini e i cretini sono quelli che spazzano con la lingua i pavimenti, perché non sanno usarla per parlare bene. Gli altri si invece che sono quelli che contano, sono i veri padroni del vento ...

    1. totalrec 1 settembre 2016

      Non sono d'accordo neanche con una riga di quanto scritto da Fusaro. Non dico che tra la crisi economica e la denatalità non ci sia nessun rapporto, ma dico senz'altro che il rapporto è minimo e che le cause dell'infertilità italiana sono di carattere essenzialmente culturale. I figli non hanno bisogno di molto denaro per crescere, hanno bisogno di una famiglia che li desideri e li ritenga importanti. Non è un caso che i paesi con maggiore natalità siano quelli più poveri. Anche l'Italia, quando era povera, faceva più figli. Anch'io ho avuto tutti i miei figli quando ero più povero. Questo voler ricondurre ogni problema, compresa la mancanza di amore per la procreazione (che è poi mancanza d'amore verso se stessi) a paradigmi economici dogmatici inizia davvero ad essere irritante, oltre che del tutto campato in aria.

      Si fanno meno figli perché il modello culturale femminile propagandato dai media è la single lavoratrice, viaggiatrice, cazzeggiatrice, discotecara, ballerina e un bel po' troia, mentre l'immagine materna viene costantemente esorcizzata, relegata nel folclore o vituperata come emblema di fallimento.
      Si fanno meno figli perché un modello culturale maschile non esiste nemmeno più: il modello presentato dai media è quello del frocione da balera, col capello alla mohicana e il weekend da vagabondo tra laghetti e birrerie.
      Al contrario di ciò che dice Fusaro, le crisi economiche sono sempre state, nella storia umana, un ottimo incentivo all'incremento delle nascite. Certo, per incentivare le nascite occorrerebbero anche padri e madri, non avanzi di marciapiede privi d'identità sessuale. (GF)
    1. Holodoc 1 settembre 2016

      Scrivo la mia rispondendo anche all' amico PietroGE che dice:

      " Credete davvero che non ci siano i soldi per una campagna di natalità
      che con poca spesa in Danimarca ha fatto aumentare la natalità del 14%
      in poco tempo? "


      Il problema non è la morale, l'ideologia, il vivere alla giornata, il patriottismo, il denaro.
      Il problema è la matematica.

      La densità di abitanti in Danimarca è 126 per kmq, in Francia è 117 e in Spagna 93.

      In Italia vivono 206 abitanti per kmq.

      Ci sono altri paesi in Europa con una densità di abitanti anche maggiore, come Germania o Gran Bretagna.
      Ma sono paesi molto meno montuosi dell'Italia.

      Solo il 23,2% del territorio italiano è pianeggiante ed è tutto già sfruttato per l'edilizia o l'agricoltura.

      In sintesi, l'Italia non ha bisogno di altri abitanti perché è già SOVRAPPOPOLATA!

      Per questo è criminale sia fare campagne per la natalità che sostenere che gli immigrati sono un bene per il nostro paese!!!

    1. permaflex 1 settembre 2016

      Sempre con stò kalergi,senti io dopo il militare,1988 + o -,sono andato in Val Brembana a cercare lavoro e sai cosa mi rispondevano 'tra te e lui mai è meglio il 'negher' perchè lavora di più' secondo te questi geni dell'mprenditoria lo avevano letto il kalergi?

    1. ilsanto 1 settembre 2016

      Certo non spetta all'Italia fermare la crescita demografica mondiale assurda, ma comunque il nostro contributo mi sembra encomiabile come quello del Giappone, Cina, Germania, Russia etc.

      Speriamo di essere un fulgido esempio per quelli ancora un pò restii come l'India o la Nigeria e tanti altri che pensano che fare figli nel deserto senza nessuna speranza di sostentamento sia una benedizione salvo poi imbarcarli su un gommone stracolmo sperando nel buon cuore Italiano.
    1. permaflex 1 settembre 2016

      E si la mancanza di futuro è il segno che contraddistingue la gioventù odierna e tale tratto si esplica nei comportamenti presentati come moderni e quindi da seguire,per esempio l'invito più o meno esplicito ai rapporti tra lo stesso sesso,c'è nessuno faccia notare che i figli rappresentano per i genitori la proiezione di essi verso il futuro cioè la speranza verso lo stesso ed allora cos'è il rapporto omosessuale se non la negazione del futuro.

      Questa negazione nella speranza nel futuro la si trova anche in un altro tratto quello che vede la retribuzione dei lavori a contenuto intelettuale in Italia come la peggiore in campo europeo,ma proprio tutte le retribuzioni sono basse non solo quelle dei tecnici,però è interessante notare perche sottopogando i laureati si nega il progresso e cioè anche qui la speranza in un futuro migliore

      La scienza fino a prova contraria per definizione porta miglioramenti costanti nella tecnica e quindi
      la sua valorizzazione rappresenta essa stessa speranza nel futuro.

      Ed allora il Reddito di Cittadinza porta, di concerto all'aumento del salario minimo, all'aumento delle retribuzioni,si pensi ad un disoccupato che tra 800 euro elargiti dal Reddito di Cittadinanza e 1200 percepiti coll'andare al lavoro 8 ore,cosa sceglierà il disoccupato ma certamente il divano di casa ;ma questo risolve il problema all'imprenditore certo che no,l'unico modo per convincere il disoccupato ad andare a lavorare per lui è di arrivare almeno al doppio del sussidio;è vero o è falso?

    1. ottavino 1 settembre 2016

      Quando uno c'ha energia, voglia di vivere e di creare, tromba, fa figli, ha iniziativa, gioca, lavora, crea, ecc... insomma si gode la vita, usa la vita.

      Quando uno comincia a chiedere il "socialismo della famiglia", cioè la casa garantita, il lavoro garantito, i servizi garantiti, sì, magari qualche figlio in più lo fa, qualche famiglia in più la fa, ma non va comunque molto lontano.
      Il problema è che in una società con tante persone del primo tipo ci si diverte, mentre con tante persone del secondo ci si rompe i coglioni.
    1. PietroGE 1 settembre 2016

      La sinistra un tempo faceva gli interessi dei ceti più deboli, sbagliando politica economica, ma almeno cercando di promuovere un po' di benessere per tutti. Ora invece si occupa di Lgbt, di immigrati e di nozze gay e per la natalità degli italiani non c'è posto, anzi, è solo di intralcio alla sostituzione del popolo con la massa di immigrati. Vedere il tipo di reazioni che questa microscopica campagna ha suscitato.

    1. whugo 1 settembre 2016

      Qualcuno che riesce a scorgere la sinistra in Italia se da un lato ha poco compreso il mondo che lo circonda dall altro non può che suscitare la mia più profonda invidia.

    1. PietroGE 1 settembre 2016

      "le donne che oggi hanno venti o trenta anni non possono materialmente fare figli: e non per ragioni biologiche, ovviamente. Bensì per quelle prosaiche ragioni economiche e sociali di cui pare nessuno voglia ormai ricordarsi,"

      Queste sono le bufale tipiche della sinistra che vuol nascondere il crimine sotto il tappeto. In realtà non si vuole che le donne italiane facciano figli perché i figli devono essere sostituiti dagli immigrati. Credete davvero che non ci siano i soldi per una campagna di natalità che con poca spesa in Danimarca ha fatto aumentare la natalità del 14% in poco tempo?

      E pensare che la Lorenzin voleva fare solo un po' di informazione. Gli antirazzisti hanno subito pensato che questa volesse far sopravvivere l'etnia europea, cosa che sarebbe secondo loro razzismo puro e semplice, e guardate le sconfessioni, "io non volevo" ecc, ecc. Dovete scomparire, questo vuole l'élite...e guai a chiamarlo olocausto o crimine contro l'umanità

    1. whugo 1 settembre 2016

      Ennesimo e vergognoso tentativo di questi zerbini, servi e schiavi del grande capitale di rovesciare le colpe del loro amato "sistema" sulle vittime dello stesso.

      Post ineccepibile di Fusaro.
    1. busdriver 1 settembre 2016

      che pena....tanto anche se le donne sfornano tocca al maschio mantenere entrambe. Finchè non cambiano le leggi il mio avvoltoio sta a riposo e non vola

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