IL #FERTILITY DAY

IL #FERTILITY DAY

DI DIEGO FUSARO

facebook.com

V’è un antico e forse non rincuorante adagio che dice che quando si è toccato il fondo non resta altro da fare che scavare. E così quasi sempre avviene. Ed è anche avvenuto in questi giorni di fine agosto. In questa luce propongo di leggere la vicenda – che tanto ha fatto discutere nella nuova agorà alienata delle reti sociali – del cosiddetto Fertility Day. Si tratta, a quanto pare, di una giornata consacrata alla sensibilizzazione sulla natalità e sull’esigenza di fare figli, “per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione” (sic).

L’istituzione di questa giornata – così leggiamo sulle pagine del sito del ministero della Salute – “è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e della paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori”. E così sul finire dell’estate, tra un attacco terroristico e l’altro, ti accorgi dell’invenzione di ipocrite campagne pubblicitarie sulla fertilità delle donne. Le chiamano #fertilityday, ovviamente con l’usuale subalternità culturale e linguistica rispetto alla lingua dell’impero. La sovranità nazionale è perduta anche a livello linguistico: e, con essa, la dignità del Paese.

Occorre essere diretti ed evitare di ricadere nell’ipocrisia ovunque imperante: in un Paese in cui grazie ai salari risibili, al precariato dilagante e all’ormai inesistente stato sociale fare figli è praticamente impossibile, il #fertilityday suona, e non obliquamente, come una solenne presa in giro. Una vergognosa presa in giro, se consideriamo che le donne che oggi hanno venti o trenta anni non possono materialmente fare figli: e non per ragioni biologiche, ovviamente. Bensì per quelle prosaiche ragioni economiche e sociali di cui pare nessuno voglia ormai ricordarsi, ma che chi ha frequentato i testi di Marx e Gramsci (dunque non Renzi e i piddini) non può omettere. Oltre al danno, la beffa: ci vogliono fare credere che se gli italiani non procreano, ciò dipende dalla mancanza di informazione e di sensibilizzazione, e non dalle condizioni materiali oscene in cui versano.

L’Italia messa in ginocchio dell’euro e dalle abominevoli politiche dell’austerità, dalle tanto magnificate “rivoluzioni liberiste” e dai taumaturghi del mondialismo, non è più in grado di permettere materialmente ai suoi cittadini di procreare: e anziché agire come dovrebbe, cioè facendo politiche sociali necessitanti la riconquista della sovranità e la valorizzazione della comunità umana, fa risibili, inutili, ipocriti e – è il caso di dirlo – sterili politiche di propaganda in stile fertility day.

Diego Fusaro

Fonte: www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/fusaro.diego/posts/10210764554615912?pnref=story

1.09.2016

Commenti (59)

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    1. Tonguessy 3 settembre 2016

      Intanto lascia che ti dica che questo scambio di idee mi è piaciuto. Sicuramente non sarà stato utile a farci cambiare opinione, ma una chiaccherata che non faccia uso dei soliti sofismi per me è già qualcosa di interessante.
      La differenza tra le nostre due posizioni è essenzialmente determinata dall'approccio: materialista il mio e metafisico il tuo. Ad un certo punto ho anche temuto che andassi a finire nella new age.

      Torniamo alla discussione. Se hai avuto modo di guardare i dati di federconsumatori avrai notato quanto sia reale la spesa di 900€/mese. E' esagerata? A giudicare dai dati internazionali che parlano di cifre oscillanti attorno ai 170.000€ per i primi 18 anni sembra di no.
      Le conclusioni dell'ente sono lapidarie: si parla del 25-35% di spese in più per figlio. "Ne consegue che per le famiglie gli attuali oneri economici si possono definire quantomeno scoraggianti la natalità" (grassetto loro).

      Non venire poi a fare paragoni assurdi. Sappiamo che i cacciatori-raccoglitori non spendono un euro per i loro figli, dato che non fanno uso di moneta. Viceversa in tutti i paesi di simile "spessore" culturale ed economico i dati sembrano abbastanza allineati. E non è neanche il caso di tirare in ballo l'Italia del dopoguerra, dato che non esiste paragone con quella attuale in termini di occupazione nei vari settori, di reddito medio, di social welfare e di istruzione.
      Puoi chiamare queste differenze "condizionamento culturale" ma poco cambia: i fatti dicono che a parità di situazioni (vedi poco sopra) i risultati sono analoghi se non assolutamente identici.
      O, per dirla in altri termini e sperando che tu mi possa perdonare se uso scenari impossibili, se i tuoi genitori avessero avuto l'istruzione, il reddito, il tipo di occupazione, il tipo di intrattenimento che hai tu e tua moglie molto probabilmente io e te non staremmo qui a scambiarci pixel.

      Sull'ultimo punto, ovvero amare sè stessi: non credo che un anacoreta possa essere definito una persona che si odia solo perchè non trasmette qualcosa alle nuove generazioni. Questa tua definizione è semplicemente inaccettabile (o meglio, posso accettarla se la rendi tua personale senza generalizzazioni di sorta). Non ho nulla contro chi ama circondarsi di pargoli (o ama mangiare vegano, trova irresistibili le discussioni al bar etc..). Mi basta che questa sua regola non deva diventare una linea guida per l'umanità. Questo, ripeto, lo trovo inaccettabile.
      Parafrasandoti: " Non riesco a concepire una maggiore
      manifestazione di odio verso se stessi che il desiderio di scomparire
      definitivamente, qui e ora, dopo aver lasciato inciso nel sangue altrui la traccia del
      proprio percorso". Questa incapacità di vivere lasciando vivere rimane, a mio parere, il segno più evidente di un'anima in pena che non riesce a trovare un proprio equilibrio e forza gli altri ad assoggettarsi alle proprie esigenze. L'anacoreta avrà anche il deprecabile vizio di non figliare, ma almeno non rompe le palle a nessuno. Quindi nessuno lo odia.

    1. ilsanto 3 settembre 2016

      finalmente qualcuno che ragiona complimenti mi hai rubato le parole di bocca

    1. ilsanto 3 settembre 2016

      sei un dio bravissimo condivido al 100%

    1. stonehenge 3 settembre 2016

      Ottavino posa il vino per cortesia.

      Vai tu all'avventura con un salario misero a tempo determinato, ma non coinvolgere i bambini che campano certamente d'amore, ma purtroppo anche di latte.. Sveglia!
    1. gix 3 settembre 2016

      Caro Totalrec a volte quelle che tu chiami frasi fatte servono per semplificare concetti assai complessi e lunghi da trattare, e magari causano fraintendimenti, su questo possiamo essere d'accordo, come del resto sono anche io propenso a credere che ormai il fattore culturale prevale su quello puramente economico. Ma è chiaro che quando si dice che si è rubato il futuro alle generazioni che ora dovrebbero pensare a fare figli, dentro il concetto c'è tutto, ovvero l'incertezza economica e lavorativa, come anche l'esaltazione della mentalità consumistica che spinge a soddisfare i bisogni immediati invece di vedere le cose in una prospettiva di più lungo termine, ovvero per l'appunto proiettata nel futuro. Ci sarebbe ovviamente molto altro da dire, ma per ora spero che potrai accettare questa breve, superficiale e riduttiva spiegazione del concetto di furto del futuro. Alla prox

    1. ottavino 3 settembre 2016

      Grande Gianluca! Te pensa che io mi sono separato dalla mia compagna perché lei non ne voleva più dopo la prima.

    1. searcher 3 settembre 2016

      condivido il pensiero di totalrec,che sia più una questione culturale,direi molto profonda,poiché si tratta di uno svuotamento e di un vero e proprio sovvertimento di valori che ha credo definitivamente zombificato l'intera umanità

      ed e' proprio su questo che alla fine mi domando; ma in che razza di mondo lo farei nascere?!

      per me quindi equivale a una follia,un po come voler fermare un treno in corsa con una mano


    1. totalrec 2 settembre 2016

      Mi guardo intorno e vedo coppie che per avere un bambino devono fare dei salti mortali incredibili, devono lavorare entrambi, devono avere un nonno a disposizione perché il costo degli asili nido è esorbitante, mutui ma ultimamente molto più spesso affitti da pagare, madri precarie che non percepiscono maternità, padri con lavori saltuari alla perenne ricerca di un posto che garantisca un minimo di stabilità e nuovo ricorso ai nonni pensionati senza i quali non c è trippa per gatti, figurarsi per un bimbo.


      Mah... che posso dire? Non affermo certo che allevare figli sia una passeggiata, ma neppure ho mai sperimentato, nel crescere i miei, tutte queste difficoltà. Io e mia moglie lavoriamo entrambi, ma lo avremmo fatto comunque, anche senza figli; i nonni ce li avevamo e non li abbiamo mai disturbati; gli asili nido li abbiamo trovati quasi sempre a buon prezzo e nell'unico anno in cui non ci hanno accolto la domanda, c'erano baby sitter "di quartiere" che badavano a nostra figlia in cambio un abbordabilissimo compenso mensile...
      Devo anche aggiungere che quando ho deciso di laurearmi e poi abilitarmi per l'insegnamento, l'avere già tre figli si è tradotto in un grosso risparmio: mi è stata concessa l'esenzione dalle rette universitarie, la mensa gratuita, trasporti gratuiti e perfino una non trascurabile borsa di studio annuale. Praticamente mi hanno pagato per studiare, ed è questa l'unica cosa per cui provo ancora, verso lo stato italiano, un minimo sentimento di gratitudine.
      Io penso che molti rinuncino a fare figli perché si lasciano spaventare dalle statistiche, dai reportage alla TV, dalle chiacchiere giornalistiche... come tutte le cose della vita, anche l'attività procreativa, per poter riuscire bene, andrebbe praticata e non elucubrata troppo.
      (GF)
    1. totalrec 2 settembre 2016

      Il futuro ha il grande vantaggio di non essere un portafogli e di non avere un valore economico; è un entità puramente ideale e astratta, che non si può rubare e che nessuno avrebbe interesse a rubare. Quindi basta, per cortesia, con queste frasi fatte da rotocalco per massaie!


      (GF)
    1. totalrec 2 settembre 2016

      secondo te 200.000€ (anche se spalmati in 20 anni) sono tanti o pochi soldi?


      Sono, innanzitutto, una quantità di denaro ridicola e lontana un miliardo di anni luce dalla realtà; come non avresti difficoltà a capire se per dieci secondi provassi a ragionare sul concreto anziché sui report dei media.
      200.000€ in 20 anni sono, in media, quasi 900 euro al mese. Se davvero un figlio costasse tanto, il 90% delle persone che conosco non potrebbe permettersi di averne, e il restante 10%, pur potendo permetterselo, ci rinuncerebbe in ogni caso. Per non parlare dei molti disoccupati che conosco e che sono, guarda caso, quelli con la prole più numerosa. E' una vera fortuna per la sopravvivenza della specie umana che la maggior parte delle coppie passi le notti a trombare, anziché a leggere i dati farlocchi di Federconsumatori.

      Nella lista incompleta delle problematiche elencate (e che sembri condividere) DOVE STAREBBE IL SE' CHE SI AMA ALLA FOLLIA?

      E' una domanda che non ha molto a che vedere con l'argomento in trattazione, comunque rispondo: penso che una persona ami se stessa quando è convinta di avere una visione del mondo importante, da diffondere il più possibile e da trasmettere alle nuove generazioni. Una persona che passa la vita tra baretti, viaggetti, shopping e
      discoteche, non ha nulla da trasmettere e non trasmette nulla. La sua esperienza di vita, che sia stata piacevole oppure no, si esaurirà in lui. Non riesco a concepire una maggiore manifestazione di odio verso se stessi che il desiderio di scomparire definitivamente, qui e ora, senza lasciare al mondo nessuna traccia del proprio percorso e di ciò che si è appreso nel compierlo. Si tratta ovviamente di una visione del mondo che può non essere condivisa e che è del tutto soggettiva. Sarebbe anche più soggettiva se di persone che fanno discorsi simili a quelli che sento fare a te, durante il mio percorso, non ne avessi conosciute a iosa.

      Ti è mai frullato per il cervello l'idea che se non hai la certezza di offrire un futuro migliore ai tuoi figli può venire meno l'interesse per metterli al mondo?

      No, come ti ho già spiegato. Semplicemente, quando penso al concetto di "futuro migliore", non penso neanche per un momento ad una variabile dipendente della disponibilità economica. E' un concetto fin troppo banale, ma pressoché impossibile da far intendere a chi, annichilito da decenni di progettazione culturale, non riesce a concepire più nulla, nemmeno la possibilità di procreare, senza inquadrarla in termini monetari.

      perchè tu non hai messo al mondo 8 creature così come ti ha insegnato tuo padre?

      Non ho messo al mondo 8 figli (non ancora, almeno), perché:

      1 - Mio padre si è sposato a 20 anni, io mi sono accasato ad età molto ma molto più tarda.

      2 - Non nego certo di essere stato ingannato, per almeno i primi 30 anni della mia vita, dagli stessi luoghi comuni della propaganda che ora vedo emergere nei tuoi scritti. Per questo, dopo aver cresciuto e allevato i miei figli ed averne sperimentato l'assoluta falsità, sono in grado di riconoscere i sintomi del condizionamento culturale e di denunciarli.

      3 - I figli si fanno in due. Io ne desidero ancora molti, mia moglie non sempre è d'accordo. Che devo fare, picchiarla?

      (GF)
    1. ilsanto 2 settembre 2016

      Mi fa veramente piacere che il ministro della sanità non abbia nessun problema con un ministero cosi vitale, enorme, costoso e trovi il tempo, beata lei, di dedicarsi ad altro .

      Peccato che non sia apprezzabile distrarsi dalle mafie della sanità dai disservizi, dagli ospedali che crollano, dalla gente che muore per la malasanità, dai malati che migrano verso cure migliori, dalla gente esasperata per 425 giorni per fare un'ecocolordopler ( banale accertamento del flusso venoso ) chiesto a me a Legnano (MI) non in Afghanistan.
      Per venire a discutere della mia intimità, o per dirmi che sono ignorante e non so che la fertilità ha un limite temporale, forse non lo sà ma non è l'unica laureata in Italia, noi i laureati li esportiamo e sono apprezzatissimi nel mondo.
      Peccato che non mi rispetti nelle mie scelte di vita.
      Peccato non capisca le dinamiche socio-culurali.
      Peccato non sappia che il MINCULPOP non c'è più.
      Peccato che viva nel paese dei balocchi dove basta fare una bella pubblicità per influenzare i poveri popolani, mi spiace ma proprio non esiste non ha a che fare con quattro buzzurri creduloni ignoranti e sensibili al suo sorrisetto e a quattro pagine patinate.
      Peccato ha speso inutilmente dei soldi pubblici, ha scantonato dai suoi doveri, ha pensato di fare la maestrina e sopratutto ci ha insultato a morte.
    1. ottavino 2 settembre 2016

      Non ci siamo proprio.

      La vita è un'avventura e se due esseri devono mettersi a calcolare gli asili nido, i contributi e quant'altro non fanno la cosa giusta.
      Questo "bisogno di supporto" è la dichiarazione di una propria mancanza, della propria dipendenza.
      Non c'è fiducia in se stessi, non c'è fiducia nell'altro, nella vita. È la resa incondizionata.
    1. whugo 2 settembre 2016

      "esso non si persegue attraverso l'immiserimento economico delle masse (il quale produce di solito effetti esattamente opposti a quelli del calo demografico)"


      Direi non si persegue-SOLO- attraverso quello, ma è necessariamente il colpo di grazia in una società post industriale.

      Fatto salvo quello che dice, ineccepibile dal punto di vista culturale, non si può non tener conto di un contesto in cui uomini e donne trentenni si devono giocoforza confrontare, il suo "errore" se posso permettermi, sta nel mettere a confronto società già nate in miseria dove l unica risorsa era la figliolanza con quella attuale dove solo per mantenere se stessi servono risorse economiche impossibili da equiparare a qualsiasi altra epoca dove, avere cinque figli dargli da mangiare una volta al giorno, vestirli con due abiti quello estivo e quello invernale non mandarli a scuola era proporzionalmente molto meno oneroso di oggi.

      Mi guardo intorno e vedo coppie che per avere un bambino devono fare dei salti mortali incredibili, devono lavorare entrambi, devono avere un nonno a disposizione perché il costo degli asili nido è esorbitante, mutui ma ultimamente molto più spesso affitti da pagare, madri precarie che non percepiscono maternità, padri con lavori saltuari alla perenne ricerca di un posto che garantisca un minimo di stabilità e nuovo ricorso ai nonni pensionati senza i quali non c è trippa per gatti, figurarsi per un bimbo.

      Tutto questo, fatto salvo le ripeto, il suo ottimo argomentare sul linguaggio di tipo nuovo (perfetto ) sulla propaganda "fighettara" e sui valori tradizionali di riferimento buttati al macero attraverso la stessa dopo decenni di bombardamento mass mediatico che diventa l humus ideale per perseguire devastanti politiche sociali.




    1. Tonguessy 2 settembre 2016

      Non è una questione solo economica quindi, quanto il fatto che alla gente, soprattutto i giovani, è stato rubato il futuro

      Bene, questo è il punto. Se sai in partenza che ai giovani è stato rubato il futuro, con che coraggio li metti al mondo?

    1. Tonguessy 2 settembre 2016

      Quindi i dati raccolti da Federconsumatori cosa sarebbero?


      Non ne ho idea, sei tu che li hai citati.

      Bene, visto che non vuoi capire: secondo te 200.000€ (anche se spalmati in 20 anni) sono tanti o pochi soldi?
      Ti ricordo che sei stato tu a dire che i soldi contano poco niente nella scelta di maternità/paternità.

      Ma vedo che stai manipolando le domande.
      Torniamo quindi alle mie osservazioni alle quali non hai saputo/voluto rispondere.

      Nella lista incompleta delle problematiche elencate (e che sembri condividere) DOVE STAREBBE IL SE' CHE SI AMA ALLA FOLLIA?
      E' una domanda piuttosto precisa che richiederebbe una risposta altrettanto precisa.

      Infine: hai anche tu avuto 8 figli come tuo padre? Non pensi che la differenza tra i due numeri sia da imputare alle aspettative che i genitori di oggi possono/devono avere nei confronti dei propri figli oltre che verso sè stessi? il mio ultimo appunto: Ti è mai frullato per il cervello l'idea che se non hai la certezza di offrire un futuro migliore ai tuoi figli può venire meno l'interesse per metterli al mondo?
      Insomma, senza andare in cerca di analisi sociolgiche e antropologiche altrui: perchè tu non hai messo al mondo 8 creature così come ti ha insegnato tuo padre? Sei anche tu vittima del modello culturale da te denunciato che vuole il maschio "frocione da balera, col capello alla mohicana e il weekend da vagabondo tra laghetti e birrerie"?
    1. stonehenge 2 settembre 2016

      Mi sarebbe piaciuto vedere altri tipi di manifesti, meno sessisti e più concreti tipo:
      - asili nido gratuiti per chi procrea
      - maternità facoltativa coperta al 100% dallo stato
      - assegni famigliari più corposi
      - Il denaro per le olimpiadi di roma a copertura del welfare sociale.
      Però quando uno stato non ha denaro ci si butta sulla filosofia e certamente la colpa è sempre di qualcun'altro...

    1. totalrec 2 settembre 2016

      Quindi i dati raccolti da Federconsumatori cosa sarebbero?


      Non ne ho idea, sei tu che li hai citati. Io non m'interesso dei dati di Federconsumatori ma della realtà che osservo. Se la realtà e i dati di Federconsumatori non coincidono, la cosa mi devasta spiritualmente, ma non so che farci.

      Quanto agli "inconvenienti" dell'allevare figli: ne hai elencati soltanto una minima parte, in realtà sono molti di più. Con lo stesso criterio (piuttosto scemo, in verità) potrei fare un lungo elenco degli inconvenienti del viaggiare o del fare shopping sfrenato o del vivere da single o del frequentare locali notturni o...

      E' chiaro che se desideri avere figli (o viaggiare o fare shopping o vivere da single...) tendi a vedere solo i piaceri che tale attività comporta e a sorvolare sui fastidi. E' una questione, ripeto per l'ennesima volta, di impostazione culturale, la disponibilità economica non c'entra nulla.

      Il motivo per cui nel nostro paese non si fanno più figli è che la maggior parte della popolazione è stata irretita, negli ultimi 50 anni, da un modello culturale mediaticamente indotto che ha devastato la tradizione storica del nostro paese e la stessa capacità di valutazione razionale degli individui. Altro che la crisi economica di cui blatera Fusaro: la devastazione mentale e demografica di questo paese è iniziata (statistiche alla mano, visto che ti piacciono tanto) proprio negli anni del boom economico (Pasolini aveva tentato invano di metterci in guardia); e la stessa cosa vale per quasi tutte le nazioni del mondo: ricchezza e natalità sono più spesso inversamente che direttamente proporzionali, in qualunque epoca. (GF)




    1. Tonguessy 2 settembre 2016

      magari perchè non sono più figli di una società rurale, ma ormai postindustriale dove la libera circolazioni di capitali, merci e uomini assimilati a merci deve essere garantita. Hai presente il caso degli albanesi che presero d'assalto l'italia qualche decennio fa? Perchè lo facevano? Ecco, il motivo rimane lo stesso. Società rurale? Questcequec'est?

    1. Tonguessy 2 settembre 2016

      1- A fare figli ci vogliono soldi. Molti soldi. Dimostrami il contrario.


      Te l'ho già dimostrato. I paesi con il più alto tasso di natalità sono paesi poveri, mentre quelli con un basso tasso di natalità sono paesi ricchi.

      Quindi i dati raccolti da Federconsumatori cosa sarebbero?Propaganda della "single lavoratrice, viaggiatrice, cazzeggiatrice, discotecara, ballerina e un bel po' troia"?

      Si sacrificano soldi, carriera, aspirazioni e molte libertà per dare la possibilità a qualcuno di costruirsi una vita.

      2- Nell'altro post dicevi che le tue priorità nella vita sono andartene a spasso per il mondo, bere birra e fare shopping.


      Tu al solito leggi quello che vuoi. Io non ho MAI scritto tutto ciò, te lo sei inventato tu. Ho solo specificato cosa significa essere egoisti o essere altruisti secondo i criteri attuali. Il fatto poi che ti abbia detto che ho due figli , cosa mai potrebbe significare? Che mi piace fare shopping?

      Quindi ricapitoliamo: per te "la mancanza di amore per la procreazione (che è poi mancanza d'amore verso se stessi)" significa che amare sè stessi è essenzialmente:
      a-fare le notti in bianco perchè il pupo frigna
      b-svegliarsi comunque per dargli il biberon di notte
      c-cambiarlo e lavarlo n volte al giorno
      d-spendere un'ira di dio per mantenerlo
      e-spaccarsi la schiena per insegnargli a camminare
      f-passare tutto il tempo libero (sempre troppo poco) assieme a lui per giocare
      g-sopportare la sua adolescenza (auguri!)
      h-sopportare certe scelte che sembrano controintuitive (tipo fidanzarsi con un partner che ha il doppio della sua età, o amenità simili)

      Ma in tutto questo COSA CAZZO C'ENTRA IL SE'? DOVE CAZZO VEDI L'AMORE PER SE' STESSI? IO VEDO SOLO SACRIFICI, NON AMORE PER SE' STESSI (a meno che non siamo in presenza di personalità disturbate che godono nel soffrire e ridono quando il martello sfiora i coglioni propri invece che colpirli in pieno)

      Infine: spero tu sia in grado di considerare che tuo padre aveva per i suoi 8 figli delle certezze: l'ascensore sociale ai tempi della tua infanzia era ancora attivo, e padri con un modesto stipendio avevano la certezza che i figli meritevoli avrebbero potuto scalare la piramide sociale. Cioè i figli si sarebbero portati a casa stipendi che il genitore poteva solo sognare. Gli esempi sono innumerevoli.
      Oggi dimmi che davvero tu pensi che i tuoi figli avranno più chances di te. Ti è mai frullato per il cervello l'idea che se non hai la certezza di offrire un futuro migliore ai tuoi figli può venire meno l'interesse per metterli al mondo?

    1. totalrec 2 settembre 2016


      L IDEOLOGIA mercatista, liberista, il capitalismo finanziarizzato portato alle estreme conseguenze, deregolamentato e privo di controlli non vede di buon occhio coloro che non producono, i bambini e gli anziani, una loro diminuzione ostacolando le nascite dei primi e la riduzione dell aspettativa di vita tramite l immiserimento generale non può che essere vista con favore dai portatori malati di questa visione del mondo, meno stato sociale meno spese, sfruttamento schiavile Dell uomo/donna in età lavorativa, ma costantemente precarizzato, non credo che lei possa sostenere che tutto questo non incida, col tempo, sul tasso di natalità.


      Non intendo certo negare che possa esserci, da parte di certi settori dell'elite dominante (e con riferimento a questa specifica fase storica), interesse ad una riduzione numerica della popolazione.
      Ciò che affermo è che, nell'eventualità che un simile progetto di "rimodellamento demografico" esista davvero (come è probabile), esso non si persegue attraverso l'immiserimento economico delle masse (il quale produce di solito effetti esattamente opposti a quelli del calo demografico), bensì attraverso un accurato programma di riconfigurazione culturale ed etica, di sostituzione dei valori tradizionali di riferimento, di devastazione dei legami sociali tra gli individui, di diffamazione dei ruoli sociali storicamente consolidati e - soprattutto - di progressiva sostituzione della comune percezione della realtà tramite la diffusione di un linguaggio di tipo nuovo (è il linguaggio che crea la realtà). Tutto ciò si ottiene più attraverso i meccanismi di propaganda mediatica che attraverso le banche o le politiche salariali. Per spingere un individuo a rinunciare ad un istinto biologico così vitale e naturale come quello della procreazione, bisogna agire sui suoi parametri culturali, non sul suo portafogli; il quale, nel millenario districarsi della storia, non ha mai avuto, di per sé solo, alcuna conseguenza rilevante sulla spontanea pulsione umana alla riproduzione della specie. (GF)

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