IL DRAMMA DEI LICENZIATI

IL DRAMMA DEI LICENZIATI

DI LUCIO GALLINO

repubblica.it

La vicenda della Innse di Lambrate dimostra quali sviluppi drammatici possono presentarsi quando un numero crescente di persone vede violato a proprio danno un fondamentale diritto umano. E cioè il diritto ad una ragionevole sicurezza socio-economica. È l’esperienza di chi perde il lavoro senza averne alcuna responsabilità. Chi sia costretto a tale esperienza è colto anzitutto dall’angoscia per l’immediato futuro. Come farò, si chiede, a pagare le rate del mutuo e dell’auto, le cure odontoiatriche per i figli più piccoli, il costo della scuola superiore o dell’università per i più grandi. In secondo luogo la stessa persona si sente vittima di una grave ingiustizia, di un inganno che qualcuno ha ordito alle sue spalle e che improvvisamente si rivela come tale. Quando si colpisce il diritto a una giusta sicurezza socio-economica, sono queste le emozioni che si diffondono come un incendio boschivo sia tra i diretti interessati, sia tra coloro - molto più numerosi - che pensano domani potrebbe toccare a me.

Il punto critico non è quindi se i lavoratori della Innse abbiano esagerato o no nel salire su una gru per impedire lo smantellamento dei macchinari da parte del nuovo proprietario, ovvero se non avrebbero potuto trovare forme di protesta o di contrattazione meno trasgressive. Il punto è se il nostro paese possa ancora permettersi a lungo l’assenza di una politica della sicurezza socio-economica.
Dire che una simile politica non esiste da almeno vent’anni significa in verità dire troppo. Le politiche del lavoro di tale periodo non ignoravano certo la questione.
Semplicemente partivano dall’assunto, rivelatosi poi totalmente sbagliato, che in una economia dinamica, con elevati tassi di sviluppo, la sicurezza sarebbe stata assicurata agevolmente dal gran numero di veloci compensazioni che si svolgono sul mercato del lavoro: chi perda il lavoro il venerdì, si postulava, ne troverà sicuramente un altro il lunedì successivo. La moltiplicazione infinita delle occupazioni flessibili è stata fondata precisamente su tale assunto, che non ha alcuna base nemmeno negli Stati Uniti. Figuriamoci in Italia.



Al presente il problema, se possibile, si è ulteriormente complicato. Non soltanto l’economia crea nuovi posti di lavoro a un ritmo molto basso, ma è possibile che per un lungo periodo ne crei assai meno di quanti se ne stanno perdendo. E per accrescere la sicurezza dei milioni di individui che l’hanno già persa, o che temono di perderla tra breve, non basteranno né la ripresa - posto che questa arrivi nel 2010, o nel 2011, o ancora dopo - né un potenziamento dei cosiddetti ammortizzatori sociali. Sarebbero assolutamente necessarie politiche industriali realmente innovative rispetto ai modelli precedenti, che in altri paesi a partire dagli Stati Uniti, si cominciano a intravedere. Ci vorrebbero inoltre interventi radicali di sostegno al reddito, quale sarebbe ad esempio un reddito di base o reddito di cittadinanza che sia, nonché una redistribuzione del lavoro disponibile che non abbia paura di quello che fu in passato uno slogan - lavorare meno per lavorare tutti - ma che potrebbe rivelarsi come una ricetta indispensabile per il prossimo futuro. Bisognerebbe anche impedire che operazioni apparentemente razionali sotto il profilo industriale come il trasferimento di rami d’azienda, la vendita in blocco di imprese piccole e medie, o la cessione di impianti a terzi, non fossero usati semplicemente per licenziare d’un colpo centinaia di lavoratori senza giusta causa.



Per i lavoratori della Innse una soluzione dovrà essere comunque trovata in tempi rapidi. Senza ignorare che le imprese piccole e medie in difficoltà, da qui all’autunno, sono e saranno parecchie migliaia. Tuttavia a quei lavoratori va riconosciuto in ogni caso il merito di aver attirato l’attenzione, con il loro comportamento estremo, sulla necessità di riprendere a ragionare in merito all’economia e al lavoro come a strumenti che devono essere impiegati primariamente per assicurare al maggior numero di persone il diritto a un livello accettabile di sicurezza socio-economica. Non sarebbe nemmeno una novità.



Per almeno trent’anni, tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80, quello che fu definito il compromesso capitale-lavoro funzionò efficacemente proprio nel produrre e diffondere in Europa tale forma essenziale di sicurezza e di diritto.



Lucio Gallino

Fontre: www.repubblica.it

6.09.2009

Commenti (28)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 8 caricati
    1. djsdong 6 agosto 2009

      io ho una punto el 5 porte 8 valvole benza del 2001 (incidentata lievemente la sett scorsa).. non male come SUV. ricorda: mai generalizzare!!!!

    1. albertgast 6 agosto 2009

      Leggendo il quotidiano della mia città sento che in un paese dell'hinterland ci sono ora 1000 cassintegrati su 11000 persone, mentre in un altro paese si possono contare 3000 cassintegrati su 14000 abitanti. Non è certo un bell'andare. Non so su quali basi dicano che si intravede la fine della crisi, qui l'unica cosa che si intravede è una miseria tremenda in agguato. Quasi tutte le aziende che gravitavano sulla valle del Reno hanno chiuso, in primis le cartiere. Fino a qualche anno fa c'erano altre aziende che assorbivano i licenziati, ora non più. Quando sento che c'è ancora chi delocalizza la produzione all'estero, e succede ancora anche qui, mi cadono le braccia. Se poi ci aggiungiamo che cresce il prezzo della benzina, l'unica conseguenza che si può ipotizzare è che siamo ad un passo dalla rovina. Mi chiedo se, alla scadenza delle varie casse integrazione, i militari saranno sufficienti ad arginare le proteste. Speriamo bene.

    1. vraie 6 agosto 2009

      per i pochi chesi muovono/muoveranno concretamente, poche decine di migliaia di poliziotti posson bastare

    1. Gariznator 6 agosto 2009

      E viaggiano in suv? STRANO!

      Cmq sembra tu sia stato toccato dalla provocazione...

    1. renato2712 6 agosto 2009

      forse non ti rendi conto che ci sono possessori di suv per passione e non per dimostrare qualcosa a qualcuno e che comunque hanno molto piu a cuore cio che succede nel mondo piu di quanto tu pensi e che si muovono attivamente perlomeno per sensibilizzare tutti quelli che possono

    1. adriano_53 6 agosto 2009

      Per "nessuno": frequento CDC da un pò di tempo, 2 anni, e non ho l'impressione che il requenatore tipo di questo sito sia uno/a che spedisca, anziché riceverla, la lettera di licenziamento.




      Personalmente, appartengo alla categoria che controlla sempre la posta, sia in versione hardware che in versione software, e d qualche tempo tengo il cellulare spento: infatti sta prendendo piede il licenziamento via SMS.




      Non ho dubbi che il profilo del lettore standard di CDC sia molto cubista, ma non mi pare che abbia quel numero che indica la partita IVA: perlomeno, non di quelle che contano.

    1. Matt-e-Tatty 6 agosto 2009

      Assieme a questa storia ce ne sono molte (troppe) altre di cui nessuno parla, nella mia città città stanno chiudendo i battenti decine di piccole e medie industrie e assieme a loro anche stabilimenti gi grandi dimensioni come CNH (circa 500 posti di lavoro) che è del gruppo FIAT e che produceva macchine per movimento terre da decenni (prima era Benati e da molti anni è FIAT). Pur npon conoscendo le reali cause della chiusura della Innse, molti se ne approfittano, alla CNH si stà facendo una manovra economica che progettavano da anni e che oggi realizzano con la scusa della crisi... una piccola parte della produzione (circa il 20%) verrà spostata a Bari mentre il grosso della produzione (destinata al mercato americano) verrà spostata in India....
      Iniziano tempi duri per gli operai che manifestano da ormai un mese davanti ai cancelli e più saranno questi casi, più aumenterà la disperaziuone della gente... che non si potrà permettere di pagare il mutuo e che prima o poi protesterà passando ai fatti... non sappiamo quando questo tracollo finirà, i nostri politici (anzi vostri visto che io oltre che non votarli, li metterei ai lavori forzati) sostengono che è passata e così giustificano la loro inerzia... forse è anche per questo che aumentano costantemente i militari nelle strade.

    1. nessuno 6 agosto 2009

      Questo è un problema che non sfiora neanche gli assidui commentatori di CDC tutta gente con la partita iva e il suv

      Qui trovi quelli che licenziano non i licenziati

Visualizzati 8 di 28 commenti approvati.