Di Sayyed Majid Emami
Mentre da un mese i media mainstream, per quanto concerne la crisi e i disordini del gennaio 2026 in Iran, rilanciano i numeri privi di significato di 40.000 e 60.000 vittime, recentemente Trump, senza presentare alcuna prova, ha rivendicato una cifra ancora diversa, a dimostrazione del fatto che i "nuovi spropositi" possono costituire di per sé una notizia, e che nell'era dei nuovi media è diventato predominante un nuovo "valore della notizia", che potremmo definire come l'ossessione per "l'essere più nuovo"! Ma la cosa ancora più assurda è che tutti questi numeri e queste affermazioni contraddittorie vengono diffusi in rete simultaneamente.
Su questa base, nella filosofia politica e nell'etica politica neomoderna - ormai del tutto sottomesse agli algoritmi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione - occorre ribadire costantemente due parole chiave: "Pseudocrazia" (Dominio della Menzogna) e "Dominio della Paura".
La Pseudocrazia si riproduce attraverso i seguenti strumenti:
- Pseudo-politica,
- Populismo e demagogia,
- Bugie Blu (Blue Lies): Menzogne raccontate dai politici per alterare la narrazione e la storia, ad esempio al fine di ricostruire o indirizzare la solidarietà di gruppo contro nemici immaginari o "ospiti indesiderati".
D'altra parte, Montesquieu, nel suo libro Lo spirito delle leggi, guardando criticamente alla paura, riteneva che ogni tipo di governo abbia un proprio "movente": il movente della repubblica è la "virtù", mentre quello dei governi dispotici è la paura. Egli ne identificò anche il processo, ovvero la paralisi della volontà: in un sistema basato sul dominio della paura, l'obiettivo del potere è ridurre la capacità di pensiero e di azione dei cittadini al fine di trasformarli in sudditi obbedienti.
Nell'era moderna, e in particolare nel XX secolo, il concetto di Dominio della Paura nell'analisi dei sistemi totalitari (come nel pensiero di Hannah Arendt) ha assunto nuove dimensioni: Arendt si riferiva alla creazione di nemici immaginari attraverso l'esagerazione delle minacce esterne o interne (come i gruppi minoritari); tuttavia, una sua rilettura nell'era del cyberspazio e dell'egemonia mediatica ci impone di prendere in considerazione ogni meccanismo volto a mantenere la società in uno stato di perenne ansia sì da giustificare la repressione.
Il dominio globale della paura - non a livello nazionale, ma nell'arena del militarismo transfrontaliero con le decine di basi fisse e galleggianti (navali) degli Stati Uniti - mira alla "gestione dei nervi" e ad hackerare ogni questione politica antecedente alla paura stessa. Persino Hobbes, il filosofo della paura per eccellenza, non avrebbe mai immaginato che le "realtà politiche oggettive", come lo Stato e la Nazione, potessero diventare così fluide e svuotate dall'interno.
Le paure ultra-strategiche mirano a dissolvere la coesione delle società, la volontà e il principio stesso della sovranità nazionale sul proprio destino.
Gli attuali leader degli Stati Uniti e del regime di occupazione sionista sono i principali portavoce di questo nuovo sistema basato sulla menzogna e sulla paura, laddove qualsiasi forma di opposizione e resistenza contro questo sistema, dalla Palestina all'Iran, rappresenta un ostacolo al declino assoluto della dimensione politica e della razionalità moderna nella deplorevole condizione in cui versa oggi l'umanità. Una resistenza che comporta un costo elevatissimo e che ha piegato, e continuerà a piegare, la schiena di grandi nazioni.
Di Sayyed Majid Emami
27.02.2026
Sayyed Majid Emami è direttore dall'istituto culturale iraniano in Italia.
alduccio 27 febbraio 2026
Le religioni monoteiste hanno spazzato via la reincarnazione, perché l'inferno fa molto più comodo..
V. Bellucci
oriundo2006 28 febbraio 2026
L'uno non esclude l'altra. E viceversa.