IL DECLINO DELL’IMPERIALISMO FRANCESE E LA FINE DEL FRANCO CFA

IL DECLINO DELL’IMPERIALISMO FRANCESE E LA FINE DEL FRANCO CFA

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

Recentemente Macron, il presidente francese, ha dichiarato “Non escludo l’invio delle truppe in Ucraina, la Russia non può e non deve vincere”. Si tratta di una affermazione molto grave che, se messa in pratica, porterebbe all’allargamento della guerra in Europa. Per questa ragione, gli altri Paesi della Ue, a partire dalla Germania e dall’Italia, si sono affrettati a escludere l’intervento di truppe europee nel conflitto tra Ucraina e Russia. L’affermazione di Macron può apparire contraddittoria, anche perché nel 2022 la Francia aveva cercato di venire incontro alle ragioni della Russia, sostenendo la necessità di non umiliarla se e quando si fosse arrivati a un trattato di pace. Quali sono le ragioni che hanno portato Macron a cambiare atteggiamento e alle recenti dichiarazioni? La ragione principale è probabilmente da rintracciare nella crisi dell’imperialismo francese. In particolare, la dichiarazione di Macron è una risposta alla crescente presenza della Russia nell’area di influenza francese nelle sue ex colonie dell’Africa occidentale e equatoriale.

Per comprendere quello che sta accadendo è utile rifarsi a una categoria dell’economia e della politica, quella di imperialismo. La Francia, infatti, può essere definita, come gli Usa e più degli altri principali paesi avanzati dell’Europa occidentale, un Paese imperialista. La Francia è un paese avanzato che fa parte del centro dell’economia-mondo e che sfrutta i paesi periferici, in particolare quelli dell’Africa da cui drena ricchezze verso la propria economia. A differenza degli altri Paesi della Ue, la Francia è una grande potenza che, oltre a poter drenare ricchezza attraverso lo sfruttamento dell’Africa, ha due vantaggi: dispone di armi nucleari e ha un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu dove esercita il potere di veto.

La Francia è, però, una potenza e un imperialismo in crisi. I fattori che evidenziano questa crisi sono, oltre alla perdita di posizioni in Africa, la forte conflittualità sociale rappresentata dai movimenti contestativi che sono sorti negli ultimi anni in Francia, come i gilet gialli e gli imponenti scioperi contro la riforma delle pensioni. Inoltre, la Francia è minata da una forte crescita del deficit e del debito pubblico. In particolare, la Francia è tra i Paesi europei con un alto debito che si trovano schiacciati dal Patto di stabilità. Non caso, recentemente si è fatta capofila dei Paesi dell’Europa mediterranea, i quali reclamano che la spesa militare venga scorporata dal calcolo del deficit e sia finanziata con debito europeo, cioè con l’emissione di bond europei. Da ultimo, ma non per importanza, la Francia negli ultimi decenni si è caratterizzata per una forte deindustrializzazione, che ha indebolito la sua economia.

Ma torniamo alla categoria di imperialismo. L’imperialismo è una fase storica del capitalismo e si caratterizza per cinque condizioni: la forte concentrazione della produzione e del capitale, la fusione del capitale bancario con quello industriale, la grande importanza acquistata dall’esportazione di capitale in confronto all’esportazione di merci, il sorgere di associazioni internazionali di capitalisti che si ripartiscono il mondo e infine la compiuta ripartizione della terra tra le più grandi potenze imperialistiche[i]. La Francia presenta al massimo grado queste caratteristiche. In particolare, ha settori economici molto concentrati in poche imprese giganti, che figurano tra le principali multinazionali europee, come Total, LVMH, Sanofi, Airbus, ecc.

Soprattutto l’economia francese è caratterizzata dalla prevalenza dell’esportazione di capitali rispetto all’esportazione di merci. Negli ultimi anni è cresciuto il disavanzo commerciale, che è passato dagli 83 miliardi del 2019 ai 200 miliardi di dollari del 2022[ii]. Quindi, la Francia importa molto più di quanto esporta in termini di beni, anche se può contare su un surplus nell’interscambio di servizi, che tuttavia non è in grado di compensare il disavanzo commerciale di beni. Invece, per quanto riguarda l’importazione e l’esportazione di capitali, la situazione è completamente capovolta. A questo proposito, dobbiamo fare riferimento ad uno specifico indicatore statistico: gli investimenti diretti all’estero (Ide), che rappresentano sia gli investimenti sotto forma di acquisizione di imprese estere sia quelli green field, cioè nella forma di stabilimenti costruiti ex novo all’estero. Lo stock di Ide in uscita dalla Francia nel 2022 era di 1.525 miliardi, pari al 53,53% del Pil, mentre lo stock degli Ide in entrata era di 896,7 miliardi pari al 32,22% del Pil[iii]. La percentuale di Ide in uscita sul Pil della Francia è la maggiore tra le grandi economie della Ue.

Quindi, la Francia è esportatrice netta di capitali. Viceversa, come abbiamo visto, per quanto riguarda l’interscambio di beni presenta un considerevole deficit. Ciò significa che la Francia consuma molto più di quanto produce. Il punto è che, se può fare questo, lo può fare solamente grazie alla ricchezza che drena dai Paesi periferici, in particolare dalle sue ex colonie africane. Lo strumento principale che permette questo drenaggio di ricchezza è il franco CFA.

Il franco CFA fu creato nel 1945 in seguito agli accordi di Bretton Woods con l’intenzione di legare finanziariamente le colonie africane alla Francia. L’acronimo CFA stava per Colonie francesi d’Africa. Dopo la decolonizzazione e l’indipendenza delle colonie francesi il franco CFA venne mantenuto, pur mutando il significato dell’acronimo che divenne Cooperazione finanziaria in Africa. Oggi, Il franco CFA è adottato da 14 Paesi africani suddivisi in due realtà economiche distinte, la Uemoa (Unione economica e monetaria dell’Africa Occidentale) e la Cemac (Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale).

Quali sono le caratteristiche del franco CFA e come contribuisce a subordinare i Paesi africani alla Francia? Innanzi tutto il franco CFA, originariamente ancorato al franco, è ora ancorato all’euro da una parità stabilita dalla Francia mentre la sua convertibilità è stabilita dalle autorità monetarie francesi. Inoltre, i Paesi che adottano il franco CFA devono depositare presso il Tesoro francese la metà delle loro riserve valutarie e la Francia può intervenire nella definizione della politica monetaria della zona valutaria africana. Tra le varie conseguenze dell’ancoraggio del franco FCA all’euro c’è anche l’obbligo per i paesi che ne fanno parte di adottare le regole del Patto di stabilità europeo, in particolare il limite del 3% al deficit statale, che rappresenta un impedimento all’attuazione di quelle politiche espansive della spesa pubblica che potrebbero favorire lo sviluppo di Paesi arretrati.

Il franco CFA impedisce il cambiamento strutturale dell’economia dei Paesi che lo adottano. Ciò significa che non consente lo spostamento di risorse da settori a bassa produttività (come l’agricoltura) a settori ad alta produttività (come l’industria), mantenendo così statica e arretrata l’economia dei Paesi aderenti. Viceversa, il franco CFA permette alla Francia di perseguire i propri interessi economici, consentendo alle imprese francesi un accesso facilitato al mercato africano e alle enormi risorse naturali di quei Paesi. In particolare, vengono facilitate le multinazionali francesi che operano nel campo estrattivo e nel petrolio, come la Total, le quali beneficiano di tassi di cambio vantaggiosi.

Tuttavia il sistema basato sul franco CFA sta andando in pezzi, come scrive Alessandra Colarizi: “La Françafrique, il sistema di relazioni privilegiate intessuto da Parigi nel continente attraverso il franco CFA, garantito dal Tesoro francese, la firma di accordi militari, e la francofonia, sta attraversando una crisi esistenziale senza precedenti. Il sintomo più evidente è rintracciabile nell’accordo raggiunto dai Paesi dell’Africa occidentale il 21 dicembre 2019 per l’acquisizione di una moneta propria che permetterà (pare nel 2027) di abbandonare il franco CFA. La nuova valuta, l’ECO, potrebbe essere ancorata allo yuan cinese per evitare oscillazioni pericolose per i mercati. E c’è chi già parla di un passaggio dalla tutela francese alla tutela cinese.”[iv]

Oltre che del franco CFA, la presa imperialistica francese sull’Africa si è avvalsa anche dello strumento militare. Le truppe francesi sono intervenute in modo ricorrente dal 2002 ad oggi in Costa d’Avorio, dove nel 2011 hanno effettuato un vero colpo di stato, arrestando il presidente Laurent Gbagbo, colpevole di non essere troppo disponibile a cedere il controllo dei giacimenti di petrolio alla Total, e sostituendolo con Alassane Quattara, che, da ex alto dirigente del Fondo monetario internazionale, gode della fiducia della Francia e delle altre potenze occidentali, tra le quali c’è anche l’Italia. Di recente il presidente Mattarella, durante il viaggio che lo ha portato in diversi Paesi dell’Africa Occidentale, ha incontrato Quattara, per discutere del rafforzamento della presenza italiana nel Paese africano. Del resto, l’Eni ha scoperto e sta sfruttando a Baleine il più grande giacimento di gas e petrolio della Costa d’Avorio. La Francia, inoltre, è intervenuta militarmente dal 2013 in Mali, Burkina Faso, Ciad e Niger prima con l’operazione Serval e poi con l’operazione Barkhane. La Francia ha impedito che le questioni interne al Mali venissero risolte con il solo ausilio di forze militari africane, come era previsto dall’Onu. Evidentemente lo Stato francese non poteva permettere che Paesi ricchissimi di risorse minerarie fuoriuscissero dal controllo di politici locali legati alla Francia e alle sue multinazionali. Di recente, però, anche il controllo sul piano militare sta venendo meno. Le truppe francesi sono state espulse prima da Burkina Faso e Mali e poi, a fine 2023, dal Niger.

A sostituire la Francia, sul piano economico e militare è la Russia, come abbiamo accennato sopra, che sta rafforzando la sua presenza nell’Africa occidentale e centrale. Recentemente Putin ha concordato con la Repubblica del Congo un potenziamento della collaborazione economica e politica, e ha stabilito accordi con il Mali, con il quale ha siglato una partnership sull’industria del litio, e con il Niger, con il quale si sono rafforzati i legami su antiterrorismo, agricoltura, settore minerario ed energia.

L’imperialismo francese, come quello statunitense, è in netta difficoltà perché, grazie alla sponda offerta dai Paesi del Brics, in particolare da Cina e Russia, i paesi periferici sono entrati in una nuova fase storica, quella della decolonizzazione reale. Le economie periferiche, come quelle dell’Africa, dopo la metà del XX secolo si erano liberate dal colonialismo europeo ma solo formalmente, rimanendo legate ai Paesi colonizzatori, come la Francia. Ora siamo ad una svolta, rappresentata dalla decolonizzazione reale, ossia dalla liberazione dalla dipendenza economica e militare. Non sembra, però, che l’imperialismo occidentale voglia accettare di buon grado questa nuova situazione. Togliatti, a proposito dell’imperialismo fascista, sosteneva che l’imperialismo debole o in crisi è il più pericoloso, perché nel tentativo di affermarsi o invertire la tendenza al declino può far ricorso alla guerra. Così è accaduto nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. A quel tempo la guerra scoppiata in Europa fu una resa dei conti relativa alla partita della spartizione delle colonie. Anche oggi la guerra in Europa rappresenta non solo lo scontro tra i due Paesi, Russia e Ucraina, ma anche il terreno sul quale l’imperialismo occidentale cerca di arrestare il proprio declino e mantenere la sua presa sulle aree periferiche e dipendenti dell’economia mondiale.

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

07.04.2024

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

NOTE

[i] Lenin, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, in “Opere Scelte”, Editori Riuniti Roma 1965, pagg. 638-639.

[ii] Unctad, database, Merchandise: trade balance, annual.

[iii] Oecd, data, FDI stock.

[iv] Alessandra Colarizi, Africa rossa. Il modello cinese e il continente del futuro, L’Asino d’oro edizioni, Roma 2022, pag. 81.

Commenti (30)

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    1. carla 8 aprile 2024

      Se maccaron pensa di fermare la Russia da solo, ci riprovi, farà la fine del suo predecessore e toglierà a noi le castagne dal fuoco.

    1. Arthur 8 aprile 2024

      Non è solo l'imperialismo francese che non ha futuro, ma tutte le forme di imperialismo.
      L'imperialismo, nelle svariate salse, è stato, dopo la Seconda Guerra Mondiale, uno strascico del sistema coloniale occidentale.
      Naturalmente saranno proprio Regno Unito e Francia a subire le conseguenze della fine del colonialismo e delle sue appendici più o meno mascherate.
      E lo si era capito benissimo all'inizio del XX secolo.
      Quelli che sono stati mandati avanti negli ultimi decenni sono soltanto balordi destinati ad essere liquidati da quei poteri che, per perpetuarsi, necessitano di ri-presentarsi agli occhi del mondo, dopo aver ripulito l'Occidente dai farabutti, come salvatori dell'umanità.
      In attesa che venga scoperchiato il verminaio, la vita prosegue tra psyop, menzogne colossali e banalità di vario tipo.
      La guerra è solo il proseguimento della narrazioni pandemica.
      Prima era la guerra al covid, adesso alla Russia e alla CO2.
      Poi?
      Tireranno fuori gli alieni o chissà quale altra idiozia?
      Avranno davvero il coraggio di arrivare a tanto?
      Personalmente lo escluderei, poiché precipiterebbero nel ridicolo e si smaschererebbero da soli.
      Quindi consiglio a tutti quelli che hanno la guerra nel proprio cervello di ripulirsi.

    2. absitiniuriaverbis 9 aprile 2024

      Cito "Avranno davvero il coraggio di arrivare a tanto?"

      E perché no?
      Questo che gli antenati hanno visto, che noi vediamo e che altri vedranno, è il risultato di un "mantra di fede unico", seppure suddiviso in molti capitoli, che viene sostenuto con le buone o le cattive da secoli:
      un solo dio, il mio
      una sola religione, la mia
      una sola cultura, la mia
      una sola cupola, la loro
      una sola valuta, la mia
      un solo combustibile, il mio
      una sola medicina, la mia
      un solo cibo, il mio
      ...

      Il resto è solo danno collaterale.

    1. Martin 8 aprile 2024

      Bell'articolo. Tralascio il mio totale dissenso sulle responsabiltà primarie del sottosviluppo dell' Africa - che per me sono come ovvio primariamente degli Africani - ed anche la menzione "positiva" di Togliatti, che rischierebbe di provocarmi un attacco di orticaria, per andare al punto secondo me piu' importante, con alcune premesse.

      La prima premessa e' che i Francesi sono pagliacci molto piu' pericolosi di noi Italiani. Le pagliacciate italiane finiscono perlopiu' in operetta e raramente in tragedie, mentre le pagliacciate e trombonerie francesi finiscono quasi sempre in tragedie - per loro stessi e per gli altri - perche' i Francesi - a differenza degli Italiani - le e si prendono sempre sul serio, senza alcun senso del ridicolo. Vedasi l'umiliante sconfitta nella guerra franco prussiana del 1870-1 (una manna che ci permise la presa di Roma), l'aizzamento da parte della Francia della WW1 per vendicarsi della Germania, fino alla catastrofe eclatante del maggio-giugno 1940, ovviamente (ogni volta che vedo le foto di Hitler che passeggia a Parigi in versione turista, scusatemi ma mi scappa da ridere).
      Piu' Dien Bien Phu (Vietnam), Suez 1956 e l'ignobile guerra d'Algeria (1954-62), considerata nemmeno una colonia, ma "territorio francese"!!!!!! D'altronde, il surrealismo fu una invenzione francese, no?
      Fino alla guerra alla Libia, che tanto progresso e sviluppo ha come noto portato alla Libia ed al "secondary target", ossia l'Italia - LOL!

      Il pagliaccio Macron ha passato gli ultimi 3 anni a fare - come direbbe Marx - la mosca cocchiera dell'integrazione europea, straparlando a vanvera a dx e sx, senza smuovere una paglia, perche' il passaggio alla votazione a maggioranza in politica estera, di difesa e fiscale -ossia la letterale distruzione delle costituzioni nazionali di 27 Paesi Membri, inclusa "la piu' bella-ciao del mondo" - richiederebbe l'irreale decisione unanime di 27 Governi e sopratutto di 27 Parlamenti europei, nelle maggioranze qualificate richieste per le modifiche costituzionali (referendum automatici o facoltativi inclusi).

      Circa 5-6 Paesi - non solo l'Ungheria, ma anche Paesi Bassi e Danimarca, etc - hanno ribadito più volte di non voler nemmeno sentirne parlare, ma cio' nonostante il concertino continua a vanvera e senza pubblico - proprio come i concerti di musica classica dodecafonica o seriale - a causa dell'infinita brama di potere della Commissione UE.

      Dopo aver gracchiato inutilmente e ininterrottamente per oltre 3 anni stile pappagalletto tropicale, il pagliaccio ha recentemente mutato il tema dominante della trombonerie francoise.

      Dall'integrazione europea e' improvvisamente passato alla linea aggressiva ed interventista nei confronti della Russia, come giustamente notato dall'articolo.
      Ma la ragione di tale svolta improvvisa. o numero da circo equestre, non e' tanto nella crisi del neo (ossia, post WW2) imperialismo francese nell' Africa occidentale.

      Il pappagalletto della famiglia Rotschild si sta muovendo in anticipo sulla probabile elezione di Trump, che rischia di mettere in dubbio la copertura nucleare USA dell' Europa: se ne discute già apertamente negli USA.

      Ora, la GB ha oltre 200 testate nucleari integrate nel comando NATO (ossia, a doppia chiave Nato-GB), e anche la Frons ne ha oltre 200 ma - attenzione - non integrate nel comando NATO: la chiave delle testate e' solo francese, e la decisione circa il loro utilizzo e' solo francese.

      Si tratta di una differenza fondamentale. Ovvio che in una ipotetica guerra la decisione francese dovrebbe essere coordinata con la NATO, ma resterebbe comunque una decisione operativa autonoma francese.

      Dalle basi nucleari in Germania e Italia i missili partirebbero per decisione unilaterale USA/ NATO - abbiamo perso la WW2 e festeggiamo la sconfitta ogni 25 aprile, no? - dalla GB per doppia decisione GB-NATO, ma dalla Francia, invece, SOLO per decisione francese.

      D'altronde, e' noto a tutti che la Frons e' "una potenza vincitrice della WW2" - LOL, e' da uccidersi dalle risate!

      Quello che il pappagalletto sta facendo, in previsione dell'incertezza circa la linea di Trump, e' "offrire" l'autonoma "force de frappe" nucleare francese all'UE.

      Ma bisogna essere proprio fuori come dei balconi per considerarla come una "offerta".

      La difesa dell' Europa affidata, invece che al comando NATO/USA, a una decisione unilaterale francese?

      Qui l'analisi per quanto mi concerne si interrompe immediatamente, proprio come quando si tira la catena!
      La nota immagine del "dalla padella alla brace" appare come un eufemismo.

      Chiunque in Europa conosca la storia reale della Francia, da Napoleone a Sarkozy (Gheddafi....), non puo' che domandarsi: ma stiamo scherzando?

    2. Jimbo 8 aprile 2024

      Tralascio l'Africa su cui la pensiamo in maniera opposta, concordo sul resto (Trump e copertura nucleare..).
      La Francia è estremamente pericolosa perchè imperialista nel DNA.
      Per essere imperialista devi avere una certa attitudine a confliggere.
      Lo ha introiettato.
      Noi no, siamo solo sfruttatori di seconda istanza.

    1. clausneghe 8 aprile 2024

      Altro disfattista che parla dell'ennesima guerra che naturalmente il nostro giovane Bertolazzi non vede e non sente, lui i profeti di sventura li farebbe rotolare nella botte chiodata come toccò al povero Geremia..Bertolazzi è ossessionato dagli anziani che gli rubano la pensione, un miraggio per lui, deve magnà tanta polenta..
      Ma tant'è, la guerra avanza perchè, come dice Moro e prima di lui Marx, l'imperialismo e la guerra sono i frutti del Capitalismo, parola che ricordo ai non glottologi, deriva da Capi di bestiame, ovvero chi aveva più Tori Mucche e Cavalli era il riccone che aveva la carne latte e pellame per sè e per la sua tribù..
      Capitalismo= Vaccari.

    2. Bertozzi 8 aprile 2024

      Oh ma t'ho mai c@gato io? Centro qualcosa con questo articolo? Giovane non sono e di polenta ne ho mangiato a basta. Soprattutto se vengo tirato in ballo a sproposito da geni come te che la guerra ce l'hanno nel cervello e rispondono egregiamente ai desiderata del potere e dopo il terrore pandemico rispondono "obbedisco" alla richiesta di terrore bellico. Guerridiota. La guerra avanza, certo, nel cervello tuo. Visto che l'hai invocata a chiare lettere, vecchio astioso, dopo di voi il diluvio? Dopo di voi la luce! Ma fate in fretta che avete devastato abbastanza! Lasciami pur perdere che non è il caso va là, fidati. E salutami la trincea, guerriero. E Storpiare il Nick di un utente è vietato da quel che ne so.

    3. Jimbo 8 aprile 2024

      Hanno mirato e ucciso migliaia di bambini nel Nord Italia? No.
      Hanno disintegrato tutti gli ospedali di Roma con dentro i pazienti? No.
      Hanno causato più di un milione di morti/feriti in Sicilia? No.
      Indi per cui non c'è la guerra.
      Siamo a questo punto.
      Su un sito di controinformazione.
      Che ci vuoi fare..

    4. pippo123 8 aprile 2024

      Marx si sbagliava, le guerre avvengono anche tra paesi comunisti...Cina/Vietnam, Cambogia/Vietnam...URSS/CIna sull'Ussuri...Ciò non toglie che questo capitalismo predatorio americano faccia schifo ...

    5. Arian Van Heisen 8 aprile 2024

      Marx predicava da Londra con i denari di un capitalista
      ahahah.! n altro rivoluzionario da poltrona

    6. clausneghe 8 aprile 2024

      Ma io non mi rivolgevo a te, ai Bertoldazzi in genere, se ti senti chiamato in causa non so che farci..
      A proposito di covidiota, guarda che io non mi sono mai tamponato nè siringato nè multato..E tu?

    7. Martin 8 aprile 2024

      Claus ha ragione! In effetti, Bertozzi: pensioni= Bertolazzi: pensionazze. Si capisce gia' dalla terza elementare (di una volta) - LOL.

    8. Bertozzi 8 aprile 2024

      Eh sì, non ti riferivi a me, come se io faccio un post e chiamo in causa l' utente clausniente e lo accuso di voler la guerra atomica e fine del genere umano perché lui non sopporta 'lo stillicidio del vivere" e poi dico no, no ma mica mi riferivo a te Claus, se ti senti chiamato in causa non so che farci. Mm, vabbè ci siamo capiti
      Riguardo a vaccini tamponi ecc ti rispondo senza pensieri:Manco per niente. Stai pur tranquillo. Che io alle farloccate della TV non ci credo da mo', io..

    9. Bertozzi 8 aprile 2024

      Ormai il livello delle discussioni si è ridotto a sta roba. Complimenti

    10. Martin 8 aprile 2024

      Meglio battute sceme che gli insulti

    11. Martin 8 aprile 2024

      Ovvio

    12. Bertozzi 8 aprile 2024

      Eh, avrai studiato tanto in cinque diversi continenti per fare battute così argute, stiamo tutti ridendo a crepapelle

    13. Martin 8 aprile 2024

      Una scemenza al giorno leva il medico di torno

    14. Bertozzi 8 aprile 2024

      Si è pure fermata la terza guerra mondiale cerebrale per tanta ilarità

    15. absitiniuriaverbis 8 aprile 2024

      C'è una, differenza, forse un errore di stumpa.
      Nel tuo primo commento scrivi 'Bertolazzi' un ignoto (almeno a me) personaggio ma non di difficile collocazione in ambito CDC, mentre nel secondo scrivi 'Bertoldazzi' con una d che fa differenza e richiama Bertoldo ovvero 'il contadino protagonista del testo seicentesco di Giulio Cesare Croce Le sottilissime astutie di Bertoldo'.

      Un dettaglio forse ma dov'è che si nasconde il diavolo? 😂

    16. Martin 8 aprile 2024

      Pensa ai rubinetti che sgocciolano - mentre non li ascolti

    17. clausneghe 8 aprile 2024

      Bravo, hai colto il gioco di parole..Proprio a Bertoldo, Cacasenno e Bertoldina, pensavo.
      Il Diavolo si nasconde nei particolari ma qui su CDC non c'è nessun Diablo, solo persone permalose che vogliono deridere le altrui teorie mentre non sopportano che si faccia lo stesso con le loro.

    18. clausneghe 8 aprile 2024

      Se mi chiami clausniente ti ignoro, non sono io, come ti ho ignorato quando mi hai chiamato Klaus e mi hai accomunato a Vincenzo chiamandomi menagramo mentre io sono solo uno che vede oltre e vi vuole avvisare..
      Questa guerra l'avevo prevista già nel 2015 e sul mio blog c'è l'articolo intonso che tra l'altro Redazione ha letto con interesse.
      Previsto tutto per filo e per segno o quasi, ma il finale deve ancora venire.Stammi buono

    19. ducadiGrumello 9 aprile 2024

      che poeta

    20. Cachafaz 9 aprile 2024

      Ma no, le guerre ci sono, solo che Bertozzi, credo, sostiene non ci sara' la ww3 . Peraltro sono d'accordo, contano sulla pazienza russa. C'e' e ci sara' una econo mia da guerra, nient'altro che la conrtinuazione dell'austerita' (cioe' continuare succhiare il sangue al popolo) da 35 anni a questa parte. Siccome i popoli lo avevano capito, ora tirano fuori l'economia di guerra per continuare il giochino.

    21. Jimbo 9 aprile 2024

      Concordo, bisogna però fare attenzione però a snobbare le guerre in corso, a derubricarle a "conflitti lontani che non ci interessano". Il passo è breve.
      Ed è quello che sostanzialmente sta succedendo in Italia e non solo.
      Uno dei motivi per cui vanno avanti.
      Anzi a mio avviso è Il Motivo: vanno avanti perchè alla gente non importa nulla in quanto non è la ww3.

    22. Martin 9 aprile 2024

      Meglio, che nevrosi

    1. pippo123 8 aprile 2024

      In compenso i francesi come nel Cinquecento stanno facendo razzie da noi, anche oggi possono contare su un duca di Mantova fellone , un marchese del Monferrato complice e tutta una genia di maramaldi traditori che imperversano nel fu Bel Paese...

    2. mago 9 aprile 2024

      e pensare che dichiarammo pure guerra a questi…

    1. Jimbo 8 aprile 2024

      Altro pezzone antiuccidentale, nello specifico antimperialista.
      Musica per le mie orecchie.

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