Il Decalogo del Perfetto Schiavo

Il Decalogo del Perfetto Schiavo

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Ecco un breve decalogo per imparare a riconoscere, (e riconoscerci) per quello che siamo, schiavi strettamente limitati entro una finta società virtuale, che non può essere compresa razionalmente finché non la si riesce a vedere per quello che è in realtà, una serie di fattorie in cui allevatori umani (e non) possiedono bestiame umano.

* * * * * *

Il perfetto schiavo nasce da una famiglia con una lunga tradizione di schiavitù, ama farsi chiamare "Cittadino" del suo allevamento di schiavi, e vanta fra i suoi antenati almeno un "Eroe" che si è fatto sparare, o è stato fatto a pezzi da una bomba, mentre difendeva i suoi Padroni. Il perfetto schiavo viene educato con cura da una famiglia con un grado elevato di "Istruzione" certificata dai suoi Padroni, e viene programmato nel suo cervello, fin dalle prime parole balbettate, a credere a tutto quello che viene "Scritto" dai suoi Padroni nei libri, e che viene "Raccontato" dai suoi Padroni nei film e nella TV. Il perfetto schiavo apprezza moltissimo i "Vantaggi" del suo stato di schiavo, impara con cura a memoria le "Leggi" del suo allevamento di schiavi, e controlla che tutti gli schiavi intorno a lui seguano le stesse "Leggi" con lo stesso entusiasmo. Il perfetto schiavo non guarda mai oltre il recinto del proprio allevamento di schiavi, non dubita mai della profonda "Giustizia" delle punizioni che gli vengono imposte dai suoi Padroni, e non aspira mai a nulla che non sia previsto nelle normali "Ricompense" elargite dai suoi Padroni. Il perfetto schiavo sbava come un cane guardando la ricca tavola dove si abbuffano i suoi Padroni, si siede ad uggiolare tristemente pregando per qualche briciola degli avanzi, e non oserebbe mai "Allungare la mano" per prendersi una fetta di tutta quell'abbondanza, riservata esclusivamente ai suoi Padroni. Il perfetto schiavo, abbandonato a se stesso, entra in uno stato di disperazione totale, non è "Fisicamente" e "Psicologicamente" in grado di provvedere a se stesso, non è "Intellettivamente" in grado di capire nulla che non sia stato appositamente precotto e preconfezionato dai libri, dai film, e dalla TV dei suoi Padroni. Il perfetto schiavo impara fin da bambino a non "Vedere", a non "Sentire", a non "Parlare", e se opportunamente comandato dai suoi Padroni, entra in uno stato di "Ipnosi" totale, e spegne completamente il proprio cervello a livello vegetativo. Il perfetto schiavo diffida di chiunque non porti una "Catena", odia ferocemente chi vive al di "Fuori" del suo allevamento, e se opportunamente programmato dai suoi Padroni, non avrà alcuna esitazione a perseguitare ed uccidere gli altri Essere Umani, rei del crimine di non essere schiavi "Obbedienti". Il perfetto schiavo aspira a venire "Promosso" dai suoi Padroni al rango di carnefice e boia, non prova alcun rimorso, disprezza gli altri schiavi di rango inferiore, è instancabile nell'inventare continuamente nuove forme di obbedienza e sottomissione, per compiacere i suoi Padroni e mantenere i propri "Privilegi". Il perfetto schiavo non dubiterebbe nemmeno in punto di morte della "Giustizia" del suo stato di schiavo, aspira a vivere il più a lungo possibile nello stesso allevamento di schiavi, e spera ardentemente di poter rinascere incarnato nella vita futura, sempre al servizio dei suoi Padroni, se potesse, incatenerebbe perfino la propria anima, per non perdere il proprio "Posto" duramente conquistato all'interno dell'allevamento di schiavi.

* * * * * *

Vivere nella paura e nel terrore In questo consiste l'essere uno schiavo Se hai paura di perdere qualcosa Ti verrà portato via comunque Rinuncia ad ogni certezza e gioca il tutto per tutto Vivi da Essere Umano Libero Insorgi contro i Padroni del Mondo O muori lentamente da schiavo baciando le tue catene Combattiamo da tanto tempo, e tutti noi abbiamo perso molte cose e persone care, ma non siete soli! Ci sono sacche di Resistenza in tutto il Pianeta! Se state ascoltando, siete la Resistenza!

contronews.org

02.02.2026

Fonte: https://contronews.org/il-decalogo-del-perfetto-schiavo/

Un ringraziamento a owonimo per la segnalazione sul Forum di CDC

Commenti (25)

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    1. uomospeciale 7 febbraio 2026

      È un problema irrisolvibile antropologico e strutturale della "forma mentis" dell'essere umano, che è un animale gregario e di branco, prima ancora che un individuo, per questo non se ne esce.
      il punto non è essere o non essere schiavi, il punto è che la libertà non esiste proprio, è solo un' illusione.
      Infatti liberi dalle catene spesso diamo il peggio di noi stessi,
      e almeno sapessimo sceglierci meglio i padroni...
      Quante cose non facciamo per paura del giudizio altrui, o per non deludere i nostri cari?....Non sono forse catene anche quelle?
      Quante delle scelte che facciamo non sono "nostre" ma sono fatte
      solo per compiacere gli altri?
      Non è la società o il padrone a creare lo schiavo:
      È lo schiavo, che senza padroni non sa proprio vivere:
      - E persino i padroni, hanno altri padroni* -

      *Hitler mentre in pubblico era padrone di mezza Europa, si faceva umiliare e picchiare da delle prostitute in privato.

    2. CptHook 7 febbraio 2026

      *Hitler mentre in pubblico era padrone di mezza Europa, si faceva umiliare e picchiare da delle prostitute in privato.

      Fonti storiche?

    3. uomospeciale 9 febbraio 2026

      Sono cose vecchie di 30 anni di cui si parlava nei primissimi forum di "questione maschile" non so dove siano finiti i riferimenti e gli articoli, ma all'epoca la cosa era data per certa.
      Sempre per via delle sue frequentazioni discutibili
      ( Tenute come si può immaginare nella massima segretezza)
      Anche nel primo dopoguerra si era più volte ipotizzato che nelle ultime fasi della sua vita, quando era chiaro a chiunque il suo distacco dalla realtà, soffrisse di neuro sifilide avanzata, per gli evidenti problemi neurologici e psichiatrici che aveva.
      Ho provato a ritrovare l'articolo con le varie testimonianze dei suoi stessi collaboratori che erano state raccolte ancora nel primo dopoguerra e poi dimenticate, ma oggi dopo tutti questi anni, chissà dove è finito.

    1. Hakan 6 febbraio 2026

      Notizia dall’Argentina. Molto pertinente nel contesto dell’articolo:

      LO HANNO LICENZIATO DALLA BANCA E, PRIMA DI ANDARSENE,
      HA CANCELLATO TUTTI I DEBITORI DAL SISTEMA!!

      Quello che è iniziato come un licenziamento improvviso si è trasformato nel “miracolo finanziario” dell’anno. Un impiegato di una banca è stato licenziato senza giusta causa e, secondo versioni interne, prima di lasciare definitivamente il suo posto ha deciso di fare giustizia sociale… a modo suo.

      Approfittando del fatto che aveva ancora accesso al sistema, il lavoratore ha eliminato i registri di centinaia di clienti morosi, lasciando le banche dati più pulite di una coscienza dopo la confessione. Crediti, prestiti e debiti sono scomparsi come per magia.

      Clienti che dovevano di tutto, da un frullatore a un’auto, si sono svegliati con la storia creditizia “resuscitata”, mentre la banca cerca di ricostruire le informazioni perdute e di spiegare come mai nessuno abbia bloccato l’accesso in tempo.

      Sui social lo chiamano già “il Robin Hood finanziario” e non è mancato chi abbia chiesto una statua in onore del patrono degli indebitati. Le autorità stanno indagando sul caso, anche se molti dei beneficiati assicurano di non sapere nulla… e se lo sapevano, se ne sono già dimenticati.

      Morale della favola: non sottovalutare mai un dipendente licenziato senza giusta causa, con un utente ancora attivo e una tastiera tra le mani.

    2. Dario Lampa 6 febbraio 2026

      Invece l'attuale nostro governo fa il Robin Hood al contrario: ruba ai poveri per dare ai ricchi e agli evasori fiscali... ricchi.😄

    3. uomospeciale 7 febbraio 2026

      Ogni tanto una buona notizia.
      Grazie, mi hai migliorato la giornata.

    1. Hakan 6 febbraio 2026

      L’articolo svolge una funzione chiara: agisce come un’allarme. Non spiega —e credo che non pretenda di farlo— come funzionano le società contemporanee né offre un programma praticabile di trasformazione.
      Scuote, mette a disagio e spinge a rompere l’identificazione acritica con l’ordine esistente. In questo senso, la sua esagerazione è deliberata: costruendo la figura dello “schiavo perfetto”, costringe il lettore a guardarsi in uno specchio deformante.

      Tuttavia, questa stessa esagerazione ne limita la portata analitica. Il fenomeno che denuncia non è, nella sua essenza, un problema di malvagità, codardia o degrado morale degli individui. È più tragico che perverso. Non viviamo circondati da “schiavi perfetti”, ma da soggetti ordinari che cercano di sostenere la propria vita, i propri legami e la propria stabilità emotiva all’interno di sistemi sociali che hanno trasformato l’obbedienza in una condizione di esistenza.

      L’obbedienza normalizzata, nella maggior parte dei casi, non si impone attraverso il terrore diretto, ma tramite una dipendenza strutturale. La perdita di reddito, di riconoscimento, di accesso ai diritti o di appartenenza sociale non è una minaccia astratta: è un’esperienza quotidiana. In questo contesto, adattarsi non è necessariamente un tradimento della libertà, ma una strategia di sopravvivenza. Il testo denuncia il risultato, ma nel moralizzarlo perde di vista la dimensione tragica del problema: molti obbediscono non perché credano nel sistema, ma perché non vedono come vivere al di fuori di esso senza distruggere la propria vita.

      Da questa prospettiva, la libertà non può essere pensata come una fuga totale né come un gesto epico di rottura assoluta. Nelle società ad alta complessità non esiste un “fuori” puro da cui vivere pienamente liberi. Ogni vita umana è attraversata da istituzioni, norme, dipendenze e mediazioni. Pretendere una libertà totale equivale, nella pratica, a una forma di isolamento o di autoesclusione che spesso finisce per rafforzare proprio ciò che si voleva combattere.

      La libertà, dunque, non è un’uscita dal sistema, ma una pratica situata al suo interno. Non si risolve collettivamente una volta per tutte né attraverso un’insurrezione definitiva, ma in modo parziale, fragile e localizzato. Si gioca in decisioni concrete, in margini ristretti, nel modo in cui ciascun soggetto si rapporta alle norme, alle aspettative e ai dispositivi che lo attraversano.

      Ora, se questa pratica non può essere né eroica né totale, come si risolve a livello individuale? Quale tipo di soggettività la rende possibile?

      In primo luogo, richiede tolleranza all’ambiguità. Il soggetto che cerca una libertà situata deve accettare di vivere senza certezze assolute, senza garanzie di piena coerenza e senza il conforto di un’identità chiusa. Non si tratta di opporsi a tutto, ma di decidere quando obbedire, quando deviare e quando resistere, assumendo che tali decisioni saranno sempre parziali e rivedibili.

      In secondo luogo, esige una capacità di giudizio proprio, intesa non come genialità intellettuale, ma come disposizione a non delegare completamente la valutazione di ciò che si fa. Questo giudizio non elimina l’obbedienza, ma la rende consapevole. L’individuo libero non è colui che non obbedisce mai, ma colui che sa quando obbedisce e a quale costo.

      In terzo luogo, è necessaria una certa sobrietà del desiderio. La normalizzazione dell’obbedienza si fonda in larga misura sulla paura di perdere status, sicurezza, riconoscimento o comfort. La libertà situata implica ridurre questa dipendenza simbolica, accettare perdite relative e rinunciare alla promessa di una piena integrazione. Non è ascetismo, ma un limite volontario alla cattura del desiderio.

      In quarto luogo, richiede la capacità di sopportare il disallineamento. Chi non si adatta completamente resta inevitabilmente un po’ fuori tono: non si inserisce del tutto, non viene pienamente ricompensato, non è del tutto leggibile. Questa posizione genera disagio, incomprensione e talvolta solitudine. Senza una certa resistenza psicologica alla disapprovazione e all’isolamento parziale, la pratica della libertà diventa impraticabile.

      Infine, la libertà situata ha bisogno di un’etica del legame, non del sacrificio. Non consiste nel ritirarsi dal mondo né nel disprezzare chi si adatta, ma nel non riprodurre attivamente i meccanismi di controllo sugli altri. Implica il rifiuto di moralizzare l’obbedienza altrui, di sorvegliare, denunciare o esigere purezza. In questo punto, la libertà individuale diventa anche una forma minima di cura del comune.

      Da questo punto di vista, il testo dello “schiavo perfetto” coglie nel segno nel segnalare il pericolo dell’obbedienza interiorizzata, ma fallisce nel momento in cui immagina che l’alternativa sia una rottura totale o una conversione improvvisa. La vera difficoltà non è liberarsi delle catene visibili, ma imparare a vivere con le mediazioni senza esserne assorbiti.

      La libertà, nelle società complesse, non è uno stato da raggiungere, ma una tensione da sostenere. Non promette redenzione né vittoria, ma evita forse qualcosa di più importante: che la vita venga completamente ridotta a funzione, adattamento e sopravvivenza amministrata.

      Se c’è qualcosa che l’analisi precedente mette in luce è che la libertà, nelle società contemporanee ad alta complessità, non può più essere pensata né come uno stato pieno né come una rottura totale con l’ordine esistente. Non può nemmeno essere ridotta a una parola d’ordine morale o a un’identità desiderabile. La libertà, quando esiste, si manifesta come una pratica situata, parziale, fragile e costosa, che si dispiega all’interno di sistemi che dipendono strutturalmente dall’obbedienza per funzionare.

      In questo contesto, la libertà situata comporta costi reali. Implica una minore protezione sistemica, traiettorie instabili, perdita di riconoscimento, usura affettiva e un carico psicologico persistente. Non si tratta di eroismo, ma di esposizione. E questi costi non sono distribuiti in modo equo: non tutti possono sostenerli né permettersi di pagare il prezzo del non adeguarsi pienamente. Questa disuguaglianza non è un difetto morale degli individui, ma un dato strutturale del sistema.

      Il problema di fondo, dunque, non è l’esistenza di norme, istituzioni o mediazioni — senza di esse non c’è vita in comune — bensì la loro chiusura. Quando l’obbedienza smette di essere rivedibile e diventa una condizione assoluta di esistenza, il sistema non organizza più la convivenza: la impoverisce. A quel punto, la libertà non consiste nell’uscire dal sistema, ma nell’impedire che esso assorba tutto.

      Per questo, se la libertà non si traduce in un ampliamento concreto di ciò che è vivibile — non solo per chi la esercita, ma anche per altri — corre il rischio di trasformarsi nel contrario di ciò che proclama: un’ulteriore forma di distinzione simbolica in un mondo in cui l’obbedienza non è più imposta principalmente con la forza, ma attraverso la necessità.

      Nelle società complesse, la libertà non è una destinazione.
      È una tensione che si sostiene — o si perde — ogni giorno.

    2. Tatiana Billi 7 febbraio 2026

      Coommento

      Commento fantastico.

    1. Dario Lampa 6 febbraio 2026

      Sante parole!
      Così come la religione occidentale creò l' Inferno come "controllo e, tanto per restare in tema, schiavizzazione delle masse tramite la Paura": Storicamente, la concezione di un inferno punitivo è interpretata come uno strumento per indurre sottomissione morale o spirituale, trasformando la fede in un atto motivato dalla paura della dannazione.

    1. akel 6 febbraio 2026

      E quelli che raccontano di «enti sopranaturali», della "familia tradizionale", dell'«uomo europeo», dei «valori occidentali», dell'«europa», della «patria» senza mai spiegare cosa tutto questo sia cosa sono?
      Cosa sono questi signori che preferiscono negare la storia dell'umanità e si inventanoi una realtà che non esiste per giustificare concetti che non sanno definire?
      La schiavitù nella realtà è sempre stata il giusto castigo per chi non condivide i valori e l'etnia di chi ha il potere.

    1. Tatiana Billi 6 febbraio 2026

      Caspita, siete stati spietati. A volte invidio lo schiavo inconsapevole perchè se solo riesce a sopravvivere è già contento. Io sono nata storta, non sono per niernte intelligente e non me ne può fregare de meno, perché mi piace osservare, un giorno mi sono chiesta quale è il mio ruolo, è osservatrice. Non devo giudicare, voglio vedere, e se ce la faccio a fare 2+2=4 Se viene, significa che ho visto bene. Sono nata così, le bimbe giocavano con le bambole, io amavo ascoltare Togliatti e avevo si e no 3/4 anni. Sono nata nei primi anni'50. La mia contraddizione consiste nel fatto che quanto sopra è chiarissimo, condivido in toto, ma dovessi perdere il mio status sociale, cosa scoprirei di me? Qui sta il punto vero: la coerenza. Non mi sono vaccinata, ho sopportato l'isolamento totale e vergognoso del potere, ma potrei sopportare di perdere le sicurezze bastanti a farmi vivere? Il potere occidentale è da 2000 anni saldamente in mano ai sacerdoti della Bibbia, siano ebrei, cristiani, varianti varie, islamici, gl iebrei sono i dominatori assoluti su tutti, si sono inventati un Dio che è l'emblema del nazi-fascismo, un Dio che sembra più un re che un Dio, vuole essere adorato, chiede sacrifici, punisc e i fedeli, stermina gli infedeli, un Dio feroce che promette città, terre altrui a chi gli giura eterna fedeltà, è vendicativo, geloso, all'opposto del Dio narrato dal Cristo, e pretendono che noi li pensiamo come un unico Dio, pretesa adatta appunto agli schiavi, che altro? Il mondo in cui questo Dio ebreo è riconosciuto come unico Dio è un mondo di odio, guerre, miseria, ingiustizia sociale, che poi è ovunque così, con la differenza che dove non c'è esistono le possibilità di cambiamento, maraja/Ghandi, in Occidente questo non succederà MAI perché chi dominava 2000 anni fa è la stessa classe sociale che domina tutt'ora. In Occidente da 2000 anni siamo una dittatura che si deve chiamare come vogliamo, impero, monarchia, repubblica, democrazia, ma non si deve chiamare dittatura, questo è severamente vietato, e adesso i padroni ebrei dell'Occidente che stanno perdendo terreno sotto i piedi hanno comandato al governo di destra della Meloni di mettere una legge che punisce chi parla male degli ebrei, noi, Italia, noi Italia cristiano cattolica non possiamo criticare gli ebrei, capito chi comanda?

    2. Gionni 6 febbraio 2026

      "Roma è un affronto a Dio! Roma strangola il mio popolo, la mia terra, l'universo! Ma non per sempre. E ti dico che quando Roma cadrà, scoppierà un grido di sollievo quale il mondo non ha mai sentito prima. (Ben-Hur)".
      Chi l'avrebbe detto che nel tempo le parti si sarebbero invertite...

    1. Balabiott 6 febbraio 2026

      Dopo aver letto il pezzo ho fatto un collegamento mentale e quindi cito Carlos Castaneda (scrittore peruviano): “La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. È inconsapevole, gestita da altri. Chi ha capito non ha bisogno di consigli, chi non ha capito non capirà mai. Non biasimo costoro, essi sono strutturati per vivere e basta. Respirare, mangiare, bere, andare in ristorante il sabato sera, partorire, guardare la TV, assistere a una partita di calcio. Il loro mondo finisce qui, non percepiscono altro. Esiste poi un esiguo gruppo di esseri umani, che sono difetti di fabbricazione, sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri”...(p.s. ovviamente nessun paternalismo o giudizio da parte mia, sono contro il famoso 'sistema' ma alla fin fine ne faccio parte; cerco perlomeno di vederne le storture più clamorose ed usare 'criticamente' quei quattro neuroni che mi rimangono...)

    2. Ghisa 6 febbraio 2026

      Il primo insegnamento di Don Juan fu quello di combattere il sentimento di "importanza personale".
      Don Juan, inoltre, aveva appreso dal suo Nagual Don Jenaro ad amare i piccoli tiranni che ci liberano da noi stessi obbligandoci a scoprire che libertà vale più della vita stessa.
      V tortura Evy per o stesso motivo...

      Per tutti quelli che vivono nel mezzo.. tra la viad el guerriero e quella del tiranno, che dire?
      Primo o poi saranno / saremo tutti guerrieri dello spirito o tiranni.. incarnazione prima, incarnazione dopo.

    1. CptHook 6 febbraio 2026

      Il Coso-19 ha ampiamente confermato la voluttà di essere schiavi della maggioranza dei pretesi "umani", di fatto, a mio parere, sub-umani.

      Il perfetto schiavo aspira a venire “Promosso” dai suoi Padroni al rango di carnefice e boia, non prova alcun rimorso, disprezza gli altri schiavi di rango inferiore,

      Anche nei campi di lavoro nazisti esistevano i kapò, e pare che fossero i peggiori...

      In conclusione: complimenti all'Autore per questa ottima sintesi.
      🙏

    2. akel 6 febbraio 2026

      Bravo!
      Lei fa esattamente lo stesso discorso del potere, soprattutto di quello teologico, nega a chi non condivide i suoi principi e valori, il diritto di choiamarsi umano. è quello che per esempio ha permesso ai cristiani sterminare e/o ridurre in schiavitù le popolazioni del continente americano e africano: non credevano nel dio cristiano, non conoscevano la familia cristiana, la proprietà privata… non avevano il diritto di chiamarsi uomini.
      Certo ci sono gli schiavi del potere, ma certamente i servi zelosi del potere fanno molto più schifo

    3. Tatiana Billi 6 febbraio 2026

      akel, il suo commento fa riflettere, non è che non ci abbia mai pensato alla linea in cui è un attimo finire dall'altra parte, per darmi pace ho pensato allora di mettere le questioni a confronto, quella che produrrà positività e quella che produrrà negatività, per cui nego i tuoi valori perché dannosi, Tu mi costringi a farlo, poi non venire a piagnucolare, quando smetterai di rompere le balle al mondo, allora non sarà più un problema viviere con te e tu con me. Punto.

    4. akel 6 febbraio 2026

      Insomma difendere un modo di pensar che ha permesso ai cristiani chi si definiscono portatori di amore eterno di sterminare 50 milioni di nativi americani, e schiavizzare decine di milioni di africani e che sta alla base oggi dello sterminio del popolo palestinese è produrre positività? Mi spieghi positività per chi?
      Chi piagnucola è lei quando s'inventa che abbia principi dannosi. E quali sarebbero questi miei principi? E sarebbero dannosi per chi o per che cosa?
      Cosa c'è di dannoso in mostrare che attaccate il comportamento del potere ma in realtà ne condividete i metodi e l'ideologia che insomma siete dei subdoli servi del potere che avete l'arroganza di criticare quelli a cui il potere nega qualsiasi possibilità di emanciparsi, quelli a cui il potere ha sempre negato come fate voi il diritto di chiamarsi uomini.
      Io non ci penso proprio a vivere con lei, neanche se mi pagassero, io solo mostro qual è il messaggio, la "verità" che emerge dal vostro discorso. Ma guardi che posso sicuramente sbagliare, ma se lei non contesta quello che io dico, non mi spiega dove sbaglio, se l'unico problema di quello che scrivo è che rompo le balle vuol dire che lei assume il suo ruolo di zelosa serva del potere. Punto

    5. akel 6 febbraio 2026

      la chiesa cattolica e le elites sono quelli hanno goduto della positività dei questo modo di pensare. Insomma condividete l'ideologia di chi dichiarate di combattere? perché invece di piagnucolare e scappare non vi spiegate?
      Preferite fare la figura dei buffoni?

    6. Tatiana Billi 6 febbraio 2026

      Sono stata fraintesa, condivido tutto, ogni parola: sacrosante! Visto che mi ha risposto, mi sembra educato . L'essere umano questo è, ovunque. Al potere si risponde in vari modi, ne dico due A) Per non pormi nella sua ottica, nel suo modo di agire, a violenza devo rispondere con la non_violenza. Questa risposta risulta vincente se l'opinione pubblica è pronta a questo, pronta a sacrificarsi, fin a morire pur di mettere all'angolo i violenti. B) Se i violenti non si fermano di fronte a niente, implacabili fino al nostro sterminio, o alla loro sconfitta (a cui sia chiaro, non crederanno mai), non si fermano, devi usare la violenza, e vince il più determinato, certo vince il più forte, ma non funziona sempre così, perché chi vince sempre è il più determinato. Adesso chiedi ai violenti se io uso violenza nei loro confronti se sono contenti perché tu dici alimentiamo la loro natura... Sono felici solo se si sentono sicuri di vincere al 100%, già l'80% li innervosisce.. Ho forti dubbi la pensino come te. Qui sul pianeta questo è.

    7. Tatiana Billi 6 febbraio 2026

      Non so a chi ti rivolgi, comunque, a questo punto basta perdere tempo, se qualcuno condivide l'odeologia di chi dichiara di combattere, dicci tu come combattere i vampiri, magari hai le idee giuste per farlo. E non scappare, non piagnucolare, e non fare la figura del buffone. Attendo fiduciosa.

    8. sepomi 7 febbraio 2026

      Lascia perdere, è e sono, in piena regressione senile.

    9. akel 7 febbraio 2026

      Mi rivolgo a voi che difendete gli stessi valori delle «elites», del potere teologico/politico, senza mai spiegare cosa sono questi valori, e, oltrettutto, esattamente come fanno le elites e qualsiasi potere teologico/politico, stabilite che chi non accetta questi valori, queste verità assolute – che SEMPRE, comunque, non sapete dimostrare, al massimo tirate in ballo la tradizione, cioè i miti che legittimano il potere – perde il diritto di essere considerato un uomo.
      Io ho sempre chiesto di spiegare i concetti che voi dichiarate fondamentali, superiori e che coincidentemente corrispondono nel significante e nel significato, che comunque non è mai definito, ai valori del potere teologico/politico che regge il mondo da 2000 anni.
      Voi avete spiegato? Perché non lo fate?
      Continui pure la sua lotta contro i vampiri: coincidenza! un altro nemico dell’umanità che qualsiasi potere teologico/politico si inventa da qualche migliaia di anni.
      Comunque proprio in questi giorni in una trentina di porti del mediterraneo i lavoratori (molti dei quali si sono vaccinati – e lo so perché li conosco – e che quindi per la definizione di un buffone sono quasi subumani) stanno lottando effettivamente contro le guerre.
      Se chiedere spiegazioni all’autore o al responsabile per la pubblicazione di un testo è rompere le palle… problema suo.

    10. CptHook 7 febbraio 2026

      Ciao Bertozzi, vedo che non hai perso il vizio di sbavare..., con l'età puoi solo peggiorare...

      E, aggiungo, come peraltro ti ho ripetuto più volte:
      IO faccio..., bene? male? Si vedrà..., ma spendo del mio tempo (e non solo), della mia vista, per fare qualcosa in cui, a torto o a ragione, si vedrà, io credo.

      Tu non condividi? Magnifico! Critichi il mio/nostro operato?
      Fantastico! Ma tu (e vari altri come te), tu che c***o fai/fate oltre a blaterarti/vi addosso da anni ormai?

    11. CptHook 7 febbraio 2026

      Io non nego alcun diritto ad alcuno..., rivendico il mio diritto di esprimere il mio essere in maniera diversa da quella di uno o più altri.
      Rivendico il mio diritto di ergermi sulle zampe di dietro e di usarle per camminare in posizione eretta.
      Durante la pandemenza io non ho augurato a nessuno di essere ricoverato con entrambi i polmoni occlusi soltanto perché non portava la museruola, all'aperto (in verità gli ho fatto l'applauso). Per inciso, se non l'avesse capito, quell'augurio è stato rivolto a me, ma ne abbiamo sentite di ben peggiori da noti personaggi televisivi.
      Per me vale il discorso del Sommo Padre:

      "Fama di loro il mondo esser non lassa,
      misericordia e giustizia li sdegna,
      non ragioniam di lor ma guarda e passa."

      Oppure, scomodando Sciascia:

      «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie:

      gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà.

      Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini.

      E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.

      E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito.

      E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.

      Nella mia ormai non più breve vita (se non per quanta poca me ne resta) ho avuto modo di constatare che Sciascia aveva perfettamente ragione.
      E il fatto che a lei non faccia piacere sentirmelo affermare non turba minimamente i mie sonni...

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