Il complice e il sovrano
Commenti (84)
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Disgraziato è quel Paese che ha bisogno di eroi? Il fatto è che di eroi c'è sempre stato bisogno, dappertutto.
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E anche di santi.
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Interessante la riflessione relativa al reo ed ai complici.
In sostanza si afferma la complicità della massa (cioè quasi tutti) e ci si interroga allibiti su come sia stata possibile una simile evoluzione-involuzione.Secondo il mio modesto parere, occorre precisare che non tutti sono qualificabili come complici.
Molti hanno agito e continuano ad agire in malafede.
Quindi ci sono soggetti qualificabili come rei.Per quanto riguarda invece la indecente propensione della massa a piegarsi ai rei, si spiega tutto prendendo atto di una cosa: la massa si rende complice di determinate aberrazioni che accadono quando si pensa, si agisce e si vive restando sostanzialmente al livello delle pecore.
La condizione di pecora è dovuta in genere, ad eccezione dei casi di viltà (meno rari di quanto si creda), quando non si è in grado di poter comprendere e scegliere davvero.
L'impossibilità di comprendere e scegliere, nell'Uomo, derivano da una assenza o scarsità di due virtù connesse tra loro: il buonsenso e il discernimento.Molti crederanno che questo mio discorso sia una banalità, ma non lo è.
Anzi, la realtà è problematica ed induce ad interrogarsi su come sia possibile una condizione di pecora così largamente diffusa.La risposta può essere trovata se si apre una seria riflessione partendo da due passaggi di Agamben.
Eccoli:"I diritti sono attribuiti all’uomo soltanto nella misura in cui questi è il presupposto immediatamente dileguante del cittadino."
"È come se certe procedure o certi principi in cui si credeva o, piuttosto, si fingeva di credere avessero ora mostrato il loro vero volto, che non possiamo omettere di guardare."
Le ideologie politiche degli ultimi secoli, ovvero Protestantesimo, llluminismo, Massoneria, Positivismo-Scientismo, Liberalismo, Socialismo, Comunismo, Marxismo, Fascismo, Nazismo, Nichilismo, etc. (tutte riconducibili ad un certo tipo di Gnosticismo, dal quale derivano) con i valori o pseudo-valori annessi, a quale specie di Homo hanno portato?
Da Sapiens a cosa?I concetti di libertà, cittadino, democrazia, in Occidente, su quali principi si fondano?
Cosa significano davvero?
E cosa dovrebbero significare?
È possibile che costituiscano un contenitore-recinto in cui relegare l'uomo-pecora?
C'è forse qualcuno che vuole che l'Uomo resti pecora?Consiglio, a chi è interessato a questa riflessione, una attenta rilettura del cap. 10 del Vangelo di Giovanni.
Per coglierne il senso bisogna tener presente che questo capitolo precede il cap. 11, quello della Resurrezione di Lazzaro. -
Ti ringrazio per il suggerimento della rilettura del capitolo 10, che chissà perchè mi suscita dinuovo figure e domande che ci siamo già poste qui: che succede se nel recinto invece di un pastore buono o cattivo entra un lupo travestito da agnello? e il mio solito interrogativo: fino a che punto possiamo accettare che i pastori non siano buoni?
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Chi assiduamente e scrupolosamente osserva le pratiche del culto senza afferrarne l'intima essenza religiosa; bacchettone, pinzochero.Bigotto.
Termine che mette in sintesi tutto il discorso fuorviante del filosofo.
Il bigottismo era già un problema in campo religioso, figurati adesso che è sceso anche in campo scientifico e filosofico.
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Ho letto quasi tutto ciò che su quodlibet Agamben ha scritto dall'inizio della pandemia: è stato uno dei miei fari, e mi costa dirlo, perchè non ho mai amato i filosofi, e quest'ultimo pezzo mi sembra di una lucidità impressionante, in risposta alle domande che proprio qui, in questi anni, ci siamo posti insieme: qual è la mente, o quali sono le menti criminali che hanno ideato e organizzato il tutto? coincidono con quelli su cui si interrogava Paolo Barnard 10 anni fa in "Chi controlla il mondo"? Forse, tranne svelamenti o confessioni, non lo sapremo mai, ma mi piace chiamarli "il reo" che ha reso quasi tutti complici.
Sono complici anche coloro che hanno ceduto al ricatto per continuare a mantenere la loro famiglia? Quando penso alla scelta dei medici inglesi, che davanti alla prescrizione del vaccino obbligatorio ai sanitari sono immediatamente scesi in piazza in centomila minacciando di uscire dal servizio sanitario, concludo. sì, i medici italiani sono complici -
"Chi controlla il mondo?"
Sono quelli che hanno deciso di servire l'antico nemico, il guillare di Dio.
Sono loro a controllare il mondo, per ora.
Costoro vanno avanti imperterriti poiché non hanno compreso la parabola dell'amministratore disonesto (parabola che non è stata compresa neppure dalla Chiesa).
A tempo debito capiranno... -
confesso che questa parabola mi è sempre parsa molto oscura, e la prima spiegazione che ho trovato in internet, che bisogna farsi degli amici, mi sembra un po' banale. Tu come la leggi?
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Parabola archetipo, si presta a molti usi. Se fossi il padrone, direi al mio amministratore di farsi degli amici, anche a mie spese. I cani ci sono lealmente amici perché diamo loro casa e alimenti. L'amministratore disonesto, finisce con l'usare l'onestà per trovare salvezza. Un padrone ricco, non ama essere odiato: è ricco. Se rubi per te stesso sei disonesto, se rubi per far si che tuo il padrone sia amato sei onesto. Chi non amerebbe un padrone che sceglie un amministratore che cerca di farsi degli amici.
Un ricco è tale quando non teme la povertà, gli altri sono solo pidocchi rifatti i bigotti. -
La parabola in sintesi.
C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare e rubare i suoi averi.
Fu chiamato e gli venne detto che avrebbe dovuto rendere conto e, se colpevole, non avrebbe potuto più essere amministratore.
L'amministratore, temendo di essere allontanato, organizza una frode ai danni del padrone facendo risultare falsamente che persone indebitate avevano saldato il loro debito, in modo da farseli amici che lo avrebbero poi aiutato.
Il padrone lodò l'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.Poi Gesù commenta e dice: "procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.
Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona."* * *
L'interpretazione classica è chiaramente, a mio modesto parere, un cumulo di fesserie.
L'erronea interpretazione è causata da due errori fondamentali:
1) il padrone avrebbe lodato l'amministratore disonesto;
2) non si tiene conto che Gesù, in alcune frasi, è ironico (cosa frequente nel Vangelo, soprattutto con farisei, disonesti e gente empia).Il verbo lodare.
È un verbo ricorrente nelle Scritture.
Talvolta l'originale è (o doveva essere) effettivamente lodare, ma non sempre è così.
Ad esempio, nei salmi si incontrano espressioni reiterate come "lodate il Signore perché eterna è la sua misericordia", "lodatelo perché egli è buono", "lodatelo perché...", etc.
Poi, altrove, non si traduce con lodare ma con il termine proclamare: "proclamate che il Signore è buono", "proclamate la sua misericordia", etc. ed altre espressioni analoghe talvolta reiterate.
Eccoci al dunque: spesso il termine (ebraico antico o aramaico) non era lodare, bensì proclamare.
Proclamare vuol dire affermare qualcosa ad alta voce in maniera solenne in modo che tutti possano sentire bene e capire.* * *
Torniamo alla parabola.
Il padrone non lodò l'amministratore disonesto, questa traduzione è sbagliata.
Il padrone proclamò che l'amministratore era disonesto.
Il padrone, dopo aver saputo che si vociferava sulla presunta disonestà del suo amministratore, gli chiese di prepararsi a rendere conto e, ovviamente, di preparare la sua difesa. Questi avrebbe potuto chiedere perdono ed il padrone glielo avrebbe concesso, come fa il padre con il figliol prodigo. E invece se ne approfitta ed organizza l'ennesima frode, disonesto sino alla fine.
Il padrone evidentemente lo ha fatto tenere sotto controllo e così lo fa chiamare e proclama che è un disonesto, dicendo che è scaltro.
Il termine scaltro è qui carico di negatività, non è affatto positivo come risulta da una erronea interpretazione del testo, infatti i figli della luce non si comportano in questa maniera empia.* * *
Ed infine, veniamo ai moniti di Gesù.
Qui Gesù è ironico: "procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne."
Le dimore eterne sono il Regno di Dio.
Gesù sta dicendo che quando la ricchezza disonesta non sarà più possibile (cioè il Male non sarà più possibile) ci penseranno gli amici disonesti ad aiutarli a entrare nel Regno di Dio, ovvero nella condizione nuova dell'umanità sulla Terra, in cui il Male e le opere malvagie non saranno più possibili.
Chiaramente Gesù è ironico.A questa condizione nuova si fa riferimento dappertutto nel Vangelo, poiché si tratta della condizione in cui l'umanità entrerà al manifestarsi del Regno di Dio, che è vicino.
Spero sia tutto più chiaro.
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Grazie mille, arthur, chiaro ed esauriente...ma quante ne sai? sono ammirata
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E' unto
E tu lo ungi ancora di piú
Siete untori.......
Mi vien da dire patetici
Bibbia, cristo e compagnia, ma vi rendete conto? -
Sì, è quello che pensava di me Draghi perchè non mi sono vaccinata.
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Quello che è successo è che si è impostato uno stile di vita insostenibile, suicida. A quel punto la politica doveva tenere ben saldo il timone e regolare l'andamento demografico tramite il controllo delle nascite, ma non lo ha fatto. Quindi il bubbone aveva i presupposti per nascere e l'ambiente per crescere. Intanto la Tecnica prendeva il sopravvento come entità sovrannaturale, cioè divina. Oggi un Elon Musk può dire di governare il mondo, ma per quanto? 20 anni, 30 anni? Se va bene, ma intanto la Tecnica e la relativa tecnologia crescono e continueranno a dominare in maniera trascendente gli umani destini. Combiniamo le due cose e abbiamo il mostro distopico di cui difficilmente ci si potrà liberare. Agamben, un grande filosofo ma che pensa ancora entro gli schemi della politica, della Costituzione, della tradizione del pensiero occidentale. Ancora nominiamo destra, sinistra, parole vuote e senza alcun senso. Abbiamo bisogno intanto di riformulare parole, concetti e definizioni. Nuovi quadri interpretativi. Nemmeno a un primo livello linguistico e concettuale riusciamo a stare dietro alla peculiarità dei tempi. Ci vorrebbe un Foucault per la filosofia e un Pasolini per gli scritti corsari. Questo sarebbe il primo passo da compiere io credo. Faccio un solo esempio: i non luoghi, vengono interpretati come perdita dell'identità culturale, invece sono solo la logica conseguenza della tecnologia che cresce e amplia a dismisura i confini. Ecco vedete? Noi rincorriamo con i nostri ferri vecchi e la realtà ci sfugge perché non riusciamo più neanche a comprenderla. Saluti
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Ho letto articolo e commenti e noto che in diversi sono i commenti critici.
Anch'io finito l'articolo ho provato la mancanza di qualcosa di importante, che al filosofo è sfuggito, un senso più di critica all'articolo che di apprezzamento mi è sorto spontaneo, quindi ho riletto il pezzo e ho trovato il punto secondo me decisivo..
Agamben scrive..Noi ci siamo trovati e ci troviamo di fronte a individui – anzi a un’intera società – che si è fatta complice di un delitto il cui il reo è assente o comunque per essa innominabile. Una situazione, cioè, paradossale, in cui vi sono solo complici, ma il reo manca, una situazione in cui tutti – che si tratti del presidente della Repubblica o del semplice cittadino, del ministro della salute o di un semplice medico – agiscono sempre come complici e mai come rei.
C'è molta differenza fra ritenere che il reo sia assente, o ritenere che ci sia, ma che sia un'entità innominabile.
Infatti questa è l'esatta differenza che intercorre fra un mangiastipendi benpensante ed un teorico della cospirazione, come il sottoscritto.
Senza criticare eccessivamente il nostro, poichè vedo che gode anche di autorevoli simpatizzanti, ammetto di conoscere Agamben solo attraverso le letture dei suoi scritti su questo nobile e irriducibile sito di informazione alternativa, quindi la mia critica non è rivolta al suo lavoro, ma solo ai suoi interventi, da me letti qui su CDC.
E dirò che mi stupisce parecchio che Agamben le consideri due modalità più o meno assimilabili fra di loro.
E' impossibile, per uno che usa la ragione, non accorgersi che la nostra società schizzata contemporanea, è arrivata ad un tale grado di disumanità e schizzamento, nelle sue richieste ai cittadini e nelle sue modalità d'uso, che non può essere sprovvista del responsabile diretto dello schizzamento collettivo.
E' quasi banale rendersi conto che se fosse dipeso dai co-complici, non ci sarebbe non solo il reo, ma nemmeno il livello di disorientamento attuale.
L'andazzo sarebbe certamente caotico e grossolano, da livello popolano e popolare, come si dice quando si vuole intendere un livello molto basso, ma mai sarebbe possibile toccare livelli di degrado e di sfruttamento sistemico su scala globale come abbiamo raggiunto oggi.
Questo significa che è oggettivo che esistono fattori tossici estranei, dentro le società degli uomini, che li hanno resi nel tempo non solo degli zombi viventi, ma anche estremamente snaturati.
Non è normale ciò che ci sta succedendo.
Sono il primo a criticare i miei simili senza sconti, lo sapete, ma non dimentico mai di sottolineare che esiste un livello occulto ed un piano occulto del potere, che alimenta questa giostra velenosa e permanente sul pianeta Terra.
Esiste un piano occulto del potere, che redige le agende e pianifica le sorti di massa di chi non se ne accorge, è questo il reo e infatti io che me ne accorgo, non sono affatto un complice. -
È da intendere metaforicamente la frase del reo e del complice. In realtà Agamben ha centrato un punto importante. Non esiste un "reo" tangibile". Se fosse veramente così sarebbe relativamente facile: basterebbe eliminarlo, per quanto forte possa essere.
È fuori ma anche dentro di noi. Se lo proiettiamo solo fuori, sbagliamo. Se lo proiettiamo solo dentro, sbagliamo ancora.
Siamo noi che creiamo i diavoli che ci tormentano. -
Questo significa che è oggettivo che esistono fattori tossici estranei, dentro le società degli uomini, che li hanno resi nel tempo non solo degli zombi viventi, ma anche estremamente snaturati.
Caro Danone,
questo è un punto che andrebbe indagato.
Quanto ci sia nell'uomo, nella sua essenza più vera, e quanto ci sia di estraneo alla sua natura, ma che egli (generalizzo) pur tuttavia contribuisce a realizzare.
Su Agamben, se hai voglia di approfondire, puoi leggere gli scritti che ho indicato a R66. Ti consiglio Stato di eccezione.
Ti consiglio anche "La comunità che viene"*, un libro del '90, aggiornato.
Non l'ho letto, ma lo riceverò a Natale, lo so ;)
O meglio, non lo so, ma lo so ;)*Lo presentano così:
"L'essere che viene: né individuale né universale, ma qualunque. Singolare, ma senza identità. Definito, ma solo nello spazio vuoto dell'esempio. E, tuttavia, non generico né indifferente". Così veniva presentata nel 1990 la prima edizione di questo libro. Nella "Postilla 2001" aggiunta a questa edizione, l'autore non può che constatare che ciò che all'inizio era solo un'ipotesi - l'assenza d'opera, la singolarità qualunque, il "bloom" - è diventato realtà.
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Il solito porcaccione che appena vede:
《 nuda* 》d'istinto ci si fionda.
( anch'io sore e frati anch'io peccatore)
* È ben noto trucco editoriale che fa
vendere di più. -
Concordo con molto di ciò che hai scritto.
Non cerco letture risolutive.
L'amore per i libri attiene a qualcosa di personale, R66.
Il libro in sé è qualcosa di caro per me.
Poi certamente, i libri, come le persone, divergono. -
Profanazioni* del 2005 facile e convincente un Agamben quasi per tutti.
* Molto citato . -
Siccome la responsabilità penale è personale ed essendo che il reo è il sovrano e cioè lo Stato, il cittadino-persona, anche se con diversi livelli di responsabilità, non è reo ma complice.
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La Corte costituzionale per esempio.
Io la chiamerei, da quello che capisco, complice, essendo il governo reo e potremmo trovare senza troppo sforzo ulteriori compliciTra parentesi, a proposito della corte, uno dei membri che ha partorito l'obbrobrio, subentrato subito dopo Draghi era il suo braccio destro. Non si chiama conflitto di interesse giudicare il proprio operato?
Il governo li ha messi li, il governo vi ha vessati, la corte costituzionale salva il governo che vi ha vessati perché il governo li ha messi li.
Non lo trovo affatto complicato.
Poi c'è il filosofo che anziché riferirsi a “philo” (amore) e “sophìa” (sapienza), ossia “amore del sapere" perde molto semplicemente il filo in un rigagnolo di parole. ."Non sono i tiranni a fare gli schiavi, sono i credenti nella tirannia che conservano il mondo in uno stato di schiavitù." Ovviamente è di Giordano Bruno.
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"Siamo noi che creiamo i diavoli che ci tormentano"
Bene, hai trovato il reo, mi pare di capire. Perché non tangibile?
La "collettività" non esiste. La collettività è un insieme di individui. Dire che "la collettività è più importante dell'individuo" significa dire semplicemente che alcuni individui sono più importanti di altri. -
Perché noi siamo creatori senza rendercene conto. Creiamo forme pensiero soprattutto e più queste sono condivise e più prendono forma e forza. Sono i paradigmi che dominano le epoche e le varie società che si sono succedute nel tempo. E anche per questo che sembrano tutti uguali e tutti d'accordo perché sotto questo punto di vista lo sono: sono tutti dominati da questi paradigmi che non vengono dallo spazio, ma vengono creati da noi stessi.
Per questo il "reo" vero e proprio non è tangibile. Anche se è vero che alcuni personaggi sono più al servizio di questo "mostro" che di altri. Ma eliminati quei personaggi, il "mostro" non verrà toccato minimamente e prenderà nuovi personaggi.Hai mai sentito la frase che un insieme non è la somma degli elementi che lo costituiscono? È un'entità a sé stante eppure allo stesso tempo è composta e nasce da un insieme di elementi. Qui è la stessa cosa. Il "reo" è diventato una cosa a sé stante rispetto ai personaggi che lo compongono che sembrano dirigerlo ma in realtà ne sono diretti. Sono tutti complici dal più grande via via fino al più piccolo e spesso ignaro partecipante. E anche chi si ritiene emancipato da esso ne è lo stesso coinvolto e quindi complice. La differenza per la persona consapevole è che lo sa questo e non rifugge nelle supercazzole per giustificare e ammendare la sua partecipazione. Ne accetta il fio e si muove verso la liberazione che non può mai essere ottenuta in toto finché in vita. Ma questo è un altro discorso.
Quindi, no; la collettività non è semplicemente la somma degli individui, è qualcos'altro.
Siamo noi che creiamo gli dei e i diavoli a cui poi permettiamo di dominarci. È questo è il nostro potere. Sarebbe ora che lo utilizzassimo meglio! -
Si avvicina Natale, Sbrega.
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Sarà che ho un pregiudizio del quale non mi avvedo.
Scrivi nuovamente in coda che siamo noi che creiamo etc etc.
Quindi hai la risposta a chi sono i colpevoli e sono tangibili, alcuni più di altri.
Detto questo, penso di averti capito meglio.
Una buona riflessione la tua. -
Un esempio della situazione è il delitto di Meredith Kercher di Perugia per il quale l'unico condannato è stato solo Rudy Guede per "concorso in omicidio": era dunque complice in assenza di rei visto che nessun altro è stato condannato. Ecco un esempio pratico dei paradossi con cui dobbiamo convivere. Da ieri? Direi di no visto che ha preso 16 anni ed è già uscito.
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È un discorso complesso, e di non facile comprensione. E renderlo comprensibile non è facile.
Ma ne siamo bene o male coinvolti. Certo c'è una grossa differenza tra chi questo sistema lo alimenta per il proprio tornaconto coscientemente e volutamente e magari lo ha anche creato, e di chi, ignaro, lo alimenta senza nemmeno sapere che esiste. Supinamente.
Ma prenderne coscienza è un bel punto di partenza, credo.
Tutto ciò che avviene a livello materiale, è già avvenuto a livello spirituale o energetico. I paradigmi non muovono la materia ma l'energia delle cose. Una volta che si è creato il paradigma e ha preso forma questo agisce come un dio delle favole: ha bisogno di energia per nutrirsi, tramite il sacrificio, e quindi ha bisogno di devoti, altrimenti muore. Quello che da, e qualcosa da a vari livelli, se lo riprende con gli interessi. E quello che da è l'ordine: le regole, la morale, il bene e il male.
Non c'è niente di male in questo, è come agisce il Potere, ma bisognerebbe chiedersi qual è l'ordine che vogliamo e qual è il prezzo da pagare. Perché la schiavitù è un ordine.
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Sinceramente vorrei tanto capire cosa c'è da capire. Nessuno mai che dice la più semplice delle verità. E cioè che è l'essere umano che è fatto così. Sordo, cieco, arrogante, vanitoso, pauroso, vergognoso, e violento molto violento. È sempre stato così, sempre in ogni luogo e dove. Come sempre ci sono stati uomini, una minoranza, che sono stati "diversi", che comprendevano che lo status quo era sbagliato, che molte cose sono sbagliate e che cercavano di rifuggire da tutte quelle "qualità" elencate prima.
Non si è creata nessuna divisione, e non c'è assolutamente una divisione puerile del tipo vaccinati o no. La divisione c'è sempre stata ed è molto più profonda di bazzecole come questa.
Risposte, soluzioni non ci sono. Ripeto che non ci sono; le si cercano da millenni, e a questo ci hanno pensato i filosofi e non solo. E hanno detto tutti una marea di cazzate. Perché non ci sono soluzioni. O meglio ve ne sono quanti sono gli uomini che nella loro arroganza pensano sempre che quello che pensano loro sia migliore di quello che pensa l'altro. Che quello che credono loro sia migliore di quello che crede l'altro. Eccetera, eccetera.
Alcuni si sono svegliati, ma non per la pandemia, lo erano già prima o erano in viaggio. Moltissimi ancora dormono e non per la pandemia, dormivano anche prima. Quello che succede ora è che le cose sono un po' più evidenti. Storicamente vi sono periodi come questo, ogni tanto accadono.
Che c'è da stupirsi?P.S. Questo vale per l'uomo cosiddetto civilizzato di ogni latitudine, non vale o vale meno, per i nativi, sempre di ogni latitudine, che sono quanto di più si avvicina a una vera realtà umana. Noi non siamo uomini, siamo feccia.
Il nostro è solo un lavoro di redenzione, di liberazione per avvicinarci a una vera umanità. "Restiamo umani" era una bella frase che diceva Arrigoni, ma meglio ancora sarebbe "diventiamo umani", perché non lo siamo. -
Metaforicamente parlando siamo in una prigione. In una prigione non posso minimamente pensare di poter attuare una fuga di massa, posso solo pensare a come posso evadere io.
C'era una storiella che ho letto tempo fa e che non ricordo bene, la dovrei reinventare ma ora non ho tempo. Comunque era ambientata in una prigione, e c'erano varie personalità umane: chi si disperava, chi si organizzava, che faceva profitti, chi altro, Insomma tutti bene o male ambientati. Solo due se ne stavano in disparte, e se qualcuno si chiedeva che cosa facessero quei due, la risposta era che stavano lì a pensare come si poteva uscire da lì.
Solo una volta usciti si può anche pensare di potere aiutare qualcun altro a farlo. Solo dopo, prima siamo veramente tutti complici. -
Quando sei fuori e solo quando lo sei vedi le cose molto più lucidamente, e in quel senso si può aiutare qualcuno, poiché vedi non solo te stesso ma anche l'altro.
Ma va da sé che poi l'altro la mano che si potrebbe porgere la deve afferrare. È un gioco, non c'è una volontà di nessun genere. Semplicemente lo posso fare perché posso e lo so fare. E non ho stupore o risentimenti se qualcuno, molti a dir la verità, rifiutano la mano.
Divento il messaggero. E un messaggero fa solo una cosa, porta un messaggio. Se lo rifiuti, non rifiuti me ma il datore del messaggio.
Sempre però, con attenzione perché questo mondo è disseminato di trappole. -
Chi ha capito che deve lavorare su se stesso, ha iniziato ad evadere, e chi ha l'obiettivo di evadere, smette di essere un complice.
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Solo quando sei evaso smetti di essere un complice. Prima ne puoi avere solo la consapevolezza che non è poco.
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La differenza è sottile.
Posso condividere con te il fatto che si è davvero fuori dalla condizione di complicità, solo dopo essere evasi, ma da quando ti poni l'obiettivo del lavoro su di te, veramente e non per sport, inizi ad usare la tua stessa condizione di complicità obbligata e subita, nel modo migliore per superarla. Non può più essere definita come una vera complicità, come quella in cui è ancora immerso il babbano. -
R se ti poni il problema dell'individuazione da fuori e su di un altro, per comprenderne le vere intenzioni, ti rispondo che non puoi farlo con assoluta certezza, quindi andrai incontro a probabili errori di interpretazione, non forieri di buona sorte.
Il problema è interno ed individuale, ognuno dentro di se deve imparare a discriminare ciò che intendi, è parte del lavoro su di sè imparare a distinguere dentro noi, gli impulsi che si impadroniscono di noi, capire chi vuole cosa e da dove viene la richiesta.
Soddisfare la richiesta omeno, qualunque essa sia, diventa quasi secondario, se hai imparato a distinguerne la provenienza dentro di te.
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Ho letto sino a quando risulta evidente che complice e reo hanno incasinato la mente dello scrivente. Sono cinico e non do soluzioni, si possono acquistare in farmacia, basta mettersi in fila, come sempre.
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《Può dire la verità solo chi non ha nessuna possibilità di essere ascoltato》
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Si ma quando la dice, se la tira troppo lunga, non ha le idee chiare.
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Pollice su alla battuta, Rna ;)
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"Nella casa che brucia continui a fare quello che facevi prima – ma non puoi non vedere quello che ora le fiamme ti mostrano a nudo. Qualcosa è cambiato, non in quello che fai, ma nel modo in cui lo lasci andare nel mondo. Una poesia scritta nella casa che brucia è più giusta e più vera, perché nessuno potrà ascoltarla, perché nulla assicura che possa scampare alle fiamme. Ma se, per un caso, essa trova un lettore, allora questi non potrà in nessun modo sottrarsi all’apostrofe che lo chiama da quell’inerme, inspiegabile, sommesso vocìo".
Resti Sbrega, sempre.
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Tra la selva oscura e l' amor che move il sole e l'altre stelle in mezzo solo un tot per giutificare la Divina ¿?
Ecco che mi trovi sodale: due parole sono troppe se ne puoi usare una sola.
E una sola stroppia se è meglio il silenzio. -
Anche i criminali si appellano al diritto di fare silenzio.
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Mi sembra un articolo, per quanto ben scritto, da figliuol prodigo.
Senza il perdono, però.
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Io, è cinquant'anni che mi sono dimesso dalla società, perché anche senza pandemia, mi ero reso conto che tutte le belle parole sbandierate erano solo sciocchezze ipocrite.
Non che non abbia tentato di di integrami nel corpo sociale, anzi, mi sono impegnato di brutto, e alla fine ho rimediato la perdita dell'anima.
Ho passato poi anni a riconquistarla, perché quando ci si impone di tacitare la coscienza in vista di un interesse volgarmente superiore, uccidiamo noi stessi.
Me se un tempo il percorso di rifiuto del collettivo era una caratteristica individuale, adesso è una necessità di massa, perché i colpi sono stati così potenti da svegliare anche i sordi..lasciando sul campo coloro che neppure hanno orecchi, e quindi incapaci geneticamente di comprendere l'esistenza del suono, che poi è la presenza a se stessi come esseri che anelano alla libertà contro la schiavitù delle regole..e se è difficile accettare quelle divine o naturali, figuriamoci quelle imposte da esseri che aspirano solo al potere materiale negando pure l'esistenza di quello spirituale.
Per cui, non c'è nulla di nuovo sotto il sole, solo l'abbandono completo delle maschere e il disvelarsi di cosa c'è sotto, ed è millenni che una minoranza è a conoscenza della situazione e si impegna a trascenderla,
La società sana è un epifenomeno di una mente sana..e una mente sana è quella dove il desiderio del potere è volto verso se stessi e non a schiavizzare gli altri.
Prescindendo dalle mosse politiche e sociali da fare, che possono essere di svariata natura, il loro fondamento e poi successo, sarà determinato dal livello di coscienza posseduto, ed è questo l'impegno che ci attende perché è anche l'unica cosa che possiamo fare per rimanere vivi e in crescita.
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Usciamo dalla convinzione tanto inculcata quanto errata che lo Stato è composto dai sui appartenenti, cioè i suoi cittadini, ed agisce uin nome e per conto di essi. Lo Stato, quando si forma, diventa immediatamente quella che si potrebbe definire una "entità superiore" che pensa solamente a se stessa. Direte voi: ma lo stato funziona perché i suoi cittadini lo fan funzionare. Vero ma perché non si rendono conto che sono i suoi schiavi. e se se ne rendono conto lo fan lo stesso perchè gli conviene così. Sic et simpliciter. E direi che l'obbligo vaccinale ha dato la dimostrazione inequivocabile di quanto detto sopra: la "Stato" non ha esitato un minuto a sopraffarre i suoi cittadini, che teoricamente dovrebbe "difendere", probabilmente condannandoli a morte più o meno rapida. Quindi a me, quando sento parlare di "stato di diritto", mi vien da ridere.
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Be, sono d'accordo che la difesa dei diritti e della libertà della gente non può essere fatta valere solo sul piano giuridico: Marx lo aveva detto chiaramente che quella giuridica è una sovrastruttura, quel che conta davvero sono i rapporti di forza sottostanti.
Mi pare che l'unica soluzione sia la creazione di una forza politica sufficiente nella società, operazione che ad oggi sembra purtroppo ben lontana dall'essere.
Quel che è successo, è successo, mi pare, innumerevoli volte prima: il popolo si è schierato schiamazzando in soccorso del potere e contro il suo stesso interesse.
La domanda, temo di non capirla bene: sentirsi obbligati a cosa? A manifestare dissenso come dovere civico? A rifiutare di prestare il giuramento di fedeltà al regime perdendo il posto?
Mi sembra una domanda piuttosto enfatica, forse più adatta a un "professore" che a un cittadino comune che spesso il posto nemmeno ce l'ha.
Io la metterei in maniera meno eroica: possiamo provare a fare ciò che possiamo per cambiare le cose col rischio che questo comporta, o diventare complici se non ce la sentiamo.
Magari avendo l'umiltà di tener presente che qualche volta potremmo perfino sbagliarci e che lo sprezzo del pericolo è un dovere solo per la benemerita. -
Ti risponderei anche, il problema, come al solito, è che non capisco quello che scrivi. Qual'è obiezione a ciò che ho detto? Capisco solo che non ti piace. Questo sembra essere il punto:
Non mi capacito di come avendo sotto gli occhi la percentuale (+95% ad esser buoni) dei rei, ci si possa ostinare ancora a tirare in ballo la collettività
Ma che significa?
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Buongiorno anche a te Agamben!
Quindi mi dici che "la nostra società non aveva forse mai raggiunto un grado così estremo di efferatezza, di irresponsabilità e, insieme, di disfacimento" ti trovo molto Bertozziano, bravo! Quindi siamo come davanti a "una diga della storia"(cit.prima lettera di Bertozzi apostolo ai fedeli)? E quindi mi dici che sono tutti complici? Ma come, anche i padri i nonni, tutta la gente bene che ha tirato su la nostra bella società nell'ultimo mezzo secolo? Con il sudore della fronte e i sacrifici per i figli e la famiglia e la casa(nella prateria)? Ah, bravi i nostri filosofi, che Ve ne accorgete finalmente, dove eravate negli ultimi 20 o 30 anni non si sa, anche perché mi spiace, ma ti devo correggere, quel che tu definisci "nuova", la società dei 'complici in assenza dei rei' non è affatto nuova, è nuova per te che te ne accorgi solo ora, purtroppo è bella viva e vegeta e più forte che mai e non è una bambina nata ieri ma è una donna bella grande ed adulta che voi tutti, intellettuali senza occhi, avete contribuito a creare e pascere. Ma finché la paghetta statale o privata ha ingrassato le vostre macchine da soldi e le vostre case da patrizi di malato nella società non si è mai visto nulla, beh, buongiorno Giorgione! Ah quindi mi di dice che davanti a tal società diventa giusto utile e perfino etico non partecipare, stare al di fuori, ma grazie! Dopo lustri di "lavoro che nobilita l'uomo" di uomini macchine votate all'efficenza, di distinzione di vita lavorativa e feriale di follia affibbiata a chiunque volesse anche minimamente mettere in dubbio il paradigma del buon lavoratore... Pena l' "esclusione dal patto sociale!?" Oggi scopriamo che invece no? Che era giusto stare a braccia conserte!? Buongiorno! Vallo a dire a chi non si è fermato neanche quando costretto a inocularsi -"sai, tengo famiglia"- vallo a dire a chi senza scrivania si sentirebbe un nessuno, vallo a dire a quello che se non si schiavizzano giorno dopo giorno non possono mangiare o avere un tetto sulla testa. Il menù si completa con un po' di harendt in agrodolce con Mussolini e hitler un po' più piccantini giusto per creare una rielaborazione di gusto tra sapori conosciuti ma distanti, con contorno di qualche principio metastorico, e per finire un'aria, una schiuma di ammissione di credenza fallace a cui si è creduto per tutta la vita, buon appetito! Ah quindi tutto ciò a cui credevamo era finto! E li davamo tutti per scontati - io no! - questi principi "in cui si credeva o, piuttosto, si fingeva di credere [e ] che [ora]non possiamo omettere di guardare." Quindi fino a ieri si poteva omettere di guardarli!
Ma non vi vergognate? No, anzi non "intende svalutare il lavoro critico svolto fin'ora", ma cos'è uno scherzo? Quale lavoro padri belli e cavalieri del lavoro? Quello che ha costruito questa bellissima società?
Vabbè, giusto, il lavoro può iniziare, dici, (per gli altri, può iniziare, visto che tu sei 80enne, della serie armiamoci e partite, che quando toccava a voi dire o fare qualcosa dormivate tra lenzuola di cachemire) grazie del permesso e della presa di coscienza, anche per te meglio tardi che mai, senza nostalgie e senza compromessi, "adesso che tutto è perduto" - per gli altri, tutto è perduto, per te come per la maggior parte degli italici la cosa non vale, tu hai pensione lauta casa e risparmi del bengodi, agli altri invece tocca la fame e la protesta, e la fuga dalla società, e un bel grazie al cazzo non ce lo vogliamo mettere?
Bertozziano inconsapevole. -
Lo sapevo!
Dopo aver letto nemmeno metà articolo ho pensato che sarebbe di sicuro arrivato il Bertozzi a dare il Buongiorno. Puntuale, eccoti qua, inevitabile direi.
Mi associo a quanto scrivi, però non nego di aver provato una certa goduria nel leggere l'Agamben. Questi articoli sono un'ottima base di partenza alla discussione, mille mila volte meglio di quegli "analisti" statunitensi, per dire -
Pollice su firmato bertozzi. Aaah L'acqua calda, questa pubblicamente sconosciuta per i filosofi dei tempi buoni. Tuttavia vi è molto pensiero libero al di fuori dei media. Per rendere onore al dominio ospitante mi piace definirlo "visione don sancio panzshotte". I tempi non buoni porteranno consiglio. E dopo gli orrori obbligati "dalle necessità" potrebbe tornarsi per qualche tempo alla ragione. Stavolta però andrà impresso un solco in fronte al serpentello. Affinché l'abito di Armani, a differenza dell'ultima volta, non lo renda con estrema facilità rispettabile e onorevole agli occhi di chi non sa o vuole osservare. l.
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Bel pezzo Bertoz, MA con Agamben sei ingeneroso.
Il Nostro, perchè è dei nostri, ha stigmatizzato lucidamente ,fin da sempre , la situazione nel suo divenire. Vox clamantis in deserto.
È chi li ascolta i filosofi oggidì( anche ieri e ierlaltro) ¿? -
E pensa che questo è il massimo che abbiamo in quanto a percezione della realtà! Quasi un illuminato, pensa gli altri!
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Ma certo, è che c'è bisogno di ribaltare il tavolo ogni tanto, con le filosofie e le analisine si arriva fino a lì; e ognuno ha il suo compito; e beccati sta citazione:" Se a volte incontriamo pagine esplosive, pagine che feriscono e bruciano, che strappano gemiti e lacrime e bestemmie, sappiate che son pagine di un uomo alle corde, un uomo a cui non resta altra difesa che le parole e le parole sono sempre più forti della menzogna, peso schiacciante del mondo, più forte di tutte le ruote e i cavalletti che i vili inventano per infrangere il miracolo della personalità." (h.Miller)
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Non parlate di ritardo di Agamben, per favore.
Se lo avete scoperto o letto soltanto ora il problema non è suo. -
NON gioco a questo gioco:
TUTTO, anche Agamben, nel cesso.
( e che vi resta dove appigliarvi ¿? i vostri di coglioni ¿?) -
Parlare di ritardo di Agamben, mi fa sorridere.
Se qualcuno lo ha scoperto o letto soltanto ora il problema non è di Agamben.
Stato di eccezione e homo sacer sono risalenti, a tacere d'altro. È da anni avanti.
In Italia hanno iniziato a conoscerlo dall'inizio della pandemenza per le sue riflessioni su quodlibet.
Quanti poi lo abbiano letto, non so. -
Agamben , nel deserto filosofale, è italianissima gloria.
Ma prima del filosofo, c'è l'uomo.NON vi basta lo volete santomartire ¿? -
Posso consigliarvi i libri (sono brevi, R66) che ho letto io. Stato di eccezione, Homo sacer, Quel che resta di Auschwitz.Consiglio di iniziare da Stato di eccezione.
E mi taccio. Non sono in vena di polemiche, R66.
Buona lettura.Aggiungo, ma è recente: "A che punto siamo? L'epidemia come politica".
Sono le sue riflessioni, come fosse un diario, durante la pandemenza.
Pubblicava su quodlibet online. Poi ne ha fatto un libro.
È stato uno dei miei regali lo scorso anno a Natale ad una buona metà di amici, con la seguente "dedica" (e a seguire del personale): " Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza"(Benjamin Franklin, 11 novembre 1755). -
Si aggrappano ai loro stessi coglioni da tempo, però una cosa è grattarsi i propri un'altra accarezzare quelli del compare.
Guarda quanti coglioni ho ? -
Ritenta, sarai più fortunato.
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@R66
Complimenti alla sportività, R66.
Chapeau. -
Sarei più indulgente. Meglio lui che ci è arrivato tardi e lo scrive pure, prendendosi anche qualche ormai piccolo rischio, che altri che codeste parole non le pronunciano proprio. E vero che ormai rischia poco, però piscia comunque controvento.
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Nel cesso no, ci mancherebbe. Però, oggettivamente, fa la figura del caduto dal pero.
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Il discorso furbetto "complice e reo", considerando complice chi non ha compiuto azioni delittuose ma con il suo comportamento ha favorito chi le commette, cioè il reo, e poi affermare che siamo tutti complici - da mattarella all'ultimo degli ultimi! - senza individuare con chiarezza un reo, serve a celare con una cortina fumogena il nostro vero nemico, la cui individuazione è fondamentale per iniziare a combattere.
Per quanto l'articolo sia ben scritto, con dovizia di citazioni dotte, è la spia di un "vorrei ma non posso" sottilmente vile, come dire: sono un accademico, becco i soldi e ho un "nome", quindi non posso raccontarvi tutta la verità, nient'altro che la verità, ma devo sviarvi e usare una cortina fuomogena, che sono appunto il complice - tutti noi! - e il reo - che non c'è!
A differenza di questi falsi oppositori del sistema, in qualche modo anche loro prezzolati, io preferisco parlare - papale papale! - di paese occupato, di collobarizionisti locali e di poteri esterni privi di qualunque Etica e dotati di strumenti di controllo come mai prima nella storia umana!
Affanculo gli agamben!
Cari saluti
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Più che di complice, che Agamben indica come soggetto non partecipe del reato ma semplicemente contribuisce all'azione delittuosa ( una nozione non completamente esatta giuridicamente ), preferirei parlare di favoreggiatori ignavi della catena di comando e della malizia del Potere ( e neppure forse completamente tali ).
Ma tutto questo è già passato.
Oggi, grazie a tutti noi ( e non solo: Deus Adjuvat Semper ) larghissime parti della nostra società si sono rese conto della situazione e detestano esser stati ingannati, vessati, costretti a fare ciò che NON VOLEVANO.
Dunque la complicità è solo del mondo 'istituzionale', burocratico, mediatico e politico: non degli altri soggetti 'empirici', ad esclusione dei coglioni, ovviamente.
Seconda notazione. Il filosofo parla anche di questo: ''.. in che misura possiamo ancora sentirci obbligati rispetto a questa società?..''. Giustamente indica la rottura del contratto sociale che è avvenuta, lo spostamento del significato del 'soggetto' 'politico' per eccellenza, il cittadino, oramai controllore di sè stesso in quanto subordinato ad una grund-norm sociale coattiva che gli si impone a prescindere dai suoi stessi diritti soggettivi, un tempo dichiarati inalienabili: dunque alienato da sè stesso.
Errore madornale nel passato...ma volendo rispondere a questa giusta osservazione è tutto l'impianto ideologico della nostra società che sta crollando miseramente. Le radici oramai si sono disseccate e volendo confermarle le espongono ancor più all' impietosa fine: il soggetto 'persona', ovvero 'maschera' capace di diritti assoluti 'utendi atque abutendi' non è più sostenibile nè giuridicamente nè politicamente.
E' diventato superfluo come nelle elezioni truccate o nelle assise a sentenza precostituita.
Allora, detto questo, gentile Agamben, che si fa ?
La risposta è fuggire dalla modernità esodando 'altrove' oppure finalmente denunciare i malfattori, i rei, anche se occupano scranni altissimi e con la loro faccia di bronzo pensano di essere mondi da ogni responsabilità proprio quando gestiscono la realizzazione del Piano ?
Coraggio di vuole. Ma basterebbe ? -
"questo reo assente coincide con il sovrano il cui corpo è formato dalla stessa massa dei complici e non è perciò altro che l’incarnazione di questa generale complicità"
Certo c'è poi complicità e complicità. C'è chi è costretto, chi è convinto indifferente, chi è convinto protagonista, chi immagina e progetta il tutto, ecc..
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Ogni situazione insegna qualcosa, quanto meno, ogni situazione porta in seno un insegnamento, a chi è chiamato ad affrontare la situazione spetta il compito di apprendere l'insegnamento.
Detta spiccia, se la tua donna se la fa col tuo migliore amico c'è un perché (oltre al fatto che è una zoccola), un perché ben preciso, un valido motivo appreso il quale sarai più maturo, perché avrai affrontato una situazione che ti avrà fatto crescere (o andare in depressione, occasione persa).
Qui c'è stata la panfollia, quasi tre anni di delirio collettivo, è venuto giù tutto, crollato come un castello di carte, altro che scappatella della signora.
Ora, c'è una regola non scritta che dice che la vita non ti pone mai dinnanzi ad una situazione che non puoi affrontare, sapendo questo, e tenendo a mente che ogni situazione insegna qualcosa, quindi che dona possibilità di crescita, bè, viva la panfollia -
Giusto, c'è sempre una via di uscita
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La situazione potrebbe essere affrontata da Uomini coscienti e disposti ala sacrificio, non da una popolazione-zombi qual'è ormai la maggioranza degli italiani ... Apposta hanno speso oltre un trentennio per manipolare la popolazione, prendere l'assoluto controllo dei media, infine diffondere "pandemie" che approfondiscono e "milgiorano" il controllo.
C'è però un'altra regola non scritta, la quale dice che le situazioni difficili generano gli Uomini in grado di affrontarle ... Naturalmente se l'elemento umano non è stato ormai completamente zombificato ...
Cari saluti
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Le fosse sono colme di chi ha affrontato il leone.
( qui non si accenna al leone da tastiera) -
Sì c'è sempre la via d'uscita dalla vita.(apparente)
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Mi rallegro del finale luminoso!
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Si può comprendere il grido di dolore del filosofo, ma se gli Stati, gli eserciti, i poteri religiosi e persino i popoli inconsapevoli hanno invocato Dio come loro complice per giustificare le peggiori nefandezze e massacri avvenuti nella storia, non vedo come ci si possa meravigliare di quello che è accaduto, in questi ultimi tempi, con la scienza, con il diritto e con qualunque altra categoria e manifestazione della convivenza umana. Forse in altre ere gli uomini hanno avuto senz'altro maggiore consapevolezza della propria natura spirituale e della propria partecipazione alla vita materiale, ma in questa era (non certo solamente oggi, in epoca pandemica...), non si può di sicuro dire che la mente umana abbia ben chiare non diciamo le motivazioni della propria esistenza, ma quantomeno le ragioni della convivenza all'interno di un mondo condizionato dalla pura percezione sensoriale e materiale. Dice, il filosofo, che non vi è, per questa società, una via di uscita dalla situazione attuale, ammettendo però (quasi a malincuore...) che qualcosa o qualcuno può in ogni caso metterla totalmente in discussione, sostituendola con altri modelli di convivenza, evidentemente. Il problema infatti non è tanto il modello di società, giusto o sbagliato che sia, quanto piuttosto, ormai si dovrebbe essere compreso, la liberazione dell'uomo dall'offuscamento della condizione materiale come unico riferimento per la propria esistenza. Ma tutto questo probabimente il filosofo (inteso come categoria intellettuale) lo sa molto bene; ci si aspetta che faccia il proprio lavoro per far comprendere alle masse ciò che serve per nutrire la propria coscienza in maniera tale da non rimanere continuamente vittime del proprio stato psicoemotivo. C'è bisogno di chiunque sia in grado di contribuire a questo, i filosofi soprattutto.
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Anche oggi ho imparato una parola, almeno per me, nuova: Biopolitica
E' proprio vero che il termine bio è più che abusato, lo mettono dappertutto, anche sui politicanti, ora apprendo.
Il Filosofo mi dice, seppur con astruse parole, quello che già sapevo avendolo vissuto e tuttora vivendolo sulla mia pelle e cioè che oltre alle Istituzioni, quasi tutte, mi vedo schierati contro di me otto o nove individui che guarda caso ora sono omologati ed forse elettrificati dal "siero magico" di orrenda fattura demoniaca.
Sono il 87% circa dei "vaccinati" i miei opponenti.
Bon, tanti nemici tanto onore e ricordiamoci che uno di noi ne vale dieci, si chiama autostima. -
Non sarei così drastico sugli opponenti. Si chiama ottimismo.
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Fedeledellacroce 4 dicembre 2022
"La domanda che volevo porvi è allora questa: in che misura possiamo ancora sentirci obbligati rispetto a questa società?"
A domanda io rispondo:
Z
Come Zero
O come Zorro
Oppure Z, come quelli che vanno ad uccidere e farsi uccidere
emilyever 4 dicembre 2022
Verso la società non so, ci devo ancora pensare, ma potrei risponderti con le parole di Etty Hillesum: ci sono momenti nella Storia in cui dobbiamo aiutare Dio
Fedeledellacroce 4 dicembre 2022
Parole vuote ed impersonali. Scusa la franchezza....
Tu, come essere, cosa fai attivamente per vivere una vita piena e libera?
A parte pregare il signore tuo?
Hai un progetto? Una causa, un cammino da percorrere?
Sei tu padrona della tua quotidianitá?
emilyever 4 dicembre 2022
Etty Hillesum ha scritto queste parole e la sua vita fino alla morte nel campo di concentramento ha dimostrato che esse non erano nè vuote nè impersonali: le ha sentite e le ha vissute.
Scrivo da più di due anni qui, se pensi che le mie parole le scelte di vita che vi ho testimoniato dimostrino che sono restata a pregare il mio Dio, non è un problema mio, e non me ne faccio una ragione.
Fedeledellacroce 4 dicembre 2022
Si, hai ragione, alla fine non é affar mio.
Potresti peró rispondere agli interrogativi posti sopra?
emilyever 4 dicembre 2022
Se non hanno risposto tutti i miei post in questi due anni . ti ripeto, non è un problema mio
Fedeledellacroce 4 dicembre 2022
Emily, l'argomento era quanto possiamo ancora sentirci obbligati verso questa societá.
Il mio commento era chiaro.
E tu ti devi mettere in mezzo e tirare in ballo il tuo dio.
Ma chi te l'ha chiesto?
En passant, ancora non hai risposto ad alcuna delle mie domande.
Si, lo so, il problema non é il tuo.
:-D
emilyever 4 dicembre 2022
Ti rispondo con un'altra domanda, visto che non hai compreso la mia risposta: a quale croce sei fedele?
Fedeledellacroce 4 dicembre 2022
A nessuna!