IL COLLASSO DELL’ECONOMIA – CHIAMATA AL CAMBIAMENTO SISTEMICO

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI JOHN PERKINS
Huffington Post

Ogni volta che tengo in braccio Grant, il mio nipotino di due anni, mi chiedo come apparirà il mondo tra sessant’anni a partire da oggi, quando avrà la mia età. So che se "manterremo questa rotta", sarà un mondo malfatto, come fa presagire l’attuale crisi economica.


Il capo del governo Panamense, Omar Torrijos, previde questo crollo e ne capì le implicazioni già nel 1978, quando io ero un sicario dell’economica [“economic hit man” (EHM) N.d.t.]. Torrijos ed io stavamo sul ponte di una barca a vela ormeggiata all’Isla Contadora, un porto sicuro in cui politici e dirigenti aziendali statunitensi potevano abbandonarsi a sesso e droga, lontani dagli occhi indiscreti della stampa internazionale. Omar mi disse che non aveva intenzione di lasciarsi corrompere da me. Disse che il suo obiettivo era quello di liberare il suo popolo dalle "catene Yankee", per assicurarsi che il suo paese controllasse il Canale, e per aiutare l'America Latina a liberarsi proprio da quello che io rappresentavo, e che lui chiamava “il capitalismo predatorio".


“Vedi", aggiunse, "Quello che sto suggerendo sarà alla fine di vantaggio anche per i tuoi figli". Mi spiegò che il sistema che io promuovevo, nel quale i pochi sfruttano i tanti, aveva i giorni contati. "Proprio come il vecchio Impero Spagnolo: finirà per implodere su se stesso". Tirò una boccata dal suo sigaro cubano espirando lentamente il fumo, come qualcuno che mandasse un bacio. "A meno che tu ed io, e tutti i nostri amici, ci mettiamo a combattere i capitalisti predatori", mi avvisò, "l'economia globale andrà in shock". Volse per un momento lo sguardo alla distesa acqua, per tornare subito a guardarmi negli occhi. "No permitas que te engañen", disse (“Don't allow yourself to be hoodwinked”, "Non lasciarti ingannare").

Ora, trent’anni dopo, Omar è morto, probabilmente assassinato perché si rifiutava di soccombere ai nostri tentativi di circuirlo, ma le sue parole risuonano come vere. Per questo motivo ho scelto una di esse come titolo del mio ultimo libro, Hoodwinked (“Ingannato”).


Siamo stati ingannati e portati a credere che una forma mutante di capitalismo, sposata da Milton Friedman e promossa dal presidente Reagan, e da ogni presidente da quel momento, sia accettabile, pur essendo una forma che ha portato a un mondo in cui meno del 5% di noi (negli Stati Uniti) consuma più del 25% delle risorse mentre quasi la metà degli altri vive in condizioni di povertà.


Si tratta invero di un totale fallimento. L'unico modo in cui Cina, India, Africa e America Latina potrebbero adottare tale modello è di trovare altri cinque pianeti uguali alla Terra … ma inabitati.


La maggior parte di noi comprende bene quello che mio nipote non può capire: che la sua vita è minacciata dalla crisi generata durante la nostra epoca. Il punto non è la prevenzione. Non si tratta di risintonizzarci sulla "normalità". E neppure di sbarazzarci del capitalismo.


La soluzione consiste nel sostituire il mantra di Milton Friedman, secondo cui "Il fine dell’impresa è la massimizzazione del profitto, prescindendo dai costi sociali e ambientali", con uno più realizzabile: "Realizza profitti unicamente nel contesto della creazione di un mondo sostenibile, giusto e pacifico", e dare origine a un'economia basata sulla produzione di cose di cui il mondo realmente necessita.


Questo obiettivo nulla ha di radicale o di nuovo. Per più di un secolo dopo la fondazione di questo paese, gli Stati hanno riconosciuto diritti e privilegi solamente a quelle società che potevano dimostrare di adoperarsi per il pubblico interesse, facendo chiudere quelle che venivano meno a tale premessa. Le cose cambiarono dopo una delibera della Corte Suprema del 1886 che concesse alle società gli stessi diritti di cui godevano le persone fisiche, senza però le responsabilità a carico dei singoli.


Come sicario dell’economia, ho preso parte a molti degli eventi che ci hanno spinto in questo territorio minato. Come scrittore e conferenziere, ho passato gli ultimi anni viaggiando negli Stati Uniti e visitando Cina, Islanda, Bolivia, India, e molti altri paesi, parlando con leader politici e imprenditori, studenti, insegnanti, operai, e genti d’ogni sorta. Ho letto saggi su programmi economici di Obama, sugli attuali regimi per la riforma di Wall Street, e le altre politiche. Mi ha colpito il fatto che la maggior parte delle discussioni riguardassero il triage e che, anche se c’è la necessità di fermare l'emorragia, dobbiamo al contempo snidare il virus che ha causato questi sintomi.


“Hoodwinked” presenta un piano per una cura a lungo termine. Nei giorni seguenti la pubblicazione del libro, avvenuta il 10 novembre 2009, ho parlato di questo progetto alle Nazioni Unite, in programmi radiofonici e televisivi, e in una conferenza cui hanno partecipato 2.400 studenti MBA, presso la Cornell University.


Ne ritorno avvertendo la speranza che siano finalmente pronti ad accogliere l’avvertimento di Omar e attuare la trasformazione che, per la generazione di mio nipote, rappresenterà la salvezza.

John Perkins è un ex capo economista presso un'importante società di consulenza internazionale. Il suo “Confessioni di un sicario dell’economia” è rimasto per 70 settimane tra i bestseller del New York Times.


Website: www.johnperkins.org


Twitter ID: www.twitter.com/economic_hitman.



Titolo originale: "Economic Meltdown -- A Call for Systemic Change"


Fonte: http://www.huffingtonpost.com/

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18.11.2009


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SHEILA B.

Commenti (56)

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    1. pablobras 1 dicembre 2009

      ...finalmente uno che capisce come siamo messi. complimenti.

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      purtroppo esiste un piano per realizzare quella che una volta era una sinistra barzelletta:per eliminare la fame nel mondo basta eliminare quelli che hanno fame!adesso c´ é la variante eco-sostenibile:se tutti i morti di fame dovessero consumare come noi il pianeta collasserebbe,quindi non devono mangiare.

      non so se ridere o piangere.

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      giusto per chiarire alcuni punti:

      1)cosa c´ entra la perfezione?

      2)il comunismo é figlio dell invidia e dei perdenti,ossia é figlio del capitalismo ossia di quel particolare modo di produzione basato sul profitto monetario il quale si basa sull estorsione di plusvalore di quella particolare merce che si chiama forza lavoro la quale a causa della "libera" concorrenza che obbliga le imprese a produrre con metodi sempre piu´innovativi viene espulasa dal sistema e sostituita dalle macchine,ma le macchine non producono plusvalore e senza plusvalore niente profitti.di qui la necessita del sistema impresa di succhiare ancora piú plusvalore dai pochi proletari produttivi ancora rimasti e gettando il resto dell umanitá ai bordi del caos da cui qualcosa di esplosivo dovrá pur succedere o no?.

      3)il violino e in genere il complesso dei mezzi e delle forze produttive non puó essere lasciato in mano alla logica demente della valorizzazione del valore previa la riduzione di ogni prodotto a merce solo modo per poter entrere in questo ciclo infernale autoreferente.una fabbrica tecnicamente per funzionare non ha bisogno di essere proprietaria di qualcuno e cosi l insieme di tutte le fabbriche e cioe´l ´industria.separare in modo manicheo gli aspetti "positivi" del capitalismo da quelli negativi é come separare la parte concava dalla parte convessa di un vaso.non si puó parlare di capitalismo senza capire il nesso valore-lavoro e da dove trae origine il plusvalore.senza studiare la genesi di questo particolare modo di produzione e la sua dinamica nel tempo, in che contesto storico si colloca e soprattutto la follia insita nella forma merce ossia della sottomissione del valore d uso al valore di scambio che da ai prodotti del fare umano un carattere feticista ossia incontrollabile .lo so che non sono cose che si studiano a scuola ,ma cerca di fare un minimo di sforzo.

      il capitalismo é una macchina tritacarne,chi la sa usare con successo non é un buon violinista,é semplicemente un buon macellaio. saluti

    1. pablobras 1 dicembre 2009

      ...cari signori...ho solo letto il futuro.
      Non ho mica detto che lo farò.

    1. LucaV 1 dicembre 2009

      Eccone un altro...a quando il suidio di massa?

    1. LucaV 1 dicembre 2009

      L'uso nel linguaggio di certi termini, presuppone la conoscenza del significato di tali termini.

      Lei è veramente esilarante!

    1. LucaV 1 dicembre 2009

      Complimenti per la sua ignoranza...e perchè ancora crede a Babbo Natale.
      Meno male che c'è Lei ed il comunismo.

    1. LucaV 1 dicembre 2009

      Beata ignoranza...
      L'erba del vicino è sempre più verde...e quanto rosicate!
      Il comunismo è figlio dell'invidia e dei perdenti. Chissà chi ha messo in giro il detto "omo de panza omo de sostanza" oppure "donna baffuta sempre piaciuta" oppure "bionda e bella = oca, brutta = intelligente"...mistero.

      Grande massima: "Se non sai suonare il violino, cambia strumento...non toglierlo a chi è più bravo di te"

    1. LucaV 1 dicembre 2009

      Beata ignoranza...

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      siamo alle solite:capitalism 2.0 reloaded

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      oppure una societá che sappia gestire le immense forze produttive di cui dispone attraverso un loro impiego razionale rompendo con la logica dell economia monetaria la quale si sa ,astrae dalle qualitá sensibili dell oggetto,rendendolo inacessibile alla ragione,da qui il carattere feticistico delle merci,che rende i prodotti del lavoro associato "ingovernabil" e di tutte le filosofie rinunciatarie che pongono limiti arbitrari alla capacitá umana di conoscere il proprio ambiente e governarlo.

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      non lo fará mai.quello che voleva dire lo ha detto.i parassiti sono un esigua minoranza dell umanitá,la stargrande maggioranza vive in condizioni di miseria e l unica sua ricchezza é proliferare.questa popolazione eccedente(i bisogni del Capitale)consuma praticamente soltanto l aria che respira.se venissero eliminati dal punto di vista ecologico non cambierebbe nulla.cambierebbe qualcosa dal punto di vista del capitalismo che cosi´avrebbe meno gatte da pelare.e´chiaro che lui non intendesse con la parola parassiti la categoria circoscritta dei capitalisti altrimenti non avrebbe senso il discorso del "siamo in troppi su questo pianeta"visto che questi sono un esigua minoranza.E comunque e´il sistema nel suo complesso che é dissipativo,non la semplice somma dei consumi individuali.il totale é maggiore della semplice somma delle parti.
      detto questo la frase
      "Sarebbe meglio realizzare profitti tenendo conto dell'ecosostenibilità e della socio-utilità."rivela tutta la sua agghiacciante realtá:sacrificare l umanitá pur di mantenere i profitti.

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      "E se fosse proprio il capitalismo in se, che porta al profitto sfrenato?" Urca,dai ce si siamo....

      "non è meglio trovare una soluzione economica differente?" Oddio ci risiamo....

      "...e non parlo di comunismo ecc ecc". Aridaie.me pareva strano.

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      siamo alle solite,quando il capitalismo va fuori controllo ecco rispuntare il jolly del corporativismo fascista autarchico e dello Stao paternalista che si prende cura della societá allo sbando, questa volta in salsa new age.magari al posto di Mussolini ci mettiamo krishnnamurthi dai.e giá che ci siamo un bel chip nel cervello cosi´ ci diamo un po una calmata e diventiamo piú ricettivi verso i messaggi del Grande Maestro.

      ps:guarda che qui le parole mica si pagano come sui cellulari.

    1. oldhunter 1 dicembre 2009

      Mentre condivido appieno l’esigenza etica espressa nella prima frase “… fare profitti senza tener conto delle conseguenze socio-ecologiche è profondamente sbagliato”, trovo riprovevole affermare che “…unica forza in grado di controllare l'eccessiva espansività dell' uomo-parassita è la regolazione verso il basso del numero di individui”. Innanzi tutto se c’è un “uomo-parassita” questo è, per definizione, l’uomo dell’élite, il ricco capitalista o l’uomo politico marionetta che lo rappresenta e non certo il proletario e l’uomo del popolo che, vera vittima della situazione, ne subisce la propaganda lava-cervello diventando così solo il “consumatore”. Il restante della frase rivela poi un pensiero che si presta solo a una interpretazione malthusiana, ovvero proprio di quella logica che spinge le élites più o meno occulte a volere (e probabilmente anche a nascostamente agire per) la diminuzione drastica dell’umanità. Non molto dissimile e altrettanto terrificante mi pare l’alternativa dell’ ...uso dell’esercito”.
      Se poi volevi dire altro, fallo ora. Accetto quindi la critica e mi scuso di cuore se mi spieghi perché, dove e come ho mal interpretato il tuo pensiero. Con l’occasione, avrai la bontà di spiegarmi anche perché la mia critica è "ipocrita". Un saluto.

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      la moneta onesta te la porta babbo natale

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      beata innocenza.

    1. anonimomatremendo 1 dicembre 2009

      "l'unica forza in grado di controllare l'eccessiva espansività dell ' uomo-parassita è la regolazione verso il basso del numero di individui" Uomo parassita?e questo come lo vuoi interpretare?e quali sarebbero i criteri di selezione?dai su non nasconderti,sei stato sgamato.

    1. xmas 1 dicembre 2009

      Un libro è portatore di un´idea. C´è qualcuno che chiama un libro FALSO in quanto in disaccordo su caratteristiche del mezzo (paternità, data di redazione, etc), inducendo il distratto alla similitudine - MEZZO FALSO, CONTENUTO FALSO, ma non è così. Il contenuto è sempre VERO anche quando rappresenta una IDEA basata sulla falsa rappresentazione della realtà. Se ti dico "chi semina vento raccoglie tempesta", sia che lo spacci per una osservazione risalente all´antico Egitto, o che si scopra come proverbio dell´700,o che dica che sia una mia trovata, il valore del messaggio NON cambia. Sono piani differenti, il tempo delle idee è differente dal tempo degli uomini.

      Ciao Francesco67

    1. ericvonmaan 1 dicembre 2009

      Scusa alex ma quando leggo quelle tipiche abbreviazioni... ke... xkè..nn... ecc mi viene da pensare ad un adolescente stupidotto/a. Mi rendo conto che è un pregiudizio ma, credimi, molte persone della mia età (40-60) sono infastidite da quel gergo tipico degli sms.
      Così, te lo volevo far sapere... per quello che può importarti.
      Saluti.

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