Il cinema disarciona il capofamiglia maschio: l'esempio di “Duel” di Steven Spielberg

Il cinema disarciona il capofamiglia maschio: l'esempio di “Duel” di Steven Spielberg

Di Tomaso Pascucci per ComeDonChisciotte.org

A volte, rivedere una pellicola d'antologia può riservare alcuni imprevisti, come nel caso del film Duel, uscito nel 1971, per la regia di Steven Spielberg. Non ho nessuna difficoltà ad ammettere che la prima volta che lo guardai, da adoloscente, la parte cosciente del mio cervello elaborò esclusivamente il contenuto palese del film, ovvero la caccia all'uomo braccato, la mostruosità del camion auto-cisterna inseguitore, l'apparente follia umana, i ritmi ansiogeni ed il paesaggio inospitale attraversato dal protagonista. Quale non è stata la mia sorpresa quando l'altra sera l'ho rivisto cogliendonone aspetti totalmente ignorati la prima volta. Non mi dilungherò, qui, ad illustrare la trama di un film straconosciuto, che ha lanciato la carriera di Steven Spielberg, anche perché, dal punto di vista della qualità artistica, resta un prodotto notevole. Mi limiterò a mettere in risalto alcune scene o dialoghi del film che un occhio (o spirito) disattento potrebbe giudicare come accessori, senza particolare valenza, ma che quasi certamente hanno rivestito una grande importanza agli occhi dei produttori del film.

La prima sfumatura, rispetto ad una lettura del film unicamente in chiave thriller, è resa dai contenuti diffusi dalla radio che il protagonista ascolta in macchina, poco prima (e al momento) di imbattersi nel camion assassino. Il protagonista potrebbe benissimo guidare senza ascoltare la radio, oppure i contenuti della radio potrebbero fungere da mero sottofondo, senza che lo spettatore sia in grado di captare precisamente ciò che le onde trasmettono. Invece, la regia, e non l'autore del romanzo da cui ha preso corpo il film (1), opta per una radio accesa, i cui contenuti sono chiaramente fruibili anche dallo spettatore del film. E che contenuti ! Se inizialmente la radio riverbera varie amenità, ed il protagonista procede col cambiare più volte stazione, ad un certo punto egli sintonizza la radio su un programma che lo accompagnerà per ben 4 minuti. Nel programma si tratta del modulo del censimento mandato a tutti gli Americani dall'Istituto di statistica. L'argomento viene affrontato per il tramite di una conversazione telefonica tra un "maschio" americano ed un'impiegata dell'Ufficio distrettuale del censimento, durante la quale emergono dettagli tutt'altro che anodini. All'origine della chiamata effettuata dal “cittadino americano”, che si definisce parte della “maggioranza silenziosa”, vi è il dubbio che lo attanaglia circa l'individuazione del capofamiglia, dal momento che nel modulo è formulata la domanda : “Lei è il capofamiglia ?”. Lui è indeciso, perché nei fatti, come racconta in diretta all'impiegata, ha perso il ruolo di capofamiglia nell'istante in cui si è malauguratamente sposato, 25 anni prima. Da quel momento, la moglie ha preso le redini della famiglia andando a lavorare, mentre lui è sempre rimasto a casa occupandosi dei figli e del focolare. Ecco spiegata la sua indecisione, perché se rispondesse che è lui il capofamiglia effettivo, non sarebbe sincero, ma questa realtà si scontrerebbe d'altronde con il fatto che è lui l'uomo di casa, anche se, come ammette lui stesso, “certe malelingue del vicinato dicono di no”. Per tutta risposta alla domanda del cittadino, l'impiegata gli consiglia di indicare nel modulo il nome della moglie come capofamiglia. Ne segue una specie di psicodramma, con il richiedente che pretende dall'impiegata ripetute rassicurazioni circa il fatto che nessuno del suo vicinato abbia accesso al suo modulo, altrimenti risulterebbe imbarazzante per lui, e con di contro l'impiegata che si spende in plurime rassicurazioni. Non pago delle ripetute conferme dell'impiegata sul carattere confidenziale dell'intera operazione, il richiedente esige un'ultima rassicurazione, in quanto :

Vorrei che si rendesse conto della situazione imbarazzante in cui mi trovo. Sono sicuro che i miei vicini hanno già capito qualcosa. Spesso mi hanno sorpreso con il grembiule addosso. E non mi vedono uscire regolarmente da casa, come fanno tutti coloro che hanno una regolare occupazione. Così ho sentito delle voci poco simpatiche sul mio conto, ecco.

Nel mentre si svolge questa conversazione trasmessa alla radio, la macchina del protagonista del film incontra per la prima volta l'orribile camion, la sua nemesi. Si sta quindi per ingaggiare l'epica caccia al topo, ma prima che l'inseguimento si manifesti allo spettatore in tutta la sua brutale carica ansiogena, a ques'ultimo è servito l'ultimo atto del psicodramma trasmesso alla radio. In risposta al monito dell'impiegata che lo incoraggia a farsi a valere nei confronti della moglie, il cittadino precisa :

Me lo dicono anche i miei amici, ma io ho quasi rinunciato a battermi, sono quasi rassegnato, perché non potevo proprio immaginare, è terrificante come le donne possono cambiare… Dopo la disgrazia, il matrimonio voglio dire, è diventata violenta, aggressiva e mi ha tolto tutto di mano e ha stroncato qualsiasi mia iniziativa […] Io, ora, ho paura di lei. Ho desiderato il divorzio fin dai primi mesi di matrimonio. Vidi subito che avevo fatto uno sbaglio, ma invece no, lei non ne vuol sentir parlare. Ma il modulo l’ho preso io, di nascosto, prima che lo vedesse lei. E voglio riempirlo io ! Quando si sposa, non diventi come quella carogna che ho sposato io. Me lo promette ?

Con quest'appello fatto dal cittadino all'impiegata, affinché non riproduca anch'essa le dinamiche familiari avvilenti da lui vissute, si conclude un psicodramma completamente gratuito ai fini della storia principale. Tuttavia, esso c'è, e nonostante rappresenti un elemento di contorno, non manca di raggiungere chiaramente le orecchie dello spettatore, agendo probabilmente sul suo subconscio.

A questo punto, ci si aspetterebbe che il proseguo della narrazione si concentrasse esclusivamente sul duello con il camion infernale, che ha appena fatto ingresso nella trama, abbandonando la tematica della castrazione. Non è così. Quel contenuto ricompare alla stazione di servizio dove il protagonista si ferma per fare benzina. Lì, il benzinaio si offre di dare una controllatina al motore della macchina del protagonista, accorgendosi che il manicotto del radiatore è ridotto male. Lo segnala al protagonista, il quale gli risponde che presto o tardi lo farà cambiare. Al che, il benzinaio replica : “Il padrone è lei”. Di altro avviso è il protagonista che, sospirando, dice : “Tranne che a casa mia”. L'evocazione della casa è uno spunto affinché l'ambiente domestico del protagonista s'inviti nella trama attraverso una telefonata che egli fa alla moglie casalinga, dall'interno della stazione di servizio. E cosa non si scopre su quell'ambiente domestico ! La telefonata si apre con le scuse del protagonista alla moglie per un fatto avvenuto il giorno prima, ma delle scuse la moglie non sa che farsene. Sulla difensiva, il protagonista replica : “Lo so, lo so cosa vorresti da me, vorresti che io, insomma… Secondo te, io dovrei andare a cercare Steve Anderson per prenderlo a cazzotti sul muso o roba del genere”. Cosa avrà fatto mai questo Steve Anderson per mettere il protagonista in una situazione imbarazzante, un'altra ? Ciò emerge dalla reazione della moglie, che nel scartare lo scenario dei cazzotti evocato dal marito, precisa comunque : “No, non dico questo, però credo che almeno ieri sera potevi dirgli qualcosa. Dopotutto, lui mi ha messo le mani addosso davanti a tutti gli invitati”. Esasperato, il protagonista se esce con un sintomatico : “Oh, andiamo tesoro !”.

Al pari del cittadino alla prese con il modulo del censimento, il protagonista del film si mostra incapace di incarnare quei ruoli sociali o quei comportamenti tradizionalmente inscritti nel campo maschile. Diversamente dal tizio del modulo, lui conserva ancora dei tratti del ruolo di capofamiglia, visto che è (ancora) lui ad uscire di casa per andare a lavorare, mentre alla moglie spetta il compito di accudire i figli e la casa. Nondimeno, egli è sotto attacco da parte della moglie che lo accusa, neanche troppo implicitamente, di essere un capofamiglia incompleto, nella misura in cui non assolve all'altro importante compito demandato al capofamiglia : quello di difendere il focolare dagli attacchi esterni, di preservare l'onore della domina. Se nel caso del tizio del modulo, l'emasculazione è gia avvenuta e il signore “con il grembiule addosso” ha già perso la lotta con le donne per la conquista del potere, nel caso del protagonista del film quei fenomeni si stagliano all'orizzonte del suo destino, o quantomeno all'orizzonte del destino del maschio americano in generale. Sì, perché queste due figure maschili rappresentano il maschio americano medio inesorabilmente ingaggiato, seppur con andamenti diversi all'interno della categoria, in un declino di potere a vantaggio della donna emancipata, o in via di emancipazione. Tale è, per lo meno, la realtà dipinta dal film, se non lo scenario verso il quale si vorrebbebero orientare gli spettatori per mezzo di messaggi subliminali.

Tecnicamente parlando, la sequenza della trasmissione radio e quella della telefonata alla moglie non rientrano nel campo del subliminale, in quanto il messaggio è, in entrambi i casi, posto in evidenza. Tuttavia, nell'economia del film il quale, è bene ricordarlo, viene venduto dal regista stesso come un thriller di paura e come una storia di “caccia al topo di suspense classica” (2), quindi non certamente come una metafora della castrazione maschile, quei messaggi o ricostruzioni dei rapporti uomo-donna rasentano l'impercettibile. Questo discorso vale ancora di più per quanto riguarda la trasmissione radio, che coinvolge "solo" l'udito dello spettatore e rientra apparentemente nel campo del marginale. Con molta probabilità, Duel persegue un intento di manipolazione e di condizionamento psicologico. Ufficialmente, racconta una storia di ordinaria follia e di un uomo che, per quanto inetto, riesce con l'astuzia a prevalere sulla forza bruta e sul “selvaggio nella jungla” (3). Alla fine del film, il camion auto-cisterna non si sfracela per caso in un dirupo per diretto intervento del protagonista ? Surretiziamante, il film veicola e promuove un'altra storia, quella di un'America che deve cedere terreno alle donne a scapito di un maschio smascherato nella propria impotenza. In questo, Duel partecipa a pieno allo spirito del tempo, o per meglio dire ai programmi della cupola della finanza che, all'epoca, valorizza il femminismo materialista e radicale impiantandolo nell'industria dello spettacolo e nelle aule universitarie. Si tratta di uno dei tanti grimaldelli attraverso i quali si è voluta operare la distruzione della famiglia.

E' buffo come l'interpretazione di un film possa variare così tanto nel corso di una vita : da insospettabile capolavoro dei generi thriller e road movie a strumento di propaganda e di ingegneria sociale !

Di Tomaso Pascucci per ComeDonChisciotte.org

NOTE

(1) Il film Duel è tratto dall'omonimo breve racconto di Richard Matheson, apparso sulla rivista Playboy nel 1971. Nel breve racconto, la sequenza con la trasmissione alla radio del programma sul censimento non è presente.

(2) Il registra si esprime in questi termini nel corso dell'intervista contenuta nella versione Blu-ray del film (edito nel 2021), collocata nella 70s Collection I migliori film del decennio.

(3) E' così che il protagonista definisce, nella scena del bagno alla tavola calda, il conducente dell'auto-cisterna.

Commenti (70)

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    1. salvatore ore 12 giugno 2023

      mah, mi sembra una forzatura, semmai si tratta di una connotazione sociale dell'epoca, per precarizzare ulteriormente lo stato piscologico del potagonista

    1. CptHook 11 giugno 2023

      Perdonatemi tutti se riporto un tema che cito molto spesso ma, prendendo spunto dai commenti di uomospeciale, in parte purtroppo, è ancora e soltanto il "programma" della Natura quello che detta la maggior parte dei comportamenti umani medi.
      La Natura ha un solo programma: la sopravvivenza della specie; non c'è alcuna etica in questo, salvo che non si voglia considerarla l'etica stessa della Natura, un'etica finalista.
      Sempre a mio personale sentire, questa c.d. etica, porta in sé la propria fine:
      privilegiando la sopravvivenza del più adatto a sopravvivere, ragionando per assurdo e portando il ragionamento al limite ultimo, è logico pensare (anche se non scontato) che "ne rimarrà uno solo" e, ipoteticamente, non avrà più con chi accoppiarsi e riprodursi.
      Ergo: la fine, conseguente al fallimento del programma di assicurare la
      sopravvivenza.
      Nel "programma" della Natura, alla femmina della specie, di quasi tutte
      le specie, è demandato il compito di curare quanto più possibile la
      sopravvivenza della prole, frutto di quel patrimonio genetico del maschio Alfa, quello che lei ha scelto come più adatto in quanto è riuscito a battere i rivali, oppure a dimostrare maggiori capacità nel costruire il nido, o dimostrare un miglior patrimonio genetico attraverso il canto, o il piumaggio o quello che volete.
      Però anche nella Natura osserviamo comportamenti diversi: da una parte abbiamo animali assolutamente poligami, femmine e maschi che cambiano partner ad ogni stagione. Osserviamo anche in questo tipo di animali un comportamento più aggressivo, per esempio i leoni che non esitano ad uccidere i cuccioli di un'altra "famiglia" per potersi riaccoppiare, cioè trasmettere il proprio patrimonio genetico.
      Dall'altra vediamo altri animali (mi vengono in mente le oche selvatiche e altri volatili, ma esistono anche tra i mammiferi) che invece creano un legame esclusivo perenne e hanno maggiori possibilità di proteggere la propria prole proprio perché sono in due a farlo, sia nell'allevamento che nella difesa vera e propria.
      È anche ipotizzabile che questa maggior saldezza del nucleo sociale di base produca discendenti migliori, più “stabili”, più equilibrati e,
      conseguentemente, nuclei sociali più solidi, come vediamo appunto nei branchi di oche selvatiche, le cui migrazioni sono un monumento non casuale alla qualità della loro organizzazione sociale.
      Credo che questo possa spiegare, almeno in parte, i differenti approcci della femmina della specie umana al rapporto di coppia.
      Diversamente dal mondo animale propriamente detto, nella specie umana accanto al codice genetico convive tutta una serie di fattori diversi, che vanno dalla famiglia (vedi le oche selvatiche), al gruppo sociale, alle tradizioni, alla religione, alle condizioni economiche, alla visione che si ha di se stessi e del proprio ruolo all’interno dell’organizzazione sociale di appartenenza e via discorrendo, e questo si applica tanto alla femmina che al maschio o, se preferite, alla donna e all’uomo.
      A questo punto è abbastanza evidente, almeno secondo me, che per far funzionare un rapporto in maniera ottimale è necessario che non solo si incastrino alla perfezione i tantissimi piccoli ingranaggi di entrambi, ma anche che riescano ad “assestarsi” in maniera da non danneggiarsi a vicenda.
      Tutto questo comunque condizionato dalla base “naturale”, istintiva, più o meno presente, che assegna alla donna un certo tipo di ruolo ed all’uomo un altro; che, in linea di massima, rende(va?) l’uomo maggiormente incline alla poligamia (accoppiarsi per assicurare la sopravvivenza) e la donna alla stabilità del nucleo familiare (aumentare le probabilità della sopravvivenza).
      Mi sembra che questi due siano gli ingranaggi primari (perché meno influenzabili dal ragionamento e dal sentimento) che devono “incastrarsi” in maniera equilibrata.
      Conseguentemente, sulla base di tutta questa sbrodolata (della cui lunghezza mi scuso), penso di poter affermare in ultima analisi che è tutta una questione di “teste pensanti” e quelle, come questi ultimi tre anni ci hanno confermato, purtroppo sono poche.

    2. LuxIgnis 11 giugno 2023

      Nel “programma” della Natura, alla femmina della specie,

      In parte lo hai già detto; a parte eccezioni (ermafroditismo, maschi che allevano) ma ci sono tante di quelle varianti a questo, che c'è una varietà di comportamenti immensi.

      In più mi sento di dire che noi non siamo animali, e anche se lo siamo stati non lo siamo più. Anzi come animali siamo piuttosto scarsi. Senza la nostra intelligenza e capacità di manipolazione non sopravviveremmo un minuto.
      Siamo qualcosa di diverso. Cosa? Non si sa è un gran mistero.
      Noi abbiamo una libertà che gli animali non hanno che è quella di andare oltre i propri istinti.
      Al limite posso pensare che nell'umanità siano presenti tutte le caratteristiche animali e quindi una grande varietà di comportamenti.
      Anche se la linea guida è quella che dici tu, ci sono moltissime eccezioni, che a volte è difficile anche considerarla una regola.
      Questo è il problema. Una società ha bisogno comunque delle regole per andare avanti, non importa quali ma importa che si garantisca una certa coesione sociale e sopravvivenza non solo della specie ma della società stessa. Questo vale specialmente per le società complesse. Nelle società più semplici come quelle dei nativi si ha una maggiore malleabilità.
      Nelle società complesse la base è la famiglia. In quelle semplici la base è il gruppo, la comunità.
      Nelle società complesse, siccome non siamo tutti uguali, nascono inevitabilmente dei conflitti interiori ed esteriori.
      In una tribù di indigeni dell'Amazzonia che non ricordo il nome, hanno risolto il problema. Nella stesso gruppo sono previste tutte le forme di relazione. Monogamia, poligamia, poliandria e anche omosessualità e chi se ne sta per conto suo. Sono tutte accettate. I figli vengono allevati da tutta la tribù.

    3. CptHook 11 giugno 2023

      L.
      Noi abbiamo una libertà che gli animali non hanno che è quella di andare oltre i propri istinti.

      Non mi pare che siamo in disaccordo...

      H.
      penso di poter affermare in ultima analisi che è tutta una questione di “teste pensanti” e quelle, come questi ultimi tre anni ci hanno confermato, purtroppo sono poche.

    4. LuxIgnis 11 giugno 2023

      Allargavo il tuo discorso non lo contraddicevo.

    5. uomospeciale 11 giugno 2023

      Ma infatti, io sono per un ritorno alla natura
      E in natura il maschio scopa e se ne va....
      Non lavora a vita per la femmina e la prole ridotto in pratica al ruolo di schiavo moderno*

      * Perchè è a questo che sono ormai ridotti gli uomini sposati con prole in occidente..... Se il 50% del tuo reddito devi darlo allo stato, e l'altro 50% va a moglie e figli, per te che cosa resta?

    6. CptHook 11 giugno 2023

      Hai mai notato che esiste il caso contrario? Donne che passano una vita di m...a con uomini di m...a?

    7. uomospeciale 11 giugno 2023

      Sono loro a scegliere o scartare gli uomini come frutta al mercato, in natura è sempre e solo la femmina che sceglie, non lo sai?
      Se non sanno scegliere, che se la prendano con sè stesse...
      Quanti bravi ragazzi hanno scartato per mettersi con il bastardo o il delinquente di turno, per poi lamentarsi?
      E comunque io bado solo al mio genere, come fanno sempre loro.

    1. Brule 11 giugno 2023

      Mi piacque moltissimo e lo vidi più volte.
      Però nella mia rozza ignoranza pensai che fosse basato sulla mancanza di consapevolezza della situazione.
      Se devo vederci un conflitto nella dualità maschile femminile dovrei impostarla sulla competenza/capacità.
      Il protagonista sembra essere stato educato da una vecchia zia, e pare essere stato reso impermeabile alle competenze maschili dell'epoca, acquisibili nel gruppo dei pari o semplicemente leggendo il giornale e ragionando sugli errori altrui.
      Attacca briga senza saperne calcolare e sopportare le conseguenze, rimane senza benzina, fa fatica a tenere un ritmo elevato di guida a lungo (non regge la tensione), è disarmato, in un posto dove vendono armi ovunque.
      Una educanda paracadutata in un vicolo di Marsiglia.
      Che cosa può mai andare storto?

    2. gix 12 giugno 2023

      Un tizio del genere cosa vuoi che riesca a mantenere un rapporto dignitoso non dico con un camionista violento, ma appena appena con una moglie un pò più determinata del normale. Gente del genere, 50 dopo, cioè oggi, tace e subisce per decenni, poi all'improvviso (magari con l'aiuto degli psicofarmaci) prende un'arma e fa fuori l'intera famiglia, prima di tutto, e, se l'arma gli conferisce un pò più di coraggio di quello che hanno mai avuto, anche qualche estraneo.

    1. DrCaligari 11 giugno 2023

      Il titolo dell'articolo è veramente infelice. Sono temi eterni quelli del mettersi in gioco, del confronto con se stessi, con le proprie insicurezze, il film forse li contestualizza un po' ma andiamo signori comunque sia è roba superata ad ogni modo. Oggi in quel camion io ci vedo altro che il rapporto uomo-donna, quello è un Tir di consapevolezza che arriva dritto addosso a ciascuno di noi. E' finita l'epoca del nascondino, il tempo in cui davanti al tg "dai mangia la bistecchina, non li vedi i bambini del Biafra poverini"? I tempi in cui ok il nostro sistema è marcio ma tanto chi se ne frega, sarà qualche milione di Nguyen a morire. L'epoca del che bello la ricerca, che bella la competizione, che meraviglia la produttività. Oggi la ricerca ti presenta il conto, e cosi la competizione e la produttività. Quei perdigiorno degli Hippies dicevate, eppure è gente in giacca e cravatta che ha prenotato per voi un destino di controllo panoptico e di selezione artificiale in chiave depopolatrice. Non si può più sgranocchiare la mela e gettare via il torsolo, il pacchetto adesso va via completo. E allora chi ha sempre sbagliato tutto, chi è stato sempre l'ingiusto perseguitato, chi lo pagherà adesso il conto? Stiamo sempre seduti su qualche riva di fiume noialtri minoranza, un filo d'erba tra le dita a far da zufolo, le scarpe consunte di troppe fughe logorate, ma il persecutore ora davanti allo sguardo lo vediamo sfilare, scivolar e passare oltre, andare. Poi l'anarchica risata, su di nuovo in piedi, alle spalle una scrollata che non vale neanche più la pena di starci li troppo a pensare.

    1. JHON 11 giugno 2023

      Ancora esempi di vita Americana, come se non esistesse altro come metro di paragone. Parlare ogni tanto di commedie e film Italiani, mai! Non critico e non voglio sottovalutare l' operato di chi scrive gli articoli su questo canale, ma prendere ad esempio la società americana, per un istituto come quello della vita matrimoniale è il colmo. Non è che le altre Nazioni stiano meglio in fatto di costumi, però perlomeno non vengono pubblicizzate come questa. Poi ne possiamo parlare tranquillamente del cosiddetto maschio Americano allevato a Milk e pop-Korn e pistole facili, John Wayne, Rambo e Swarzenegher, tutti simboli di una virilità di facciata. E dopo ci si lamenta, che in questo periodo succedono più femminicidi che rapine, violenza chiama violenza e a forza di girare il torrone qualcuno perde la testa. Siamo (o eravamo) una Nazione che il Matrimonio era una Istituzione, tenuto in piedi con sacrifici e privazioni, ma da quando è cominciato il "bombardamento" amerikano, con i suoi messaggi demoniaci, dalle finestre di tutta Italia sono cominciati i voli dei piatti, a volte pieni di prosciutto.

    2. LuxIgnis 11 giugno 2023

      I film e i racconti si fondano sui miti. A tal proposito vedere il libri di Joseph Campbell che li ha illustrati magistralmente. Per quanto vi siano differenze nelle culture e quindi ad esempio tra oriente e occidente, i principi fondanti sono gli stessi.
      L'intreccio narrativo archetipico è lo stesso. Il "viaggio dell'eroe" ha le stesse tappe.
      Vedendo film di varie culture non posso che confermare questa visione.
      https://lamenteemeravigliosa.it/joseph-campbell-biografia-e-viaggio-di-un-eroe/

    1. uomospeciale 11 giugno 2023

      E' curioso che per rilevare quanto sia messa male anzi ormai del tutto inesistente la figura dell'uomo maschio in tutto l'occidente si debba andare a cercare addirittura un film del '71 quando ormai da decenni tutti i media pubblicità comprese, traboccano di misandria e odio anti maschile a piene mani.
      L'unico modo per essere il cosidetto capofamiglia ma sopratutto per essere padroni di sè stessi e del proprio reddito oggi, è vivere da soli.
      Chi si mette una donna in casa si merita pienamente tutto quello che gli succede, e sarà sempre destinato a pentirsene amaramente in poco tempo.
      E comunque ormai per quel che servono....

    2. DrCaligari 11 giugno 2023

      Diciotto minuti di applausi.

    3. CptHook 11 giugno 2023

      Dissento fortemente e ritengo che una visione così misogina sia decisamente controproducente ai fini proprio della soluzione di determinati problemi di relazione che, di fatto, esistono.
      Sarebbe decisamente interessante conoscere le motivazioni che portano a questa visione della vita di coppia, anche se mi rendo conto che si tratterebbe di una domanda troppo personale.

    4. Bertozzi 11 giugno 2023

      Beh, di sicuro non sarà il tuo caso, ma pare più un discorso consolatorio di chi una donna non l'ha saputa trovare o tenere. L'uva è troppo in alto, per cui dev'essere acerba visto che io non ci arrivo. Un po' come il giovane Arian che ogni tanto da' addosso alle femmine dicendo che sono solo capaci di tradire e vanno usate solo per trombare; ogni volta che lo leggo sorrido e penso "la prima che trovi che abbia solo un briciolo di femminilità ti prenderà e farà a pezzi, e piangerai e ti dispererai come tutti gli uomini hanno fatto almeno una volta nella vita, e allora capirai che significa femmina e donna."
      Caro speciale ti svelo un segreto, esistono un sacco di uomini padroni del proprio reddito e di se stessi che hanno donne meravigliose al loro fianco, saranno superuomini, chi lo sa. E pensa che alcuni di loro sono riusciti pure a non vaccinarsi, che robe incredibili che accadono tra cielo e terra.

    5. DrCaligari 11 giugno 2023

      Io mi sono trovato d'accordo, ma non certo per misoginia. C'è un punto di vista maschile e uno femminile: non si può negare che nel rapporto tra i due oggi l'uomo sia completamente svantaggiato. Le leggi sono a suo sfavore (son vitalizi, son palanche), la biologia è a suo sfavore (il sesso forte è il loro), le implicazioni sociali di cui parla egregiamente Roger Bastide lo vedono in posizione di sfavore. Insomma non è mia abitudine dare colpe agli esseri umani ma piuttosto valutare le conseguenze dell'epoca in cui vivono. Se fossimo negli anni venti del secolo scorso direi il contrario, li era la donna a essere penalizzata. Cosi come se dovessi esprimere un giudizio dal punto di vista femminile oggi direi che chi vuole prendersi dei vantaggi fa bene a farlo. Poi chiaro ci sono coppie felici e rapporti paritari, cosi come uomini che traggono loro stessi dei vantaggi dallo stare in coppia. Però sono eccezioni, quello che vedo sono uomini turlupinati, usati e tirati per la giacca.

    6. CptHook 11 giugno 2023

      “la prima che trovi che abbia solo un briciolo di femminilità ti prenderà e farà a pezzi, e piangerai e ti dispererai come tutti gli uomini hanno fatto almeno una volta nella vita, e allora capirai che significa femmina e donna.”

      E se sarai fortunato, farà di te veramente un uomo...

    7. LuxIgnis 11 giugno 2023

      È uguale per tutti maschi e femmine.
      Ci sono uomini che nascono per fare famiglia e quindi entrano in tutta una serie di dinamiche. Un balletto di ruoli, di banalità e di frasi fatte, che cambiano nel tempo ma rimangono quello che sono in sostanza. C'è chi lo regge bene e questo è il loro livello.
      Ci sono uomini (sempre maschio e femmina) che invece non dovrebbero proprio fare famiglia e invece per consuetudine sociale lo fanno, e questi fanno danni enormi. Ben visti dalla società in quanto "produttivi" ma come uomini veramente di bassa lega. A volte li si legge sui giornali.
      Poi ci sono quelli che non sono destinati a fare famiglia e lo sanno, e se ne fregano del riconoscimento della società. Questo non vuol dire che non possano avere un compagno o una compagna, anzi quando ce l'hanno della stessa propria natura nasce forse qualcosa di molto profondo. Ma è raro questo incontro e quindi sono destinati a essere soli. Ma non è un male, la solitudine si soffre solo in rapporto al sociale, se uno sta bene con se stesso la solitudine non esiste.
      Tutti qui ognuno dovrebbe conoscere il suo posto. In quanto al maschio e alla femmina sono solo ruoli che forse avevano un senso prima ma ora non ne vedo la ragione. O per lo meno sono molto più flessibili. Quello che è veramente importante è il rispetto reciproco, se manca quello puoi cercare tutti i ruoli che vuoi e non serviranno a niente.

    8. uomospeciale 11 giugno 2023

      Non dubito che lei dissenta fortemente ( la foto sul suo profilo è esplicativa al riguardo )
      Ma ritengo inutile parlare per niente con chi, sebbene arrivati ad una certa età, pare ancora non aver ben compreso quale siano i reali rapporti di potere, convenienza e sfruttamento reciproci, che legano i due sessi.
      Dinamiche che quelli come me,
      ( e ormai sono parecchi milioni )
      Hanno smesso di accettare perchè non più sostenibili, e troppo sbilanciati da una parte sola.
      Quanto alla mia supposta "misoginia" la ritengo giusto il minimo sindacale atto a tutelarmi, visto che sia le leggi che il sentire comune sono sempre a comunque al 100% a favore delle donne e contro gli uomini.

    9. DrCaligari 11 giugno 2023

      Sai cosa trovo interessante? Che il politically correct sia un'arma micidiale. Perché il linguaggio ci plasma. A furia di non poter dire alcune cose e di poterne dire solo altre tu capisci che si finisce per plasmare il proprio stesso pensiero. In pratica le elites in questo modo ci obbligano a essere secondini di noi stessi. Guarda che è incredibile eh, sono catene potentissime. Tafazziamo in continuazione e contenti di tafazzare. Incredibile.

    10. logos 11 giugno 2023

      Non importa se sono d'accordo con te o meno. Grazie. Mi hai ucciso. Meriteresti un "one man show" alla inglese. ;) l.

    11. uomospeciale 11 giugno 2023

      Ma l'ipotesi che uno dell'uva se ne freghi proprio, non è contemplata?
      Molti di donne ne hanno avute abbastanza da capire che stanno meglio senza di loro, piuttosto che con loro.
      Non hanno bisogno di finire divorziati, spennati, cornuti e mazziati se sono un minino svegli hanno saputo imparare dagli errori altrui invece di dover pagare il costo dei propri.
      Anzi io sono sempre stato convinto che per essere felici serva solo avere tanti amici, degli hobby, un buon lavoro soddisfacente e un cane con cui passeggiare nei boschi.
      Per tutto il resto ( donne comprese ) c'è mastercad.

    12. uomospeciale 11 giugno 2023

      Si certo, come no..
      Mi serve una femmina in mezzo ai piedi, per essere o sentirmi uomo.
      Ma mi faccia il piacere!...

    13. Bertozzi 11 giugno 2023

      Certo certo, ognuno è libero di fregarsene dell'uva (o di comprarla con Mastercard... De gustibus...), ed è giusto tenere conto di tutte le ipotesi, per cui se uno dice che TUTTA l'uva è grama o acerba non è onesto, a mio parere, visto che è lui che non contempla tutte le ipotesi (c'è anche uva buona) ma solo quelle che gli fanno comodo e che collimano con i propri Bias e debolezze.

      In più ti dico che è anche il fine dell'agenda e dei transumanisti quello di farci odiare tra uomini e donne, di separarci, di non farci amare e accoppiare tra di noi, al limite è accettato e sponsorizzato il rapporto fra uomini e uomini o fra uomini e computer (variante appena piu elaborata della Mastercard) per cui non sei il solo a pensarla così, vedi che il mondo è vario e si accettano tutte le ipotesi.

    14. CptHook 11 giugno 2023

      Sono di fatto il decano della redazione di CDC e, probabilmente, della maggior parte dei lettori, non ritengo maleducato invitarti a darmi del tu.

      Sì, una cosa è vera, io ho avuto l'immensa fortuna di incontrare una Donna, e concordo sul fatto che ne esistano veramente poche, e che questo possa in parte spiegare le tue affermazioni.

      Ritengo però che l'incapacità di creare un rapporto valido con una donna risieda da una parte, sicuramente, nei limiti personali di "quella" donna ma, dall'altra, nei limiti personali di "quell'uomo" che si confronta con lei (quindi, tanto per capirsi, la capacità di intuire/riconoscere/scoprire se si tratta di una donna o della Donna).

      Ho incontrato la Donna e, per certo, è stato qualcosa di indefinito che me l'ha fatta cercare al primo sguardo, ma è pur vero che, se abbiamo portato avanti il nostro rapporto per 37 anni 24/7 (conosciuti al lavoro, abbiamo sempre lavorato insieme, anche per CDC), è stato perché sia lei che io abbiamo smussato i nostri rispettivi (non pochi) angoli e siamo stati capaci di capire che ciò era bene ai fini di quello che desideravamo l'uno dall'altra.
      Il nostro rapporto, scoperto per caso, è stato costruito insieme, e solo così poteva funzionare.
      Posso dire, forse ingenerosamente ma pure realisticamente, che unendo le nostre insicurezze e debolezze abbiamo costruito una forza e, forse, anche questo è il segreto di un rapporto completo.

    15. CptHook 11 giugno 2023

      Odio replicare a me stesso, ma ho dimenticato di aggiungere che, per certo, la mia Donna ha fatto di me un uomo migliore di quello che ero prima di Lei.

    16. emilyever 11 giugno 2023

      Ottica interessante quella di Pascucci, anche se non ho rivisto recentemente il film (di cui anch'io non ricordavo le parole alla radio)j, ma mi lascia qualche perplessità, forse perchè ho sempre pensato che il cinema americano, sia on the road sia nella giungla metropolitana, non abbia mai veramente lasciato il genere western, e là non c'era solo John Wayne , il Chisum senza macchia e senza paura che protegge le donzelle sulla diligenza e le sceglie poi come compagne di vita, ci sono anche i Dean Martin fragili e ubriaconi di Un Dollaro d'onore, i Doc Hollyday che hanno deluso troppe donne , i Glenn Ford di Una pistola sepolta o del Treno per Yuma (prima versione ovviamente), ai quali le donne manifestano o compassione o disprezzo, ma che si riscattano, alla fine, proprio riprendendo l'arma (che qui è l'auto), non bevendo più, snebbiando la mente. Sarebbe stato interessante, proseguendo Pascucci e contaminandolo con la mia visione, immaginare il ritorno a casa del protagonista di Duel: ai pistoleri che si riscattavano con l'ultimo duello vittorioso bastava uno sguardo per riconquistare la loro donna, ma c'era anche Shane, l'Alan Ladd del Cavaliere della valle solitaria, che decideva invece di non tornare alla vita di prima, e di dirigersi verso colline lontane,

    17. CptHook 11 giugno 2023

      Domanda molto interessante...

    18. uomospeciale 11 giugno 2023

      Contento tu, contenti tutti.
      Ma io mi trovo bene con la filosofia MGTOW
      Che oltre a prendere sempre più piede sia in America che in Europa fa anche molto bene sia al pianeta che ai cambiamenti climatici.
      Se e quando ritornerà a essere più conveniente vivere insieme a una donna che da soli, allora se ne riparlerà ma non credo avverrà mai.
      Perché laddove una qualsiasi relazione con un uomo non si traduce in vantaggi concreti per la femmina questa relazione non si concretizza o se lo fa, non prosegue che per pochi mesi.
      L'intera legislazione e l'ordinamento sociale seguono questa logica con l'intento di favorire sempre le femmine, dalle quote rosa alle azioni affermative, al codice rosso, ai crediti agevolati all'imprenditoria femminile, alle varie pensioni di reversibilità, al fatto che per lo stesso identico reato le donne vengono condannate a pene inferiori rispetto agli uomini, all'intera legislazione sul diritto di famiglia, sui diritti riproduttivi, sul divorzio, alimenti e mantenimento, arrivando anche alle varie leggi Cirinnà ecc ecc
      Tutto in occidente è pensato fin nei minimi dettagli per agevolare sempre e solo un sesso a discapito dell'altro, poiché il diritto di chiuque si paga sempre e solo a prezzo del dovere di qualcun'altro.
      insomma per farla breve, detto molto semplicemente e brutalmente:
      Se gli uomini sono stati per secoli in grado di produrre ricchezza per sè stessi + moglie figli, quanto vivrebbero meglio lavorando molto di meno, con molti meno problemi e molte più libertà lavorando solo per sè stessi e basta?

      io la penso così.

      Oggi per la prima volta una percentuale sempre più alta di uomini ha preso coscienza di queste evidenze e sta agendo di conseguenza per tutelarsi.
      Era ora.

    19. emilyever 11 giugno 2023

      " Siamo, tutti, divenuti persone, nella misura in cui abbiamo avuto persone da amare e occasioni d'amore", Boris Pasternak

    20. CptHook 11 giugno 2023

      E' abbastanza evidente che parliamo di due cose completamente diverse...

    21. uomospeciale 11 giugno 2023

      Pare anche a me.
      Allora cambiamo discorso:
      Piove dalla tue parti?

    22. catgarfield 11 giugno 2023

      Facciamo un discorso generale, poi si sa che ci possono essere sempre i casi particolari. La donna è mediamente più conformista e si adatta di più a seconda di come tira il vento (questi ultimi anni lo hanno evidenziato in modo particolare), oltre che più concreta anche negli affari sentimentali. Cosa cerca una donna in un uomo con cui metter su famglia? Che sia fedele, che protegga la famiglia, che riporti un reddito, che sia divertente e di compagnia, che sia vigoroso. Cioè? Praticamente ... un CANE. Infatti è un modo di dire diffuso "Guarda quella, non ha trovato nemmeno un cane ...". E quando vedo scene di effusioni di donne con i loro quattrozampe non posso trattenermi dall'immaginarne un privato uso anche sessuale ... Gli uomini sposati che osservo hanno tutti la psiche del quadrupede, cambiano solo un po' a seconda della razza che impersonano.

    23. CptHook 11 giugno 2023

      Solo stamattina, adesso sole e vento..., e da te?

    24. uomospeciale 11 giugno 2023

      il cinema occidentale promuove e santifica da sempre l'uomo utile, è solo propaganda mascherata da cinema.
      Ancora nel '90 dicevo che per il cinema e la cultura occidentale ormai il "vero uomo" è un eroe morto.
      Ha dato tutto quello che poteva dare compresa la vita, e non gli devi mai restituire niente in cambio.
      Facci caso, nel cinema quasi sempre gli uomini ci restano secchi per salvare o proteggere una o più donne.
      Eh, ma è solo un film!....Vero?
      Però poi nella vita vera, quando scoppia una guerra o un casino, così come in qualsiasi altra situazione rischiosa chi ci mandiamo?
      Aspetta, fammi pensare...

    25. Brule 11 giugno 2023

      Sempre detto: "sono un cane da riporto!"

    26. uomospeciale 11 giugno 2023

      Nuvolo e fa caldo.
      Tra un pò taglio un l'erba del giardino o faccio qualche altro lavoretto.

    27. CptHook 11 giugno 2023

      Diciamo che l'approccio di uomospeciale (e in parte anche il tuo), spiega abbastanza bene l'esistenza di donne come quelle che lui lamenta...
      Come ho già detto, un rapporto si costruisce in due; se non riesce, le colpe sono, nella stragrande maggioranza dei casi, da entrambe le parti.
      Io ho avuto un precedente matrimonio, fallito tanto per colpa mia quanto per colpa di lei, e non ho difficoltà ad ammetterlo, e più invecchio più capisco tutti gli errori che ho fatto; se li abbia capiti anche lei, questo non so proprio dirlo.

    28. uomospeciale 11 giugno 2023

      CIT:

      " Gli uomini sposati che osservo hanno tutti la psiche del quadrupede, cambiano solo un po’ a seconda della razza che impersonano "

      Ma il bello è che molto spesso capita di vedere donne insignificanti e che non sanno fare assolutamente nulla (a patto che siano giovani e carine) accompagnarsi a uomini di status socio-economico ben superiore al loro.
      Lo squilibrio ormonale e del desiderio è tale che una donna insignificante, stupida, povera e bassa come un tavolino purché giovane e bella, abbia ottime possibilità di finire a letto, mettersi insieme e infine riprodursi a spese di uomo ben più alto, prestante, ricco, intelligente e socialmente posizionato di lei.

      Per la serie:

      "Eh, ma le povere donne sono discriminate"

    29. BrunoWald 11 giugno 2023

      "L’unico modo per essere il cosidetto capofamiglia ma sopratutto per essere padroni di sè stessi e del proprio reddito oggi, è vivere da soli."

      Mica vero. Basta avere carattere, e trovarsi una compagna "degna delle proprie attenzioni", per usare le tue parole.
      Io vivendo all'estero avrei molti meno problemi dal punto di vista legale, ma ho diversi amici e conoscenti rimasti in Italia, che vivono da anni delle relazioni positive, in cui c'è rispetto, affetto e solidarietà reciproca. Evidentemente è possibile.

      Che non sia facile, sono d'accordo: le circostanze esterne contano, e in occidente sono proibitive, per cui spesso la solitudine è preferibile a un rapporto sbagliato. Nelle cose che dici c'è molta verità, ma sei tu stesso ad inficiarle nel momento in cui le assolutizzi, facendone una regola ineludibile.

      Le donne, come gli uomini, non sono affatto tutte uguali. E se un omuncolo senza attributi si accoppia a casaccio, poi può solo incolpare se stesso delle conseguenze. È vero che, quando ci sono di mezzi i sentimenti (e il sesso) chiunque potrebbe perdere la lucidità, fino a un certo punto: ma il matrimonio è una decisione da meditare a fondo, e se una è una str**za egoista e volubile, di solito si nota in anticipo.

    30. Arian Van Heisen 11 giugno 2023

      E comunque ormai per quel che servono….?

      Sanno fare solo p......i e portare i cani a spasso di notte nelle vie e di giorno nei parchi

    31. Arian Van Heisen 11 giugno 2023

      è abbastanza evidente che la sua realtà non esiste piu da tempo si ritenga fortunato le donne come la sua compagna non esistono piu sono in via d'0 estinzione , basta accendere la Tv e girare per le città per rendersene conto

    32. Arian Van Heisen 11 giugno 2023

      Solo l' avvento di un Dittatore con la revisione del Suffragio Universale puo salvare l' Uomo..!

    33. CptHook 11 giugno 2023

      Non ci davamo del tu?
      E, comunque, non concordo: donne in gamba ne esistono, per fortuna, ancora tantissime, o perlomeno io le conosco, ho la capacità di riconoscerle.
      Vorrei provocare dicendo piuttosto che non ci sono uomini capaci di vederle. Ce ne sono stati sempre molto pochi (e per molti "maschi" è anche colpa dei genitori, specialmente le madri), questo è vero, e forse è proprio per questo che trovano quelle sbagliate.

    34. Arian Van Heisen 11 giugno 2023

      non ho scritto che non esistono donne in gamba ma sono merce rara, non so perchè ho usato il lei, forse per rispetto del tuo ruolo

    35. CptHook 11 giugno 2023

      Ma quale ruolo, va là..., io sono abituato male perché nella multinazionale informatica in cui ho passato 15 anni, sin dal primo giorno specificarono che ci si dava tutti del tu, dal fattorino al presidente (poi, nei fatti, se ti dovevano fregare lo facevano lo stesso...)

    1. DrCaligari 11 giugno 2023

      Io l'ho sempre accostato a Film di Beckett cui secondo me Matheson si potrebbe essere ispirato (il racconto di Matheson è del 1971 mentre Film è del 1964 e doveva essere piuttosto noto anche negli USA dato che il protagonista è l'immenso Buster Keaton). Poi in Film l'analisi è filosofico-esistenziale mentre in Duel a questa si accosta un taglio più sociologico. Che dire è il confronto dell'uomo coi grandi temi del senso della propria esistenza, del raffrontarsi col mondo, del rapporto tra animalità e razionalità. Il protagonista risolve bene il suo conflitto, in chiave positiva, e ci ricorda anche che il guardarsi dentro, in-video, può essere invece motivo di aberranti deviazioni quali l'invidia o l'odio verso chi sembra essere più adeguato. Insomma lui il camion lo sconfigge, un altro magari entra nell"autogrill" e comincia a sparare all'impazzata.

    2. DrCaligari 11 giugno 2023

      Consiglio, veramente bello, titolo "Film" per la regia di Samuel Beckett, del 1964, protagonista Buster Keaton:
      https://www.youtube.com/watch?v=BSnv6haPadM

    3. LuxIgnis 11 giugno 2023

      Ho letto che Matheson si è ispirato a un fatto che gli è realmente accaduto.

    1. Enik 11 giugno 2023

      Buona interpretazione del film anche sé un po' troppo azzardata per gli anni 70 dove “l’uomo” inteso come maschio rappresenta ancora l’indiscusso campione della società. Semmai io vedo in questo film il tentativo di subliminare lo sforzo di rivincita per niente celato del popolo ebraico. Infatti nonostante l’ostilità del territorio (deserto), l’attacco diretto dell’uomo comune (camionista) e nonostante lo Stato con la sua invadenza nella gestione dei dati sensibili (censimento), i condizionamenti della famiglia tradizionale (moglie al telefono) e il linciaggio da parte dei goyim (rissa al bar) il protagonista, che rappresenta, purtroppo, la quint’essenza del mondo ebraico riesce a prevalere in maniere forte e definitiva.

    1. Nestor Halak 11 giugno 2023

      Condivido innanzi tutto il giudizio che siamo davanti ad un grande film ed anche l'analisi delle scene citate, ma non sono convinto che si tratti di uno "strumento di propaganda".
      Sicuramente quelle scene sono volute e non un accidente, ma a mio avviso non servono a propagandare ma ad inquadrare il momento storico sociale in cui si svolge la trama. Un poco come quando nei film gialli il poliziotto mangiando ciambelle confessa al collega che non trova i soldi per gli "alimenti" alla ex moglie.
      Lo spettatore dell'epoca percepisce il significato delle scene come denuncia di una realtà difficile, non come promozione di quella realtà.
      Al contrario, insomma.

    2. BrunoWald 11 giugno 2023

      È possibile quello che dici.

      Non dimentichiamoci però che Steven Spielberg è chiaramente un "commissario politico" del sistema, un "iniziato" di notevole livello il cui compito consiste nel manipolare l'immaginario delle masse, che equivale a dire l'inconscio (o "l'astrale", secondo un'altra terminologia...) per conto del suo padrone Sauron (sto usando una metafora abbastanza scontata, chiaramente: chiedo venia in anticipo).

      Dubito che un individuo come Spielberg faccia qualsiasi cosa che non abbia fini manipolatori, figuriamoci denunce... E comunque, dietro a Hollywood c'è sempre stata l'USIA, come ci aveva spiegato a suo tempo, e in dettaglio, il compianto John Kleeves, ossia un apparato federale paragonabile alla NSA, che ha il compito di plasmare l'immaginario mondiale con una determinata immagine dell'America e della realtà.

    3. Nestor Halak 11 giugno 2023

      Secondo me un film, come qualsiasi altra opera artistica, va giudicata per quello che è, per i suoi meriti propri, indipendentemente dal giudizio che possiamo avere dell'autore come persona o della sua opera nell'insieme.
      Tra gli anni 60 e 70 sono stati girati in America molti film decisamente critici nei confronti della società americana, molto lontani dalla retorica e dalla propaganda cui siamo abituati ultimamente.
      Il primo Spielberg, autore di talento, chiaramente risente del vento che tirava all'epoca.

    1. Andr3a 11 giugno 2023

      Chi domin il passato domina il futuro...
      Questa interpretazione rovescia completamente il senso del film che invece veicola il messaggio che l unico modo per vincere sulla bestia di lamiera il povero protagonista succube della moglie e debole nei suoi comportamenti deve tirare fuori l "uomo" e combattere accettare la lotta.
      È tutta sbagliata l'interpretazione... È l'incontrario.

    2. LuxIgnis 11 giugno 2023

      Giusto. In fondo se vogliamo dare un'interpretazione simbolica al film (cosa che però va sempre fatta con cautela) è la storia di un fallito. Di uno che si sente un fallito nel suo ruolo nella società. Quindi la famiglia, il lavoro. È decisamente un uomo mediocre, che viene posto di fronte a una sfida esistenziale, in cui deve tirare fuori la sua forza per uscirne fuori.
      Ma un fallito è solo colui che si sente tale nel paragone con un'immagine di quello che dovrebbe essere per la società.
      Non sono gli altri a fare di uno un fallito. È una sua scelta personale. Falliti ci si sente, non si è falliti mai.

    3. uomospeciale 11 giugno 2023

      Per me è fallito è chiunque rinunci ad inseguire i suoi sogni e passioni per paura, pigrizia, o accidia.
      Uniformandosi ad una vita che odia per ottemperare a richieste e aspettative altrui, e bisogni che non sono i suoi.
      Buttare via la propria vita, è il fallimento peggiore che esista.

    4. indipendente 11 giugno 2023

      Finché non ti perdi non ti potrai mai ritrovare;-)

    5. DrCaligari 11 giugno 2023

      Però attenzione a non considerare come parametri quelli che sono i modelli della società occidentale. Rendiamoci conto che Siddharta in questa parte di mondo verrebbe considerato un fallito completo. E non dimentichiamo dove ci ha portati la tendenza alla produttività, alla competiione sfrenata eccetera. Alla fine un uomo che si mette lì a contemplar le stelle èin armonia con se stesso e con il Creato io dico.

    6. LuxIgnis 11 giugno 2023

      Appunto, qualunque modello si società non può essere adatto a fare specchio di sé stesso. Quello solo i Maestri lo possono fare, a trovarli però...

    7. WarezSan 11 giugno 2023

      Lo penso anche io.
      Credendo profondamente nella legge dell'attrazione mi rendo conto che quello che stanno facendo da sempre è toglierci la possibilità di sognare.

      O almeno ci provano.

      Se non ci credi, non puoi diventarlo, o averlo.
      Sognare un futuro migliore è l'arma principe che abbiamo per realizzarlo.

    8. logos 11 giugno 2023

      Come spesso avviene, anche questa volta alzi il livello. Concordo ma con riserva. Vi sono anche la disciplina ed il senso del dovere. L'abnegazione, l'altruismo lucido, vi è l'onore. Il rispetto per se stessi. Un padre che rinuncia ai suoi sogni donando la "propria" (non lo è mai) vita a suo figlio può considerarsi un fallito? Un fratello che si getta nelle fiamme nel tentativo di salvare l'altro è un imbecille poiché ha gettato (o rischiato di) la sua vita? C'è tanta verità e maturità nelle tue parole. Persino reale onesta intellettuale. Oggi merce rarissima in questo Hollywood a cielo aperto quotidiano. Ma amico mio, non perdere la bussola. Oggi più che mai è importante. Un fallito è chi ci si riconosce. Per tutti gli altri il percorso continua. In mia tutt'altro che umile opinione (dannato brutto carattere). l.

    9. uomospeciale 11 giugno 2023

      Ovviamente no, non è un fallito chi non si sente tale, nè tanto meno chi ama gli altri più di sè stesso.
      ( Anticamente si ritenva che gli uomini diventassero tali evolvendosi dallo stato di bestie solo grazie alle catene della disciplina e del dovere, figurati..)
      Ma parlare di onore, abnegazione e altruismo puro di questi tempi, dove persino tra parenti stretti si fa e si è solo "cambio di", converrai con me che è un pò fuori moda.
      Putroppo se al sacrificio a favore del prossimo un tempo veniva almeno riconosciuto un valore ed un onore, oggi non più così e la gente tende invece a considerare troppo spesso scontato il dovere altrui verso di loro, ma non il loro nei confronti degli altri.
      E' questo continuo dover dare sempre e a senso unico, come se fosse una cosa dovuta, scontata e inevitabile, senza neppure un "grazie" senza riconoscenza, senza amore a renderci tutti peggiori.
      Spero che non sia caso tuo, e spero che almeno tu abbia avuto la fortuna di trovare qualcuno degno delle tue attenzioni.

      Saluti.

    10. logos 11 giugno 2023

      Oltre che "fuori moda", esercitare alla luce del sole quel genere di valori oggi giorno è addirittura pericoloso... (i tempi recenti ne sono prova indiscutibile). l. Ps: Sono stato fortunato, ma comprendo il tuo punto di vista e vedo innumerevoli casi (addirittura maggioritari) in cui la tua analisi non solo calza a pennello, ma è addirittura "buonista" nonché eccessivamente "politicamente corretta". In ultimo, sperando di non essere percepito come un fastidioso grillo parlante, mi permetto di consigliarti di non lasciare, a nessuno dei livelli, alla vita la possibilità di avvelenarti, altrimenti rischi di perdere "l'appellativo" (divenendo uomocomune). Ciò è esattamente quello che il "nuovo mondo" vuol fare di noi tutti. Non essere un numero. I numeri odiano ciò che non è logico. Lo chiamano "problema", ed è noto che, per i matematici, il "problema" è il nemico. l.

    1. XaMAS 11 giugno 2023

      ma di cosa dobbiamo stupirci ?

      Steven Allan Spielberg was born on December 18, 1946, in Cincinnati, Ohio.
      His mother, Leah was a restaurateur and concert pianist, and his father, Arnold Spielberg (1917–2020) was an electrical engineer involved in the development of computers.
      His immediate family were situationally Reform Jewish/Orthodox Jewish

    1. galb65 11 giugno 2023

      Siamo immersi nella propaganda da quando nasciamo, accuditi da altri a loro volta vittime della stessa. Nel libro "L'altra Europa", si suggerisce dell'esistenza di una società segreta che manipola l'umanità da 12000 anni, guidando da una dimensione demoniaca il nostro percorso. Al momento giusto introducono quello che serve, religioni incluse. Io ricordo l'introduzione della minigonna, lo sponsorizzare il consumo di tabacco, la passione per il "gioco più bello del mondo", che rimbambisce ampie fette di popolo.
      Il vero potere è oltre la nostra comprensione, come lo è l'apicoltore per le api.

    2. BrunoWald 11 giugno 2023

      "Il vero potere è oltre la nostra comprensione, come lo è l’apicoltore per le api."

      Hai condensato in una frase, veramente da incorniciare, l'essenza del problema, e la spiegazione della nostra sistematica inadeguatezza, che nasce dall'ignoranza circa la reale natura del potere, e l'incomprensione delle dinamiche con le quali si muove.

      Non è colpa nostra: siamo stati allevati come uomini comuni, con la testa riempita di stupidaggini (di destra, di centro o di sinistra), e ci hanno tenuto sistematicamente nascoste le informazioni realmente essenziali, necessarie per comprendere la realtà. Il libro che citi, L'altra Europa, fornisce alcuni indizi, forse non tutti pienamente affidabili, ma che certamente non si possono liquidare a cuor leggero.

      Ciò che invece è colpa nostra è il rifiuto di prendere atto di quanto sopra, pur essendo sempre più evidente, e l'ostinazione a pensare come tifosi, senza accorgersi di proiettare su qualcosa di esterno e sostanzialmente sconosciuto le nostre speranze, bisogni e desideri. O anche accorgendosene, ma facendo finta di niente perché fa comodo così.

    3. galb65 11 giugno 2023

      Infatti, forse perché abbiamo un cervello che è uno strumento fatto per imitare qualcosa di esterno a noi.
      Si trova un modello e ci si conforma.
      "Loro" lo sanno, (perché sanno tutto, essendo di altre dimensioni) e quindi è un susseguirsi di modelli da imitare. Basta vedere quanti tatuati, specie giovani, ci sono. Per non parlare del consumo di alcool, vera moda indotta.
      Cordiali saluti

    1. gix 11 giugno 2023

      Nonostante abbia visto più volte il film, non ricordavo questi dialoghi con le donne fuori dallo schermo, mogli o impiegate che fossero, ma è opportuno prenderne atto, in una visione più approfondita. Vedendo oggi questi film si rimane semmai colpiti dall'assenza di comodità come il cellulare, rischiando la vita (l'inseguito) in una cabina telefonica in mezzo al deserto americano, travolta dal camionista. Scene del genere sarebbero oggi impossibili, e forse anche per questo la vita si è impoverita. A me personalmente però aveva già suggerito qualcosa, la descrizione dell'impiegato inetto a confronto con il camionista rude e violento. Il nuovo americano medio, alle prese con una società che rende incapaci di sostituire un tubo del radiatore, pronto a sostituire il vecchio, magari reduce da guerre e ideologie ormai superate, immune però dalle debolezze moderne. L'uomo nuovo avrebbe dovuto essere, e ormai lo è a tutti gli effetti, totalmente in mano nonchè dipendente da coloro che comandano e dispongono interamente della sua vita.

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