DI GIORGIO PASSARDI
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Il fatto della scuola di Roma, che rimarcava le differenze sociali degli studenti, tra un plesso e l'altro, mi ha fatto venire in mente che oggi, parlare di classi sociali, è diventato sconveniente.
La cultura "mainstream", quella che Clint Eastwood definisce "pussies generation", porta avanti la mistificazione che siano diventati tutti borghesi, che la classe lavoratrice non esiste più.
È il capolavoro della manipolazione.

I lavoratori non possono più lottare per ottenere un equa ripartizione dei frutti del loro lavoro, perché si vergognano a definirsi lavoratori.
Preferiscono vivere in una finzione in cui nascondono le crescenti difficoltà economiche e si gratificano con un consumismo fatto di prodotti finto lussuosi, pur di non ammettere che, dopo quarant'anni di progresso tecnologico e di sempre maggiore produttività, vivono peggio dei loro genitori che, a differenza loro, non si vergognavano di essere "classe lavoratrice".
Quando si sveglieranno da questo ridicolo sogno, se mai avverrà, sarà troppo tardi.
Noi che lavoriamo non siamo uguali a "loro", a quelli che ci dicono che siamo tutti uguali, ma di lavoro, di impresa, di professione, non sanno nulla.
Giorgio Passardi
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16.01.2020
lady Dodi 15 febbraio 2020
Io sono propensa ad escludere che gli insegnanti di quella scuola abbiano fatto una cosa del genere. Aspetto i fatti veri. Nei Tiggì fanno solo propaganda e scandalismo.
Non che l'abbiano pensato, escludo solamente che l'abbiano messo nero su bianco.