Il Brown New Deal, parte IV

Con l'abbandono del Green New Deal, l'Europa sta virando verso un New Deal marrone di stampo militarista, che vede la Russia come nemico numero uno. Provocazioni, propaganda e revisionismo storico vengono utilizzati per giustificare la rapida militarizzazione del continente.

Il Brown New Deal, parte IV

Dmitry Orlov
forumgeopolitica.com

Il passaggio dall'ormai defunto Green New Deal al nuovo Brown New Deal – ovvero il militarismo europeo – richiede un nemico, e l'unico candidato sembra essere la Russia. Ma la Russia non ha alcun interesse ad attaccare l'Europa. La Russia è interessata al commercio, al turismo, agli scambi culturali, certamente non alla guerra! È quindi necessario inscenare provocazioni per mantenere vivo nella mente degli europei il mito dell'"aggressione russa", nella speranza di convincerli e, in caso contrario, costringerli ad accettare elevati livelli di spesa per la difesa, proprio come avevano accettato livelli elevati di spesa per l'energia "verde" – soldi che sono finiti nelle tasche delle élite governative europee.

Tuttavia, si scopre che le provocazioni poco convinte, come i continui attacchi con droni ucraini contro città e siti industriali russi, non sono sufficienti a mantenere vivo il mito dell'"aggressione russa", figuriamoci a renderlo sufficientemente convincente da motivare decine di veri credenti a mettersi in fila nei centri di reclutamento, desiderosi di morire sul fronte orientale combattendo in stile ucraino i russi aggressori. Fortunatamente, le provocazioni poco convinte non sono tutto ciò che l'Occidente collettivo ha da offrire: ci sono anche sforzi per costruire un'immagine convincente del nemico.

Questi sforzi sono piuttosto estesi. L'immagine bellicosa della Russia viene coltivata su un fertile substrato di fanatismo anti-russo e russofobia che risale a molti secoli fa, alla fine del XVI secolo, quando Ivan era stato dichiarato Terribile. Gli sforzi contemporanei includono una fantasiosa riscrittura della storia che condanna all'oblio tutti gli episodi che non riescono a dipingere la Russia in una luce completamente negativa, mentre vengono enfatizzati tutti gli aspetti negativi che si possono trovare, anche nelle opere di finzione, ad esempio quelle di Alexander Solzhenitsyn, nel suo capolavoro di narrativa Arcipelago Gulag.

Per rendere più credibile una falsificazione così radicale della storia, i governi dell'Europa orientale hanno lavorato assiduamente per distruggere alcuni dei 4.000 monumenti commemorativi dedicati ai caduti dell'Armata Rossa che sorgono sulle fosse comuni in tutta l'Europa orientale. Questi soldati, morti mentre liberavano questi Paesi dai nazisti tedeschi e dai loro alleati, vengono ora dipinti come invasori. I patetici piccoli Stati baltici e la Polonia rabbiosamente russofoba sono particolarmente attivi nella distruzione di questi monumenti e hanno persino profanato alcune tombe. D'altra parte, non sono stati segnalati episodi simili in Ungheria, Slovacchia o Germania.

Questo revisionismo storico alla rovescia aiuta convenientemente a nascondere una verità, cioè che praticamente tutta l'Europa aveva partecipato al "Drang nach Osten" nazista tedesco - l'assalto verso est - e contribuito al disastroso tentativo di invadere l'URSS: la Finlandia aveva dato una mano al blocco di Leningrado; le forze provenienti da Italia, Ungheria, Croazia e Romania avevano partecipato alla battaglia di Stalingrado e i resti della Divisione Carlo Magno, ufficialmente nota come 33ª Divisione Grenadier delle SS e composta da volontari francesi, erano stati tra gli ultimi difensori del bunker di Adolf Hitler a Berlino nel maggio 1945. Alcune nazioni si erano distinte più di altre: quasi 50.000 volontari "germanici" si erano uniti alle Waffen-SS provenienti da vari Paesi dell'Europa nord-occidentale, contribuendo a rendere il fascismo un progetto paneuropeo.

Tutto ciò rende possibile una spettacolare revisione finale della conoscenza storica comune: invece della narrazione storica basata sui fatti, in cui l'Armata Rossa dell'Unione Sovietica aveva respinto prima un'invasione non provocata da parte della Germania nazista e dei suoi numerosi alleati, e poi liberato metà dell'Europa dal fascismo, ora si dichiara che l'Europa era stata invasa dai "russi" e che questi stessi "russi" barbari, geneticamente predisposti alla violenza e alla distruzione immotivata, per non parlare della loro inciviltà e maleducazione, stanno nuovamente invadendo l'Europa.

Hanno iniziato con un'"aggressione immotivata" contro un Paese un tempo facente parte dell'Unione Sovietica, l'Ucraina (che improvvisamente è diventata Europa), ma, col tempo, invaderanno sicuramente il resto dell'Europa, perché questa è la loro natura. E non saranno fermati a meno che l'Europa non intraprenda un programma di rapida militarizzazione, senza badare ai costi, senza badare ai danni alla società! O così... o la schiavitù russa!

La schiavitù sarebbe personalmente attuata dal temibile dittatore Putin. Il suo indice di gradimento pubblico, stabile come una roccia intorno all'80%, è considerato ovviamente fraudolento: poiché si presume che i russi siano schiavi di Putin, ne consegue naturalmente che sono costretti a rispondere ai sondaggi di opinione pubblica esattamente come Putin vuole che facciano. Chi si rifiuta viene fucilato o mandato nei gulag (al plurale).

Dipingere Putin come un dittatore fa parte del kit di strumenti politici colonialisti occidentali standard: le nazioni da colonizzare dall'Occidente vengono descritte come barbare e prive dei doni della civiltà, come la democrazia liberale. Ecco perché sono invariabilmente governate da tiranni sanguinari che devono essere rapidamente detronizzati, se si vuole che tali nazioni diventino civili e sostituiti con tiranni sanguinari sottomessi all'Occidente.

Ciò in pratica significa che la popolazione di qualsiasi nazione da colonizzare è considerata composta da schiavi, di proprietà del tiranno che la governa e che, una volta rovesciato il tiranno, la proprietà degli schiavi passerà automaticamente all'amministrazione coloniale. Dopotutto, privi di qualsiasi tradizione di autogoverno, questi sfortunati e ignoranti indigeni devono essere governati con un pugno di ferro, che può essere quello di un altro dittatore, a condizione che egli esegua con zelo i desideri dell'amministrazione coloniale occidentale. La strategia colonialista occidentale si basa quindi sul seguente assioma ossimorico: "Chiunque non segua i dettami occidentali è un dittatore".

O, meglio ancora, diversi dittatori, perché, fin dall'antica Roma, un altro elemento chiave del kit di strumenti colonialisti occidentali è sempre stato il "divide et impera", spesso tradotto erroneamente con "dividi e conquista". Il verbo latino "imperare" significa "comandare" e non implica automaticamente una conquista. Basandosi su questa tecnica ben collaudata, il piano per la Russia è quello di frammentarla in diversi Paesi più piccoli sfruttando le divisioni geografiche ed etniche, rendendo così ogni pezzo più facile da comandare da Bruxelles o da Washington.

Una volta stabilito che chiunque non ti piaccia è automaticamente un dittatore, la strada è aperta per tracciare un segno di uguaglianza tra i vari dittatori. Dopotutto, non sono tutti un po' dittatoriali? Diventa così possibile stabilire un'equivalenza rosso-marrone: Hitler era un dittatore e Stalin era un dittatore, quindi qual è la differenza?

Naturalmente, c'erano alcune differenze notevoli. Hitler era un nazionalista (come tendono ad essere tutti i fascisti), il suo colore era il marrone e il suo motto era "Deutschland über alles!", La Germania sopra tutto, usato dal regime nazista per affermare la superiorità tedesca su tutte le altre nazioni. Stalin, d'altra parte, era un internazionalista, il suo colore era il rosso e il suo motto era "Proletari di tutto il mondo, unitevi!".

Hitler era un fascista tedesco che governava i tedeschi (come suoi cittadini e elettori) e altri popoli come sudditi coloniali a seguito delle conquiste. Stalin, invece, era un comunista georgiano che governava un Paese incredibilmente diversificato, dove circa il 49% della popolazione non parlava il russo come lingua madre (mentre il 29% lo parlava come quasi madrelingua o seconda lingua). Ma, per favore, non lasciate che tali sfumature e dettagli complicati ostacolino l'equivalenza rosso-marrone! Quindi, Stalin = Hitler.

Il passo successivo è stabilire che tutti i dittatori russi sono uguali (tralasciando il piccolo dettaglio che russo ≠ sovietico). Quindi, dato che Stalin = Hitler e Putin = Stalin, ne consegue naturalmente che Putin = Hitler, QED. E, dato che Hitler aveva invaso tutta l'Europa, ne consegue che lo farà anche Putin, a meno che gli europei non si arruolino e si armino fino ai denti.

Purtroppo non ci sono più soldi per fare tutto questo, ed è davvero un peccato perché il tallone d'Achille di qualsiasi cleptocrazia è non avere più nulla da rubare. I neonati militaristi europei sono tutti vestiti a festa ma non hanno un posto dove andare. I loro leader tengono conferenze infinite in cui discutono di come saccheggiare i conti del fondo sovrano russo presso Euroclear in Belgio (pessima idea) o di come convincere in qualche modo gli americani a investire più soldi nel regime di Kiev, in modo che i leader europei possano ricominciare a prendere il treno notturno per Kiev e tornare a casa con valigie piene di contanti.

Ma, anche se nulla di tutto ciò dovesse funzionare, il militarismo europeo e lo spettro dell'”aggressione russa” potrebbero comunque rivelarsi utili per distrarre le popolazioni europee dal crollo del loro tenore di vita, dalla deindustrializzazione dilagante, dalla crescente disoccupazione, dalle bollette energetiche assurdamente elevate, dal caos causato dai migranti nelle strade o dalla situazione disastrosa delle finanze europee. A giudicare dalla popolarità crescente di Alternative für Deutschland o del Rassemblement National di Marine Le Pen, o dalla recente vittoria elettorale di Andrej Babiš nella Repubblica Ceca, la popolazione si sta dimostrando piuttosto difficile da distrarre. Il Brown New Deal, tanto insensato quanto lo è sempre stato il Green New Deal, potrebbe rivelarsi ancora più effimero. Godetevelo finché potete!

Dmitry Orlov

La prima e la seconda parte sono qui, la terza qui.

Fonte: forumgeopolitica.com
Link: https://forumgeopolitica.com/article/the-brown-new-deal-part-iv
13.12.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (12)

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Mostra commenti 12 caricati
    1. BrunoWald 18 dicembre 2025

      Il sig. Orlov ci offre un'altra ricostruzione impeccabile per obiettività e accuratezza storica.

      Hitler = nazionalista = cattivo.

      Stalin = internazionalista = buono.

      È un dettaglio trascurabile che il baffuto georgiano avesse ammazzato in tempo di pace più gente di quella che ammazzò Hitler in tempo di guerra, e che le sue vittime fossero in gran parte altri comunisti: non fidandosi dei suoi compagni, nel dubbio li faceva fucilare.

      Poi, l'invasione tedesca "non provocata": i sovietici non stavano mica stipando milioni di truppe alla frontiera; Molotov non era mica andato a Berlino nel novembre 1940 pretendendo la Finlandia, l'Ungheria e i Balcani.

      L'Armata Rossa non occupò ma "liberò" mezza Europa dal fascismo: per questo ancora oggi sono amatissimi, in quei paesi, in cui lasciarono un così grato ricordo.

      Fin qui tutto normale. Quello che non capisco è come mai l'amico Dimitri scelga di vivere nel malvagio occidente, addirittura da cittadino americano, quando potrebbe far ritorno nella Santa Russia, sotto la guida illuminata di Vladimir Putin.

      L'animo umano è misterioso.

    2. ws 18 dicembre 2025

      Molotov non era mica andato a Berlino nel novembre 1940 pretendendo la Finlandia, l’Ungheria e i Balcani.

      In GEOpolitica questo è NORMALISSIMO.
      Poiché infatti la Germania aveva posto SOTTO DI SE ( o preferisci "liberato" ? ) tutta l' Europa continentale GRAZIE alla "neutralità" sovietica, Molotov andava a reclamarne "la fetta" sovietica esattamente come era già stato fatto con la polonia.

      Sul " problema polacco" che gli " amati " britannici le avevano tirato tra i piedi la Germania avrebbe dovuto pensarci molto bene PRIMA, perché poi come sempre....
      chi va per certe "acque" certi " pesci" piglia

    3. BrunoWald 18 dicembre 2025

      Non era poi così "normale".

      Come compenso per la loro neutralità, i russi si erano già presi i tre stati baltici e pezzi della Polonia, della Finlandia e della Romania.

      I paesi che Molotov reclamava per l'URSS - Finlandia, Ungheria, Romania, Bulgaria - non erano stati occupati dai tedeschi, erano bensì alleati della Germania. Persino la Yugoslavia, fino al golpe targato MI6 del marzo 1941, era vicina all'Asse. Dunque le pretese sovietiche erano irricevibili e provocatorie. Di fatto, rivelavano un atteggiamento ostile.

      Berlino cercò di convincere i russi ad espandersi verso la Persia, l'Afghanistan e l'India, unendosi dunque alla lotta contro l'Impero britannico, ma l'espansionismo sovietico era chiaramente diretto verso ovest. Stalin sapeva che l'America sarebbe entrata in gioco, e che si sarebbero spartiti l'Europa tra di loro.

      Non mi interessa capovolgere le storielle di Orlov in altre di segno opposto: nella Storia non ci sono buoni e cattivi, ma solo una lotta feroce tra idee ed interessi contrapposti. Non giudico Stalin, e nemmeno Putin, ma mi infastidisce assai che i russi e i loro troll continuino ad atteggiarsi a vittime innocenti.

    4. ws 18 dicembre 2025

      Di fatto, rivelavano un atteggiamento ostile.

      su questo non c'è dubbio

      Daltronde "non aggressione" non significa " alleanza".

      Ma sulla "fetta" di Europa "rivendicata" dai "compagni russi" si trattava semplicemente di definire una spartizione" solo in termini di "zona di influenza" , una zona che ovviamente doveva contenere paesi confinanti con l' URSS che altrettanto ovviamente invece gradivano assai di più "il protettorato" tedesco.

      Ma questo problema era tedesco non russo .
      Invece il problema russo era non farsi venire addosso la Germania con tutti suoi "protetti" a ciò "benedetti" dai "cari amici" inglesi, ( pericolo già abilmente deviato da Stalin con il "patto" di agosto '39).

      E siccome DA SEMPRE " la russia non ha amici" Stalin chiedeva a garanzia una "fascia di sicurezza", e il rifiuto tedesco nel nov 1940 dava a Stalin la CERTEZZA che Hitler avrebbe attaccato ad est appena esso avesse "recuperato" "l' amicizia inglese".

      E tutto questo è soltanto GEOPOLITICA, "Gioco" dove non esiste MORALE e giocato da tanti dilettanti che poi generalmente perdono malissimo

    5. BrunoWald 18 dicembre 2025

      Ti ringrazio per questo scambio, davvero interessante.

      Vero che si trattava di un problema tedesco: la Germania non poteva abbandonare i suoi "protetti", senza perdere completamente prestigio e credibilità, che sono alla base di qualunque leadership seria. Inoltre, dipendeva dal petrolio rumeno.

      Ma non sarebbe servito perché la cooperazione sovietico-americana che sarebbe poi stata sancita ufficialmente a Yalta (e denunciata da Patton, che ci rimise la vita) era stata sicuramente decisa in anticipo da qualcuna delle Ur-Lodges di cui parla Magaldi, alla quale rispondevano sia Roosevelt che Stalin.

      È ovvio che non possiedo la "verità", ma sono convinto, alla luce di quanto mi è dato sapere, che la Russia avrebbe attaccato la Germania in ogni caso, e così anche gli USA.

      Sempre a mio parere, sia Hitler che Stalin commisero il tragico errore di combattersi, facendo esclusivamente il gioco del nemico anglo-sionista: sono convinto che le due potenze avrebbero invece dovuto e potuto trovare un'intesa.

      In prospettiva, nessuno dei due si dimostrò all'altezza della situazione.

    6. ws 19 dicembre 2025

      Beh si , datosi che la stretta relazione di sangue tra bolscevichi e banchieri assicurava a Stalin canali riservati di informazioni sicure,

      Allora Stalin, avendo eliminato tutti i bolschevichi che gli facevano ombra, poteva contare sulla fedeltà dei rimasti.

      Si accolse solo dopo ( 1948) che costoro invece giocavano anche per la propria famiglia.

      Ma allora era tardi anche per lui .
      Un "malore improvviso" e Zac! " Via l' uomo via il problema " ( come amava dire lui...)

    1. ws 17 dicembre 2025

      circa il 49% della popolazione non parlava il russo come lingua madre (mentre il 29% lo parlava come quasi madrelingua o seconda lingua).

      Non condivo questi numeri perché ancora nel 1980 la popolazione de l' URSS sugli atlanti geografici veniva classificata come russa-russa al 70%

      E "lingua madre" vuol dir poco, Gli svizzeri hanno 4 lingue madri ma esistono come stato da 5 secoli ,
      e usando "il criterio" di Orlov quando si è formata l' unità d' italia solo il 5% del regno d' italia ( i toscani) aveva come "lingua madre" l' italiano.

      Tanto più poi che le differenze linguistiche tra TUTTI i popoli slavi sono minori che tra quelle dei dialetti italiani.

      In realtà il problema è solo culturale e nel caso del Continente-russia è indubbio che nel 1939, eccetto le minoranze transcaucasiche e turchesche tutte "acquisite" da poco tempo , tutti gli altri appartenessero culturalmente al mondo russo,

    2. oriundo2006 18 dicembre 2025

      Tranne quelle, guarda caso, che parlavano ancora tedesco. Siamo alle foci del Don, nel Donbass, e ne sono gli antichissimi abitanti i cui antenati migrarono nell' Impero Romano: ostrogoti e visigoti. Venivano da lì, dopo esser scesi dallo Jutland. E lì stettero finchè Stalin decise di deportarli in Centro Asia, dove esistono ancora loro piccole comunità.
      Quell' esodo forzato è stato dimenticato completamente, compresi i massacri, le purghe, le infamità di far loro deliberatamente sparare alla testa a prigionieri tedeschi, per dimostrare la 'fedeltà' al mostro.
      Terribili e tragiche storie che come molte altre, infinite altre, sono cadute in rimozione. La plebe di oggi non vuole capire, non vuole sapere, non vuole ricordare: ripete come un mantra 'che ce posso fà' e vive per i i suoi piaceri, magnando e defecando come se non ci fosse un domani. Un poco come i dinosauri.

    3. ws 18 dicembre 2025

      Terribili e tragiche storie.

      Ma tu sei proprio sicuro che siano TUTTE vere ?
      Ad esempio, sempre parlando di statistiche, nel 1917 l' impero russo aveva 180 ML di abitanti e nel 1980 260 milioni ( 33% di incremento)
      L' italia invece nello stesso periodo è passata da 42 ML a 58M ( 33% di incremento) .
      Cioè, nonostante le perdite politiche di brest-litovcki , la guerra civile , le stragi bolsceviche i gulag staliniani , l' Holomodor , i massacri del 41-44 nella più violenta guerra mai vista in inverni mai visti,L'URSS aveva avuto in popolazione lo stesso incremento percentuale de l' Italia.

      Tu non trovi qualcosa di strano in tutto questo ? Sono stati davvero così tanto grandi i numeri delle " stragi" in URSS ?

    1. clausneghe 17 dicembre 2025

      Fossi nei Russi farei smettere immediatamente lo squittio fastidioso degli Euroratti, inaffiandoli abbondantemente in quel di Brussel con una pioggia di missili ipersonici, in modo che li vedano e li sentano per l'ultima volta, così capiscono che non usano solo le pale..

    2. maghi 17 dicembre 2025

      esagerato...

    3. ws 17 dicembre 2025

      Anche perché le guerre si sa come incominciano ma non si sa dove poi andranno a finire.

      La Russia poi ha sempre vinto quando è stata attaccata, quindi io gli consiglierei solo di comportarsi così anche stavolta....

      Ma ovviamente senza farsi prendere di sorpresa come nell' ultima...

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