Il 70% degli italiani è analfabeta strutturale, cioè: legge, guarda, ascolta, ma non capisce

Il 70% degli italiani è analfabeta strutturale, cioè: legge, guarda, ascolta, ma non capisce

DI MIMMO CANDITO

lastampa.it

Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all’80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch’essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell’unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”.

Qual é questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva.

Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch’essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c’è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un’area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre – non se ne rendono nemmeno conto.

Quando si dice che quella di oggi non è più la civiltà della ragione ma la civiltà della emozione, si dice anche di questo. E quando Bauman (morto l’altro giorno, grazie a lui per ciò che ci ha dato) diceva che, indipendentemente da qualsiasi nostro comportamento, ogni cosa é intessuta in un discorso, anche l’”analfabetismo” sta nel “discorso”. Cioè disegna un profilo di società nella quale la competenza minima per individuare una capacità di articolazione del proprio ruolo di “cittadino” – di soggetto consapevole del proprio ruolo sociale, disponibile a usare questo ruolo nel pieno controllo della interrelazione con ogni atto pubblico e privato – questa competenza appartiene soltanto al 20 per cento dei nostri connazionali.

E’ sconcertante, e facciamo fatica ad accettarlo. Ma gli strumenti scientifici di cui la linguistica si serve per analizzare il rapporto tra “messaggio” e “comprensione” hanno una evidenza drammatica.

Non é un problema soltanto italiano. L’evoluzione delle tecnologie elettroniche e la sostituzione del messaggio letterale con quello iconico stanno modificando un po’ dovunque il livello di comprensione; ma se le percentuali attribuibili ad altre societá (anche Francia, Germania, Inghilterra, o anche gli Usa, che non sono affatto il modello metropolitano del nostro immaginario ma piuttosto un’ampia America profonda, incolta, ignorante, estremamente provinciale) se anche quelle societá denunciano incoerenze e ritardi, mai si avvicinano a queste angosciose latitudini, che appartengono soltanto all’Italia, e alla Spagna.

Il “discorso” è complesso, e ha radici profonde, sociali e politiche. Se prendiamo in mano i numeri, con il loro peso che non ammette ambiguità e approssimazioni, dobbiamo ricordare che nel nostro paese più di 23 milioni di italiani – circa il 40 per cento – non ha alcun titolo di studio o ha, al massimo, la licenza della scuola elementare. Non é che la scuola renda intelligenti, e però fornisce strumenti sempre più raffinati – quanto più avanti si vada nello studio – per realizzare pienamente le proprie qualità individuali.

Vi sono anche laureati e diplomati che sono autentiche bestie, e però è molto più probabile trovare “bestie” tra coloro che laurea e diploma non sanno nemmeno che cosa siano. (La percentuale dei laureati in Italia, poi, é poco più della metà dei paesi più sviluppati.)

Diceva Tullio De Mauro, il più noto linguista italiano, ministro anche della Pubblica Istruzione (incarico che siamo capaci di assegnare perfino a chi non ha né laurea né diploma – e questo dato rientra sempre nel “discorso”), che più del 50 per cento degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi, che non solo sfugge le complessità, ma che anche davanti a un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale) é capace di una comprensione appena basilare.

Un dato impressionante ce l’ha fatto conoscere ieri l’Istat: il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non é mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare. Ha vissuto prevalentemente per la televisione come strumento informativo fondamentale, e non é azzardato credere – visti i dati di riferimento della scolarizzazione – che la sua comprensione della realtà lo piazzi a pieno titolo in quell’80 per cento di analfabeti funzionali (che riguarda comunque un universo sociale drammaticamente molto più ampio di questa pur amara marginalità).

E da qui, poi, il livello e il grado della partecipazione alla vita della società, le scelte e gli stili di vita, il voto elettorale, la reazione solo di pancia – mai riflessiva – ai messaggi dove la realtà si copre spesso con la passione, l’informazione e la sua contaminazione con la pubblicità e tant’altro che ben si comprende. E’ il “discorso”.

Il “discorso” ha al centro la scuola, il sistema educativo del paese, le scelte e gli investimenti per la costruzione di un modello funzionale che superi il ritardo con cui dobbiamo misurarci in un mondo sempre più aperto e sempre più competitivo. Se noi destiniamo alla ricerca la metà di un paese come la Bulgaria, evidentemente c’é un “discorso” da riconsiderare.

(Questo testo é un omaggio a Tullio De Mauro, morto nei giorni scorsi, che ha portato la linguistica fuori dalle aule dell’accademia, e l’ha resa uno degli strumenti fondamentali di analisi di una società)

Mimmo Càndito
Fonte: http://www.lastampa.it

Link; http://www.lastampa.it/Page/Id/6.1.3041042016
11.01-2017

Commenti (71)

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    1. gix 13 gennaio 2017

      Non direi che tutto dipende dall'emotività e dall'ignoranza delle persone, e non mi fermerei ad un discorso solo italiano. Certo, come ha detto qualcuno, in qualunque contesto comunicativo, per stabilire almeno un contatto è determinante il fattore emozionale. L'attenzione di ognuno di noi, senza distinzioni, si cattura principalmente con stimoli emozionali, ed è una cosa fisiologica, non certo segno di ignoranza o scarsa intelligenza. Il problema è che ormai l'attenzione della gente è catturata e tenuta in vita quasi esclusivamente con stimoli e comunicazioni di tipo emozionale, quando invece dopo un primo approccio dovrebbe subentrare in ognuno di noi una riflessione, una valutazione più approfondita e ragionata. Per acquisire queste doti normali può anche non servire l'istruzione, ma è determinante l'esperienza di vita, che può rendere un uomo colto, come qualcuno ha detto. Ma oggi le grandi masse non hanno nemmeno più questa possibilità, l'esperienza di vita l'hanno delegata alla televisione o a strumenti tecnologici che comunque non sostituiscono per niente gli apprendimenti che si fanno direttamente; l'esperienza finisce per essere quella di modelli di vita che spesso sono distanti anni luce dal proprio contesto sociale. Riguardo all'articolo io non mi preoccuperei più di tanto del fatto che molta gente non abbia il titolo di studio, cosa questa che si può rilevare facilmente a livello statistico. Mi preoccuperei di più se fosse vero che i 3/4 degli italiani non sono in grado di fare un ragionamento elementare su nulla, ma non credo che sia così, anche se i segni di una consistente abulia della popolazione indubbiamente ci sono.

    1. Roberto Giuffrè 13 gennaio 2017

      Dal 90 al 94 ho lavorato in televisioni private come computer grafico.
      Ogni tanto facevano dei corsi di marketing e comunicazione a cui partecipavo anch'io, e questi "espertoni" che tenevano i corsi dicevano chiaramente che le figure con maggiore propensione ad agire di impulso (di pancia) erano i bambini e gli adolescenti.
      Che quindi la televisione se voleva vendere i prodotti pubblicizzati o fare audiens doveva tenere un linguaggio ed un target più simile a questo tipo di persone.
      Ed in parole non proprio identiche alle mie facevano intendere che la gente doveva essere tenuta in quello stato di coscienza. Ossia adolescenziale, proprio al limite del ritardo mentale. Con trasmissioni studiate appositamente con quello scopo.
      Perché questo stato permette il consumo compulsivo spinto dal lavoro di marketing.

      Io sono fermamente convinto che oltre 30 anni di questo tipo di televisione abbia prodotto questo tipo di italiani.
      Motivo per cui ho smesso da allora di guardarla, e le poche volte in cui la guardavo usavo occhio molto critico proprio in virtù di ciò che mi avevano "insegnato".

    2. gianni 13 gennaio 2017

      La televisione e' stata una delle peggiori sciagure capitate all' umanita' soprattutto perché dice cose false

    3. Gino 13 gennaio 2017

      conosco un po' di marketing.
      Concordo in pieno.
      Però anche questo tipo di italiani hanno prodotto questo tipo di televisione. Non dimentichiamo che valgono entrambe le direzioni.
      Guardare la tv con occhio critico basato sulla conoscenza delle strategie comunicative è molto ma molto "istruttivo".

    1. Toussaint 13 gennaio 2017

      Brutto, brutto, ma proprio brutto segnale. Premesso che se quasi il 20% degli italiani l'altro anno non ha letto un libro o non è andato al cinema o al teatro, il fatto è forse dovuto, oltre che all'analfabetismo strutturale, anche al fatto che queste persone non avevano un euro in tasca (il dato coincide con la povertà assoluta in Italia), a me viene in mente di ampliare il discorso, per farlo coincidere con quanto già da diverse parti abbiamo letto. E cioè l'insofferenza degli oligarchi verso la democrazia ed in particolare verso le elezioni, soprattutto quando arrivano risultati a loro poco graditi.

      Ripropongo un brano, allora, tratto dal "miglior" Benito Mussolini (B. Mussolini, Dottrina del Fascismo, 1932):

      ""Voi sapete che non adoro la nuova divinità: la massa. Soltanto perché sono molti debbono avere ragione? Niente affatto. Si verifica spesso l'opposto, cioè che il numero è contrario alla ragione. In ogni caso la storia dimostra che sempre delle minoranze, esigue da principio, hanno prodotto profondi sconvolgimenti nelle società umane.

      [L'idea di popolo] è stata travisata del tutto. Le nobili parole con le quali Cicerone definì il popolo nel De Republica sono state dimenticate dagli araldi della democrazia. Per essi popolo non è più un concetto politico, l'unità ideale di tutti coloro che compongono una nazione, uno stato, ma è una quantità bruta, è la folla delle piazze, la massa incomposta che si trascina demagogicamente alle urne.

      [...] Cotesta specie di popolo è stata idolatrata ed incensata spesso a soli scopi elettorali. [...]

      Si tratta, nella pratica, spesso di masse di politicanti o di esaltati, che nulla hanno a che vedere col popolo vero. La democrazia ha lusingato, adulato queste masse. Ma può da esse venir davvero una indicazione, una espressione di volontà politica? Non occorre aprir le pagine dei psicologi della politica per apprendere a quali suggestioni, a quali istinti ubbidiscono quelle masse.

      E perciò il fascismo è contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come dev’essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l’idea più potente perché più morale, più coerente, più vera"".

      Un legame con Mimmo Candito e La Stampa io ce lo vedo (a pensar male ...). E chi sono io per rispondere a cotanta gente? Lo faccio fare ad Antonio Gramsci:

      "Non è certo vero che il numero sia legge suprema, né che il peso dell'opinione di ogni elettore sia "esattamente" uguale. I numeri, anche in questo caso, sono un semplice valore strumentale, che danno una misura e un rapporto e niente di più. E che cosa si misura?

      Si misura proprio l'efficacia e la capacità di espansione e di persuasione delle opinioni di pochi, delle minoranze attive, delle élites, delle avanguardie ecc. ecc., cioè la loro razionalità o storicità o funzionalità concreta. Ciò vuol dire anche che non è vero che il peso delle opinioni dei singoli sia esattamente uguale"...

      "La numerazione dei "voti" è la manifestazione terminale di un lungo processo in cui l'influsso massimo appartiene proprio a quelli che "dedicano allo Stato e alla Nazione le loro migliori forze" (quando lo sono).

      Se questi presunti ottimati, nonostante le forze materiali sterminate che possiedono, non hanno il consenso della maggioranze, saranno da giudicare inetti e non rappresentanti gli 'interessi "nazionali", che non possono non essere prevalenti nell'indurre la volontà in un senso piuttosto che nell'altro".

      "Disgraziatamente" ognuno è portato a confondere il proprio particolare con l'interesse nazionale e quindi a trovare orribile ecc. che sia la "legge del numero" a decidere.
      Non si tratta quindi di chi "ha molto" che si sente ridotto al livello di uno qualsiasi, ma proprio di chi "ha molto" che vuole togliere a ogni qualsiasi anche quella frazione infinitesima di potere che questo possiede di decidere sul corso della vita dello Stato".

      Scusate la lunghezza. Ma quando ci vuole, ci vuole.

    2. Roberto Giuffrè 13 gennaio 2017

      Sono idee condivisibili ma abbastanza pericolose.
      Perché oggi sappiamo con certezza che il voto è ignorante e viene sempre dato "di pancia".
      Quelle idee sono pericolose perché quando le masse agiscono di pancia arriverà sempre qualcuno che una volta salito al potere proprio grazie a quelle pance, poi le vorrà esautorare proprio come scrive Mussolini.

      Alla fine gli ignoranti il loro despota e carnefice se lo vanno e cercare e se lo votano pure.

    3. Toussaint 13 gennaio 2017

      Perdoni Giuffré, ma dal suo commento mi è venuto il dubbio se con il mio precedente mi sia o meno ben espresso. Intendevo dire (semplificando un po') che si parte con il dire che il popolo non capisce niente, come sostiene La Stampa, per poi concludere per deduzione logica che allora è meglio non farlo votare (da qui la citazione di Mussolini e la risposta da parte di Gramsci), come in effetti poi fece il fascismo. Ecco, l'articolo de La Stampa, giunto ad altri interventi simili (Monti, Junker etc.), mi preoccupa un po'. Speriamo a vuoto.

    4. Roberto Giuffrè 13 gennaio 2017

      Ed io ho capito. Ma prima i dittatori se li sono votati in molte nazioni, e quando questi sono andati al potere per rimanerci in modo perpetuo hanno ripudiato i propri elettori dicendo che farli votare è pericoloso per la democrazia stessa.

      D'altronde in Italia il voto di pancia che ha portato al potere personaggi come Berlusconi, c'è sempre stato.
      Per questo i governi successivi come quello Monti non sono stati più eletti.

      Stranamente anche oggi si sente dire che la democrazia non è adeguata. Fino alle critiche alle costituzioni di molti paesi.

    5. Sepp 16 gennaio 2017

      ogni secolo ha la sua scoperta sensazionale, noi abbiamo la DEMOCRAZIA. Questo tipo di governo e' fatto per diluire le masse, l'istruzione che tanto vantate e' l'istruzione che il potere vi vuol dare, quella che serve. La verita' va cercata, nessuno vi dara' la verita',
      nei vangeli non c'era scritto che abbisognavamo di un pontefice, eppure c'e' ed anche infallibile, quando blondet sparla di liberta' di espressione dimentica che la sua chiesa ha sempre abborrito la voce fuori dal coro. Quindi non esiste che il potere vi conceda la liberta' di pensare, se pensate diventate pericolosi, anche dio e'
      indifeso davanti alla verita' tanto che geloso ha condannato l'uomo all'ignoranza, se lo fa dio perche' non deve farlo la democrazia?

    1. Rugge 13 gennaio 2017

      Ah ecco! Finalmente abbiammo capito perchè la gggente ha votato Trump e la Brexit! (E voterà Le Pen quest'anno). Grazie Mimmo! Grazie Busiarda!

    1. Ronte 13 gennaio 2017

      L'ignoranza di prima, ovvero quella 'classica', e mi riferisco al periodo del pre' e post' ultima guerra, aveva un confine. Chi non sapeva leggere e scrivere, ma anche quelli che lo sapevano fare e comunque senza titoli di studio, si erano costruiti un bagaglio 'culturale di riserva' dovuto alle tante esperienze vissute. Come si dice 'di necessità virtù'. Per cui, se i banchi di scuola indirizzano verso un obbiettivo(la formazione è un altra cosa), la sperimentazione apre al ragionamento: ho conosciuto tantissime persone analfabete integrali che avevano una capacità di analisi spaventosa, sapevano un sacco di cose ed era meraviglioso ascoltarle. Un libro non scritto ma senz'altro più vero e godibile. Del resto la formazione di un uomo(fermo restando l'incidenza ambientale) incomincia sin da quando è bimbo, e i giochi rappresentano l'alfabeto essenziale nel percorso della vita. Col gioco si impara a osservare, ragionare, analizzare, muoversi nello spazio-tempo, calcolare, dedurre, e il fondamentale esercizio del socializzare. Più tardi arrivano altre faccende ad arricchire attitudini cognitive. Perciò non c'è da meravigliarsi dell'analfabetismo attuale. Quali esperienze fanno i bimbi di oggi? Quali racconti ascoltano? E quali sperimentazioni dirette o indirette agiscono su di loro ai fini dell'acquisizione di un ingegno analitico?
      Nella nota si fa cenno alla sostituzione di una civiltà della ragione sostituita da quella dell'emozione. Non sono per nulla d'accordo...ma il discorso sarebbe troppo lungo...

    2. Gino 13 gennaio 2017

      l'ignoranza "classica", proprio come dici, era ignoranza da libro ma profonda conoscenza della vita, delle stagioni, della terra.
      Ma la saggezza è sempre stata prerogativa di una ristrettissima minoranza, da che questa civiltà esiste (partendo dai Sumeri), mentre la massa è sempre stata la massa.

    3. Ronte 13 gennaio 2017

      Infatti, la Storia dell'uomo è sempre stato un racconto di conflitti (Marx). Ragion per cui in una condizione di potere dominante poi diventato capitalistico e quindi di sfruttamento 'naturalizzato', anche e soprattutto l'ordine sociale ne subisce la contestualità. Ivi compresa la cultura. Ma la massa non sempre è stata passiva e, in alcune fasi storiche ha dato segno di sè. Il problema degli ultimi decenni è stato quello di aver dato per scontato che tutto debba rimanere così. Quando si renderà finalmente conto (l'esigenza fisiologica non è lontana) che non esiste nulla di eterno, allora ne vedremo 'delle belle', e probabilmente scomparirà anche quel 70% di analfabetismo.

    1. clausneghe 13 gennaio 2017

      Deve essere vero quel che dice l'articolista de La Stampa.
      Per poter campare, lui e quelli come lui, del mainstream, per intenderci, hanno bisogno di un sacco di anaidioti che si bevano senza troppo discutere e tanto meno capire, le loro BUFALE quotidiane.
      Capisscci a mmè..

    1. illupodeicieli 13 gennaio 2017

      Credo ,semmai, che un buon numero di persone si informa o comunque legge i titoli degli articoli dei giornali, le notizie i cui titoli scorrono durante i tg, ma non approfondisce. Quanto a dialogare o esporre un ragionamento, a difendere un'opinione, a saper argomentare, è difficile da capire ,almeno per me , dato che le persone vanno sempre di fretta, e vogliono che tu gli parli in fretta e non c'è mai ,o quasi mai, tempo per spiegarsi.
      Se la tv è uno specchio della società, lo è di certo di questa: tutto è frantumato e ridotto ai minimi termini. Un intervento per spiegare qualcosa, si riduce a 30 secondi di parlato.
      Ricordo che un'amica ,quando avevo il blog su leonardo.it, blog allora seguito da un buon numero di persone, mi disse che i post erano troppo lunghi, e le persone non hanno voglia né tempo di leggere. I miei post erano barbosi, anche se talvolta erano quelli che Blondet, allora, mi permetteva di riportare. Non so, e concludo, se siano gli individui che non hanno più parole da spendere, o se siano i cervelli che non hanno voglia di esprimersi (a parole) e preferiscono fare altro.

    1. ignorans 13 gennaio 2017

      ....e quindi non potendo esprimersi a livello intellettuale cosa fanno queste persone? Stanno attaccati ai sensi e alle emozioni, sensazioni e sentimenti sono la loro fonte di conoscenza... E qui nasce "l'italiano" in tutto il suo fulgore: mangia, gode dei buoni pasti e poi si commuove....

    2. Roberto Giuffrè 13 gennaio 2017

      La famiglia della mia ex del basso mantovano.
      Un televisore per stanza, gli mancava solo al cesso e in garage.
      Metà dei membri con qualche problema psicologico anche grave.
      E la casa sembrava un canile comunale con familiari che si abbaiavano contro per cose futili come nei talk show televisivi.
      E credo che quelle persone siano proprio il prodotto di 40 anni di televisione spazzatura.

    3. ignorans 13 gennaio 2017

      Trovo molto calzante "l'abbaiare". È vero, gli umani a volte abbaiano, e così facendo rivelano le loro parentele animali.....
      Ma questa cosa della TV spazzatura non è vera, è vero il contrario. Sono loro che creano la TV spazzatura. Sono loro che vogliono una TV emotiva, sono loro che vogliono spettacoli che li conducano a dire: "maronna!"

    4. gianni 13 gennaio 2017

      La maggior parte del popolo italiano e' così, soprattutto i vecchi

    5. gianni 13 gennaio 2017

      Pensi che bello se diventiamo tutti poveri , senza piu' televisione , videogiochi, internet , Smartphone...

    6. Roberto Giuffrè 13 gennaio 2017

      Concordo la tesi del mondo esterno specchio di quello interiore!
      Se raccontassi le dinamiche di ciò che ho visto in quella famiglia lascerei a bocca aperta molta gente.
      Come la simulazione della famiglia del Mulino Bianco quando c'erano estranei in casa, ed il tornare ad abbaiarsi contro quando si chiudeva la porta.
      Maltrattamenti psicologici con critiche e umiliazioni ai figli e per motivi futili.
      Amici psicologi mi hanno consigliato il testo "I giochi psicotici in famiglia", nel quale ho ritrovato ogni dettaglio delle loro dinamiche familiari.

    7. Gino 13 gennaio 2017

      vedi ignorans, se fossero attaccati ai sensi e alle mozioni davvero, diverrebbero "saggi" in poco tempo.
      Il fatto è che sono attaccati alla interpretazione "psicologica dei sensi e delle emozioni.
      La tv, per esempio, distacca dalla realtà e ci immerge in una virtualità che allontana dai propri sensi ed emozioni e li rimpiazza con un circo dove sensi ed emozioni sono indotti.
      Proprio questo è "il male" della televisione, distrarci dalle nostre "pure" sensazioni ed emozioni.

    8. Roberto Giuffrè 13 gennaio 2017

      E sta arrivando anche la Realtà Virtuale per tutti.
      Per vivere in un mondo ancora più surreale!

    9. il gobbo 13 gennaio 2017

      votano Poltrone e Divani....

    10. fastidioso 13 gennaio 2017

      A casa mia siamo in quattro e non guardiamo mai rai 1 2 canale 5 rete quattro...chi è che la "crea" ?

    1. gianni 13 gennaio 2017

      saranno le polveri di allumio spruzzate dalle scie chimiche che danneggiano il cervello ??

    2. Roberto Giuffrè 13 gennaio 2017

      Basta il fluoro dei dentifrici e il glutammato di sodio che sono entrambi neurotossici. Poi il resto della merda che mangiamo fa il resto...

    3. gianni 13 gennaio 2017

      anche l ' alluminio che ci fanno respirare e' neurotossico e potrebbe essere la causa del forte aumento di alzaimer e SLA

    4. RenatoT 14 gennaio 2017

      L'alluminio si trova in quasi tutti i prodotti della cosmetica, oltre a siliconi e affini, nella farina bianca sotto forma di allume di rocca, usato come sbiancante, nei vaccini come conservante... e probabilmente sotto forma di nano particelle, insieme a molti altri (le analisi di Montanari lo dimostrano), in tutte le medicine, aspirina compresa.

    5. Bill 14 gennaio 2017

      Le scie chimiche contengono anche,a seconda delle necessità,Solfuro dimetile.
      chè è un estratto delle alghe marine.
      Ha funzione aggregante nei confronti delle particelle di vapore acqueo presenti nell'atmosfera,aiuta quindi la formazione di nubi e la conseguente schermatura
      dell'atmosfera dalla radiazione solare entrante, è ritenuto per questo
      un limitante dell'effetto serra.

    6. Bill 14 gennaio 2017

      Tutti i metalli pesanti,emessi dalla combustione di idrocarburi ed inalati vengono in parte depositati nelle cellule.
      L'interazione tra campi elttromagnetici e metalli pesanti provoca disfunzioni cellulari,quindi alzaimer.

    7. gianni 14 gennaio 2017

      e certo , i padroni dell' occidente ci vogliono tutti stupidi , cosi' non capiamo cosa sta succedendo

    8. gianni 14 gennaio 2017

      ma siccome il sole e' importantissimo per tutta la vita sul pianeta ridurre i suoi benefici artificialmente crea parecchi danni a tutta la vita sulla terra

    9. Bill 14 gennaio 2017

      Non si preoccupi che la Vita si adegua. A tutto.Anche ad una guerra termonucleare globale intergalattica

    10. gianni 14 gennaio 2017

      si adegua con pesanti conseguenze negative

    11. Truman 14 gennaio 2017

      Già Platone, millenni fa, raccontava il suo "mito della caverna" che evidenziava come gli uomini, in opportune situazioni di condizionamento, tendano a credere che le ombre siano la realtà.
      Da allora le tecniche di condizionamento mentale sono molto progredite e sono molto più efficaci delle scie chimiche.
      I mass media, tra cui va incluso il terrorismo e i new media come whatsapp, sono i principali mezzi per instupidire le persone. E' il loro compito principale, sempre con il vincolo di dover fare business.
      Un pelo dietro stanno le droghe fisiche, comunque non è per niente casuale che una delle principali conseguenze dell'11 settembre 2001 sia l'invasione dell'Afghanistan, maggior produttore di oppio del mondo, che durante il governo dei talebani si era un po' ritratto da quest'attività.

    12. gianni 15 gennaio 2017

      e ci vogliono anche tutti pervertiti , altrimenti non si spiegherebbe il porno libero su internet

    13. Renato Tarabella 16 gennaio 2017

      piu' che altro ci vogliono malati... a cui vendere medicine, che fanno altri danni, a vita.

    14. gianni 16 gennaio 2017

      Vero

    1. cicciopazzo 13 gennaio 2017

      Tutto probabilmente vero. Ma manca la fonte.
      Chi ha detto che il 76% degli Italiani è analfabeta funzionale? Qual è la ricerca?
      In tutto l'articolo manca questo dato essenziale. Istat, Doxa, Coesis, Ipsos? Dov'è la fonte?
      Un bel 5- per Mimmo Candito. All'esame per giornalista lo avrebbero bocciato all'istante.
      E poi il titolo è sbagliato: qui si parla di analfabeti funzionali e non strutturali...

    2. Siber Massai 14 gennaio 2017

      E si, qualcuno che usa il cervello ancora c'è.

    1. Gino 13 gennaio 2017

      io non credo affatto che... ehm... l'analfabeta... tismo... ehm... ma di cosa parla l'articolo? boh. forza roma

      a parte gli scherzi (forse) consiglio a chi non lo conoscesse il film Idiocracy.

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