I (troppi) falsi miti di Alesina e Giavazzi su spesa e debito. E sul Giappone

I (troppi) falsi miti di Alesina e Giavazzi su spesa e debito. E sul Giappone
DI PAOLO BECCHI E GIOVANNI ZIBORDI Alberto Alesina e Francesco Giavazzi hanno scritto un editoriale sul Corriere a favore dell’austerità, citando come esempio da non seguire il Giappone, che ha un enorme debito pubblico come noi. Vorremmo sommessamente e citando dati e fatti, farli educatamente a pezzi. “C’è chi pensa che l’unico modo per far quadrare i conti sia lasciare crescere il debito pubblico. Il debito, dicono, è un falso problema, uno spauracchio inventato per imporre l’austerità. Citano il Giappone … ma moltiplicare di oltre tre volte il debito non è servito ad evitare una stagnazione peggiore della nostra … In questo trentennio il reddito giapponese è salito in media dell’1 per cento l’anno, mezzo punto meno che nei Paesi dell’euro dove il debito pure è aumentato, ma di soli 20 punti (dal 65 all’85 per cento). Da quando è nato l’euro il Giappone è cresciuto in media dello 0.7 per cento contro l’1.3 nell’ area dell’euro”. Il reddito procapite dei giapponesi non ha mai smesso di aumentare e supera quello dei tedeschi. Questo aumento del reddito è continuato nonostante il Giappone abbia debito pubblico al 230% contro il 60% della Germania. Alesina e Giavazzi affermando che il Giappone è in una “stagnazione peggiore della nostra” a cosa di preciso si riferiscono? “Il Giappone è cresciuto…” , il riferimento è al PIL totale: un trucco molto usato per falsare i dati. Come si sa il PIL dipende molto dall’aumento della popolazione, cioè dall’immigrazione e dalla natalità. Se la popolazione aumenta di 50 milioni di persone come in USA negli ultimi 30 anni il PIL aumenta di più, se invece la popolazione rimane costante, come in Giappone, dove non c’è immigrazione e la natalità è bassa aumenta meno. Per il cittadino americano o giapponese o italiano però è rilevante il reddito pro-capite, cioè il suo reddito. Il fatto che arrivino altri milioni di persone e in questo modo il PIL complessivo del paese aumenti di più, non migliora la condizione personale della famiglia media. Il Giappone è il paese OCDE con la disoccupazione più bassa di tutti (intorno al 3%) e se si guarda la disuguaglianza sociale risulta sempre quello dove è minore (reddito mediano, percentuale della ricchezza che va al top 10% più ricco rispetto al resto ecc.). Per cui non solo il reddito medio procapite dei giapponesi è aumentato, ma la situazione è anche migliore di quello che indica la statistica del reddito pro capite, che è un reddito medio, perché la distribuzione del reddito in Giappone è la più equilibrata del mondo industriale e tutti i giapponesi hanno un lavoro. La maggioranza dei giapponesi sta meglio rispetto alla maggioranza degli americani e dei tedeschi, percheé in quei paesi la distribuzione del reddito è più disuguale. “Il motivo per cui, apparentemente, il debito in Giappone non è un problema è che esso è tutto detenuto da residenti, in gran parte dalle Poste, dalla Banca centrale e da altre istituzioni di quel Paese. È quindi, in fondo, una partita di giro regolata dallo Stato che ne determina i prezzi. Non c’è spread in Giappone per il semplice fatto che non c’è un mercato nel quale i titoli pubblici si confrontano con quelli di altri Paesi.” Qui si dimentica di dire che anche in Italia quando c’era la lira Bot e Btp erano detenuti al 90% da residenti italiani e però i tassi di interesse erano molto alti e sopra l’inflazione anche di 4 punti percentuali mentre in Giappone i tassi sono sempre vicini a zero e pari o inferiori all’inflazione da venti anni circa. Come mai allora i giapponesi controllano il loro debito pubblico e noi no? Perchè loro risparmiano di più e quindi possono ricomprarsi il loro debito pubblico? Le famiglie giapponesi anche oggi detengono solo il 12% circa dei titoli giapponesi, mentre le famiglie italiane ne detengono anche loro direttamente un quota simile, ma poi hanno molti altri Btp e Bot, senza accorgersene per così dire, perché detengono molti fondi comuni italiani che sono zeppi di titoli italiani. Bankitalia ha stimato che le famiglie italiane detengano direttamente e indirettamente il 30% del debito pubblico di più delle famiglie giapponesi, perché i fondi comuni giapponesi non comprano titoli giapponesi dato che rendono zero. I tassi di interesse sono tenuti a zero o quasi in Giappone da venti anni, e in pratica è la Banca Centrale la compratrice che fissa il rendimento e il prezzo dei titoli sul mercato per cui il costo del debito è sempre sotto l’inflazione e anzi proprio zero da anni ora. “Vogliamo imitare il Giappone e lasciar crescere anche noi il debito, nonostante non sia servito a nulla in quel paese, anzi probabilmente ne abbia ostacolato la crescita? Farlo è certamente possibile. L’Italia non ha un debito estero netto perché i prestiti che Stato e aziende private hanno contratto fuori dall’Italia sono compensati da altrettanti titoli esteri acquistati dalle famiglie e dalle nostre banche. Basterebbe azzerare queste posizioni – cioè vendere i titoli esteri che possediamo e ricomprarci i Btp detenuti all’estero – per diventare il Giappone. A quel punto potremmo permetterci di aumentare la spesa pubblica e al tempo stesso ridurre le tasse, lasciando crescere il debito.” Bisogna forzare le famiglie italiane a comprare BTP, come se i giapponesi avessero usato i loro soldi per comprare i loro titoli? Bisogna aumentare il debito? In realtà, il 60% del debito pubblico giapponese è stato ricomprato sul mercato con yen stampati dalla Banca Centrale, con il famoso programma di “Quantitative Easing”, il termine inglese inventato non da Draghi ma proprio dai giapponesi negli anni ’90, che significa “aumento della quantità” (di denaro) e nasconde il semplice fatto che si stampano soldi, ma soldi che si possono usare solo per ricomprare titoli, non per comprare lavatrici, auto o pagare una cena. Alesina e Giavazzi non vogliono dire da dove prende i soldi la Banca Centrale giapponese che ha comprato il 60% del debito pubblico giapponese sul mercato, perché altrimenti dovrebbero dire che “li stampa”, li crea dal nulla: non sono soldi dei risparmi giapponesi, ma soldi creati con il computer della Banca Centrale che aggiunge degli zero al suo saldo. Neanche uno yen del bilancio della Banca Centrale, viene da tasse o da risparmi o costituisce un debito, sono sempre tutti soldi “stampati” (elettronicamente), su cui non si pagano interessi a nessuno e che la Banca Centrale non deve restituire a nessuno. Questo è il piccolo segreto che Alesina e Giavazzi cercano di tenere ben nascosto, dando l’impressione che il debito pubblico i giapponesi se lo comprino con i loro soldi, cioè soldi di pensioni, risparmi e altro denaro che hanno accumulato. I giapponesi stampano denaro in modo massiccio e con buoni risultati, tanto da infastidire i nostri economisti votati all’austerità, per i quali bisogna sempre indebitarsi con il mercato finanziario e alla fine aumentare le tasse perché il denaro deve essere sempre un debito che va restituito. Il Giappone è un paese con debito pubblico quadruplo della Germania e doppio del nostro, e non se ne preoccupa. Dal 1995 le tasse non aumentano, mentre da allora noi non facciamo che aumentarle. Il Giappone ha disoccupazione zero e un reddito pro capite tra i più alti al mondo e dimostra una cosa semplicissima: emettere moneta invece che emettere debito, è una politica che funziona. Solo Alesina e Giavazzi non se ne sono accorti.

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Fonte: https://paolobecchi.wordpress.com

su Libero, 27/04/2019

Commenti (15)

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    1. Rossi Mario 20 settembre 2019

      L'economia del Giappone è un cadavere. Negli anni '90 Tokyo ha tenuto in vita banche zombi: istituzioni solvibili solo a parole. All'indomani della Grande Recessione, il Giappone si è assicurato che queste società rimanessero operative. Oggi il primo ministro Shinzo Abe presiede un'economia zombi e pensa di avere una soluzione per iniettare nuova vita in una carcassa in putrefazione: un altro giro di Abenomics!Dopo una serie di disastri naturali, la terza economia più grande del mondo si è contratta dello 0,3% nel quarto trimestre dell'anno scorso. Complessivamente la spesa al consumo è diminuita dello 0,1%, le esportazioni sono diminuite dell'1,8%, le spese in conto capitale sono diminuite dello 0,2% e i prezzi degli alimenti di base sono aumentati. Il ministro dell'Economia Toshimitsu Motegi ha detto che il primo ministro sta chiedendo un programma di stimolo che includa la spesa per infrastrutture:Per pudore non dico niente a chi ha scritto l'articolo,perchè di economia non capiscono una beata cippa,forse capiscono di finanza predatoria..

    1. CarloBertani 20 settembre 2019

      Essere padroni della propria moneta dà la vera indipendenza, prendere "a prestito" una moneta altrui è il primo passo verso la schiavitù.

    1. Vincenzo Siesto da Pomigliano 20 settembre 2019

      Questo finché i "nippo" continuano a risparmiare e a non chiedere indietro i soldi…… In pratica i risparmi dei giapponesi usati per comprarsi il loro debito sono persi........ pensa se tutti i "nippo" volessero indietro i loro soldi. Col cacchio che li (ri)avrebbero! E in effetti la maggioranza non li riavrà più..... come probabilmente succederà con i titoli italiani.....

    2. Antonello S. 20 settembre 2019

      Ma davvero pensi questo?
      E se tutti i risparmiatori chiedessero contemporaneamente indietro alle banche i loro soldi depositati sui c/c, sai cosa succederebbe?

    3. RenatoT 20 settembre 2019

      hm... potrebbero stampare sacchi di banconote... e darli ai detentori dei titoli... che cambierebbe? :)

    1. Pfefferminz 20 settembre 2019

      Mah! Io ci capisco poco, però mi ricordo che qui su CdC c'era qualcuno che metteva in guardia sul considerare solo il debito totale del Giappone e diceva che occorreva tener presente il net debt, di molto inferiore, (spero di non sbagliarmi) e le enormi riserve valutarie. L'Italia ha ingenti riserve valutarie? O ha, al contrario, i debiti del Target 2 (anche questo un mistero) ? Ricordo anche che qualcuno, esperto, parlava di "trappola di liquidità" riferendosi al Giappone. Quindi non so se Becchi e Zibordi ce la raccontano giusta. Resta il fatto che sarebbe certamente auspicabile che gli italiani investissero una parte dei propri risparmi in titoli di Stato, senza dover passare dalle banche. Inoltre mi chiedo perché nessuno di quelli che governano, pensa a fare una legge affinché i titolari di conti correnti e depositi bancari rimangano proprietari dei propri soldi. Infatti, quando si depositano dei soldi in banca, la banca ne acquisisce la proprietà Un governante serio dovrebbe, come prima cosa, correggere questo obbrobrio. E, naturalmente, separare le banche d'affari dalle banche di investimento. Poi cancellare il bail in e abolire le aste marginali. E cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione.

    2. Annibal61 20 settembre 2019

      Non me ne intendo molto ma credo che le riserve valutarie italiane se le pappano le banche d' affari che sottoscrivono i BTP con l' accordo di cartello chiamato spread. Il sistema è congeniato come spiegava bene utente Pimander in modo che non pagheremo mai il debito e nello stesso tempo non cresceremo. Pagheremo solo gli interessi... come dei muli. Siamo governati da normali strozzini.

    1. cincinnato1961 20 settembre 2019

      forse gli autori dell'articolo volevano far intendere che mentre noi italiani dobbiamo sottostare al giogo dello spread dove lo stato per finanziare le sue spese(o rifinanziare il debito) deve ricorrere alle banche private e pagare il salasso degli interessi(e ricatti politici,estorsioni di sovranità)i giapponesi attraverso la loro banca centrale si stampano tutta la moneta che serve loro e non debbono sottostare a ricatti vessazioni ed opere di strozzinaggio legalizzate.
      e riguardo alla situazione economica del giappone, bisognerebbe rivedere la sua storia..di come nonostante il disastro della guerra mondiale in pochi decenni stesse diventando un serio competitore per tutto l'occidente.e soprattutto .un freno alla russia verso est .quando a cavallo fra gli anni 80 e 90 del secolo appena passato, finito il comunismo e la russia,gli è stato ricordato al giappone che è un paese sotto occupazione e quindi deve sottostare ai dettami dei vincitori....i quali oltretutto hanno ritenuto piu conveniente spostare le loro produzioni a basso costo in cina, ...mettendo uno stop alla crescita giapponese che tra l'altro sta affrontando il grave problema della denatalità e della crescente senilità della popolazione...e in ogni modo i giapponesi a differenza di noi europei,non hanno debiti con l'estero. non subiscono le vessazioni ed i ricatti del cosiddetto mercato...dello strozzinaggio sui titoli di stato..

      ps. un solo esempio..nel fulgore economico di quegli anni,(80) il giappone investiva il suo surplus finanziario in occidente..acquistando un grattacielo a new york per 800 milioni di dollari..rivenduto solo 4-5 anni dopo a 100 milioni di dollari..
      ...

    1. Andrea Manca 20 settembre 2019

      Incredibile come Giavazzi e altri bocconiani vari possano ancora essere presi sul serio. Ma l'impressione ormai è che più che altro se la cantino e suonino da soli, ultimi sciamani di una religione più seguita da nessuno

    1. rocks 20 settembre 2019

      Il giappone che livello di tassazione ha?
      È solvibile? La gente si fida che quell'economia restituirà i prestiti contratti?
      Queste sono le leve che tengono in piedi un debito grande.
      Poi in europa abbiamo regole diverse, ma come dimostra lo spread, è la paura che non si riesca a ripagare che rende difficile indebitarsi e quando le uniche alternative sono alzare IVA e patrimoniale, giustamente qualcuno crede che cioò non sarà di beneficio all'economia italiana e quindi lo spread si alza. Oltre all'evidente incompetenza dei nostri politici.

    1. gian 20 settembre 2019

      Aime', quanto meglio sarebbe se ci si comportasse come dei ragazzini che stanno giocando a Monopoli. Sarebbe ben chiaro che se si vuole continuare a giocare bisogna a un certo punto redistribuire equamente soldi nonche' le carte degli imprevisti e delle probabilita'. Poi la 1a legge dell'economia continuerebbe a generare il suo ciclo "giocoso": La capacita' di produrre ed accumulare ricchezza e' proporzionale alla ricchezza impiegata.
      (In effetti il debito pubblico potrebbe essere interpretato come un tentativo in tal senso).

    1. enricodiba 20 settembre 2019

      I giapponesi hanno anche molta etica al contrario di noi; un sistema di formazione di alto livello rispetto alle nostre scuole, che sono degli stipendifici; hanno un altissimo livello tecnologico; sono pieni di multinazionali al contrario di noi e i nostri imprenditori con il capannone che si pensano dei rockfeller e cosi via.

    1. Pimander 20 settembre 2019

      Una domanda:
      ma se esiste la moneta unica, una banca centrale unica, un mercato unico e la libera circolazione delle persone perche' poi non esiste un bilancio unico? Perche' a bilancio debbo iscrivere la moneta circolante nelle passivita' (in quanto la compero) ?
      .

    1. misc3 20 settembre 2019

      Se il Giappone emettesse moneta invece di emettere debito, come dicono gli autori, non avrebbe 11 trillioni di dollari di debito. A me non la si fa ...

    1. snypex 20 settembre 2019

      La questione "in nuce" che non entra nel cervello di un sacco di gente è semplice:

      la moneta cosiddetta è un sistema di trasporto - ha la sola funzione di permettere il trasferimento del credito/debito

      quindi il Giappone usa un sistema di trasporto pubblico, noi invece l'abbiamo regalato ai banchieri privati che fanno il bello ed il cattivo tempo e sghignazzano a vederci schiattare per pagare tasse che li ingrassa sempre di più.

      Tutto il resto sono fantasie dogmatiche che servono a rincretinire i fedeli.
      Frattanto che i banchieri ingrassano noi discutiamo del sesso degli angeli.

      Allora se vogliamo cambiare attegiamento parliamo di questo sistema di trasporto e smettiamola di chiamarlo moneta, euro, lira o bitcoin o quello che vi pare.
      Vedrete che i discorsi diverranno troppo semplici e inizieranno a fare paura.
      Smettiamola di parlare del sesso degli angeli.

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