Di Manlio Lo Presti, lapekoranera.it
Il sistema politico italiano continua ad essere il luogo delle ambiguità, dei passi falsi, delle imboscate. Non pervengono mai messaggi forti e chiari alla cittadinanza per consentirle di comprendere al meglio. Mai i palazzi della politica prendono posizioni nette perché poi possono sempre smentire, aggiustare, negare a metà, tacere. Mai sporcarsi le mani sul serio. Il costume codardo, ignobile, ambiguo delle dirigenze politiche italiane – di qualsiasi colore e posizionamento, si badi bene – è stato bersaglio di scrittori, politologi, storici, intellettuali solitari. Abbiamo un immenso archivio di discorsi politici e parlamentari a disposizione di coloro che vogliono seriamente acquisire una conoscenza consapevole della ex-italia.
Questa premessa barocca e purtroppo, veritiera per difetto, conferma i suoi contenuti e la ondivaga ritmica operativa anche nel caso degli ultimi cinque referendum piazzati lì per aggiungere caos al caos. Un referendum del tutto inutile perché temi della consultazione popolare potevano essere gestiti dal Ministero del lavoro nelle sue normalissime funzioni. Perché il Ministero non ha agito? Abbiamo la conferma che molti ministeri in questo martoriato e colonizzato Paese sono strutture di cartone del tutto inutili. Il sistema Italia non deve assolutamente funzionare.
Il tema del lavoro costituisce l’argomento portante di una democrazia e della sua capacità produttiva. La sua importanza è tale da dover essere gestita con la cooperazione delle maggioranze e delle opposizioni tempo per tempo in Parlamento. Invece no. La vita politica nella ex-italia consiste in una lunga e logorante battaglia di barricata dove una parte tenta di spezzare le gambe all’altra. I contenuti dei temi in discussione appaiono sempre in seconda linea, totalmente irrilevanti!
Ogni occasione è buona per lo scontro, per la moltiplicazione di colpi bassi. Impossibile qualsiasi forma di cooperazione, almeno sui temi più importanti. Di recente, precisi partiti sono arrivati a chiedere a papà-UE di far rispettare le norme comunitarie contro quelle nazionali. Non si accorgono peraltro che il ricorso a Bruxelles per sostenere posizioni nazionali è la prova schiacciante del loro fallimento e della loro assenza di credibilità nei confronti di coloro che li hanno votati. Nel marasma generale del caos di tutti contro tutti, questa caduta di affidabilità non sembra importante. Il compito principale è quello di sterminare gli avversari, non importa il perché.
Intanto, la ex-italia continua ad affondare…
I prossimi referendum sono la sintesi lampante di questa profonda disarticolazione e della particolare stupida e cinica ferocia della vita politica della ex-italia. Abbiamo quattro quesiti sul lavoro e uno sull’accorciamento dei tempi di acquisizione della cittadinanza dei migranti che vivono nella penisola.
Quale coerenza hanno questi argomenti fra loro? Perché aggiungere alla coerenza dei quesiti sul lavoro quello delle migrazioni? Ad eccezione di qualche accenno isolato, nessun periodico, soprattutto i fogli di regime, hanno detto chiaramente lo scopo di tale inserimento esogeno seminascosto dalla copertura lavoristica invece del tutto legittima nella sua coerenza argomentativa, sebbene spiazzante nei confronti di un Ministero e di un Parlamento che vengono platealmente meno al proprio normale dovere di funzione istituzionale!
Lo sfortunato posizionamento geografico dell’Italia è una delle cause della fosca e distruttiva storia politica nazionale da Ludovico il Bavaro in poi. Il premier inglese Churchill affermava, non a caso, che chi controllava l’Italia controllava il Mediterraneo. Questa cinica ma veritiera affermazione è la chiave più plausibile per comprendere lo stato di permanente vassallaggio e di assenza di autonomia operativa nazionale.
[caption id="attachment_28403" align="alignnone" width="679"]Migranti, cambiamento climatico. Grafico www.lastampa.it[/caption]
A questa “democrazia bloccata”, a questa nazione eterna perdente, come previsto dagli articoli nascosti del Trattato di Parigi del 1947, non spetta alcuna decisione importante, ma solo sottomissione brutale dai contorni spesso imbarazzanti. Uno di questi è il miserabile rituale di eseguire militarmente i dispacci imparati a memoria dai motociclisti della Polizia che sfrecciano nel traffico romano facendo la spola varie volte al giorno per recitare a memoria a Palazzo Chigi gli ordini diramati dal Via Veneto 121. Ordini ai quali si deve obbedire per non far ripartire una nuova stagione delle bombe . Di quelle vecchie ancora oggi non abbiamo la completa verità sommersa da infiniti depistaggi.
Anche questi referendum sono dei depistaggi. Vengono indetti coperti da una apparenza di giustezza ma il loro scopo è quello di far ottenere il quorum per validare quello dell’accorciamento della durata del percorso di ottenimento della cittadinanza agli stranieri. Lo scopo di questa manovra diversiva, una cifra comportamentale tipica di tutta la vita politica italiana, è quello di conquistare una platea di futuri votanti a favore di un ben preciso partito che di lavoro non parla da anni, di un partito-gang che si è sfacciatamente schierato in favore del globalismo più selvaggio dove i diritti individuali sono totalmente scomparsi. Un partito e i suoi satelliti che, avendo perso la fiducia degli italiani, tenta di ottenere consenso dai migranti, senza peraltro avere la certezza della loro gratitudine. L’effetto sicuro sarà quello di creare tensioni sociali in un Paese precarizzato, impoverito, sottomesso, ricattato eterno dal ridetto Trattato di cui non parla nessuno.
La penisola è trattata come alleata, ma di fatto è un’entità vassalla di cui nessuno vuole cambiare la posizione, europei e gli USA compresi. Molte lodi di circostanza ma zero fatti. Ci raccontano che la ex-italia conta … Forse le pecore?
All’interno di questo quadro interno ed internazionale della ex-italia, di cosa si occupano i partiti? Si focalizzano sui loro interessi diretti, fra i quali le migrazioni e tutto il retroterra di interessi miliardari e geopolitici annessi. Poco importa che possano prodursi effetti destabilizzanti nel tessuto fragile della società italiana. I politici non temono nulla: hanno scorte che li proteggono, hanno entrate monetarie faraoniche rivenienti dalle donazioni delle lobby, dall’appannaggio parlamentare, hanno altre entrate inconfessabili, vivono in quartieri strettamente sorvegliati. Il loro distacco con la realtà quotidiana aumenta vertiginosamente. Un divario da repubblica delle banane.
E poi, ci parlano di democrazia. Tentare di ottenere consensi elettorali dai migranti non è democrazia. Si tratta di sciacallaggio sociale ai danni di una cittadinanza nazionale che non crede più ai vari Pifferai di Hamelin. Ma questo non importa a nessuno … Non importa che le migrazioni forzate provocano morti di cui vengono incolpati ingiustamente i cittadini italiani attraverso martellanti campagne di colpevolizzazione che vedono il Vaticano e le Ong germaniche e svizzere in prima linea.
Nel frattempo, cari concittadini, disertate in massa la votazione di questi finti referendum di copertura. E’ un doveroso e necessario atto di dissidenza a cui, spero, seguiranno altri. Ma non ci spero più di tanto.
Continuano a raccontarci che la ex-italia è un Paese di media potenza!
Di Manlio Lo Presti, lapekoranera.it
03.06.2025
Fonte: https://www.lapekoranera.it/2025/06/03/i-referendum-civetta-cittadinanza-abbreviata-per-votare-pd/
mago 5 giugno 2025
Ma di cosa stiamo a discutere,abbiamo davanti ai nostri occhi cosa sono diventate nazioni come la Svezia la Gran Bretagna la Francia,il solo proporre un referendum simile grida vendetta. ‘Ma il Piave mormorò non passa lo straniero’ penso che sia giunto il momento di cambiare certi ritornelli.
sbregaverse 5 giugno 2025
A volte ri^torn^ano , lorsignori sempre ri^tornell^ano !