I partiti politici: Una Palude Consociativa

I partiti politici: Una Palude Consociativa

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

Perché una brava persona entra in politica e si dimentica presto degli insegnamenti morali?

Moltissimi anni fa scrissi (per me stesso) di un triste fenomeno che chiamai, la palude consociativa. Copio da quello scritto alcune delle considerazioni che seguono.

Ricordavo che una delle tecniche più diffuse per la conquista e il controllo del potere è, nei tempi moderni, il consociativismo. Questo, come tutti percepiscono, è una deformazione del corretto modo di operare e si manifesta sotto forma di un raggruppamento di persone o di interessi che vuole trarre impropri benefici per il solo fatto di appartenere ad una solida rete connettiva.

Bisogna fin dall'inizio chiarire la fondamentale differenza esistente tra consociazione e associazione o, meglio, tra la natura negativa dell'una e la caratteristica positiva dell'altra. L’associazione, infatti, pur essendo anch'essa un raggruppamento di persone con definiti obiettivi o con finalità comuni, opera per il migliore raggiungimento delle finalità proprie ma non vuole conseguire e non ambisce a controllare alcun potere.

Nei tempi passati (e ancor oggi in alcuni paesi poco sviluppate) il potere veniva di solito conquistato con il sopruso, sottomettendo le componenti deboli o quelle peggio organizzate e imponendo e conservando poi con la forza fisica o economica la supremazia conquistata. Nel processo di conservazione del potere, molte volte esercitato da una singola persona (il dittatore), era di fondamentale importanza la scarsità d’informazione e la sua limitata diffusione territoriale; questo per confinare il malessere e per mascherare le malefatte dei potenti.

I tempi moderni, al contrario, hanno fornito con lo sviluppo tecnologico potenti strumenti di comunicazione: quello che accade da una parte del mondo viene conosciuto dall'altra parte istantaneamente, come si dice, in tempo reale. L'accresciuta possibilità informativa ha reso allora molto difficile (e breve) il controllo del potere esercitato con metodi antichi. Per questo è stato necessario affinare i meccanismi, principalmente per rendere meno evidente, per camuffare, sia la fase di scalata sia quella di conservazione del potere. Il prodotto più significativo di un tale affinato meccanismo è, appunto, il consociativismo che, in sintesi, si configura come una rinnovata e moderna forma di sopruso.

I connotati più rilevanti del consociativismo sono:

Caratteristiche: la principale caratteristica della consociazione è che essa deve essere territorialmente estesa e capillarmente diffusa, la rete consociativa deve essere tenuta sotto stretto controllo sia nella fase di crescita iniziale che in quella di coinvolgente avviluppamento dei consociati. Un’altra caratteristica di primaria importanza è il controllo e il pilotaggio del dissenso. Il dissenso, infatti è un ingrediente chiave che non può mai mancare in ogni organizzazione. Per questo, un elemento fondamentale è la presenza (e la materna salvaguardia) di oppositori fittizi (quelli che abbaiano e non mordono, ovvero, gli utili idioti).

Tecnica: uno dei metodi più efficaci consiste nell’ignorare, e in modo continuo e sistematico, il merito e le capacità personali; la forza della consociazione deve risultare unicamente dal legame consociativo e mai dalle qualità di singoli (che, piuttosto, presi singolarmente, debbono essere reali mediocri): i capaci, essendo consapevoli delle proprie qualità, rifiutano presto il rispetto delle regole consociative. A questi fanno eccezioni i funzionali che, pur dotati, sono “fedeli”.

Strumenti: il più importante strumento è l’opportuno (o meglio, inopportuno) uso dell’informazione; essa deve essere adeguatamente distorta e manipolata; un modello “di riferimento” (da non applicare alla lettera) è l’informazione virtuale, ovvero una informazione che descriva una società virtuale totalmente appagante i sogni della popolazione (con gente bella, che ride, che si diverte, che gode, che ha talvolta dei problemi ma che si risolvono subito in modo positivo e immediato); ovviamente, la informazione virtuale non ha nessuna relazione col mondo reale (quello dominato dalla consociazione) e, per questo rischia di non essere creduta. Per questo il “modello di riferimento” deve essere accompagnato e integrato da informazione faziosa, rissosa, ad alto impatto fumogeno. Il giusto mix delle due rende difficile, per l’intorpidimento delle capacità riflessive, una corretta comprensione di quanto accada in realtà.

Le caratteristiche del consociativismo sono spesso riassunte utilizzando il termine partitocrazia; questo, sia perché la degenerazione consociativa ha primariamente colpito i partiti ma anche perché la struttura dei partiti è il naturale terreno di cultura per il consociativismo. In realtà, il consociativismo non è un fenomeno limitato alla sola vita politica ma ne va ben al di là: esso pervade (e minaccia) ogni forma di organizzazione sociale, comprese, ovviamente, le organizzazioni benefiche e, anche, la magistratura.

La caratteristica peculiare del consociativismo nei partiti è di essere, in aggiunta, una palude. Il legame tra i consociati è vischioso, simile a quello di una società segreta dove l'iniziazione si fa a tappe. I gradi inferiori sono facilmente accessibili ma l'accesso a quelli superiori dipende da condizioni “di censo” stabilite da coloro che esercitano il potere, con un numero sempre più ristretto di candidati. La vischiosità aumenta man mano e diventa sempre più difficile divincolarsi. Chi cerca di dissentire viene punito severamente (un esempio è Gianni Alemanno, tuttora tenuto nelle patrie galere).

Il percorso di una brava persona che entra in politica inizia da genuini sentimenti di giustizia sociale, di etica e, spesso, di buoni principi cristiani. Poi, piano piano, quando sale i gradini della iniziazione imbocca la strada della apostasia, abbandona le proprie convinzioni morali pensando che in politica queste debbano essere seconde a “una strategia di lungo termine”, anzi, terze, ... poi quarte, infine non contare più. A questo punto, le uccisioni, le stragi di bambini innocenti, l'affamare la gente, le distruzioni da case, scuole e ospedali, gli stupri, le torture, gli abbracci ai criminali genocidi, sono accettati e compresi perché funzionali alla strategia consociativa.

Casomai, nel giorno di Pasqua, quelli che si dicono cristiani vedono un'ombra che passa davanti allo sguardo. Ma è solo un attimo, quell'ombra svanisce all'istante: è la politica, amico. Poi, quando sarà il momento, ci si potrà sempre confessare.

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

20.04.2025

Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina, dove è stato insignito della Laurea Honoris Causa 2023.

Commenti (4)

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    1. BrunoWald 22 aprile 2025

      "Perché una brava persona entra in politica e si dimentica presto degli insegnamenti morali?"

      Perché non era una brava persona.

      Una persona integra, che possiede un'etica personale a cui resta fedele, semplicemente non si lascia corrompere e, quasi sempre, si allontana spontaneamente dal partito, o viene progressivamente emarginata, mentre quelli che non hanno scrupoli né principi scalano una posizione dopo l'altra.

      Si tratta di un meccanismo semplicissimo, per cui non c'è da stupirsi se in posizioni di potere si trovano sistematicamente i peggiori.

    1. Dario Lampa 21 aprile 2025

      Non posso che essere d'accordo.
      Quando scrivevo che tutti i partiti (salvo qualche eccezione, più unica che rara a dire il vero) sono la drammatica espressione di uno stesso infame sistema, qualche deficiente mi "dava addosso".
      Chi non ricorda la metamorfosi del M5S nato giustamente come movimento e poi trasformatosi in un partito come tutti gli altri tradendo la fiducia e le speranze di tanti cittadini, sfiducia manifestata poi con una vastissima astensione al voto che favorisce ulteriormente la casta al potere (politica e no)?
      La differenza tra partito e movimento e che il secondo non ha obiettivi di potere e quando ha raggiunto il suo scopo non ha più ragione di esistere a differenza del "partito" che deve difendere perennemente i privilegi della casta al potere.
      E inoltre lo scopo principale del "movimento" è quello di organizzare il popolo vessato contro il "potere" quando questo viene esercitato oltre il Diritto (Naturale e Costituzionale). E in Italia il diritto viene spesso violato dalla casta e dai chi sta a capo delle istituzioni.
      P.S.: "...Un "movimento" è formato da un gruppo di individui che si pone come obiettivo quello di cambiare il sistema politico o promuovere determinati valori sociali all'interno del governo di un Paese. Il pensiero dei movimenti politici contrasta solitamente quello del sistema politico dominante..." (Wikipedia).

    1. nicolcass 21 aprile 2025

      "..Chi siete? io vi rinnego, nessuno di voi avrà il mio ...voto"

    1. A XII century man 21 aprile 2025

      Eh, la scoperta dell'acqua calda.

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