I numeri del riarmo italiano: quanto ci costeranno le guerre della NATO

DPP 2025: meno trasparenza e più spesa, 130 miliardi in armi in 15 anni

I numeri del riarmo italiano: quanto ci costeranno le guerre della NATO

Di Francesco Vignarca, milex.org

Il nuovo Documento Programmatico Pluriennale (DPP) della Difesa 2025–2027 (appena trasmesso alle Camere, con forte ritardo rispetto alle prescrizioni di legge) segna un’ulteriore riduzione della trasparenza sull’andamento della spesa militare italiana. A fronte dell’annuncio secondo cui l’Italia avrebbe raggiunto già nel 2025 la soglia del 2% del PIL in spesa militare — target NATO precedente a quello poi ulteriormente alzato nel corso del Summit di metà 2025 — il Documento spiega solo sommariamente come tale incremento sia stato calcolato, né quali voci in aggiunta (oltre a quelle dei ricalcoli usuale) siano state ricomprese nel conteggio. Va sottolineato come nei DPP precedenti veniva indicato per il 2025 un livello di spesa militare prossimo all’1,5% per cui una differenza così sostanziale (mezzo punto percentuale sul Prodotto Interno Lordo) andrebbe sostanziata in maniera precisa e confermata. Sono stati poi anche eliminati i dettagli rispetto alla trasmissione dei conteggi di spesa militare da parte della Difesa verso organizazioni internazionali e Istituti di ricerca come OSCE e SIPRI.

Anche sul fronte della rendicontazione dei programmi d’investimento si registra una significativa riduzione della trasparenza: dalle tabelle di dettaglio sono scomparsi i riferimenti ai costi pregressi, che finora consentivano di seguire l’evoluzione pluriennale dei singoli sistemi d’arma e di valutarne l’effettivo impatto finanziario. Il risultato è un quadro meno leggibile e meno controllabile, in un contesto di spesa in crescita costante.

Nonostante queste lacune, l’Osservatorio Mil€x è riuscito a ricostruire il valore complessivo dei programmi di investimento previsti per i prossimi 15 anni, settore per settore: oltre 130 miliardi di euro destinati a nuovi sistemi d’arma, cui si sommano circa 9 miliardi per le infrastrutture militari.

Di questi, 35 miliardi risultano già stanziati e consolidati da precedenti Leggi di Bilancio. Come si può vedere dalla tabella sottostante, nei prossimi tre lustri la parte principale per la spesa di investimento, ammodernamento e rinnovamento degli assetti dello strumento militare verrà destinata ai mezzi aerei e quelli terrestri. Sullo stesso piano di spesa si collocano invece i mezzi navali (privilegiati dalle scelte degli anni più recenti) e un grande sforzo su armamento e munizionamento, così come sui programmi di manutenzione e mantenimento del livello di operatività dei mezzi. Va sottolineato come questi conteggi si riferiscano a una programmazione “a legislazione vigente”, cioè al netto dell’aumento di spesa per la difesa da 23 miliardi previsto per il prossimo triennio nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica recentemente approvato dal Governo.

In generale anche il più recente DPP della Difesa conferma una tendenza inequivocabile: mentre la documentazione ufficiale diventa meno accessibile e comparabile, l’Italia consolida una politica di riarmo strutturale che impegnerà risorse pubbliche per decenni, senza un adeguato livello di controllo democratico e informazione ai cittadini.

Di Francesco Vignarca, milex.org

09.10.2025

Titolo originale: DPP 2025: meno trasparenza e più spesa, 130 miliardi in armi in 15 anni

Fonte: https://www.milex.org/2025/10/09/dpp-2025-meno-trasparenza-e-piu-spesa-130-miliardi-in-armi-in-15-anni/

Commenti (7)

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    1. Spartan 18 ottobre 2025

      Sbaglio o su queste spese militari, manca la parte più sostanziosa ? Intendo dire che da questa lista sembrerebbe che, l'Italia , si munirà di un'esercito di droni e robot.
      Guardate che il bilancio del ministero della difesa è composto, per il 65% , da STIPENDI e PENSIONI

    1. Vocenellanotte 17 ottobre 2025

      La costituzione di uno Stato come fosse un'entità terza è il male di oggi. Dovremmo essere fieri e riconoscenti ai nostri militari, invece li percepiamo come ostili. Il che è un parte vero dato l'assetto politico e i vari Meloni e Mattarella di turno....
      La mancanza di trasparenza ne è l'esempio eclatante.

    2. Sic 17 ottobre 2025

      E vai di unicorni

    3. Spartan 18 ottobre 2025

      Vengono percepiti come ostili perchè, dopo la prima guerra mondiale, sono stati inviati, in giro per il mondo per le guerre degli altri. Dopo la seconda guerra mondiale,da quanti "invasori" ci hanno difeso ? Gli ultimi " invasori" , sono ancora qui da 80 anni. Si chiamano statunitensi. Non sarebbe meglio una poderosa " protezione civile" ?
      L'esercito delle 12 panze, è meglio lasciarlo ad altri

    1. Dario Lampa 17 ottobre 2025

      Quanto costerà il riarmo ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, al welfare e a tutti i cittadini onesti che pagano le tasse direi! Senza contare i soldi che vengono tolti ai pensionati e ai lavoratori dipendenti a causa del cosiddetto "drenaggio fiscale" e che questo sciagurato governo non vuole restituire (ca 20 mld).
      In fin dei conti si sa che la guerra è la colonna portante sulla quale si regge il sistema capitalista: di fatto tutte le sue crisi sfociano in dittature e/o in guerre di sterminio.

    1. Scalca 17 ottobre 2025

      Mi scuso se posto qui un contrnuto leggermente OT, ma riguarda sempre lo scontro fra fazioni alto borghesi che pagano i poveracci, lá dove con guerre, morti e fame o qui con austeritá, bassi salari, taglio ai servizi e indebitamento.

      Riguarda il marito banchiere dell'Albanese.

      Non lo faccio per puntare stupidamente il dito su questa o quello, ma per rimarcare le dinamiche sociali fra dominanti e dominati. E per chiedere conferma della veridicitá di questo contenuto 👇👇
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      ATTENDO LA QUERELA PER ESPORRE PUBBLICAMENTE ANCORA MEGLIO

      Il marito di Francesca Albanese, il banchiere Massimiliano Calì, mi ha fatto scrivere dal suo avvocato nella evidente speranza, che se mi conoscesse saprebbe essere illusoria, di intimidirmi e così silenziare le mie divulgazioni di chiaro ed evidente interesse pubblico.

      Massimiliano Calì si è specializzato nel posto che a parer mio è il peggiore al Mondo, e cioè la London School of economics, un’istituzione creata e controllata dalla famiglia Rothschild. Questa famiglia storicamente si è affermata a scapito di nazioni e popoli supportando due e più parti in guerra contrapposta tra loro, e bisogna trarre la logica conseguenza che anche le principali istituzioni di loro controllo, come la London School, abbiano una funzionalità geopolitica in tal specifico senso.

      Il Calì negli anni della crescita di potere di Hamas ha operato con livello dirigenziale da economista senior alla Banca Mondiale, quindi si tratta di un banchiere globalista nel senso letterale del termine. Sebbene le sue vedute geopolitiche siano quelle di un esaltato radical chic anti americano e anti israeliano, e siano state manifestate apertis verbis anche dai suoi profili social, si tratta di un influente banchiere che si inserisce nel bagno di sangue mediorientale come un attore impegnato a sostenere forze politiche e terroristiche anti Israele, e perciò funzionali alla espansione della Destra israeliana (LIKUD).

      Il Calì, sulla poltrona di banchiere della Banca mondiale, per anni ha accompagnato l’azione dell’ONU, di fatto estranea all’ottenimento della Pace bensì al suo esatto contrario, con supposti programmi di sviluppo della Palestina che alla fine dei conti hanno arricchito e potenziato solo i leader di Hamas, così creando le condizioni di un conflitto endemico e sempre più efferato. La nuova Amministrazione americana sta cercando di porre fine allo spargimento di sangue a Gaza, e come è noto ha dovuto colpire tutti quei personaggi che hanno supportato il terrorismo di Hamas. Tra questi vi è il duo Albanese-Calì: l’economista di scuola London School Economics di Londra, ha concepito importanti programmi di entità multimilionaria di dollari di anno in anno, che nei fatti hanno portato al rafforzamento di Hamas. Un’azione di Hamas ha creato, dal 7 ottobre 2023 in poi, il giustificativo alle violenti azioni di guerra anti terrorismo, di cui sono rimaste vittime le popolazioni di Gaza.

      Ma secondo me la responsabilità dei massacri a Gaza non ricadono solo su Hamas, Netanyahu, il Likud, o sull’Amministrazione USA troppo filo israeliana, ma anche sui quei banchieri di matrice londinese, come Calì, e su quelle spregiudicate donne in carriera come Francesca Albanese.

      Questo post costituisce la mia risposta alla missiva, recapitata a me oggi, con raccomandata postale, dall’ufficio Legale Gianelli-Saltalamacchia di Napoli, al fine di persuadere il sottoscritto a rimuovere tutti i contenuti sul web che esprimono giudizi critici nei confronti di Calì ed Albanese.

      Se fossi in Calì ed Albanese mi preoccuperei che qualcuno da Washington non li mandi a prendere a casa con la forza per metterli al posto che meritano. Usare un mandato di relatrice ONU o gli uffici e i dollari della Banca mondiale per agire in senso geopolitico che ha insanguinato Gaza e creato i giustificativi dialettico politici alle carneficine di Netanyahu, è molto grave.

      Attendo la querela, grazie.

      Firmato
      dott. Gianmarco Landi

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    2. Spartan 18 ottobre 2025

      Così Israele ha permesso la nascita di Hamas
      https://www.cdt.ch/news/mondo/cosi-israele-ha-permesso-la-nascita-di-hamas-337181

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