L’amico siberiano
Si può dire che questa frase sia una proiezione simbolica dell’essenza stessa della letteratura russa, che è stata capace di sopravvivere nel tempo alla censura, ai sequestri, alle incarcerazioni ed alla distruzione di molte opere, anche grazie alla tipica pratica del ‘samizdat’ (самиздат): stampa e trascrizione a mano di copie, fatte poi circolare clandestinamente al di fuori dell’editoria ufficiale.
Grandi capolavori di celebri autori russi circolarono in samizdat: si pensi ad “Arcipelago gulag” di Solženicyn, oppure a “Il maestro e Margherita” di Bulgakov. Mentre in occidente si contrabbandavano armi e liquori, in Russia erano le espressioni letterarie controcorrente a circolare sotto traccia.
In sostanza, gran parte della letteratura russa nasce come forma di resistenza ed opposizione alla censura, in particolare a quella di stampo sovietico.
È noto che le ideologie, i regimi ed i sistemi politici cambiano, ma l’ossessione e la sciagurata presunzione dei detentori del potere di controllare il dissenso, il linguaggio e persino il pensiero delle persone sono sempre le stesse. Tuttavia, anche se le élites possono censurare, isolare o ridurre al silenzio scrittori ed artisti, poeti, filosofi o informatori, non riusciranno mai a controllare ciò che le opere e le iniziative dettate dallo spirito libero di uomini e donne coraggiosi instillano nelle coscienze.
Deve essere chiaro che la cultura e l’arte nei loro accenti più nobili non servono solo ad intrattenere, bensì a mettere in discussione ed a combattere la protervia di esigue minoranze che vogliono imporre la propria supremazia sui popoli, malauguratamente riuscendo spesso nel loro intento.
(libera interpretazione d’un articolo di Guendalina Middei per “L’Indipendente”)
«Non aspettavamo una vittoria, non poteva esserci la minima speranza di successo. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai suoi figli: "Io ho fatto tutto ciò che ho potuto". (Vladimir K. Bukovskij, da “Il vento va e poi ritorna”)
Dal pensiero e dall’anima russi ci viene una lezione di civiltà che autocrazie e dittature planetarie, o le sedicenti “democrazie” occidentali ignorano con sfrontatezza (v. foto di una recente opera dello street artist Banksy), ma che la nostra coscienza ha il dovere di fare propria alla luce di quanto è avvenuto ed avviene nel mondo contemporaneo.
Si pensi al corollario di falsità, di soprusi, di imposizioni dall'alto ai danni delle moltitudini, degli artisti e dei medici, di ogni voce indipendente o dissidente nel periodo della recente pianificata pandemia di sars-cov 2.
E persino al collasso etico collettivo nonché, purtroppo, alla sparizione d’ogni forma di resistenza civile organizzata contro le violenze verbali e materiali, le guerre più o meno pretestuose, le mille forme di sopraffazione e le odiose menzogne poste in essere da esigue minoranze di predatori e dai loro scherani, ormai palesemente fuori controllo.
L’amico siberiano
06.06.2026
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