I BECCHINI DELL'ISTRUZIONE

I BECCHINI DELL'ISTRUZIONE

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

Ho provato un certo ribrezzo a leggere su Il Sole 24 Ore un articolo riguardante la scuola divisa per ceti e l’ascensore sociale immobile da vent’anni.

La situazione è oltre il delirio se vediamo il quotidiano della Confindustria porre l’accento sul classismo scolastico. Chiaramente questo è un tentativo di deresponsabilizzazione, in quanto è stato proprio l’asset borghese a favorire - letteralmente - a tutti i costi lo sfascio dell’istruzione e l’elisione dell'ascensore sociale.

Il Sole ha colto la palla al balzo, grazie all’assenza delle testate giornalistiche della sinistra. Per la Repubblica sappiamo che è troppo complicato parlare di temi concreti e di “sinistra”; quindi con la complicità del PD, si rifugia nei diritti farlocchi civili LGBTQ+ e sulla finta integrazione degli immigrati forzati (parte dell’esercito industriale di riserva).

Il Manifesto è il media dell’apparenza che, per far contenti i sinistrini progressisti insoddisfatti di Repubblica (pur apprezzando l’operato di Molinari), possiede la definizione di “quotidiano comunista”. Era proprio vero lo slogan novecentesco: “il Manifesto, foglio modesto, foglio di scarso valor”. La dicitura “comunista” è un abominio giustificato dalla confusione culturale in cui la stampa sguazza. Come AVS è una filiale del Partito Democratico, la testata “comunista” è la costola esterna di GEDI. Il loro giornalismo (a parte qualche rarissima eccezione) è totalmente fondato sul servilismo sindacale e sulle solite cose che il pubblico di una certa sinistra vuole leggere.

Da qui si ritorna al concetto di soppressione culturale. L’impostazione post-sessantottina di quello che fu il foglio di Pintor, appartiene all’ideologia politicamente corretta.

Da Pasolini, passando per la Scuola di Francoforte, fino ad arrivare addirittura a Giovanni Reale, molti intellettuali hanno una visione simile della matrice politica del Sessantotto e del rapporto di quest’ultimo con la cultura classica. Da quelle enormi proteste di massa, i capisaldi della letteratura e della filosofia - volontariamente - sono stati svuotati del loro significato.

Thomas Wiesengrund Adorno proponeva il principio della Halbbildung (nella pubblicazione Teoria della Halbbildung) cioè la semi-cultura o - a dir si voglia - la pseudo-formazione. Un posizionamento culturale di tale portata presuppone l’infiltrazione della merce nell’uomo, il quale nella vita quotidiana, condizionato dal feticcio dei mass media, si autoconvince della propria autonomia di pensiero, mentre nella realtà è espressione dell’omologazione di massa. Dato questo fenomeno, l’individuo - sottoposto a una vera e propria infodemia - traduce la complessità delle opere in un linguaggio più accessibile (coniato per il pubblico di massa), annullando - appunto - l’essenza dello scritto.

Per il pensatore francofortese, nel momento in cui la cultura viene proposta come un prodotto appena uscito dalla fabbrica e messo sul mercato, perde la sua funzione alternativa al sistema.

Quindi, il destino dei grandi testi è il kitsch - o per citare Pasolini - sono condannati al consumismo culturale.

Finanche il sopracitato Giovanni Reale, in un’intervista-confronto del 2013 con Dario Antiseri, ha esplicato una tesi secondo la quale i classici erano sulla via dell’eliminazione. Difatti, il docente-filosofo accennava alla considerazione che molti sessantottini vedevano Platone come un filosofo vetusto e superato.

Sempre nel dibattito preso in considerazione, lo studioso faceva notare come lo studente oramai fosse ossessionato dal diventare il Bill Gates o lo Steve Jobs di turno. Questa continua corsa “al miliardo” è frutto di un nichilismo volontario, introdotto per lobotomizzare i ragazzi e trasformarli in semplici morti viventi seduti nei banchi. Il giovane del mondo contemporaneo non si dispera (per citare Reale) del volgo nichilistico. Pertanto, la ricerca - che sia accademica o per cultura personale - è divenuta (per confermare le asserzioni di Adorno) un processo di assorbimento senza alcuna rielaborazione o interpretazione personale.

Tenendo conto di quanto detto, la ripercussione si osserva nel rapporto conflittuale tra lo studente e le fonti. Nella moderna concezione degli pseudo-pedagogisti (ai quali Reale rivolge una critica serrata), la persona non è in grado di arrivare all’essenziale del lavoro di ricerca, poiché troppo occupato a svolgere la mansione di contabile per riempire di note a piè di pagina i fogli.

Inoltre, lo studioso platonico accenna con lampante lucidità al nozionismo. Cos’è quest’ultimo? A mio giudizio vi sono due accezioni che possono riguardare (anche in senso lato) la nozione. La prima è intesa come base valoriale dell’apprendimento, poi sottoposta alla suddetta rielaborazione; la seconda l’assimilazione incondizionata delle formule.

Per quanto concerne l’ultima casistica, essa rifugge da una metodologia di studio finalizzata al pensiero critico.

E così il cerchio si chiude. Da un lato abbiamo i grandi giornaloni che adesso scoprono, con finto stupore, che la scuola italiana è divisa per classi, dopo aver applaudito all’austerità. Dall’altro è presente un’accademia ridotta a un ufficio fatture catastale. Non è un malfunzionamento del sistema: è il sistema che funziona benissimo. Vogliono dei sudditi obbedienti sostenitori della distopia del sogno americano.

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

14.06.2026

Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. natascia 14 giugno 2026

      Inutile dire che esiste una narrazione che piega la realtà e non la realtà che che viene spiegata. Ormai nemmeno a destra si può godere di articoli giornalistici in cui non vi siano degli oscuri divieti da non superare. I giornali di destra e di sinistra sono strumento di sopravvivenza gli uni per altri. Non a caso e le vendite di tutti i quotidiani sono in diminuzione costante. I documenti di investigazione, indagine e denuncia qualora escano, subiscono purghe inaudite. Le stesse che colpiscono gli scritti di certi studenti che non superano la sufficienza nel tema di attualità e vengono bollati come controversi, divaganti, inconcludenti. Non sono molto aggiornata, ma credo che il tema sia sempre meno presente nelle nostre scuole come il riassunto o la libera riflessione. Assenze che inoltre riguardano liberi pensatori attivi nel corpo insegnante. Per i media e l’apparato
      scolastico oltre al travisamento della realtà si puo’ parlare tranquillamente di protocolli di infantilizzazione della società. Resta la lettura dei classici,di rari gioielli dell’editoria ancora libera, dello studio della storia e della poesia. Qualcosa di buono uscirà, fino a che Bruxelles ce lo permetterà .

    1. Ciaparat 14 giugno 2026

      A me stupisce come chi difende l'istruzione pubblica (cioè voluta, pagata e controllata dallo stato) poi si lamenti che non funziona. Ma dove vivete? Avete mai visto il pubblico funzionare?

    1. maghi 14 giugno 2026

      la scuola ha sempre avuto il grandissimo difetto di premiare chi ha memoria e svalutare chi ha intelligenza. Intelligenza viena dal latino Intelligere: "Il verbo latino intelligere (o intellegere) significa "comprendere, intendere". Etimologicamente deriva dal prefisso inter (tra, in mezzo) o intus (dentro) e dal verbo legere (leggere o scegliere). Significa letteralmente "scegliere tra" o "leggere dentro", indicando la capacità di discernere e andare oltre la superficie delle cose". Ossia emeriti cretini che non capiscono un'acca, non riescono a collegare quello che imparano a memoria col mondo intorno a loro, sono in definitiva i decisori in questa società, perchè danno l'impressione di essere i più informati solo perchè si fermano alla superficie della realtà. Vi siete mai chiesti, perchè il mondo non è mai andato bene? La risposta è nel verbo latino Intelligere. Invece di appiattire le masse coi diritti, LGBT+ o quelli che volete voi, il 18 politico o altre trovate per decerebrare, bisognava che la scuola valorizzasse l'intelligenza, ma questo è pericoloso per il sistema e il potere, specie dopo il '68, ha incrementato la decerebretizzazione di massa, specie nei paesi occidentali. Mi dispiace solo per le persone intelligenti rovinate da questa opera di rincretinimento collettivo e per quelle che potevano godere dei benefici di queste intelligenze, ma se i farabutti delle elitè hanno voluto così, chi sono io per potermi opporre?Quel poco che ho potuto fare per oppormi, l'ho fatto, ma non penso che siamo stati in tanti. Il mondo è sempre andato come doveva andare e sempre andrà.

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