Pale eoliche, l’urlo di Salvatore Settis contro la devastazione del paesaggio italiano

Pale eoliche e pannelli fotovoltaici al posto degli olivi, il profitto e lo sfruttamento anziché la tutela del territorio. La denuncia dell'archeologo contro la rivoluzione green

Pale eoliche, l’urlo di Salvatore Settis contro la devastazione del paesaggio italiano

Di Sonia Milone per Comedonchisciotte

"Chi teme l'eccesso di turismo in Italia sarà lieto di sapere che in alcune aree siamo alla vigilia di un forte calo delle presenze. Tali sono, per esempio, la Maremma toscana, le dolci colline fra la Laguna di Orbetello (tombolo della Giannella), il promontorio di Talamone coi Monti dell'Uccellina e il mirabile borgo di Magliano in Toscana con la sua cinta muraria quattrocentesca. Nove gigantesche pale eoliche, alte 200 metri (contro i 130 delle mura di Magliano), e per giunta collocate in parte su una collina, provvederanno a rendere. irriconoscibile quel paesaggio, secondo la proposta di Apollo Wind srl. Questo progetto di parco eolico è comparso il 6 luglio sul sito del Comune di Orbetello e già ieri sono scaduti i termini per formulare osservazioni. Troppo facile profezia è che la sindrome della fretta indotta dal Pnrr, la diffusa insensibilità politica e la crescente rassegnazione dei cittadini avranno la meglio su ogni obiezione". (1)

"Ora che è arrivato il momento della verità è il caso di chiedersi di quale transizione ecologica stiamo parlando. Le scelte di oggi avranno conseguenze di lunghissimo periodo. Gli impianti eolici e fotovoltaici, infatti, possono avere effetti positivi, ma anche un impatto assai negativo su valori di grande rilevanza ecosistemica, a cominciare dal paesaggio e dall’agricoltura di qualità".(2)

Parole durissime quelle di Salvatore Settis, uno dei nomi più autorevoli al mondo per la cultura, l'archeologia e l'arte. Classe 1941, presidente del Consiglio Scientifico del Louvre; membro delle Accademie di Francia, di Berlino, di Baviera e del Belgio, dei Lincei, dell’American Philosophical Society di Philadelphia e dell’American Academy of Arts and Sciences; membro fondatore dell' European Research Council (2005-2011); presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali (2007-2009); direttore del Getty Research Institute di Los Angeles (1994-99); Professore emerito alla Scuola Normale Superiore di Pisa. (3) E, nonostante cotanto curriculum, i suoi accorati appelli contro la follia green e lo scempio dei beni paesaggistici e culturali italiani restano del tutto inascoltati. Riportiamo una sintesi delle sue denunce, prima che sia troppo tardi...

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Nel Pnrr la transizione ecologica comporta un grande investimento complessivo (quasi 70 miliardi di euro), con l’obiettivo di raggiungere il 30% di energia rinnovabile entro il 2030, portando questa percentuale al 50% entro il 2050.

Se l’intensificazione di pannelli solari e torri eoliche dovesse comportare la devastazione di preziosi paesaggi storici, quali saranno le nostre priorità? Negli ultimi due decenni, già si è moltiplicata oltre ogni misura ragionevole la presenza di turbine eoliche alte fino a 250 metri, distribuite sul territorio con scarsa considerazione per le caratteristiche paesistiche; per non dire delle grandi estensioni di terreno sottratte all’agricoltura per cospargerle di pannelli solari.

Ma l’Italia non può e non deve gareggiare per numero dei nuovi impianti con altri Paesi di ben diverse dimensioni: per fare un solo esempio, mentre la nostra popolazione e quella della Francia sono assai simili (poco più di 60 milioni), e hanno dunque gli stessi bisogni di energia, la Francia ha una superficie quasi doppia (550.000 kmq contro i 300.000 dell’Italia); e di conseguenza la nostra densità di popolazione (206 abitanti per kmq) è quasi doppia di quella francese (117 abitanti per kmq). (1)

L’Italia ha pochi spazi pianeggianti, che dovrebbero essere dedicati all’agricoltura onde assicurare non solo il nostro sostentamento ma la produzione di cibo sano e di qualità; ma questi spazi, dalla pianura padana alla Campania, sono stati devastati da un consumo di suolo che è il più alto d’Europa, superiore anche a quello della Germania che ha più abitanti.

E tuttavia il disegno di legge inteso a limitare il consumo di suolo, dopo nove anni di traversie parlamentari, è stato da poco affossato in Senato. Intanto sono rallentati manutenzione e incremento dei bacini idroelettrici, che producono il 15% del fabbisogno di energia elettrica, per giunta non intermittente, e dunque più affidabile di eolico o fotovoltaico. Mettendo in sicurezza le dighe e ripulendo i fondali dai detriti si potrebbe non solo aver cura dell’ambiente ma anche accrescere la produzione, riducendo la corsa a nuove fonti di energia.

Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte al pericolo di danneggiare in modo irreversibile un Paese, il nostro, che fu un tempo il giardino d’Europa e di assecondare la messa in opera di torri eoliche e pannelli solari facendo l’interesse delle imprese (in gran prevalenza non italiane) che li producono ma non di chi vive in Italia e ha diritto a un contesto paesaggistico rispondente alle caratteristiche del Paese.

A questi temi l’Italia di oggi sembra insensibile: come si può altrimenti spiegare il duro contrasto fra il Regolamento europeo 2021/241, secondo cui le misure Pnrr devono proteggere gli ecosistemi senza produrre alcun danno ambientale, e il “Dl Semplificazioni”, dove tale principio è sostanzialmente ignorato?

E che cosa saprà fare l’Italia, dove la tutela del paesaggio è fra i principi fondamentali dello Stato (art. 9 Cost.) di fronte a un’Europa che propaganda il Green New Deal senza menzionare il paesaggio e il patrimonio storico-artistico e archeologico?

Che cosa faremo per regolare la scelta di luoghi idonei ad accogliere i nuovi impianti, o per lavorare d’anticipo coprendo sin dal principio il costo dello smantellamento di tali impianti, e non lasciarlo in eredità ai nostri figli e nipoti? Franosità, fragilità idrogeologica, alta sismicità, densità di popolazione da un lato;

ricchezza di paesaggi, ecosistemi, produzione agricola e monumenti preziosi dall’altro: sapremo tener conto di questi fattori e del loro combinarsi? O li cancelleremo dalla memoria storica in nome di una transizione ecologica ciecamente concentrata solo su se stessa?

L'Italia ha alle spalle una grande storia frutto di talento artistico e creatività. Oggi bisogna favorire la crescita di attività creative basate sull’interazione necessaria tra il fascino dei luoghi, l’intensità della storia, l’antichità delle presenze umane e la possibilità di creare qualcosa di nuovo e originale. Il passato va inteso come un conto in banca dal quale prelevare energie per creare un futuro migliore per chi verrà dopo di noi.
Non bisogna respingere le nuove tecnologie e l’idea di poter disporre di energia pulita, ma è rischioso

svendere la bellezza costruita nel corso dei secoli e che, in parte, ci è stata donata dalla natura. Non possiamo rovinare le bellezze di cui siamo gli amministratori in via temporanea. Non sono solo nostre, sono nostre e anche dei nostri pronipoti.

"La bellezza è una forma del genio" sostiene Oscar Wilde. È un concetto relativo al tempo e alla cultura ma esiste, come filo conduttore, un elemento spirituale che supera la vita quotidiana e che accomuna tutte le civiltà a partire dal Paleolitico.

L’arte e la cultura, espressioni di una ricerca della perfezione che ha una forte valenza spirituale, sono aspetti caratterizzanti di tutte le esperienze umane. Se pensiamo che solo la matematica e la tecnologia possano assicurare un futuro all’umanità, siamo completamente fuori strada. (4)

C'è una normativa (DM 219/2010) che regola l'impatto visivo dei parchi eolici, in quanto visibili in qualsiasi contesto territoriale. L'alterazione visiva deve essere riferita all'insieme delle opere previste per la funzionalità dell'impianto, e pertanto la localizzazione e la configurazione progettuale, devono esser volte al recupero di aree degradate e alla creazione di nuovi valori coerenti con il contesto paesaggistico.

Pale eoliche - Mini eolico - Le pale eoliche

In altri termini, l'impianto eolico dovrebbe essere l'occasione per il progetto di un nuovo paesaggio, ma solo laddove quello esistente sia in qualche modo deteriorato. Si vedono migliaia di torri eoliche in tutta Italia, ma non saprei indicare un solo luogo in cui questa norma sia stata rispettata e il progetto di Orbetello è anche a questo riguardo esemplare. E' forse degradata l'area dove verranno installate le nove altissime torri?
E le mura senesi di Magliano che vantaggio avranno da quell'incombente presenza? Nel progetto presentato, al borgo di Magliano viene assegnato un Vp (valore paesaggistico) assai basso, 1,2 su4: chiunque vi sia stato una sola volta non può che trasecolare. Si sostiene che l'indice di visibilità da Magliano sul campo eolico sia pari a zero, con bassissimo indice di affollamento degli aerogeneratori (nove!), che invece, a pochi chilometri dalla cinta muraria, saranno ovviamente più che visibili.

Intanto, sotto la pressione del Pnrr, si moltiplicano in tutta Italia i progetti di campi eolici: una decina solo nel Viterbese, più o meno tutti nella valle del Marta, fra Tarquinia e Bolsena. Saranno tutte aree degradate? E che speranza può mai esserci, se perfino in vista del Duomo di Orvieto, una delle cattedrali più importanti e nobili d'Europa, la società Rwe Renewables Italia sta per piantare sette torri eoliche alte 200 metri? Di questo parco eolico la sola cosa davvero appropriata è il nome, Phobos (che in greco vuol dire paura). Paura, o fobia, di chi o di che cosa? Saranno i turisti a fuggire spaventati dagli aerogeneratori giganti? O chi le ha volute, quelle torri, aveva paura di un paesaggio ancora intatto? (1)

Eppure sono caduti nel vuoto non solo l'accorato appello di Ernesto Galli della Loggia, ma anche le vibrate proteste di otto associazioni (fra cui Lipu, Pro Natura, Associazione Bianchi Bandinelli, Gruppo di intervento giuridico). Tutto vano: il progetto risulta approvato. Eppure i cittadini (gli ambientalisti veri) non demordono, tanto è vero che alcuni da Orvieto hanno partecipato a un'assemblea di pochi giorni fa a Orbetello. Nel miope localismo che ci assedia, la convergenza di analisi e proteste fra cittadini di aree diverse è sempre un buon segnale, e un possibile asse Orvieto-Orbetello è un caso simile alla sintonia fra cittadini di Milano, Parma e Roma contro infelicissimi progetti di nuovi stadi. Solo facendo rete tra loro i cittadini possono contrastare la deriva in cui i governi hanno gettato la politica delle energie rinnovabili in Italia, affidandola interamente al caso. In assenza di qualsivoglia piano regionale di localizzazione, è sempre e solo l'impresa proponente a prendere l'iniziativa, che i poteri pubblici, dal comune alla regione allo Stato, possono passivamente accettare o rallentare mediante "osservazioni". Sembra di là da venire una forte e mirata iniziativa pubblica, che capovolga questa dissennata procedura.

All'insegna della crisi energetica, è in corso una sorta di metaforica sostituzione etnica: aerogeneratori in luogo degli olivi, sfruttamento industriale del territorio anziché tutela dei paesaggi, la vista corta del Pnrr con le sue scadenze invece dell'interesse delle generazioni future, la retorica di corto respiro di un falso ambientalismo del profitto in luogo dello sguardo lungimirante della Costituzione.

Si deve partire dall'identificazione delle aree più idonee agli impianti, nel pieno rispetto delle attività agricole e delle norme di tutela (nonché delle Soprintendenze che vigilano su di esse), e solo dopo individuare le imprese a cui affidare i progetti. Invece, negli ultimi anni si va addensando sulle norme la fitta nebbia di una stratificazione normativa frammentaria, tortuosa e confusa, ma comunque ispirata da un chiaro indirizzo:

il trionfo del mercato contro le pubbliche istituzioni, il guadagno immediato dei pochi contro l'interesse di tutti nei tempi lunghi. Come diceva Andrea Zanzotto, "un bel paesaggio una volta distrutto non torna più", e se durante la guerra c'erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi: fatti che, apparentemente distanti fra loro, dipendono tuttavia dalla stessa mentalità.

L'Italia, ce lo andiamo ripetendo come una litania, è stato il primo Paese al mondo a porre in Costituzione, fra i principi fondamentali dello Stato, la "tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione" (art.9). E allora come mai, di fronte all'avanzata inesorabile di torri eoliche sparse a caso dappertutto, non si sono stabiliti criteri adeguati a pilotare le ipotesi progettuali, scegliendo luoghi idonei non solo per la frequenza o l'intensità dei venti, ma anche per il rispetto dei valori paesaggistici e delle attività agricole? Come mai, anzi, c'è chi accusa le Soprintendenze di frenare la transizione ecologica con la scusa di difendere i paesaggi storici?

Di Sonia Milone per Comedonchisciotte

NOTE

(1) "La giungla delle pale eoliche, l'energia pulita che devasta il paesaggio", La Stampa, 27 luglio 2023
(2) "Pale eoliche e pannelli fotovoltaici: non è così che si cura l'ambiente", La Stampa, 1 luglio 2021
(3) Salvatore Settis è autore di numerosi saggi, tradotti in 16 lingue, fra cui libri di storia dell'arte antica (Saggio sull'Afrodite Urania di Fidia, 1966; La Colonna Traiana, 1988; Laocoonte. Fama e stile,1999; La Villa di Livia e la pittura di giardino, 2002) e post-antica (La «Tempesta» interpretata. Giorgione, i committenti, il soggetto, 1978; Iconografia dell’arte italiana, 1100-1500, 2005; Artisti e committenti tra Quattro e Cinquecento, 2010). Ha curato "Memoria dell'Antico nell'arte italiana", 1984-86; "I Greci. Storia, arte, cultura, società", 1995-2002 e la collana "Mirabilia Italiae".
Di notevole rilevanza i libri dedicati alla difesa dei beni culturali italiani ("Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale, 2002; "Futuro del classico”, 2004; "Battaglie senza eroi. I beni culturali fra istituzioni e profitto", 2005; "Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile", 2010; "Azione popolare. Cittadini per il bene comune", Torino 2012, "Se Venezia muore", 2014; "Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla", 2016; "Architettura e democrazia. Paesaggio, città, diritti civili", 2017; "Cieli d’Europa. Cultura, creatività, uguaglianza", 2017).
Si veda anche: Salvatore Settis - Il paesaggio italiano e la sua tutela (youtube.com)
(4) "Nuraghi e pale eoliche mai insieme"

Commenti (47)

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Mostra commenti 47 caricati
    1. Dico no 22 marzo 2024

      Ma è lo stesso Settis che, su La Stampa, dell'Ucraina scrive che c'è un aggredito ed un aggressore?
      No dico, ma stiamo scherzando?

    2. Nonso 22 marzo 2024

      Dicolina, per avere cotanto curriculum l'avrà dovuto accarezzare a più d'uno

      PS: se ti interessa, ti prometto cotanto curriculum

    3. Dico no 22 marzo 2024

      Preferisco di no.

    4. Nonso 22 marzo 2024

      Va bene.

      Se ci ripensi, basta un commento

    1. FrancoMaloberti 22 marzo 2024

      Indipendentemente dall'estetica e da altre considerazioni relative il panorama, si deve capire quanto siano economicamente vantaggiose queste soluzioni "green" e quanto siano in effetti "green". Non sono esperto, ma facendo un giro sul WEB ho trovato che ci sono studi che usano il levelized full system cost of electricity (LFSCOE), che cerca di tenere conto di tutti i costi e prevede una disponibilità dell'energia 24 ore al giorno. Sembra che vento e solare siano battuti alla grande da biomassa ma ancor più da carbone e gas. Secondo uno studio Bank of America 2023 il gas batte il vento di un fattore 6 circa.

      I sussidi statali poi stravolgono tutto il calcolo ...

      Per l'aspetto green c'è il grosso problema di smaltire le pale eoliche quando diventano tecnolgicamente obsolete (dopo circa dieci anni).

      (ad esempio: Wikipedia Cost of electricity by source)

    2. Primadellesabbie 22 marzo 2024

      Un progetto di cui non si parla più prevedeva delle enormi (campo o giù di li) casse di cemento a forma di parallelepipedo schiacciato, vuote e capaci di galleggiare. Il "mare che non sta fermo mai" grazie alle maree, ora le solleva ora consente loro di scendere, un meccanismo sfruttava la forza della marea crescente e, quando questa si ritira, il peso della cassa che scende.

      A me sembrava geniale, ma si vede che non riescono a imbastirvi intorno un affare abbastanza grosso da accontentare tutti i pretendenti.

    3. absitiniuriaverbis 23 marzo 2024

      Un appunto magari scioccante di Neil deGrasse Tyson: nelle maree, i mari/oceani non si muovono.
      Il sole da una parte e la luna dall'altra attraggono l'acqua conferendo una figura ad uovo alle acque intorno al globo.
      La terra ruota entro questo uovo di acque e quindi il livello delle stesse rispetto alla terra sale e scende.
      È lo stessa differenza di prospettiva tra dire il solo tramonta (per dire) mentre in realtà è la terra ruotando su se stessa etc etc.

    4. Primadellesabbie 23 marzo 2024

      C'è sempre questa opzione, dipende da dove ti collochi per l'osservazione: la Terra sta ferma e tutto l'Universo le danza intorno.

      Però nel caso che proponi, le maree rispettano egregiamente gli appuntamenti, ma cambiano di intensità al cambiare delle stagioni, e non solo, e poi, quando la marea è al suo massimo, si ferma apparentemente in quella posizione prima di decrescere: secondo la teoria dell'uovo, in quella manciata di minuti la Terra dovrebbe essere ferma.

    5. absitiniuriaverbis 23 marzo 2024

      Non ti dimenticare delle forze d'inerzia.
      In qualunque transizione che comporti una variazione del vettore, si oppongono alla variazione. Questo potrebbe spiegare l'apparente stasi alla quale ti riferisci.

      Inoltre le distanze reciproche fra Terra e Sole e Luna cambiano nell'anno e con gli anni e questo innesca variazioni ulteriori nelle 'maree'.

    6. Primadellesabbie 23 marzo 2024

      Non c'è variazione ne' pausa se l'"uovo" sta fermo e la terra vi gira dentro.

    7. absitiniuriaverbis 23 marzo 2024

      C'è perché la 'deformazione dell'uovo' non è costante. Dipende almeno dalle posizioni relative Terra, Sole, Luna.

      Se vuoi, puoi anche considerare che la velocità di rotazione della Terra non è costante, che le velocità al suolo cambiano con latitudine e longitudine perché la Terra non è una sfera e che anche la 'gravità' non è costante da punto a punto.

      Insomma, secondo me ci sono elementi validi nella considerazione di Tyson.

      In fondo anche la vecchia teoria delle maree era basata sull'attrazione della luna da una parte e su minor attrazione dalla parte opposta . Ma esiste anche il Sole, ovviamente come tutte le altre variabili citate.
      È solo un cambio di prospettiva.

    1. LuxIgnis 22 marzo 2024

      Non si tratta di pale eoliche si o no, se deturpano il paesaggio o no, e altro.
      Perché come ha giustamente fatto notare PrimadelleSabbie è pieno di esempi di costruzioni ad minchiam che hanno deturpato l'ambiente. È quindi una "tradizione" ben consolidata.
      Il problema sta a fondo. Non è certo colpa di una "relativamente" nuova tecnologia. Che ha i suoi limiti, certo, ma come anche tutte le altre cose hanno i loro pregi e difetti. È proprio il sistema.
      Non è che una raffineria di petrolio sia meno impattante sull'ambiente ed è decisamente brutta.
      IL problema è sempre il solito: speculazione a mani libere. Chi ci ha da guadagnare sopra non si fa scrupoli e qui sono parecchi i soggetti interessati. I privati e le istituzioni.
      Sono convinto che anche le pale eoliche possano essere realizzate su territori a modesto impatto ambientale e a modesta sofferenza per chi vi abita in quei luoghi. Così come tante altre cose.
      Ma non si fa mai. Bisognerebbe avere a cuore tante cose, anzi bisognerebbe proprio avercelo un cuore, non pensare solo al denaro e al profitto.

    2. Nonso 22 marzo 2024

      Certo che sì, Lux!
      La Todde per la Sardegna, nella stessa intervista, parafrasando: sono preoccupata per certe mappature riguardanti le rinnovabili, io sono per una transizione energetica ecosostenibile, e per una sovranità energetica della mia regione, ma non sono per le speculazioni. Il territorio merita di più: sono favorevole ai rigassificatori.

      Se li meritava due schiaffi, sì o no?

    3. maghi 22 marzo 2024

      https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Energy-Traders-Thrive-Amidst-Europes-Renewable-Energy-Surge.html
      stranamente, ma anche questo sito che tratta affari energetici, è d'accordo. Senz'altro perchè essenzialmente tratta petrolio e gas. Sono comunque paure immotivate, tanto l'avidità umana porterà ad un esaurimento, sia di tutte le risorse energetiche, che di quelle umane. 40 anni fa il comprensorio tessile di Prato dava da campare a 200.000 italiani e avevano svuotato le campagne, le montagne del circondario e di molte zone del sud della Toscana e del meridione per le produzioni. Ora sono sempre 200.000, ma 1/6 sono arrivati dalla Cina. Quelli che mancano sono stati fagocitati dalla loro stessa avidità. Tornare ad un mondo più umano, non sarà possibile, finchè potremo pigiare un interruttore o girare le chiavi di avviamento di motori endotermici o elettrici, che siano.

    1. Liberto 22 marzo 2024

      Articolo interessante che riflette su come anche un'ottima iniziativa, come l'Agenda 2030, se non gestita coi dovuti controlli, può divenire un demone volto al mero raggiungimento di un obiettivo che ne porrà, inevitabilemnte, dei nuovi: il ritorno all'ordine.

    1. absitiniuriaverbis 22 marzo 2024

      La rivoluzione green è quella cosa che trasformerà i campi agricoli in campi fotovoltaici per fornire energia all'industria che produrrà cibo sintetico.

      La quadratura del cerchio.

    2. Nonso 22 marzo 2024

      Io voto il triangolo, che dio lo benedingolo.

      Il macroscopico problema delle pale (oggi, ieri è stato altro) è la speculazione scellerata a danno del territorio.
      Territorio che da un lato è fatto di piccole econoomie rurali, in Italia ancora di fondamentale importanza (ma vediamo per quanto), che si vedono espropriati i terreni da un giorno all'altro, dall'altro è paesaggio e quindi ecosistema, salute e turismo.

      Il pezzo chiarifica bene il problema, le regioni industriali facciano le regioni industriali, alle altre le palle in pace del creatore, grazie.

    3. absitiniuriaverbis 22 marzo 2024

      Fai attenzione al triangolo, ce ne sono di diversi tipi.
      Se fossi colui che non sono, a proposito del tre. direi:
      Cambio, per inutilizzo, i tre giorni della Merla con un week-end con
      la Passera. Telefonare anche ore pasti

    4. Nonso 22 marzo 2024

      Siccome sei colui che non è, ti dico: passerà

    1. uomospeciale 21 marzo 2024

      No all'eolico
      No al geotermico
      No al petrolio
      No al carbone
      No al metano
      No al fotovoltaico
      No al nucleare
      No alla biomassa
      No al rigassificatore
      No al colesterolo e lattosio
      Si a Valsoia

    1. clausneghe 21 marzo 2024

      Le pale eoliche sono di una bruttura esagerata e inoltre sono un pericolo mortale per gli uccelli.
      Solo le menti malate di questi cialtroni che pretendono di essere intelligenti potevano implementare una tecnologia così invasiva, rozza e impattante sull'ambiente e sull'occhio che deve vedere sto scempio. Non c'è limite al pessimo gusto e alla idiozia degli amministratori politicanti Talioti, maledetti venuti al mondo per sporcare e nuocere.

    2. lysmata 21 marzo 2024

      essí, effettivamente i mulini a vento sono un'invenzione dei primi anni del 2000, eddai su....
      .
      (edit: dimenticavo. Sono stato varie volte sotto una pala eolica ad ammirarla. Opera d'ingegneria meravigliosa. E non ricordo di aver calpestato un tappeto di ossicine di pennuto lí intorno, né tanto meno ho visto gli uccelli cadere a decine davanti a me. Sta a vedere che é un'altra cojonata...).

    3. sbregaverse 21 marzo 2024

      Basta metterci d'accordo all'ombra di quale pala tu possa essere preso dall'ammirazione ed io dalla commozione.

    4. clausneghe 22 marzo 2024

      Paragonare le pale alte cento metri con i mulini a vento è come paragonare un gattino ad una tigre.
      Un tempo dal balcone di casa mia ammiravo la sagoma del Baldo, ora la vedo accresciuta con questi pali e non è bello da vedere.

    5. alessandroparenti 22 marzo 2024

      Fattene una ragione mettendo una loro foto sul tuo frigorifero che funziona grazie a loro. Anche il cibo che marcisce non è bello da vedere. La pala record installata in Cina alta 152 metri rende autonome 36mila famiglie da tre persone. 108mila abitanti. Pensa un po' che meraviglia. E 66 di queste pale equivalgono a una centrale nucleare, come produzione.

    6. clausneghe 22 marzo 2024

      Guarda che io la corrente ce l'avevo anche prima, caro, e degli altri non me ne fotte una beata minchia, preferisco una verde collina senza pale anche se la plebaglia zoticona resta senza corrente. Poi naturalmente della mia opinione non fotte sega a nessuno, quindi tranqui che le pale cresceranno e tu potrai mangiare la farina di grilli congelata..

    7. Moderatore 22 marzo 2024

      Le ricordo che una delle regole inerenti i commenti da non approvare recita:messaggi o commenti contenenti turpiloquio gratuito.
      Percortesia, per evitare di vedere i sui commenti non approvati, riveda le sua modalità di espressione.
      Grazie e a rileggerla.

    8. clausneghe 22 marzo 2024

      OK,va bene

    1. lysmata 21 marzo 2024

      Una bella centrale nucleare o un termovalorizzatore, quelli sí che non deturpano il paesaggio. Sai che bello avere quella bella ciminiera a forma di fungo invece che le pale eoliche... Fate un salto in Francia, piena di paesi a poche centinaia di metri di distanza dalle centrali Nucleari, e chiedetevi cosa preferireste se abitaste lí. O per esempio la pianta di ORANO La Hague.
      ( https://maps.app.goo.gl/JTMPdVUs6MhkmJPR9 ), nella quale si elaborano e si parcheggiano rifiuti delle centrali nucleari.
      O ancora la centrale di Flamanville:( https://maps.app.goo.gl/KkfDaGjFbGvvxAjY8 ), a pochi metri dal mare. una vergogna. Magari avessero messo pale eoliche invece di quel mostro.
      Chissá perché nella zona vive poca gente, non saprei. E dire che la Bretagna é meravigliosa.

      Ah, per la cronaca, da casa mia vedo una 20ina di pale eoliche nelle montagne dietro casa, a una 10ina di km, e a circa 35 km ho una centrale nucleare con due reattori, uno ancora in funzione malgrado abbia giá quasi 40 anni (!!!) e uno in disuso dopo un incidente che solo per caso non é stato un altra Chernobyl.
      Indovinate cosa mi preoccupa di piú, le pale o la centrale?

      Ah, no, potremmo sempre decidere di mangiar grilli, tornare a cenare tutti a lume di candela e a smettere di tenere un frigorifero in casa. Dopotutto la catena del freddo per la conservazione dei cibi é un fatto sopravvalutato e inutile se conservate insetti secchi.

      Bisogna uscire dal paesello ogni tanto, bisogna vedere altre realtá e poi decidere quale sia veramente la peggiore.

      Mavaccagher...

    2. alessandroparenti 21 marzo 2024

      Qualcuno che ragiona in mezzo al mazzo. O forse bisogna semplicemente sbatterci la testa. Da noi nessuno ha la centrale nucleare a 35 kilometri, quindi starnazza indignato di paesaggi e uccelli migratori, magari seduto al ristorante in un borgo toscano mangiando la sua fiorentina da un kilo prodotta inquinando, consumando acqua, foraggio, terra. Mavaccagher pure io.

    3. Primadellesabbie 21 marzo 2024

      E poi, quando si scoprisse (o meglio: quando ci si mettesse d'accordo su) qualche cosa di più conveniente per produrre energia...si svitano 4 bulloni e si toglie di mezzo.

    4. alessandroparenti 22 marzo 2024

      Appunto!

    1. dana74 21 marzo 2024

      follia pura, ancora una volta la finanza ed il capitalismo si fagocita la natura ed il buon senso. Già questo eolico è un pacco di per sé, tutto questo poi solo per vendere le quote C02 sul mercato speculativo vedi Tesla

    2. alessandroparenti 21 marzo 2024

      Ma quale pacco? Spiega se ne sei in grado!

    1. Primadellesabbie 21 marzo 2024

      Ma la conoscete l'Italia?

      Perché qui se ne parla come di un gioiello, mentre si tratta di uno dei territori più compromessi d'Europa.

      E per fortuna che del mare si vede solo la superficie.

      Hanno cominciato gli inglesi con le ferrovie lungo le coste, poi raffinerie (quale Paese, disponendo di Venezia, avrebbe immaginato la raffineria di Marghera?) che non hanno risparmiato nessun tratto di costa, neanche nelle isole, poi le zone industriali, ora semi abbandonate, che ogni comune, anche di 3 abitanti nel mezzo del nulla ha sentito il dovere di costruire.

      Per le efferatezze nella Pianura Padana ci vuole un trattato a parte, come anche per le periferie delle città.

      Le colline sono state spianate per piantare vigneti, in una regione è pericoloso transitare anche in auto per i veleni spruzzati 50 volte l'anno sui frutteti.

      Vigneti e frutteti a perdita d'occhio, esteticamente sono una meraviglia...

      Andate a camminare in montagna, d'estate, dove sono presenti le piste di sci: la vegetazione è quella di un altro pianeta.

      Un delizioso paesino nel cuore delle dolomiti è stato fatto diventare una città di centomila abitanti e mi parlate dell'impatto estetico delle pale eoliche?

      Che poi siano un cesso rumoroso siamo d'accordo.

    2. lysmata 21 marzo 2024

      Vero, dimenticavo le raffinerie... gioiello di tecnologia rispettuosa con l'ambiente.

      Un esempio: Saras, a Sarroch: https://www.ilsole24ore.com/art/la-raffineria-sarroch-gioiello-saras-qui-quinto-carburanti-italia-AFX9uEhC?refresh_ce=1

      Dove cazzo eravate tutti voi mangiafiori quando la costruivano? Non era scempio quello?

    3. sbregaverse 21 marzo 2024

      E io invece mi commuovo alla loro vista maestosa, giganti che mi fanno pensare al vento e al nostro cimento chisciottesco.

    4. Primadellesabbie 21 marzo 2024

      Costruirle sulla costa, assieme alle acciaierie è frutto di una teoria di uno scienziato del ventennio, c'e un impianto ogni pochi chilometri, cominciando da Marghera, che circonda tutto lo stivale, isole maggiori comprese.

      Quello citato è l'ultimo e, se non sbaglio, è dei primi anni '60.

      Nel primo dopoguerra, nel quadro della ricostruzione, a noi sconfitti era stato "concesso" di allargare le raffinerie in cambio della riduzione del nostro comparto agricolo (sai che affare! cosa che favorì la corsa al triangolo industriale e l'abbandono delle campagne) per favorire lo sviluppo agricolo di altri Stati.

      Sembra folle ma andò così, e i politici dell'epoca, che probabilmente nulla potevano contro il mondo degli affari, come gli attuali, sono ancora ricordati.

      PS - Per la redazione: vorrei sapere se la vostra linea è quella di tollerare gentiluomini come quello a cui ho appena risposto.

    5. Primadellesabbie 21 marzo 2024

      Per 'vedere' il vento ti consiglio gruppi di alberi alti e flessibili capaci di muoversi con un refolo e di sopportare una bufera di vento.

      Qui siamo passati noi? (turbina che non ha resistito all'assalto di Don Chisciotte):

      https://cknewstoday.ca/news/2018/01/19/broken-wind-turbine-chatham-kent

    6. Bertozzi 22 marzo 2024

      Non c'era nessuno e chi c'era dormiva. La colpa è dei giovani d'oggi.

    7. Nonso 22 marzo 2024

      Buona idea!

    8. absitiniuriaverbis 22 marzo 2024

      Mi ricordi della stregona in Messico che diceva di volermi portare nella prateria perché li si 'vedeva camminare il vento'.
      E andammo.

    1. DrCaligari 21 marzo 2024

      L'uomo transumano è un uomo elettrico dato che dai bimbi agli anziani tutti hanno un cellulare che consuma costantemente energia. Mi chiedo come si possa parlare di transizione ecologica dopo avere indotto nella popolazione la necessità di energia elettrica come bisogno primario continuo e costante, come l'aria, cioè più ancora dell'acqua e del cibo. Sarebbe come dire che impacchettare l'insalata nella plastica e nel polistirolo anziché avvolgerla in un foglio di giornale sia una scelta ecologica. Bipensiero orwelliano. Questa mostruosa quantità di energia (aggiungiamo automobili frigoriferi etc) è naturalmente impensabile ottenerla da fonti non rinnovabili, ma guarda caso deturpare con pale eoliche il paesaggio va contro il patrimonio naturale di un Paese ed eliminare le coltivazioni per fare posto ai pannelli solari va contro la produzione di beni alimentari. Ovvero il transumanesimo accetta e ringrazia, gli insetti un po' meno.

    2. Nonso 21 marzo 2024

      C'è sempre un'opzione ulteriore, usciamo dai dualismi

    3. DrCaligari 21 marzo 2024

      Estremi che si tòccano.

    4. serizzo 24 marzo 2024

      concentrato di iopcrisia

    1. Nonso 21 marzo 2024

      Il verde del tricolore! Grazie CDC per averlo precisato

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