Il punto, cari amici lettori, è che il mondo si divide in un grande moto di opinioni pro e contro Israele e Iran. Una specie di scontro Guelfi e Ghibellini su scala mondiale.
Ma la Verità, dov'è? Soprattutto, qual è?
Lasciamo ai nostri amici del Bar disquisire e raccontare impressioni e opinioni, che in questo periodo abbondano e vedono dividersi gli osservatori tra pro e contro l'attacco di Israele contro Teheran.
Io mi limiterò a citare Treccani.it e un articolo da Biblistica.it, che racconta degli antichi rapporti tra il popolo di Israele la Persia e le altre monarchie vicine. Perché tutto ciò che riguarda le vicende del Medio Oriente ha radici antiche, divise tra questioni di potere e religiosità profonde. Grande confusione allora, grande confusione ora, dove le ragioni non sono mai del tutto assolute, e certamente dettate da brama di potere. Negli equilibri mondiali, ognuno cerca di ritagliarsi un nuovo spazio. Purtroppo, la sensazione è che questa dannata vicenda, fatta di odio e violenza, che parte dalla notte dei tempi senza soluzione di continuità, non avrà mai fine.
Buona lettura e buona visione!
Prima ancora dei conflitti con le grandi potenze mediorientali, il grande contrasto degli Ebrei fu con i Filistei, stanziatisi nell'attuale area di Palestina circa 1200 anni prima di Cristo:
Le città tenute dai Filistei, Gaza, Ascalona, Asdod (nella versione dei Settanta chiamata Azoto), Ecron, Gath, erano unite in una specie di confederazione: ciascuna di esse ha un proprio re, e in taluni racconti appare come operante indipendentemente dalle altre, mentre in altri i Filistei sembrano costituire un'unità politica (probabilmente tale unità non era effettiva se non in tempo di guerra). Che assai per tempo i Filistei abbiano sottomesso una parte della popolazione israelitica è mostrato dalla storia di Sansone, della quale per mancanza di dati sufficienti non possiamo fissare la cronologia né valutare esattamente l'importanza ma che certamente ha un substrato storico (Giudici, XIII-XIV) e che è posta in relazione specialmente con la città di Gaza. (Treccani.it) Appunto l'oppressione dei Filistei (caratteristico il divieto fatto agl'Israeliti di fabbricare armi) fu la causa dell'unificazione delle tribù israelitiche sotto un re, Saul, che le condusse alla vittoria. Ma nuovamente gl'Israeliti furono sconfitti e Saul ucciso col figlio primogenito Gionata (I Re [Samuele], XXXI), soprattutto a causa dell'allontanamento di David. Questi, respinto e insidiato da Saul, era passato al servizio di Akish, re di Gath, e il regno da lui costituitosi in Giuda fu effettivamente, per un certo tempo, sotto l'egemonia dei Filistei. Soltanto dopo lunghe e complesse lotte David riuscì a rendersi signore dell'intero Israele e a sottomettere, riducendola a condizione di vassallaggio, la pentapoli filistea. ... la netta distinzione dei Filistei dagli Ebrei durò a lungo: l'episodio narrato in Nehemia, XIII, 23-27 intorno al divieto di matrimonio tra gli Ebrei e le donne di Asdod e il divario linguistico tra queste e quelli ne è una prova caratteristica, per quanto sia dubbio se la "lingua di Asdod" fosse la continuazione del linguaggio originario dei Filistei o non piuttosto un dialetto aramaico. Anche la denominazione del territorio dal nome dei suoi occupanti si mantenne, e anzi il mondo ellenico, come del resto era naturale, ebbe notizia del territorio costiero prima che del retroterra, e dai Filistei lo denominò Συρία Παλαιστίνη (già in Erodoto, I, 104; III, 5; IV, 39; VII, 89; del resto la denominazione del paese come Purasati, Pilistu, Pĕleshet è già rispettivamente dell'egiziano, assiro, ebraico) e il nome si estese dalla costa alla regione dell'interno, donde il latino Palaestina. (Treccani.it)
Le vicende tormentate proseguirono sotto Babilonia, poiché i re babilonesi volevano “sottomettere” il re d’Israele, che spesso si ribellava e non pagava i tributi imposti, perciò come tutta risposta i babilonesi venivano ad assediare Gerusalemme e deportavano una parte della popolazione a Babilonia come riscatto.
Poi Ciro il Grande sottomise Babilonia, e conquistò Gerusalemme intorno al 539 a.C.
“Così dice Ciro, re di Persia: ‘Il Signore, Dio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli mi ha comandato di costruirgli una casa a Gerusalemme, che si trova in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, il suo Dio sia con lui, salga a Gerusalemme, che si trova in Giuda, e costruisca la casa del Signore, Dio d’Israele, del Dio che è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora del popolo del Signore, dovunque risiedano, siano assistiti dalla gente del posto con argento, oro, doni in natura, bestiame, e inoltre con offerte volontarie per la casa del Dio che è a Gerusalemme’”. Il primo anno, il re Ciro ha pubblicato questo editto, concernente la casa di Dio a Gerusalemme: La casa sia ricostruita per essere un luogo dove si offrono sacrifici; le fondamenta che verranno poste, siano solide; abbia sessanta cubiti d’altezza, sessanta cubiti di larghezza, tre ordini di blocchi di pietra e un ordine di travatura nuova; la spesa sia pagata dalla casa reale; inoltre, gli utensili d’oro e d’argento della casa di Dio, che Nabucodonosor aveva tolti dal tempio di Gerusalemme e trasportati a Babilonia, siano restituiti e riportati al tempio di Gerusalemme, nel luogo dov’erano prima, e riposti nella casa di Dio”. – Esd 6:2-5. Prima la casa di Dio, poi quella della gente. Ora toccava ricostruire l’amata Yerushalàym, Gerusalemme. I giudei erano circondati da nemici, per cui fu necessario – per la loro tranquillità e libertà – circondare di mura la città che da ogni parte iniziava a risorgere (Nee 3). I giudei furono a quel punto accusati di costruire le mura per rendersi indipendenti dal dominio persiano (6:6). L’accusa fu presentata bene e fece una certa impressione al nuovo re di Persia, Artaserse (Esd 4:7-18). Il re decretò la sospensione dei lavori. –Esd 4:21. Quando “gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdodei udirono che la riparazione delle mura di Gerusalemme progrediva” (Nee 4:7), progettarono di attaccare i giudei e di ucciderli (v. 11). Conosciuti i piani nemici (4:12), metà dei “giovani lavorava, e l’altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi e di corazze; e i capi stavano dietro a tutto il popolo di Giuda. Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano, e con l’altra tenevano la loro arma. E ognuno dei costruttori, durante il lavoro, portava la spada cinta ai fianchi”; il trombettiere era pronto a suonare l’allarme. – Nee 4:16-18.
Ritornare nella Terra Santa, vivere secondo la Legge di Dio, essere guidati da persone timorate di Dio, tutto questo non significava ancora per gli ebrei avere l’autonomia politica. I re di Persia non la concedettero mai. Gli ebrei sopportavano con dolore e rincrescimento la mancanza della completa indipendenza. Per questo rischiarono di vedersi maltrattati da Alessandro il Grande, quando questi mosse all’assedio di Gerusalemme. Ormai praticamente padrone della Persia e della Babilonia (1Maccabei 1:1-4), nel 4° secolo a. E. V. il grande conquistatore greco desistette dall’attaccare Gerusalemme solo per rispetto del sommo sacerdote Iaddua che gli si fece incontro con tutto lo splendore delle sue vesti sacerdotali (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, XI, 326-338 [viii, 4, 5]). Gerusalemme aprì le sue porte e si arrese ad Alessandro; secondo Giuseppe Flavio ad Alessandro venne mostrato il libro della profezia di Daniele dov’è detto che un potente re greco avrebbe assoggettato e conquistato l’impero persiano (Antichità giudaiche, XI, 337 [viii, 5]).
Gli ebrei non poterono mai riacquistare libertà assoluta, ma dovettero continuamente riconoscere questo o quel padrone, pagandogli imposte e fornendogli soldati.
Secoli dopo, nel 198 a. E. V. Antioco il Grande, re di Siria, dopo essersi impadronito di Sidone (città della Fenicia, odierno Libano), conquistò Gerusalemme.
Antioco dopo aver sconfitto l’Egitto nell’anno 143, si diresse contro Israele e mosse contro Gerusalemme con forze ingenti. Entrò con arroganza nel santuario e ne asportò l’altare d’oro e il candelabro dei lumi con tutti i suoi arredi e la tavola dell’offerta e i vasi per le libazioni, le coppe e gli incensieri d’oro, il velo, le corone e i fregi d’oro della facciata del tempio e lo sguarnì tutto; si impadronì dell’argento e dell’oro e d’ogni oggetto pregiato e asportò i tesori nascosti che riuscì a trovare; quindi, raccolta ogni cosa, fece ritorno nella sua regione. Fece anche molte stragi e parlò con grande arroganza” (1Maccabei 1:20-24). Il territorio di Giuda passò così sotto la dominazione dei Seleucidi (cfr. Dn 11:16). Gerusalemme rimase soggetta ai Seleucidi per 30 anni, fino al 168 a. E. V.. Antioco fece massacri enormi tra i giudei: “Piombò sulla città, le inflisse colpi crudeli e mise a morte molta gente in Israele [circa 80.000]. Mise a sacco la città [Gerusalemme], la diede alle fiamme e distrusse le sue abitazioni e le mura intorno. Trassero in schiavitù le donne e i bambini [circa 40.000]” (1Maccabei 1:30-32). Non contento, emise un decreto che obbligava gli ebrei a rinunciare alla Legge di Dio. – 1Maccabei 1:41,42,45-51.
Infine, con la presa di Gerusalemme da parte di Tito Flavio Vespasiano, nel 70 d.C., si completò (non senza fatica) la fase antica delle vicende del Popolo di Israele.
«La città [di Gerusalemme] venne abbattuta dalla rivoluzione, poi i Romani abbatterono la rivoluzione, che era molto più forte delle sue mura; e di questa disgrazia si potrebbe attribuirne la causa all'odio di chi si trovava al suo interno, ai Romani il merito di aver ripristinato la giustizia. Ma ognuno può pensarla come crede, vedendo come accaddero i fatti realmente.» (Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, V 6.1.257)

BaNonso 23 giugno 2025
La prima volta che Tiziano mi trova completamente d'accordo. Siamo nelle mani di psicotici, anche pretendere l'allienamento del mondo intero ai diktat occidentali è da malati di mente, il concetto stesso di potere globale è da malati di mente.