Dalle prime ore del mattino gli Stati Uniti hanno iniziato una operazione militare in Venezuela. Esplosioni nella capitale Caracas. Il Venezuela ha dichiarato lo stato di emergenza, esortando il popolo alla mobilitazione:
"La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia dinanzi alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall'attuale governo degli Stati Uniti d'America contro il territorio e la popolazione venezuelani nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e degli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, l'uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell'uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare in America Latina e nei Caraibi, e mette gravemente a rischio la vita di milioni di persone. L'obiettivo di questo attacco non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l'oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti. Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto imperi. Quando nel 1902 potenze straniere bombardarono le nostre coste, il presidente Cipriano Castro proclamò: «Il piede insolente dello straniero ha profanato il suolo sacro della Patria». Oggi, con il morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si ribella nuovamente per difendere la propria indipendenza dall'aggressione imperiale".
Ad inizio 2025, lo ammise chiaramente e pubblicamente Maria Corina Machado, leader dell'opposizione venezuelana e neo Premio Nobel per la Pace, durante la trasmissione streaming di Donald Trump Jr.
"Toglieremo allo Stato il settore petrolifero. Privatizzeremo tutte le nostre industrie. Il Venezuela dispone di risorse enormi: petrolio, gas, minerali, terra e tecnologia"
Secondo le ultime notizie, come riporta la CNN, Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno catturato il presidente Nicolás Maduro e sua moglie e li hanno portati fuori dal Paese. Lo ha annunciato su Truth Social. e tramite un’intervista al New York Times. La vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, in una apparizione pubblica, ha chiesto a Washington una prova che Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores siano vivi.
Il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe detto al senatore statunitense Mike Lee, che “non prevede ulteriori azioni in Venezuela ora che Maduro è sotto la custodia degli Stati Uniti”. Lo riporta lo stesso Lee sul suo profilo X. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha pubblicato un video che documenta presunte vittime civili causate dagli attacchi americani.
Víctimas civiles. pic.twitter.com/HrdR355l24
— Gustavo Petro (@petrogustavo) January 3, 2026
Mosca condanna, il comunicato del ministero degli esteri parla di "aggressione armata contro Il Venezuela da parte degli Usa" che "ha suscitato profonda preoccupazione e condanna”: "I pretesti addotti per giustificare tali azioni sono insostenibili. L'ostilità ideologica ha prevalso sulle considerazioni pragmatiche, così come sulla volontà di costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla prevedibilità“, si legge nella dichiarazione. Fonti interne all'opposizione venezuelana hanno riferito a Sky News che ritengono che la cattura del presidente Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti sia stata una “uscita negoziata”.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato il dispiegamento dell'esercito alla frontiera con il Venezuela:
Il governo colombiano respinge l'aggressione alla sovranità del Venezuela e dell'America Latina. I conflitti interni tra i popoli devono essere risolti pacificamente dagli stessi popoli. Questo è il principio dell'autodeterminazione dei popoli che è alla base del sistema delle Nazioni Unite. Invito il popolo venezuelano a trovare le vie del dialogo civile e della sua unità. Senza sovranità non c'è nazione. La pace è la via e il dialogo tra i popoli è fondamentale per l'unità nazionale. Dialogo e ancora dialogo è la nostra proposta".
Intanto i nani tecnocrati della Ue, con l'Altissima rappresentante per la politica estera Kaja Kallas chiede "moderazione" al Boss americano, Maduro non sarebbe un Presidente legittimo:
Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il nostro Ambasciatore a Caracas. L'UE sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela. L'UE ha ripetutamente affermato che Maduro manca di legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell'UE nel Paese è la nostra massima priorità.
I have spoken with Secretary of State Marco Rubio and our Ambassador in Caracas. The EU is closely monitoring the situation in Venezuela.
The EU has repeatedly stated that Mr Maduro lacks legitimacy and has defended a peaceful transition. Under all circumstances, the principles… — Kaja Kallas (@kajakallas) January 3, 2026
Il Ministro degli esteri russo Lavrov ha chiesto “immediati chiarimenti”. “Siamo estremamente preoccupati dalle notizie secondo cui il presidente venezuelano Maduro e sua moglie sarebbero stati allontanati con la forza dal Paese durante le aggressive azioni compiute oggi dagli Stati Uniti”. Una “violazione inaccettabile della sovranità di uno Stato indipendente, il cui rispetto è un principio fondamentale del diritto internazionale”.
Mosca è esplicita nelle sue posizioni: chiede agli Usa di rilasciare Maduro e la moglie. e smentisce la notizia data da Reuters, secondo cui il vicepresidente venezuelano Delcy Rodriguez - che nelle prime ore aveva chiesto pubblicamente a Washington se Maduro e la moglie fossero vivi - sarebbe attualmente in Russia.
Intanto, il Capo del Dipartimento alla Giustizia Usa Pam Bondi ha dichiarato che Nicolas Maduro “presto dovrà affrontare tutta la collera della giustizia americana sul suolo americano nei tribunali americani”, citando l'atto di accusa contro Maduro che lo incrimina per “cospirazione a fini di narcoterrorismo, cospirazione per importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi e cospirazione per il possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi contro gli Stati Uniti”. Bondi ha ringraziato Trump e l'esercito americano, che secondo lei “ha condotto la missione incredibile e di grande successo per catturare questi due presunti narcotrafficanti internazionali”, riferendosi al Presidente del Venezuela Nicolás Maduro e a sua moglie Cilia Flores.
Siamo alle solite: l'Impero del bene sta per assicurare alla giustizia il dittatore cattivo? Il Petrolio fa questo effetto: separa il bene dal male.
Ma è la situazione interna al Venezuela che davvero importa ed è tutta da decifrare: il ministro degli interni del Venezuela Cabello, dalle strade di Caracas, circondato dai militari dichiara alla tv:
"È stato un attacco criminale, codardo e terroristico degli Stati Uniti contro il Venezuela, hanno attaccato impianti elettrici e lanciato bombe contro i civili. Le forze militari, la polizia e le milizie popolari saranno un'unica forza del Paese, qui c'è un popolo organizzato".
Interviene alla televisione pubblica il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab, che difende Maduro e lo definisce “Vittima di un sequestro”, ricordando il golpe contro Chavez del 2002 che poi riprese il potere grazie alle Forze Armate.
Nel frattempo, si fa sentire la Cina, la Superpotenza che forse, più di ogni altra, avrebbe da perdere se avvenisse davvero un cambio di regime a Caracas.
Così il portavoce del Ministero degli Esteri: "La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente il palese uso della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l'azione contro il suo presidente. Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione dei Caraibi. La Cina si oppone fermamente. Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare il diritto internazionale e gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e di smettere di violare la sovranità e la sicurezza di altri paesi".
“L'attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela costituisce una chiara violazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali del diritto internazionale. Si tratta di un esempio da manuale di ”atto di aggressione“ che deve essere immediatamente condannato in modo esplicito dalle Nazioni Unite e da tutti gli Stati interessati a difendere lo Stato di diritto, la pace e la sicurezza internazionale”, ha affermato il Ministero degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Per il Segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres, l'attacco di guerra degli Usa è un "pericoloso precedente" del fatto che "le norme del diritto internazionale non siano state rispettate”
Ed infatti ecco il Presidente di Pace "mai più guerre" Trump mette in mostra la civiltà del Far West, o "Nuova Dottrina Monroe", lo sceriffo che ha catturato il famigerato bandito dittatore della Contea Mondo made in Usa

Parlando di cultura e civiltà vera, ecco l'accorato e sentito appello dell'ex ambasciatore italiano a Teheran e Pechino, Alberto Bradanini su l'Antidiplomatico:
Il vero stato canaglia del pianeta, gli Stati Uniti d’America, stanno aggredendo un paese sovrano, che nulla ha fatto contro la più grande “cosiddetta democrazia” del pianeta, guidata in questo momento da un sociopatico bisognoso di cure psichiatriche, ma in realtà teleguidato dalle grandi corporazioni private che controllano, in sequenza, lo stato profondo (Cia, Fbi, Nsa e le altre sorelle di merende), i produttori di morte (armi e virus), generali “stranamori” pronti a distruggere il mondo per sete di potere, e politici al soldo del miglior offerente. Aggredendo il Venezuela, il bellicismo americano, conferma di essere la concentrazione di potere finanziario, militare e tecnologico più pericolosa oggi sul pianeta Terra, pronta finanche a mettere a repentaglio la sopravvivenza del genere umano, priva di umanità e di rispetto dei diritti altrui. Come tutti i vigliacchi, tuttavia, gli Stati Uniti non si attentano ad attaccare grandi potenze come la Russia o la Cina, ma paesi poveri e indifesi, che però non si piegano ai capricci imperiali, che difendono la loro sovranità, facendo semmai errori come tutti, ma che cercano la strada per generare quel po’ di prosperità e benessere per i propri cittadini che le loro condizioni politiche ed economiche consentono. Il giornalista John Pilger ci ricorda che negli ultimi 70 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni democratiche di oltre trenta paesi, bombardando popolazioni di trenta nazioni, la maggior parte povere e indifese. Hanno tentato di assassinare dirigenti politici di 50 stati sovrani. Hanno finanziato o sostenuto la repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre 20 paesi. La portata e la magnitudine di tale obbrobriosa carneficina viene sì evocata, ma solo ogni tanto, per essere subito accantonata, mentre i responsabili continuano a comandare e ad aggredire. Lo scrittore britannico Harold Pinter, ricevendo il premio Nobel per la letteratura nel 2005, affermava: “la politica estera degli Stati Uniti si può definire come segue: baciami il fondo schiena o ti spacco la testa. Essa è semplice e cruda, e l’aspetto interessante è che funziona perché gli Usa hanno risorse, tecnologie e armi per seminare disinformazione sistemica, servendosi di una retorica menzognera imposta col dominio della narrativa pubblica, riuscendo sinora a farla franca. Essi sono persuasivi, specie agli occhi degli sprovveduti e dei governi sottomessi. Quello che dicono è una montagna di menzogne, ma funziona. I crimini degli Stati Uniti sono costanti, feroci, senza indugi, eppure pochi ne parlano e pochissimi ne prendono coscienza. Gli Stati Uniti manipolano in forma patologica il mondo intero, presentandosi come paladini del Regno del Bene, ma si tratta solo di ipnosi collettiva, un meccanismo che non si ferma mai”. Questa ennesima aggressione da parte della “sola nazione indispensabile al mondo” secondo il lessico demente di Margaret Albright e di quel vanesio di Bill Clinton (indispensabile per far la guerra a chi non obbedisce beninteso) dovrebbe far riflettere anche noi abitanti della penisola italica, da oltre 80 anni protettorato politico e militare degli Stati Uniti d’America. Sfidando la provocazione di H. Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti è rischioso, ma esserne amici è fatale, in un momento storicamente effervescente, una classe politica di qualità - di cui beninteso, ahimé non disponiamo - coglierebbe l’occasione storica irripetibile, recuperando la propria sovranità, pregando gli americani di accomodarsi a casa loro insieme alle loro armi nucleari, poiché l’Italia non ha nemici alle frontiere e non teme di essere aggredita da nessuno. In parallelo, quella medesima classe dirigente inesistente, dovrebbe prendere distanza dal dominio economico-monetario delle élite nordeuropee – a loro volta assoggettate alla finanza di Wall Street e della City di Londra - che sta distruggendo il futuro dei nostri figli e nipoti. Uscire dalla Nato e dall’Unione Europea è dunque ancora una volta il grido di reazione che l’aggressione americana contro il Venezuela dovrebbe indurci a considerare. Si tratta di un sogno, lo sappiamo bene, ma come noto gli esseri umani vivono più di sogni che di realtà. Oggi poi siamo pervasi da un soverchiante sentimento di ingiustizia, quale patrimonio insopprimibile di cui tutte le persone dotate di coscienza etica e politica dovrebbero disporre. Riceva il Venezuela, il suo governo e la popolazione tutta, la nostra solidarietà più completa e la nostra vicinanza umana, politica e etica, mentre la nostra memoria non può non andare ancora una volta alle battaglie per la sovranità e indipendenza del grande generale Simon Bolivar. Nel suo nome il Venezuela prevarrà.
Questo il discorso integrale di Donald Trump durante la sua conferenza stampa nella sua residenza in Florida, perchè il mondo si comanda dal proprio villone:
Donald Trump Nella tarda serata di ieri e nelle prime ore di questa mattina, sotto la mia direzione, le forze armate degli Stati Uniti hanno condotto una straordinaria operazione militare nella capitale del Venezuela. La schiacciante potenza militare americana - in aria, via terra e via mare - è stata utilizzata per lanciare un assalto spettacolare. È stata un'operazione senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Questa azione ha preso di mira una fortezza militare pesantemente fortificata nel cuore di Caracas per assicurare alla giustizia il dittatore fuorilegge Nicolás Maduro. È stata una delle dimostrazioni più sorprendenti, efficaci e potenti della forza e della competenza militare americana nella nostra storia. E se si considerano le azioni passate, come l'attacco a Soleimani, l'operazione contro al-Baghdadi e la recente distruzione degli impianti nucleari iraniani nell'operazione nota come Midnight Hammer, tutte eseguite in modo impeccabile, si capisce davvero di cosa è capace questo Paese. Nessuna nazione al mondo avrebbe potuto realizzare ciò che gli Stati Uniti hanno realizzato ieri, e in così poco tempo. Tutta la capacità militare venezuelana è stata neutralizzata quando gli uomini e le donne delle nostre forze armate, lavorando fianco a fianco con le forze dell'ordine statunitensi, hanno catturato con successo Maduro nel cuore della notte. Era buio. Le luci di Caracas sono state in gran parte spente grazie alle capacità di cui disponiamo. Era buio ed era mortale. Insieme a Maduro è stata catturata anche sua moglie Celia Flores, ed entrambi ora devono affrontare la giustizia americana. Maduro e Flores sono stati incriminati nel Distretto Meridionale di New York per la loro campagna di narcoterrorismo mortale contro gli Stati Uniti e i suoi cittadini. Voglio ringraziare gli uomini e le donne delle nostre forze armate, che hanno portato a termine questa straordinaria missione durante la notte con velocità, potenza, precisione e competenza mozzafiato. Raramente assistiamo a operazioni di questo calibro. In passato abbiamo assistito a raid che non sono andati bene e sono stati imbarazzanti. Si può guardare indietro all'Afghanistan o agli anni di Carter; quelli erano tempi molto diversi. Siamo di nuovo una nazione rispettata, forse più che mai. I guerrieri addestrati da Israele che lavorano a fianco delle forze armate statunitensi hanno affrontato il nemico in uno stato di massima preparazione. Erano pronti per noi. Sapevano che avevamo diverse navi posizionate al largo. Sapevano che stavamo arrivando. Erano in quella che viene definita una posizione di pronto intervento. Ma sono stati completamente sopraffatti e rapidamente neutralizzati. Se aveste visto quello che ho visto io ieri sera, ne sareste rimasti profondamente impressionati. Non sono sicuro che potrete mai vederlo per intero, ma è stato davvero straordinario. Nessun militare americano è stato ucciso e nessuna attrezzatura americana è andata perduta. Abbiamo schierato molti elicotteri, aerei e personale. Eppure non abbiamo perso nessun aereo, veicolo o sistema. Ancora più importante, nessun militare americano è rimasto ucciso. L'esercito degli Stati Uniti è di gran lunga la forza combattente più forte e formidabile sulla Terra. I nostri nemici possono a malapena immaginare le nostre capacità. Abbiamo le migliori attrezzature al mondo. Nulla è paragonabile alla nostra tecnologia. Anche in mare, abbiamo ridotto il traffico di droga del 97%. Ogni nave che trasporta droga rappresenta in media 25.000 vite distrutte. Ne abbiamo eliminato il 97% e la maggior parte di quella droga proveniva da un unico luogo: il Venezuela. Amministreremo il Paese fino a quando non sarà possibile effettuare una transizione sicura, adeguata e accorta. Non vogliamo che un altro regime prenda il potere solo per ripetere gli stessi fallimenti degli anni passati. Quindi sorveglieremo il Paese fino a quando non sarà pronta una transizione legale e stabile. Deve essere oculata perché questo è ciò che sosteniamo. Vogliamo pace, libertà e giustizia per il popolo venezuelano. Ciò include molti venezuelani che ora vivono negli Stati Uniti e che vogliono tornare in patria. Non possiamo rischiare che qualcuno prenda il potere senza avere a cuore gli interessi del popolo venezuelano, come abbiamo visto per decenni. Non lo permetteremo. Ora siamo lì, e ciò che molte persone non capiscono, ma capiranno presto, è che resteremo lì fino a quando non sarà possibile una transizione adeguata. In sostanza, amministreremo la nazione fino a quando non avverrà tale transizione. Come tutti sanno, l'industria petrolifera del Venezuela è in crisi da anni. La produzione è scesa quasi a zero rispetto a quella che avrebbe dovuto essere. Coinvolgeremo le nostre più grandi compagnie petrolifere statunitensi, le più grandi al mondo, affinché investano miliardi di dollari e riparino le infrastrutture petrolifere gravemente danneggiate. Ripristineremo la produzione in modo che la nazione possa generare nuovamente entrate reali. E siamo pronti, se necessario, a lanciare una seconda operazione molto più ampia. Eravamo preparati per una seconda fase e ci aspettavamo che potesse essere necessaria. Tuttavia, la prima ondata ha avuto un successo così travolgente che una seconda potrebbe non essere necessaria. Restiamo comunque prontissimi. Questa nuova partnership tra Venezuela e Stati Uniti – una nazione con cui tutti vogliono allearsi grazie al nostro successo e al nostro potere – renderà il popolo venezuelano prospero, indipendente e sicuro. Porterà anche sollievo ai venezuelani che vivono negli Stati Uniti e che hanno sofferto molto. La loro sofferenza finisce oggi. Maduro era il leader di una vasta organizzazione criminale responsabile del traffico di enormi quantità di droghe letali negli Stati Uniti. Come sostenuto nell'atto d'accusa, ha supervisionato personalmente il brutale cartello noto come Cartel de los Soles, che ha inondato l'America di narcotici letali che hanno ucciso innumerevoli cittadini nel corso di molti anni. Maduro e sua moglie dovranno ora affrontare tutta la forza della giustizia americana sul suolo americano. Attualmente vengono trasferiti via nave e arriveranno a New York, dove si terrà il processo, oppure in Florida. È scioccante e sconcertante che un regime del genere abbia potuto esistere per così tanti anni dopo la scadenza del mandato presidenziale di Maduro. Durante quel periodo, ha condotto una campagna incessante di violenza, terrore e sovversione contro gli Stati Uniti, minacciando non solo il nostro popolo, ma anche la stabilità dell'intera regione. Oltre al traffico di enormi quantità di droghe illegali che ha causato sofferenze diffuse in tutti gli Stati Uniti, Maduro ha inviato bande criminali violente, tra cui la spietata banda carceraria Tren de Aragua, a terrorizzare le comunità americane in tutto il paese. Erano presenti in Stati come il Colorado. Hanno sequestrato edifici residenziali. Hanno mutilato coloro che consideravano nemici. Erano brutali. Ora non sono più brutali. Voglio congratularmi con i nostri militari, Pete (Peter Brian Hegseth, il segretario della Guerra, ndt), e con tutti i membri della Guardia Nazionale per il loro eccezionale lavoro, anche a Washington, D.C., che ora è una delle città più sicure d'America. Una città che un tempo era tormentata dalla criminalità, ora non ne ha praticamente più. Da mesi non si registrano omicidi. I ristoranti stanno riaprendo. Le famiglie si sentono di nuovo sicure a camminare per le strade. Questo grazie al lavoro instancabile della nostra Guardia Nazionale, dei nostri militari e delle forze di polizia. Stiamo applicando lo stesso modello in altre città come Memphis, dove la criminalità è già diminuita del 77%. La Louisiana ha chiesto aiuto e, da quando siamo intervenuti, la criminalità a New Orleans è diminuita drasticamente nel giro di poche settimane. Alcuni governatori esitano ancora ad accettare aiuto, anche se non dovrebbero. A Chicago, anche un supporto federale limitato ha ridotto la criminalità nonostante la resistenza dei leader locali. A Los Angeles, l'intervento federale ha impedito il collasso totale durante le rivolte, anche se quel lavoro non è mai stato apprezzato. Va bene così. Faremo sempre ciò che è necessario. Ma Washington, D.C. rimane il nostro più grande motivo di orgoglio perché è la capitale della nostra nazione ed è ora una delle città più sicure d'America. Le bande inviate da Maduro hanno violentato, torturato e ucciso donne e bambini americani. Operavano in molte regioni, tra cui Trinidad e Tobago, e venivano utilizzate per terrorizzare sia i venezuelani che gli americani. Maduro non minaccerà più nessuno. Per anni ho messo in evidenza gli americani innocenti le cui vite sono state distrutte da questa rete terroristica venezuelana. Dicono che sia la peggiore al mondo. Americani come la dodicenne Jocelyn Nungeri di Houston, una bellissima ragazzina, sono stati rapiti e uccisi da questi criminali. Il regime di Maduro ha svuotato le sue prigioni e i suoi istituti psichiatrici, inviando criminali violenti, trafficanti di droga e membri di bande negli Stati Uniti. Questo finisce ora. Il nostro confine è sicuro. Nessuno lo attraversa senza autorizzazione. Il Venezuela ha anche sequestrato e venduto le risorse petrolifere americane, causandoci perdite per miliardi di dollari. Le amministrazioni precedenti non hanno fatto nulla. Abbiamo costruito l'industria petrolifera venezuelana utilizzando il talento americano, e ci è stata rubata. Questo è stato uno dei più grandi furti di proprietà nella storia degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non permetteranno mai più alle potenze straniere di derubare il nostro popolo o di espandere la loro influenza ostile nel nostro emisfero. Sotto Maduro, il Venezuela ha accolto nemici stranieri e si è procurato armi pericolose che minacciavano la vita degli americani. Queste armi sono state usate ieri sera. Tutto ciò ha costituito una violazione diretta della politica estera americana di lunga data, risalente a oltre due secoli fa, compresa la Dottrina Monroe. Quella dottrina è tornata ad essere importante. Non la ignoreremo più. Con la nostra nuova strategia di sicurezza nazionale, la forza americana nell'emisfero occidentale non sarà mai più messa in discussione. Per decenni, le amministrazioni hanno trascurato queste minacce. Sotto la mia amministrazione, riaffermiamo il potere americano. Lo abbiamo fatto nel mio primo mandato e lo stiamo facendo di nuovo con ancora maggiore forza. Il futuro sarà plasmato dalla protezione del commercio, dal territorio e dalle risorse fondamentali per la sicurezza nazionale. Questi principi hanno sempre definito il potere globale. Proteggeremo i nostri confini, fermeremo i terroristi, smantelleremo i cartelli e difenderemo i cittadini americani da ogni minaccia, straniera o interna. Alcuni leader non hanno avuto il coraggio di proteggere l'America. Non permetterò mai ai terroristi o ai criminali di operare contro gli Stati Uniti impunemente. Questa operazione è un chiaro avvertimento a tutti coloro che minacciano la sovranità americana o le vite degli americani. L'embargo contro il Venezuela rimane pienamente in vigore. L'armata americana rimane in posizione e pronta. Tutte le opzioni militari rimangono sul tavolo fino a quando le nostre richieste non saranno pienamente soddisfatte. Ogni figura politica e militare in Venezuela deve capire che ciò che è successo a Maduro può succedere anche a loro se non agiscono in modo equo nei confronti del loro popolo. Il dittatore e terrorista Maduro è finalmente sparito. Il popolo venezuelano è di nuovo libero. L'America è oggi una nazione più sicura e orgogliosa perché non abbiamo permesso che questa minaccia continuasse. L'emisfero occidentale è ora un luogo molto più sicuro. Voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati in questa operazione, compreso il generale “Raisin” Cain, un leader eccezionale, e il nostro segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Il loro lavoro è stato straordinario. Grazie mille.
Mentre la nostra Giorgina nazionale, dichiara "legittimo" l'attacco militare americano, la vice presidente Venezuelana Delcy Rodríguez è ufficialmente il nuovo Presidente, così come è ancora in carica il ministro degli interni Cabello ed il ministro della difesa, apparso nella notte in tv, prima dato per morto.
La struttura statale venezuelana sembra aver resistito l'urto, i sostenitori del governo bolivariano stanno manifestando per le strade. E' stata una giornata campale, arriveranno tempi forse peggiori.
L'aquila americana, lo sceriffo del mondo ha colpito di nuovo. Verrebbe da dire: non è stato tutto troppo facile?
E' anche vero che senza popolo non si governa. Monroe o non Monroe.
Questo è il problema.
agg. alle ore 22:30 del 03.01.2026
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La guerra degli Stati Uniti contro il Venezuela è iniziata nel 2001
Gli attuali attacchi degli Stati Uniti contro il Venezuela fanno parte di un processo ventennale guidato dagli Stati Uniti e dalla destra venezuelana per minare il progetto bolivariano e la sua coraggiosa decisione di utilizzare la ricchezza petrolifera del Paese per il miglioramento della vita della sua popolazione.
Di Vijay Prashad, peoplesdispatch.org
Gli Stati Uniti non avevano alcun problema con il Venezuela in sé, né con il Paese né con la sua ex oligarchia. Il problema che il governo degli Stati Uniti e la sua classe imprenditoriale hanno è con il processo avviato dal primo governo del presidente venezuelano Hugo Chávez.
Nel 2001, il processo bolivariano di Chávez approvò una legge chiamata Legge Organica sugli Idrocarburi, che affermava la proprietà statale su tutte le riserve di petrolio e gas, riservava le attività a monte di esplorazione ed estrazione alle aziende controllate dallo Stato, ma consentiva alle aziende private, comprese quelle straniere, di partecipare alle attività a valle (come la raffinazione e la vendita).
Il Venezuela, che possiede le più grandi riserve di petrolio al mondo, aveva già nazionalizzato il suo petrolio attraverso leggi nel 1943 e poi nuovamente nel 1975. Tuttavia, negli anni '90, nell'ambito delle riforme neoliberiste promosse dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalle grandi compagnie petrolifere statunitensi, l'industria petrolifera era stata sostanzialmente privatizzata.
Quando Chávez emanò la nuova legge, riportò lo Stato al controllo dell'industria petrolifera (le cui vendite di petrolio all'estero rappresentavano l'80% delle entrate esterne del Paese). Ciò fece infuriare le compagnie petrolifere statunitensi, in particolare ExxonMobil e Chevron, che fecero pressione sul governo del presidente George W. Bush affinché agisse contro Chávez.
Gli Stati Uniti hanno cercato di organizzare un colpo di Stato per destituire Chávez nel 2002, che è durato alcuni giorni, e poi hanno spinto la corrotta dirigenza della compagnia petrolifera venezuelana a indire uno sciopero per danneggiare l'economia venezuelana (alla fine sono stati i lavoratori a difendere l'azienda e a riprenderla dalla dirigenza).
Chávez resistette sia al tentativo di colpo di Stato che allo sciopero perché aveva il vasto sostegno della popolazione.
Maria Corina Machado, che nel 2025 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace, fondò un gruppo chiamato Sumaté (“Unisciti”), che sottopose a referendum la revoca del presidente. Nel 2004 circa il 70% degli elettori registrati si recò alle urne e una larga maggioranza (59%) votò per mantenere Chávez alla presidenza.
Ma né Machado né i suoi sostenitori statunitensi (comprese le compagnie petrolifere) si sono dati pace. Dal 2001 ad oggi hanno cercato di rovesciare il processo bolivariano, per riportare effettivamente al potere le compagnie petrolifere di proprietà degli Stati Uniti.
La questione del Venezuela, quindi, non riguarda tanto la “democrazia” (una parola abusata, che sta perdendo di significato), quanto la lotta di classe internazionale tra il diritto del popolo venezuelano di controllare liberamente il proprio petrolio e gas e quello delle compagnie petrolifere statunitensi di dominare le risorse naturali venezuelane.
Il processo bolivariano
Quando Hugo Chávez apparve sulla scena politica negli anni '90, catturò l'immaginazione della maggior parte del popolo venezuelano, in particolare della classe operaia e dei contadini.
Il decennio fu caratterizzato dai drammatici tradimenti dei presidenti che promisero di proteggere il Paese ricco di petrolio dall'austerità imposta dal FMI e poi adottarono proprio quelle stesse proposte del FMI. Non importava se fossero socialdemocratici (come Carlos Andrés Pérez di Azione Democratica, presidente dal 1989 al 1993) o conservatori (come Rafael Caldera dei Democratici Cristiani, presidente dal 1994 al 1999).
L'ipocrisia e il tradimento caratterizzavano il mondo politico, mentre alti livelli di disuguaglianza (con un indice di Gini pari a un incredibile 48,0) attanagliavano la società. Il mandato di Chávez (che vinse le elezioni con il 56% contro il 39% del candidato dei vecchi partiti) era contro questa ipocrisia e questo tradimento.
Il fatto che i prezzi del petrolio siano rimasti alti dal 1999 (quando Chávez entrò in carica) al 2013 (quando morì a soli 58 anni) ha aiutato Chávez e il processo bolivariano. Dopo essersi appropriato dei proventi del petrolio, Chávez li ha utilizzati per ottenere straordinari risultati sociali. In primo luogo, ha sviluppato una serie di programmi sociali di massa (misiones) che hanno reindirizzato i proventi del petrolio per soddisfare i bisogni umani fondamentali, come l'assistenza sanitaria di base (Misión Barrio Adentro), l'alfabetizzazione e l'istruzione secondaria per la classe operaia e i contadini (Misión Robinson, Misión Ribas e Misión Sucre), la sovranità alimentare (Misión Mercal e poi PDVAL) e l'edilizia abitativa (Gran Misión Vivienda).
Lo Stato fu riformato come veicolo di giustizia sociale e non come strumento per escludere la classe operaia e i contadini dai benefici del mercato. Con il progredire di queste riforme, il governo si mosse per costruire il potere popolare attraverso strumenti partecipativi come le comuni (comunas). Queste comuni nacquero inizialmente dalle assemblee consultive popolari (consejos comunales) e poi si svilupparono in organismi popolari per controllare i fondi pubblici, pianificare lo sviluppo locale, creare banche comunitarie e formare imprese cooperative locali (empresas de producción social).
Le comuni rappresentano uno dei contributi più ambiziosi del processo bolivariano: uno sforzo – irregolare ma storicamente significativo – per costruire il potere popolare come alternativa duratura al dominio oligarchico.
La guerra ibrida imposta dagli Stati Uniti al Venezuela
Nel 2013-14 sono avvenuti due eventi che hanno minacciato profondamente il processo bolivariano: in primo luogo, la prematura scomparsa di Hugo Chávez, senza dubbio la forza trainante dell'energia rivoluzionaria nel Paese, e in secondo luogo, il lento e poi costante crollo delle entrate petrolifere. Chávez è stato succeduto alla presidenza dall'ex ministro degli Esteri e sindacalista Nicolás Maduro, che ha cercato di stabilizzare la situazione, ma ha dovuto affrontare una grave sfida quando i prezzi del petrolio, che avevano raggiunto il picco nel giugno 2014 a circa 108 dollari al barile, sono crollati drasticamente nel 2015 (sotto i 50 dollari) e poi nel gennaio 2016 (sotto i 30 dollari). Per il Venezuela, che dipendeva dalle vendite di petrolio greggio all'estero, questo calo è stato catastrofico. Il processo bolivariano non è riuscito a rivedere la ridistribuzione dipendente dal petrolio (non solo all'interno del Paese ma anche nella regione, anche attraverso PetroCaribe); è rimasto intrappolato dalla dipendenza dalle esportazioni di petrolio e quindi dalle contraddizioni di essere uno Stato rentier. Allo stesso modo, il processo bolivariano non aveva espropriato la ricchezza delle classi dominanti, che continuavano a pesare fortemente sull'economia e sulla società, impedendo così una transizione completa verso un progetto socialista.
Prima del 2013, gli Stati Uniti, i loro alleati europei e le forze oligarchiche dell'America Latina avevano già forgiato le loro armi per una guerra ibrida contro il Venezuela. Dopo che Chávez vinse le sue prime elezioni nel dicembre 1998 e prima che entrasse in carica l'anno successivo, il Venezuela assistette a una fuga accelerata di capitali, poiché l'oligarchia venezuelana trasferì le proprie ricchezze a Miami. Durante il tentativo di colpo di Stato e il blocco petrolifero, ci furono ulteriori prove della fuga di capitali, che indebolì la stabilità monetaria del Venezuela. Il governo degli Stati Uniti ha iniziato a gettare le basi diplomatiche per isolare il Venezuela, caratterizzando il governo come un problema e costruendo una coalizione internazionale contro di esso. Ciò portò, nel 2006, a restrizioni per il Venezuela nell'accesso ai mercati creditizi internazionali. Le agenzie di rating del credito, le banche di investimento e le istituzioni multilaterali hanno costantemente aumentato i costi di finanziamento, rendendo più difficile il rifinanziamento ben prima che gli Stati Uniti imponessero sanzioni formali al Venezuela.
Dopo la morte di Chávez e con il calo dei prezzi del petrolio, gli Stati Uniti hanno iniziato una guerra ibrida mirata contro il Venezuela. Per guerra ibrida si intende l'uso coordinato di coercizione economica, strangolamento finanziario, guerra dell'informazione, manipolazione legale, isolamento diplomatico e violenza selettiva, impiegati per destabilizzare e invertire i progetti politici sovrani senza la necessità di un'invasione su larga scala. Il suo obiettivo non è la conquista territoriale, ma la sottomissione politica: la disciplina degli Stati che tentano la ridistribuzione, la nazionalizzazione o una politica estera indipendente.
La guerra ibrida opera attraverso la militarizzazione della vita quotidiana. Attacchi valutari, sanzioni, carenze, narrazioni mediatiche, pressioni delle ONG, vessazioni giudiziarie (lawfare) e crisi di legittimità orchestrate sono progettate per erodere la capacità dello Stato, esaurire il sostegno popolare e frammentare la coesione sociale.
La sofferenza che ne deriva viene poi presentata come prova di un fallimento interno, mascherando l'architettura esterna della coercizione. Questo è esattamente ciò che ha affrontato il Venezuela da quando gli Stati Uniti hanno illegalmente imposto sanzioni finanziarie al Paese nell'agosto 2017, poi aggravate con sanzioni secondarie nel 2018. A causa di queste sanzioni, il Venezuela ha subito l'interruzione di tutti i sistemi di pagamento e dei canali commerciali ed è stato costretto a un'eccessiva conformità alle normative statunitensi.
Nel frattempo, le narrazioni dei media occidentali hanno sistematicamente minimizzato le sanzioni, amplificando l'inflazione, le carenze e la migrazione come fenomeni puramente interni, rafforzando il discorso sul cambio di regime.
Il crollo del tenore di vita in Venezuela tra il 2014 e il 2017 non può essere separato da questa strategia a più livelli di asfissia economica.
Attacchi mercenari, sabotaggio della rete elettrica, creazione di un conflitto generato a vantaggio della ExxonMobil tra la Guyana e il Venezuela, invenzione di un presidente alternativo (Juan Guaidó), assegnazione del Premio Nobel per la Pace a qualcuno che invoca la guerra contro il proprio Paese (Machado), il tentato assassinio del presidente, i bombardamenti di pescherecci al largo delle coste venezuelane, il sequestro di petroliere in partenza dal Venezuela, l'accumulo di una flotta al largo delle coste del Paese: ciascuno di questi elementi è progettato per creare tensione neurologica all'interno del Venezuela, portando alla resa del processo bolivariano a favore di un ritorno al 1998 e quindi all'annullamento di qualsiasi legge sugli idrocarburi che prometta la sovranità del Paese.
Se il Paese dovesse tornare al 1998, come promette Maria Corina Machado, tutti i progressi democratici ottenuti dalle misiones e dalle comunas, nonché dalla Costituzione del 1999, sarebbero invalidati. Infatti, Machado ha affermato che un bombardamento statunitense dei suoi connazionali venezuelani sarebbe “un atto d'amore”. Lo slogan di coloro che vogliono rovesciare il governo è “Avanti verso il passato”.
Nell'ottobre 2025, nel frattempo, Maduro ha detto in inglese a un pubblico a Caracas: “Ascoltatemi, no alla guerra, sì alla pace, popolo degli Stati Uniti”.
Quella sera, in un discorso radiofonico, ha avvertito: "No al cambio di regime, che ci ricorda tanto le guerre infinite e fallimentari in Afghanistan, Iraq, Libia e così via. No ai colpi di Stato orchestrati dalla CIA“.
La frase ”no alla guerra, sì alla pace“ è stata ripresa sui social media e remixata in canzoni. Maduro è apparso più volte a comizi e incontri con musica a tutto volume, cantando ”no alla guerra, sì alla pace" e, in almeno un'occasione, indossando un cappello con quel messaggio.
Di Vijay Prashad, peoplesdispatch.org
02.01.2026
Fonte: https://peoplesdispatch.org/2026/01/02/the-us-war-on-venezuela-began-in-2001/
Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org
oriundo2006 4 gennaio 2026
Russia e Cina due giganti dalla testa d'argilla, per non parlare del resto. Penose le loro affermazioni di rito a caldo: stucchevoli ripetizioni di una litania inconcludente. Conniventi, forse, probabilmente. Molto stupidi, di certo. Imbelli e tigri di carta avanti a tutti gli altri popoli, sicuramente.
Complimenti, mister Putin e mister XI: non capite che la III GM si combatte nelle teste della gente, nella probabilità di poterla vincere lì, nel rispetto delle regole fondamentali di convivenza, nel difenderle ad ogni costo oggi, prima che sul campo di battaglia domani.
Il Venezuela per loro rappresentava davvero un asset esiziale, un test fondamentale, specie per la Russia, dopo la Siria e Gaza.
Adesso la partita è persa: se non siete capaci di proteggere il diritto internazionale di oggi, come pensate di essere credibili domani quando vorrete riformarlo ?
Tenete conto che quando gli USA hanno attaccato, una delegazione cinese di alto livello era lì per definire accordi di partnership globali, dato che la Cina abbisogna di Caracas in modo determinante.
Uno smacco totale. Un calcio nel sedere galattico.
La situazione attuale dei BRICS è definibile in una sola parola: al tramonto quanto a credibilità politica, militare e strategica.
Forse definitivamente pregiudicata. Con buona pace di Dugin e altri. L'america ha trionfato ancora una volta, con una operazione spettacolare priva di 'bavures'. Complimenti. Ha sparigliato il mazzo e adesso ha riaffermato il suo diritto incontestato all'egemonia totale. Chi si oppone verrà fatto fuori senza troppi complimenti.
E' la campana a morto per ipotetiche 'alternative' politiche ed economiche, pure teoricamente ancora possibili.
Ad esempio, se solo lo volesse, la Cina potrebbe vendere all' istante i treasury in suo possesso. Crollo del mercato obbligazionario come castello di carte, quello che poi è. Atto palese di ritorsione in nome dei princìpi. Esibizione di potenza vera e di serietà politica che riafferma i valori del diritto internazionale a prescindere da tutto il resto.
Pekino lo farà ? O attende solo di inglobare Taiwan, felice dell'occasione win-win ?
Xi mi sembra una statua di cera o meglio un guerriero di terracotta. Forse eterodiretto da 'voci' o altro che preconizzano vittorie immaginifiche mentre l' ordine internazionale, che dovrebbe registrarle, se ne va a gambe all'aria insieme agli interessi geopolitici globali della Cina.
Putin di suo invece cincischia malamente col tritacarne, sempre lì nella famosa cucina dell'avvenire, sempre più indebolito da una Op.Spec. che non finisce mai, sempre incapace di agire in modo decisivo: parole tante, anzi troppe, fatti concludenti zero. Manca solo che applauda a Trump e si ritiri nella sua dacia in pace.
Anche lui potrebbe agire con forza, ad esempio per ritorsione per le centinaia di droni lanciati sul suo centro di controllo: un anticipo palese dell' operazione-Maduro.
Un anticipo che è stato un segnale chiaro: non fare il furbo, sappiamo come e dove prenderti.
Bella roba. Tanta roba. Condita col ridicolo dello schiaffo in faccia.
Putin, o chi per esso, dorme felice. Consiglierei un pigliama a maglie di ferro per lui e per Xi, in attesa di uno vero da carcerato: perchè quello che è successo a Maduro è solo l' inizio di ulteriori extraordinary renditions.
ric 4 gennaio 2026
secondo me , sia PUTIN che Xi , hanno la consapevolezza che una qualsiasi loro mossa bellica signifitiva intendo dire scatenerebbero ub conflitto mai visto , non tanto per timore della forza militare usa , ma per tutte le servitu mondiali che li sotengono .Il vero vergognoso atteggiamento sta in tutti quegli stati che Itaglia di me.r..a in primis avvallano tutte le mosse di quei malati di mente yankees.....
oriundo2006 4 gennaio 2026
Ma sai, RIC, alla fine bisogna AGIRE. Come, quando e perchè diventa secondario. Occorre imporre una linea rossa e farla rispettare.
Se non si è in grado di farlo, allora è diverso: si fa come Cina e Russia, incapaci di rendersi conto della realtà, almeno fino ad ora, in questi momenti convulsi.
Individuerei nei due leaders, che peraltro rispetto, un caso di ipnosi individual-collettiva a sfondo politico. Si crogiolano nelle illusorie tesi di comodo dei loro consiglieri ( vai poi a vedere chi davvero siano ), a seguito di eventuali accordi 'riservati' con Washington mentre non si rendono pienamente conto che gli USA mentono. Sempre. Comunque. Anche solo per irridere i propri interlocutori.
Dunque, perchè fidarsi, perchè fare incontri, perchè porgere l'altra guancia con evidente sottomissione, con impostori privi di scrupoli ?
A latere, noto che sarà ben difficile che un domani Trump o chi per esso potrà convocare a Washington interlocutori di Paesi qualsivoglia per chiarimenti di idee.
Nessuno potrà più fidarsi della diplomazia americana.
Questo aspetto non è stato finora notato ma è importante: nessun capo di stato, primo ministro, delegato di un Paese latino Americano o africano ( hanno tentato di fare lo stesso con Traorè proprio ieri in concomitanza con il Venezuela ) mai più si potrà fidare della parola di un presidente americano. Nessuno. Sano di mente, si capisce. Nessuno d'ora innanzi e dico di più: neppure un politico Eu 'scomodo' agli occhi amricani.
Trump così facendo ha 'erased' la diplomazia degli incontri ad alto livello, almeno in casa USA.
Direi che se qualcheduno, anime belle e felici di vivere nel Paese delle Meraviglie, potesse ancora nutrire dubbi ebbene che se li levi.
Il Piano inclinato in cui stiamo precipitando è senza ritorno.
Quando la diplomazia finisce finisce anche la pace.