Di Pietro Minute
Negli ultimi anni, i media italiani e occidentali hanno spesso presentato l'Iran come un paese in fermento, pronto a sostenere un "regime change".
Titoli sensazionalistici, interviste a esuli o dissidenti e servizi sulle proteste hanno alimentato l'idea che la popolazione iraniana sia quasi unanimemente contraria al governo e desiderosa di un cambio radicale di regime.
La narrativa dominante tende a semplificare la complessità della società iraniana, riducendo le opinioni pubbliche a un unico desiderio di rovesciare l'autorità esistente. In questo contesto, i sondaggi sul sostegno popolare diventano strumenti potenti di persuasione, ma spesso vengono citati senza un'analisi critica della loro affidabilità o metodologia.
Non è vero che tutti gli iraniani vogliono il regime change.
La realtà è più sfumata e complessa. Alcuni sondaggi, condotti con metodologie rigorose e trasparenti, mostrano un sostegno significativo a riforme interne o a cambiamenti graduali, piuttosto che a un rovesciamento immediato del governo. Altri sondaggi, invece, sono discutibili o potenzialmente manipolati, sia per motivi politici sia per limiti metodologici, come campionamenti non rappresentativi o domande tendenziose.
Comprendere quali dati siano affidabili e quali richiedano cautela è fondamentale per avere un quadro realistico dell'opinione pubblica iraniana. Interpretare erroneamente i sondaggi sull'Iran ha conseguenze concrete e potenzialmente gravi.
A livello politico e diplomatico, può giustificare pressioni internazionali, sanzioni o interventi basati su percezioni distorte della realtà sociale.
A livello mediatico, contribuisce a creare narrazioni polarizzanti e stereotipi, ignorando la complessità della società iraniana.
Infine, per analisti, giornalisti e lettori, la corretta comprensione dei dati è essenziale per distinguere tra evidenze solide e propaganda. Solo con un approccio critico e comparativo si può avvicinarsi alla verità sull'opinione pubblica iraniana.
Per capire cosa pensano davvero gli iraniani, è fondamentale analizzare con attenzione i principali istituti che conducono indagini nel paese o sulla popolazione iraniana all'estero. Tra questi, alcuni godono di una reputazione consolidata per rigore metodologico, mentre altri presentano potenziali conflitti d'interesse o limiti nella raccolta dei dati.
Nel corso dell'articolo ci concentreremo su cinque enti principali:
- IranPoll: uno dei sondaggi più citati dai media, noto per la raccolta di dati all'interno dell'Iran urbano.
- GAMAAN (Group for Analyzing and Measuring Attitudes in Iran): nato come iniziativa indipendente online, raccoglie opinioni soprattutto tra gli iraniani residenti all'estero.
- Università del Maryland - CISSM (Center for International and Security Studies at Maryland): ente accademico che conduce ricerche sull'Iran con approccio scientifico e trasparente, spesso basato su interviste dirette e analisi quantitative.
- Middle East Institute: think tank statunitense che analizza opinioni pubbliche e geopolitica in Medio Oriente, incluse indagini sull'Iran; i suoi dati spesso confrontano trend interni ed esterni.
Analizzando questi istituti, la loro metodologia e i risultati ottenuti, possiamo finalmente distinguere tra dati solidi, possibili manipolazioni e interpretazioni errate, per capire meglio cosa pensano davvero gli iraniani rispetto al cosiddetto "regime change".
| istituto | Anno di fondazione | Metodo principale | Finanziamenti/affiliazioni |
| IranPoll | 2015 | Interviste telefoniche in Iran | Con sede in occidente, citato dai media internazionali, indipendente |
| GAMAAN | 2016 | Sondaggi online anonimi, spesso tra esuli | Con sede in occidente, gestito e finanziato da dissidenti privati e donazioni, affiliato agli USA |
| University of Maryland | 1995 | Interviste dirette con questionari | Indipendente, fondi accademici e in collaborazione con IranPoll |
| Middle East Institute | 1946 | Analisi di dati pubblici e sondaggi comparativi | Think tank statunitense, finanziamenti da donatori privati e governi stranieri |
IRANPOLL
L'istituto IranPoll occupa un posto centrale nel panorama dell'indagine sull'opinione pubblica in Iran, ed è uno dei più citati quando si parla di cosa pensino davvero gli iraniani su temi delicati come il regime, il nucleare o le relazioni internazionali. IranPoll è una società privata di ricerca d'opinione con sede legale a Toronto, operante sotto l'ombrello di People Analytics Inc.
Secondo il suo sito ufficiale, utilizza metodi "oggettivamente verificabili e indipendentemente replicabili" per raccogliere dati, e rivendica una lunga esperienza: i suoi sondaggi sono stati tra i più accurati nel prevedere gli esiti delle elezioni presidenziali in Iran nel 2017 e nel 2021. (tutte le informazioni disponibili sul loro sito) [1] Uno dei pilastri metodologici di IranPoll è il sondaggio telefonico (CATI). Oltre a interviste faccia a faccia e focus group, l'istituto gestisce un vasto panel online: nella sua documentazione, si parla di decine di migliaia di partecipanti iraniani (oltre 50.000 in alcune fonti) che sono stati verificati individualmente per identità, seguendo standard internazionali (per esempio ESOMAR). [2] Grazie a questi strumenti, IranPoll dichiara di conservare - e di poter attingere - una banca dati molto ricca, nota come VoxIran, che contiene migliaia di domande su centinaia di temi, raccolte attraverso decine di sondaggi probabilistici condotti negli anni.
Sul tema dei finanziamenti e della sua posizione istituzionale, IranPoll non è "solo" un'agenzia neutrale: la sua casa madre, People Analytics Inc., ha ottenuto una licenza specifica dall'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Questa autorizzazione consente all'azienda di condurre ricerche anche in Iran, utilizzando le sue capacità locali. IranPoll ha fornito un'ampia gamma di servizi di ricerca e analisi di opinione a clienti nei settori pubblico, privato e non-profit in tutto il mondo. Tra cui prestigiose università e anche multinazionali o organizzazioni quali la World Bank e l'ONU, tutti "clienti" senza alcuna affiliazione o avvicinamento ideologico/economico alla Repubblica Islamica. Lo stesso Amir Farmanesh, dottore responsabile di IranPoll (iraniano residente in Canada) non ha alcun legame noto con la Repubblica Islamica.
Appurata quindi la completa professionalità accademica nella raccolta dati e l'imparzialità degli esperti del sito, e una volta accertato che quest'ultimi non abbiano avuto esplicitamente incentivi economici da nessuno dei due schieramenti, possiamo definire i suoi sondaggi tra i più reali e affidabili alla realtà, ma cosa dicono i loro sondaggi sulle principali tematiche affrontate?
In uno studio congiunto tra IranPoll e il Chicago Council on Global Affairs del 2020 è emerso che il 59% degli iraniani riteneva che l'Iran non dovesse sviluppare armi nucleari.
- Nello stesso studio: il 90% favoriva lo sviluppo di un programma nucleare civile
- Sempre nel 2019-2020 l'approvazione dell'accordo nucleare con gli USA (JCPOA) era al 42%, in netto calo rispetto al 76% di agosto 2019 [3]
In uno studio sempre riportato dal Chicago Council on Global Affairs di aprile 2021 è emerso invece che:
- Solo il 15% aveva una visione favorevole degli USA [4]
IranPoll, nel suo studio "Iran public opinion four decades after the revolution" (2019) rivelava [5] che:
- Il 73% riteneva le condizioni economiche del paese come "cattive" e che il 56% ritenesse la colpa fosse della corruzione e della cattiva gestione interna e solo il 39% alle "sanzioni".
- Nonostante ciò 7 iraniani su 10 rifiuterebbero un accordo che imponesse all'Iran di rinunciare all'arricchimento nucleare in cambio della revoca delle sanzioni, anzi il 59% affermava di rispondere militarmente qualora gli USA avessero agito militarmente contro l'Iran
- Il 66% ritiene che lo sviluppo di armi nucleari sia contrario agli insegnamenti dell'Islam
Dai dati raccolti da IranPoll negli ultimi anni emerge un quadro molto diverso rispetto alla narrativa occidentale secondo cui gli iraniani sarebbero unanimemente orientati verso un "regime change" totale. I sondaggi indicano invece una società complessa, divisa, ambivalente, che esprime malcontento su molti fronti ma non in modo omogeneo né lineare.
Una politica che tuttavia è in generale orientata verso l'interesse nazionale e al riconoscimento maggioritario se non unanime degli Stati Uniti come principale minaccia.
UNIVERSITA' DEL MARYLAND
Il CISSM (Center for International and Security Studies at Maryland) fa parte della School of Public Policy dell'Università del Maryland ed è attivo da molti anni nell'analisi delle politiche internazionali, con un focus particolare su temi di sicurezza, cooperazione globale e tecnologia nei conflitti. Nel contesto iraniano, il CISSM ha condotto una serie di sondaggi longitudinali ("State of Iran Survey Series") a partire almeno dal 2013, in collaborazione con IranPoll per la raccolta dei dati telefonici. [6]
L'ultimo report particolarmente rilevante è "Iranian Public Opinion in the Early Days of the Pezeshkian Administration" (maggio 2025), che raccoglie dati tra marzo 2023 e ottobre 2024, proprio nel passaggio tra l'era Raisi e l'inizio del mandato di Pezeshkian.
Il CISSM commissiona le sue rilevazioni tramite IranPoll, che effettua sondaggi telefonici (CATI) su campioni nazionali. Nel report "Early Days of Pezeshkian" le interviste sono state effettuate su tre ondate: marzo 2023, marzo 2024 e ottobre 2024, con campioni rispettivamente di 1.011, 1.009 e un altro simile numero di intervistati.
Nel sondaggio al cambio di presidenza Raisi (settembre 2021), il campione è di circa 1.001 persone, con margine di errore ± 3,1%. Il campionamento è probabilistico, stratificato per province e tipo di insediamento (urbano/rurale). Nel report del 2021, il campionamento è basato su telefoni fissi ("landline") con chiamate casuali e multi-controlli per evitare bias.
Ovviamente è un'istituzione accademica e riceve finanziamenti per la ricerca da fondi di policy research e da altri donatori accademici e anche il "IranPoll Opinion Research Support Fund. Per la raccolta dati utilizza IranPoll. L'uso di un'agenzia indipendente per il rilevamento può aiutare a mitigare alcuni bias, anche se resta un'area da analizzare con attenzione: il fatto che i dati siano raccolti da un'azienda esterna indipendente è un punto a favore della credibilità, ma va valutato insieme alla qualità del questionario, al tasso di risposta e alle condizioni politiche iraniane.
Per quanto riguarda i sondaggi proposti, useremo diversi file: il primo fu pubblicato il 23 giugno 2024, ad appena un mese dalla scomparse del presidente iraniano Ebrahim Raisi, il sondaggio "The Raisi Period: Iranian Public Attitudes on Domestic Issues" (autori: Nancy Gallagher, Clay Ramsay, Ebrahim Mohseni) cita alcuni tra i risultati di questi sondaggi [7]:
Se avessi l'opportunità, vorresti trasferirti permanentemente in un altro paese, o vorresti continuare a vivere in Iran?
- Il 23% vorrebbe trasferirsi (12% per motivi economici, 11% per altri motivi)
- Il 77% vuole rimanere in Iran
Un altro importante sondaggio riguardo all'aspetto sull'hijab obbligatorio, motivo di tensioni e strumento di propaganda in occidente. Nel sondaggio si stima che, a marzo 2024, (a 2 anni dalle proteste che hanno vista coinvolta la morte di Mahsa Amini e la nascita del movimento Vita, Donna, Libertà), gli iraniani dicono che:
- Le donne devono osservare l'hijab islamico, ma se non lo fanno, non dovrebbero essere sanzionate (37,9%)
- Le donne devono osservare l'hijab islamico, e se non lo fanno, devono essere sanzionate (42%)
- Le donne dovrebbero avere la libertà di vestirsi come vogliono in pubblico e non dovrebbero essere sanzionate se lo fanno: (17,3%)
- Sempre in tematica donne, il sondaggio del 2023 rivelava che il 55% delle donne in Iran si riteneva trattata con rispetto e dignità, mentre il 43% no.
- Per gli uomini i voti variavano rispettivamente a 61% e 38%
- Per quanto riguarda le politiche interne, i sondaggi del 2024 hanno chiesto agli iraniani: se potessi scegliere una cosa da cambiare in Iran, quale sarebbe? Le risposte furono:
- 56% più prosperosità economica
- 19% Più ordine e stabilità
- 14% Più sicurezza
- 9% più democrazia e libertà
A rincarare la dose sul fatto che in Iran non vi sia una maggioranza che si senta "oppressa" o abbia voglia di più "Libertà, democrazia" un ulteriore sondaggio chiede agli iraniani il motivo per cui le proteste avvenute negli ultimi 10 anni siano state sempre contenute e non si sono mai espanse, la risposta è stata tale:
- Perché la maggioranza della popolazione era contraria alle proteste: 30%
- Perché c'erano troppe persone che non hanno supportato le proteste: 24%
- Perché il governo ha usato la violenza contro i manifestanti: 17%
- Perché i manifestanti non erano abbastanza uniti: 12%
- Altre ragioni: 7%
- Perché il governo ha accontentato i manifestanti: 4%
A sfatare il mito del "popolo iraniano in rivolta per la libertà" tanto decantato nei social e nei media occidentali, il sondaggio ha chiesto quanti iraniani avessero effettivamente partecipato a manifestazioni in strada:
- Solo l'1,3% ha dichiarato di averci partecipato (4,4% con un metodo sperimentale a lista)
A rincarare la dose si è chiesto un pensiero sulle recenti proteste in piazza e dei manifestanti:
- Il 14,4% degli iraniani apprezzava e ammirava i manifestanti (17,9% tramite metodo sperimentale a lista)
- L'85,6% (82,1%) non apprezzava né ammirava i manifestanti
Alla domanda: secondo te qual è la causa che ha spinto alle proteste?
- Il 37% attribuisce la colpa a interferenze straniere
- Il 50% a problemi interni al paese
- Il 9% a entrambi
- Alla domanda di: descrivere i manifestanti, invece, il 36% ha affermato che erano quasi tutti violenti e il 20% che la maggioranza era violenta. Mentre solo il 35% li ha visto come pacifici (17% solo pacifici)
Alla domanda, se sei andato a votare alle elezioni parlamentari (2024) il 54,6% ha dichiarato di non essere andato a votare e il 44,4% si (ufficialmente l'affluenza è stata del 40,6%). Alla domanda sul perché non fossero andati al voto:
- Il 46% aveva sfiducia nei candidati e ufficiali
- Il 21% che il parlamento era inutile per migliorare l'economia
- Il 19% era generalmente discontento
- Il 6% perché alcuni candidati non erano stati ammessi
Alla domanda: pensi che le persone nel paese abbiano paura di esprimere la loro opinione politica
- Tra i votanti: il 7% ha affermato di sì, il 52% di no, il 39% una via di mezzo
- Tra i non votanti: il 36% ha affermato di sì, il 19% di no, il 42% una via di mezzo
Nel sondaggio si riporta che circa il 16-17% degli iraniani è d'accordo con alcune richieste dei manifestanti che chiedono che la Repubblica Islamica sia sostituita da un altro tipo di governo.
Questo primo succoso questionario mostra delle verità molto più disturbanti ed esplicite per la propaganda occidentale, e mostrano che (oltre a confermare l'insoddisfazione politica ed economica diffusa) che, di base, quella che in occidente viene identificata come "opposizione" non supera il 20% circa di rappresentanza all'interno del paese.
Un altro questionario più recente, fatto a maggio 2025 dagli stessi autori [8] riporta dati più aggiornati.
Sull'opinione degli iraniani per quanto riguarda il velo e le donne:
- Il 21% dice che le donne dovrebbero avere più libertà su come vestirsi in pubblico e non dovrebbero essere sanzionate per questo
- Il 42% dice che le donne dovrebbero osservare l'hijab islamico in pubblico, ma se non lo fanno, non dovrebbero essere sanzionate
- Il 34% dice che le donne dovrebbero osservare l'hijab islamico in pubblico, e se non lo fanno, dovrebbero essere sanzionate
- Sul neoeletto presidente dell'Iran, Massoud Pezeshkian, il 71% aveva un'opinione positiva (il 26% molto) e il 29% un'opinione negativa (il 20% molto)
- Sulla figura di Trump invece il 64% lo vede come molto ostile, e il 20% come parzialmente ostile, mentre il 11% lo vedeva neutralmente e solo il 5% come una persona amichevole
- Solo il 9% vede nell'America come ad un modello di valori e libertà, il 64% come un paese pericoloso che cerca scontri e controllare, mentre il 25% lo vedeva neutralmente
- Nella politica estera, il 71% vede importante la causa palestinese, mentre il 24% no, comunque sempre riguardo alla Palestina l'89% vorrebbe dare cibo e medicina ai palestinesi, il 65% armi, il 65% aiuti finanziari, il 74% aiuti politico e diplomatico
Un sondaggio fondamentale riguarda invece il riconoscimento di Israele (se in cambio si pongono fine alle sanzioni)
- Il 67% si rifiuterebbe comunque di riconoscere Israele
- Il 25% accetterebbe il riconoscimento
- Solo il 19% è a favore di due stati e il 10% solo di Israele. Mentre il 61% vorrebbe solo uno stato Palestinese
Il 4% dice che l'Iran non dovrebbe avere un programma nucleare, il 45% vorrebbe sviluppare solo energia nucleare, e il 47% vorrebbe sviluppare anche una bomba atomica. Il 54% è contrario alla decisione di Khamenei di vietare la bomba atomica per motivi religiosi
In un sondaggio fatto a marzo 2024, se gli USA dovessero attaccare le infrastrutture nucleari iraniane, cosa dovrebbe fare l'Iran?
- 62,7%: aumentare le attività nucleari
- 16,7%: limitarsi a ricostruirle
- 12,6%: ridurre le attività nucleari
- 4,9%: cessare completamente le attività
- 3,1%: non sa/non risponde
- In un altro sondaggio del 2019 [9] conferma l'odio contro gli Stati Uniti attorno all'86%
- Il 12% vede gli USA come modello di valori e libertà
- Il 66% come pase pericoloso che cerca scontro e controllo
- Il 20% neutro
Alla domanda: Qual è il problema principale che l'Iran sta affrontando, gli iraniani risposero:
- Inflazione e prezzi alti: 36%
- Disoccupazione: 15%
- Disoccupazione dei giovani: 10%
- Mal governo: 9%
- Bassi stipendi: 6%
- Economia che va male: 4%
- Sanzioni: 4%
- Corruzione: 3%
- Povertà: 2%
- Problemi internazionali: 2%
- Mancanza di libertà civili: 0,9%
- Discriminazioni: 0,3%
- Altro: 5%
- Non sa: 3%
Alla domanda: le attività dei Pasdaran in Medioriente hanno reso l'Iran più sicuro, la gente rispose:
- Si, molto (53%)
- Si, abbastanza: (29%)
- No, per niente (6%)
- No, poco: (8%)
- Per l'informazione, il 77% affermava di guardare la televisione nazionale (36% molto, il 41% a volte) e solo il 23% di non guardarla tanto (il 13% affatto)
- Per internet pure il 67% (32% molto, 35% a volte) e il 33% poco (26% per niente)
- Le televisioni satellitari invece solo 25% (8% tanto, 18% a volte) il 74% no (66% mai)
- Alla domanda se segui i canali iraniani all'estero: BBC o VOA, solo il 22% ha risposto di sì, il 77% no
Un ultimo sondaggio, fatto tuttavia nel 2018 (le opinioni politiche sono cambiate) ci danno informazioni molto più precise su certi argomenti, si riporta:
- diverse persone sono state arrestate durante le proteste dalla polizia e la magistratura sta valutando la possibilità di rilasciarne alcune. Ora vi leggerò alcune categorie di persone arrestate. Mentre leggo ciascuna di esse, per favore dite se, in generale, ritenete che la maggior parte di loro dovrebbe essere rilasciata, la maggior parte dovrebbe essere perseguita, ma non punita severamente, o la maggior parte dovrebbe essere perseguita e punita severamente se ritenuta colpevole.
| Gennaio 2018 | Devono essere rilasciati | Devono essere denunciati ma non puniti duramente | Devono essere denunciati e puniti duramente | dipende | Non sa |
| Manifestanti che cantano slogan contro il governo | 64,5% | 27% | 3,7% | 1,7% | 3,1% |
| Manifestanti che cantano contro l'Islam e la legge religiosa | 19,9% | 42,3% | 31,9% | 2,2% | 3,7% |
| Manifestanti che cantano slogan contro il sistema politico iraniano | 25,5% | 40% | 28,3% | 1,9% | 4,2% |
| Manifestanti che bruciano la bandiera della Repubblica Islamica | 4,3% | 30,4% | 62,5% | 0,9% | 1,9% |
| Manifestanti che danneggiano la proprietà pubblica | 3,4% | 33,5% | 59,7% | 1,5% | 1,9% |
| Manifestanti che attaccano la polizia | 5,6% | 25,5% | 63,9% | 2,7% | 2,3% |
| Manifestanti che causano accidentalmente ferite ai passanti | 18,9% | 57,3% | 19,6% | 1,7% | 2,6% |
Alla domanda su come vedevano il generale Qassem Soleimani, si risulta che l'84,7% lo vedeva positivamente, mentre il 9,8% lo vedeva negativamente (5,3% non lo conosceva, il 2,3% non risponde) e quando agli intervistati è stato chiesto se "il sistema politico iraniano dovesse subire un cambiamento fondamentale", i ricercatori hanno notato che "oltre tre su quattro erano in disaccordo (77%) con una maggioranza fortemente d'accordo (54%)" con solo il 5% "fortemente d'accordo". Hanno inoltre scoperto che "una maggioranza sostanziale, seppur minore, (67%) non era d'accordo sul fatto che "il governo interferisca troppo nella vita personale delle persone" (30%, fortemente), e il 59% non accettava l'idea che "il governo non dovrebbe essere severo nell'applicare le leggi islamiche" (33%, fortemente)", con solo il 22% fortemente d'accordo e il 15% abbastanza d'accordo con l'idea che il governo non dovrebbe essere severo nell'applicare la legge islamica.
*Nel 2023, Raz Zimmt, esperto presso il INSS (Istituto Israeliano per gli studi sulla sicurezza nazionale) citò il sociologo iraniano Hamidreza Jalaeipour, sostenendo che il 70% degli iraniani rientra nella categoria della "maggioranza tradizionale pragmatica silenziosa", definita come coloro che "potrebbero approvare la religione e aspetti del regime. [10]. Altre fonti riportano che ci sono tra i 90.000 e i 300.000 clerici religiosi, 50.000 studenti nei seminari e altri 60.000 tra predicatori e organizzatori di processione. Sempre in Iran si stima la presenza di 48.983 moschee e 7.877 moschee congregazionali, e 13.446 Hussainiyya
I sondaggi mostrano, una conferma molto più chiara rispetto a IranPoll, che mostra un'immagine dell'opinione pubblica iraniana molto diversa da quella proposta dai media occidentali. I numeri non raccontano un Paese prossimo al collasso, né un popolo unito nella richiesta di "regime change".
Mostrano piuttosto un quadro complesso, sfumato e spesso contraddittorio, in cui coesistono: profonda insoddisfazione economica, richiesta di riforme graduali, diffidenza verso l'occidente, supporto ai pasdaran e al paese, sia a livello politico che militare.
L'opposizione radicale non supera il 15-20% degli intervistati. Ci mostrano il più completo appoggio iraniano sia alla rivoluzione, che al paese, che a personaggi come Soleimani e attaccamento (diretto o condizionato) all'Islam.
MIDDLE EAST INSTITUTE
Il MEI, è un istituto indipendente, che ha pubblicato nel 2024 un sondaggio molto significativo basato su dati raccolti da Stasis Consulting che offre una lente alternativa e molto utile sul modo in cui gli iraniani percepiscono la loro politica estera, la stabilità interna e la legittimità del potere.
Questo sondaggio - condotto tra il 21 settembre e il 3 ottobre 2024 su un campione rappresentativo di 1.189 adulti iraniani (tutti i 31 provincie), con un margine di errore di ± 2,8 punti percentuali - fornisce dati fondamentali per capire come la popolazione veda il legame tra le politiche estere di Teheran, i costi economici e la sicurezza regionale.[11] MEI è un'istituzione educativa non-profit; il suo statuto dichiara che non fa advocacy politica e mantiene il controllo editoriale sui propri contenuti, indipendentemente dai donatori riceve finanziamenti da donatori privati, ma le sue pubblicazioni e sondaggi non sono dichiarati come direttamente "di parte" di un'agenda governativa o geopolitica; l'istituto sottolinea che mantiene la propria autonomia analitica.
Il sondaggio ("Public opinion in Iran: Foreign policy contradictions between diplomacy and military action") copre un momento particolarmente rilevante: settembre-ottobre 2024, poco dopo l'elezione di Massoud Pezeshkian e in un contesto regionale teso, con conflitti e pressioni diplomatiche.
Metodologia:
- Il sondaggio è stato condotto da Stasi s Consulting per MEI tra il 21 settembre e il 3 ottobre 2024, con interviste telefoniche (chiamate da operatori madrelingua persiana) su un campione rappresentativo di 1.189 adulti di almeno 18 anni, distribuiti su tutte le 31 province iraniane.
- Il campionamento è stratificato per genere, età, area geografica (urbana/rurale) e provincia (tra cui Teheran) e i dati sono pesati su queste variabili per riflettere la composizione demografica.
Tra i sondaggi più rilevanti, il più critico riferisce che il 64% ritiene che le politiche estere siano la causa dei problemi economici del paese.
- Il 43% dice che l'Iran sta contribuendo alle tensioni in Medioriente (il 38% molto, il 5% un po') mentre il 18% dice il contrario (13% di molto). Il 21% non vedeva differenze e il 18% non sapeva
- Anche in questo caso, la maggioranza era a favore di normalizzare i rapporti con gli USA:
- Il 55% era molto a favore e il 12% parzialmente a favore, mentre solo il 25% era contrario
- Tuttavia per quanto riguarda la normalizzazione dei rapporti con Israele, il 67% si è detto contrario (64% estremamente) e il 25% a favore (19% molto a favore, il 6% relativamente a favore) mentre l'8% non sapeva
- Il 34% degli iraniani preferisce accordi e relazioni con Cina e Russia e un parimenti, il 34% con USA e Gran Bretagna. Il 16% sosteneva accordi con entrambi e il 4% con nessuno di essi. L'8% non ha risposto e il 4% "dipende dal nostro interesse nazionale"
Per quanto riguarda finanziare economicamente e militarmente la resistenza in Medioriente:
- Il 60% favorevole al supporto militare (50% molto) e il 31% contrario (29% fortemente contrario)
- Il 49% favorevole al supporto economico (41% molto) e il 45% contrario (42% fortemente)
- Il 50% diceva di dispiegare truppe in Siria (41% molto) e il 41% contrario (38% fortemente)
A proposito della risposta iraniana con attacchi a Israele nell'ottobre 2024, il 59% degli iraniani si riteneva soddisfatto e diceva che il paese è diventato più forte, il 26% invece più debole. Il 16% non ha risposto
- Nelle zone urbane il 56% dice che l'Iran è diventato più forte dal conflitto israeliano del 2024, il 28% più debole, mentre il 16% non si esprime.
- Nelle zone rurali la percentuale cambiava rispettivamente a: 68%, 18%; 14%
- Relativamente negativo l'andamento del presidente Pezeshkian, che ha solo il 39% di approvazione (22% molto, il 17% parziale) mentre la disapprovazione al 35% (29% molto). Il 26% rimane parziale
Il sondaggio MEI del 2024 mostra una popolazione iraniana che collega criticamente la politica estera ai problemi economici, ma che non rifiuta l'idea di un potere centrale forte. Vi è forte sostegno a negoziati pragmatici con gli USA, mentre la normalizzazione con Israele resta impopolare.
La maggioranza è favorevole a continuare il supporto militare ed economico alla resistenza regionale. Infine, il malessere interno e la sfiducia nei giovani non si traducono necessariamente in una spinta per il cambio di regime, ma indicano piuttosto il desiderio di riforme e attenzione alle esigenze quotidiane.
Tuttavia anche in questo caso i sondaggi non riportano un "odio" unanime nei confronti della Repubblica Islamica.
GAMAAN
Prima di parlare di questo istituto, analizzeremo invece i sondaggi riportati:
Nel sondaggio su "La Repubblica Islamica: sì o no" (28 aprile 2019) [12]
Si riporta che 204.000 iraniani hanno risposto a questo sondaggio di cui 180.000 hanno dichiarato di trovarsi in Iran
- Il 79% voterebbe "NO" alla repubblica Islamica
- Il 18% voterebbe "SI"
Nel sondaggio sulle elezioni parlamentari del 2020 (10 febbraio 2020) [13]
- L'81% non andrà a votare (alla fine affluenza fu del 42,6%)
- Il 15% direbbe "SI" alla Repubblica Islamica
- Il 71% direbbe "NO"
Nel sondaggio sull'atteggiamento degli iraniani verso le proteste del 2022 (4 febbraio 2023) [14]
- L'81% direbbe "NO" alla Repubblica Islamica
- Il 15% direbbe "SI"
- Di quelli che dicono "NO" il 28% vorrebbero una repubblica presidenziale, il 12% una repubblica parlamentare, il 22% una monarchia costituzionale
- L'80% sostiene le proteste (90% all'estero)
- Il 22% ha partecipato alle proteste e il 53% potrebbe parteciparvi
- Il 46% sarebbe felice se l'Iran venisse sconfitto dalla nazionale di calcio americana alla Coppa del Mondo FIFA 2022
- Hanno anche formato un elenco di 34 individui attivi di attivisti come: Reza Pahlavi, Ali Daei, Ali Karimi, Hamed Esmaeilion, Hossein Ronaghi, Nazanin Boniadi, Fatemeh Sepehri, Masih Alinejad, Nasrin Sotoudeh, Toomaj Salehi, Narges Mohammadi, Molavi Abdolhamid, Golshifteh Farahani, Shirin Ebadi, Mohammad Nourizad, Kaveh Madani, Dariush Eghbali, Majid Tavakoli, Esmail Bakhshi e altri
Nel sondaggio sulle "Preferenze politiche degli iraniani nel 2024" (20 agosto 2025) [15]
- Il 70% si oppone alla Repubblica Islamica
- Il 40% vuole un cambio di regime come precondizione per il cambiamento
- Il sostegno alla Guida Suprema è sceso all'11%
- L'89% sostiene la democrazia
- Il 42% vuole un governo autoritario guidato da un leader forte
- Il 20% vorrebbe la Repubblica Islamica
- Il 26% vorrebbe una repubblica laica
- Il 21% una monarchia
- L'11% non sa
- Il 15% un sistema federale
- Le popolarità tra i personaggi sarebbe di:
- Ali Khamenei (9%)
- Ahmadinejad (9%)
Tra l'opposizione invece:
- Reza Pahlavi (31%)
- Toomaj Salehi (6%)
- Narges Mohammad (5%)
L'ultimo sondaggio riguarda invece l'opinione degli iraniani nella guerra dei 12 giorni (5 novembre 2025) [16]
- Il 44% ritiene che la Repubblica Islamica sia responsabile della guerra
- Il 33% incolpa Israele
- Il 16% da la colpa entrambi
- Il 51% dice che Israele abbia avuto successo, e solo il 16% dice lo stesso sulla Repubblica Islamica
Tra le emozioni provate:
- Rabbia verso la repubblica Islamica: 42%
- Preoccupazione per il futuro: 38%
- Rabbia per Israele: 38%
- Speranza per il futuro: 27%
- Paura di morire o perdere i cari: 21%
- Dolore e lutto per i morti: 17%
Nel sondaggio sull'atteggiamento degli iraniani verso la religione riporta invece che:[17]
- Il 78% crede in Dio (il 20% no)
- Il 37% crede nella vita dopo la morte, il 30% nel paradiso e nell'inferno, il 26% nell'esistenza dei jinn (demoni) il 26% nella venuta di un salvatore (Imam Mahdi)
- Il 32% come musulmano sciita
- Il 9% come ateo
- L'8% come zoroastriano
- Il 7% come spirituale
- Il 6% come agnostico
- Il 5% come musulmano sunnita
- Il 22% nessuna di queste opzioni
Riporta che il 60% ha dichiarato di non pregare, il 40% non prega spesso e solo il 27% prega ogni giorno
- Si riporta che il 72,4% non vuole l'hijab obbligatorio e il 15,1% lo vuole
- Si riporta che il 32,1% beve alcoli occasionalmente (3,2% spesso)
Si, questi sondaggi sono completamente diversi rispetto agli altri che avete visto: come sarà possibile? Chi avrà ragione?
Prima di tutto, diamo uno sguardo alla metodologia utilizzata.
Gamaan scrive: "Il sondaggio online ha raggiunto intervistati in Iran e in tutto il mondo. È stato diffuso utilizzando il metodo di campionamento a palla di neve (chain-referral sampling), attraverso una piattaforma VPN ampiamente utilizzata in Iran (Psiphon), canali televisivi satellitari (Iran International e Voice of America Persian) e diverse pagine e canali sui social media (Telegram, Instagram, WhatsApp e Twitter)".[18]
"Al "sondaggio" di Gamaan avrebbero partecipato circa 200.000 persone, più di 157.000 delle quali residenti in Iran. Che un istituto con sede nei Paesi Bassi possa consultare così tanti partecipanti all'interno dell'Iran è il primo problema che ha sollevato dubbi sull'accuratezza dei suoi dati. Molti esperti hanno poi criticato il metodo stesso di ricerca descritto da Gamaan, noto come "campionamento a palla di neve", chiamato così perché le persone che partecipano all'indagine vengono selezionate e presentate dai membri primari, e così il campione diventa sempre più grande come una palla di neve in continuo movimento.
Questo metodo è unanimemente considerato non probabilistico e come uno dei più inefficienti e controversi nella raccolta di statistiche generali: i soggetti da inserire nei campioni vengono infatti presentati dai soggetti stessi già intervistati che indicano quali soggetti possono essere campionati. Questo campionamento è particolarmente utile nello studio delle popolazioni clandestine, ossia i gruppi i cui membri per diversi motivi tendono ad occultare la loro identità (come tossicodipendenti, criminali, omosessuali, autori di abusi su bambini, lavoratori in nero, immigrati irregolari, ecc.). Ma per delle ricerche generali su una popolazione o su scala nazionale rischia invece di imboccare in percorsi molto selettivi e non inclusivi, fornendo un vantaggio ingiusto a determinati membri di una popolazione." riporta l'articolo a proposito sul sito "Islamshia".[18]
Dunque, ora andiamo ad approfondire l'identità di chi produce questi sondaggi.
A gestire l'istituto è Ammar Maleki, un professore di politica comparata: suo padre, Mohammad, fu oppositore noto della Repubblica Islamica e legato alla setta terroristica dei Mojaheddin-e Khalq (MEK) gruppo responsabile dell'uccisione di 12.000 cittadini iraniani. Era tanto legato al gruppo che Maryam Rajavi espresse condoglianze alla sua morte. Ammar Maleki è noto attivista sui social contro la Repubblica Islamica e sostenitore di movimenti estremisti contro di essa come: "Donna, Vita, Libertà". Ha infatti contatti con Hamed Esmaeliyun, con la quale ha partecipato a manifestazioni (noto oppositore). Assieme ad Ammar Maleki abbiamo Pooyan Tamimi Arab, professore di studi religiosi, iraniano, collaboratore alla "Open Democracy" progetto inglese a cui partecipa anche, fra gli altri, George Soros, e che è finanziato da "organizzazioni filantropiche" come la Rockefeller Brothers Fund, secondo quanto riporta l'articolo prima citato. Pooyan è sposato con Sara Emami, artista visiva e designer, oltre che influencer Instagram nota per la sua attività artistica proprio nel gruppo "Donna, Vita, Libertà". Essa è inoltre sostenitrice di Masih Alinejad, uno dei volti dissidenti iraniani. A finanziare l'istituto e alcuni sondaggi è Ladan Boroumand, figlia di Abdorrahman Boroumand (assistente di Shapour Bakhtiar, ultimo primo ministro dello Scià dopo la rivoluzione e uno dei 3 membri fondatori del Comitato esecutivo del "Movimento Nazionale di Resistenza dell'Iran" fondato nel 1980 a Parigi, e ora presieduto proprio da Maryam Rajavi, il capo del gruppo terroristico MEK. Ladan Boroumand, è anche direttrice di un "centro per i diritti umani" con sede a Washington che ha come membri di amministrazione lei, sua sorella Roya e Francis Fukuyama, noto politologo nippo-americano neoconservatore che è CEO del NED (National Endowment for Democracy) creata da Reagan negli anni 80 e definita "seconda CIA" per via dell'orchestrazione di diverse "rivoluzioni colorate". Ladan Boroumand lavora anche come "wisiting fellow" della NED. A chiudere il cerchio è il fatto che dal 2022 la NED viene finanziata anche proprio dal centro Boroumand.
L'articolo prima menzionato precisa anche che i sondaggi riportano una netta preferenza del popolo iraniano ad ascoltare le fonti "dissidenti" rispetto a quelle ufficiali del governo:
- Iran International (54%)
- Manoto (42%)
- BBC Farsi (37%)
- Tv di stato iraniana IRIB (36%)
- Voice of America (34%)
Fatalità Maleki è spesso ospite in questi canali, in particolare all'Iran International, dove nel canale telegram ufficiale viene citato ben 107 volte! L'analisi dei sondaggi condotti dall'istituto GAMAAN evidenzia alcune incongruenze metodologiche e conflitti di interesse che mettono seriamente in dubbio l'affidabilità dei dati riportati, soprattutto se confrontati con altre rilevazioni condotte su scala nazionale in Iran. Alla luce di quanto emerso, i sondaggi di GAMAAN non possono essere considerati una misura affidabile dell'opinione pubblica in Iran.
La metodologia non rappresentativa, i chiari conflitti di interesse dei responsabili e finanziatori, e la selezione dei partecipanti tramite canali filo-opposizione, suggeriscono che i risultati siano fortemente distorti a favore di un'immagine negativa della Repubblica Islamica.
Per una comprensione accurata della realtà interna iraniana, è necessario basarsi su indagini condotte con metodi scientifici rigorosi e campioni rappresentativi, che tengano conto della complessità e della diversità del Paese, evitando la manipolazione ideologica o politica dei dati.
Possiamo riassumere il tutto così:
| nome | Modalità estrazione | Finanziato da | affidabilità |
| IranPoll | Telefonate CATI, campionamento probabilistico nazionale, RDD su linee fisse | Presente in Canada, finanziato da solo | Alta |
| University of Maryland | Progettazione sondaggi, analizza i dati, interviste condotte da IranPoll | Sede universitaria, indipendente e con fondi accademici | Alta |
| Middle East Institute | Sondaggi via telefono proporzionali e con madrelingua | Organizzazione no-profit con donazioni private | Moderata |
| GAMAAN | Sondaggi online a "palla di neve" tramite VPN e matching | Organizzazione non-profit gestito da opposizione e con supporto economico e mediatico estero | bassa |
A opinione personale dell'autore, si stima che il supporto alla Repubblica Islamica, facendo una media tra affidabilità dei sondaggi e numeri relativi ad essi sia divisa così:
Sostenitori militanti e convinti: 25% (convinti politicamente e ideologicamente al 100% nel sistema della Repubblica Islamica, ne fanno parte l'élite politica, pasdaran, ufficiali, chierici, religiosi e relative famiglie, fedeli e beneficiari del sistema) Sostenitori ordinari: 35% (convinti politicamente e ideologicamente anche se aperti a cambiamenti o riforme o a criticità per alcuni governi, ne fanno parte: gente comune, religiosa, favorevole ai valori della rivoluzione, prevalentemente di mezza età o della popolazione rurale) Sostenitore passivo: 20% (non partecipa alla vita politica o alle elezioni, spesso è critico contro il sistema e desideroso di riforme, non contrario al cambiamento radicale ma vive la propria vita in pace e combatte per il bene del paese quando necessario, adotta una linea neutra o variegata in base all'argomento: ne fanno parte, la classe media/benestante, i giovani, i laici) Oppositori: 20% (contrari alla Repubblica Islamica in ogni sua forma, vuole un rovesciamento del regime immediato ed è contrario ai principi religiosi base, ne fanno parte: laici, minoranze religiose, minoranze etniche, ricchi, giovani, persone concentrate sulle zone benestanti delle grandi città, nostalgici della monarchia o amici/famigliari/parenti di ex funzionari dell'Iran monarchico o di persone uccise, arrestate, multate o esiliate dalla Repubblica Islamica)
Di Pietro Minute
10.01.2026
Pietro Minute, studente e attivista social media su tematiche controcorrente al mainstream, scrittore con focus su Medioriente, Iran e tematiche geopolitiche. Canale Telegram - https://t.me/pietro_Minute01
NOTE
[1] https://www.iranpoll.com/who?utm
[2] IranPoll+State+of+Iran+Dec+2018+wave+results+2019-2-8
[5]https://www.iranpoll.com/publications/ccga?utm [6]https://www.cissm.umd.edu/research-impact/publications/state-iran-survey-series?utm
[9] https://cissm.umd.edu/research-impact/publications/iranian-public-opinion-under-maximum-pressure?utm
[12]https://gamaan.org/2019/04/28/survey-report-on-the-islamic-republic-yes-or-no/
13]https://gamaan.org/2020/02/10/summary-of-gamaans-survey-on-the-2020-parliamentary-elections-in-iran/
[14]https://gamaan.org/2023/02/04/protests_survey/
[15]https://gamaan.org/2025/08/20/analytical-report-on-iranians-political-preferences-in-2024/
[16]https://gamaan.org/2025/11/05/12-day-war-survey-english/
[17]https://gamaan.org/2020/08/25/iranians-attitudes-toward-religion-a-2020-survey-report/
[18]https://islamshia.org/a-proposito-di-un-istituto-di-ricerca-e-dei-suoi-sondaggi-sulliran/?
natascia 13 gennaio 2026
La tempistica di questi disordini coincide con le dichiarazioni farneticanti del presidente USA.