Gli Dei vanno contro il Popolo Eletto, Mammona contro Israele, Marte contro il Pentagono

Gli Dei vanno contro il Popolo Eletto, Mammona contro Israele, Marte contro il Pentagono

John Elmer
johnhelmer.net

La strategia palestinese contro Israele mira a distruggere in un conflitto prolungato la capacità di Israele di sopravvivere nel suo stato attuale.

Ciò significa attaccare l'invincibilità delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e il loro sistema antimissili Iron Dome; [questa strategia] era iniziata con l'offensiva transfrontaliera del 7 ottobre e continua con attacchi quotidiani di droni e artiglieria su obiettivi all'interno di Israele, nonché con la resistenza alle incursioni delle IDF a Gaza.

Il piano significa anche mettere a nudo la debolezza delle infrastrutture e dell'economia dello Stato; estendere il campo di battaglia a tutto il territorio israeliano - porti, centrali elettriche e rete elettrica, comunicazioni e mercati finanziari - rendendo insostenibile il costo dell'occupazione dei territori arabi. In una guerra prolungata, due delle principali esportazioni israeliane, che coprono più del 40% delle entrate dello Stato, i diamanti e il turismo, rischiano la rovina [*].

"Gli israeliani non possono sopportare una guerra che comporti un anno di combattimenti”, aveva detto il presidente iracheno Saddam Hussein al suo stato maggiore nel 1983, durante una discussione sulla pianificazione di una guerra regionale degli Arabi contro Israele [**]. Sono passati quarant'anni e l'evoluzione della tecnologia e delle tattiche militari ha ampliato il potere dei piccoli eserciti di liberazione nazionale, come Hamas, Hezbollah e gli Houthi, dei mandanti per procura, come l'Iran, e del ruolo di bilanciamento strategico di Russia e Cina. La loro combinazione ha ridotto la resistenza ad una guerra prolungata dello Stato sionista e quella del suo mandante per procura, gli Stati Uniti.

Gli israeliani e la diaspora ebraica lo comprendono con riluttanza. Per loro, una guerra breve dovrebbe essere ancora più breve. Ciò significa il genocidio di almeno un milione di palestinesi tra morti e sfollati.

Questa guerra ora è diventata una guerra internazionale - una guerra che gli Stati Uniti non possono sostenere. Come ha detto pubblicamente questa settimana un insider del Pentagono, "poiché le infrastrutture logistiche e di supporto del Pentagono sono così numerose, non siamo pronti a intervenire in modo concertato. Quello a cui stiamo assistendo in questo momento è la morte per mille tagli. I nostri avversari sanno che siamo sotto pressione, quindi ci faranno sudare ancora di più, e così potremo rispondere ancora di meno".

Giovedì, a Mosca, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha confermato lo stato delle cose: i rinforzi navali, aerei e marittimi statunitensi dispiegati intorno a Israele e Gaza sono "tattiche americane per rafforzare la propria sicurezza (così dovrebbero essere interpretati) a spese di qualcun altro". Si stanno ritorcendo contro la capacità di Washington di difendere le forze statunitensi nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nel Golfo Persico e nelle basi terrestri in Siria, Iraq e Giordania. "Al contrario", ha aggiunto Zakharova, il dispiegamento militare statunitense "destabilizzerà ulteriormente la situazione in Medio Oriente, creando ulteriori tensioni che potranno riversarsi oltre la regione".

L'avvertimento della Zakharova era arrivato nel pomeriggio. A quell'ora i funzionari del Ministero degli Esteri russo avevano tenuto incontri con una delegazione di Hamas e con funzionari di Iran, Egitto e Kuwait. Alla stessa ora, dall'altra parte della città, il Presidente Vladimir Putin aveva avuto un colloquio telefonico con il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il comunicato del Cremlino aveva poi riferito che: "Russia e Turchia hanno posizioni praticamente sovrapponibili".

La censura e la propaganda dei media israeliani e statunitensi stanno nascondendo l’entità degli effetti del piano bellico palestinese e la profonda debolezza militare ed economica dello Stato israeliano.

Più la guerra continua, più è evidente sul campo di battaglia che lo schema dello Stato unico imposto da Israele e Stati Uniti è infattibile. Resta da stabilire se Israele e Stati Uniti possano essere costretti a ritirarsi ai confini del 1967 e a creare un nuovo Stato palestinese con partizione, smilitarizzazione e garanzie di sicurezza internazionali - la base della posizione russa annunciata giovedì a Mosca -.

In questa lunga guerra, gli dei non favoriscono il popolo eletto.

Seguire con precisione le azioni sul campo di battaglia è impossibile per la stampa israeliana e anglo-americana. I resoconti delle operazioni e delle vittime israeliane e statunitensi vengono soppressi del tutto o ritardati di giorni, se non di settimane.

Secondo questo servizio televisivo della NBC, trasmesso il 24 ottobre, ci sono state almeno 24 vittime statunitensi in seguito ad attacchi di droni avvenuti intorno al 18 ottobre presso la base di Al-Tanf in Siria e la base di Al-Asad in Iraq. Le notizie sull'azione navale nel Mar Rosso, la USS Carney che avrebbe ingaggiato missili Houthi per diverse ore, sono cambiate rispetto alle prime notizie del 19 ottobre. Per saperne di più, leggete qui. In un nuovo rapporto del 24 ottobre è stato rivelato che ci sono state vittime israeliane e statunitensi in un raid congiunto all'interno di Gaza: "nelle ultime 24 ore circa, alcune delle nostre forze speciali e delle forze speciali israeliane sono entrate a Gaza per una ricognizione, per pianificare la liberazione degli ostaggi e, a quanto ho capito, sono state fatte a pezzi e hanno subito gravi perdite. Penso che questa sia la direzione che stiamo prendendo e non la vedo come una vittoria per Israele sotto qualsiasi forma. E certamente penso che sia molto pericoloso per noi". Nel reportage di Al Mayadeen sono documentati gli attacchi quotidiani contro le basi statunitensi in Iraq e nel nord-est della Siria.

È difficile anche seguire gli attacchi alla rete elettrica e alle infrastrutture da parte di Hamas e Hezbollah. Hanno iniziato con attacchi informatici contro gli impianti di produzione di energia elettrica e le reti elettriche di Israele; a questi sono seguiti attacchi missilistici e con droni. "È stato preparato il terreno per gli attacchi alla rete elettrica israeliana", afferma una fonte militare statunitense. "Credo che prima verranno i droni, poi i missili. Potremmo anche assistere a incursioni di commando".

Anche i porti marittimi di Israele sono sotto costante attacco. Ashkelon, il più vicino a Gaza, è stato chiuso. Eilat potrebbe essere stata l'obiettivo dell'attacco missilistico degli Houthi intercettato la settimana scorsa dalla USS Carney. Ashdod, che rappresenta circa il 40% del commercio marittimo israeliano in entrata e in uscita, e il porto di Tel Aviv sono stati presi di mira. Il risultato è un aumento di dieci volte dei costi delle assicurazioni contro i rischi di guerra per le navi e i carichi e la riduzione del movimento delle navi internazionali in entrata e in uscita dai porti israeliani; sembra che ad Ashdod il trasporto marittimo sia diminuito del 30% rispetto al volume prebellico. Evergreen, la compagnia di navigazione taiwanese che trasporta container, il 17 ottobre ha dichiarato lo stato di forza maggiore per Ashdod, ha dirottato una nave ad Haifa e ha interrotto le spedizioni future in entrambi i porti. "Consigliamo di valutare caso per caso ogni visita a un porto israeliano e di adottare le precauzioni del caso nella pianificazione di emergenza delle navi", raccomanda un bollettino di allerta dell'industria marittima.

Il giacimento di gas offshore Tamar della Chevron è stato chiuso. Qui si estrae il 70% del gas necessario ad alimentare il fabbisogno di energia elettrica di Israele. Non una sola fonte mediatica anglo-americana ha notato che Israele rischia di perdere la sua principale fonte di energia a causa di un attacco di droni o missili. "Dopo quello che gli americani e i tedeschi hanno fatto per far saltare i gasdotti del Nordstream", commenta una fonte industriale di Mosca, "cosa trattiene Hamas dal colpire Tamar o Hezbollah gli altri giacimenti di gas israeliani?".

A sinistra: la piattaforma per l'estrazione di gas Tamar di Chevron si trova in mare a 24 chilometri a ovest di Ashkelon. A destra la mappa delle fonti di gas offshore di Israele.

Una fonte di Mosca commenta che "in Israele, gli Stati Uniti e il Regno Unito saranno in grado di portare rifornimenti praticamente senza il rischio che le navi statunitensi vengano attaccate. Il rischio riguarda i porti e le basi, non le forniture dal Mediterraneo. Le basi greche e cipriote saranno molto utili. Israele non dovrà affrontare gravi problemi logistici finché sarà all'offensiva. Se i suoi insediamenti inizieranno ad essere tagliati fuori, accerchiati o penetrati, allora la questione è diversa".

Anche gli effetti economici indiretti della guerra non vengono calcolati o discussi dai media tradizionali o dai giornali economici internazionali. Le principali fonti di reddito da esportazione sono i diamanti, con oltre 9 miliardi di dollari all'anno, e il turismo, che aveva raggiunto un picco di 8,5 miliardi di dollari nel 2019. Insieme, i diamanti e il turismo rappresentano oltre il 40% dei proventi delle esportazioni dello Stato.

La pandemia di Covid-19 e le restrizioni ai viaggi in tutto il mondo avevano ridotto di quattro volte le entrate turistiche di Israele, che si erano riprese nel corso del 2022 e della stagione turistica di quest'anno. Il fenomeno si è ora arrestato, anche se, per il momento, i lanci di razzi di Hamas sull'aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv, sono stati intercettati.

12 ottobre 2023 -- fonte: https://www.youtube.com/

ANDAMENTO DELLE ENTRATE TURISTICHE DI ISRAELE, 1999-2022

Fonte: https://www.macrotrends.net/

Anche le esportazioni israeliane di macchinari ad alta tecnologia e di prodotti farmaceutici potrebbero essere colpite se la fornitura di elettricità, le reti internet e i trasporti venissero danneggiati.

L'effetto cumulativo sarà il risultato per il quale le agenzie di rating internazionali hanno avvertito le banche e i mercati finanziari internazionali di prepararsi. "A nostro avviso", ha riferito Fitch ai clienti il 17 ottobre, "la combinazione di un'economia dinamica e ad alto valore aggiunto di Israele, la sua capacità di resistere ai conflitti regionali e la sua preparazione agli scontri militari rendono improbabile che un conflitto relativamente breve, in gran parte limitato a Gaza, possa influenzare il rating di Israele…. il rischio che altri attori ostili a Israele, come l'Iran e Hezbollah, si uniscano al conflitto su larga scala è aumentato in modo significativo... un'escalation importante potrebbe comportare un'azione di rating negativa. Quello in corso potrebbe assumere la forma di un conflitto più ampio e più lungo, con un conseguente drenaggio fiscale prolungato, sia per l'aumento della spesa che per la diminuzione della riscossione delle imposte, oltre alla perdita di capitale umano e materiale e a gravi perturbazioni economiche".

Quanto breve o quanto lungo sarà il piano bellico di Israele dipende dall'accettazione americana e internazionale non solo del genocidio destinato ai palestinesi di Gaza, ma anche della guerra chimica di tipo Novichok pianificata dall'IDF e dal Pentagono per il sistema di tunnel di Hamas a Gaza City. Dopo diversi anni in cui gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno inventato affermazioni secondo cui la Siria e la Russia avrebbero usato gas proibiti in guerra, gli israeliani avrebbero convinto gli Stati Uniti a partecipare all'operazione di attacco ai tunnel. Il Pentagono nega la notizia.

Fonte: https://www.middleeasteye.net

Fonti militari russe e statunitensi stanno già confermando i problemi di approvvigionamento logistico che le forze israeliane e statunitensi devono affrontare in questo momento, e la guerra è iniziata solo tre settimane fa. Fonti greche riferiscono che la base di Souda Bay, a Creta, ha già raggiunto la sua capacità massima per le operazioni di rifornimento e supporto per le forze della Marina e dell'aeronautica statunitensi in arrivo; questo in aggiunta alle crescenti proteste greche nella base aerea di Elefsina, vicino ad Atene.

Una fonte cipriota afferma che il movimento di aerei statunitensi e britannici in entrata e in uscita dalle basi aeree di Dekhelia e Akrotiri si sta intensificando e che esiste una navetta aerea e marittima tra i porti ciprioti di Larnaca e Limassol e il gruppo di portaerei USS Gerald Ford in mare a sud-ovest dell'isola.

L'allungamento delle linee di rifornimento necessarie per supportare il gruppo di portaerei USS Eisenhower nel Mar Rosso e nel Golfo Persico e le basi terrestri necessarie per sostenerlo sono fattori politicamente sensibili e, quanto più a lungo la guerra contro Israele rivelerà l'abilità e la resistenza bellica araba e iraniana, i rischi di attacchi Houthi e di altro tipo, insieme alle proteste interne delle folle arabe, si intensificheranno nelle basi USA degli sceiccati arabi.

Convertire queste conquiste in un quadro negoziale per il ritiro israelo-americano è il compito che, a Mosca questa settimana, i funzionari russi stanno tentando con i cinesi, in silenzioso coordinamento e in negoziati semi-aperti. Nella sua prima mossa al di fuori della regione dall'inizio della guerra, Hamas si è recato a Mosca per i negoziati, guidato da Moussa Mohammed Abu Marzouq, un politico di formazione statunitense.

A sinistra: Moussa Mohammed Abu Marzouq; al centro: Husam Badran; a destra, Ali Bagheri Kyani.

Giovedi, la Zakharova ha confermato l'inizio dei colloqui con Hamas. "Posso anche dire e confermare che i rappresentanti di un importante movimento palestinese sono a Mosca. Per quanto riguarda i contatti, vi informeremo ulteriormente". Ha inoltre reso noto che, dall'inizio della guerra, novemila titolari di passaporto russo sono tornati in Russia da Israele e che almeno quindici titolari di passaporto russo tra gli ostaggi di Hamas sono stati uccisi negli attacchi aerei dell'IDF.

Contemporaneamente agli incontri di Marzouq, Husam Badran ha rilasciato una dichiarazione all'emittente statale russa Sputnik. "La Russia", ha dichiarato Badran, "è in grado di svolgere un ruolo importante nel porre fine alla guerra tra Israele e la Striscia di Gaza e nel fornire aiuti all'exclave palestinese. Hamas apprezza il ruolo della Russia sulla scena internazionale, in particolare l'uso del veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro gli Stati Uniti. Ma la Russia può svolgere un ruolo maggiore nel porre fine all'aggressione contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza e nell'utilizzare la pressione internazionale per fornire aiuti urgenti al nostro popolo nella Striscia di Gaza".

Che cosa Hamas intenda per "ruolo maggiore" della Russia non è stato ancora rivelato pubblicamente. È noto che Hamas è disposto a negoziare il rilascio di ostaggi "non militari", compresi gli israeliani con passaporto russo, attraverso l'Iran. Questo a condizione che l'IDF tolga l'assedio su Gaza e permetta l'accesso a una quantità sufficiente di rifornimenti in tutte le zone del territorio.

Gli "ostaggi militari" sono trattenuti in cambio del rilascio dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Questi ultimi sono più di 6.000; gli ostaggi a Gaza potrebbero essere meno di 200, dato che almeno 50 sono stati uccisi dai bombardamenti israeliani.

La dichiarazione del Ministero degli Esteri russo sui colloqui con Hamas è meno rivelatrice. Secondo il comunicato di Sputnik, "la Russia ha discusso del rilascio degli ostaggi e dell'evacuazione dei russi dalla Striscia di Gaza durante un incontro con una delegazione di Hamas a Mosca, giovedì". Un membro dell'ufficio politico del movimento di resistenza islamica Hamas, Abu Marzouq, si trova a Mosca. Con lui si sono svolti contatti in continuità con la linea russa per l'immediato rilascio degli ostaggi stranieri che si trovano nella Striscia di Gaza, e sono state discusse anche le questioni relative alle garanzie per l'evacuazione dei cittadini russi e di altri stranieri dal territorio dell'enclave palestinese".

Giovedì, alla stessa ora - inosservati e non riportati dai media occidentali - funzionari russi hanno tenuto diverse sessioni di negoziazione con un emissario iraniano, il viceministro degli Esteri Ali Bagheri Kyani. In tre distinti comunicati del Ministero degli Esteri, sono stati emessi i resoconti degli incontri di Kyani con i viceministri Mikhail Bogdanov, Sergei Ryabkov e Mikhail Galuzin. "È stata confermata la necessità di cessare le ostilità nella Striscia di Gaza e nelle zone limitrofe e di fornire rapidamente assistenza umanitaria alla popolazione palestinese colpita", si legge nel comunicato di Bogdanov. "È stato dichiarato che Mosca e Teheran sono determinati a continuare a coordinare strettamente gli sforzi nell'interesse della stabilizzazione della situazione in Medio Oriente".

Non è chiaro se i colloqui abbiano incluso anche i funzionari di Hamas in un formato a tre. Nel corso della giornata si sono svolti a Mosca anche negoziati del Ministero degli Esteri con funzionari kuwaitiani ed egiziani.

Al Cremlino è stato annunciato che il presidente Putin ha parlato con il presidente turco Erdogan per discutere della guerra. Secondo il comunicato del Cremlino, "i presidenti hanno esaminato gli sforzi attivi intrapresi dalla Russia presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, nonché i corrispondenti passi politici e diplomatici compiuti dalla Turchia per fermare lo spargimento di sangue e garantire la consegna senza ostacoli degli aiuti umanitari a coloro che ne hanno bisogno. È stato sottolineato che la Russia e la Turchia hanno posizioni praticamente sovrapponibili, incentrate sull'attuazione della ben nota soluzione dei due Stati, che prevede la creazione di una Palestina indipendente che coesista con Israele in pace e sicurezza".

Nel suo briefing per la stampa, la Zakharova ha respinto le mosse fatte finora dagli Stati Uniti. "Non riteniamo che la presenza degli Stati Uniti in Medio Oriente contribuisca alla stabilità della situazione nella regione. Esattamente il contrario. I precedenti tentativi di Washington di monopolizzare il processo di risoluzione del conflitto mediorientale, ignorando le vere cause del protrarsi del conflitto, hanno in gran parte portato alle attuali catastrofiche conseguenze... Questa situazione ha una strada assolutamente chiara e comprensibile, una 'road map' per la risoluzione. Non è semplice, è complessa, dolorosa, ma porta alla soluzione della questione, non al suo aggravamento".

Naturalmente, nessun sistema di difesa aerea, forniture di armi o di materiali in alcuni "complessi di sicurezza" aiuterà a risolvere la situazione. La lezione di oggi deve essere imparata. Per quanti americani vi si siano dispiegati (le loro basi, i loro esperti, i loro satelliti), nulla ha funzionato per evitare uno scenario sanguinoso, di cui sono vittime sia i palestinesi che gli israeliani".

[*] Con il sostegno di Israele e di influenti mercanti di diamanti ebrei di New York e Tel Aviv, il governo statunitense sta preparando un piano di sanzioni per impedire che i diamanti grezzi russi, prodotti da Alrosa, vengano venduti sui mercati belga, israeliano e statunitense. I prodotti russi saranno etichettati come "diamanti di sangue" a causa della guerra in Ucraina. Tuttavia, ora che Israele sta distruggendo la popolazione palestinese di Gaza, l'etichetta "di sangue" può essere applicata anche all'industria israeliana del taglio dei diamanti e al commercio ebraico di diamanti all'estero. Il sostegno alla sanzione antirussa e alle operazioni dell'IDF contro i palestinesi si trova nelle notizie di Rapaport.com. Rapaport è al fianco di Israele", ha dichiarato il 26 ottobre la testata e il suo proprietario Martin Rapaport, "e ha intrapreso tutti gli sforzi e i costi necessari per la Single Stone Auction di ottobre per aiutare il mercato israeliano a continuare a condurre gli affari nel miglior modo possibile in questo momento difficile". Rapaport ritiene che continuare a fare affari in Israele durante la guerra sia una vittoria contro i brutali terroristi di Hamas e che aiuterà Israele a vincere la guerra". In un altro editoriale dedicato al commercio dei diamanti, Rapaport propone "di boicottare l'Iran e tutti gli altri sostenitori dell'organizzazione terroristica di Hamas". Rapaport, a sostegno delle uccisioni cita anche l'autorità religiosa. "Nelle parole di D-o (Esodo 17:14): 'Cancellerò completamente la memoria di Amalek da sotto il cielo'. Che le parole di D-o siano eseguite, qui e ora". In silenzio, l'industria dei diamanti di Stato della Russia detta una strategia per proteggersi da questa politica israeliana a doppio taglio.

[**] Saddam Hussein è citato nel capitolo sui complotti statunitensi contro di lui in Iraq - si veda The Jackals' Wedding: American Power, Arab Revolt, cap. 6.

John Elmer

Fonte: johnhelmer.net
Link: https://johnhelmer.net/the-gods-are-going-against-the-chosen-people-mammon-against-israel-mars-against-the-pentagon/#more-88742
27.10.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

John Helmer è un ex corrispondente del settore marittimo russo per Fairplay, Lloyds List, Journal of Commerce e Business Times di Singapore; autore del primo libro sull’industria marittima russa, “Sovcomplot: come i pirati cercarono di catturare il tesoro dei mari russi e furono scoperti“.

Commenti (30)

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    1. Cleon XIII 31 ottobre 2023

      Perchè sono chiusi i commenti a "FERMIAMO IL GENOCIDIO, L'APPELLO DEGLI INTELLETTUALI?"
      Ci vorrebbero, invece, i commenti. Si apre con una bella tignata contro Hamas, i "nuovi Hitler" della situazione, si prende per buona la versione dei fatti di quel minorato di Netanyahu e si da la colpa ai combattenti della Resistenza Palestinese perchè, combattendo, ha osato disturbare le anime belle della cultura! Perchè la Redazione invita a sottoscrivere questo proclama di supporto ai Sionisti? E' Inaudito e vergognoso. Dopo oltre 10 anni sono fortemente, fortissimamente tentato di cancellare la mia registrazione a questo sito, mi prenderò qualche giorno per rifletterci su.

    2. Jimbo 31 ottobre 2023

      Credo sia stato scritto in buona fede, per la pace con una certa equidistanza.
      Il problema è che la responsabilitá di quello che è successo laggiù e che sta accadendo è solo di una parte.
      Ma questo forse non si vuole scrivere.
      O non si può.

    3. Hospiton 31 ottobre 2023

      Nella premessa sono riusciti a affermare che le "efferatezze di Hamas" sono "ingiustificate", roba da Gianni Riotta o Parenzo. Con tale esordio mistificatorio (dato che finge di dimenticare 100 anni di soprusi da parte di inglesi e sionisti) hai voglia a scrivere tutto il resto dell'accorato appello.

    4. logos 31 ottobre 2023

      In chiave politicamente corretta gli omicidi sono sempre ingiustificati, e per certi versi, è l'unico politically correct che non mi è totalmente orticante. Sono sicuro che la redazione prenderà atto delle vostre critiche (chiaramente costruttive). Il nemico non è chi ci regala uno spazio relativamente libero di espressione. Sono parzialmente d'accordo sia con te che con cleon, ma personalmente avrei scritto un messaggio privato alla redazione. Dobbiamo ricordarci che questa non è ansa, ma una piccola realtà. Sono sicuro che fanno quel che possono dati i limitati mezzi a loro disposizione. Non abbattiamoli. Cerchiamo di aiutarli. l. Ps: Il valore libero ed informativo di questo spazio va protetto nonostante gli errori (che vanno appunto, secondo me, fatti notare nel modo corretto). Oltretutto senza dare spazio a qualche linea un po' più "mainstream", o altresì senza dare spazio di esprimersi anche a chi possiede idee differenti, contro quali "pale dei mulini" potrebbero schiantarsi Sancio Panza e Don Chisciotte? @Cleon XIII

    5. logos 31 ottobre 2023

      È la stessa autrice che ha pubblicato "la violenza femmina" se non vado errato. Molti commentatori ci sono andati con il tirapugni di ottone borchiato in quella occasione. Sospetto che sia una scelta dell'autrice stessa nel caso specifico. Per non incorrere in una ulteriore "crocifissione". Tuttavia va ricordato, che ognuno è responsabile di ciò che scrive e se non può sostenere il confronto dovrebbe lasciare spazio ad altri. Ad Harlem se si va con la tunica del ku klux klan si può facilmente incorrere in problemi. È l'abc. Sono sicuro che in futuro la redazione non concederà più questa carta "uscite gratis di prigione". Chi teme il confronto rispetto alle proprie opinioni (purché pacifico e rispettoso) non dovrebbe avere spazio. Ognuno ha le sue sensibilità, ma tutto deve poter essere messo in discussione. Questo rappresenta il valore SPECIFICO di questo spazio virtuale. Dunque se ti è possibile abbi pazienza. Spero tu non vada via per questo episodio, mi mancherebbe la tua voce. l.

    6. logos 31 ottobre 2023

      Ovviamente la sezione commenti deve in ogni caso essere SEMPRE disponibile. Altrimenti creiamo Israele 2.0. Con tutto ciò che ne deriverà in termini di seguito e credibilità. l.

    7. logos 31 ottobre 2023

      CIT: "Credo sia stato scritto in buona fede" - non ho dubbi. Se ne avessi non parteciperei più alle discussioni con effetto immediato. Tuttavia comprendo il malumore di alcuni utenti. Che hanno percepito "violato" il loro "santuario". Se si arrabbiano è perché ci tengono. Sono sicuro che chi di dovere terrà conto di questo. l.

    8. Hospiton 31 ottobre 2023

      Già Logos, nel caso specifico si aggiunge però una questione che va oltre il discorso storico: siamo certi che Hamas abbia attaccato di sorpresa, senza provocazioni scientifiche da parte di militari e coloni avvenute nelle settimane precedenti il lancio dei razzi? Perché i media hanno aperto le danze solo per puntare i riflettori contro i "terroristi", ma chi osserva costantemente l'evolversi della situazione in quelle aree racconta un'altra versione. Un po' come per l'Ucraina, i media silenziano dieci anni di crimini nel Donbass e portano quella regione all'attenzione dell'opinione pubblica solo quando scatta l'operazione russa. A Gaza stesso scenario, e così parte il ritornello preconfezionato di aggressore e aggredito...degli intellettuali che vogliano pronunciarsi su Ucraina e Palestina non possono leggere la realtà a seconda di come la presentano i propagandisti NATO/Sion, un errore madornale, da sprovveduti. Personalmente preferisco parlarne in modo pubblico, non sono critiche volte a abbattere (ci mancherebbe) ma a stimolare dibattiti e riflessioni, anzi quando intervengo su CDC mi ritengo sin troppo morbido proprio perché rispetto il sito e il lavoro di redattori e collaboratori...se però iniziamo a darci pacche sulle spalle rischiamo di cadere nella melma polcor, e allora addio Contro informazione, ci riduciamo a livello di F.Q. In altri siti sono molto più polemico, qui uso toni pacati ma alcuni aspetti vanno evidenziati e discussi.

    9. gianB 31 ottobre 2023

      Qualche riferimento anche sull'abilità Sion di usare le false flags non guasta
      https://t.me/StreetReporters1/14035

    10. logos 31 ottobre 2023

      Non mi è mai piaciuto il termine "contro informazione". Asserisce opposizione e schieramento. Preferisco "Libera informazione" che in quanto tale può passare anche mainstream. Anche se ciò abbassa sensibilmente il livello, in mia umile opinione. Rispetto alla questione hamas, ti rispondo che no. Non solo non ne siamo sicuri. È accertato esattamente il contrario. La chiave di lettura è "nell'ultima" mastodontica "provocazione" datata 5 ottobre. Un fatto relativo alla moschea di al-aqsa. Non so se si trovano ancora notizie relative in rete. Io le ho in archivio privato. Oltretutto non è che "Hamas" in 3 giorni ha organizzato quell' attacco. Come sempre ultimamente (e forse più), la partita era truccata dall'inizio. Segui i soldi e capisci cosa intendo amico mio. l. Ps: posso sbagliarmi, la mia è solo una analisi scaturita dai dati che ho (oltretutto verificabili in maniera parziale).

    11. Nonso 31 ottobre 2023

      Io ho trovato questa eccezione molto concettuale!

      "I commenti sono chiusi" traducibile in "Siamo tutti senza parole"

      E' vero che il comonicato sarebbe da discutere, questo senza dubbio, ma abbiamo ampio spazio per farlo altrove

    12. Hospiton 31 ottobre 2023

      In effetti il termine "controinformazione" non ha mai convinto neanche me, più che altro perché viviamo necessariamente degli scarti del mainstream o di quel che quest'ultimo fa filtrare, solo che ormai è entrato nell'uso comune...in quanto a Hamas esatto Logos, partita truccata dal principio, per questo non mi sono piaciute alcune parole contenute nell'appello cui si riferisce Cleon.

    13. logos 31 ottobre 2023

      Sradichiamoli insieme questi usi comuni. Vogliono appropriarsi del nostro libero pensiero. Cominciando dal metterci in bocca parole divisive (create in laboratorio). Ci casco spesso anch'io purtroppo, nonostante l'attenzione attiva. E quando mi rendo conto mi incazzo come una bestia. Infatti non si può che condividere almeno parte del suo pensiero. Ma personalmente, semmai, lo userei come spunto per migliorare. Cercando di mantenere intatta la chiave costruttiva data dalla presenza di noi tutti (indispensabili perché diversi tra noi e non omologati). Rispetto la questione in argomento, temo che, sul fronte pilotato medio-orientale, saranno dolori forti. Spero di sbagliarmi. Ma non si schiera tutta la macchina bellica per farle fare una passeggiata al sole. Tenerla in movimento sono punti di pil. Sto giro saranno "mazzi" amari. l.

    14. Hospiton 31 ottobre 2023

      Vero Logos, anche dal punto di vista del linguaggio occorre fare ulteriori sforzi. Purtroppo ogni tanto il livello d'attenzione cala in maniera inevitabile, non si può giocare al massimo per l'intera durata della partita...il problema è che dall'altra parte lo fanno (la contrapposizione è un fatto, e non per nostra volontà), vanno a tutto gas 24 ore su 24 avendo a disposizione un apparato mediatico titanico, dopato, perciò stabiliscono loro condizioni e regole, compreso il lessico. Ma in quest'aspetto credo che il digitale potrebbe riservare sorprese positive, come dimostra la ricerca di un linguaggio alternativo atto a eludere la censura presente sui social. Nuove forme di resistenza, secondo me sottovalutate da molti over 35/40 che danno le generazioni future come già spacciate. In quanto al Vicino Oriente, bè il quadro è drammatico, ma non conoscendo i reali obiettivi dell'asse USA/Sion è difficile capire sin dove vogliano e possano spingersi. Certo è che se qualcuno vorrà allargare il conflitto le occasioni non mancheranno, o all'occorrenza si creeranno.

    15. danone 31 ottobre 2023

      Mi ha avvisato il Bertozzi che chi di dovere lo ha appena bannato.
      Da un pò di tempo a questa parte CDC è cambiato, mi sembra come un dozzinale sito mainstream, poche pubblicazioni che fanno davvero la differenza..
      Evidentemente la sensazione che questo sito da un pò di tempo sia in cattive mani e mal gestito viene confermata, se bannano chi li critica.
      Spero rivedano la decisione per il bene di tutti, senza il bertozzi non si può stare.

    16. absitiniuriaverbis 31 ottobre 2023

      Non conosco i riscontri che, secondo la Redazione, portano a bannare qualcuno.
      Secondo me bannare per le idee è uno sproposito in assoluto.

      Forse la Redazione, ha bannato non le idee in quanto tali ma, piuttosto, il modo con il quale sono state espresse ( i termini utilizzati). Ma, anche in questo caso, troverei eccessivo il bannare.
      Invitare ad un linguaggio più pacato è un conto, ma bannare non lo concepisco.

    17. logos 31 ottobre 2023

      Mi dispiace sinceramente per questo. È un uomo un po' impulsivo, ma affatto una cattiva persona. Mi auguro la redazione ci ripensi (ammesso che il processo sia reversibile). E soprattutto mi auguro che il bertoz, possa avere ancora voglia di stare in mezzo a noi. Proverò a mandare una email alla redazione, nella speranza che possano ascoltarmi. Altresì se non fosse possibile ripristinare il suo account, dato che tu hai modo di contattarlo in privato, possiamo invogliarlo a fare un nuovo account: bertoz_2.0 o qualcosa del genere. Speriamo di riuscire a porvi in qualche modo rimedio. l.

    18. Hospiton 31 ottobre 2023

      Concordo, strumento accettabile solo con disturbatori seriali o che insultano gratuitamente, non certo con chi esprime le sue idee e il suo dissenso rispetto a una linea editoriale che non condivide. Insomma se si inizia a censurare anche nei siti "alternativi", peraltro bannando utenti storici come Bertozzi che scriverà su CDC da più di 10 anni -se non sbaglio- significa che tira una brutta aria. Mi auguro che ci ripensino, altrimenti non ci sono più differenze con la censura che per esempio stanno operando i social sulla questione israeliana, tante chiacchiere sul rispetto, la libertà ecc e poi Twitter &c costringono l'utenza a adoperare algospeak e escamotage vari per aggirare la mannaia del censore.

    19. BrunoWald 31 ottobre 2023

      Totale solidarietà a Bertozzi, e mi unisco a coloro che invitano la redazione a tornare sui suoi passi.

      Diverse volte mi sono trovato in disaccordo con lui, e anche in questo caso particolare condividevo la sostanza ma non la forma della sua critica, in particolare le accuse alla redazione che ho trovato francamente ingiuste.

      Ma questo non giustifica in alcun modo l'esclusione di una persona intelligente, che ha sempre espresso lealmente le proprie opinioni, e che oggettivamente è tra coloro che hanno contribuito ad arricchire il dibattito e rendere speciale questo sito.

    20. BrunoWald 31 ottobre 2023

      Esatto! Non si capisce come le efferatezze di Hamas siano ingiustificate e da condannare, quando stiamo parlando di un popolo "calpestato e umiliato da più di 70 anni", e aggiungiamoci pure massacrato, derubato, affamato e diffamato, con la complicità della cosiddetta comunità internazionale.

      Davvero gli estensori dell'appello, appartenenti al ceto accademico, hanno delle facoltà logiche così offuscate da non rendersi conto dell'incoerenza delle loro affermazioni?

    21. Hospiton 31 ottobre 2023

      Esatto Bruno, parlano di violenze ingiustificate e poi rammentano i 70 anni di umiliazioni subite dai palestinesi. Idee a dir poco confuse...Hamas a volte mi ha dato l'impressione di non raccontarla giusta, o comunque che al suo interno si muovano infiltrati abili nel fornire pretesti agli israeliani, d'altronde i servizi sionisti hanno agenti ovunque, dubito non ne schierino anche a Gaza. Ma anche se ogni componente di Hamas fosse in perfetta buonafede, in una situazione di guerra, di assedio, in cui è in gioco la sopravvivenza di un popolo, sarebbe comunque impossibile non provocare vittime tra i civili durante le azioni contro Israele. Chi in occidente pretende che Hamas operi in modo chirurgico, pur avendo contro un esercito immensamente superiore, dovrebbe fare un salto da quelle parti e vedere coi propri occhi che significhi combattere contro forze soverchianti, perfettamente equipaggiate, comandate da alcuni tra i peggiori macellai del Vicino Oriente. Ho conosciuto un tizio che lavorò per diverso tempo in un kibbutz, ufficialmente comunità-fattorie, in realtà me le descrisse come delle autentiche fortezze con arsenali che neanche immaginiamo. Militari o coloni fa poca differenza, tutta gente dura e costantemente pronta alla guerra, sperare di risolverla in modo cavalleresco e giocando "pulito" con le frange più estremiste del sionismo è pura utopia, questa è la tragica realtà.

    1. Cleon XIII 31 ottobre 2023

      I sionisti strillano e strillano, l'Occidente servo sciocco gli fa da megafono. La situazione è che Israele si rifiuta di liberare i prigionieri Palestinesi e che pur di mantenere la sua aura di invincibilità ucciderà tutti, Palestinesi e prigionieri Israeliani in mano ad Hamas. Per cui piantiamola di fare distinguo su Palestinesi buoni e cattivi che non è proprio il caso e cerchiamo di costringere Bibi a comportarsi da uomo. Che è quello che sta cecando di fare Lavrov.

    2. logos 31 ottobre 2023

      È un toro che vede (o deve vedere) rosso. Temo che andrà avanti, fino alle estreme conseguenze se non viene "fermato da chi di DOVERE". l.

    1. clausneghe 30 ottobre 2023

      Non sapevo che gli Askenazisti lucrassero pure sui diamanti che immagino faranno estrarre in miniera dagli schiavi Arabi.
      Ma a parte diamanti e turismo, credo che se Sion furibonda non si fermerà in tempo troverà qualcuno capace di stopparla, magari quel RE del Nord, di cui si favoleggia nel libro dell'Apocalisse..

    2. Eugiorso 30 ottobre 2023

      Sempre occhio alle armi nucleari in possesso dell'entità sionista ...

      Cari saluti

    3. dalassio 30 ottobre 2023

      In effetti l'estrazione, famiglia oppenheimer (de beers), e' in mano a loro ma sopratutto il taglio e commercio..Anversa e Tel Aviv sono le capitali mondiali e, per esperienza diretta, nel commercio all'ingrosso anche il piu piccolo brillo da pochi punti lo devi aquistare da loro..

    1. Shax 30 ottobre 2023

      Gli ultimi rantoli di un sistema morto: non è chiaro cosa vogliano fare gli americani, dichiarare guerra a tutto il medioriente? Piazzare portaerei a tiro di kinzhal a tempo indefinito? Continuare a farsi bombardare le basi (illegittime) in Siria, Iraq, Afghanistan...??
      Questi ultimi anni hanno dimostrato la fine della deterrenza americana e quindi la probabile fine dello stato (illegittimo) sionista.
      D'ora in poi sarà caos se Israele non inizierà ad abbassare la cresta e rispettare il cessate il fuoco e la fine della strage di civili. C'è un enorme malumore montante sulle modalità da gangster degli israeloamericani in giro per il mondo e se la diplomazia a tutela della Palastina non avrà successo ciò che resta è una guerra dalle conseguenze esplosive.

    2. Cachafaz 31 ottobre 2023

      Aggiungo solo che anche nel caso di una guerra strisciante a media -bassa intensita', per anni, avra' come conseguenza l'abbandono di Israele da parte di molti abitanti, e gia' 9-10 mln non sono molti. Quindi alla fine, obtorto collo, la cresta dovranno abbassarla in ogni caso-.=

    3. Shax 31 ottobre 2023

      Concordo, credo che israele come lo conosciamo oggi è destinato a sparire. Anni ed anni di attacchi a bassa intensità, che è l'opzione meno drastica, sono sufficienti per far abbandonare le terre occupate.

    1. Eugiorso 30 ottobre 2023

      Se nel tempo, perdurando il conflitto in corso, intervenendo altri attori come Hezbollah, si potranno indebolire l'entità sionista ele sue capacità di difesa, sappiamo che la popolazione palestinese prigioniera in Gaza non ha tempo, perché si delinea chiaramente il genocidio, mentre nel frattempo il conflitto potrà allargarsi fino a uno scontro nucleare ...

      Cari saluti

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