GLI ANTIMPERIALISTI NELLA TRAPPOLA IRANIANA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003


Un manifestante iraniano ripreso nelle recenti proteste a Teheran contro il regime di Ahmadinejad




Nota editoriale: Questo articolo è stato scritto poco prima delle ultime elezioni iraniane. Gli eventi successivi, che - di fronte ad una assolutamente non ambigua contrapposizione fra un popolo in rivolta, appoggiato da tutte le organizzazioni dei lavoratori e dai comunisti iraniani, e uno stato dittatoriale reazionario e assassino - hanno visto la stragrande maggioranza dei sedicenti anti-imperialisti italiani e stranieri schierarsi compattamente a sostegno del regime iraniano e della sua feroce macchina repressiva, confermano nel modo più tragico le analisi dell'autrice.

Paola Pisi


DI VALERIA POLETTI

uruknet.org.uk

L’eroe dei due mondi Ahmadinejad, acclamato al suo ritorno dalla Conferenza di Durban da una folla ben coreografata, ottiene il plauso di molta parte della sinistra occidentale grazie al ruolo sostenuto dall’Iran a favore di Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano, ciò che farebbe della teocrazia iraniana il più luminoso esempio di "oggettivo antimperialismo". Dobbiamo pensare che gli studenti e i lavoratori che in Iran si espongono ad una repressione selvaggia per liberarsi del regime degli ayatollah senza accettare il patrocinio americano non hanno capito niente?

Queste due note vorrebbero essere un invito a riflettere sulle loro ragioni.

Dopo mesi di repressione nelle piazze e assassinii di protagonisti della rivoluzione, l’atto costitutivo della Repubblica Islamica dell’Iran fu ratificato, nell’estate del 1981, con l’esecuzione di 2665 militanti dei Mojaheddin [1] e di altre formazioni della sinistra iraniana [2].

Il Tudeh, partito sedicente comunista, filosovietico, riformista sotto lo shah e collaborazionista con Khomeyni, veniva liquidato con una serie di pogrom successivi tra il 1982 e il 1988 [3].

La santificazione del regime procede da quelle decine di migliaia di giovani bassiji mandati a morire sul fronte della guerra contro l’Iraq laico e progressista, in un delirio nazionalista che cancellava le aspirazioni popolari espresse dall’insurrezione [4].

Mentre si consolidavano le basi materiali della teocrazia capitalista, la tutela intransigente della proprietà privata [5] e la presa di possesso dello Stato da parte dell’apparato clericale [6], i Comitati di lotta contro le cose vietate e le Pattuglie della collera di Dio imponevano l’ordine morale islamico nella società. E non c’è bisogno di ricordare cosa questo significhi. Mentre si rifiutava la riforma agraria alle masse diseredate delle campagne venivano soppressi i sindacati indipendenti e, nel giugno 1981, il regime scatenava una feroce repressione contro i lavoratori: dai 300 ai 500 arresti al giorno, decine di migliaia di oppositori assassinati nelle carceri [7]. Più di 10.000 tra studenti e docenti universitari venivano massacrati in seguito alle proteste del giugno 1981 [8]. Tudeh e Fronte Nazionale schieravano i propri militanti a difesa dello Stato islamico, negando il loro sostegno alle manifestazioni del 1° maggio, in nome della "comune" lotta contro l’imperialismo americano alleato dello shah. È forse da questo slogan dell’epoca, lanciato di fatto contro le aspirazioni delle masse – ai tempi probabilmente pervase da un autentico sentire antimperialista – , che buona parte della sinistra si è lasciata affascinare dalla rivoluzione islamica tanto da preferire la teocrazia degli ayatollah allo Stato laico iracheno? Tanto da diffondere la fandonia dell’accordo tra il partito Baath iracheno e la CIA nonchè quella del sostegno americano a Saddam Hussein trascurando la provata complicità USA-Iran nell’affare Iran-Contras o l’altrettanto provato supporto israeliano all’Iran durante e dopo la guerra Iraq-Iran[9]?

Trent’anni dopo la proclamazione della Repubblica Islamica – cioè, mi permetto di dire, dopo la sconfitta della rivoluzione – l’Iran soggiace ad un regime di terrore, la grande maggioranza della popolazione versa in condizioni economiche disastrose ed è soggetta alla deprivazione dei più elementari diritti dei lavoratori, la discriminazione e oppressione delle minoranze non ha attualmente paragoni nel mondo, le donne sono vittime della più retrograda e vessatoria legislazione sul pianeta [10].

Trent’anni dopo la sconfitta della rivoluzione i Guardiani della Rivoluzione aggrediscono manifestanti e lavoratori in sciopero, uccidono, torturano [11]. Per assicurare la stabilità del regime e per salvaguardare gli interessi di una classe dominante che intende rispettare le compatibilità con il sistema capitalistico occidentale e prosperare a rimorchio dei flussi di investimento dei capitali esteri. L’accelerato processo di privatizzazioni (che interessa in particolar modo le risorse e l’industria strategica) insieme alla possibilità offerta agli investitori esteri di acquisire il 100% di aziende prima gestite dallo Stato non pare proprio indirizzare l’Iran sulla strada dell’antimperialismo (nonostante le altisonanti dichiarazioni di Ahmadinejad), quanto piuttosto rafforzare i già forti legami del regime con il mondo dominato dalle multinazionali [12].

Né pare testimoniare alcuna inclinazione antimperialista la storia e l’attualità dei rapporti internazionali della Repubblica Islamica.

Nonostante la violenza verbale della campagna propagandistica contro il "grande satana" (Stati Uniti) e contro Israele, l’Iran di Khomeyni aveva interessi convergenti con gli alleati diabolici. Per l’uno e per gli altri il nemico assoluto in Medioriente era il nazionalismo arabo, laico e progressista, in grado, soprattutto dopo la vittoria della rivoluzione in Iraq, di ingenerare in prospettiva ravvicinata un processo di sviluppo economico e sociale autonomo che avrebbe investito l’intera area – penalizzando e forse mettendo in crisi l’egemonia statunitense – e che avrebbe portato l’Iraq a dotarsi di un apparato militare capace di costituire un pericolo concreto per il "piccolo satana". La Repubblica Islamica ha ottenuto prezioso sostegno finanziario e militare tanto dagli Stati Uniti quanto da Israele durante la guerra con l’Iraq [13]: fino da allora la teocrazia iraniana, eliminata ogni possibile opposizione interna, mirava ad espandere la sua influenza politica e religiosa sul mondo arabo, e rappresentava il miglior antidoto alla febbre antimperialista (non semplicemente antiamericana) che, con punte più e meno accentuate, tendeva a pervadere gli arabi ex-colonizzati.

Nella prima Guerra del Golfo la neutralità iraniana veniva ottenuta dal governo iracheno in cambio della firma del trattato di pace notevolmente vantaggioso per l’Iran [14], ma l’"errore" sarà corretto dagli ayatollah con la piena collaborazione assicurata agli americani in occasione dell’aggressione contro l’Iraq nel 2003.

Dopo avere attivamente collaborato con gli Stati Uniti nel sostenere le milizie musulmane bosniache durante la guerra in Jugoslavia [15], ed avere affiancato il "grande satana" nell’aggressione americana all’Afghanistan [16], l’Iran è stato attore chiave nell’agevolare la guerra americana contro l’Iraq (a partire dal falso dossier sulle inesistenti "armi di distruzione di massa"), nell’affiancare le truppe di invasione con la penetrazione di milizie addestrate per condurre una guerra coperta contro la Resistenza irachena, per compiere azioni di terrorismo sotto falsa bandiera, per annichilire la volontà di resistenza della popolazione civile con barbari massacri dei fiancheggiatori della Resistenza armata, ma anche con azioni pianificate di "pulizia etnica" contro sunniti, cristiani, sciiti laici, palestinesi, e con violenze ed eccidi per imporre la shari'a. Le Badr Brigates (milizia dello SCIRI, il Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica) e il Mahdi Army di Moqtata al-Sadr hanno fatto di gran lunga più morti che non i bombardamenti americani [17].

Insediato nel governo fantoccio iracheno servo di due padroni con il beneplacito degli Stati Uniti, l’Iran sostiene apertamente il regime afghano [18], e non manca di appoggiare le fazioni settarie integraliste sciite in Pakistan [19], Paese in via di destabilizzazione in funzione degli interessi geopolitici statunitensi e degli appetiti delle grandi compagnie coinvolte negli affari dei gasdotti [20] oltre che oggetto dei bombardamenti americani.

A dispetto degli infuocati scambi di accuse reciproche, dunque, esiste una più che discreta sintonia tra il "grande satana" e la teocrazia che governa il "Paese degli Ari", un vero bastione antimperialista secondo i "nostri" commentatori [21]!

Quanto allo zelo nel difendere i Palestinesi intrappolati a Gaza, piacerebbe sapere per quale motivo i Palestinesi intrappolati nell’Iraq occupato sono stati invece perseguitati e massacrati dalle milizie filo- iraniane [22]. Forse perché rimasti partigiani dello Stato laico e impermeabili alla islamizzazione forzata? Ma nemmeno per i palestinesi dei Territori occupati gli ahyatollah dimostrano grande considerazione: nonostante le ripetute proteste del Comitato per il Boicottaggio e il Disinvestimento in Israele, l’Iran intrattiene ottime relazioni di affari con Veolia e Alstom, le multinazionali impegnate nella costruzione delle colonie israeliane in Cisgiordania e Gerusalemme est [23].

Vero vincitore della seconda Guerra del Golfo, l’Iran non intende mancare l’occasione di accedere alla spartizione del mondo arabo approfittando della relativa debolezza degli Stati Uniti (più che mai invischiati in guerre che non riescono a vincere) e del progressivo raffreddamento delle relazioni USA-Israele.

Con la fine dell’URSS e dopo la distruzione dell’Iraq, infatti, il ruolo dello Stato ebraico, argine all’espansione sovietica in Medioriente e avamposto militare contro ogni speranza di unificazione araba, tendeva a perdere la sua ragione strategica. Non si può negare che, all’interno degli Stati Uniti, abbia continuato ad operare a favore dei piani israeliani in questi anni una cosiddetta "lobby ebraica", ma è impensabile attribuirle una influenza decisiva sulle scelte dell’Amministrazione in fatto di politica estera: le ragioni del capitalismo e dell’imperialismo non si fondano sulla difesa di interessi particolari di un nucleo, per quanto agguerrito e potente, ma sulla dinamica della mondializzazione capitalista, e non si affidano a think-tank, per quanto influenti, espressione di una pedina che è parte non determinante del sistema di dominio.

Eliminato il comune nemico, l’Iraq, dalla scena mediorientale, sono venute anche a cadere le motivazioni dell’alleanza sotterranea tra lo Stato sionista e quello teocratico riportando le due potenze regionali ad una situazione di fronteggiamento e confronto di interessi contrapposti. Se Israele mira a gestire intere aree di produzione e gli scambi commerciali nel "Grande Medioriente", l’Iran si propone di dilatare la propria influenza politica nella regione lasciando alle multinazionali occidentali il privilegio di sfruttare risorse e forza lavoro (come si evince dal nuovo corso delle privatizzazioni): i due progetti sono palesemente incompatibili.

Con la guerra del 2006 contro il Libano il governo israeliano intendeva innanzitutto colpire i tentacoli della piovra iraniana per frenarne le mire espansionistiche e, come obiettivo massimo, creare pregiudizio alla ipotizzabile futura alleanza tra Stati Uniti e Iran. Inserendosi nello scontro l’Iran si proponeva di impedire un eventuale avanzamento del cosiddetto "processo di pace": la "pacificazione" tra Israele e i maggiori Stati arabi avrebbe evidentemente allontanato la prospettiva di penetrazione politico-militare iraniana nel mondo arabo.

A prescindere dal maggiore o minore consenso che Hezbollah e Hamas possano raccogliere all’interno dei loro Paesi e delle ragioni che li oppongono allo Stato sionista, entrambe le organizzazioni hanno assolto perfettamente il compito loro assegnato, quello cioè di predisporre un casus belli per l’aggressione israeliana.

Fermata nella sua campagna militare dal veto statunitense, Tel Aviv incassa una sconfitta politica e vede ulteriormente ridimensionata la sua importanza quale alleato strategico degli Stati Uniti, ma ottiene di dividere ulteriormente, indebolendolo, il fronte della resistenza antisionista. È del resto evidente che, al di là dell’effettivo valore sul campo delle milizie di Hezbollah e degli errori di strategia militare di Israele, quest’ultimo non avrebbe avuto eccessive difficoltà (oltre che nessuna remora) a polverizzare il Paese dei cedri e la sua resistenza: tanto in Libano quanto a Gaza la campagna sionista è stata fermata dal veto statunitense (e da quello della cosiddetta "comunità internazionale") a dimostrazione che non è Israele a dettare le condizioni.

Hezbollah entra stabilmente nella compagine governativa libanese e garantisce al suo sponsor iraniano una tribuna da cui lanciare una intensa campagna propagandistica di promozione dei precetti religiosi e politici dell’Islam.

Teheran, con l’operazione libanese ma ancor di più con la "vittoria" di Hamas a Gaza, ottiene una base territoriale nel cuore del mondo arabo, una base da cui muovere per portare l’attacco dell’Islam politico dentro le maggiori nazioni arabe, dentro l’Egitto e l’Arabia Saudita, e vede notevolmente accresciuto il suo ascendente sulle masse arabe.

La mobilitazione delle comunità sciite, sobillate dagli agenti iraniani, che inneggiano alla secessione in Arabia Saudita [24], e i progettati attentati a firma della Fratellanza Musulmana (alleata di Hezbollah) in Egitto [25] non sono certo semplici operazioni di propaganda, e meno che mai azioni rivoluzionarie: non appoggiano movimenti popolari contro gli odiosi regimi fino ad ora complici degli americani favorendo l’unità delle organizzazioni di opposizione, ma cercano di scatenare violenze settarie dentro nazioni arabe, violenze che hanno lo scopo di fomentare una guerra civile tra il popolo, colpendo sì i governi, ma per portare questi Paesi in uno stato di destabilizzazione che agevoli interventi di forze esterne. Possiamo facilmente predire che, in un simile scenario, non saranno solo le forze iraniane ad intervenire! Non è nemmeno difficile preconizzare che si possa arrivare anche per questa via a quello smembramento delle nazioni arabe auspicato dagli agenti mondiali dell’imperialismo e dal capitale transnazionale interessato alla realizzazione del cosiddetto "Grande Medioriente" – cioè l'area compresa tra Egitto e Turchia a occidente, Afghanistan e Pakistan a oriente – verso il quale sono rivolti gli appetiti dei grandi investitori oltre che delle maggiori compagnie petrolifere nel mondo. È così che l’Iran assolverebbe al suo ruolo "oggettivamente antimperialista"?

Difficile dire, sulla scorta delle considerazioni fatte sopra, che siano le sorti della Palestina e dei palestinesi a stare cuore ai dirigenti politici iraniani o che sia il fanatismo antiebraico (l’antisionismo ha ben altra dignità) di Ahmadinejad a motivare gli aiuti in armi e denaro forniti ad Hamas: l’esportazione della "rivoluzione islamica" ha altri e più vasti orizzonti e, a quanto pare, non crea pregiudizio ad una alleanza di fatto, ancora per poco celata, con il "grande satana" capitalista e imperialista.

Così come non è per feroce odio razziale di origine religiosa che Israele aggredisce Libano e Palestina con bombe al fosforo, ma per cinico calcolo strategico, come è naturale che avvenga per un Paese colonialista, capitalista e razzista. "Secondo il viceministro della Difesa israeliano Ephraim Sneh, la guerra con Teheran non è una questione di se, ma di quando […] il Libano è semplicemente il preludio a una guerra ben più ampia con l’Iran’" [26]. Allo stesso modo possiamo leggere l’aggressione a Gaza. E pare ridicolo sostenere che l’efferatezza dei crimini israeliani nella regione siano frutto di una cultura religiosa. La spietatezza non è prerogativa dell’ebraismo, né inclinazione esclusiva dei sionisti: si tratta di terrorismo contro la popolazione civile identico a quello praticato, con la complicità tra gli altri dello Stato italiano, dagli anglo-americani in Iraq e in Afghanistan, perché il terrore è l’arma per vincere la resistenza di un popolo. La colonizzazione e l’occupazione della Palestina è in sé un’aberrazione della storia e un atto criminale contro i diritti umani.

In realtà, benché sia già nei calcoli lo scontro diretto con l’Iran [27], Israele teme ben di più la prospettiva non lontana di una destabilizzazione globale del Medioriente. Il conflitto generalizzato neutralizzerebbe l’egemonia militare dello Stato degli ebrei, e un teatro con più attori ostacolerebbe l’accesso ai centri produttivi e ai mercati arabi all’asfittica economia del Paese (che non sarebbe, allo stato attuale delle cose, in grado di sopravvivere in assenza dei consistenti aiuti americani). Lieberman, nel discorso delle 1100 parole in occasione del suo insediamento nella carica di ministro israeliano degli Esteri, ha infatti affermato che i veri problemi per il "mondo libero" arrivano "dal Pakistan, dall’Afghanistan, dall’Iran e dall’Iraq - e non dal conflitto israelo-palestinese" [28]. E in una intervista al quotidiano russo Moskovski Komsomolets ha dichiarato che è molto più concreto il pericolo che l’arsenale atomico pakistano possa cadere nelle mani dei fondamentalisti islamici rispetto a quello rappresentato dall’atomica iraniana [29]. Mentre è evidente che Israele ha ora un nemico in comune con i Paesi arabi "moderati" (Egitto, Arabia Saudita, Marocco, Giordania) minacciati dall’espansionismo sciita iraniano, e, dunque, ha interesse a non compromettere le proprie relazioni con essi [30].

Da parte sua l’ Amministrazione Obama non solo ha avviato trattative con il governo degli ayatollah e con quello siriano [31] e ha reso pubblico l’intendimento di arrivare ad un disgelo nelle relazioni USA-Iran con il plauso della Unione Europea [32], ma ha anche associato l’Iran al programma di "ricostruzione" dell’Afghanistan [33].

È palese la divaricazione crescente tra la politica estera di Washington e quella di Tel Aviv: sullo sfondo si profila una sorta di sconvolgimento delle alleanze, una situazione in cui grandi e medie potenze faranno scontrare sul campo i propri satelliti, ogni genere di fazioni armate locali e organizzazioni terroriste. E la Russia? Potrebbe essere l’ago della bilancia o sbilanciarsi a favore di Israele. Cosa che potrebbe fare la differenza tra un conflitto mediorientale combattuto per procura da attori regionali e un conflitto mediorientale di più vaste proporzioni.

È ancora lecito aderire all’"Ahmadinejad fans club" in nome della sua pretesa difesa della causa palestinese?

Indubbiamente la Repubblica Islamica costituisce un elemento di disturbo verso l’attuale egemonia statunitense in Medioriente e i suoi interessi a medio termine si contrappongono a quelli dell’"entità sionista", ma attribuirle per questo un ruolo "oggettivamente antimperialista" – come sostiene attualmente la più parte dei commentatori del movimento contro la guerra – contraddice la più elementare e fondamentale ragione della lotta contro l’imperialismo: l’antimperialismo è un progetto di emancipazione di una società dal dominio economico e politico esercitato da una potenza capitalista su un popolo, è un movimento nato con le guerre di liberazione nazionale anticoloniali e fondato tanto sul principio di autodeterminazione quanto su quello della dissoluzione del vincolo di dipendenza dal modello di sviluppo della potenza dominante. In altre parole, è intrinsecamente legato alla lotta contro il dominio del capitalismo. E contro la guerra imperialista, da chiunque condotta.

Un ruolo contingentemente antiegemonico, come al massimo può definirsi quello dell’Iran degli ayatollah, giocato non certo con la finalità di emancipare le popolazioni mediorientali dallo sfruttamento capitalistico ma per assoggettarle ad un dominio teocratico che incarna l’assolutismo reazionario come mai si è verificato nella storia, è il ruolo del peggior nemico degli antimperialisti come delle masse proletarie e popolari.

Lo testimonia il grande e variegato (oltre che estremamente coraggioso) movimento di opposizione interna alla Repubblica Islamica [34] e il movimento nelle università [35]; lo rende evidente il moltiplicarsi degli scioperi in tutti i settori della produzione. Lo dichiarano inequivocabilmente le organizzazioni della resistenza iraniana, Mujahedeen-e-Khalq [36] e Hands off the People of Iran [37] in primo luogo, ma anche le associazioni studentesche [38] e il Partito del Lavoro dell’Iran [39].

Perché gli antimperialisti nostrani non fanno riferimento a queste formazioni e non si impegnano a fianco delle masse popolari oppresse dell’Iran piuttosto che confidare nelle virtù "rivoluzionarie" dell’idolatria? Perché non reagiscono alla censura e all’esclusione decretata da Stop the War contro l’organizzazione dell’opposizione iraniana Hands off the People of Iran colpevole di aver criticato il governo di Teheran [40]?

Perché il movimento contro la guerra, invece di dare voce ai blogger iraniani che quotidianamente rischiano la vita per denunciare le atrocità commesse dal regime, le giustifica in nome del diritto ad una "diversa civiltà giuridica", oltre ad accogliere al suo interno personaggi come George Galloway che si pronuncia contro l’asilo politico ad un gay iraniano condannato a morte [41]?

Si tratta dello stesso movimento contro la guerra che, dopo averne avallato la diffamazione, ha approvato il linciaggio e l’assassinio di Saddam Hussein e degli esponenti del governo antimperialista iracheno.

Personalmente non ho altro da aggiungere se non che l’uso sistematico della tortura, l’avvilimento delle donne, l’assassinio degli studenti e dei lavoratori, l’impiccagione di adolescenti gay e di giovani donne mi riempie di pre-politica indignazione.

Valeria Poletti

Fonte:www.uruknet.org.uk

Link:
http://www.uruknet.info/?p=s10044&hd=&size=1&l=i

23.06.2009


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Commenti (64)

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    1. abolrish 25 giugno 2009

      Bufale? Non ti credere così importante! Le bufale si sparano per convincere qualcuno che ti possa aiutare, non quattro gatti che si sono cacciati in una nicchia stra-minoritaria per darsi ragione a vicenda!

      No, io qua vengo solo per ridere. Siete buffi come www.forteantimes.com - Anzi di più, perché siete seri.

    1. Hassan 24 giugno 2009

      Non dubito su questa "persona che conosci" (tuo cuggggino ?), ma anche in Italia, in Sud America, negli USA, in ogni luogo, capita di uomini che abbordano la ragazza sbagliata, magari fuori da una discoteca, e ci scappa il morto dopo una rissa con altri uomini. Il tuo anedotto è ridicolo e senza senso, vergognati tu per le VAGINATE che dici. In Iran le donne studiano, fanno tutti i mestieri, è ed palesemente false che sia il paese al mondo dove sono "maggiormente oppresse". Questa è una falsità talmente grande che solo una persona in malafede potrebbe dirla.

    1. myone 24 giugno 2009


      ................ questa gente, bisognerebbe scremarla a livello mondiale,

      e fare il famoso olocausto nucleare, cosi ci toglieremmo pure il problema della prima volta, e non ce ne sarebbe una seconda.

    1. Affus 24 giugno 2009

      Disapprovo queste rivolte in iran che non porteranno a nulla di buono se non ad una ulteriore confusione e imbarbarimento del clima politico mondiale . Di esse si avvantaggerano alcune potenze imperialiste che pescano nel torbido -.
      Piu che una crisi politica di democrazia , io la vedo una crisi esistenzale di valori della società ,valori che non fanno piu da guida a quel popolo combattuto tra fondamentalismo e modernità .
      Io mi chiedo una cosa : se togliamo all'iran l'islam e questo regime che lo mantiene in vigore attualmente , con che cosa lo sostituiamo ?
      C'è una cultura in grado di sostituirlo ? Con la cultura americana oppure quella occidentale ? Temo che questo clima e questa crisi fomenteranno solo disordini e guerre civili senza approdare a nulla di fatto.

    1. myone 24 giugno 2009

      Americani o iraniani sono alla pari, solo che uno sta' da una parte e l' altro dall' altra.

      I regimi o stati o politici o affaristi, fanno e basta,

      e si dilettano a saltare da situazione a situazione, secondo i loro interessi.

      Non c'e' nulla da salvare, nelle loro sporche manovre, sia iraniane che usa che isra,

      solo che le persone, alla fine, sono sempre le cavie, i burattini da far girare,

      o coloro che hanno una voce, che viene sempre interpretata mai secondo i loro diritti,

      ma viene presa a secondo del comodo che fanno.

    1. nessuno 24 giugno 2009

      La spiegazione è questa:

      Comunque io credo di capire perchè quelli di .... ce l'abbiano molto con l'Iran. Il loro rancore non è ingiustificato: l'Iran ha appoggiato gli squadroni della morte sciiti che sono stati i principali responsabili della sconfitta della resistenza (sunnita) in Iraq. Cioè l'Iran in quel caso ha favorito gli americani, e questo rode a quelli di ....... (rode anche a me).

    1. nessuno 24 giugno 2009

      Assolutamente no ma da gentaglia che spara bufale sicuramente e tu ne sei un esempio

    1. nessuno 24 giugno 2009

      "Povera" nel senso che se solo immaginasse la ragione per cui la citi correrebbe a lavarsi piangendo.
      Hai notato il colore del suo vestito vero?
      Per il resto sei libero di avere le tue opinioni e io sono libero di disinteressarmene.
      Non mi metto certo a discutere con uno sfruttatore oggettivo dei lavoratori del terzo mondo, per di più armato di convinzioni auto-assolutorie.


      esimio abolrish la mia citazione della signora è riferita a quanto ha affermato nella trasmissione, quindi penso che il fatto di lavarsi sia riferito alla mia citazione
      Era vestita di verde sei daltonico?
      E anche circa lo sfruttatore oggettivo ti inviterei a rivolgere questi aggettivi ai componenti della tua casta di fuoriusciti iraniani
      Incominciamo col dire che è mio diritto contestare quello che scrivi che poi tu di disinteressi poco importa
      rimane il fatto che sei armato di condanne preventive
      Immagino tu sia un seguace di personaggi come Bakhtiar e capisco il rosicamento

    1. Eighthdormant 24 giugno 2009

      Ah dimenticavo, Musavi è stato primo ministro dell'Iran dal 1981 al 1989, quando mandavano in guerra i ragazzini contro l'Iraq con la chiave del paradiso di plastica in tasca, ma spesso senza armi, e fucilavano o impiccavano sicuramente molti più dissidenti di oggi.
      Mah, sarà stato... fulminato sulla di via di Damasco! (ma sarà proprio Damasco?)

    1. abolrish 24 giugno 2009

      "Povera" nel senso che se solo immaginasse la ragione per cui la citi correrebbe a lavarsi piangendo. Hai notato il colore del suo vestito vero?

      Per il resto sei libero di avere le tue opinioni e io sono libero di disinteressarmene. Non mi metto certo a discutere con uno sfruttatore oggettivo dei lavoratori del terzo mondo, per di più armato di convinzioni auto-assolutorie.

    1. gamma5 24 giugno 2009

      Se èper questo una persona che conosco che ha viaggiato in Iran, un giorno solo per essersi intrattenuto due secondi con una ragazza in un bar è stato mezzo malmenato e riempito di parole...quanto alla ragazza non oso pensare...VERGOGNATI PER QUELLO CHE SCRIVI.

    1. Eighthdormant 24 giugno 2009

      Cara Valeria,
      Benchè condivida il tuo rifiuto di una teocrazia tutt'altro che liberale, non sono d'accordo con la intepretazione troppo "ideologica".
      Ormai non è più il tempo delle lotte di classe ma delle lotte tra popoli o tra religioni, messi gli uni contro gli altri per poi dominarli meglio.
      Ormai non è più il tempo di "proletari di tutto il mondo unitevi!", ma "popoli di tutto il mondo unitevi! e risolvete le vostre questioni senza scannarvi."
      E chi ha un tipico disegno di "dividere ed imperare" in Medio Oriente cerca di mettere i Sunniti contro gli Sciiti in funzione anti-iraniana.
      E poi di destabilizzare tutto il medio oriente per sminuzzarlo e poi dominare sua una miriade di staterelli divisi e in litigio l'un con l'altro, come nei balcani.
      A volte mi sembra che interpreti una cosa per il suo opposto.
      Parli di espansionismo sciita iraniano, usando gli stessi schemi di ragionamento del quotidiano saudita sunnita Al-Sharq al-Awsat, e come ne parlano gli Israeliani o molti falchi negli Stati Uniti, che vedono qualunque pericolo nella regione come proveniente dall'Iran o dagli sciiti in generale; per es: "La mobilitazione delle comunità sciite, sobillate dagli agenti iraniani, " ma da dove l'hai presa, per caso da qualche giornale saudita, kuwaitiano, egiziano o israeliano, che in questi giorni sono pieni di frasi simili?
      Parli di aiuti di Israele all'Iran contro l'Iraq, ma a me sembra però che fosse solo un aiuto peloso al contendente più debole e che serviva per prolungare il più possibile la guerra in modo che sia Iraq che Iran ne uscissero il più indeboliti possibile.
      Attribuisci la volontà di impedire il "processo di pace" all'Iran, quando sono 61 anni che Israele (non solo Netanyahu) pone precondizioni inaccettabili alle sue controparti arabe, così, quando c'è un rifiuto può dire: "visto, che sono stati loro a non accettare? Io la volevo, la pace!".
      Parli di destabilizzazione del medioriente e di smembramento delle nazioni arabe come se questo fosse voluto o favorito dall'Iran, quando questo processo, che è più ampio e comprende anche i paesi non arabi, è iniziato nel 1991 con la prima delle due guerre in Iraq, con la guerra in Somalia, con il sostegno di guerriglie anti-sudanesi in Darfur, con le guerre in Afghanistan e Pakistan e ora minaccia ANCHE l'Iran, che teme anch'esso di venirne coinvolto direttamente.
      Guarda caso, i Mujahedeen-e-Khalq da te citati, che erano sulla lista dei gruppi terroristi fino a poco tempo fa, sono stati rimossi recentemente dalla lista dalla UE su pressione britannica, giusto in tempo per tentare destabilizzare l'Iran prima delle elezioni presidenziali.
      Premesso che non mi piace chi reprime con i fucili, e che un regime teocratico non mi piace, dovunque si insedi, qualunque religione professi, ebraica, islamica o cristiana che sia, direi che, in un medio oriente allargato dove ormai sono destabilizzate: Somalia, Yemen, Sudan, Palestina, Iraq, Turchia orientale, Afghanistan e Pakistan, ci manca solo che ci si destabilizzi anche l'Iran!
      In fin dei conti, se confrontiamo le repressioni in Iran con quelle che sono avvenute in Iraq dopo il 2003, o quelle che subiscono i palestinesi da 61 anni, avremmo qualche difficoltà a dire che l'Iran è il più oppressivo paese del medio oriente.

    1. paolapisi 24 giugno 2009

      @Cesare, ciao e grazie. Il ragazzino, perchè mi pare evidente che sia giovanissimo, che aveva postato i finti passi del Talmud e ora mi dà della serva dei sionisti, è completamente innocente: è solo un prodotto, e non certo la causa, di un'informazione alternativa che è diventata (negli USA ancor più che in Italia, se è per questo) pura disinformazione. E' sulle cause che dovremmo interrogarci.

      @radisol: dove sono questi militanti? perchè non scrivono, perchè non dicono qualcosa? Io sono atterrita da quello che leggo (non qua, quello che leggo sui siti di mezzo mondo): i signori attivisti antiimperialisti e tristemente i signori attivisti pro-palestinesi continuano a insultare il popolo iraniano e plaudire fino a spellarsi le mani a chi li arresta, ammazza e tortura. Accusano di fare disinformazione chi cerca di far pervenire qualche notizia dall'Iran perchè si affida a fonti "non controllabili" (il che, fra l'altro, è solo parzialmente vero: in questi giorni si è avuto modo di vedere quali sono le fonti twitter attendibili): la colpac secondo questi squallidi propagandistri di una dittatura assassina non è di chi ha imposto una censura totale su tutto l'Iran, la colpa è di chi cerca in qualche modo di aggirarla. E urlano e strepitano perchè l'amministrazione USA ha detto a twitter che dovevano rimanere aperti: Dio sa quanto io odi l'amministrazione USA, ma i signori antiimperialisti vorrebbero togliere agli iraniani anche l'ultima voce che gli è rimasta. Che si vergognino, si vergognino proprio di esistere. Io ho avuto corrispondenze epistolari con noti attivisti che mi hanno scritto della roba che farebbe schifo anche a Pinochet.

      Poi ci sono le anime belle, i neneisti, quelli che iniziano "i don't like Ahandinejad but..", e sei sicuro dopo queste parole che in realtà lo adorano. La loro immonda giustificazione è che loro appoggerebbero una rivoluzione socialista, ma dato che questa non lo è, allora bisogna- ma con tanta sofferenza interiore, uh quanto soffrono -stare dalla parte della macchina repressiva statuale perchè almeno siamo sicuri che è anti-USA (il che non è manco vero, lo è a parole e parolacce, ma ha aiutato in maniera determinante le guerre imperialiste USA contro Afghanistan e iraq) e antisionista . Con questa logica perversa, se ci fosse stata un'insurrezione popolare contro Hitler (e non sto paragonando Ahanmdinejad a Hitler, sia chiaro) non bisognava appoggiarla perchè non era socialista , e occorreva invece sostenere i nazisti perchè a Hitler stavano sui coglioni gli USA e qualche servo del Mossad dice pure che non andasse pazzo per gli ebrei (lo so che è un'affermazione ardita e politicamente scorretta, ma qualcuno ancora lo sostiene). Se poi chiedi al vociante coro pro-Ahmadinejad di appoggiare la resistenza afghana, quelli ti rispondono che non si può certo sostenere i talebani, che sono dei fanatici islamici. HAHAHAHAHA. Invece khamenei è un laico di prim'ordine. Sia ben chiaro, mai difenderei il governo dei talebani, per motivi che è superfluo spiegare, ma almeno ora la resistenza afghana sta combattendo davvero - da quasi otto anni - contro gli aggressori Nato, non sbraita a vacco contro grandi e piccoli satana facendci poi accordi di nascosto. E proprio perchè combatte davvero, quella non va bene.

      E qui chiudo davvero, perchè è tutto inutile: il nostro vero problema non è l'iran, il nostro problema siamo noi.

      Ciao,

      Paola

    1. paolapisi 24 giugno 2009

      Ciao abolrish

      in realtà mi avevi già conosciuto ;-), perchè avevo postato due righe di rigraziamento sul tuo sito. Sono d'accordissimo con quanto dici, e rispondo più tardi sul tuo sito. ora sono di corsa

      Ciao, e grazie.

    1. Adelphi 24 giugno 2009

      E chissenefrega dell'America? Perché devi tirarla in ballo? Io sono europeo e immagino anche tu, quindi il problema non si pone. Bisogna dire che un paragone fra USA e Iran è abbastanza grossolano, partendo dai metodi di applicazione e per finire con il numero di condannati. I vari dati statistici li puoi facilmente cercare su questo link (http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/31)
      Stessa cosa vale per l'economia, tu fai affermazioni ma sono io quello che devo portare i link...

    1. nessuno 24 giugno 2009

      La povera Farian Sabahi ha detto quella cosa sulle pensioni.
      Non ho motivo di pensare che dica il falso.
      Ma analizziamo meglio l'asserzione, rapportandola alla realtà iraniana. In un paese estremamente giovane, dove 7 cittadini su 10 si trovano dai 30 ai 40 anni dalla pensione e magari in piena disoccupazione, l'importanza sociale di questo provvedimento è bassa.
      Cioè si tratta di populismo, non di socialismo.
      Ovvio che sembra invece importante a uno che vive nelle aree più vecchie del pianeta, ma è un dato di fatto.
      E' come far passare per politica sociale un contributo per il terzo figlio in Italia.
      E magari subordinandolo alla condizione che venga battezzato.
      Andiamo...
      Ma andiamo davvero...
      Intanto non comprendo quel "povera" rivolto alla signora Farian Sabahi , cosa vorresti intendere?
      Se chiarisci fai un atto dovuto perche quel povera suona alquanto dequalificante mentre la biografia di questa signora surclassa tutti quanti abbiano scritto fino ad ora
      Aumentare le pensioni del 50% una cosa irrisoria importanza bassa?
      I contributi ai contadini colpiti dalla siccità?
      Te li sei scordati?
      O anche questo e populismo
      La sanità gratuita per gli indigenti? Demagogia?
      Complimenti abolrish hai messo insieme una bella riga affermazioni inveritiere. questi interventi mi puzzano sempre un sacco si cerca di rimediare a una brutta figura sminuendo chi dice la verità? Disgustoso semplicemente disgustoso.

    1. abolrish 24 giugno 2009

      Carissima Paola, intanto piacere di conscerti.

      C'è una ragione oggetttiva per quello che chiami "fallimento politico e morale (e perfino umano)" della sinistra anti-imperialista sulle due sponde dell'oceano. Questa ragione ha a che fare con la composizione di classe su quelle due sponde che fa sì che costoro [inclusi io e te] siano oggettivamente parte della borghesia del pianeta.

      Che la condizione sia oggettiva è di per sé evidente: ogni volta che fai un litro di benzina al tuo motorino stai incamerando del plusvalore, cioè stai sfruttando il lavoro di uno la cui ora di lavoro è pagata meno della tua ora di lavoro in virtù di un semplice diritto di nascita. In questa situazione la propria condizione oggettiva di "sfrutattore" entra in conflitto con la propria convinzione soggettiva che è sbagliato sfruttare.

      Questa è una contraddizione che deve essere risolta a livello personale, accettando la propria condizione oggettiva, ma rapportandosi ad essa, senza perdere lucidità. Altrimenti si finisce - come constati anche tu - col perdere completamente il contatto con la realtà. Alla lunga parte un embolo e si diventa dei completi idioti che vedono imminenti attacchi di UFO. Più si cerca di negare il fatto oggettivo ("non è vero che io sono uno sfruttatore, lo sono tutti gli altri!") e più ci si sprofonda negli effetti perversi della contraddizione stessa. Si vedono complotti dove c'è dialettica sociale, e si vedono conflitti di classe dove c'è lotta tra borghesie che usano il proletariato e il lumpenproletariato come alleati e milizia.

      La povera Farian Sabahi ha detto quella cosa sulle pensioni. Non ho motivo di pensare che dica il falso. Ma analizziamo meglio l'asserzione, rapportandola alla realtà iraniana. In un paese estremamente giovane, dove 7 cittadini su 10 si trovano dai 30 ai 40 anni dalla pensione e magari in piena disoccupazione, l'importanza sociale di questo provvedimento è bassa. Cioè si tratta di populismo, non di socialismo. Ovvio che sembra invece importante a uno che vive nelle aree più vecchie del pianeta, ma è un dato di fatto. E' come far passare per politica sociale un contributo per il terzo figlio in Italia. E magari subordinandolo alla condizione che venga battezzato. Andiamo...

      Poi è proprio l'approccio mentale che è errato. Anche Mussolini ha fortemente potenziato il sistema pensionistico pubblico. Domanda: i socialisti e i comunisti al confino erano dunque borghesia che ha avuto una giusta lezione da parte del proletariato fascista? La lotta partigiana era un'eversione borghese al soldo dell'imperialismo? Vi rendete conto di quant'è idiota questa posizione?

      Ripeto: molti qui devono risolvere la contraddizione tra il loro essere oggettivamente parte della classe sfruttatrice di questo pianeta, e la loro convinzione soggettiva che è sbagliato essere sfruttatori. Se si riesce a fare questo si riesce anche a vedere la realtà nella giusta prospettiva: si smettono di vedere fantasmi, e il nemico diventa - correttamente - la condizione generale che conduce allo sfruttamento, e non il singolo individuo che ti è antipatico di volta in volta.

      Ancora piacere di averti conosciuto.

    1. rosarossa 24 giugno 2009

      concordo..

      Urknet sta facendo un gioco pericoloso. Questa è disinformazione nella disinformazione.

    1. abolrish 24 giugno 2009

      AAAARRRRRGGGGGGHHHHHH!
      Don Chisciotte è dominato dal Mossad!

    1. sickboy 24 giugno 2009

      Io ho sempre apprezzato e ammirato la preparazione e la cura con cui Paola Pisi scrive. E mi ero convinto di aver perso una voce preziosa quando disse che non avrebbe piu` postato; lo sono tuttora, ma sono felice di vedere che era piu un "basta dire cazzate cazzo" che una vera minaccia. Meno male. Cosi` posso ribadirle la mia indignazione per la sua pretesa di assegnare la palma etica alla sinistra (ma casualmente "odiando" la sinistra nostrana, ovvero dicendo che non e` vera sinistra).

      Per me queste sono, con tutto il rispetto LE Stronzate. Qualsiasi sinistra produrra` solo miseria e disperazione in maniera direttametne proporzionale a quanto e` di sinistra; la sinistra rappresenta, poiche` fondata su un'errata critica del sistema di produzione capitalista, un ottimo pretesto per togliere le liberta` personali, a cominciare dal diritto a possedere qualcosa.

      E non capisco come non si possa capire che per molti, come me, il pregio del regime Iraniano sta solo e soltanto nel non nascondersi dietro a un dito. E` un regime ed e` evidente. Fa schifo, come tutti i porci Governi di questo mondo, ma ha questo invidiabile pregio. Ed ovviamente non sarebbe nemmeno pensabile una cosa del genere qui in occidente ora, perche` abbiamo storie e culture diverse. Ma forse tra mille anni non sara` pensabile piu` nemmeno li`, chi puo` dirlo.

      Infine sottolinerei che la rivolta di Tehran la credo spontanea - anzi, lo e` evidentemente - ma questo non esclude che sia finanziata anche dagli anglo americani, che e` da 500 anni che fanno cosi`, indipendetemente dalla giustezza della causa finanziata, ma solo per fare si`che i nemici (o meglio, antagonisti) si scannino e impoversicano da soli.

      Plausibilissimo pertanto, ma non ne ho le prove percio` non chiedetemi..link :-D

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