Giochi con me?

Giochi con me?

Il gioco rappresenta l’attività fondamentale e principale per l’evoluzione dei bambini, da diversi punti di vista: cognitivo, emotivo, relazionale.
Spesso rischiamo di regalare tanti (troppi!) giocattoli ai bambini e di non avere il tempo per giocare con loro. Ai bambini non interessano gli oggetti materiali, interessa chi trascorre del tempo insieme a loro!
Quello che resterà nella loro memoria è il benessere della relazione, fatta di cura, attenzione, ascolto e divertimento. Come ci insegna Betty Hinman: “i bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita ma se leggevi loro le fiabe”, la stessa cosa vale per il gioco.

Occorre decidere di giocare insieme, sceglierlo, trovare questo tempo e farne una priorità.
Che occasione rappresenta giocare con i nostri bambini?
Possiamo scoprire che strategie mettono in atto, che competenze hanno acquisito, come si pongono rispetto al saper perdere, quali giochi prediligono e perché.
Di certo possiamo conoscerli più approfonditamente, disporci ad accogliere e sostenere i loro punti di debolezza ma anche sorprenderci dei loro punti di forza, consolidare la relazione con loro, a volte rifondarla.

Spesso il momento del gioco diventa una sorta di dovere, anzi un sacrificio, ma questa parola ha un significato su cui riflettere: “sacrum-facere”, rendere sacro.
Il periodo delle vacanze per noi adulti può essere anche un modo per recuperare la nostra dimensione ludica e il bambino che sonnecchia dentro di noi, sicuramente può diventare un modo per divertirsi (“di-vertire”, significa: “cambiare direzione”).
Proviamo a partire da uno spiazzamento, da una imprevista e piacevole inversione di ruolo, andiamo dai bambini e chiediamo: “Giochi con me?”.

* * *

Grazie alla dottoressa Laura Mazzarelli, pedagogista e insegnante alla scuola dell’infanzia che, con questo scritto, ci ricorda l’importanza di giocare insieme ai nostri figli.
Nella società in cui viviamo, ormai sempre più freneticamente di corsa, questo tempo da passare con i nostri piccoli è ridotto al minimo, se non del tutto inesistente.
Eppure, il gioco fa bene.
Non soltanto ai bambini e alla relazione con loro, ma anche a noi adulti che, in questo modo, possiamo godere dell'opportunità di staccare per un poco dallo stress quotidiano, vivendo momenti speciali che, un giorno, verranno ricordati con nostalgia.
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VB

Commenti (8)

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Mostra commenti 8 caricati
    1. maghi 20 giugno 2024

      il gioco, se sviluppa la fantasia e l'inventiva, è benvenuto. Io mi sono accorto che i miei nipotini sono felici, se, quando giocano anche coi sassini del cortile, io sono vicino a loro. E' un'intesa psichica, mentale. Tante volte le cose non dette, sono più chiare ed accette. Poi quando parleranno, potrò raggiungere il loro cuore anche colle parole. Eccedere colle attività ludiche indirizza la mente verso la frivolezza e la superficialità. Ci vuole il gioco per non stressare e l'esempio che faccia da insegnamento per generare adulti accurati, profondi e saggi.

    1. Heidrek 19 giugno 2024

      Quando ero molto piccolo non ho mai veramente giocato con mio nonno in senso stretto, ma lo accompagnavo per ore nel suo lavoro in campagna.
      Mi assegnava dei piccoli compiti manuali ed io mi ci perdevo, parlava molto poco durante il lavoro ma era prodigo di racconti sul passato durante i pomeriggi di pioggia: quelle parole (e la sua voce) per me sono ancora l'esperienza diretta con un mondo antico che non esiste più.
      Ricordo con molto più affetto quei momenti rispetto alle partite a giochi di società con fratelli e cugini, esattamente come mi vengono quasi le lacrime agli occhi se ripenso alle giornate estive delle scuole medie passate scorrazzando per boschi e campi con gli amici, mentre le ore davanti ai videogiochi mi risultano nostalgiche, ma prive di ricordi precisi: esperienze uguali a quelle di tanti altri, e nulla di unico e soltanto mio.
      Forse è l'idea stessa di gioco infantile a dover essere ripensata.

    2. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Gioco vuol dire un sacco di cose, non solo quello che strettamente viene indicato. E anche i videogiochi vanno bene, sviluppano un sacco di qualità, ma come tutte le cose con le dovute moderazioni.
      La parola inglese "play" illustra meglio della nostra le ampiezze del gioco.
      "Play" vuol dire giocare, ma vuol dire anche suonare, recitare, assumere una parte.
      Quindi tutto può essere gioco. In fondo il termine sanscrito "Lila" che vuol dire gioco, intende che la vita stessa nella sua interezza è gioco.
      È questo che abbiamo dimenticato profondamente. La vita è gioco e ci prendiamo troppo sul serio in base a concezioni che si basano sul nulla.

      Quando andavo al paese da piccolo andavo spesso con mio zio in campagna, e quello era gioco.

    1. uomospeciale 14 giugno 2024

      Ho giocato poco nella mia infanzia, e da adulto manco mi diverto più a giocare, a parte qualche giochino sul PC, purtroppo c'è un tempo per ogni cosa.
      Di certo oggi anche chi ha figli piccoli gioca sempre troppo poco con loro preferendo spesso dargli delle "cose" invece che del tempo e delle attenzioni.
      In parte perché è molto meno impegnativo, e in parte perché crede erroneamente che con i figli, sia meglio dire sempre una parola in meno, che una in più:

      (Niente di più sbagliato, in famiglia bisogna sempre parlare spesso e di tutto )

      Brutta faccenda, anche il semplice dialogo viene proprio a mancare in certe famiglie, molti ormai tornano dal lavoro o dalle loro faccende isolandosi anche in casa propria dai loro familiari, li vedi tornare a casa scambiandosi solo poche frasi di rito per poi isolarsi con i loro media nelle loro rispettive "bolle"..
      io dico che parecchia gente non si è mai sentita cosi sola come oggi.

    2. emilyever 15 giugno 2024

      Non so quanto giochino, ma mi chiedo spesso quanto parlino i genitori con i loro figli. Mi fa un po' di tristezza vedere i bimbi in passeggino in silenzio, o che vengono invitati a stare in silenzio, mentre le mamme scorrono lo smartphone.

    3. Heidrek 19 giugno 2024

      Va anche detto che la vita di oggi è specificatamente progettata per esaltare l'individualità a scapito della vita in comune. Si vive rinchiusi in casa per la maggior parte del tempo, i bambini non giocano né sui pianerottoli né sui cortili né in altri luoghi aperti: al massimo si invita qualche amico per condividere qualche ora nella stanza dei figli, con i giochi che gli sono stati comperati.
      Pranzi e cene in famiglia sono sostanzialmente delle pause-pranzo in cui ciascuno si nutre del cibo presente in tavola per poi tornare alle proprie occupazioni. La televisione, presente in ogni stanza della casa, assicura che anche i momenti spesi nella stessa stanza siano privi di dialogo.

    1. LuxIgnis 14 giugno 2024

      Ma mica solo i bambini. Il gioco è essenziale anche per gli adulti, che si prendono spesso troppo sul serio.
      Se si giocasse di più, questo mondo andrebbe sicuramente meglio.
      I nativi di tutte le terre, passavano diverso tempo al giorno a giocare, e partecipavano tutti: uomini, donne e bambini. Molti giochi che crediamo aver inventato noi, con la nostra solita arroganza, li praticavano già loro da tempi immemori.

    1. Nonso 14 giugno 2024

      0 commenti.
      Qui ormai se non c'è bestia da sbranare e l'articolo è cristallino, nessuno si spreca a scrivere.
      Oppure gli utenti CDC stanno ancora cercando di capirlo. E quindi non lo capiranno mai.

      ***1 commento

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