Gianfranco La Grassa: il coraggio della libertà intellettuale

Gianfranco La Grassa: il coraggio della libertà intellettuale
Gianfranco La Grassa

Di Francisco La Manna

(In memoria di un amico e maestro)

Ho accettato con sincera gratitudine di scrivere questo ricordo di Gianfranco La Grassa, anche a nome dell’associazione CSEPI che rappresento e che con lui ha avuto una stretta collaborazione. È dunque per me non solo un piacere, ma anche un modo per rendere omaggio a una grande persona, ad un amico e ad un maestro che ha contribuito a formare la mia co(no)scienza, e che lasciato un segno profondo nella mia vita e nel nostro tempo. E per quanto mi riguarda Gianfranco non è stato solo ‘un maestro’ importante, ma un compagno di viaggio, un amico capace di stimolare e sostenere, un esempio di libertà interiore e di fedeltà alla verità che mi accompagnerà sempre.

Giovedì scorso purtroppo Gianfranco ci ha lasciati, a novant’anni. Economista, teorico, pensatore indipendente, ma soprattutto uomo mai formale, sempre fornito di lucidissimo acume, schietto, generoso e sensibile, ha attraversato quasi un secolo di trasformazioni politiche, economiche e culturali lasciando dietro di sé un’eredità di straordinaria ricchezza.

Non mi dilungherò nel tracciare la sua biografia, rimandando in questo senso all’ottimo lavoro svolto qui dall’amico Aldo Scorrano, ma se vogliamo inquadrare la figura di La Grassa da un punto di vista storico, possiamo dire brevemente che nacque a Conegliano nel 1935, ed ebbe un percorso formativo e umano fuori dal comune. Dopo gli studi e una prima esperienza nell’azienda vinicola di famiglia, si laureò in Economia a Parma, avviando una carriera accademica che lo portò a insegnare a Pisa e a Venezia. Fu allievo di Antonio Pesenti e di Charles Bettelheim, negli anni ’70 frequentò la vivace scena intellettuale francese, confrontandosi con il marxismo critico e maturando da subito una posizione autonoma, mai piegata alle ortodossie. Le fasi della sua ricerca si possono riepilogare fondamentalmente in tre passaggi:

Il Marxismo critico (anni ’70), con una lettura originale e rigorosa delle categorie marxiane;

Il Capitalismo lavorativo (anni ’80), in cui mise al centro l’organizzazione tecnico-produttiva come struttura portante del sistema capitalistico;

Il Conflitto strategico (dal 1996 in poi), la sua elaborazione più originale, che rovescia la visione tradizionale della lotta di classe e interpreta la storia come scontro tra gruppi dominanti in competizione per la supremazia.

Questa prospettiva lo ha reso uno degli interpreti più lucidi ed originali dei mutamenti geopolitici contemporanei. Fu tra i primi a intravedere l’esaurirsi della fase monocentrica americana e l’avvento di un mondo multipolare, quando molti intellettuali parlavano ancora di “fine della storia”, egli ha saputo unire rigore teorico e chiarezza espositiva, rendendo accessibili idee complesse a un pubblico vasto. Un esempio di questa sua lucidità si può riscontrare nell’intervista rilasciata a Come Don Chisciotte nel 2021, in cui parlò della necessità del multipolarismo: Assad governava ancora la Siria, non era scoppiata la guerra in Ucraina e Israele non aveva riacceso la spirale di violenza in Palestina. Aveva visto prima di molti la fine del momento monocentrico americano e l’aprirsi di nuove faglie geopolitiche. Una visione analitica e lungimirante, che dovrebbe servire da esempio ai vari commentatori della domenica.

La sua ‘opera’ è una ricchezza che oggi, nonostante il tanto decantato ‘facile accesso all’informazione’, è difficile da difendere: l’ipocrisia del nostro tempo infatti si manifesta in maniera impietosa in ogni angolo della rete. Wikipedia, ad esempio, arriva persino a mettere in dubbio la “rilevanza enciclopedica” di Gianfranco La Grassa, apponendo alla sua voce la nota:

«Non si intravedono motivi di particolare distinzione nella biografia. Essere ex professore universitario con molte pubblicazioni di cui non viene discusso il merito sicuro non basta».

Parole che oggettivamente gridano vendetta: un uomo che fino agli anni 70 è stato un punto di riferimento intellettuale del PCI, che ha scritto oltre sessanta libri, che ha insegnato in università prestigiose, fondato centri di ricerca, intessuto collaborazioni internazionali e anticipato scenari geopolitici che oggi tutti riconoscono, ridotto a “non abbastanza rilevante”. Nel frattempo, la stessa enciclopedia online celebra come “figure di spicco” influencers privi di spessore, “ignoranti come capre” ed esaltati per il loro effimero successo. È la fotografia più amara del nostro tempo: un’epoca che esalta la superficie e cancella la sostanza, che premia il rumore e silenzia il pensiero critico. Ed è proprio in questi frangenti che dobbiamo utilizzare ‘le lenti’ di Gianfranco, perché questa non è che una conferma della sua teoria del conflitto strategico: anche il campo culturale e informativo è un terreno di scontro tra gruppi dominanti, che decidono cosa debba avere voce e cosa debba scomparire nell’oblio. È proprio in questa cornice che la sua voce appare ancora più nitida, ancora più necessaria.

Infine, dietro il professore in pensione teorico e rigoroso, c’era un uomo capace di momenti di poesia, a volte gioiosa, a volte romantica, a volte disperata. Gianfranco infatti ha scritto numerose raccolte poetiche, meno note al pubblico e specchio della sua interiorità. Nell’aprile scorso, che è stato l’ultimo periodo in cui ci siamo sentiti spesso, pubblico su Facebook questa poesia, che mi colpì particolarmente perché raccontava la sua solitudine intellettuale, sociale ed emotiva. Si intitola ‘Spesso si mente’ e chiunque la può reperire sul suo profilo pubblico. Da questi versi emerge un lato intimo e struggente: l’amore complicato, la difficoltà di vivere senza illusioni, la consapevolezza della precarietà dell’esistenza. In quei versi si avverte la sua tensione verso la verità, anche quando dolorosa:

«Andiamo avanti pur se la fine ci ossessiona spesso».

Qui si fa sentire il Gianfranco uomo, quello che anche durante alcune telefonate mostrava la sua fragile fiducia nel ‘metafisico’ e al contempo la sua tenacia. L’uomo che affronta la vita con dignità, sapendo che la verità può ferire, che ci può farci emarginare – come realmente a lui è accaduto innumerevoli volte nella vita - ma che solo essa ci rende liberi. L’uomo che pur ossessionato, va avanti. E di lì a poco ci lascerà con un vuoto incolmabile.

Chi lo ha conosciuto sa che Gianfranco possedeva doti umane non comuni. Aveva una capacità di ascolto sincera e una curiosità autentica: analizzava, sviscerava, criticava ma non cercava di imporre le proprie idee, piuttosto era un acceso sostenitore del confronto, anche a costo di discussioni accese. Nonostante l’età, non smetteva di concedere tempo a chiunque glielo chiedesse. Fino all’ultimo non si è risparmiato: poteva benissimo ritirarsi, riposare, ma non lo fece mai, continuando a donarsi, a dialogare e a insegnare. Ed è proprio questa disponibilità, questa generosità intellettuale e umana, che lo rendeva maestro e amico insieme. Il gesto di donare nel 2021 la sua intera biblioteca al Comune di Picerno - migliaia di volumi e documenti - è stato il suo testamento culturale: la conoscenza appartiene alla comunità, non va custodita gelosamente ma resa viva e condivisa.

Abbiamo perso una voce rara, indipendente ma il suo insegnamento rimane: il vero intellettuale non è colui che si adatta al pensiero dominante, bensì chi ha il coraggio di pensare con la propria testa, di rimettere in discussione le certezze, di cercare nuove chiavi di lettura del reale.

Di Francisco La Manna

04.10.2025

Commenti (1)

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    1. DrCaligari 6 ottobre 2025

      Purtroppo non lo conosco ma di questi tempi l'unico onore possibile è che quest'epoca miserabile ci neghi il suo miserabile onore. Per me la Grassa, in questo tempo di ratti, è una collega che peta nella toilette con su le collant e senza accorgersene lascia l'inconfondibile sua scia al ritorno tra le postazioni dell'ufficio. Mi ha dato due insegnamenti: mai con le collant perché l'olezzo resta incollato, e che anche dai più deformi si può appunto imparare qualcosa.

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