GEORG FRIEDRICH LIST: SUL SISTEMA NAZIONALE DELL’ECONOMIA POLITICA

Di Enrico Targa, instoria.it

GEORG FRIEDRICH LIST: SUL SISTEMA NAZIONALE DELL’ECONOMIA POLITICA

Georg Friedrich List (6 agosto 1789 – 30 novembre 1846) fu un economista tedesco (nel corso degli anni acquisì anche la cittadinanza statunitense) che sviluppò il “Sistema nazionale” dell’economia politica e fu capostipite della scuola storica economica tedesca.

Strenuo sostenitore dell’Unione doganale tedesca da un punto di vista nazionalista, sostenne l’imposizione di dazi sui beni importati sostenendo al contempo il libero scambio di beni nazionali: affermò che il costo di un dazio deve essere visto come un investimento nella produttività futura di una nazione.

Il suo orientamento liberale lo portò a collaborare con Karl von Rotteck e con Carl Theodor Welcker al Rotteck-Welckersches Staatslexikon, un’enciclopedia di scienze politiche. All’epoca in Europa le idee liberali e nazionaliste erano quasi ideologicamente collegate le une alle altre, e il liberalismo politico non era ancora concepitoin un’ottica di “liberalismo economico”.

Lo storico francese Emmanuel Todd considera il pensiero di John Maynard Keynes (1882-1946) come la logica continuazione della dottrina List come teorico del “capitalismo moderato o regolamentato”. L’ostilità di List verso il libero scambio fu decisamente plasmata dalle idee del suo amico Adolphe Thiers (1797-1877) e di altri protezionisti liberali francesi in seguito fu anche influenzato dal Segratorio del tesoro e uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America Alexander Hamilton (1755-1805) e dalla Scuola americana radicata nei principi economici di Hamilton, incluso l’economista Daniel Raymond (1786-1849) autore dei Thoughts on Political Economy (1820) e de The Elements of Political Economy (1823): determinante fu il modo generale di pensare del primo segretario al Tesoro americano e dalle sue critiche alla dottrina di Adam Smith espressa nella An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations (1776).

Si oppose al principio cosmopolita del sistema economico contemporaneo e alla conseguente dottrina assoluta del libero scambio sviluppando invece l’argomento dell’industria nascente, dando risalto all’idea nazionale e insistendo sul fatto che le politiche economiche devono basarsi sulle esigenze particolari di ogni nazione secondo le sue circostanze e specialmente al grado del suo sviluppo.

È noto che dubitava della sincerità degli appelli al libero scambio da parte delle nazioni più sviluppate, in particolare della Gran Bretagna: «Qualsiasi nazione che per mezzo di provvedimenti protettivi e restrizioni alla navigazione ha elevato la sua potenza manifatturiera e la sua navigazione a un tale grado di sviluppo che nessun’altra nazione può sostenere la libera concorrenza con lei, non può fare nulla di più saggio che predicare alle altre nazioni i benefici del libero scambio e di dichiarare con tono penitente che finora ha vagato per le vie dell’errore e che ora per la prima volta è riuscita a scoprire la verità».

La sua idea di poteri produttivi fu influenzata dalla filosofia della produttività di Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854) e dai filosofi Robert Schumann (padre del romanticismo musicale, 1810-1856), Johann Gottlieb Fichte (l’essenza dell’io consiste proprio in un’attività, di natura autocosciente, che viene all’essere in quanto si autopone: il suo pensare è creare. L’Io fichtiano è, quindi, l’intuizione intellettuale che Kant riteneva impossibile all’uomo poiché coincidente con l’intuizione di una mente creatrice che svolgere un ruolo cruciale nella critica listiana del concetto di valore smithiano, 1762-1814) e Heinrich Heine (il massimo esponente del primo ormanicismo tedesco durante il periodo della Giovane Germania, 1797-1856).

List contrapponeva il comportamento economico di un individuo a quello di una nazione: un individuo promuove solo i propri interessi personali, ma uno stato favorisce il benessere di tutti i suoi cittadini. Un individuo può prosperare grazie a una determinata attività che potrebbe danneggiare gli interessi di una nazione.

«La schiavitù può essere una calamità pubblica per un paese, tuttavia alcune persone possono beneficiare nel portare avanti la tratta degli schiavi e nel detenere gli schiavi». Allo stesso modo, le attività benefiche per la società possono ledere gli interessi di determinati individui. «I canali e le ferrovie possono fare molto bene a una nazione, ma tutti i carrettieri si lamenteranno di questo miglioramento. Ogni nuova invenzione ha qualche inconveniente per un certo numero di individui, ed è comunque una benedizione pubblica»: sebbene alcune azioni del governo fossero essenziali per stimolare l’economia, un governo troppo zelante potrebbe fare più male che bene.

«È cattiva politica regolare tutto e promuovere tutto impiegando poteri sociali, dove le cose possono meglio regolarsi da sole e possono essere meglio promosse da sforzi privati; ma non è meno cattiva politica lasciare da sole quelle cose che possono essere promosse solo dall’interferenza del potere sociale».

In conseguenza causa della “unione universale” che le nazioni hanno con il loro popolo, List affermò che «da questa unione politica ha origine la loro unione commerciale, ed è in conseguenza della pace perpetua così mantenuta che l’unione commerciale è diventata per loro così vantaggiosa... Il risultato di un libero scambio generale non sarebbe una repubblica universale, ma, al contrario, una soggezione universale delle nazioni meno avanzate alla preponderante potenza manifatturiera, commerciale e navale, è una conclusione le cui ragioni sono molto forti... Una repubblica universale... vale a dire un’unione delle nazioni della terra nella quale si riconoscono le stesse condizioni di diritto tra di loro e rinunciano all’autoriparazione, può essere realizzata solo se un gran numero di nazionalità raggiunge quasi il stesso grado possibile di industria e civiltà, cultura politica e potere. Solo con la formazione graduale di questa unione può essere sviluppato il libero scambio; solo in conseguenza di questa unione si può conferire a tutta la nazione gli stessi grandi vantaggi che ora sperimentano quelle province e quegli stati che sono politicamente uniti. Il sistema di protezione, in quanto costituisce l’unico mezzo per competere alla pari con l’unica nazione predominante (la Gran Bretagna), sembra essere il mezzo più efficace per favorire l’unione finale delle nazioni, e quindi anche di promuovere la vera libertà di commercio».

Nella sue lettere List ripetè la sua affermazione che gli economisti dovrebbero rendersi conto che, poiché la razza umana è divisa in stati indipendenti, «una nazione agirebbe incautamente per cercare di promuovere il benessere dell’intera razza umana a spese della sua particolare forza, benessere, e indipendenza. È un dettato della legge di autoconservazione fare del suo particolare avanzamento in potere e forza i primi principi della sua politica».

Un paese non dovrebbe tenere conto del costo della difesa del commercio estero dei suoi mercanti: «l’interesse manifatturiero e agricolo deve essere promosso e protetto anche con i sacrifici della maggioranza degli individui, se si può dimostrare che la nazione non acquisirebbe mai la necessaria perfezione... senza tali misure protettive».

Tuttavia solo i paesi delle regioni temperate sono in grado di dare alla luce le forme più elevate di industria, d’altra parte le regioni tropicali avevano un monopolio naturale nella produzione di alcune materie prime quindi, c’era una divisione spontanea del lavoro e una confederazione di poteri tra i due gruppi di paesi.

Agli occhi dell’economista tedesco il sistema economico di Smith non è un sistema industriale ma un sistema mercantile definito “il sistema del valore di scambio” e contrariamente a quest’ultimo, affermò che l’interesse privato degli individui non avrebbe portato al bene più alto della società: la nazione è un ente tra l’individuo e l’umanità definito dalla sua lingua, modi, sviluppo storico, cultura e costituzione.

L’unità della nazione deve essere la prima condizione per garantire la sicurezza, il benessere, il progresso della civiltà e dell’individuo. Gli interessi economici privati, come tutti gli altri, devono essere subordinati al mantenimento, al completamento e al rafforzamento della nazione.

I motivi che spinsero List a sostenere che solo i paesi della zona temperata era in grado di sviluppare un’industria fiorente è dovuto al fatto che esse sono fornite di tutte le condizioni necessarie, tecniche e spirituali, e passano naturalmente attraverso delle fasi di sviluppo economico (probabilmente ispirò il Modello evolutivo di Rostow degli anni ‘60 del Novecento):lo stadio selvaggio, il pastorizio, l’agricolo, quello agricolo e manifatturiero insieme, e infine lo stadio agricolo-industriale-commerciale.

Il progresso della nazione che si realizza attraverso queste fasi è compito dello Stato artefice delle condizioni necessarie per il progresso attraverso la legislazione e l’azione amministrativa. Questa visione conduce allo schema di politica industriale di List: ogni nazione dovrebbe iniziare con il libero scambio, stimolando e migliorando la propria agricoltura attraverso il commercio con nazioni più ricche forti di un’agricoltura avanzata, importando manufatti stranieri ed esportando prodotti grezzi. Quando il paese è economicamente così avanzato da poter produrre in completa autonomia, allora la protezione dovrebbe essere utilizzata per consentire alle industrie nazionali di svilupparsi e proteggerle dalla concorrenza straniera per il momento ancora più competitive di quelle nazionali.

Nel momento in cui le industrie nazionali raggiungono alti livelli di produttività tali da competere sul mercato interno ed esterno allora è stato raggiunto il più alto livello di progresso; il libero scambio dovrebbe ridiventare la regola, e la nazione dovrebbe essere completamente incorporata nell’unione industriale universale. Le perdite sopportate durante il periodo protezionistico saranno quindi più che ricompensate nel lungo periodo quando la nazione si trova nel massimo grado di potenza produttiva.

Nella sua monumentale opera Il sistema nazionale dell’economia politica del 1841, List ritenne che il “sistema continentale” (decretato da Napoleone il 21 novembre 1816 e prevedeva il divieto di consentire l’attracco in qualsiasi porto dei paesi soggetti al dominio francese, alle navi battenti bandiera inglese), volto proprio a danneggiare la Gran Bretagna durante un’aspra guerra di lungo termine, creò una congiuntura abbastanza favorevole per l’industria tedesca. Questo era l’esatto opposto di ciò che credevano i seguaci di Adam Smith.

Come scrisse List: «Percepivo che la teoria più nota non teneva conto delle nazioni, ma semplicemente dell’intero genere umano da un lato, o del singolo individuo dall’altro. Ho visto chiaramente che la libera concorrenza tra due nazioni altamente civilizzate può essere reciprocamente vantaggiosa solo nel caso in cui entrambe si trovino in una posizione quasi uguale di sviluppo industriale, e che qualsiasi nazione che a causa di disgrazie sia indietro rispetto alle altre nell’industria, nel commercio e la navigazione... deve prima di tutto rafforzare i propri poteri individuali, per poter entrare in una libera concorrenza con le nazioni più avanzate. In una parola, ho percepito la distinzione tra economia cosmopolitica ed economia politica».

L’argomento di List fu che la Germania doveva seguire la pratica inglese piuttosto che le astrazioni delle dottrine dell’economista scozzese Smith: «Se gli inglesi avessero lasciato tutto a se stessi – “Laissez faire, laissez aller”, come raccomanda la popolare scuola economica – i mercanti [tedeschi] della Steelyard [o Stalhof in tedesco era il principale sportello commerciale della lega anseatica a Londra] avrebbero continuato a svolgere il loro commercio a Londra, i belgi avrebbero continuato a fabbricare tessuti per gli Inglesi, l’Inghilterra avrebbe continuato ad allevare pecore così come il Portogallo divenne la vigna dell’Inghilterra, e lo è rimasto fino ai nostri giorni, per lo stratagemma di un astuto accordo diplomatico [List si riferisce Il trattato di Methuen, dal nome del diplomatico inglese John Methuen, fu un trattato stipulato il 27 dicembre 1703 tra Inghilterra e Portogallo. Esso prevedeva l’ingresso del Portogallo nella coalizione antiborbonica nella Guerra di successione spagnola e privilegi per l’importazione in Portogallo dei tessuti inglesi e dei vini portoghesi in Inghilterra. Il trattato ebbe dei riflessi negativi notevoli per l’economia portoghese dato che, di fatto, scoraggiò lo sviluppo delle infrastrutture industriali a vantaggio dell’importazione di prodotti inglesi. Grazie a questo trattato, comunque, il Portogallo poté mantenere una posizione politica di rilievo che contribuì a mantenere l’integrità territoriale sua e della sua più importante colonia: il Brasile]. In effetti, è più che probabile che senza la sua politica commerciale [altamente protezionista ispirata all’ingegno del grande economista Sir William Petty] l’Inghilterra non avrebbe mai raggiunto una misura così ampia di libertà municipale e individuale come ora possiede, poiché tale libertà è figlia dell’industria e della ricchezza».

List riconobbe che Adam Smith aveva correttamente identificato la produttività del lavoro come causa della prosperità della popolazione ma se l’economista scozzese affermava «chi alleva maiali è produttivo, chi alleva persone è un membro improduttivo della società» quindi solo il lavoro fisico crea valore, per List le prestazioni intellettuali e sociali (cure mediche, istruzione e formazione, ecc.) non andavano viste come “lavoro improduttivo” ma erano attività che avevano: «il potere di creare ricchezza... è quindi infinitamente più importante della ricchezza stessa»(teoria delle forze produttive).

Per “forze produttive” intendeva le competenze di una società determinate non solo dalla dotazione di capitale fisico ma anche dalla forza innovativa, dalle prestazioni ingegneristiche, dallo spirito imprenditoriale e dal livello di istruzione e formazione della popolazione. Il livello di sviluppo di un’economia è intimamente connesso con il risultato delle conquiste intellettuali delle persone (invenzioni e miglioramenti): attraverso lo studio della storia economica si arriva a un dato importante che mostra come gli stati non coinvolti nell’alfabetizzazione hanno una minore mobilità sociale all’interno della società e realizzano meno invenzioni perché le potenziali le risorse umane e intellettuali sono inutilizzate.

List credeva che la storia avesse dimostrato che «Il duro lavoro, la parsimonia, l’ingegnosità e lo spirito intraprendente degli individui non hanno ottenuto nulla di significativo da nessuna parte se non sono sostenuti dalla libertà civile, dalle istituzioni pubbliche e dalle leggi».

Comunque la struttura economica da sola influenza il successo dell’apprendimento: nel settore agricolo, le possibilità di successo dei processi di apprendimento produttivi sono basse per vari motivi mentre nell’industria si creano, attraverso una serie di incentivi istituzionalmente garantiti, le condizioni più favorevoli peri processi di apprendimento che determinano la capacità di trattare con i clienti così come l’ingegno e l’abilità determinano in larga misura il successo economico.

Pertanto un grande settore industriale è una condizione necessaria per il successo delle conquiste intellettuali. Fu fautore del programma di investimenti prussiano per lo sviluppo delle ferrovie e per la costituzione di un’unione doganale fra gli stati collocati nella regione tedesca settentrionale (Zollverein).

Oppresso dai debiti e malato si suicidò a Kufstein il 30 novembre 1846. Il pensiero del grande economista tedesco occupò uno spazio di rilievo nel dibattito scientifico postumo in particolare contribuì alla nascita teoria dello sviluppo economico: le sue opere influenzarono non solo lo strutturalismo sudamericano (un approccio dell’economia dello sviluppo nato in America Latina a partire dagli anni ‘50), ma quando il Giappone iniziò il suo cammino verso l’industrializzazione nel periodo Meiji (23 ottobre 1868 - 30 luglio 1912) gli economisti giapponesi si orientarono più sulla linea di pensiero di Friedrich List che alla teoria del “laissez-faire” di Adam Smith. Secondo l’economista ed esperto della storia cinese Shaun Breslin le idee di List sono alla base del modello economico cinese post-comunista.

Riferimenti bibliografici:

H.Landreth, D.C. Colander, Storia del pensiero economico, Il Mulino, Bologna 1998.

  1. Denis,Storia del pensiero economico, II vol., Oscar Mondadori, Milano 1973.
  2. Barucci,Le frontiere dell’economia: gli economisti stranieri in Italia: dai mercantilisti a Keynes, Cap. Friedrich List e la cultura economica in Italia (1843-1916)di S. Spalletti, Polistampa, Firenze 2003.
  3. List, Il sistema nazionale dell’economia politica,A cura di F. Ingravalle, Oaks Editrice, CollanaVette, Sesto San Giovanni (Mi) 2019.

Fonte: http://www.instoria.it/home/georg_friedrich_list_economia_politica.htm

N° 168 / DICEMBRE 2021 (CXCIX)

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (7)

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    1. danone 30 dicembre 2021

      Un economia nazionale può svilupparsi solo con la sovranità nazionale.
      Un economia cosmopolita, la globalizzazione di oggi, per svilupparsi deve delegittimare le sovranità nazionali, a tutto vantaggio degli usurai apolidi e dei grandi players economici multinazionali.
      Pensavate che la balla più grossa che hanno sparato nel tempo sia stato il covid?
      Ma va là, con l'economia l'hanno sparata ben più grossa e ben prima e noi glu-glu giù a berla tutta ed a studiarla nei prestigiosi masters universitari più quotati.
      Pensate quanto è grossa, ci hanno convinto tutti ( non proprio tutti per fortuna) che pretendere sovranità nazionale sia fascismo.
      Ora capite cosa, per gli usurai internazionali apolidi, mondialisti da sempre, demo-progressisti anti-fascisti da alcune generazioni per vocazione, è il fascismo..una comunità nazionale che vuole autodeterminarsi sovranamente è fascista dentro.
      Posso capire che ai tempi di List fosse una grande intuizione quella di distinguere concettualmente l'enorme differenza fra i due modelli economici, il nazionale e il cosmopolita, ma che noi oggi, dopo più di 200 anni, siamo ancora al dogma della interconnessione economica globale, vista come l'unico modello possibile di benessere e prosperità futura, è da razza demente in via di estinzione ed infatti, se lo notate, ci stanno estinguendo, non solo oggi e coi vaccini, ma usando da sempre la nostra coglioneria contro noi stessi, ed infatti nel tempo invece di diminuire aumenta, e ci ucciderà tutti..no mi correggo ci selezionerà tutti, dando ad ognuno la sua misura, grande coglione piccolo coglione medio coglione.
      Quale sopravviverà delle tre pezzature, dipenderà da quella che tirerà di più nei mercati internazionali futuri, e vista la scala globale, ritengo sia avvantaggiata la pezzatura più grande, ma non è detto, può darsi che piccoli e medi coglioni per un certo tempo sopravviveranno in nicchie di mercato come prodotti doc-igt di qualità.

    2. Hospiton 30 dicembre 2021

      "con l’economia l’hanno sparata ben più grossa e ben prima e noi glu-glu giù a berla tutta ed a studiarla nei prestigiosi masters universitari più quotati"
      hai perfettamente ragione Danone, ed è una faccenda che prosegue almeno dal XIX secolo. Non so se abbia letto qualcosa su Alexander Del Mar, uno dei principali studiosi di storia della moneta, tra i primi a denunciare i sistemi criminali usati dalle banche d'affari per arrivar a dettar legge sull'intero sistema
      https://en.wikipedia.org/wiki/Alexander_del_Mar

      http://www.antiit.com/2010/01/quando-la-moneta-si-fece-padrona.html?m=1

      ovviamente Del Mar viene snobbato completamente nei programmi universitari, meglio per Lorsignori che gli scritti di questo originale e "irregolare" autore cadano nell'oblio.
      Una decina di anni fa è stato ristampato in italiano il suo "Storia dei crimini monetari", come potrai immaginare di non facile reperibilità. Se ti interessa e te la cavi con l'inglese di seguito inserisco un link che rimanda al pdf della versione in lingua originale, quella italiana non la trovo neppure sul web
      https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=uc1.b3241866.

      Inoltre ricordo che anni fa l'utente di CDC Mincuo, molto preparato in materia, citò più volte Del Mar, forse nell'archivio del forum puoi trovare i suoi interventi in merito.

    3. danone 31 dicembre 2021

      Ciao Hospiton, grazie per gli spunti interessanti.
      La questione monetaria si trascina da sempre praticamente, ma in chiave moderna esplode con la nascita del Reseve Bank Sistem, come ben sai istituito nel 1913 ad opera di potenti oligarchi massoni americani, e con l'adozione del deleterio moltiplicatore monetario di parecchio superiore alle riserve aurifere, rendendo così rapidamente obsoleto il gold standard, che nel giro di 60 anni divenne un vincolo intollerabile per la libera stampa di moneta, ormai possibile perchè accettato dalla percezione dei popoli e delle nazioni, raggiunta con l'istituzione ed il controllo del sistema delle banche centrali, e fu completamente eliminato nel 71, con lo sganciamento totale dell'emissione di moneta fiat dalle riserve aurifere.
      E' tutta qui la questione monetaria, chi ha il potere di creare valore economico fasullo, creato dal nulla, arbitrariamente ed a scapito di tutti gli altri e perchè di grazia diamo loro questo vantaggio?
      Perchè nessuno lo sa o lo capisce in cosa consiste il vantaggio, ed è sotto gli occhi di tutti ma nessuno lo vede.
      E' la possibilità di creare valore economico monetario convenzionale dal nulla l'arbitrio logico che permette l'usura, la speculazione, lo strapotere finanziario e tutte le belle conseguenze correlate a questa situazione assurda e criminale.

    4. Hospiton 31 dicembre 2021

      Ineccepibile, e finora coloro che ancora tentano di negare il funzionamento scientificamente, volutamente distorto del sistema monetario lo fanno arrampicandosi sugli specchi, tirando fuori astruserie teoriche confezionate in circoli accademici creati apposta per produrre confusione. Nei dibattiti, nelle tribune politiche, nei programmi d'approfondimento, perfino nelle università si discute di tutto meno che di banche d'affari ed alta finanza.
      Altro che olocausto, di Dachau e Auschwitz se ne parla, magari in modo dogmatico ma la tematica viene fuori...
      la questione monetaria, il dominio del cartello bancario, il monopolio autorizzato dell'usura invece rimangono tabù, livello superiore, roba a cui l'opinione pubblica non deve aver accesso.

      Tanto per farti un esempio ti cito la pagina dell'ineffabile wikipedia (su certi argomenti ormai una cloaca) a proposito di signoraggio ed affini: si riduce tutto a farneticazioni da complottisti ma allo stesso tempo, nel paragrafo dedicato alla nascita della Banca d'Inghilterra nel 1694, si lasciano sfuggire questo passaggio:

      "La banca ricevette una serie di privilegi: fu l'unica a responsabilità limitata e l'unica autorizzata a emettere banconote in Inghilterra; essa ottenne, inoltre, la custodia esclusiva dei fondi di cassa del governo, un privilegio connesso alle successive concessioni di credito e alla creazione di un debito pubblico nazionale"

      https://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_del_complotto_sul_signoraggio#La_fondazione_della_Banca_d'Inghilterra

      un buon esordio direi...peraltro wiki evita di ampliare il contesto storico e non menziona gli ambienti che avrebbero supervisionato la creazione e l'operato di tale istituzione. Il tutto avvenne appena pochi anni dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1688, che portò sul trono inglese Guglielmo III d'Orange, proveniente dai Paesi Bassi, un Paese che già possedeva tradizione finanziaria e speculativa (la famosa "Bolla dei tulipani", 1636-37) ed in cui da tempo uomini come Menasseh Ben Israel si muovevano in precise direzioni.(Israel fu a Londra già nel 1655, grazie alle riaperture promosse da Cromwell nei confronti delle comunità ebraiche, abili nei commerci e, come sappiamo, con una certa esperienza nella attività bancarie e feneratizie, senza dubbio le capacità che più interessavano al nuovo potere borghese che aveva eliminato Carlo I Stuart)
      https://en.wikipedia.org/wiki/Menasseh_Ben_Israel

      "Cromwell was sympathetic to the Jewish cause, partly because of his tolerant leanings but chiefly because he foresaw the importance for English commerce of the participation of the Jewish merchant princes, some of whom had already made their way to London" (la sottolineatura è mia)

      Chissà da quali conventicole sbucarono esperti e consulenti che, 40 anni dopo Cromwell e Israel, suggerirono al governo inglese la fondazione di una Banca centrale con poteri quasi illimitati, l'alba dell'impero della finanza. Viste alcune tempistiche qualche idea ce l'avrei...

      Tanta carne al fuoco, ci torneremo, intanto auguri di buon anno Danone, vedremo che ci riserverà questo 2022.

    5. danone 9 gennaio 2022

      ti leggo solo adesso questo bel commento Hospiton sorry :-))
      Buon anno a te.
      Gli ambienti orangisti olandesi già grandi esperti di finanza provengono dalle famigli veneziane e tedesche della nobiltà nera come i Del Banco che divennero in germania i Warburg.

    6. Hospiton 15 gennaio 2022

      Non preoccuparti Danone, purtroppo il mio commento è apparso con qualche giorno di ritardo, pensa che me ne ero dimenticato anch'io...per fortuna hai dato un'ulteriore controllata altrimenti l'accenno al buon Menasseh sarebbe caduto nell'oblio! Giusto collegamento quello con l'aristocrazia veneziana, tempo fa trovai un interessante articolo a riguardo che parlava in particolare della famiglia Frescobaldi, ci torneremo...a presto!

    1. Arian Van Heisen 29 dicembre 2021

      Chissà perchè sono citati tutti coloro che si ispirarono ai Dettami di List, tranne il più importante ..
      seguendo i principi esposti nella sua opera Il sistema nazionale dell’economia politica del 1841 la Germany durante il periodo, Das Dritte Reich..! raggiunsero l' azzeramento del Debt. Piena occupazione e benessere generale dei cittadini, Supremrazia Mondiale Tecnolgica, Industriale e Commerciale.

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