Con il comunicato stampa del 23.4.2021, l'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali segnalava gravi criticità in relazione ai c.d. Pass vaccinali/Certificazioni verdi disciplinati dal "Decreto Riaperture" (D.L. n.52 del 22 aprile 2021) e, contestualmente, trasmetteva formale avvertimento al Governo Italiano.
Sulla Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n.104, del 3 maggio 2021) è stata pubblicata la Delibera adottata dal Garante medesimo e recante "Avvertimento in merito ai trattamenti effettuati relativamente alla certificazione verde per COVID-19".
L'Autorità ha censurato, in primis, i gravi vizi procedurali in cui è incappata la compagine Governativa composta da illustri tecnici competenti: si segnala, infatti, la mancata consultazione del Garante Privacy in fase di approvazione del Provvedimento normativo.
Ciò significa che, nonostante la competenza dell'Autorità a pronunciarsi in materia, il Governo ha del tutto ignorato i diritti del Garante ad esprimersi sulla formulazione del D.L., in spregio alle più banali regole del confronto istituzionale. La gravità del fatto va calibrata in relazione alla natura del passaporto vaccinale, il quale costituirebbe:
"un trattamento sistematico di dati personali, anche relativi alla salute, su larga scala, che presenta un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati in relazione alle conseguenze che possono derivare alle persone con riferimento alla limitazione delle libertà personali".(1)
Come se non bastasse - dall'alto della loro competenza tecnica - i membri del Governo Italiano avrebbero adottato un Decreto Legge privo di "valida base giuridica per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi a livello nazionale", in quanto carente di indicazioni tassative sulle specifiche finalità della certificazione verde.
NEL MERITO
Passando al dato sostanziale, il Garante ha vigorosamente criticato l'impianto della norma, sottolineando che l'introduzione di un siffatto passaporto vaccinale viola:
1. il principio di minimizzazione dei dati: ammessa e non concessa la legittimità di tale certificazione, pare del tutto superfluo diffondere informazioni specifiche relative alla condizione clinica del soggetto 'certificato', sia esso vaccinato, guarito, o in possesso di tampone negativo. Non è necessario, sostiene il Garante, "far conoscere, al soggetto deputato al controllo, la condizione, anche relativa a vicende sanitarie dell’interessato";
2. il principio di esattezza del dato: stante l'impossibilità di verificare eventuali modificazioni delle condizioni dell'interessato (es. sopraggiunta positività), verrebbe meno la credibilità del dato. Si evidenziano così dubbi non fugabili inerenti sia "la reale efficacia della misura", sia "l'indebita compressione dei diritti e delle libertà fondamentali dell'interessato";
3. il principio di trasparenza: censurabile il fatto che il D.L. non indichi in modo chiaro né le puntuali finalità perseguite, né i soggetti deputati al trattamento e all'accesso dei dati raccolti;
4. il principio di integrità e riservatezza: intollerabile la totale assenza di garanzie volte a tutelare la sicurezza dei dati o ad evitarne trattamenti non autorizzati/illeciti.
Alla luce di tutto ciò, il Garante ammonisce il Governo sulla plausibile violazione del Regolamento (UE) 2016/679, il tanto incensato G.D.P.R.
Ringraziamo, come al solito, il Presidente della Repubblica per la consueta accuratezza nel vaglio di Atti avente forza di Legge che risultano palesemente (e immediatamente) in contrasto con i diritti dei cittadini italiani!
NOTE
[1] Per tutte le citazioni riportate nel testo si veda il Provvedimento di Avvertimento adottato dal Garante in data 23.4.2021: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9578184

gix 8 maggio 2021
E' ormai evidente che governo, enti locali ecc, dalle cariche più importanti ai più piccoli amministratori pubblici, adottano un criterio di azione, riguardo ai provvedimenti che emettono, che non tiene più conto del rispetto delle normative superiori o anche dei conflitti di competenza. Come ha detto il drago, "il pass? intanto facciamolo, poi si vedrà...". La maggior parte delle disposizioni adottate in quest'ultimo anno di sconvolgimento dell'ordine costiituito sono incostituzionali ed illegittime, ma contano evidentemente sul fatto che comunque, per smontarle, bisogna iniziare un procedimento legale, spendere delle somme e soprattutto organizzarsi. Per contrastare una semplice ordinanza regionale che prevedeva l'obbligo vaccinale influenzale, assolutamente illegittima, è stato necessario organizzare una reazione ed un ricorso al TAR che ha richiesto un impegno non indifferente, e così per esempio è per le disposizioni relative alle linee guida per le cure domiciliari, verso le quali il governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Contano sul tempo quindi, sulla complessità di esercitare la giustizia in tempi rapidi e sulla difficoltà delle persone e categorie di organizzarsi per opporsi, anche se prima o poi questa fase finirà e avranno necessariamente da gestire un ritorno nelle aule dei tribunali. Un avvocato qui intervistato nei giorni scorsi, ha detto che non crede, dal punto di vista sostanziale, negli atti di enti come il Garante della Privacy; certamente si tratta di enti che sollevano soprattutto questioni formali, mentre qui si tratta proprio di demolire l'esistenza di atti legislativi e amministrativi che hanno fatto carne di porco dei principi più elementari dell'ordinamento. Ma enti come il garante sono, in un certo senso, contigui al governo, per cui non sarà semplice gestire un conflitto "interno" di questo tipo, che a maggior ragione richiama norme europee che un governo nazionale non può controllare nel merito. Oltre alla normale "lotta", legale e di resistenza in generale, bisogna continuare a sperare che litighino tra loro anche solo per questioni di principio nonchè di invasione reciproca delle competenze e dei poteri.
AlbertoConti 8 maggio 2021
Il "metodo Draghi" è ben noto da decenni, comprovato da quando ha privatizzato l'Italia sbattendosene di leggi e leggine, ed è lo stesso metodo della commissione europea, cioè del braccio armato della finanza dominatrice.
Possiamo considerare questo metodo come una pressione virale continua, che mette a dura prova i sistemi immunitari democratici. Il degrado della magistratura corrisponde al degrado del sistema immunitario innato di ogni democrazia. E' questo che va sanato per primo, altrimenti i virus ingegnerizzati del ceppo UE (made in USA) ci uccideranno.
AlbertoConti 8 maggio 2021
Il "metodo Draghi" è ben noto da decenni, comprovato da quando ha privatizzato l'Italia sbattendosene di leggi e leggine, ed è lo stesso metodo della commissione europea, cioè del braccio armato della finanza dominatrice.
Possiamo considerare questo metodo come una pressione virale continua, che mette a dura prova i sistemi immunitari democratici. Il degrado della magistratura corrisponde al degrado del sistema immunitario innato di ogni democrazia. E' questo che va sanato per primo, altrimenti i virus ingegnerizzati del ceppo UE (made in USA) ci uccideranno.
AlbertoConti 8 maggio 2021
Il "metodo Draghi" è ben noto da decenni, comprovato da quando ha privatizzato l'Italia sbattendosene di leggi e leggine, ed è lo stesso metodo della commissione europea, cioè del braccio armato della finanza dominatrice.
Possiamo considerare questo metodo come una pressione virale continua, che mette a dura prova i sistemi immunitari democratici. Il degrado della magistratura corrisponde al degrado del sistema immunitario innato di ogni democrazia. E' questo che va sanato per primo, altrimenti i virus ingegnerizzati del ceppo UE (made in USA) ci uccideranno.