Di Rob per ComeDonChisciotte.org
Il DASPO di un anno da Milano per Raffaele Varvara è terminato. L'infermiere, presidente del comitato "Di Sana e Robusta Costituzione" potrà far ritorno a Milano da uomo libero. Scade oggi il provvedimento restrittivo che gli ha vietato l'ingresso nel capoluogo lombardo dal gennaio 2025, a seguito dei fatti occorsi presso l'ospedale Niguarda.
Era il 31 ottobre 2024, quando Varvara si recò presso l’ospedale Niguarda, con altri cinque attivisti, a far visita all’ “infermiere facilitatore della vaccinazione“, figura deputata alla promozione della campagna vaccinale rivolta alle persone in attesa di visite e controlli. Un infermiere "col compito di proporre alle persone che si trovano nelle sale d’attesa la possibilità di vaccinarsi, magari insieme al loro accompagnatore o caregiver. E’ un modo di sfruttare l’attesa in modo virtuoso, ma anche di intercettare i famigliari delle persone fragili, che spesso hanno poco tempo per aderire alla campagna vaccinale. Li informiamo sull’opportunità di proteggersi e sulla possibilità di farlo subito, senza prenotazioni o attese: è una dinamica che sta riscuotendo successo e che ci ha permesso di incrementare notevolmente la copertura delle persone vaccinate“, si leggeva sul sito del Niguarda.
In seguito, la notizia fu rilanciata da questo servizio RAI e Varvara si recò in qualità di infermiere, ex dipendente del medesimo nosocomio, ad incontrare il suo collega facilitatore, per verificare la veridicità dell’informazione. Dall’accertamento risultò che il facilitatore non fermava le persone in attesa, come il servizio RAI propagandisticamente faceva credere, bensì stazionava per fornire informazioni alle persone che vi si avvicinavano. Un dettaglio non da poco, che lo stesso Varvara documentò in questo video.
L’incontro fu bruscamente interrotto dalle forze dell'ordine e il questore di Milano decise per la linea dura: DASPO urbano – o foglio di via da Milano di un anno – per l'infermiere, promotore dell'iniziativa.
Un provvedimento restrittivo della libertà personale (QUI IL TESTO INTEGRALE) che si riserva per chi spaccia o per chi molesta, veniva esteso anche a chi manifesta il proprio dissenso, ritenuto un pericolo sociale.
Abbiamo raggiunto Varvara, collega redattore di ComeDonChisciotte.
- Raffaele, come hai vissuto quest'anno con il divieto di entrare a Milano?
"E' stato un anno difficile perchè ogni volta che dovevo entrare a Milano per lavoro, dovevo chiedere e attendere un permesso speciale dalla polizia. Per quanto riguarda il mio attivismo, non mi sono perso d'animo e ho continuato a promuovere iniziative in tutta Italia. Adesso posso finalmente rimettere piede a Milano, città dove lavoro e dove ho mosso i primi passi da attivista. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in quest'anno";
- Quindi il DASPO ti ha limitato anche sul piano lavorativo?
“Si, dopo tre licenziamenti dal Servizio Sanitario Nazionale, ho capito che non sono gradito nella pubblica amministrazione, dove non c’è spazio per chi svolge una professione di cura con empatia, buon senso e umanità, ma c’è spazio solo per chi segue i protocolli in maniera acritica; così, mi sono tirato fuori dal sistema e, dall’anno scorso, esercito come infermiere di famiglia in assistenza domiciliare in regime di libera professione, nel comune di Milano. Questo DASPO mi ha impedito di circolare liberamente tra le case dei pazienti che assisto regolarmente tutti i giorni, poichè ogni volta, dovevo prima comunicare alla questura ogni mio spostamento per riceverne autorizzazione";
- Cosa ha rappresentato per te questo provvedimento di allontanamento dal punto di vista generale e politico?
"E' stato un provvedimento a dir poco sproporzionato; il DASPO, in principio, era nato per contrastare il fenomeno della violenza negli stadi (è, infatti, l’acronimo di divieto di accedere alle manifestazioni sportive), ma oggi è uno strumento abusato per reprimere i basilari diritti costituzionali in nome della massima sicurezza e della massima precauzione; è il fiore all’occhiello del paradigma securitario di cui questo governo, ne è plastica rappresentazione. Al contempo è il segno dell’efficacia delle nostre azioni: il DASPO vuol dire che il comitato Di Sana e Robusta Costituzione sta esprimendo al massimo potenziale la sua azione per la libertà di scelta terapeutica, la riumanizzazione delle cure ed il libero accesso al diritto alla salute. E’ per questo che hanno voluto neutralizzarmi, sopprimendomi la possibilità di muovermi quale libero cittadino della Repubblica Italiana. Io non sono un criminale. O forse, oggi, sono i liberi cittadini – che manifestano le proprie idee – ad essere considerati tali?”
- Milano ormai è simbolo di ricchezza per pochi e di divieti per molti. Come si possono spiegare queste dinamiche, dove si vuol arrivare?
“Le sperimentazioni di nuove forme repressive partono sempre da Milano. Fanno sempre così: cominciano a sperimentare su un territorio ristretto, se non c’è reazione da parte della popolazione, estendono la misura restrittiva alla regione e poi all’Italia intera. Lo abbiamo visto durante la stagione psicopandemica. Per questo, bisogna sempre dispiegare il nostro dissenso, organizzarsi per rispondere colpo su colpo, come abbiamo fatto all'ospedale Niguarda, dove, dopo la nostra iniziativa, la figura dell'infermiere facilitatore della vaccinazione è stata rimossa. Abbiamo pagato ma alla fine abbiamo vinto noi e oggi la popolazione non vuol sentir parlare di vaccinazione anticovid: la copertura vaccinale, quest'anno è stata bassissima, molto inferiore alle loro aspettative, segno che è in atto un lento risveglio e un progressivo incremento di consapevolezza";
- Come stai preparando il tuo rientro a Milano alla scadenza del DASPO?
"Domenica 25 gennaio stiamo preparando una grande festa di fine DASPO a Milano. Sarà l'occasione per ritrovare gli attivisti milanesi, per ricordare le nostre avventure e per rilanciare le prossime iniziative, magari partendo proprio dall'ospedale Niguarda!"
Di Rob per ComeDonChisciotte.org
20.01.2026

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