FESTEGGIAMO PER NON DIMENTICARE: “SIAMO TUTTI IN PERICOLO”. COSI’ PASOLINI PRIMA DI MORIRE

FESTEGGIAMO PER NON DIMENTICARE: "SIAMO TUTTI IN PERICOLO". COSI’ PASOLINI PRIMA DI MORIRE

Oggi, 2 giugno, festa della Repubblica, proponiamo l'ultima intervista a Pier Paolo Pasolini prima della morte (2 novembre 1975).

Proprio durante le odierne celebrazioni nazionali è doveroso riflettere sulle parole del poeta, colui che più di ogni altro aveva immaginato e predetto l'epoca attuale e un'Italia in grave pericolo.

Buona lettura.

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Nel pomeriggio del 1^ novembre 1975 , Pasolini rilasciò a Furio Colombo un’intervista bellissima, inquietante e poi dal valore testamentario, dato che registra le ultime parole pronunciate in vita dal poeta. Ne ripubblichiamo il testo, di cui lo stesso Pasolini suggerì l’allarmante titolo "Siamo tutti in pericolo".

[caption id="attachment_146206" align="alignnone" width="1000"]FESTEGGIAMO PER NON DIMENTICARE: "SIAMO TUTTI IN PERICOLO". COSI’ PASOLINI PRIMA DI MORIRE Pier Paolo Pasolini[/caption]

Furio Colombo (d’ora in poi C.)

Questo è il testo della mia intervista a Pier Paolo Pasolini, pubblicato sull’inserto “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa” l’8 novembre del 1975 Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Voglio precisare che il titolo dell’incontro che appare in questa pagina è suo, non mio. Infatti, alla fine della conversazione, che spesso, come in passato, ci ha trovati con persuasioni e punti di vista diversi, gli ho chiesto se voleva dare un titolo alla sua intervista. Ci ha pensato un po’, ha detto che non aveva importanza, ha cambiato discorso, poi qualcosa ci ha riportati sull’argomento di fondo che appare continuamente nelle risposte che seguono.

Pier Paolo Pasolini (d’ora in poi P.)
Ecco il seme, il senso di tutto – ha detto – Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo”.

C.
Pasolini, tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò “la situazione”, e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La “situazione” con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della “situazione”. Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo…

P.
Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, “assurdo” non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre. Qual è, come tu dici, “la situazione”, e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo.

C.
Ecco, descrivi allora la “situazione”. Tu sai benissimo che i tuoi linguaggi hanno un po’ l’effetto del sole che attraversa la polvere. È un’immagine bella ma si più anche vedere (o capire) poco.

P.
Grazie per l’immagine del sole, ma io pretendo molto di meno. Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine cha sbattono l’una contro l’altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l’orario ferroviario dell’anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non passano di lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c’è un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza. Noi perderemo alcuni compagni e poi ci organizzeremo e faremo fuori loro, o un po’ per uno, ti pare? Eh lo so che quando trasmettono in televisione Parigi brucia tutti sono lì con le lacrime agli occhi e una voglia matta che la storia si ripeta, bella, pulita (un frutto del tempo è che “lava” le cose, come la facciata delle case). Semplice, io di qua, tu di là. Non scherziamo sul sangue, il dolore, la fatica che anche allora la gente ha pagato per “scegliere”. Quando stai con la faccia schiacciata contro quell’ora, quel minuto della storia, scegliere è sempre una tragedia. Però, ammettiamolo, era più semplice. Il fascista di Salò, il nazista delle SS, l’uomo normale, con l’aiuto del coraggio e della coscienza, riesce a respingerlo, anche dalla sua vita interiore (dove la rivoluzione sempre comincia). Ma adesso no. Uno ti viene incontro vestito da amico, è gentile, garbato, e “collabora” (mettiamo alla televisione) sia per campare sia perché non è mica un derelitto. L’altro –o gli altri, i gruppi- ti vengono incontro o addosso –con i loro ricatti ideologici, con le loro ammonizioni, le loro prediche, i loro anatemi e tu senti che sono anche minacce. Sfilano con bandiere e con slogan, ma che cosa li separa dal “potere”?

C.
Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove sta, come lo stani?

P.
Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.

C.
Ti hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e non fascisti, per esempio fra i giovani.

P.
Per questo ti parlavo dell’orario ferroviario dell’anno prima. Hai mai visto quelle marionette che fanno tanto riderei bambini perché hanno il corpo voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il guaio, ho già detto a Moravia: con la vita che faccio io pago un prezzo… È come uno che scende all’inferno. Ma quando torno – se torno – ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità.

C.
E qual è la verità?

P.
Mi dispiace avere usato questa parola. Volevo dire “evidenza”. Fammi rimettere le cose in ordine. Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è “stare con i deboli”. Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.

C.
Allora fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma tu vivi di libri, e hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque, consumatori educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema e hai bisogno non solo di grandi platee disponibili (infatti hai in genere molto successo popolare, cioè sei “consumato” avidamente dal tuo pubblico) ma anche di una grande macchina tecnica, organizzativa, industriale, che sta in mezzo. Se togli tutto questo, con una specie di magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e neo- cinese, che cosa ti resta?

P.
A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né il consiglio di amministrazione, né la spranga, per depredarci. Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano (ripeto: leggere l’orario ferroviario dell’anno prima, ma in questo caso diciamo pure di tanti anni prima) c’era il padrone turpe con il cilindro e i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che chiedeva giustizia con i suoi pargoli. Il bel mondo di Brecht, insomma.

C.
Come dire che hai nostalgia di quel mondo.

P.
No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere “di che segno sei”. Chiunque sia portato in fin di vita all’ospedale ha più interesse – se ha ancora un soffio di vita – in quel che gli diranno i dottori sulla sua possibilità di vivere che in quel che gli diranno i poliziotti sulla meccanica del delitto. Bada bene che io non facio né un processo alle intenzioni né mi interessa ormai la catena causa effetto, prima loro, prima lui, o chi è il capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la “situazione”. È come quando in una città piove e si sono ingorgati i tombini. l’acqua sale, è un’acqua innocente, acqua piovana, non ha né la furia del mare né la cattiveria delle correnti di un fiume. Però, per una ragione qualsiasi non scende ma sale. È la stessa acqua piovana di tante poesiole infantili e delle musichette del “cantando sotto la pioggia”. Ma sale e ti annega. Se siamo a questo punto io dico: non perdiamo tutto il tempo a mettere una etichetta qui e una là. Vediamo dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che restiamo tutti annegati.

C.
E tu, per questo, vorresti tutti pastorelli senza scuola dell’obbligo, ignoranti e felici.

P.
Detta così sarebbe una stupidaggine. Ma la cosiddetta scuola dell’obbligo fabbrica per forza gladiatori disperati. La massa si fa più grande, come la disperazione, come la rabbia. Mettiamo che io abbia lanciato una boutade (eppure non credo) Ditemi voi una altra cosa. S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di fari libera e padrona di se stessa. S’intende che mi immagino che possa ancora venire un momento così nella storia italiana e in quella del mondo. Il meglio di quello che penso potrà anche ispirarmi una delle mie prossime poesie. Ma non quello che so e quello che vedo. Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato “la vita violenta”. Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.

C.
Ma abolire deve per forza dire creare, se non sei un distruttore anche tu. I libri per esempio, che fine fanno? Non voglio fare la parte di chi si angoscia più per la cultura che per la gente. Ma questa gente salvata, nella tua visione di un mondo diverso, non può essere più primitiva (questa è un’accusa frequente che ti viene rivolta) e se non vogliamo usare la repressione “più avanzata”…

P.
Che mi fa rabbrividire.

C.
Se non vogliamo usare frasi fatte, una indicazione ci deve pur essere. Per esempio, nella fantascienza, come nel nazismo, si bruciano sempre i libri come gesto iniziale di sterminio. Chiuse le scuole, chiusa la televisione, come animi il tuo presepio?

P.
Credo di essermi già spiegato con Moravia. Chiudere, nel mio linguaggio, vuol dire cambiare. Cambiare però in modo tanto drastico e disperato quanto drastica e disperata è la situazione. Quello che impedisce un vero dibattito con Moravia ma soprattutto con Firpo, per esempio, è che sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa gente, che non ascoltavano le stesse voci. Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico. Ecco prima di tutto bisognerà fare non so quale sforzo per avere la stessa immagine. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi.

C.
Perché pensi che per te certe cose siano talmente più chiare?

P.
Non vorrei parlare più di me, forse ho detto fin troppo. Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.

C.
Pasolini, se tu vedi la vita così – non so se accetti questa domanda – come pensi di evitare il pericolo e il rischio?

E’ diventato tardi, Pasolini non ha acceso la luce e diventa difficile prendere appunti. Rivediamo insieme i miei. Poi lui mi chiede di lasciargli le domande.

P.
Ci sono punti che mi sembrano un po’ troppo assoluti. Fammi pensare, fammeli rivedere. E poi dammi il tempo di trovare una conclusione. Ho una cosa in mente per rispondere alla tua domanda. Per me è più facile scrivere che parlare. Ti lascio le note che aggiungo per domani mattina.

Il giorno dopo, domenica, il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini era all’obitorio della polizia di Roma.

(da P.P.Pasolini, Siamo tutti in pericolo, in Saggi sulla politica e sulla società, “Meridiani”, Mondadori, Milano 1999, pp. 1723-1730)

link fonte: http://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/approfondimenti/siamo-tutti-in-pericolo-lultima-intervista-di-ppp-di-furio-colombo/

Commenti (50)

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    1. Primadellesabbie 3 giugno 2022

      Mi sembra di poter cogliere un certo parallelismo tra chi vuole abbattere il padrone per sostituirsi a lui e chi, al cospetto di un prezioso e raro intellettuale che individua e illustra con semplicità disarmante alla società della quale è pur parte, le palesi ma culturalmente rimosse sorgenti dei mali che l'affliggono, vuole in ogni modo ridurlo a patrocinatore dei propri pregiudizi o screditarlo.

    1. omega 3 giugno 2022

      Pier Paolo lanciava i suoi strali contro quello che chiamava il "sistema educativo" dell'epoca (scuola, università, editoria, mass- media, ecc. ecc.) e quindi si riferisce anche ai giornalisti, scrittori e intellettuali a lui contemporanei, che cavalcavano la tigre della violenza, immersi in una più generale logica della competizione, quali seguaci degli apprendisti stregoni di Francoforte.

    1. lilithdea 3 giugno 2022

      "Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere “di che segno sei”...ha fotografato la società odierna con mezzo secolo d'anticipo: aveva preconizzato che i "negri" delle borgate o i sessantottini sarebbero diventati come i maiali Nella fattoria degli animali di Orwell. Ancora più cinici ed incattiviti di chi avevano preso il posto, o meglio alleati di quel potere tecnocratico-bancario: non lo sono alla fine diventati anche i 5 stelle che erano partiti con ben altre intenzioni? Sono diventati un pd minore, direi anche una brutta copia di Forza Italia morta, basta vedere Di Maio e Speranza (?)con il Rettiliano. Parafrasando ben altro cantante rispetto all'ultimo pessimo Vasco Rossi, ovvero Rino Gaetano che aveva ancora dentro quel fuoco pasoliano del cambiamento "Partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano (in pappamento n.d.r) sono tutti pompieri.
      In attesa di salvaguardare il loro vitalizio. Ma assomigliano tremendamente ai loro elettori, il cambiamento come si augurava Pasolini può avvenire solo processandoli tutti. E poi passarne alcuni per le armi.
      Non avverrà, quindi mi limiterò a stracciare la mia tessera elettorale.

    1. jeints 2 giugno 2022

      nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone.......sentito Colombo?

    1. uparishutrachoal 2 giugno 2022

      Paolini non mi ha mai convinto..anche perché in fin dei conti non dice nulla di sensato..ma solo impressioni..suggestioni e tanto fango spalato dal suo inconscio e vomitato a noi per disgustarci..
      Qualche francobollo di evidenza che poi affoga in un mare di luoghi comuni e di ribellismo adolescenziale..
      In dei conti cosa ci ha insegnato? Le sue opere sono pilastri di comprensione che ci aiutano nel faticoso mestiere di vivere? La sua vita è un esempio di virtù da seguire o almeno invidiare?
      Ultimamente va di moda citarlo a ogni piè sospinto ..forse perché è un ribelle accettato dal sistema e quindi essendo noi ribelli cerchiamo di legittimare la nostra improbabile accettazione..un po' come dire che Azov è nazista per mettere in crisi i liberali..
      Personalmente preferisco meditare sulle opere di Kurosawa e non sulle 100 Giornate di Sodoma..

    1. JHON 2 giugno 2022

      Parlare di Pier Paolo Pasolini è difficile, in quanto è un personaggio complesso da decifrare, a cominciare dalla sua appartenenza politica, un anima ribelle della sinistra, radicale, non per appartenenza, ma per sfida alla società e ai poteri di quel periodo. In un passaggio dell' intervista, qua sopra a riguardo del potere:

    1. danone 2 giugno 2022

      Pasolini era un uomo normalissimo, un uomo connesso alla sua coscienza.
      Gli uomini macchina che vedeva tutto intorno a lui, erano gli uomini assimilati dal paradigma consumista americano, che investì la società italiana, con la sua propaganda hollywoodiana, dal piano Marshall in poi, durante tutta la ricostruzione e il boom economico, nel dopo guerra.
      Milioni di uomini emigrarono dal sud al nord e dalle campagne alle città.
      Le condizioni di vita miglioravano vistosamente, se non giorno per giorno, diciamo mese dopo mese sicuramente.
      Era sotto gli occhi e la percezione fisica di tutti il miglioramento socio-economico, si mangiava tutti finalmente e si voleva giustamente di più, perchè si lavorava parecchio e in condizioni che oggi i più rifiuterebbero.
      Agli inizi degli anni 70, comprarsi un'automobile e una casa di proprietà, era un gioco da ragazzi, in rapporto ad oggi.
      Pensate a milioni di casalinghe che nel giro di pochi anni si ritrovarono la cucina e la lavanderia invasa da elettrodomestici di tutti i tipi, per lavare, tagliare, asciugare, aspirare, sciacquare, stirare, frullare, macinare, e chi più ne ha più ne metta, e che vogliamo sputare in faccia a tutto questo?
      Pasolini giustamente metteva in allarme la sua generazione di uomini, avvertendoli che ciò che buttavano, in cambio degli agi della società moderna, indotti surrettiziamente dagli stessi che fornivano gli agi, neanche aggratis per giunta, era la loro essenza migliore, ovvero la loro genuinità e spontaneità naturale di uomini semplici, l'anima in sostanza, che svendevano per un orizzonte meramente materiale.
      In pochi potevano veramente comprenderlo a quei tempi.
      Tutto questo per dire che quel povero sempliciotto proveniente dalla campagna, che ai quei tempi venne in città per sperare e provare a campare più dignitosamente di quel che si poteva sperare di fare in molte campagne di allora (quanti bei film della tragi-commedia all'italiana ce lo hanno descritto), non mi sento di colpevolizzarlo per la società che ha contribuito a costruire, avvallando un sistema predatorio anti-umano, che a quel tempo ancora dissimulava il suo vero aspetto e le sue vere intenzioni, dietro al benessere diffuso crescente che elargiva dietro a duro lavoro.
      Siamo noi poveri coglioni di oggi che non abbiamo più nessuna scusa a continuare ad avvallare questo girone infernale fasullo in cui viviamo adesso, che renderà gli uomini rimasti sempre più delle macchine, e renderà le poche anime in circolazione sempre più disperate in vita, come lo era anche lo stesso Pasolini.
      Pace all'anima sua e ben di più alla nostra.

    2. R66 2 giugno 2022

      "In pochi potevano veramente comprenderlo a quei tempi."
      In questi tempi di quanto è migliorata la percentuale?

      Tanto lo so che stavi pensando ad Artemio: https://www.youtube.com/watch?v=7Q3jT2iX8Fw

      Edit
      Dato il giorno, un bel tuffo nel passato più rinfrescante della motivazione ufficiale.
      La signorina della sigla è Patrizia Tapparelli, che oltre alla colonna sonora di Ragazzo di campagna ha cantato quella di Bisbetico domato, nella scena in cui Celentano pestava l'uva: "Fiori, fantasia... lalala...forza che sei tutti noi... lalala..." e seppur non paragonabile alla magica Serina, anche corista di Mazinga Z, Astroganga, I bon bon di Lilly e tante altre.

    1. R66 2 giugno 2022

      Sono una persona pacata, almeno esternamente, dentro vado in bestia spesso e una delle cose che ultimamente mi genera l'effetto riguarda lo stupore nato in questi due anni mezzo trascorsi.

      Ma dai, prima come sarebbe stato possibile accorgersi di ciò?

      Come per sminuire l'idiozia precedente, quasi a volerla giustificare, a volersi giustificare e ovviamente pronti a ripeterla alla prima occasione.
      Il che denota il non essersi accorti ancora di nulla.

      Arghh 💀 🪓

      Da oggi invierò questo scritto agli interessati, non tanto perché ritengo possano capirlo, ma per far notare che l'azione, essendo stata già compiuta, era fattibile ben prima dell'ultimo periodo.

    2. Hospiton 2 giugno 2022

      Da un articolo di Massimo Fini su PPP: Non si può trattare qui, in poche righe, l'opera di Pier Paolo Pasolini, mi piace solo ricordarne una frase che scrisse nel 1962 inserita ne "Le belle bandiere": «Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale». Già, 1962, possiamo anche concedere qualche decennio supplementare come bonus per risvegliati tardivi & C., ma un over 25-30 che ancora nel 2020-2022 si sorprende - o finge di sorprendersi- per gli accadimenti è inevitabilmente bocciato su tutta la linea.

    3. R66 2 giugno 2022

      Devo dire che un po' leggo ma non quanto vorrei, a voler andare a ritroso troviamo anche Thoreau, più indietro ancora diventa complicato per via dell'impatto esterno non ancora sviluppato a dovere.
      Seppur l'alienazione dilagante ha visto la nascita in tempi relativamente recenti, essi non riguardano esclusivamente gli ultimi due anni e mezzo e neanche soltanto gli ultimi tre decenni.

    4. danone 2 giugno 2022

      Sei stato molto largo Hospiton, io direi più over 40-45, i 25-30 oggi hanno ancora i denti da latte, suvvia :-))

    5. Hospiton 2 giugno 2022

      Bè se pensiamo a "Tempi moderni" di Chaplin vediamo come le riflessioni sulla società industriale e sull'alienazione ad essa collegata venissero proposte già nel cinema degli anni '30 (e forse addirittura degli anni '20, mi riferisco ad alcune tematiche trattate in "Metropolis")

    6. Hospiton 2 giugno 2022

      Dai salviamo i 25enni, per loro solo tiratina d'orecchio!

    1. ignorans 2 giugno 2022

      Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato?

      equindi Pasolini sentiva la mancanza di un dottore, di un terapista. Giusto. Non di un dottore qualsiasi. Quelli sono tutti a libro paga. Quelli sono tutti stipendiati

    1. LuxIgnis 2 giugno 2022

      Pasolini non è stato compreso, è non è compreso tutt'ora, poiché è uno dei pochi esseri apparsi su questa terra che cercava di andare alla radice del problema, senza lasciarsi ammaliare dalle facili e superficiali contrapposizioni vere o presunte.
      Come dice giustamente siamo un po' tutti delle marionette con la testa girata dall'altra parte, mancanti di un giusto orientamento. Fa paura e scuote pesantemente vedere la vera realtà delle cose. Non una verità come dice lui ma un'evidenza, che è poi è la verità ma più politically correct. E questa verità la spiega nella frase in cui dice che ha nostalgia di quella gente che vorrebbe abbattere il padrone senza diventare il padrone. Aggiungo se mai sia esistita questa gente. La chiave è tutta qui per chi la vuol vedere.
      Un uomo libero, che perseguiva la libertà, quella vera non quella da rotocalco. Ma la libertà come la verità non la vuole nessuno.

      Una storiella Sufi che credo gli sarebbe piaciuta:

      Al mercato.
      Da un banco una voce stentorea grida: "vendo il libro della verità, a 10000 dinari. Sbrigatevi! Sono le ultime copie, che sta andando a ruba!"
      Dal banco vicino: " E io vendo la chiave per poter capire il libro della verità. E' gratis, non chiedo niente, ma non la vuol nessuno!"

    2. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      La verità va praticata, tutti la vendono o la regalano in un mondo di sincretini veraci.

    3. LuxIgnis 2 giugno 2022

      Dopo ma va prima vista. Serve sia li libro che la chiave.

    4. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Alcuni dicono che è dentro di noi, certo i libri aiutano ma spesso poi vengono usati come parasole interiore. Guarda il Vaticano e se ce la fai calcola quanti libri ha sulla "testa".
      Su quanto hai evidenziato occorre lavorare:
      "gente che vorrebbe abbattere il padrone senza diventare il padrone". Come parlare di gente che vorrebbe essere illuminata senza gli obblighi morali che tale condizione comporta.

    5. LuxIgnis 2 giugno 2022

      La verità è dentro di noi ma anche fuori di noi.
      E' complessa e probabilmente non ci è dato, con in nostri limiti, di afferrarla completamente.
      E' che è dappertutto, ed è questo che la rende complessa. Una cosa può essere vera e falsa allo stesso tempo.
      E' un paradosso ma ci sono due errori che si fanno. Uno è dare alla verità un senso assoluto, i libri di cui parli. L'altro è dargli un senso relativo o negarla addirittura - va un po' di moda questo ultimamente.
      Se io dico che il cielo è blu, è vero, è innegabile, ma è anche falso poiché sono i miei occhi che lo vedono blu, qualcun altro o animali lo potrebbero vedere di un colore diverso. Quindi dov'è la verità?
      Il cielo è la verità. A prescindere di come lo percepisco.

    6. Hospiton 2 giugno 2022

      "Mi chiedo se sia mai esistita quella gente"... di certo non negli ultimi secoli di storia occidentale, quelli di cui abbiamo più testimonianze, e anche le fonti medievali e classiche fanno pensare che l'esercizio del potere fosse piuttosto apprezzato, seppur con mentalità diverse. Vi sono eccezioni riconducibili a piccole realtà, popoli non troppo numerosi in cui c'era spazio per la saggezza, ad esempio varie tribù pellerossa, ma più una civiltà si espande più la megalomania e la tendenza al sopruso prendono il sopravvento. Forse l'uomo ha conosciuto dei periodi di diffusa purezza in un'antichità antidiluviana, atlantidea, di cui sono rimaste solo tracce frammentarie... pagine della storia umana (e non solo) che potrebbero rivelarsi molto scomode per gli attuali poteri, quindi di non semplice divulgazione e accettazione in un'era di totalitarismo tecnocratico come la nostra.

    7. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      La verità è una responsabilità individuale, non si presta come materia di scambio o conflitto. Ogni individuo è unico, se prendiamo questa come verità, non possiamo discutere sul colore del cielo. Dati 10 comandamenti di massima, ( che oggi potremmo anche rielaborare* ), la parte restante del lavoro esistenziale, dovrebbe essere semplice.
      *Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso, al mondo abbiamo anche gli autolesionisti e non può essere vero che non fanno niente di male. Per l' eccesso di verità esterne, occorre umiltà, quando un soggetto ha quelle che gli bastano, non occorre scoprirle tutte, non tutte le verità di questo mondo sono per il singolo individuo, credo che ve ne siano un po' per tutti, basterebbe che tutti fossero umili ma come dicevo, esistono gli autolesionisti, quelli che, per mancanza di umiltà, odiano la propria condizione umana e non si curano di distruggere anche quella degli altri.

    8. sbregaverse 2 giugno 2022

      E lo so che ogni tanto brighi per tirarmi la sassata.
      NON ESISTE alcun obbligo morale per il risvegliato.

    9. LuxIgnis 2 giugno 2022

      Non confondere la "legge" con la verità. A volte coincidono ma a volte no.

      "Ma il cielo è sempre più blu".

    10. sbregaverse 2 giugno 2022

      Il REALE è ineffabile.

    11. sbregaverse 2 giugno 2022

      Ma soprattutto NON si confonda la verità con la VERITÀ.

    12. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      La legge non è la verità, infatti non vieta di dare un determinato colore alle entità, è o dovrebbe essere lo strumento per dare un percorso uniforme e per quanto possibile privo di troppa estensione ai conflitti. Oggi non abbiamo legge e i conflitti non si contano ma anche con la legge non si contavano, per questo cerco di sottolineare che la verità è materia individuale e la coesistenza materia sociale, le verità di entrambe le sfere, non dovrebbero mai essere messe a confronto, l' individuale è unico e funzionale ad un singolo individuo, il sociale è moltitudine coesistente solo se il livello di verità resta nella sfera dello stretto necessario ( uno straccio di legge appunto ).

    13. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Ti sbagli, LuxIgnis è impegnativo, non riesco a pensare anche a sbrega contemporaneamente, mi vedi troppo dotato.
      Il credere di essere risvegliato è già immorale, il merito va a chi ti sveglia, andavo a scuola in tempo perché mi svegliava mia mamma. Non solo, persino il Cristo sputava sugli elogi dicendo che il merito era del padre suo...poi nostro...

    14. sbregaverse 2 giugno 2022

      ANCHE Lux ha avuto uno sfioro di bastone; ma la tua NON la si lascia passare GIAMMAI.
      SEMPRE con affetto e stima ,ci mancherebbe!

    15. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.
      Non mi offendo se mi inviti dietro alla sagrestia, non ci vengo perché non ne usciresti vivo 😉

    16. sbregaverse 2 giugno 2022

      IN EFFETTI NON ESISTE IL LIBERO ARBITRIO.
      Così va molto meglio.

    17. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Sei libero di non dire grazie, questa è la sintesi del libero arbitrio.

    18. sbregaverse 2 giugno 2022

      GRAZIA è la SINTESI

    19. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Si lo so è scritto in una marea di libri per scaffali, per non affrontare me stesso li ho letti tutti.
      GRAZIA è una delle tante sorelle di grazie.

    20. LuxIgnis 2 giugno 2022

      Questo non lo fa però meno reale.

    21. sbregaverse 2 giugno 2022

      FORSE la polvere che ricopre cotanti libri negli scaffali si sarà risvegliata.
      BEATA POLVERE.

    22. LuxIgnis 2 giugno 2022

      Le leggi servono a poco a parte quelle naturali. O al limite ne basta una. Non sono le leggi o il rispetto delle stesse che fanno un uomo migliore. Un uomo migliore, cioè libero, non ha certo bisogno delle leggi perché conosce la verità.
      Il non fare agli altri..., o come dicevano gli stoici tratta il tuo inferiore come volessi che ti trattasse il tuo superiore - eh, i cristiani hanno rubacchiato parecchio - è una legge che potrebbe bastare - basterebbe rispettarla - ma dietro nasconde una verità. Ma non dico qual è.
      Una verità nonostante la complessità che ho detto prima non è individuale è universale altrimenti non è una verità. Individuale è l'interpretazione, limitata, della stessa. Ma se l'interpretazioni sono esatte allora nonostante differenze di prospettiva e innumerevoli linguaggi esse riportano la verità.
      Ma spesso le interpretazioni sono solo uno specchio in cui si guarda sé stessi e nient'altro.

    23. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Il più grande è il servitore del più piccolo, alcuni la vedono come verità altri no.
      Il servitore, lavora.

    24. omega 3 giugno 2022

      Pier Paolo è stato compreso benissimo, e proprio per questo è stato condannato praticamente all'oblio in poco tempo dalla cultura cosiddetta progressista.

    25. LuxIgnis 3 giugno 2022

      Non si tratta di cultura progressista, Pasolini non era certo un conservatore, era un comunista. Ma odiato da una parte e dall'altra.

    26. omega 3 giugno 2022

      Appunto. Quelli che l'hanno messo in naftalina sono stati proprio i suoi.

    27. LuxIgnis 3 giugno 2022

      Non erano i suoi. I suoi lo portano sempre nel cuore. Comunque gli altri lo avevano fatto prima.

    1. sbregaverse 2 giugno 2022

      COME?! Pasolini ¿Quasi mezzo secolo fa !
      E ALLORA, sbregaverse che pontifica : meglio e di meglio, vieppiù da sempre fino all'istante presente, che non lo caga NESSUNO.?¿

    1. MGS 2 giugno 2022

      Era un poeta, questo pezzo chiude in poesia, tragica, ma poesia.

    1. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Commentare Pasolini è una impresa titanica, come sommare due infiniti 1+1=2,15.

      Testo Gli Spari Sopra

      Se siete "quelli comodi" che "state bene voi"...
      Se altri vivono per niente perché i "furbi" siete voi....vedrai che
      questo posto, questo posto...
      IS BEAUTIFUL!!!!!!!
      SE siete "Ipocriti Abili"....non siete mai colpevoli
      SE non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci....
      SORRIDETE! ........gli spari sopra....SONO PER NOI !
      (ed) È sempre stato facile fare delle Ingiustizie !
      Prendere, Manipolare, Fare credere!........ma adesso
      State più attenti!
      Perché ogni cosa è scritta!
      E se si girano gli eserciti e spariscono gli Eroi
      Se la guerra (poi adesso) cominciamo a farla noi
      NON SORRIDETE........GLI SPARI SOPRA.......SONO PER VOI !
      VOI abili a tenere sempre un piede qua e uno là
      AVRETE un avvenire certo in questo mondo qua
      però la DIGNITÀ!!!!!
      Dove l'avete PERSA!
      E SE per sopravvivere.....qualunque porcheria
      Lasciate che succeda...e dite "non è colpa mia".....
      SORRIDETE.........GLI SPARI SOPRA........SONO PER NOI!

      La fame viene e scompare, ma la dignità, una volta persa, non torna mai più.

      Cos'è la dignità ?

      Condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch’egli deve a sé stesso: tutelare, difendere la propria d.; abbassare la propria d.; vizî che degradano la d. umana; la mia d. non mi permette di rispondere a simili insinuazioni; persona senza d., priva di d.; lettera piena di dignità.

    2. Bertozzi 2 giugno 2022

      Dignità che l'autore di questa canzone ha perso ormai da molto tempo e che anche per lui non tornerà più -ammesso che ci sia mai stata - con atteggiamenti rivoltanti a favore di mascherine pandemie lockdown vaccini ecc, l'uomo dei mille ultimi concerti, ogni anno fa un ultimo concerto e ogni anno flotte di decerebrati gli crede, paga e va a vederlo.

    3. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Le chiese piene di pedofili e pederasti...eppure... Su Vasco sfondi una porta aperta, concordo con te, il tema infatti è Pasolini, capisc' amme. Leggo solo le parole, mi tappo il naso su tutto il resto da un bel po' di tempo

    4. Bertozzi 2 giugno 2022

      Ma certo figurati, è che citato così sembra un rivoluzionario dalle parole profetiche e non uno squallido gatekepeer miliardario viscido e venduto.

    5. Rnamessaggero 2 giugno 2022

      Dai, anche un orologio rotto, due volte al giorno, se guardato al momento giusto, dice il vero 😉

    6. Hospiton 2 giugno 2022

      Uno che canta "voglio una vita come Steve McQueen" e poi insulta i non vaccinati, poveraccio...almeno si fosse letto qualcosa sulla vita di McQueen, forse saprebbe che ne pensava il vecchio Steve del mondo della medicina "ufficiale". La odiava come pochi, i suoi ultimi anni di vita (raccontati in una bellissima biografia di Christopher Sandford) parlano chiaro, e sugli intrugli di fauci ci avrebbe probabilmente sputato sopra.

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