Femminicidio

Qualche considerazione tecnica sulla morte violenta di una ragazza di 20 anni

femminicidio

Di Paolo Azzone per ComeDonChisciotte.org

La tomba di Giulia Cecchettin diventa un campo di battaglia. Una ragazza di vent’anni, assassinata, diventa la bandiera di una squallida propaganda ideologica. I media ci ripropongono il consueto teatro: destra contro sinistra, femministe contro cattolici e, alla fin fine, femmine contro maschi.

Patriarcato sì, patriarcato no? Non abbiamo davvero bisogno di queste sterili e superficiali diatribe. Vorremmo invece presentare qui qualche riflessione tecnica, basata sulla letteratura scientifica e su una lunga esperienza personale nel trattamento e nella gestione di pazienti psichiatrici autori di reato contro la persona.

Dobbiamo essere anzitutto consapevoli che nelle famiglie e nelle coppie, accanto all’amore, zampilla l’odio. E la morte di una povera giovane è l’ennesima concreta e fattuale testimonianza dell’abisso di dolore e disperazione che popola gli spazi interpersonali delle relazioni di sangue.

L’amore in effetti non è così lontano dalla morte. In ogni epoca ed in ogni latitudine l’omicidio ha segnato talvolta la fine di una relazione d’amore. Le vittime di questi delitti possono essere uomini, ma la grande maggioranza (83% secondo un recente studio danese [1]) sono donne. La differenza trai sessi qui si vede: maggiore peso e forza fisica per i maschi, e maggiore confidenza con l'uso delle armi.

Tuttavia, non è certo in questione solo la struttura del corpo e l’assetto ormonale. Occorre chiedersi quali siano sono le radici emotive ed interpersonali di questi gesti. Ecco, su un piano strettamente tecnico, possiamo differenziare tra i soggetti che commettono uxoricidio – o comunque omicidi di donne a cui sono o sono stati affettivamente legati – tre tipologie prevalenti:

1. Omicidio da lacerazione della superficie di contatto

Donald Meltzer [2] riconobbe due principali percorsi dello sviluppo psichico con associate specifiche psicopatologie: quello bi-dimensionale e quello tri-dimensionale. Le strutture bidimensionali coincidono con l'immensa gamma delle forme fruste di disturbi del neurosviluppo: quadri che non configurano vere e proprie sindromi di Asperger ma che sono caratterizzati da una generale carenza di identificazione con l’oggetto seno.

Questi soggetti sono perciò vincolati ad aggrapparsi all’oggetto d'amore a livello di superficie corporea. Imitano e obbediscono all’amata finché questa è disponibile a mantenere il contatto Ma ogni tentativo di prendersi un proprio spazio o, peggio, di sottrarsi alla relazione è immediatamente percepito come uno strappo della superficie corporea, una ferita da cui sgorga un torrente di rabbia e disperazione. L’omicidio appare allora l'unico modo per congelare per sempre la relazione, per imprigionare l’oggetto amato in una tomba di cui essere poi eterni devoti.

Questo tipo di organizzazione riflette scarse opportunità di relazioni affettive con l'oggetto materno nella primissima infanzia. Certamente, l’impegno lavorativo sempre più generalizzato della madre nei primi anni di vita del bambino, il sempre più diffuso ricorso agli asili nido, la presenza sempre più massiccia di apparecchi multimediali nello spazio domestico possono spiegare in misura rilevante la crescente presenza di questo tipo di strutture nella società contemporanea.

2. Omicidio come atto di affermazione di una onnipotenza narcisistica

Ci confrontiamo in questo caso con personalità caratterizzate da un narcisismo maligno, con marcati tratti antisociali. La caratteristica di queste organizzazioni è l'incapacità di identificarsi con la sofferenza dell’oggetto.

Questi individui gestiscono abitualmente le frustrazioni mediante il ricorso a difese d’azione o al consumo di alcool e sostanze psicotrope. Di fronte ai conflitti interpersonali sviluppano facilmente una più o meno intensa aggressività fisica, con cui si liberano dei sentimenti di rabbia e coltivano l'illusione di poter estrarre dall'oggetto tutto l’amore di cui hanno bisogno.

Anche questa area psicopatologica ha una diffusione sempre crescente nella società contemporanea. Oggi sono questi gli utenti che più impegnano i servizi di salute mentale e gremiscono le comunità sia psichiatriche che per le dipendenze.

Nella storia evolutiva di queste personalità onnipotenti e tossicofiliche incontriamo spesso uno scarso investimento libidico da parte dell’oggetto materno. Sono bambini poco amati, che madri indifferenti hanno preferito gratificare piuttosto che educare, indifferenti all’impatto che i comportamenti del bambino avrebbero determinato nel contesto scolastico e poi nella società. È appena il caso di rilevare che la totale assenza di un autentico rappresentante paterno - inteso come individuo concreto o come presenza simbolica di un principio superegoico, di un codice paterno nel senso di Fornari [3] - è una costante di queste organizzazioni familiari.

3. Il Delitto Passionale

Da sempre, la gelosia è un sentimento centrale nell'organizzazione delle famiglie e più in generale delle relazioni interpersonali. Alimenta un sistema motivazione cruciale per la sopravvivenza del bambino, e condiziona in modo determinante la struttura della coppia coniugale, così come molte relazioni tra pari. In alcune organizzazioni di personalità, caratterizzate da tratti paranoidi particolarmente marcati, così come nelle psicosi paranoidi vere e proprie, la gelosia è in grado di suscitare un odio implacabile e feroce. Certo una parte degli uxoricidi nascono in questa atmosfera emotiva.

Nello sviluppo infantile, sospetto e gelosia sono particolarmente evidenti in coppie madre-bambino caratterizzate da una emotività intensa. Laddove il bambino sperimenta spesso rabbia ed impulsività da parte della madre non è in grado di sviluppare una fiducia di base [4] verso gli uomini e le donne che incontrerà nel corso della sua vita.

In questa configurazione l'omeostasi del sé è costantemente minacciata dal tradimento o dell'imprevedibilità degli oggetti d’amore. I conseguenti sentimenti di rabbia e di impotenza possono allora spingere il soggetto a gesti estremi, fino all’omicidio.

Tra i delitti contro le donne forse, solo questa tipologia presenta dei parallelismi con determinate norme e pregiudizi sociali. Il diritto antico, ebraico, greco e romano, ha spesso riconosciuto il diritto del marito di uccidere la moglie o il suo amante o entrambi quando colti in flagrante adulterio. In Italia, il codice Zanardelli si ispirava allo stesso principio quando prevedeva una condanna mite per i delitti compiuti da un marito accecato dalla gelosia. Nel mezzogiorno d'Italia l'uccisione della moglie adultera poté contare fino a qualche decennio fa di un implicito consenso sociale. Per i delitti della gelosia è dunque possibile ammettere l’esistenza di un rapporto organico con i valori di una ferita società patriarcale.

Quale soluzione?

Abbiamo passato in rassegna le organizzazioni di personalità più tipicamente osservate nei soggetti che compiono gravi delitti nei confronti della propria moglie o partner. Occorre ora cercare di chiarire come e perché questi elementi strutturali si attivino e si traducano in un dato momento in una specifica e tragica risposta comportamentale. Dobbiamo a questo scopo allargare il campo di osservazione. Dobbiamo spostarci dalle condizioni peculiari e patologiche associate a questi delitti alla organizzazione generale della coppia coniugale.

Occorre riconoscere che la coppia coniugale è luogo di amore ma anche di odio. La particolare intimità e dipendenza reciproca che caratterizzano le coppie rende possibili scambi emotivi continui e spesso incontrollati. La coppia è dunque inevitabilmente un luogo dove la sofferenza circola più meno liberamente. Ogni coppia umana si configura quindi fenomenicamente come uno spazio abitato da dinamiche sadomasochistiche.

Quando queste dinamiche divengono particolarmente intense esse attivano manifestazioni comportamentali, ed è proprio qui che le strutture patologiche si rivelano sul piano fenomenologico. La rabbia, l'odio, la disperazione diventano aggressività violenza e morte.

Chi si impegna direttamente con i pazienti autori di gravi reati sa bene che queste emozioni non possono essere localizzate in modo specifico in uno dei membri della coppia. Ad esse possono contribuire in una certa misura sia la vittima sia il carnefice. In questi sistemi sadomasochistici non è possibile localizzare con precisione un desiderio di morte. La classica configurazione dell’omicidio-suicidio mostra come in alcune situazioni il delitto risponda poco a finalità di controllo o ritorsioni. È il segno – oscuramente condiviso – della fine di una coppia.

Forse questa dimensione può aiutarci a comprendere perché i vari provvedimenti giuridici (diffide, divieto di avvicinamento, obbligo di dimora …) si rivelino spesso inefficaci nella prevenzione di questi delitti. I due partner continuano a cercarsi e a ritrovarsi, a dispetto di divieti e controlli, fino all’incontro finale.

Che possiamo fare oggi noi per prevenire questa e le altre tragedie? Ampi settori della società invocano corsi scolastici contro il patriarcato. A chi possiede una minima esperienza diretta di queste vicende questa iniziativa non può che apparire patetica. Il patriarcato in Italia non esiste più. Inoltre, è ridicolo pensare che qualche lezioncina appresa alle elementari possa arginare comportamenti per cui si va incontro a decenni di carcere ed in occasione dei quali non di rado il colpevole sceglie volontariamente la propria morte.

In questo contesto, una prevenzione può avvenire solo a un livello del tutto diverso. Abbiamo mostrato in questo breve contributo come le organizzazioni di personalità associabili a questi gravi delitti contro la persona siano in gran parte frutto di uno sviluppo sfavorevole nei primi mesi e anni di vita. Potremo allora comprendere e prevenire questi fenomeni solo nella misura in cui percepiamo l'assoluta centralità della coppia madre bambino nella strutturazione della futura civiltà adulta.

È questo il luogo sacro in cui viene insegnato ed appreso l’amore ed il rispetto. Qui si gioca il rapporto tra la follia e la salute mentale, tra il narcisismo maligno e l’amore oggettuale, tra il ritiro e le relazioni interpersonali. E qui, tra il seno della madre ed il bambino che succhia il latte, si gioca la bilancia tra la gioia ed il dolore, la fiducia della vita e la ricerca della morte. Dobbiamo renderci conto che una donna può avere molti ruoli ma che solo l'amore e le cure per i piccoli possono salvare la società umana dal tracollo e dalla dissoluzione finale.

Insomma, per prevenire i delitti nelle coppie d’amore non dobbiamo rivolgerci alla feroce Lilith, icona di tante femministe, ma ancora una volta a Maria Madre di Dio e a tutte le donne che come lei generano, partoriscono e allattano.

Di Paolo Azzone per ComeDonChisciotte.org

Commenti (36)

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    1. mago 17 dicembre 2023

      uno psicodramma che fa bene ai soliti noti,50 anni fa le donne non guidavano manco la Panda ora girano con la Porsche manco in certe nazioni votavano ora sono a capo di governi,ora girano pure tatuate che manco i galeotti di 70 anni lo erano.
      delitti passionali quando sono in crescita siti di scambisti ovunque certo la colpa è del patriarcato...

    1. oriundo2006 17 dicembre 2023

      Esiste molta 'crudeltà mentale' che precede il fatto violento.
      Alle volte mi capita si sentire al ristorante coppie che litigano su tutto solo per 'aver ragione' su qualche inezia o su qualche argomento che non si dovrebbe trattare a tavola.
      Gli uomini si sentono punti nell'onore 'maschile' se cedono agli argomenti alle donne e queste non fanno più il solito passo all' indietro, lasciando all' uomo una sua qualche priorità nel discorso pur di farla finita e andare oltre l' ostacolo prima verbale ma sopratutto mentale, in cui il sesso è solo l'arma che celebra la 'vittoria' del coglione di turno. Insomma, è sempre il desiderio di sopraffare, di dominare, di plagiare la psiche altrui, di impadronirsene, di signoreggiare sopra altri che vedo in azione, sia nel microcosmo individuale sia nel macro sociale: ed il sesso conta assai poco, ne è solo il vettore in certe situazioni.
      Chi ha lavorato in una azienda sa benissimo che i rapporti 'sopra/sotto' sono ferrei e indiscutibili: sono la patologia del rapporto di lavoro come interazione 'bestiale' fra sottospecie di ominidi che tentano rivalse inappropriate, sino ad essere ridicoli come certi film di settanta od ottant'anni fa: la crudeltà mentale la fa da padrone per gli omuncoli.
      Insomma, questa affermazione di identità che non accetta quella altrui se non per appropriarsene è non-sessuale, si adatta a tutto e permea tutto ( questa è la mia critica a vedervi sempre e comunque il sesso come motore degli 'affetti' anche intimi: ma non lo è ).
      Identità è A=A, ma un A maggiorato di qualcosa, di un apice '.
      Su questo apice stanno assisi i prepotenti di ogni risma.
      Questo apice è la spina dei rapporti persino con noi stessi, uomini o donne che siamo, perchè anche nell' universo femminile, che si vuole stranamente indenne, esiste questa violenza mentale, un tempo assai forte nei rapporti intrafamiliari, questo 'signoreggiare' per adesione ideale a qualche virtù o per converso, stigma per qualche mancanza.
      Se volessi fare una notazione sociologica, direi che l' origine di questa patologia è strettamente sociale, è legata alla mancanza di senso complessivo della società nel suo insieme, per cui vige la riconduzione 'ad nihilum' dell' altro pur di istituire un 'modus' tranquillizzante perchè convalidato da millenni di fiera ed impunita bestialità.
      Questa mancanza di senso e sopratutto di valore 'ontologico' dell'altro essere-uomo ( o donna ) è amplificata a dismisura dalla tecnica e dalla scienza, oggi incomprensibili ed inarrivabili da padroneggiare con la mente ordinaria e che non forniscono una tavola dei valori per definizione: per cui vale il regresso antropologico che tenta una compensazione effimera e assurda: un cortocircuito fatale il cui esito è il famoso bellum hobbesiano.
      La nostra società si sta autodistruggendo dall' interno prima che dall'esterno.
      Nessun 'dio' conosciuto ci salverà se non prendiamo le distanze da questi residui ancestrali dovuti a fasi ed epoche lontane da oggi. Riattivarne il 'complesso mnestico' di appoggio, con la violenza espressa che lentamente prende il posto di quella mentale, è solo il via libera all'apocalisse: di tutti, maschi come femmine.

    1. gix 17 dicembre 2023

      Pare di capire che l'assenza, a livello di educazione e responsabilità, della madre, o anche del padre, sia determinante per lo sviluppo di queste "patologie della personalità" (non saprei come altro chiamarle). Ma questo non esclude che la presenza non correttamente sviluppata, soprattutto come esempio di vita, o eccessivamente soffocante per altri versi, non causi deviazioni della personalità altrettanto gravi. Insomma è meglio una madre o un padre assente oppure entrambi presenti ma in maniera sbagliata? Per risolvere il dubbio, quel soggetto di Landini ha colto al volo l'occasione e ha proposto la teoria del possesso, meglio ancora della proprietà, alla base di tutti i mali della società, quindi anche della famiglia. Per quelli come lui, la proprietà è fonte di conflitti e ingiustizie sia in ambito familiare sia in ambito sociale e politico. Tutto deve essere di tutti e nessuno deve vantare diritti esclusivi su cose o persone (non ha specificato se il proprio uomo o la propria donna devono anche essi essere a disposizione, ma fa niente, era troppo complicato da spiegare...). Certo, rimangono fuori le dinamiche dei sentimenti e delle esperienze (costruttive) di vita della coppia, ma che vuoi che sia...

    2. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      In Cina, anni anni orsono, quando nasceva la prole dicevano: dagli un bacio prima che diventi proprietà dello stato.
      Sempre avanti i cinesi...

    1. Eugiorso 17 dicembre 2023

      Non sono uno psichiatra e non sono un credente, perciò milimito a scrivere - da bravo "uomo della strada" - che la propaganda mediatica "femminicidio" è usata dalle prostitute mediatiche e da quelle politiche, democratiche in parlamento, per conto dei padroni sopranazionali, ciò che vogliono è scardinare la famiglia tradizionale, bollata di essere "patriarcato", e provocare un altro mutamento culturale favorevole ai poteri esterni (e ai merkati) che controllano l'Italia.

      Non scrivo nulla di nuovo, ma da un "uomo della strada" non si può pretendere di più.

      Cari saluti

    1. Giudice Holden 17 dicembre 2023

      Anche per chi non crede, peraltro. La natura, almeno qui sulla Terra, sempre e solo maschio e femmina ha previsto.

    1. ignorans 17 dicembre 2023

      La solita analisi inconcludente, condita peraltro da un richiamo alla Madonna.
      No, il problema è biologico.
      Se uno si riempie di proteine animali diventa un lupo, perché la carne è il cibo dei lupi. E quindi avrai Homo homini lupus. Lotta e conflitti a non finire.
      Il sangue chiama sangue e se ti nutri di sangue vorrai il sangue.
      Perché, invece di tante analisi sociologiche, non fanno una analisi dettagliata di ciò che questo giovane si nutriva?

    2. Giudice Holden 17 dicembre 2023

      Più che con cosa si nutriva, direi con cosa dormiva. Questo a vent'anni suonati dormiva abbracciato ad un orsacchiotto. Qualche campanellino d'allarme a chi gli stava vicino non suonava?

    3. ric 17 dicembre 2023

      povero orsacchiotto.....

    4. ignorans 17 dicembre 2023

      quello potrebbe significare che consumava anche tanti latticini. Infatti il cibo dei neonati è il latte. E questo favorisce l'infantilismo

    5. WarezSan 18 dicembre 2023

      Mhhh

      O forse era un fottuto vegano trangugiante soia con il testosterone di un sissyboy.

    6. ignorans 18 dicembre 2023

      Potrebbe... Infatti dobbiamo sapere tutto di lui

    1. BrunoWald 17 dicembre 2023

      Il concetto di "femminicidio" è un'aberrazione giuridica che rompe l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sulla base di presupposti ideologici, ossia falsi. Nessuno uccide la propria compagna perché donna, o perché l'assassino è "maschilista".

      Anzi: il tipo d'uomo che verrebbe descritto da questo termine idiota, inventato anch'esso su basi ideologiche, e che si riferisce a qualcuno che ha una visione tradizionale (ma non bigotta) delle relazioni tra i sessi, sente un naturale istinto protettivo nei confronti delle donne, e non perché le consideri "inferiori", ma perché glielo detta il suo senso dell'onore. Come intere generazioni di uomini prima di lui, sa che la sopravvivenza del gruppo dipende dalla sua capacità di aver cura della madre e del bambino. Nei casi più nobili, il "maschilista" si farebbe ammazzare per proteggere una donna, non il contrario.

      Come è stato osservato da parecchi commentatori, anche su CDC, chi uccide la propria compagna, o la picchia, è un individuo debole, insicuro, psichicamente fragile, che in una società davvero patriarcale sarebbe visto con disprezzo dagli altri uomini.
      Anche chi ha la sfortuna di trovarsi in una relazione tossica con una nevrotica insicura e violenta (la violenza psicologica è alquanto diffusa tra le donne, cosa che ci si guarda bene dal riconoscere...) trova il modo di disfarsene, non di picchiarla.

      Per un uomo degno di questo nome, specie se "sessista, fascista, maschilista" e via salmodiando, giungere ad alzare le mani su una donna non è un'affermazione di potere, ma bensì una dolorosa sconfitta personale.

      Pertanto le diatribe sul "patriarcato" e "l'educazione affettiva" costituiscono l'apice dell'idiozia o della mala fede, a seconda dei casi, e l'indegna gazzarra scatenata su questo fatto di cronaca è un ulteriore episodio della guerra psicologica diretta contro la società da esseri malvagi e spregevoli.

    1. Cleon XIII 17 dicembre 2023

      Dio “maschio e femmina li creò!

      ... Ma non con conti in banca presso la stessa filiale....

    2. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      Non solo, aggiungo una piccola ma non insignificante considerazione:
      la cosiddetta Eva, sempre secondo le patriarcalissime scritture, ha detto no, ha risposto picche a quello in alto alto.
      E poi vorremmo che desse retta incondizionatamente ad un semplice uomo?
      Suvvia.

    1. sarah 17 dicembre 2023

      Speriamo allora che non vengano proposti corsi "per le madri e per i bambini". Se il problema si sposta lì, lo dico con ironia. Naturalmente corsi "statali" e perciò obbligatori con tanto di certificazioni e diploma finali. È grottesco pensare al livello di pervasività che lo stato si arroga. E che spesso viene percepito come normale. Se le dinamiche che descrive bene questo esperto sono sempre esistite, è davvero patetico pensare di "contrastarle" con un' iniziativa normata e statale. Ma pare anche l'unica cosa che l' Italia di oggi sa mettere in atto. Semmai è il deterioramento dei significati e dei riferimenti che accompagnano la società di oggi ad incentivare, eventualmente, certi esiti e comportamenti. La vita, di un uomo o di una donna, non vale granché o vale per quel che serve. Il piacere, nonostante le immani perversioni di questi ultimi anni, è ancora elevato a valore assoluto. Povero disgraziato chi non ne gode appieno. E pure reietto e colpevole. Ma una buona legge dello stato pubblicata in gazzetta ufficiale risolverà tutto.

    1. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      Che fai, corteggi? É stalking
      Fai un apprezzamento? È cat calling
      Spieghi? È mansplaining
      Non ci provi perché lei non ti piace? É body shaming.

      Se non avessimo l'inglese, probabilmente qualcuno starebbe ancora facendo all'amore.

    2. uomospeciale 17 dicembre 2023

      Ormai l'unico modo per non molestarle, discriminarle, opprimerle ecc ecc è fare finta che non esistano proprio.
      E guarda caso, quando le fai sparire dal radar come per magia sparisce all'istante anche un buon 90% dei problemi, dei casini, dei costi e dello stress che avvelenano la vita degli uomini.

    3. Giudice Holden 17 dicembre 2023

      Allora aveva ragione l'architetto Rambaldo Melandri... "Si sta così bene tra noi! Ma perchè non siamo nati tutti finocchi?"

    4. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      Beh, da quanto scritto ad essere misogino, c'è un sacco di spazio dove incontrarsi.
      I problemi esistono comunque, cadere fa parte del gioco, rialzarsi e costruire insieme è la sfida. Io la accetto (non nel senso dell'ascia...).

    5. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      Buona la tua!
      Perché l'umano si sarebbe estinto.
      A me non garba, nonostante io scriva peste e corna degli stessi, me compreso, resto un eterno illuso.

    6. ric 17 dicembre 2023

      ben accettata !!!

    7. Dico no 17 dicembre 2023

      Dico no

    8. Eugiorso 17 dicembre 2023

      Cacchius! Sostieni che la lingua inglese, quella ufficiale dell'impero del male, è anche castrante e non solo sul piano intellettuale, o almeno funge da "bromuro" ... mi sa che è vero!
      Vedi cosa ti combina il PolCor anglo?

      Cari saluti

    9. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      Il polcor personalmente lo aborrisco: libertà di parola include tutto non solo quello che garba a chi cerca con ogni mezzo di controllare gli altri e proteggere se stesso. In secondo luogo, per scelta, evito per quanto possibile di utilizzare un linguaggio volgare ed irrispettoso verso gli altri.
      Se non hai ancora avuto occasione di vedere spettacoli di critica e dileggio targati (tarpati) polcor, beh... hai perso nulla.
      Quindi non solo condivido il tuo punto di vista ma lo estendo oltre l'anglo.

    10. WarezSan 18 dicembre 2023

      Poi ci si stupisce se gli uomini vanno a puttane e le donne volano in altri continenti a caccia di mandingo.

    11. Nonso 18 dicembre 2023

      Il problema non sono le puttane, o i miei rivali mandingo, bensì puttane e mandingo che nessuno a interpellato, ma che si ostinano comunque ad intervenire.

    12. WarezSan 18 dicembre 2023

      Ad esempio chi?

    13. Nonso 18 dicembre 2023

      Scusa oh, scordato una acca(gare di grammatica).

      Ad esempio il fidanzato di quella che mi arrapa

    14. Giovanni01 18 dicembre 2023

      Anni or sono un conoscente mi disse :
      Se vuoi vivere sereno auto tedesche,
      moto giapponesi e
      donne a pagamento...
      Personalmente l'ho un poco rivista, ma preferisco tacere.

    1. Cleon XIII 17 dicembre 2023

      "Non abbiamo davvero bisogno di queste sterili e superficiali diatribe."

      E invece sì, purtroppo, ne abbiamo bisogno. Il Governo sta affogando, i commissari UE sono alla porta, bisogna riempire ogni spazio mediatico con emergenze, qualunque esse siano. I casi di femminicidio sono stati 103 (forse), nel 2023 in diminuzione (o stabili) rispetto agli anni precedenti. Sono molti, in un senso, perchè anche uno solo sarebbe troppo, ma non è un'emergenza. Difficile anche un'analisi statistica, perchè su un campione così ridotto è impossibile estrapolare ipotesi su cause e trend. Provate una semplice ricerca su Internet: non si capisce se sono in aumento, stabili o in diminuzione, si osserva che "per la prima volta l'Africa ha superato l'Asia", ma che significa?) e che nel nord america i casi sono aumentati del 26% (di cosa?). Nella UE... sono il lieve diminuzione. No, sono in lieve aumento. No, sono in diminuzione i femminicidi commessi da estranei ma in aumento quelli commessi da partner...
      Riguardo alla questione del Patriarcato... Be' è vero che il Patriarcato non c'è più, nelle nostre campagne, ma, in senso lato, la nostra è ancora una società d'impronta patriarcale in cui la vita di una donna vale meno in termini economici di quella di un uomo? CI sono leggi che impongono retribuzioni più basse per le donne? Ci sono lavori vietati alle donne?

      Altra questione: cosa succede alla fine di un rapporto fra un uomo e una donna? Cosa può scatenare l'omicidio (che spesso è accompagnato a un suicidio o tentato suicidio)? Sono stati presi in considerazione nei vari casi fattori quali alcolismo, tossicodipendenza, uso di antidepressivi o altri tipi di psicofarmaci disinibenti?

    1. ric 17 dicembre 2023

      la donna nella societa' capitalista liberal consumista a me pare che si senta realizzata pienamente .. puo' esibirsi pienamente mettendosi in mostra in tutti i modi possibili..puo' dire tutto quello che vuole del uomo,. Puo' dare a lui tutte le colpe dei suoi fallimenti .

    2. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      I cani sono più difficili da convertire, come dargli torto!
      Inoltre né fanno elemosine, né lasciano in eredità beni all 'istituzione, non ricevono quindi battesimi, cresime, comunioni, riti funebri, non comprano indulgenze, non si fanno investire sovrani (un cavallo ci era riuscito)...

      Hanno un solo merito, sono almeno sicuramente fedeli: ma evidentemente non basta.

    3. absitiniuriaverbis 17 dicembre 2023

      Scherzato?
      Meritatissima ironia, peraltro.

      Chapeaux alla tua nonna e nonno! Senza alcuna ironia. Ad averne.

    4. Astronauta 17 dicembre 2023

      E si deve accontentare di un pezzo di plastica al posto di un uomo.
      Che poi glielo costruiscono gli uomini.
      Altro businness a cui partecipano gioiose come vispe terese senza ribellarsi all obbrobrio.
      Ma per chi si mettono in mostra?

    5. Astronauta 17 dicembre 2023

      ci sarebbe da chiederci che uomini ci sono ora se le donne pensano ai cani, non a far figli.
      Pure Bergoglio dovrebbe riflettere sulla deriva sociale a cui pure lui ha dato un cattivo esempio.

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