Fare gli struzzi non ci salverà

Fare gli struzzi non ci salverà

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Guerrafondai e deterrenza. Due brutte parole confliggenti, ma paradossalmente convergenti.

I guerrafondai vogliono scatenare una guerra mondiale a tutti i costi. La deterrenza cerca d'impedirlo con la corsa agli armamenti, che sono gli strumenti per combattere una nuova guerra mondiale di distruzione reciproca assicurata.

Ho già avuto modo di esprimere tutto il mio disprezzo per il concetto stesso di deterrenza nucleare, ma purtroppo questa strategia continua ad essere considerata l'unica "logica" difensiva, che giustifica sempre nuove corse agli armamenti, mentre i guerrafondai non mollano nel porre in essere le loro intenzioni ipercriminali, genocidarie e suicidarie allo stesso tempo, provocando l'avversario e sfidando così la tenuta della deterrenza reciproca.

Ci sono in ballo investimenti pubblici colossali, di migliaia di miliardi, mentre le guerre guerreggiate non si placano, al contrario si radicalizzano verso una destabilizzazione tendente ad un conflitto globalizzato, esistenziale, per la sopravvivenza stessa di blocchi surretiziamente contrapposti, sebbene ancorati agli stessi sistemi economici iniqui e insostenibili. Questi sono fatti reali, statisticamente documentati, che neppure una cronaca manipolatoria riesce a nascondere del tutto. Del resto cosa può impedire ad uno Stato autonomo di possedere ed usare, in caso di necessità soggettiva, nuove e potenti tecnologie distruttive, scatenando un Armageddon? Forse le "sanzioni" del bullo di turno? "Ma mi faccia il piacere!", direbbe Totò.

E' fatica parlare di questioni così angosciose, come la fine dell'umanità per futili motivi "finanziari", ma la realtà purtroppo è proprio questa, che stiamo accelerando verso una possibile catastrofe. A nulla vale rimuovere questa realtà dai nostri pensieri, per conservare quel minimo di serenità necessaria al vivere quotidiano. A differenza di altri animali che vivono sempre al presente, noi umani siamo naturalmente proiettati verso un futuro che vorremmo roseo, o quantomeno possibile come lo è stato da migliaia di anni, fino ad oggi.

E ancora più brutto è sentirsi impotenti di fronte ad un'enormità simile, di cui sfuggono i contorni reali, per mancanza d'informazione e non solo. Mi riferisco in particolare alla reazione umana di rimozione inconscia di idee troppo funeste, come la morte, che è sì una certezza, ma rinviabile continuamente, senza data certa.

Tutto questo non lo dico per suscitare sensi di colpa per la nostra condizione psicologica e conseguente comportamento passivo, ma nella speranza di ravvivare una sana e spontanea ribellione, ben fondata su corretti esami di realtà, che diventi il superamento stesso della rassegnazione all'impotenza nel contrastare questa deriva incontrollata verso la catastrofe.

Basterebbe gridare ai nostri governanti di piantarla di spendere i nostri soldi per difenderci da nemici immaginari, gonfiati artificialmente a colpi di propaganda, e che questa smania di deterrenza a scopo difensivo è "una boiata pazzesca!". Ma occorre esserne convinti veramente, in prima persona, tramite semplici riflessioni sull'ovvietà di cose che ci riguardano direttamente. Sarebbe poi inutile scaricare il barile delle colpe sulla perfida cupola mafiosa che governa il mondo col ricatto e le divisioni subdolamente provocate. Se fossimo realmente dei convinti antimafia, la potentissima lobby dei pochissimi super ricchi sparirebbe come un incubo al risveglio da una nottataccia. Come? Ma semplicemente perché saremmo incazzati neri, pronti in massa a prendere i forconi per cacciare i capi mafiosi dai vertici del potere, anziché servirli e riverirli sotto ricatto economico e militare, o peggio ammirarli invidiandone l'agiatezza. Perché questo è il punto, che ognuno vorrebbe, nel suo piccolo, vivere al top, eludendo il fatto che il top non può essere per tutti, altrimenti non sarebbe un top.

Non si tratta di emulare San Francesco, si tratta di non tollerare più i miliardari, tanto per cominciare. E non occorre nemmeno ammazzarli sulla pubblica piazza come ai tempi di Robespierre, troppo comodo per loro. Quello che si meritano è una punizione ben peggiore: una tassazione percentualmente progressiva su redditi e capitali, e sull'eredità. Invertire così, gradualmente e in maniera incruenta i flussi di denaro, dai ricchi verso i poveri.

Questo è il massimo della pena per il tiranno, anche senza voler puntare all'estremo opposto di una parità forzosa e immeritata nella distribuzione delle ricchezze, che sarebbe decisamente liberticida e deprimente per tutti. Un nuovo sistema economico-politico tornerebbe così ad essere possibile, per porre al centro l'uomo anziché il profitto.

Sogni a parte, le uniche vere, sostanziali ragioni di conflitto tra i popoli, e all'interno di ciascun popolo, sono economiche, e vanno risolte sul piano economico e organizzativo, politicamente. Il solo pensiero di usare la forza fisica in conseguenza di accordi mancati è assurdo da qui in avanti, vuol dire regredire psicologicamente ad un'infanzia primordiale, dove si poteva fare a botte ma senza farsi troppo male. Ma ce l'immaginiamo un asilo dove le maestre offrono qualunque arma moderna ai pargoli perché si sfoghino? Ma chi è quel deficiente che potrebbe concepire un'idea simile? Nessuno!

Risposta sbagliata, "tutti" è la risposta corretta rileggendo attentamente quanto sopra.

Ma allora siamo tutti deficienti? Ebbene sì, siamo consumatori deficienti, resi tali da un sistema economico capitalista fondato sul consumismo egoistico, obbligati a lavorare sempre di più per guadagnare sempre meno di quello che serve per campare dignitosamente, ridotti a debitori cronici senza possibilità di riscatto. Schiavi della legge della domanda e dell'offerta, che oltrepassa i confini globalizzandosi prima di noi, cioè prima che ci rendiamo consapevoli e responsabili di viaggiare tutti sulla stessa barca, dove non ha più alcun senso una prima, una seconda, una terza e una quarta classe, visto che bene o male dobbiamo remare tutti quanti per rimanere a galla.

Poi scopriamo che in realtà la nostra barca è una grande nave a propulsione nucleare, e che un pazzo sabotatore qualunque potrebbe intrufolarsi nella sala macchine per far saltare tutto, come un petardo a capodanno.

Per evitare il disastro occorre maggior organizzazione dal basso, ma non dei sottosistemi produttivi, distributivi, finanziari, ecc. Questi sottosistemi si sono già ingigantiti e organizzati fin troppo bene, vanno piuttosto controllati, regolamentati a scopo sociale. Quello che difetta è l'organizzazione umana, della collettività delle persone, che parte dallo spirito, dal sentire, e arriva alla politica, al fare comune per il bene comune. Occorre ribaltare la strategia principe del tiranno "divide et impera" nell'imperativo democratico "uniamoci e governiamo insieme", almeno sulle questioni basilari più importanti, da condividere il più possibile in modo informato e consapevole, come moneta, economia, lavoro, sanità, istruzione, sicurezza, relazioni estere, ecc.

Siamo però a metà del guado quanto ad autoformazione consapevole e presa di coscienza spirituale, in una condizione tale per cui tutto è ancora possibile.

Dipende solo da noi, personalmente, operare o no la scelta d'intervenire concretamente, da persone vive. Lo so che è dura studiare e pensare autonomamente da tuttologi, ma dobbiamo accettarne la fatica, e la responsabilità di poter anche sbagliare in buona fede, non c'è alternativa. Fare gli struzzi non ci salverà, e neppure è una gran qualità di vita.

Alzare la testa da sotto la sabbia e guardare in faccia il mondo reale, per crudo che sia, è invece il primo passo obbligato verso la libertà vera, quella rispettosa degli altri, e la salvezza condivisa.

E come si potrebbe altrimenti cambiare un sistema così pervasivo, collaudato, radicalizzato nelle Istituzioni stesse, ma di proprietà esclusiva di pochi mostri indiavolati (vedi files Epstein), senza l'apporto concreto di ciascuno di noi? La sveglia sta suonando furiosamente, non la si può ignorare oltre.

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

04/05/2026

P.S: dedico questo mio modesto contributo, con affetto e ammirazione, alla memoria di Giulietto Chiesa, che più di dieci anni fa scrisse con la consueta lungimiranza il libro "Invece della catastrofe", illustrando ben più compiutamente questa problematica, sempre più attuale.

Commenti (3)

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    1. TizianoS 6 maggio 2026

      "Ma allora siamo tutti deficienti? Ebbene sì, siamo consumatori deficienti, resi tali da un sistema economico capitalista fondato sul consumismo egoistico..."
      Le tre frasi più divertenti che sentivo alla TV anni fa erano: "Le Borse volano", "È arrivata la neve per la gioia degli sciatori" e infine "Il diritto all'esistenza di Israele".
      Erano tutte frasi che a me non dicevano niente perché non giocavo in Borsa, non sciavo e l'esistenza di Israele era l'ultimo dei miei pensieri.
      Però era bello sentire che tutto andava a gonfie vele, e che gli ebrei potevano rioccupare quelle terre dopo la loro diaspora bi-millenaria.
      Adesso purtroppo le Borse arrancano, gli sciatori devono affrontare prezzi folli, e l'esistenza di Israele si rivela sempre più una operazione colonialistica feroce a spese di una popolazione palestinese da eliminare.
      Per concludere, non mi interessa per niente il destino delle Borse e degli sci, ma mi infastidisce il fatto che la Chiesa non abbia fatto nulla per avvertire i suoi adepti che l'Israele del Vecchio Testamento non è quello dello stato di Israele fondato nel 1948. Con ciò creando una enorme confusione e sconcerto che sta portando il cristianesimo a scomparire in Europa e a trasformarsi in cristo-sionismo in America.
      Suggerirei alla Chiesa Cattolica, per chiarire l'equivoco, di sostituire il nome di Israele nel Vecchio Testamento cristiano con un nuovo nome che gli studiosi vaticani non dovrebbero avere difficoltà a trovare. Del genere "Ausonia" per dire "Italia".
      Del resto si può osservare come i vocabolari stessi abbiano provveduto a distinguere gli antichi cittadini di Israele da quelli moderni, i primi erano detti israeliti, i secondi sono detti israeliani.

      P.S.
      Potrebbero andar bene "Iser" o "Issur", che è Israele in yiddish?

    1. maghi 5 maggio 2026

      poi, secondo me, tutta questa sceneggiata, covid, SMO, Epic fury, è stata messa su per portare il mondo alla miseria come da agenda 2030. Allora di cosa ci preoccupiamo? Non penso che ci faranno andare in miseria nera da un giorno all'altro, perchè le elitè non vogliono sommosse e guerre civili. Quindi spalmeranno la miseria su molti più anni che i pochi che rimangono da qui al 2030. Insomma faranno in modo di non farci arrabbiare più di tanto. Forse non saremo nemmeno tanto disperati, solo poveri e felici.

    1. maghi 5 maggio 2026

      mi pare che siamo alla disperazione. Purtroppo è da 60 anni, che si sapeva, ma tutti, tranne i pochi scienziati, che avevano disegnato la traiettoria della fine del capitalismo consumista, hanno messo la testa sotto terra come gli struzzi. Almeno non suicidiamoci, diciamo che è stato bello, finchè è durato come si fa cogli amori giovanuli e accettiamo il destino. Non è il caso di disperarci, ma di prendere coscienza, che il mondo non è mai stato un godimento e che, nonostante il benessere materiale, altri malesseri ci hanno afflitto, come le droghe, i problemi psichici di una società sempre più alienante, il distacco da un mondo naturale a uno finto, la pervasività esagerata di altri difetti, come l'avidità, l'egoismo, la superbia, ecc, che in una società non ricca, non arrivavano ai livelli della nostra, e tanti altri. Che la fine sarebbe arrivata, era scritto, anche se quasi nessuno lo sapeva. Io l'ho saputo per caso intorno agli primi anni del secolo sui 50 anni e poco dopo sono arrivati i subprime, che nascondevano la prima mancanza di energia fossile, quella del 2005, risolta con l'implementazione degli idrocarburi di scisto, non remunerativi, ma sviluppati grazie a immensi investimenti in perdita fatti dal capitale finanziario per continuare il capitalismo consumistico. Magari speravano in qualche scoperta scientifica, che avrebbe allungato per decenni o secoli il consumismo, non tenendo in conto l'inquinamento come sottoprodotto dello sviluppo, ma tant'è. Il cervello funziona come la canzonetta di Orietta Berti. Finchè la barca va....Da esseri senzienti ci si dovrebbe aspettare un pò più di lungimiranza, ma si vede che nell'insieme non lo siamo. Il mondo fisico non si cambia col mondo economico o finanziaro o politico e la realtà, prima o poi è destinata ad arrivare, come il fato degli dei olimpici, cui nemmeno loro, pur dei, ci si potevano sottrarre. Si vede che anche noi, nella nostra pazzia, intesa come non raziocinio, abbiamo creduto di essere dei, ma non lo siamo. Quindi non disperiamoci, ma cerchiamo di sopravvivere come in fondo abbiamo sempre fatto.

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