Farafinismo polare

Articolo 08-07-2025 FaraFin Sandouno

di Francois Sandouno (alias Fara-Fin)

Tra il secolo scorso e l’inizio degli anni 2000 sono emerse 2 correnti di pensiero tra gli Africani: l’afrocentrismo e l’afropolitismo.

-Afrocentrismo : L’afrocentrismo è la fase estrema di una corrente epistemologica chiamata “Afrocentricità”. L’Afrocentrismo si distingue dall’Afrocentricità, poiché se l’ultima è positiva ed è stata elaborata dai giganti intellettuali Chancellor Williams, Runoko Rashidi, Ivan Van Sertima, Cheikh Anta Diop, Molefi Kete Asante e Théophile Obenga, tra gli altri, la prima si pone in una chiusura estrema socio-politico-spirituale. Nell’Afrocentricità, gli esponenti di quest’ultima dimostrano e propugnano che l’Antico Egitto (Km.t /Kemet) fu una Civiltà Nera e che l’Africa è la matrice di tutto (scienza, matematica, religione, filosofia, scrittura, etc.). Gli studi di questi intellettuali prettamente accademici vogliono semplicemente limitarsi a restituire orgoglio e dignità agli Africani. L’Afrocentrismo (termine inventato dagli oppositori dell’Afrocentricità, di cui alcuni Africani e Afrodiscendenti si sono incoscientemente impregnati), si è servito di tesi positive dell’Afrocentricità che volevano elogiare l’Identità Nera, estremizzandole fino a praticare l’intolleranza tra Neri, per questioni religiose, e altre peculiarità. Per la corrente dell'Afrocentrismo serve un avvicinamento radicale all’ideologia (presentata come religione) che viene chiamata “Kemetismo”, e ogni persona che pratica ogni altra religione è vista come alienata (postura che va contro ogni difensore della Tradizione Primordiale che riconosce in tutte le religioni una fonte comune). L’Afrocentrismo si basa su un ricostruzionismo religioso moderno e non sulla comprensione della Primordialità difesa dalla scuola perennialista, si basa su un “nerismo” (noirisme) - razzialismo nero intollerante verso tutte le componenti umane o africane non scure - quando il mondo è più complesso di così. Se l’Afrocentricità panafricana e intellettuale di figure come Cheikh Anta Diop è positiva, e di conseguenza tutti gli Africani devono avvicinarsi a questo pensiero, il problema invece è l’Afrocentrismo intollerante, anti-panafricano e anti-perennialista.

-Afropolitismo: È un pensiero alter-mondialista teorizzato dal filosofo camerunense Achille Mbembe. Per Mbembe, l’Afropolitismo deve superare idee come il Panafricanismo, l’Afrocentricità e la Negritudine, per applicare un modello non più chiuso su sé stessi, ma che sappia essere l’unione del cosmopolitismo (l’idea di essere cittadini del mondo) e l’africanità. Un ossimoro, potremmo dire! Dall’unione di questi termini, teorizzò l’Afropolitismo. Gli afropoliti (o afropolitani) credono che è possibile un mondialismo meno aggressivo, per l’unione universale delle culture (senza differenze) sotto la doxa occidentalocentrica. È chiaramente un pensiero alter-mondialista, un altro pensiero anti-perennialista, anti-panafricano e anti-identitario.

Quale dovrebbe essere l’alternativa alle tendenze moderniste come l’Afrocentrismo e l’Afopolitismo? Nel XXI secolo, l’unica via deve essere un panafricanismo inteso come progetto Imperiale, metafisico e multipolare, basato sulla decolonizzazione integrale e adattato alle sfide contemporanee. Definisco questa forma di panafricanismo con il neologismo “PANAFROPOLARISMO” o “FARAFINISMO POLARE” (derivante da Farafinn, nome per descrivere i Neri - nelle lingue mandingodiscendenti parlate in Africa occidentale).

-Farafinismo polare: Il Farafinismo polare o Panafropolarismo, dovrà essere l’alternativa sia all’Afrocentrismo sia all’Afropolitismo. Dovrà riprendere gli elementi vitali e positivi dell’Afrocentricità, del Perennialismo, comprendere il concetto di Primordialità difeso da Tierno Bokar e dal filosofo Ahmadou Hampâté Bâ. Dovrà difendere l’idea di un Impero civilizzazionale Africano (opposto all’imperialismo moderno) con una nuova configurazione (per quanto riguarda la forma di Stato, di governo, la teoria del diritto, l’economia, e molto altro), difendere il solidarismo endogeno africano, la valorizzazione delle Radici, dell’identitarismo Nero attraverso uno sguardo metafisico e spirituale inclusivo. Dovrà superare definitivamente i schemi nocivi schemi ideologici della modernità, così come a pensieri “afro” all’interno del magma moderno ieri e post-moderno oggi.

di Francois Sandouno (alias Fara-Fin)

08.07.2025

Francois Sandouno (alias Fara-Fin): Italo-Guineano nato a Roma, Presidente dell’Osservatorio Afropolar, Brand Ambassador (marketing), conferenziere e militante politico, articolista.

Commenti (3)

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    1. Arian Van Heisen 13 luglio 2025

      Italo Guineano...? fa rdere...!

    1. nicolcass 13 luglio 2025

      i popoli sono divisi da razza ,colore, religione, costumi, lingue, consuetudini...è bene che ciascun gruppo resti fedele a se stesso...e rimanga nel territorio che geografia e storia ha assegnato...amici con tutti e cooperazione aperta. ma ciascuno a casa propria..salvo le eccezioni che l'osmosi nella natura assegna...
      .p.s.
      .
      Italo-Guineano non significa nulla, non si può servire due padroni...specie in noi stessi...

    1. maghi 13 luglio 2025

      l'unione dei popoli può passare solo attraverso l'unione spirituale. Cosa detta impossibile agli uomini dallo stesso Figlio di Dio. Infatti tutti quelli che l'autore cita sono solo degli intellettuali, che possono solo concepire la via migliore da seguire, ma non possono attuarla. Quindi teniamoci questo mondo diviso in etnie che si detestano tra di loro fino alla fine del mondo.

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