Essere il primo medico di noi stessi

Essere il primo medico di noi stessi

di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

La parola responsabilità significa abilità a dare una risposta.
Nella terapia non è possibile fare ciò che nel marketing viene definito ‘fidelizzazione del cliente’. Dopo un certo tempo il paziente, teoricamente, non dovrebbe aver più bisogno di noi perché non solo sta bene, ma ha imparato anche a mantenere questo stato. Non dobbiamo aver timore di insegnargli e di renderlo consapevole; non esiste conoscenza senza consapevolezza: è importante che affini le proprie percezioni e riesca a decifrare i messaggi che provengono dall'interno del suo corpo. Se impara ad ascoltare i segnali interiori potrà autoguarirsi.
Questa è la vera azione preventiva, in quanto non c'è miglior medico di noi stessi.
Educare la persona ad affinare l'ascolto di sé farà sì che essa non aspetti la comparsa del male per chiedere una terapia, perché già molto prima della comparsa del sintomo si è resa conto che qualcosa non funziona.
L'acquisizione di consapevolezza, dunque, è un percorso di conoscenza in cui sono riallacciati i canali del corpo con quelli della mente e l'uomo può riappropriarsi di quella saggezza originaria istintiva che egli possedeva anticamente e sulla quale regolava la propria vita.

* * *

Così Gabriella Artioli, naturopata specializzata in tecniche corporee per il mantenimento e il perseguimento del benessere.

Si può lavorare sul corpo in molti modi.

Con tecniche di massaggio, ad esempio lo Shiatsu, che agisce sull’energia che circola lungo i meridiani, canali che secondo la Medicina Tradizionale Cinese scorrono lungo tutto il corpo. Questa energia può essere in difetto o in eccesso nelle zone dei punti di pressione; quindi, il massaggio andrà a tonificare o disperdere.

Oppure si può lavorare sul corpo con tecniche riflessogene, come l’Auricoloterapia, la Riflessologia e l’Agopressione che, a differenza dell’Agopuntura (di stretta pertinenza di un medico specializzato), non utilizza aghi bensì pressioni o picchiettamenti di punti specifici.

Oppure, ancora, si può lavorare con sul corpo con tecniche di manipolazione, quali la Chiropratica (lavora sulle articolazioni), l’Osteopatia (lavora sulle ossa, i visceri, la fascia connettivale), la Terapia Craniosacrale (concentra il lavoro sul liquido cerebrospinale), il Rolfing (vigoroso e quasi doloroso impastamento della fascia connettivale profonda), il Metodo Trager (massaggio molto delicato quasi uno sfioramento della pelle con piccoli movimenti oscillatori).

O, ancora, si può lavorare sul corpo attraverso tecniche di movimento, quali il Metodo Feldenkrais che si può praticare tramite lezioni individuali (in cui l’insegnante guida i movimenti del corpo con le proprie mani), oppure attraverso lezioni di gruppo in cui la persona sperimenta attivamente le sequenze proposte dall’insegnante. In entrambi i casi il lavoro mira a raggiungere la consapevolezza della relazione tra corpo e mente nella sua armonia e cioè a far essere sempre consapevoli di quel che il corpo fa. “Se sei consapevole di ciò che fai, puoi fare quel che vuoi”, diceva Feldenkrais che era un ingegnere e fisico e aveva anche condotto particolari studi sull’anatomia, sulla psicologia e sulla neurofisiologia.

Infine, si può lavorare sul corpo anche con tecniche di respirazione e rilassamento (Respirazione Yogi, quella Quadrata Tibetana, il Metodo Buteyko, il Rebirthing e il Training Autogeno) o tecniche di contatto energetico (come, ad esempio, il Reiki).

Il corpo registra tutte le contrazioni, i dolori, il disagio che si verificano in qualsiasi parte del sistema e le varie tecniche e terapie corporee, seppur con modalità e intensità diverse, mirano al recupero di quella funzionalità che permette di affrontare in modo equilibrato gli stress quotidiani e i momenti di crisi e puntano anche al raggiungimento di un completo benessere psicofisico.

Nella medicina moderna, e anche nella vita di tutti noi, l’atto di toccare con intento e consapevolezza è diventato raro. In realtà, rappresenta un gesto antico di attenzione, cura, calore e anche di comunicazione, che ha una importante valenza terapeutica e una grande efficacia preventiva.
Il lavoro sul corpo, infatti, riesce ad agire molto in profondità, ma
i risultati migliori si ottengono quando si crea una buona alchimia tra l’operatore e chi riceve il trattamento, il che implica necessariamente una grande fiducia. Inoltre, perché i suoi effetti perdurino nel tempo, le persone devono anche comprendere il messaggio che il sintomo porta con sé. Il corpo ci parla e, quando riusciamo ad interpretare correttamente il messaggio, abbiamo già fatto il primo passo verso la guarigione.

Il secondo passo è cambiare, abbandonando quelle abitudini che, nel tempo, hanno fatto perdere lo stato di armonia e di equilibrio.
Non è facile, ma si può fare.
Senza fretta, ma senza sosta.
Un giorno alla volta, partendo da piccoli passi, proseguendo con costanza.
L’importante è smettere di funzionare in modo inconscio e automatico e cercare di conquistare sempre maggiore consapevolezza.

Nel momento in cui siamo consapevoli è molto difficile mantenere abitudini tossiche perché la consapevolezza vigile fa sì che ci rendiamo conto immediatamente dei conseguenti effetti deleteri.
La presenza lucida e attenta consente anche di scoprire le ragioni per cui siamo portati a mantenere un’abitudine non sana. E quando le ragioni vengono alla luce, è più facile far cessare quel determinato comportamento e sostituirlo con un altro capace di migliorare la qualità della nostra vita.

Si dice che occorrano 21 giorni per cambiare abitudini. Servirebbero, cioè, tre settimane per incorporare nuove abitudini nella propria routine.
In effetti, ho potuto constatare che la maggior parte delle volte è così. Occorre, però, anche una forte motivazione, altrimenti è facile cadere nell’auto-sabotaggio.

Ci lamentiamo spesso che la gestione della salute oggi sia nelle mani di altri.
Ecco, se vogliamo stare bene, dobbiamo necessariamente assumerci la responsabilità della nostra felicità e della nostra evoluzione, imparare a essere i primi responsabili di noi stessi.
Che significa
osservarsi, affinare l’ascolto di sé in modo da accorgersi, molto prima della comparsa del sintomo, che c’è qualcosa che non funziona. E, di conseguenza, intervenire subito per cercare di ristabilire l’equilibrio prima che la situazione peggiori.
Significa anche capire che non siamo separati dall’ambiente in cui viviamo e dagli altri esseri viventi. Siamo in rapporto con tutto come, del resto, nel nostro organismo tutto è interconnesso e ogni eventuale malattia o disturbo non interessa mai un organo singolo.

Diventa, allora, possibile curarsi da soli, essere noi il primo medico di noi stessi, poiché al centro c’è – e deve rimanere – l’individuo che si trova in una precisa situazione storica e sociale e in un preciso momento della sua vita e solo l’individuo può arrivare a comprendere fino in fondo qual è la sua condizione personale attuale, le cause che possono averla determinata e quindi lavorarci.
Non si tratta ovviamente di eliminare o sottovalutare la competenza e il contributo del “tecnico” o di voler eliminare il sapere scientifico, ma di recuperare il PROPRIO POTERE PERSONALE, un potere di discernimento e di scelta che deve rimanere sempre nelle nostre mani anche quando ci rivolgiamo a chi ha determinate conoscenze e competenze.
Questo significa divenire soggetti della propria salute e controllori, anziché oggetti e controllati.
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Valentina Bennati ComeDonChisciotte.Org

Commenti (15)

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Mostra commenti 15 caricati
    1. absitiniuriaverbis 7 dicembre 2024

      Scrivi "La parola responsabilità significa abilità a dare una risposta"

      Non direi proprio. Se a me assegnano una responsabilità significa che le conseguenze sono sulle mie spalle. Quindi non è solo la soluzione quanto piuttosto il merito o demerito che ne consegue.

      Sleepy Joe ha aderito entusiasta alla tua definizione di responsabilità ed ha graziato il figlio in attesa di graziare anche altri coinvolti con il cosiddetto covid e con le guerre...e noi ne pagheremo le conseguenze.

      Io resto per il vituperato 'chi rompe paga ed i cocci sono suoi'.

      Medico, cura te stesso. E vale per ognuno. Concordo con te.

    1. maghi 5 dicembre 2024

      medice, cura te ipsum. Penso che l'organismo possa stare in salute solo se ha sufficiente energia per sostenere il SI. Quindi tutte le pratiche vanno bene, se uno sente che lo fanno stare meglio. Affannarsi è controproducente. Proprio come dice Gesù in Matteo 6, 33-34: "33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena". Poi dice più avanti che il Regno di Dio è Lui Stesso e che si rivela a chi Lo cerca.

    2. absitiniuriaverbis 7 dicembre 2024

      Da quanto scrivi mi sembra di capire che sostieni l'inutilità dell'affannarsi.
      Affannarsi però potrebbe essere il motore per cercare rimedi e pratiche che siano adeguate al proprio organismo. Non siamo tutti uguali.

      Per semplificare, chi conosce solo il martello tratta tutto come chiodi.
      Il tuo Gesù, se esistito, non mi sembra che si sia risparmiato per sostenere le sue tesi. Tutt'altro. Sì è affannato eccome!

      La prigione più difficile da cui fuggire è quella nella propria mente.

    3. maghi 7 dicembre 2024

      sai, Gesù non era solo uomo e la sua natura divina gli permetteva prestazioni oltre il limite umano. In quei tre anni ha corso in lungo e in largo per Israele per convincere a liberarsi dal demonio. Quella è la prigione più difficile di cui liberarsi. Io non ci sono riuscito e so che non ci riuscirò finchè Dio non mi avrà permesso per la sua divina misericordia di entrare in Paradiso, dove il demonio non può entrare.
      Riguardo al senso dell'affannarsi, vale il salmo 127, che dice: "Se Dio non costruisce la casa, invano si affannano i costruttori". E' una costruzione spirituale. Il problema è che gli indemoniati non possono uscire dal materiale e nella loro mente possono concepire solo opere terrene. Anche loro non possono fuggire dalla loro prigione mentale.

    4. absitiniuriaverbis 7 dicembre 2024

      Sai, anche tu ti affanni a sostenere la tua fede ed io non sono uomo di fede e mi affanno a modo mio. Giusto per restare in tema.
      Vaggio molto più terraterra...quindi cito conseguentemente.

      lI vento ci porterà nei luoghi che dobbiamo visitare.
      |I sole splenderà sulle persone che dobbiamo notare.
      L'aria darà vita alle situazioni che devono prendere vita.
      La notte oscura le cose da cui vuole proteggerci.
      La pioggia laverà via gli occhi piangenti, e l'arcobaleno darà speranza.
      Gli uccelli volanti ci faranno pensare a qualcuno.
      Queste e tante altre cose succederanno, ma ricordate: niente è un caso.

      - Antoine de Saint Exupery

    5. maghi 7 dicembre 2024

      macchè, il carico è leggero. Lo dice anche Gesù e ti posso assicurare che è veritiero, perchè da quando a 24-25 anni ho ricominciato a praticare la fede, la vita è stata molto meno complicata e difficile da tirare avanti. Ti allego il passo: "«Venite con me, tutti voi che siete stanchi e oppressi: io vi farò riposare. Accogliete le mie parole e lasciatevi istruire da me. Io non tratto nessuno con violenza e sono buono con tutti. Voi troverete la pace, perché quel che vi comando è per il vostro bene, quel che vi do da portare è un peso leggero».".
      Ovviamente il peso che ti mettono sulle spalle, se credi ai religiosi, è insopportabile e sei fottuto. Però io sono abbastanza sveglio da non farmi ingabbiare da quelle volpi. Loro vogliono usare me, ma io uso loro. A pochissimi dò fiducia, altrimenti ti manderebbero all'inferno diritto come un fuso. In questa vita e nell'altra.

    6. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2024

      Sai, ognuno a suo modo.
      Personalmente non sono né stanco né oppresso.
      Ho il mio cammino, dimentico il tempo o la velocità e, cosa più importante, cammino sereno.

    7. maghi 8 dicembre 2024

      io invece no. Ieri sera sono andato alla mia Messa mensile in una parrocchia vicina e veniva celebrata la Festa dell'Immacolata in anticipo di un giorno sul calendario, perchè oggi è la seconda domenica di avvento. Sono rimasto sconcertato dalla pochezza intellettiva e dalla totale mancanza della conoscenza della divinità della Vergine manifestata dal parroco. Penso proprio che il demonio cammini più sereno che di te, tanto ormai nessuno o quasi gli si oppone.

    8. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2024

      Sai, forse, se non sei sereno e sei preoccupato e pensi che al demonio sereno nessuno si oppone, forse, scrivevo, dovresti affannarti!
      Bttutaccia. O forse no.

    9. maghi 9 dicembre 2024

      se conoscessi un poco Gesù, sapresti che Lui soffriva per colpa di coloro che volevano restare nelle grinfie del male. Lui ha amato Giuda, ben sapendo che l'avrebbe tradito. Questo Lo ha fatto soffrire assai. Affannarsi può solo portarti ancora più nelle grinfie sataniche. Già il Tau lo aveva notato: una volta Yin, un'altra Yang e affannarsi ha come conseguenza la perdita della pace e dell'equilibrio. In sostanza più ci si affanna a cercare di far andare a posto le cose, più queste vanno male. Unica possibilità è cercare pace ed equilibrio in sè stessi, se si vuole che il proprio mondo vada nel miglior modo possibile. Proprio come dice Gesù: Matteo 11:28-30
      La Nuova Diodati
      28 Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo.
      29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime.
      30 Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!».
      Quello che mi meraviglia e affascina di Gesù, è che quando incontrava dei romani colti in Palestina, questi lo scambiavano per un filosofo dalle parole, con cui si rivolgeva a loro. Questi Gli chiedevano, se Lo fosse. Sai, cosa rispondeva loro? Che quando Dio ispirava ai filosofi antichi la loro sapienza, questa proveniva dalla Sapienza in Persona, cioè Dio stesso e che Lui ne partecipava, in quanto eterno e immutabile. Il Tao è eterno e immutabile. Si evince che Dio ispirava la Sua Sapienza, non solo ai filosofi occidentali, ma anche a quelli orientali.

    10. absitiniuriaverbis 9 dicembre 2024

      Sai, io sono sereno.
      Vedi tu per te stesso. Auguri.

    1. carla 5 dicembre 2024

      Grande frase il titolo dell'articolo.
      Avevo pochi anni quando la sentii per la prima volta dal pneumologo che aveva in cura mia madre, classe 1925 (staffetta partigiana) che grazie a lui è arrivata a 79 anni con un solo polmone, situazione che risaliva all'età di 10 anni causata da TBC che sterminò tutta la sua famiglia: madre, padre e fratello maggiore.
      Questo medico come molti altri che curarono mia madre tennero sempre in grande considerazione i sintomi e i disturbi che lei segnalava e modificavano le quantità dei medicinali in considerazione di quanto lei segnalava per non appesantire i trattamenti.
      Altri tempi altri medici, persone che visitavano tutti i pazienti contagiosi o meno, abbienti e miserabili senza chiedere nulla ai più poveri, anzi allungando scatole campione per i medicinali più i urgenti.

    1. Dario Lampa 5 dicembre 2024

      Sono d:accordo e dico agli sciagurati professori, medici e soprattutto politici che non si sono opposti al vaccino, anzi l:hanno difeso ad oltranza, che nel giuramento di Ippocrate (non d'ipocrita!) la prima regola e di non nuocere al paziente. Un'altra dice che prevenire è meglio che curare. Purtroppo la prevenzione porta pochi lucri alle multinazionali del farmaco.

    2. Nonso 5 dicembre 2024

      Alcune pratiche attuali vendute per prevenzione provocano malattie. E lì la prevenzione è un business.

    1. sbregaverse 5 dicembre 2024

      Chi s'aiuta il Ciel l'aiuta.

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