Di Franco Ferrè per ComeDonChisciotte.org
Qualche giorno fa un amico mi ha fatto pervenire lo screenshot di un libro che probabilmente stava leggendo in quel momento. La sua lettura agostana erano i “Quaderni dal Carcere” di Antonio Gramsci (sì, lo so, ho amici strani). La citazione era questa
“Creare una nuova cultura non significa solo fare individualmente delle scoperte ‘originali’, significa anche e specialmente diffondere criticamente delle verità già scoperte, ‘socializzarle’ per così dire e pertanto farle diventare base di azioni vitali, elemento di coordinamento di ordine intellettuale e morale. Che una massa di uomini sia condotta a pensare coerentemente e in modo unitario il reale presente è fatto ‘filosofico’ ben più importante e ‘originale’ che non sia il ritrovamento da parte di un’genio’ di una nuova verità che rimane patrimonio di piccoli gruppi intellettuali.”
La frase, che potrebbe tranquillamente essere sovrapponibile alla mission di siti come questo, può essere anche considerata la premessa necessaria per l’affermazione di quello che poi sarebbe diventato uno dei concetti più usati del pensiero del filosofo sardo, quello di “Egemonia Culturale”. Qui, in realtà, Gramsci non è ancora giunto a delineare come e con quale estensione le “verità già scoperte” che cita nel testo debbano poi essere tradotte in azioni reali, ma si vede molto bene la radice di quell’atteggiamento che nei decenni successivi l’area politico-culturale che anche dal suo pensiero è in qualche sghembo modo discesa ha poi fatto suo, ovvero la sua presunzione di superiorità prima di tutto intellettuale sulle altre persone meno colte.
Gramsci, però, non era affatto un intellettuale schizzinoso, anzi. Tuttavia viveva, pensava e scriveva in un contesto socio-politico nel quale l’analfabetismo era la regola e “farsi una cultura” aveva un valore univoco ed inequivocabile: leggere e scrivere prima, e studiare poi, significavano uscire effettivamente dall’ignoranza e capire meglio degli altri i meccanismi che regolavano il mondo: la conoscenza di base, quella che veniva dalla semplice esperienza personale, era in gran parte orientata alla lotta quotidiana per la sopravvivenza o poco più, e tranne rare eccezioni era comunque troppo limitata nello spazio (la gran parte delle persone viaggiava pochissimo o non viaggiava affatto) e nel tempo (l’aspettativa media di vita non superava i 50 anni) per permettere ai più di elaborare un pensiero originale sul mondo. Per questo frequentare qualcuno che possedeva gli strumenti innanzitutto culturali per interpretare in modo più ampio la realtà era merce rara, e su questa rarità Gramsci esorta i suoi lettori a fare leva, così da farsi ambasciatori il più possibile della diffusione dei concetti “giusti”, delle “giuste” categorie con cui leggere il mondo, in modo da spingere le altre persone ad agire di conseguenza e portare il mondo stesso verso una più retta via.
Questa visione del mondo, di cui Gramsci era giustamente consapevole nel suo tempo, andava diffusa in modo da diventare la più ampia possibile e creare la “massa critica” di persone consapevoli su cui si sarebbe potuto, a un certo punto, fare leva per cambiare le cose. Perché ciò avvenisse, appunto, bisognava che i “consapevoli” diventassero sempre di più ed occupassero man mano tutti i posti chiave di diffusione del pensiero per canalizzare i “giusti” concetti al maggior numero possibile di persone. Per questo fondò un giornale, e su questo si sarebbe dovuta fondare l’Egemonia Culturale dei suoi pari, forti della Verità e portatori del Bene a tutto il Popolo.
Poi che cosa è successo? Nei decenni del dopoguerra, molti anni dopo la morte di Gramsci, una lunga serie di circostanze ed eventi sia a livello mondiale che nazionale ha portato un consistente numero di persone che si riconoscevano (più o meno a ragione) nella parte politico-culturale erede di Gramsci ad occupare molti dei posti chiave nella sempre più ampia ed influente macchina dei Mass Media italiani. E non solo: persone più o meno riconducibili (alcuni per convinzione, altri per convenienza) a quell’area sono diventati magistrati, funzionari, dirigenti delle varie articolazioni della complessa macchina pubblica, al punto che negli ultimi decenni del secolo scorso e ancor più marcatamente nel nuovo millennio, la Sinistra autoproclamatasi erede di Gramsci può certamente dire di avere realizzato proprio quell’Egemonia Culturale che lui auspicava cento anni fa.
Tuttavia, facendo leva sull’aggettivo “criticamente” che Gramsci pone al centro del suo pensiero, è lecito porsi due domande:
- L’Egemonia è rimasta tale, cioè una forza magari preponderante nel campo culturale, ma non unica, o si è trasformata in qualcosa d’altro?
- La “Verità” degli eredi di Gramsci che ora è egemonica, è quella che Gramsci proponeva, oppure l’egemonia è stata messa al servizio di qualcosa di differente?
Riguardo alla prima domanda, è evidente a chiunque osservi con un minimo di distacco il dibattito pubblico che oggi la così detta Sinistra sembra essere andata ben oltre l’Egemonia, ed è passata al Controllo Culturale. Di fatto, è la Sinistra ad ispirare, in Italia come altrove in Occidente, il così detto “pensiero unico”, tanto da determinare giorno per giorno i temi del dibattito pubblico, determinando ampiezza ed estensione del “regime di ragione” (come lo definisce Andrea Zhok nella sua "Critica della Ragione Liberale") in vigore tempo per tempo, ovvero il novero di argomenti di cui si può discutere e, soprattutto, di cui NON E’ PERMESSO farlo. Esempi? Solo per limitarci agli ultimi tre anni: Covid, vaccini, riscaldamento globale, guerra in Ucraina, invasione di Gaza. E, risalendo un po’ più indietro, Euro, Unione Europea, Welfare, Debito Pubblico, immigrazione. Tutti questi argomenti hanno in comune il fatto di avere trovato, a un certo punto, una loro definizione di base (più avanti vedremo perché proprio quella), che poi è stata rimbalzata in migliaia di rivoli in tutti i canali del dibattito pubblico, diventando così INDISCUTIBILE. Il Covid era terribile e solo i vaccini potevano sconfiggerlo, mentre i vaccini stessi erano “sicuri per definizione”, il cambiamento climatico è “sotto gli occhi di tutti”, in Ucraina senza dubbio “c’è un aggredito e un aggressore”, l’Euro è “irreversibile” e “ci fa lavorare un giorno in meno guadagnando come un giorno in più”, il debito pubblico è “brutto brutto” perchè “lo Stato è come una famiglia” (oppure, variante berlusconiana, “lo Stato è “come un’impresa”) etc etc. Questo è solo un breve e limitato elenco di temi sui quali da anni (decenni?) anche la più flebile voce critica o semplicemente dubbiosa viene immediatamente bollata con l’aggettivo che prima era riservato all’Olocausto nazista, simbolo di qualcosa talmente evidente che non si poteva negare, ma oggi è ormai sulla bocca di tutti: negazionista. Ormai non si può parlare in pubblico su uno di quei temi se non si premette qualcosa tipo “non sono un negazionista del XXX, ma…” oppure “l’Euro è stata una conquista per il nostro paese, ma…” oppure ancora “non mi sta simpatico Putin, ma...”. Eppure, ognuno di questi temi è il risultato di un insieme molto complesso di fattori, che ha posto e pone tuttora problemi di enorme rilevanza, diremmo quasi di sopravvivenza per il nostro modello sociale, temi che andrebbero discussi pubblicamente e sviscerati da molti diversi punti di vista prima di prendere una direzione o l’altra, prima di decidere da che parte stare (o SE stare da una parte). Sono temi complessi, carichi di conseguenze, che avrebbero un disperato bisogno di essere esaminati, valutati, discussi, soppesati tramite una pluralità di voci, e invece… invece niente. Nell’Euro “irreversibile” siamo entrati alla chetichella, senza nessun referendum e dopo un dibattito parlamentare semiclandestino, sul Covid si è viaggiato per due anni a colpi di Decreti del Presidente del Consiglio, così come pochi minuti dopo l'inizio dell'Operazione Speciale in Ucraina o l'attacco di Hamas a Gaza sono partite le dichiarazioni pubbliche “senza se e senza ma” che diventano poi il regime di ragione sull’evento stesso. Senza approfondimento, senza riflessione, senza valutazioni delle conseguenze di prendere una strada o l’altra, niente. Come i cani di Pavlov. Con tanto di decreti “anti fake news”, algoritmi che bloccano le fonti meno allineate e commissioni di “esperti” a certificare cosa si può dire e cosa no. Fino alle recenti grottesche notizie che giungono dal Regno Unito, dove importanti cariche pubbliche parlano pubblicamente di reati degni della Psicopolizia Orwelliana.

Questa non è “Egemonia”, questo è CONTROLLO. Non credo che Gramsci avrebbe approvato.
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Venendo alla seconda domanda, sarebbe già preoccupante se gli argomenti egemonici imposti dal regime di ragione della Sinistra fossero ancora del tipo di quelli che trattava Gramsci, cioè, semplificando, temi “di Sinistra” che, citando l'ultimo libro di Sara Wagenknecht (prefazione di V.Giacchè),
"Sinistra” era un tempo sinonimo di ricerca della giustizia e della sicurezza sociale, di resistenza, di rivolta contro la classe medio-alta e di impegno a favore di coloro che non erano nati in una famiglia agiata (...). Essere di sinistra voleva dire perseguire l’obiettivo di proteggere queste persone dalla povertà, dall’umiliazione e dallo sfruttamento, dischiudere loro possibilità di formazione e di ascesa sociale, rendere loro la vita più facile, più organizzata e pianificabile. Chi era di sinistra credeva nella capacita della politica di plasmare la società all’interno di uno Stato nazionale democratico e che questo Stato potesse e dovesse correggere gli esiti del mercato. […] Naturalmente ci sono sempre state grandi differenze anche tra i sostenitori della sinistra. […] Ma nel complesso una cosa era chiara: i partiti di sinistra, che fossero socialdemocratici, socialisti o, in molti paesi dell’Europa occidentale, comunisti, non rappresentavano le élite, ma i più svantaggiati.
Sarebbe “giusto”, ma comunque sarebbe preoccupante se fosse così, perché l’assenza di dibattito è un male in sé di qualunque sistema politico, anche il meglio intenzionato. Peccato che oggi i portatori (insani) di Egemonia Culturale non portino più avanti temi di quel genere, ma praticamente l’opposto. Tutti i temi sopra ricordati, su cui è incardinata l'egemonia odierna, realizzano, infatti, uno o più interessi delle élites o di parti di esse, sia attraverso la determinazione di vantaggi materiali tangibili (ad es. le industrie farmaceutiche che si arricchiscono coi vaccini) sia attraverso la realizzazione di “stati di fatto” che, pur danneggiando il proprio paese, poi possono essere usati in loro favore (ad es. fare carriera nelle istituzioni europee dopo avere “servito” l’Euro fedelmente). Ognuna di quelle “verità” era strettamente funzionale a qualcosa di favorevole per le élites, la cui affermazione era finalizzata generalmente a qualcosa di molto diverso da quello che veniva detto pubblicamente (memento il Pedante: se qualcosa non serve, serve a qualcos’altro). Per non parlare poi del “fuoco di copertura” esercitato quotidianamente dagli egemoni tramite i mass media con la miriade di temi irrilevanti elevati a centro del dibattito pubblico, ma sempre al servizio di egemoni che, ognuno nel proprio campo, si fanno portatori di una non-cultura genericamente definibile Woke, con tutto il suo pericoloso corollario di cose (fondamentali) da “smontare”. Insomma: non è azzardato dire che, oggi, gli Egemoni sono dei veri e propri “cavalieri del Male”, portatori di idee del tutto opposte a quelle di Gramsci, idee che, al momento, a sinistra solo la ricordata Sarah Wagenknecht sembra criticare.
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Sarah Wagenknecht[/caption]
E’ paradossale, ma è così. Gramsci aveva ragione, l’Egemonia Culturale era necessaria per far cambiare rotta alla società, peccato però che l’Egemonia che lui auspicava è stata sì realizzata dai suoi presunti eredi, mettendola, però, al servizio di finalità opposte a quelle che avrebbe voluto lui. La società sta cambiando rotta, ma non va dove sperava Gramsci. Va dall’altra parte, in sostanza – date le numerose ed insanabili aporìe di cui è portatrice - va contro al muro.
Speriamo che il muro regga, in modo che, dopo lo schianto, si possano almeno raccogliere i cocci per ripartire, sperabilmente non verso una qualche forma di nuova Egemonia.
Di Franco Ferrè per ComeDonChisciotte.org
15.08.2024
Chiara Pinna 16 agosto 2024
Antonio Gramsci è stato non solo un intellettuale, un politico e un uomo integro e illuminato, ma soprattutto un grande maestro col suo esempio di vita. Che né Stalin né Togliatti lo amassero è cosa nota. Che Mussolini avrebbe preferito concedergli una grazia che mai Gramsci avrebbe chiesto, è altrettanto noto, e in fondo dobbiamo ringraziarlo perché non solo non è riuscito "a non far funzionare quella mente", ma anzi ha fatto sì che arrivassero sino a noi sia i "Quaderni dal carcere" che le lettere. Dopo aver letto tutto Gramsci entro i 25 anni, mi resi conto che nessuno schieramento politico che si rifacessi al comunismo aveva appreso il suo pensiero e la sua lezione, soprattutto in quell' autocritica che era uno dei fattori più importanti della sua visione partitica. Oggi, i politici che lo citano a destra e sinistra, lo fanno per biechi scopi propagandistici, e sono come in tutto, volgari opportunisti.
Martin 16 agosto 2024
E come no! Il concetto e la strategia dell'egemonia culturale di Gramsci si basa, come nel pragmatismo e utilitarismo anglosassone, sul principio che "è vero ciò che utile" alla causa del proletariato - e giu' balle e favole a go-go.
E' la strategia usata dalla repressione culturale stalinista, e oggi dal neoglobalismo per presentare come scientifiche teorie che non lo sono neanche un po (global warming antropocentrico, razze umane come meri social construct grazie alla critical race theory , e gender theory).
La verità e' l'esatto contrario di tale approccio, ossia "e' utile ciò che è vero".
E tanto per restare strettamente sulla tematica, e' proprio grazie all'egemonia culturale di Gramsci che la maggior parte delle persone crede che Gramsci sia morto in carcere a causa delle dure condizioni detentive inflittegli dal fascismo.
Ma che bella favoletta! Gramsci da bambino ebbe l'atroce disgrazia di contrarre il morbo di Pitt, ossia una tubercolosi ossea al tempo incurabile, che lo rese alto solo 1 metro e mezzo, gobbo, deforme e con infiniti problemi. Il fascismo lo scarcerò per permettergli di curarsi, ma non c'era cura per un morbo del genere, ed infatti morì.
E visto che ci siamo, un altro scarcerato affinche' si curasse con successo dalla tubercolosi (non ossea), per diretta intercessione con Mussolini del socialista Lombardi, rimasto sempre in rapporto epistolare con il Duce, fu Sandro Pertini. Il quale si sdebitò ordinandone la fucilazione "come un cane rabbioso", donde l'osceno spettacolo di Piazza Loreto.
Martin 16 agosto 2024
Basta fare a meno di indicare l'egemonia culturale di Gramsci come una strategia positiva e liberatoria, invece che falsa ed oppressiva
Arthur 16 agosto 2024
"Qualsiasi classe egemone della storia ha applicato il concetto di “egemonia culturale”, fosse questa dichiarata o meno, teorizzata o meno. Non è certo un portato gramsciano, figuriamoci"
Su questo hai chiaramente ragione.
Però io non parlerei di "classe egemone" ma di "sistema di potere".
Un sistema di potere crea una rete di potere che gli sia funzionale.
Una o più classi possono essere egemoni nel sistema e nella rete di potere.
La verità è che il vezzo, da parte di alcuni esseri umani, di voler esercitare una qualche forma di egemonia è sempre funzionale al dominio che si pretende di imporre e giustificare.
Aggiungo che la sete di dominare è, molto banalmente, la bestiale sublimazione della legge del capo branco che regola la vita di gruppo nel mondo animale.
Gli uomini che desiderano dominare, comandare, egemonizzare, sono ominidi incapaci di scrollarsi di dosso gli istinti animaleschi e ancestrali che scandivano la vita in uno stadio evolutivo precedente alla civilizzazione umana.
In sostanza: chi gode e si sente realizzato nel dominare gli altri è, di fatto, un animale.
Martin 16 agosto 2024
E bravo, ma allora potresti spiegarcela, almeno negli elementi differenziali rispetto alla popolazione italiana, anch' essa al tempo principalmente dedita e vittima di agricoltura e pastorizia. Possiamo solo immaginare che la Sardegna fosse al tempo parecchio più arretrata dell'Italia centrale e settentrionale.
Arthur 16 agosto 2024
Hospiton, io non metto in discussione il disagio comprensibile, anzi sacrosanto e moralmente doveroso, provato da Gramsci e da altri, di fronte alle ingiustizie, ai soprusi e alle cattiverie perpetrate a danno dei derelitti.
La questione riguarda certe idee e soprattutto metodi finalizzati a creare un sistema che è prima di tutto una gabbia mentale, e si tratta di una gabbia pericolosa che libera da certe catene ma ne mette altre.
Le gabbie mentali sono state sempre pianificate da chi ha saputo lavorarci bene e in anticipo sui tempi.
Le due ideoligie dominanti oggi in Occidente, Liberalismo e (neo?post?)Marxismo, create e sparse al vento per imbonire e irretire rispettivamente borghesia e classi proletarie-contadine, ne sono l'esempio moderno più conclamato.
Hospiton 16 agosto 2024
Ho citato la Sardegna perché si parlava di Gramsci, mi sembra ovvio...in generale il ceto basso, proletari, contadini ecc, viveva in miseria ovunque, come dimostra il numero spropositato di emigrati che partirono da ogni regione italiana dal 1870 in poi. Ecco in quale clima attecchirono comprensibilmente le idee socialiste
Hospiton 16 agosto 2024
Condivido il discorso sulle gabbie mentali, ma credi che Gramsci intendesse concepire qualcosa di così disumano? Legioni di depensanti incapaci di un ragionamento autonomo? Io non credo, conosceva molto bene, meglio di noi, le gabbie "fisiche" gestite dal potere, e dati i suoi scritti dubito avrebbe voluto crearne di psichiche/culturali per soggiogare il popolo...non ne avremo mai la controprova ma, ripeto, non penso approverebbe l'indubbia egemonia culturale "dem" oggi osservabile, che alcuni attribuiscono a scuole francofortine e simili (io la associo invece al cartello bancario con tutto il contorno di multinazionali e fondi d'investimento... media e istituzioni culturali, ovvero i diffusori del pensiero unico, sono in mano a questi soggetti, gli studiosi di Francoforte furono al massimo uno strumento)
Martin 16 agosto 2024
E' fuori discussione che la borghesia italiana, peraltro piuttosto gracile, ha resistito in ogni modo alle richieste sia socialiste che del cattolicesimo sociale e del protestantesimo sociale. E lo stesso mutatis mutandis in tutta Europa.
ll liberismo economico e ed il sistema liberale europeo non era in grado di gestire il proletariato industriale, abbandonato agli alti e bassi di domanda e offerta. Si prospettava poi la temutissima saldatura delle richieste e rivendicazioni del proletariato industriale con quelle del mondo contadino (come poi accaduto in Spagna).
Ci ha pensato la Prima Guerra Mondiale a risolvere il problema.
Arthur 16 agosto 2024
Io credo che Gramsci e altri facciano parte di quello suolo di intellettuali che la massoneria ha imbonito e ingaggiato per divulgare le ideologie.
Poi, una volta che un sistema di pensiero si è sedimentato, questo è in grado di restare in piedi da solo, con periodici e opportuni innesti.
Mi spiace usare certi termini, ma si tratta purtroppo di utili idioti funzionali ai disegni dei burattinai.
Che poi all'interno del mondo marxista e del mondo liberale ci siano figure che hanno condotto indagini e riflessioni in studi degni e meritevoli, non ho nulla da eccepire.
E aggiungo che purtroppo in certi casi, in verità non pochi, c'è stata comunque malafede.
La percezione e il quadro che abbiamo degli eventi degli ultimi secoli in Occidente è, a mio avviso, largamente falsato da occultamenti e menzogne.
La mia fiducia nella storiografia ufficiale è ormai prossima allo zero.
Hospiton 16 agosto 2024
Mah, avendo letto un bel po' di libri di/su Gramsci fatico a ritenerlo un fesso manipolabile a piacimento, anzi mi è sempre parso uno degli intellettuali più lucidi del suo tempo... ma era comunque un uomo solo, inviso anche a molti presunti compagni (la malafede, come ben dicevi), e il Potere è fenomenale nello sfruttare divisioni, bassezze, inimicizie. Il loro vantaggio principale in fondo è dato da una maggiore organizzazione e disponibilità di mezzi, informazioni, conoscenze. Prende una teoria potenzialmente rivoluzionaria o comunque scomoda, attraverso intellettuali di corte, programmi scolastici, università e teatrini culturali vari la priva delle parti nocive per i propri interessi e ne divulga una versione "aggiustata", atta a plasmare la società secondo le esigenze del momento...mi pare ciò cui stiamo assistendo oggi in Occidente. Sulla storiografia ufficiale purtroppo concordo, quantomeno su parte di essa. La cosa migliore che si può fare è confrontare le fonti, diversificarle, personalmente cerco di reperire studi poco pubblicizzati, saggi non destinati alla divulgazione di massa e quindi in grado di superare il vaglio della censura.
Martin 16 agosto 2024
L'incrocio tra Marx e Freud operato dalla scuola di Francoforte, contro lo Stato autoritario ed al tempo stesso contro la personalità autoritaria, e' alla base di tutto l'apparato culturale oggi dominante, ed esitato nelle recenti oscenità della critical race theory e della gender theory.
Non c'e' modo di sottovalutare la portata devastante delle teorie di Marcuse, Adorno, Horkheimer, Habermas e Fromm.
Arthur 16 agosto 2024
Hospiton, purtroppo la Massoneria (con annessa rete di potere e cordate varie) è riuscita ad accalappiare sovrani, aristocratici, borghesi, artigiani, proletari, politici, studiosi, artisti, letterati, intellettuali, scienziati, medici, militari, magistrati, ecclesiastici.
In molti casi i soggetti da cooptare venivano adocchiati, soprattutto se giovani, con metodi che rivelavano una scaltrezza sconcertante.
Uno degli esempi emblematici è quello di Mozart, la cui morte è verosimilmente da collegare a una resa di conti tra poteri che in quel frangente storico si stavano scontrando.
Personalmente ritengo che ci siano buone probabilità per pensare che la morte di Mozart sia stata un incidente politico o addirittura un vero e proprio omicidio politico pianificato e attuato dalla polizia segreta asburgica (colpirne uno per educarne cento) o dalla massoneria (poiché non è da escludere che Mozart passasse informazioni ai servizi segreti imperiali facendo il doppio gioco, forse sotto ricatto).
Se sei interessato ad avere un quadro più completo, ti consiglio di leggere questo lungo articolo, molto ricco di informazioni storiche corrette (chi possiede informazioni storiche relative alla vita di Mozart e ai suoi legami, riesce a cogliere molto bene tutto).
http://www.giusepperausa.it/massoneria_e_scenari_europei.html
Si tratta di un articolo di Giuseppe Rausa su Mozart e la Massoneria.
Martin 16 agosto 2024
La versione ufficiale della storia dell'intero1900 - WW2 ovviamente inclusa - e' largamente falsa per distorsione, falsificazione e soprattutto omissione di centinaia di fatti, o negati o arbitrariamente ridotti o sviliti a dettagli.
E' la versione dei vincitori, pur con alcune differenze tra quella occidentale e quella russa.
Hospiton 16 agosto 2024
Ecco, e chi domina "l'apparato culturale dominante"? Perché non ti poni/ci poniamo questa fondamentale domanda? Non c'è modo di confutare il fatto che le università, i media, le istituzioni culturali che han divulgato (e spesso distorto) il pensiero di questi studiosi siano nelle mani di poteri altolocati, interessi miliardari, e non si tratta certo di magnati e banchieri marxisti. Anche ammettendo la pericolosità delle teorie di un Horkheimer e dei francofortini in generale, non sono stati loro a pianificare le agende occidentali ma chi detiene il potere finanziario e economico. Gli intellettuali rappresentano al massimo un braccio operativo, se si rivelano scomodi finiscono relegati nell'editoria di serie C, in caso contrario te li ritrovi nei programmi universitari.
Hospiton 16 agosto 2024
Lo leggerò senz'altro Arthur, una vicenda interessante. In quanto al discorso dei condizionamenti massonici mi sembra un po' troppo vago, sappiamo solo in parte quanti dissidi siano sorti all'interno della Massoneria stessa... insomma non posso valutarne l'operato pluri-secolare come se si trattasse di un blocco monolitico con obiettivi unicamente distopici, almeno non sulla base delle conoscenze in mio possesso.
Martin 16 agosto 2024
Comprendo quello che intendi, ma le teorie della scuola di Francoforte sono all'origine di buona parte della contestazione degli anni 60 e 70. In quei tempi erano minoritarie, oggi invece sono l'ideologia dominante, via critical race theory e gender theory, etc.
I movimenti intellettuali e culturali in questione agiscono da sempre insieme, o sono sostenuti, da elites politiche, economiche e finanziarie in ascesa o già dominanti. Non si tratta di ingenui pensatori. L'elite oggi dominante e' la lobby neoglobalista.
Hospiton 16 agosto 2024
Non sostengo che siano stati ingenui pensatori, dovrei studiare in modo più approfondito le loro opere e i profili biografici per provare a farmi un'idea più compiuta circa le loro finalità, semplicemente affermo che non hanno avuto potere economico pertanto non prendevano loro le decisioni. Al massimo gli intellettuali di regime fungono da consiglieri, studiano strategie culturali modellate sulle esigenze dei loro "mecenati". Ecco, parliamo delle lobbies neoglobal allora, non di sinistra o marxismo perché questi neoglobal non sono di sinistra né marxisti, Larry Fink e Stephen Schwarzman paiono dei marxisti militanti? Il nuovo barone Rothschild auspica una classe operaia al potere? E i parvenu alla Bezos che ci fanno la morale sulla sostenibilità sarebbero fan del barbuto di Treviri? Considerando le crociere su yachts da 500 milioni di dollari direi di no. Si tratta di meri sciacalli iper-abbienti affamati di denaro, potere e chissà che altro, individui che pur di dominare userebbero e distorcerebbero qualsiasi teoria utile ai loro obiettivi. Parlano tanto (attraverso media e social di loro proprietà) di gender fluid e amenità arcobaleno ma stranamente si dimenticano i diritti sociali, ecco perché fatico a definirli marxisti (le rivendicazioni sociali erano una delle colonne portanti del Marxismo d'antan). Questi del marxismo (mi chiedo che ne penserebbe Marx di molti suoi presunti seguaci novecenteschi) han rielaborato in modo cervellotico ciò che tornava loro utile, mentre il resto del pacchetto l'hanno accantonato con cura. Facciata progressista e inclusiva, conto in banca un po' meno
Martin 16 agosto 2024
Concordo ma per esempio, prima del femminismo si richiedeva che lo stipendio di un operaio o di un impiegato mantenesse la moglie casalinga e uno o due figli.
Dopo l'entrata in massa delle donne nel mondo del lavoro conseguente al femminismo, la richiesta in questione e' da decenni diventata una barzelletta: per tirare su uno o due figli devono lavorare entrambi.
La lobby neoglobalista sta distruggendo l'identità delle società nazionali occidentali attraverso l'immigrazione di massa e l'indebolimento dei poteri dei Governi nazionali. Che sia o no l'obiettivo, e' secondario, perche' cmq si va verso la distruzione del Welfare State europeo, perche' qualunque idiota afferra che il Welfare State europeo non puo' sopravvivere all'immigrazione di massa ed alla impossibilità degli Stati europei di ricorrere ai deficit per finanziarlo. Gli USA possono ancora stampare moneta e scaricare gran parte delll'inflazione sul mondo, noi Europei no.
Le teorie neoglobaliste, assistite dalle teorie della scuola di Francoforte, dal multirazzialismo e multiculturalismo, dalla critical race theory alla gender theory, fino alla propagandata apertura totale delle frontiere, assistono il consenso e rendono efficaci le strategie del neoglobalismo, sono tutt'uno con il neoglobalismo.
Per farla corta, da cittadini di una comunità nazionale che eravamo, siamo sempre più sviliti a meri abitanti di un territorio, o proprio al massimo di meri utenti. Ci governa Bruxeles, agli ordini dei Dem USA.
BrunoWald 16 agosto 2024
Infatti, gli esuli della scuola di Francoforte furono accolti con tutti gli onori negli USA.
Hospiton 16 agosto 2024
Sul fatto che sia in atto una demolizione scientifica della società europea, o meglio del ceto medio-basso (aspetto da evidenziare cento volte) portata avanti da ambienti elitari identificabili come "globalisti", credo ci siano pochi dubbi. Ma, ripeto, che c'entrano questi influenti magnati e banchieri con il marxismo? Li definiamo marxisti solo poiché han speculato astutamente su teorie partorite a Francoforte da presunti seguaci giocoforza non autorizzati di Marx (deceduto 50 anni prima che nascesse la Scuola di Francoforte)? Che questi globalisti siano fanatici marxisti per me si può tranquillamente escludere, mai letto che tra gli obiettivi del marxismo comparisse la demolizione controllata del tessuto socio-economico europeo. A me risulta che il massimo potere osservabile sia quello bancario-militare-industriale, in quale opera Marx ha mai auspicato tale scenario? Nessuna, che io sappia...che abbiano utilizzato teorie marxiste o pseudo-tali, adeguatamente private del potenziale esplosivo, è plausibilissimo, del resto siamo davanti ai professionisti della mistificazione, ma questo non fa certo di loro dei marxisti: rimangono oligarchi anglo/ashkenazi
BrunoWald 16 agosto 2024
"Continuiamo pure a pensare che i mali odierni siano riconducibili al marxismo"
Questa è una polemica piuttosto accesa qui su CDC, ultimamente, ma credo che bisognerebbe fare un pò di chiarezza da entrambe le parti, per cercare di stemperarla.
I mali odierni non sono affatto riconducibili al marxismo, proprio come non c'è nessuna "nazi-UE" o "fascismo sanitario". Simili semplificazioni servono solo a confondere le idee.
Direi che la pars destruens del marxismo è stata utilizzata dai sicari del capitale per i loro fini, e che numerosi ex-marxisti si sono prestati al gioco; poi ci sono i "lupi con veste d'agnello", tipo i fabiani... In ogni caso è palese che il Brave New World che stanno costruendo non ha nulla a che vedere né con il socialismo né con il fascismo, se non forse come maligne caricature.
BrunoWald 16 agosto 2024
Da adolescente, imbottito di letture più o meno romantiche sui grandi personaggi della Storia, consideravo il potere politico come la massima realizzazione possibile per un essere umano.
Oggi lo considero la peggiore di tutte le schiavitù: si è posseduti dal potere, non il contrario, e infatti esso asserve e disumanizza un uomo, rubandogli letteralmente la sua vita.
Giudice Holden 16 agosto 2024
La versione ufficiale della storia, non solo quella dell'intero novecento. Vale da quella romana in poi.
Giudice Holden 16 agosto 2024
La metafora dell'anello tolkeniano è perfetta. Un saggio ha terrore del potere e di chi glielo concede.