E' tanto difficile da capire?

E' tanto difficile da capire?



Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org


La lingua batte dove il dente duole. Questo dente è l'indifferenza verso accadimenti del nostro tempo che arrecano grave danno al bene comune, inteso non come ente condiviso, come un parco pubblico, l'aria che respiriamo, un paesaggio, il sapere scientifico, ecc. ecc. Qui per "bene comune" intendiamo invece "l'insieme di quelle condizioni sociali, economiche, culturali ed ambientali che permettono a tutti i membri di una collettività di raggiungere il proprio benessere e la piena realizzazione personale", ovvero il bene di tutti e di ciascuno, condizione necessaria per una vita serena e il più possibile libera, felice ed appagante.

Questo dente duole molto a chi ha contezza dei principali misfatti socio-politici ed economici del nostro tempo, mentre è completamente anestetizzato per la maggior parte delle persone che non ne vogliono sapere, per non avvelenarsi quel poco di vita vera che gli è concessa, dopo tutte le limitazioni che sono diretta conseguenza delle violazioni di regole morali a tutela del bene comune, di cui sopra. Non si può quindi demonizzare chi non vede e non si preoccupa di queste angherie, calate dall'alto come fossero fatti sistemici inevitabili, perché lo fa per spirito di adattamento e sopravvivenza, nella società in cui necessariamente trascorre le proprie giornate. E se per caso gli si accende un barlume di comprensione su uno di questi misfatti, la reazione immediata è "non ci posso fare niente", quindi meglio comportarsi come se nulla fosse, sopportare e dimenticarsene, o rimuovere come direbbe Freud, come fan tutti, per consuetudine obbligata, o se si preferisce per conformismo.

Nei casi più clamorosi di scelte politiche contro il popolo, che non si possono nascondere, c'è sempre l'autorevole voce di turno che spiega "non c'è alternativa", come si trattasse di un evento naturale inevitabile per quanto doloroso.

Effettivamente esistono circostanze negative, verso le quali la società intera è impotente, come ad esempio la condizione di colonizzati da una potenza straniera dalla forza soverchiante, contro la quale sarebbe suicidario opporsi (eppure alcuni Popoli lo fanno). Ci vuole tanto, troppo coraggio, quando tutto sommato si riesce comunque a campare, magari anche decentemente, pur accettando mille compromessi.

Esistono invece molti altri aspetti della realtà sistemica che sono gravemente contrari al bene comune ma sono altresì sanabili, se solo la società lo volesse, tramite decisione politica. Ma allora perché esiste un consenso maggioritario all'accettazione della continuità dei danni e dei disagi che tale malgoverno comporta? Una risposta è già stata data in premessa, con la metafora del dente anestetizzato, in modo permanente.

Non dimentichiamo però il ruolo della comunicazione mediatica, come informazione, pubblicità, intrattenimento (con sconfinamenti anche nell'istruzione), tramite potenti strumenti tecnologicamente avanzati che giocoforza si concentrano nel possesso e nel controllo centralizzato delle élite del potere finanziario, quello che condiziona ogni altro potere, compreso quello politico che in teoria dovrebbe essere autonomo e di ordine superiore. In pratica non lo è anche per la capacità di queste élite padronali di estorcere consenso alle masse, semplicemente usurpando lo spazio della cultura popolare in tutti i sensi, anche ideologicamente, dopo averne comprato e indirizzato gli agenti.

Tutto ciò è ben noto ai più avveduti, una minoranza che non rinuncia a ragionare con la propria testa, ma non sa comunque come uscirne.

Però, argomento per argomento, si può sempre provare ad illuminare l'oscurità prodotta dalla propaganda con la provocatoria domanda "è tanto difficile da capire?", che stimola l'interlocutore occasionale ponendolo di fronte alla propria stupidità funzionale al conformismo, ai limiti dell'infermità mentale. Cosa non facile, se non pericolosa, che richiede quanto meno un'autorevolezza sufficiente a contrastare la forza persuasiva della pseudocultura sistemica dominante, potentissima al punto di riuscire a nascondere l'evidenza dei fatti, la cui conoscenza è la prima vittima proprio di un'informazione di massa manipolata senza ritegno, anche con la menzogna e la censura.

Tuttavia ci sono momenti nella storia che segnano il passaggio da un regime estremo di condizionamento forzoso ad un nuovo anelito di libertà, di ribellione per rifondare un sistema altrimenti irriformabile dal proprio interno. La domanda ovvia, dopo i recenti casi clamorosi di disvelamento di misfatti al di là di ogni immaginazione complottista, è "se non ora quando?"

Da una prospettiva storica queste mutazioni qualitative di sistemi consolidati possono essere interpretate come una lenta ma inesorabile forma di maturazione sociale, che procede per quanti di civiltà, grazie a improvvise rivoluzioni, la cui fattibilità testimonia la capacità popolare di riconquistare la saggezza perduta a causa di regimi reazionari. Il cattivo prodotto di queste forze reazionarie è come se contenesse dall'inizio una data di scadenza, che a tempo debito obbliga al consumo di un nuovo prodotto fresco, di natura opposta. E' una sorta di evoluzione della specie in chiave culturale, la sola che ne può garantirne la sopravvivenza. Chi vivrà vedrà, se l'homo "sapiens" si dimostrerà tale il numero di volte che ci vuole per meritarsi un posto in questo mondo, possibilmente un posto al sole.

Liberté, Égalité, Fraternité era tanto difficile da capire più di 2 secoli fa? Da allora ne sono successe di cose, tra le quali l'istruzione obbligatoria fino a una certa età, che con alti e bassi qualitativi ha comunque garantito un limite inferiore all'ignoranza, intesa in senso letterale, non dispregiativo. Eppure siamo qui ora, nell'era dell'intelligenza artificiale, a registrare tassi di stupidità naturale di per sé incomprensibili, se non calati nei fenomeni sociali accennati sopra.

Questo ci dice quanto le forze reazionarie siano potenti, ma questa non è una buona ragione per ritenerle invincibili. Anche perché, come già accennato, oggi più che mai si fondano sul denaro, sulla sua concentrazione per cattiva gestione voluta da chi per primo ne ha compreso la potenza, che è principalmente una potenza ricattatoria e corrutrice, domabile solo attraverso una gestione pubblica della moneta e della relativa economia monetaria, prima ancora che politica.

In realtà non c'è un ordine d'importanza tra i due aggettivi che connotano l'economia, essendo i due aspetti talmente interconnessi da essere indivisibili. Così come è indivisibile la nostra vita dall'uso della moneta, all'interno della società, per come è concepita ora e sicuramente anche nel futuro prossimo. Da metallica a cartacea a elettronica la moneta si è evoluta rapidamente come il resto delle nostre abitudini, ma la sua essenza è sempre la stessa, che va capita per poter essere piegata al servizio della comunità. L'impero unipolare con la supremazia del dollaro sta per crollare, come è nel destino di tutti i precedenti imperi, pertanto non c'è migliore occasione per restituire ai Popoli la sovranità che spetta loro tramite una gestione pubblica della moneta saggia, trasparente e democratica, come ad esempio illustrato negli articoli originali della nostra Costituzione, pur concepita quando gli archivi erano ancora tutti cartacei.

A maggior ragione nell'era dei super computer questa questione di base va affrontata e risolta una volta per tutte, con una rivoluzione che ci protegga dalle follie dei deep state impazziti.

Non sarà certo facile da fare, ma è così difficile da capire? E' difficile da capire che una Banca Centrale sottratta al controllo pubblico (divorzio BC-Tesoro) non è resa "indipendente", ma consegnata al controllo più privato che esista, quello dei "padroni universali"? Che di conseguenza la possono governare con la potenza dei sistemi informatici per controllare le masse, impoverendole, e i singoli, con potere d'interdizione dalla vita sociale di chiunque non si conformi al loro sistema?

Come questa sono tante le altre realtà negative, anche più semplici da comprendere, che imperversano su tutti noi restando impunite. Ma metaforicamente oggi ad ognuna di esse si può tagliare la testa grazie anche solo al consenso popolare, per rifondare le società moderne con approssimazioni successive all'utopia democratica, che si è già affermata come principio irrinunciabile, per quanto tradito. Basta rendere facile il capire come funziona il nostro mondo di esseri umani, senza arrendersi mai nel tentativo, talvolta eroico, di farlo.

Chiunque abbia i mezzi intellettuali e il tempo necessario per studiare e comunicare il funzionamento del sistema con tutte le sue schifezze, è tenuto a farlo dalla sua coscienza, come già fanno molti nostri validi referenti "alternativi", specializzati nei vari settori d'interesse.

Talvolta litigano tra di loro, cedendo ai personalismi, ma nell'insieme tracciano un quadro complessivo convergente nel comprendere che questo nostro sistema è troppo difettoso per poter essere semplicemente riformato in meglio. Ed è questo il brodo di coltura di una rivoluzione prossima ventura, necessaria per sanare un aria ormai quasi irrespirabile, non solo in senso figurato.

Fortunato chi riesce a rendersi protagonista, anche solo nel suo piccolo, di questa trasformazione epocale, che senza l'apporto costruttivo di tutti noi, Dio non voglia, potrebbe anche fallire.

Viceversa tutti saranno testimoni partecipi di un salto quantico straordinario, che ci proietta verso nuovi sistemi compatibili col futuro evolutivo dell'uomo, della sua conoscenza e tecnologia, ma soprattutto della sua migliore qualità umana, o semplicemente "umanità", ancora latente ma già in gran parte diffusa, pronta per un balzo rivoluzionario verso il bene dettato dal cuore.


Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org


25/08/2026

Commenti (4)

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    1. akel 26 agosto 2026

      Da quello che lei scrive il «bene comune» è solo quello che è un «bene» per l’uomo.
      Lei dice chiaramente che l’ambiente che ci ospita e tutto quello che lo compone devono dimenticare le loro necessità e sottomettersi alle esigenze dell’uomo perché questo possa raggiungere «la piena realizzazione personale», «il proprio benessere»!
      Questo si chiama antropocentrismo il quale, come sempre, scivola immediatamente nell’etnocentrismo, perché secondo lei chi decide cosa sia il «bene comune» lo può fare solo a partire dal significato dei concetti che formano la sua definizione di «bene comune» che sono concetti della «civiltà occidentale».
      Esistono invece comunità umane per i quali il «bene comune» si realizza accettando e rispettando le necessità di tutti gli elementi che compongono l’ambiente che li ospita.
      È facile capire che è esattamente il contrario di quello che lei dice.
      Sono comunità che più o meno 500 anni fa hanno ricevuto con doni gli uomini della «civiltà occidentale» che, guidati dalla coscienza, illuminati dallo spirito e fedeli agli insegnamenti cristiani, li hanno invece incatenati e sbattuti nella stiva di una nave per poi offrirli all’imperatore come schiavi (basta leggersi i diari di colombo). Non è forse così (50 milioni sterminati solo nel continente americano), rispettando solo i propri «valori» che la civiltà occidentale ha creato una buona parte delle «condizioni sociali, economiche, culturali ed ambientali che permettono a tutti i membri di una collettività di raggiungere il proprio benessere e la piena realizzazione personale»?

    2. AlbertoConti 26 agosto 2026

      "E' facile capire che ...." No, per lei è molto difficile capire quello che c'è scritto, che non corrisponde affatto all'immagine che lei se ne fa, per astiosa prevenzione verso tutto ciò che sa di occidentale. Vivendo qui le dev'essere difficile la vita, perchè non se e va in amazzonia? Io sono occidentale perchè ho vissuto qui, e non accuso un australiano di essere australiano, cosi come non pretendo che abbia i miei stessi punti di vista. Lui ragiona da australiano (va bene come esempio qualunque altro Paese) ed io da italiano, e magari su molte cose siamo anche concordi. Eppure conosco benissimo i misfatti compiuti nei secoli dagli occidentali, e li condanno come qualsiasi altro misfatto, come predico continuamente il rispetto per l'ambiente, ben sapendo che viene trasformato dall'uomo a proprio vantaggio, in una misura come pochi animali sanno fare, eccettuato i castori, le api, ecc. ecc. Potrei andare avanti ma sono già pentito di risponderle. Mi riprometto di non farlo più, qualunque provocazione riceva da lei. Capisco che non serve a niente, la lascio ai suoi miti e le auguro di esserne felice così. Bye.

    3. akel 27 agosto 2026

      «quello che c’è scritto» è: «“bene comune” intendiamo invece “l’insieme di quelle condizioni sociali, economiche, culturali ed ambientali che permettono a tutti i membri di una collettività di raggiungere il proprio benessere e la piena realizzazione personale”».
      È facile capire che la sua è una definizione di “bene comune” che usa solo concetti della «civiltà occidentale». O sbaglio? Cosa non corrisponderebbe a che cosa?
      Io invece parlo di comunità umane per le quali il “bene comune” È il bene di tutto quello che compone l’ambiente che li ospita. Il loro “bene comune” È il “bene comune” delle formiche, del giaguaro, degli alberi e di fiumi, delle aquile e dei serpenti… di tutto quello che forma l’ambiente che li ospita.
      Coincidentemente queste comunità umane non sanno minimamente cosa siano gli dei, la verità, lo spirito, il bene, la famiglia… E non hanno bisogno di coscienza e neanche di rispetto per realizzare questo «bene comune». Semplicemente lo vivono.
      E queste comunità, altra coincidenza, in 15000 anni non hanno mai fatto la guerra, sterminato animali, devastato il territorio. Ma per lei, con la sua astiosa e superba indifferenza verso queste comunità umane, tutto questo non signifaca niente.
      Per lei è molto più importante il messaggio carico di amore che il suo buon dio ha lanciato nella prima benedizione all’umanità nella genesi: ««Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”». Non è la stessa cosa che lei ha scritto? ci manca solo il «rispetto»? ma certo io forse sbaglio e se sbaglio per favore mi spieghi…

    1. GioCo 26 agosto 2026

      No non è difficile capire, ma accettare.
      Accettare di essere governati da psicopatici pericolosi col sorriso. Accettare che chi ce li impone con la forza non accetta alternative. Accettare che questo comporta l'obbligo di esserne complici. Accettare che il male proiettato altrove è sempre stato in casa. Accettare che la nostra ESTREMA debolezza non consente molte alternative e (putroppo) nemmeno la resa fatalista è un alternativa possibile. Qualcuno dice che un intervento divino è necessario: no, se continua così si risolverà da sola, nel peggiore dei modi ma si risolverà da sola e senza ne vinti ne vincitori. Se dai un kalashnikov carico senza sicura a un essere con la dimensione mentale di un poppante convinto di essere la mente di Dio in terra non puoi aspettarti nulla di buono.
      Per il resto la tecnologia è roba nostra e così come l'abbiamo data possiamo toglierla dalle mani di sti inetti, anche subito. Ma non senza prima accettare la condizione che viviamo. Il passaggio è dolorosissimo e insufficiente (poi è necessario farsi responsabili anche per gli inetti) ma obbligatorio.

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