È la fine dell'impero di Soros?

Il ritiro dall'Europa è atteso da tempo

georg_soros

Thomas Fazi – UnHerd – 11 settembre 2019

Anche se in ritirata, l'impero Soros è oggetto di un'isteria febbrile. Quando, lo scorso dicembre, il 93enne George ha finalmente ceduto il controllo della sua Open Society Foundations (OSF) al figlio 37enne Alexander, molti dei suoi sostenitori liberali si sono chiesti se fosse l'inizio della fine. Ora i loro peggiori timori sembrano essere stati confermati: con il pretesto di un "radicale cambiamento di direzione strategica", l'OSF sembrerebbe ritirarsi di fatto dall'Europa, e al personale è stato comunicato che l'organizzazione "terminerà in gran parte i finanziamenti all'interno dell'Unione Europea".

Prevedibilmente, la notizia ha scatenato il panico nel cuore dell'establishment progressista europeo, che da tempo vede in Soros Sr un alleato cruciale nella lotta contro la destra populista e che fa grande affidamento sui finanziamenti dell'OSF. Nel corso degli anni, la Open Society ha donato miliardi a innumerevoli ONG, think tank e organizzazioni mediatiche europee, che comprensibilmente non hanno preso bene la notizia del ridimensionamento.

Di fronte alle accuse secondo cui il ritiro dell'OSF "non potrebbe arrivare in un momento peggiore per il progetto europeo", Soros Jr si è affrettato a chiarire che l'OSF stava semplicemente spostando la propria attenzione più a Est, verso i Paesi dei Balcani non appartenenti all'UE e, soprattutto, verso l'Ucraina, dove Soros ha sostenuto organizzazioni filo-occidentali per decenni, al fine di aiutare quelle nazioni "a lavorare verso l'adesione all'UE" e a contrastare l'influenza russa. "L'Unione europea è ancora un faro globale dei valori che caratterizzano il nostro lavoro", ha assicurato.

Ci sono due modi di vedere la cosa. Il primo è che l'OSF considera la sua missione di assicurare un consenso liberal-progressista nell'UE come ampiamente compiuta e può quindi permettersi di spostarsi in aree più "arretrate" del continente. Se si considera l'ideologia prevalente tra le élite culturali e l'establishment di Bruxelles, si potrebbe effettivamente propendere per questa conclusione. La seconda è meno lusinghiera e considera la decisione dell'organizzazione di uscire dall'UE come un'ammissione di sconfitta di fronte all'ondata populista di destra che sta investendo il continente, in parte come reazione all'ideologia liberal-progressista promossa da personaggi del calibro di Soros (e, naturalmente, dalla stessa Unione Europea).

Questo spiegherebbe la decisione di Soros Jr di concentrarsi maggiormente anche sugli Stati Uniti, con l'intenzione dichiarata di assicurarsi che Trump, un "repubblicano di stampo magiaro" scettico nei confronti dell'UE e della NATO e desideroso di porre fine alla guerra in Ucraina, non salga al potere negli USA. Se i Soros hanno perso la battaglia nel Vecchio Continente, evitare una sconfitta simile in America diventerebbe naturalmente un imperativo.

La posizione di ognuno su questa vicenda, e su Soros Sr. in generale, dipende ovviamente dalla propria inclinazione politica - e questo è il problema. Come per molte altre questioni oggi, a quanto pare ci sono solo due posizioni ammesse nella discussione su Soros: o si crede che sia "il portabandiera della democrazia liberale", un valoroso difensore dei diritti umani, della libertà e del pluralismo, o si deve inevitabilmente essere un teorico della cospirazione di destra e antisemita che crede che sia un malvagio burattinaio intenzionato a dominare il mondo.

Un esempio è il documentario della BBC del 2019 “Conspiracy Files: The Billionaire Global Mastermind?”, che si concentra esclusivamente sulle teorie cospirative più oltraggiose che circondano Soros: dall'affermazione che sia responsabile di aver deliberatamente inondato l'Europa e gli Stati Uniti di migranti alla convinzione che abbia organizzato una falsa campagna di attacchi informatici per delegittimare Trump. La sottile implicazione è che qualsiasi critica a Soros sia semplicemente una moderna iterazione del tropo antisemita del "mostro ebreo globale e manipolatore che può essere incolpato di tutti i mali e i problemi", come ha detto un intervistato del Centro Simon Wiesenthal.

Ora, è chiaro che ci sono molte persone che odiano Soros a causa della sua eredità ebraica. Ma è altrettanto chiaro che le accuse di "antisemitismo" vengono oggi utilizzate per mettere a tacere chiunque sollevi legittime preoccupazioni su Soros, nessuna delle quali ha a che fare con la sua ascendenza ebraica.

Nel 2019, ricordiamo, il defunto Sir Roger Scruton, consulente governativo per l'edilizia abitativa, fu silurato a seguito di un'intervista rilasciata al New Statesman in cui ribadiva la sua passata affermazione secondo cui in Ungheria ci sarebbe stato un "impero di Soros". "Chiunque non pensi che ci sia un impero di Soros in Ungheria non ha osservato i fatti", dichiarò - un'affermazione che la rivista bollò come antisemita. In seguito al licenziamento di Scruton, tuttavia, il New Statesman fu costretto ad ammettere che "l'articolo non includeva il resto dell'affermazione di Sir Roger”, secondo cui "non è necessariamente un impero di ebrei; è un'assurdità" e che "in altre parti dell'intervista Sir Roger riconosceva l'esistenza dell'antisemitismo nella società ungherese". Successivamente, il ministro per l’Edilizia Abitativa James Brokenshire si scusò per il licenziamento di Scruton e lo riconfermò nell’incarico, riconoscendo che le sue parole erano state "travisate".

Questo è solo un esempio di come sia diventato praticamente impossibile avere un dibattito ragionato su Soros e la sua fondazione. Naturalmente non è sempre stato così. Nel 2003, ad esempio, lo stesso New Statesman aveva pubblicato un profilo di Soros che descriveva il suo "impero" in termini molto più duri. Come sottolineato nell'articolo: "Nel 1984, [Soros] ha fondato il suo primo Open Society Institute [il precursore dell'OSF] in Ungheria e ha pompato milioni di dollari nei movimenti di opposizione e nei media indipendenti. Apparentemente finalizzate alla costruzione di una 'società civile', queste iniziative erano destinate a indebolire le strutture politiche esistenti e a spianare la strada alla definitiva colonizzazione dell'Europa orientale da parte del capitale globale". In effetti, l'articolo faceva notare che Soros si era impegnato in attività simili in tutta l'Europa orientale per tutti gli anni Settanta e Ottanta, svolgendo un ruolo cruciale nella caduta del comunismo nella regione. Nei decenni successivi, Soros aveva poi utilizzato la sua Università dell'Europa Centrale, fondata nel 1991 a Budapest, per "propagare spudoratamente l'etica del capitalismo neoliberale e clonare la prossima generazione di leader politici filoamericani nella regione".

Vent'anni fa, tali affermazioni erano abbastanza incontestabili e, curiosamente, era molto più probabile che provenissero dalla sinistra che dalla destra, come ci si sarebbe potuto aspettare di fronte a un miliardario che aveva fatto fortuna speculando aggressivamente sui mercati finanziari e poi usato la sua ricchezza e il suo potere per "americanizzare" e rimodellare interi Paesi e società secondo lo stampo del capitalismo neoliberale. In effetti, la sua Università dell'Europa Centrale non ha fatto mistero della sua missione di "aiutare a formare un nuovo corpo di leader dell'Europa centrale". Come scriveva nel 2007 Nicolas Guilhot, professore di Storia intellettuale presso l'Istituto Universitario Europeo, l'obiettivo della UEC "era la creazione di un'élite occidentalizzata da parte di fondazioni filantropiche" che aderisse alle idee del "Washington Consensus" e all'ideologia della globalizzazione. Secondo Guilhot, la UEC si considerava "il fornitore di un'educazione post-nazionale e 'cosmopolita'". Ciò includeva la formazione del dibattito su temi come i diritti umani, le questioni di genere e la protezione dell'ambiente.

Nel corso degli anni, l'impero filantropico di Soros si è esteso ben oltre l'Europa orientale. Oggi opera in più di 120 Paesi e sostiene (o ha sostenuto in passato) un'ampia varietà di cause: dai diritti dei Rom al movimento Black Lives Matter, fino a varie campagne anti-Brexit e transattiviste. Più di recente, Ben Scallan, giornalista e commentatore irlandese-giamaicano, ha affermato che le ONG legate all'OSF stanno distorcendo le statistiche per mostrare un forte aumento dei crimini d'odio in Irlanda, nonostante i dati del governo mostrino il contrario, al fine di aumentare il sostegno per una proposta di legge sull'odio che limiterebbe seriamente la libertà di espressione.

Il punto non è cosa si pensi di queste cause, alcune delle quali possono davvero essere degne di essere sostenute; il punto è se sia accettabile, nelle società democratiche, che un singolo individuo usi la sua ricchezza e la sua influenza - o, nel caso di Alex Soros, la ricchezza e l'influenza ereditate dal padre - per plasmare la cultura e la politica di intere nazioni. Molti, giustamente preoccupati per l'indebita influenza del denaro privato in politica, sostengono che non lo sia.

Non c'è da stupirsi che, negli ultimi anni, ci sia stato un crescente contraccolpo contro Soros in molti Paesi - primo fra tutti, ironia della sorte, il suo Paese natale, l'Ungheria. Nel 2018, il governo di Viktor Orbán, dopo aver accusato Soros e l'OSF di incoraggiare l'immigrazione in Europa e di minare la cultura nazionale ungherese, ha infine costretto l'OSF e l'Università dell'Europa Centrale a lasciare il Paese e a trasferire i propri uffici, rispettivamente, a Berlino e a Vienna.

Sul fatto che le attività di Soros abbiano generato un'ampia gamma di teorie cospirazioniste, ci sono pochi dubbi. Ma questo accade proprio perché le critiche legittime sono state escluse dal dibattito pubblico. In definitiva, non c'è nulla di particolarmente originale, o di cospiratorio, nell'impero filantropico di Soros; è semplicemente il sottoprodotto del capitalismo sfrenato e degli oligarchi che esso inevitabilmente potenzia. Nel corso della storia, le classi dominanti hanno sempre cercato di generare nuove forme di "sapere politico" convergenti con i loro interessi. Nel XIX secolo, ad esempio, i più famosi industriali e “baroni ladroni” d'America - Carnegie, Stanford, Cornell, Johns Hopkins, Rockefeller - hanno tutti fondato università proprio a questo scopo. L'OSF, proprio come la Bill and Melinda Gates Foundation, rappresenta semplicemente l'incarnazione contemporanea di questa tradizione secolare.

Tuttavia, che Soros creda sinceramente nella giustezza delle cause che sponsorizza o che pensi che servano i suoi interessi materiali, non è importante. Perché in fondo la "filantropia", quando arriva a esercitare un'influenza così massiccia sui governi e sulle società, è intrinsecamente antidemocratica e dovrebbe essere contrastata innanzitutto per questo motivo. In questo senso, per tutti i suoi aspetti controversi, la spinta contro il "sorosismo" in Europa e altrove dovrebbe essere vista come una reazione democratica da parte di un corpo politico che si sente sempre più escluso dalle élite globali. Per essere efficace, tuttavia, deve anche affrontare il sistema economico e istituzionale, di cui l'UE fa parte, che dà origine a oligarchi come Soros.

tom_faziThomas Fazi è editorialista e traduttore di UnHerd. Il suo ultimo libro è The Covid Consensus, scritto insieme a Toby Green.

Link: https://unherd.com/2023/09/is-this-the-end-of-the-soros-empire/

Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte

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Commenti (21)

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    1. Dante Bertello 13 settembre 2023

      Spero di sbagliare la mia previsione, ma uno dei motivi che potrebbero aver spinto Soros a smantellare la sua rete di ONG nel Vecchio Continente, è che stiano cercando di portare la guerra in Europa.

      Se questo dovesse mai accadere, ricordiamoci di lui, come di uno degli autori della nostra rovina, e come tali, lui ed i suoi discendenti, debbono essere trattati.

      Per quanto riguarda l'antisemitismo, è utile ricordare quanto disse in una intervista Shulamit Aloni, ex ministra israeliana (link sotto).

    2. BrunoWald 13 settembre 2023

      Un documento di prim'ordine, questa intervista, grazie di cuore. Anche se per coloro che si rifiutano di aprire gli occhi, e sono tanti, non serve a nulla in ogni caso.

      La tizia risulta quasi simpatica, nella sua franchezza.

    3. Fantine 14 settembre 2023

      Cancellato*.

      *Lei è la Aloni.

    1. nandoricciardi 12 settembre 2023

      "... Soros un alleato cruciale nella lotta contro la destra populista...", questa davvero non si può sentire. Però è anche vero che al tempo d'oggi le tradizionali categorie politiche sono diventate fluide, per cui senza provare un minimo di vergogna si può dare del "comunista" a Biden, a Speranza, a Conte, a FazioFabio, a Severgnini, a Schlein, a Greta, a D'Alema, a Prodi, a... (continuare a piacimento)

    2. ric 13 settembre 2023

      verissimo .. come si puo' dare del nazista , fascista , filo-russo, filo-palestinese., simpatizzate qualsiasi cosa ....tanto per darsi una etichetta

    3. Martin 13 settembre 2023

      Non ci arrivi Ricciardi, non c'e' niente da fare: proprio non ce la fai.

      Concordo - pensa te - anche io che e' ridicolo dare del "comunista" ai sopra citati, ma non ci rido su argutamente come te!

      Perche' non e', invece, per nulla ridicolo accusarli di quello che fanno, ossia utilizzare le categorie del marxismo culturale (Gramsci e scuola di Francoforte) per far passare la dittatura neoglobalista.

      Tra quelli che certamente esagerano chiamandoli "comunisti"e tu che non ti accorgi di quello che sono e fanno, chi sarebbe piu' ridicolo? Ovviamente tu, non c'e' il minimo dubbio.

      Perche' non te ne accorgi, te lo dico io: perche' ragioni esattamente con le stesse categorie, quelle del marxismo culturale, ma nemmeno lo sai o te ne accorgi.

    1. BrunoWald 12 settembre 2023

      "Ora, è chiaro che ci sono molte persone che odiano Soros a causa della sua eredità ebraica."

      Ma certo, questo è il punto con gli antisemiti: odiano Soros a causa della sua eredità ebraica, mica perché è un pezzo di merda.

      Era così ovvio, eppure non ci sarei mai arrivato se Thomas Fazi non mi avesse illuminato: il fatto che Soros, la Nuland, Bourla, Zuckerberg, Larry Fink, i Rothschild, e innumerevoli altri, siano dei mostri che dedicano la loro esistenza a far del male all'umanità, è un dettaglio trascurabile. L'antisemita ce l'ha con loro perché sono ebrei!

      Sennò, che antisemita sarebbe?

    2. ric 12 settembre 2023

      non sono pe nulla d'accordo.

      nessuno odia nessuno per la religione che professa. e' il contenuto della supremazia su tutti gli altri popoli che la caratterizza.

      Io odio gli ebrei , ma non sono per nulla antisemita. SEMITI = discendenti di SEM , Fratello di CAM e YAFET , Noachidi , figli di NOE'-

      Tutti gli arabi sono semiti , e son almeno 400 milioni , gli ebrei sono al massimo Un milione di individui. Hanno nessun diritto di credersi gli unici semiti.

    3. BrunoWald 12 settembre 2023

      E pensare che ritenevo fin troppo evidente il sarcasmo del mio commento...

    4. ric 13 settembre 2023

      ho frainteso... me ne sono accorto troppo tardi....chiedo venia...

    5. Martin 13 settembre 2023

      Gli Ebrei nel mondo sono 16 milioni e mezzo

    6. Martin 13 settembre 2023

      E oltre a Victoria Nuland, per inciso Anthony Blinken, Merrick Garland, Jacob Jeremiah Sullivan, Alejandro Mayorkas e Janet Yellen... ossia 3/4 della Presidenza Biden, tutti nipoti - come orgogliosamente dichiarato nelle loro biografie - di Ebrei emigrati da Russia, Ucraina e Polonia, salvo Mayorkas, che e' un Ebreo sefardita di origine cubana, infatti e' quello che ha aperto la frontiera USA all'immigrazione latinoamericana

    7. gianB 13 settembre 2023

      E se poi vediamo che Aschenaz (Hyksos?) è in realtà discendente di Yafet (Gen 10.2,3) ..... si apre un mondo.

    8. ric 13 settembre 2023

      intendevo dire in israele. Ma dal momento che la loro religiosita' riconosciuta e' una questione razziale, gli askenaziti non sono ebrei .

    1. ric 12 settembre 2023

      SOROS e' solo quello che ha messo la faccia...e cio' si spiega facilmente leggendo il TALMUD...

    1. Martin 12 settembre 2023

      L'articolo e' chiaramente di un difensore e supporter, molto malamente camuffato, di Soros, ossia del primo supporter del NeoGlobalismo e del primo nemico di Trump.
      Che bello che l'autore riconosca cosi' graziosamente il diritto politico di opporsi al "sorosismo", mille grazie! Aspettavamo proprio la sua autorizzazione!

      Per quanto mi concerne, non vale neanche la pena di commentarlo, tanto e' parziale.

    1. sbregaverse 12 settembre 2023

      Soros* palindromo con oro palindromo nel cuore.
      Qualcosa vorrà pur dire.
      § hijo de puta rojo §
      *anagrammato = rosso

    1. uomospeciale 12 settembre 2023

      93 anni....

    2. ric 12 settembre 2023

      troppi--

    1. Megas Alexandros 12 settembre 2023

      Più che altro il figlio di Soros afferma che il ritorno di Trump alla presidenza non sarebbe tanto deleterio per gli USA, quanto per la UE. Quindi implicitamente conferma che i suoi interessi e quelli dei Poteri a cui appartiene sono in UE
      https://thepostmillennial.com/george-soros-son-shifts-priorities-resources-to-focus-on-defeating-maga-in-2024

    2. Martin 12 settembre 2023

      Si, certo, e' quello che ritiene utile affermare, per l'opinione pubblica dell'UE.

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