DUE PASSI PIU VICINI ALLA CRESCITA, ALLA LIBERAZIONE E ALLA LIRA

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DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

blogs.telegraph.co.uk

Siamo sulla via del ritorno?

Ormai si sono messi a nudo : Moody's ha abbassato di due tacche il rating italiano, portandolo quasi ad uno “ junk status” . E’ un atto d'accusa contro l'intera politica della zona euro di contrazione e di terapia dello shock.

In Italia la prospettiva economica a breve termine si è deteriorata, come si vede da una crescita più debole e da una disoccupazione maggiore, che portano al rischio di mancare gli obiettivi di consolidamento fiscale. Il mancato rispetto di obiettivi di bilancio, a sua volta, potrebbe indebolire ulteriormente la fiducia dei mercati, aumentando il rischio di una brusca frenata dei finanziamenti sul mercato.
Etc, etc

Se Fitch seguirà l'esempio di Moody's, il downgrading spingerà verso una cascata di vendite sia i fondi asiatici che tutti gli altri, con tutte le conseguenze e limitazioni che questo porterà sul debito. Questi investitori hanno smesso di comprare debito italiano qualche mese fa, naturalmente: Ma non hanno neppure venduto. Lo faranno.

Moody's fondamentalmente dice che la drastica austerità imposta all'Italia da parte della BCE dopo il suo Putsch di fine estate (acquisti e vendite di obbligazioni fino a forzare Silvio Berlusconi a lasciare il potere) è essa stessa la causa della profonda crisi.

La combinazione delle politiche di contrazione è stata disastrosa. La BCE lo scorso anno ha permesso - o meglio causato – che la massa monetaria italiana crollasse da M1 a M3, cioè a tassi da Grande Depressione buttando la politica monetaria nel baratro. Questo è stato uno dei peggiori episodi di errori di politica monetaria dell'ultimo mezzo secolo.

Il risultato della combinazione di stretta monetaria e fiscale doveva essere sicuramente evitato essendo troppo dannoso perché crea una recessione doppia. La Confindustria italiana avverte che l'economia si ridurrà del 2,4 % solo quest'anno e forse molto di più, aggiungendo per buona misura che le eccessive misure di austerità stanno riducendo il paese a "macelleria sociale".
Questa medicina degli anni 1930 è la ragione principale per cui l'Italia, dopo aver individuato la linea per uscire dal debito è improvvisamente ridiventata brutta, con il debito pubblico al galoppo fino al 126% del PIL quest'anno secondo il FMI.

Moody's sembra assecondare il "consolidamento" degli obiettivi fiscali imposti al paese da Berlino, Francoforte e Bruxelles. Non dovrebbe farlo. Quelle richieste sono velenose. L'Italia ha già un surplus primario di bilancio che arriverà al 3,6% del PIL quest'anno, e al 4,9 % il prossimo anno.

Questo è di gran lunga il "miglior profilo fiscale" nel blocco G7, ma è una vittoria di Pirro. Gli effetti recessivi stanno annullando i guadagni. Il debito sta accelerando verso l'alto. La struttura industriale del paese è stata dissanguata.

Il risultato politico è la spettacolare ascesa di Beppe Grillo, il flagello dell'euro e ora “sindaco” di Parma. Berlusconi può già annusare l'occasione, il lancio del suo ritorno con una piattaforma anti-Merkel, anti-tedesca, anti-ECB, e anti-Europa.

"Non è una bestemmia parlare di abbandono dell'euro", dice, chiedendo un ritorno alla lira a meno che la BCE non negozi un patto per la riduzione dei rendimenti delle obbligazionari italiane.
L’uscita dall’Euro avrebbe "i suoi vantaggi", dice. "Una svalutazione ci permetterebbe di esportare. Finiremo in una spirale recessiva sempre peggiore se vogliamo andare avanti nel perseguire le politiche della signora Merkel."

Personalmente, sono rimasto sbalordito dal livello di amarezza che ho provato durante un viaggio a Roma di tre settimane fa. Un alto funzionario - da lungo tempo sostenitore e controller della EMU - mi ha detto che l'euro era "praticamente morto".

Appena il 30% degli italiani ora pensa che l'euro sia stata una "buona idea" (Pew Trust). E hanno certamente buone ragioni per sentirsi offesi. L'Italia non è fondamentalmente un caso disperato. E 'stata trasformata in un caso disperato dai meccanismi perversi dello stesso euro.

Se si somma il debito pubblico e privato si arriva al 260 % del PIL, come la Germania e molto meno di Francia, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone. Con la ricchezza privata di € 8.600 miliardi, gli italiani sono più ricchi, pro capite, dei tedeschi.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’Italia ha il punteggio migliore nell’indicatore di sostenibilità a lungo termine del debito : 4,1, davanti a Germania 4,6, Francia 7,9, il Regno Unito 13,3, Giappone 14,3, e Stati Uniti 17.

E' uno dei pochi paesi che ha rimesso ordine nella crisi delle pensioni.

Il solo grosso problema è che l'Italia è nella valuta sbagliata.
Come tutti sappiamo ormai, dal lancio dell'Unione economica e monetaria l’Italia ha perso il 30 % circa in competitività sul costo del lavoro unitario rispetto alla Germania per effetto del blocco di una spirale inflazionistica e di scarsa crescita della produttività.

Il danno è stato fatto. Non è possibile riportare l'orologio indietro.


Lo storico Surplus commerciale dell’Italia sulla Germania si è trasformato in un grande deficit strutturale, bloccato in modo definitivo dagli effetti dell'UEM.
Hanno poche speranze di recuperare il terreno perduto abbassando i salari o con una "svalutazione interna", perché comunque si genererà altro caos per la dinamica del debito, se non arriverà prima una rivoluzione.

David Woo della Bank of America ha appena scritto una "teoria dei giochi", è lo studio della zona euro che sostiene che l'Italia trarrebbe vantaggio più di ogni altro paese (eccetto l'Irlanda) liberandosi e riprendendo il controllo sovrano dei suoi strumenti di politica.

Questo darebbe all’Italia un leva importante in una prova di forza con la Germania ... anche se Wolfgang Schauble capisce che questa è un'altra questione.

L’analisi dell'avanzo primario del paese rivela che si può lasciare l'UEM in qualsiasi momento (a differenza di Grecia, Spagna o Portogallo); l’Italia è grande abbastanza per farcela da sola. La sua esposizione patrimoniale verso l'estero è solo leggermente negativa (a differenza della Spagna, in rosso per la somma del 92% del PIL).

Il tasso molto alto del risparmio in Italia e la ricchezza privata spiegano che qualsiasi shock si abbattesse sul tasso di interesse, questo potrebbe essere ruotato di nuovo nell'economia con pagamenti più alti per gli obbligazionisti italiani. E macro-effetti seguirebbero anche all'estero.

Né accetto nemmeno il solito mantra che l'Italia ha i tassi d'interesse che salgono troppo tardi. Sono già saliti in termini reali (anche se oggi sono più bassi in termini nominali che nel periodo in cui c’era ancora la Lira).

In effetti, un calcolo di convenienza confermerebbe che l'unico modo per l'Italia per abbattere i costi finanziari reali in questa fase è quello di lasciare immediatamente l'euro.

Gli Italiani ovviamente decideranno del loro destino.

Durante le mie vacanze in Italia, ho letto un eccellente resoconto di Arrigo Petacco sulla Seconda Guerra Mondiale vista dal punto di vista italiano, “La Nostra Guerra 1940-1945”.
Il tema che più mi ha colpito è stato il numero delle sconfitte e dei disastri italiani causati da errori commessi dall'alto comando tedesco stesso, soprattutto da Rommel.

I Sub inglesi affondarono l’80% dei convogli di rifornimento italiani che andavano in Nord Africa, perché gli inglesi avevano scoperto i codici segreti tedeschi e gli ufficiali tedeschi non informavano necessariamente di tutti i dettagli sui convogli il proprio quartier generale. Mentre Rommel buttava sempre tutte le colpe su Roma dicendo, ingiustamente, che ci dovevano essere spie nella marina italiana.

La storia si ripete - in pace questa volta : l'Italia non ha più nulla da guadagnare dal dare ascolto ai consigli distruttivi dei tedeschi o dal continuare in questa disavventura soffocante.

Si sta aspettando un messaggio che somigli a quello inviato da Badoglio l’8 settembre 1943. Tutto ad un tratto, l'Italia fece l'impensabile. Gli Italiani che ascoltavano la radio alle 18.15 di quella sera appresero con grande sorpresa - e con un certo sollievo - che non erano più impegnati a seguire ancora quella follia.

Ambrose Evans-Pritchard scrive da 30 anni di politica mondiale e economica, dopo aver vissuto in Europa, Stati Uniti e America Latina, lavora al Telegraph dal 1991, prima come corrispondente da Washington e poi come corrispondente a Bruxelles. Ora è Editor di International Business a Londra.

Fonte: http://blogs.telegraph.co.uk/
Link: http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100018656/two-steps-closer-to-growth-liberazione-and-the-italian-lira/
13.07.2012

Tradotto per www.ComeDonChisciotte.org da ERNESTO CELESTINI

Commenti (40)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Sven 9 agosto 2012

      Hai esteso il concetto...innegabile!come raccontano alcuni autori Mazzini soggiornava in casa del banchiere Moses Montefiore nel suo "esilio" di Londra, Garibaldi era massone (risaputo) e a Livorno i fratelli Rosselli brigavano..Fatto sta che le armi dal Regno Unito arrivavano a Livorno..Altro che Risorgimento.

    1. Jor-el 16 luglio 2012

      Ah, mi sa che hai proprio ragione.

    1. greiskelly 16 luglio 2012

      se uscisse ora l'italia dall'euro, ci sarebbero ripercussioni anche in tutti gli altri paesi... e questo è l'obiettivo ultimo dell'euro. Far fallire tutti.
      Tutta questa pubblicità/enfasi ad uscire dall'euro e del ritorno alla lira sembra quasi un passaggio programmato ed inevitabile... il problema, è che se viene ora tanto acclamata, cosa vuol dire? siamo giunti con le pezze al culo? o c'è veramente ancora qualcosa di salvabile?

    1. Marshall 16 luglio 2012

      Ma chi dovrebbe riformarlo l'euro i divin banchieri che tutto vedono e comandano, oppure qualche loro servetto chi Bersani, Berlusconi o il Grillo Parlante, la culona tedesca o chi Gesù 2 La vendetta sceso a salvarci dal collasso. Fai nomi di cotanto salvatore, io non ne vedo. Detto ciò ma tu sei consapevole che gli italiani, spagnoli, portoghesi, irlandesi, insomma i piigs, stanno facendo questi terribili sacrifici per fare la fine della Grecia e stringersi il cappio al collo. Perchè altrimenti non so di cosa stiamo parlando. E non lo dico io lo dice la ragione Monti sta appilcando la stessa cura applicata da un lustro ai greci a noi italiani e quindi se 2+2 fa 4 con recessione, disoccupazione, aumento indiscriminato delle tasse, distruzione dello stato sociale, svendita dei beni statali ... non ci rimane che la Grecia come prospettiva. E tu mi vuoi dire che preferisci fare la fine della Grecia dentro la UE, ovvero divenire la discarica d'Europa, piuttosto che darti una speranza, anche con salto nel buio che può essere male o bene non si può sapere, uscendo da questo pantano. Ancora però non ho ricevuto risposta dagli entusisti della UE che descrivono tragedia dall'uscita perchè Inghilterra, Svizzera e Norvegia se la passano bene molto meglio di noi, in quest'era globale di unioni, e non subiscono alcuna attacco speculativo di rating e la loro economia è ritenuta un porto sicuro. Sono fuori, sono piccoli e devono affrontare il gigante mondo globalizzato dovrebbero essere già spariti. Invece sono sanissimi. C'è qualcosa da svelare per Scerlocco Investigatore Sciocco.

    1. Nauseato 16 luglio 2012

      Io sono non convinto ma stra-convinto che se anche il 90% degli italiani invocasse a gran voce l'uscita da questo stramaledetto euro (cosa di per sé utopica, visti i numerosi sostenitori più o meno convinti) anche se il sentimento fosse ampiamente e trasversalmente condiviso dai politicanti nostrani (altra cosa di per sé utopica) ... non ne usciremo mai.



      Possiamo star qui mesi a raccontarci come sia giusto, quanto sia vitale, come sarebbe indispensabile e necessario. Non ne usciremo mai.

      Fa male dirlo, ma tanto vale mettersi l'animo in pace.




      Posto oltretutto che in ogni caso nessuno potrebbe sapere con certezza cosa davvero comporterebbe l'uscita italiana (o di altro paese) dall'euro.

    1. Nauseato 16 luglio 2012

      Non credo sia tanto questione di puro e semplice "orgoglio" anche se convengo che l'orgoglio sia implicato non poco.



      La verità (una, delle sempre molteplici verità) che non mi stancherò purtroppo mai di ripetere, è che gli italiani sono una massa di ignoranti. Analfabeti e ignoranti. In un costante processo di continua e ulteriore galoppante ignoranza e disalfabetizzazione.




      Per lavoro e non solo, mi è capitato spesso di entrare nelle case di persone sconosciute. In città (Milano) come nel paesino di provincia. Nel 90% dei casi l'unico oggetto assomigliante a un libro è – se va bene – l'elenco del telefono. Nel 50% dei casi 1 o più televisori accesi a qualsiasi ora ... e chiaramente sui peggiori canali.

      Non mi aspetto siano tutti dei letterati o dei genii colti e studiosi, figuriamoci. Ma constatare l'assoluta mancanza di libri credo sia abbastanza indicativo. E per avere quell'orgoglio di cui parli occorre tra le altre cose consapevolezza. Per avere consapevolezza occorre tra le altre cose un minimo di "cultura", senso critico, sensibilità, "attenzione".

      Come attendersi tutto questo da persone inebetite giorno e notte da programmi televisivi demenziali ? Come attendersi che persone incapaci di comprendere un testo elementare siano in grado di recepire (ed elaborare) un minimo discorso quando l'unica cosa che sono in grado di afferrare sono giusto solo slogan pubblicitari ?..



      I risultati di tutto questo si sono visti, si vedono e si vedranno.

    1. Tanita 15 luglio 2012

      E come faccio a spiegarti, con quei ragionamenti?
      Bisognerebbe cominciare dall'alfabetizzazione economica.
      Ma credimi: ogni ulteriore giorno nell'Euro contribuisce alla rovina dell'Italia e certo, degli italiani.
      Grilli annuncia adesso la svendita dei beni pubblici.
      Mettete all'asta il Colosseo, magari qualcuno che lo acquista per duemila miliardi lo trovate!
      Merde, quant'é stato efficace il lavaggio di cervello.

    1. 4gatti 15 luglio 2012

      Peccato che manca la materia prima: il soldi. Quindi o si torna alla moneta sovrana o la BCE diventa degli stati sovrani o diventiamo sudditi e schiavi di questa oligarchia.
      Ora, poichè il grosso l'hanno già fatto è facile capire quale delle 3 sarà la direzione probabile. La variabile siamo noi che se risvegliati siamo il 99%. una bella mandria di bufali incavolati.
      Ma saremmo in grado esserne capaci? O ci faremmo manipolare rincorrendo il bastone e non chi l'ha lanciato?

    1. Iacopo67 15 luglio 2012

      "Vedremo io scommetto che Grillo dopo le elezioni l'uscita dall'euro non la nominerà nemmeno più."

      Purtroppo lo penso anch'io. Anche perchè non ha dato molta enfasi a questo tema, è solo uno tra mille altri temi di cui lui va parlando. Non ne ha fatto un proprio cavallo di battaglia. Credo che alla minima contrarietà, alla minima pressione avversa, smetterà di parlarne del tutto, appunto.

    1. Kevin 15 luglio 2012

      "L'unica via è fuori come inizio sarebbe già molto la via carbonara. Costruire un movimento che avvia un processo di rivolta. Non invento nulla il potere di oggi risale anche ai moti carbonari mazziniani. Dispiace dirlo perchè sa di massoneria, ma per combattere la massoneria si devono usare le armi della massoneria." Totalmente d'accordo.

    1. Kevin 15 luglio 2012

      "Approva e applaude, lo sostiene e alcuni perfino con patetico entusiasmo." Cosa ti aspetti da un popolo che ha applaudito gli americani come salvatori della patria nel '45 anzichè trattarli da invasori? Io mi sto organizzando per andarmene. Il più grande problema dell'Italia sono il 99% degli italiani: non hanno un minimo di orgoglio.

    1. Jor-el 15 luglio 2012

      Io ho la brutta sensazione che per l'Italia uscire dall'Euro sia più facile a dirsi che a farsi. E non per questioni che riguardano solo l'economia. Qualcuno potrebbe prenderla molto male, non vorrei che ci ritrovassimo nei panni della Serbia. Ma in ogni caso, uscire si deve. Se rimaniamo nell'Euro siamo morti di sicuro.

    1. albsorio 15 luglio 2012

      Personalmente amerei vedere il mio Paese vivere in pace e prosperitá con la sua moneta, purtroppo viviamo tendenze a grandi aggregazioni, quindi visto che l'euro ci è giá costato molto direi di riformarlo non buttarlo.

    1. Marshall 15 luglio 2012

      E' chiaro che se decine di milioni di persone il 99 per cento non si recano al voto e addirittura stracciano pubblicamente la scheda non è uguale che la semplice astensione. Quello di cui parli equivale ad organizzare una "rivoluzione" che, a differenza di quello che si crede in generale, non necessariamente corrisponde alla violenza. Anche milioni di persone che incrociano le braccia e si rifiutano di lavorare e quindi di servire il sistema compiono un gesto di rivoluzione. Ed è di questo che parlavo chi sarebbe oggi capace di convincere milioni di persone a non votare e stracciare la scheda o non andare a lavorare? Chi riesce a costruire un movimento "rivoluzionario"? Io no. Se qualcuno ha la capacità si faccia avanti. Un'astensione in massa sarebbe la fine del sistema attuale. La realtà è che io non vado a votare, tu non ci vai, probabilmente alle prossime elezione il 40/50 per cento, parlando in termini ottimistici non va, ma rimane l'altra metà. E quella tiene il sistema in piedi. Ci sono fra questi anche molti che secondo me lo vogliono tenere in piedi perchè hanno il posto assicurato grazie al voto non saranno decine di milioni, ma non mi meraviglierei, ma qualche milione di persona di sicuro. Se riesci a convincere il 99 per cento a non votare e anche stracciare la scheda hai compiuto un atto di rivoluzione. Oggi è possibile? Secondo me no. Non si può improvvisare si deve costruire. Fra l'altro con quale mezzi potresti raggiungere decine di milioni di persone su tutto il suolo, porta porta, i mezzi di comunicazione sono ad uso e consumo del sistema, e internet è utilizzato ancora da una minoranza. E poi siamo onesti se già in un sito come questo posso dire un pò antisistema esistono mille voci discordanti e ancora quelli che ti danno del complottista, del fascista o del comunista ma che vuoi sperare di mettere daccordo una massa di milioni in giro per il belpaese. Sarebbe già tanto se qui si riuscisse ad abbandonare la vecchia terminologia di contrapposizione destra/sinistra fascisti/comunisti che serve, come allo stadio, a mettere l'uno contro l'altro e che avvantaggia il potere. Ma nemmeno qui fra quattro gatti si riesce ad ottenere questo minimo risultato.

    1. Nauseato 15 luglio 2012

      Mah.




      Avevo qui chiesto cosa accadrebbe non in caso di semplice "astensione" ... ma cosa accadrebbe se votasse solo l'1% degli aventi diritto. Con contemporanea campagna di pubblico stracciamento tessera elettorale.




      Non credo equivalga alla semplice astensione. Ma non saprei davvero cosa a quel punto potrebbe succedere. Sarebbe almeno un clamoroso gesto di "dissenso".

    1. Marshall 15 luglio 2012

      Allo stato attuale ritengo che bisogna asternersi non serve a nulla ma almeno non sei complice. Mentre per cambiare la situazione attuale in Italia e più largamente nel mondo la via del voto (dato o non dato) è totalmente inutile per quanto molti affermino che la strada "rivoluzionaria" (nel senso più largo del termine e comunque nel senso di azione diretta e non più cessione ad altri della gestione del potere come accade oggi in democrazia dove eleggi qualcuno perchè agisca per te, questo è un sistema totalmente fallito che andrebbe rivisto e non è democrazia) è sbagliata, per me è l'unica possibile. Nel senso che il potere ormai ha preso tutto e anche se venisse il messia a salvarci, fosse anche Grillo, se non riescono a corromperlo come minimo lo fanno processare tanto qualcosa si trova sempre e se non si trova si crea altrimenti come è successo nella storia italiana (o nella madre patria america che ne è piena) lo fanno fuori dando la colpa alla mafia o a pincopallino Lee Harvey Oswald. E' per questo che dico che oggi votare è inutile perchè nessuno può anche se motivato da buoni intenti opporsi all'interno del sistema al sistema per sconfiggerlo. E' una partita truccata quella democratica vince sempre il banco non c'è scampo. L'unica via è fuori come inizio sarebbe già molto la via carbonara. Costruire un movimento che avvia un processo di rivolta. Non invento nulla il potere di oggi risale anche ai moti carbonari mazziniani. Dispiace dirlo perchè sa di massoneria, ma per combattere la massoneria si devono usare le armi della massoneria. Non vedo altre strade percorribili l'immolazione e il martirio non fanno per me e credo facciano per ben pochi oltre a non ottenere risultati. Ma sono sempre aperto a nuove idee. E' vero che oggi non ci sono le premesse per una rivoluzione ma non ci saranno mai se nessuno progetta di costruirla e per progettare una rivoluzione non puoi certo andare in piazza a raccoglier consensi e rivoluzionari, almeno che appunto non voglia far la fine del martire processato e mandato al rogo, oggi si direbbe per terrorismo. D'altra parte con rivoluzione si vuole intendere porre la parola fine sul sistema di potere vigente in Italia e nel mondo e quindi alla luce del sole non è praticabile.

    1. Marshall 15 luglio 2012

      Premesso che non sono un dogmatico dell'uscita. Se ci fosse un'unione consensuale, come nei matrimoni più democratici dell'UE, in cui le cose e i trattati, approvati dal popolo, non ti cadono dall'alto per imposizione dei divin banchieri e se fosse un'unione di popoli a favore dei popoli e non dei poteri finanziari a favor loro potrebbe essere anche presa in considerazione. Ma la realtà non è questa quindi ha rotto la litania degli spaventapasseri che vanno a minacciare tragedie per gli stati che dovessero uscire dall'Unione Banchieri d'Europa.

      Detto ciò a me pare tanto per citarne qualcuno che Inghilterra, Norvegia e Svizzera fuori dall'UE (Inghilterra è che dir si voglia fuori perchè se hai una tua moneta e non rattifichi nessuna legge capestro europea sei fuori nel senso che fai cosa ti pare) se la passino piuttosto bene e non subiscono misteriosamente alcun attacco di rating da parte del potere finanziario. La Svizzera tra l'altro è uno dei paesi più ricchi al mondo con gli stipendi più alti al mondo, con la moneta e l'economia più stabile e sicura al mondo. E di sicuro la Svizzera non ha pozzi petroliferi su cui contare. Quindi c'è spazio la fuori nella giungla anche per noi poveretti italiani senza disegnare scenari da incubo che tra l'altro non possono essere peggiori di un'unione in cui i paesi invece di sostenersi l'un l'altro si fanno maggiore guerra di quando erano divisi e il peggioramento economico, occupazionale, sociale è in costante crescita. Ah già fra trent'anni con la cura da cavallo Monti che ha promesso, quando sarà morto e sepolto, che l'Italia navigherà nell'oro. E bravi beoni. La cura Ue/Monti/FMI Trozzika ci fa fare la fine dentro l'UE della Grecia.

    1. Nauseato 15 luglio 2012

      Di Grillo me ne frega nulla e ancora meno dei Bersani, Berluscani ecc.




      Ma rivolgo allora a te quello che TUTTI insistono nel chiedere a me: "E quindi ??? Per chi votare ???" Se nemmeno l'astensione funzionerebbe ?

      Mistero.

    1. misunderestimated 15 luglio 2012

      Secondo la mia opinione, i tempi di vacche grasse per riconvertire industrialmente l'Italia nel corso degli anni '90 sono stati pienamente sprecati. Ci ritroviamo quindi nel 2012 con produzioni obsolete, in un mercato saturo di prodotti asiatici, con una moneta forte per la quale paghiamo salato in termini di competitività. Aggiungiamoci la burocrazia di uno stato predatore anche sull'occupazione e il quadro è ben definito.


      Se avessimo tenuto la lira si sarebbe continuato a svalutare, rinnovando la decadenza economica anno dopo anno.


      Ora che l'euro ci ha messo con le spalle al muro (unico vantaggio per raddrizzare una realtà che di fatto non appartiene più al G8, se non fosse per gli interventi di peace keeping) dobbiamo per forza usare questa seppur terribile occasione per imprimere una virata che smantelli le industrie più antiquate e attivi un'economia improntata su turismo, autoconsumo dei prodotti agricoli, rinnovo infrastrutturale e produzioni che non richiedano una massa ingestibile di manodopera immigrata (che comporta sempre un costo sociale, che ricade sui pagatori di tasse, non sicuramente sui bilanci degli industriali).

    1. misunderestimated 15 luglio 2012

      Secondo la mia opinione, i tempi di vacche grasse per riconvertire industrialmente l'Italia nel corso degli anni '90 sono stati pienamente sprecati. Ci ritroviamo quindi nel 2012 con produzioni obsolete, in un mercato saturo di prodotti asiatici, con una moneta forte per la quale paghiamo salato in termini di competitività. Aggiungiamoci lo stato predatore anche sull'occupazione e il quadro è ben definito. Se avessimo tenuto la lira si sarebbe continuato a svalutare, rinnovando la decadenza economica anno dopo anno. Ora che l'euro ci ha messo con le spalle al muro (unico vantaggio per raddrizzare una realtà che di fatto non appartiene più al G8, escluso per gli interventi di peace keeping) dobbiamo per forza usare questa seppur terribile occasione per imprimere una virata che smantelli le industrie più antiquate e attivi un'economia improntata su turismo, autoconsumo dei prodotti agricoli, rinnovo infrastrutturale e produzioni che non richiedano una massa ingestibile di manodopera immigrata (che comporta sempre un costo sociale, che ricade sui pagatori di tasse, non sicuramente sui bilanci degli industriali).

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