Dovete ritirarvi da Artyomovsk!

Dovete ritirarvi da Artyomovsk!

Gilbert Doctorow
gilbertdoctorow.com

Questo è il consiglio che, secondo i social media, il governo degli Stati Uniti starebbe dando al regime di Zelensky a Kiev. Segue di un giorno o due la pubblicazione di una valutazione dei servizi segreti tedeschi sugli ultimi avvenimenti della guerra; secondo questa analisi l'ostinata resistenza delle forze armate ucraine all'avanzata della fanteria russa ad Artyomovsk (Bakhmut), così come la difesa di Soledar (conquistata dai Russi una settimana fa) era ed è una trappola mortale tesa dai Russi agli Ucraini. I signori della guerra statunitensi hanno capito che le continue perdite delle forze ucraine in queste che altro non sono che spericolate acrobazie di pubbliche relazioni stanno compromettendo ogni possibilità di una loro controffensiva primaverile, quando arriveranno e saranno messi in campo gli avanzati equipaggiamenti militari che ora stanno venendo inviati in Ucraina.

Quale conclusione possiamo trarre dal "ritiratevi da Artyomovsk"? Semplicemente che il cosiddetto rapporto tra morti e feriti di 1:1, che i media anglosassoni hanno continuato ad urlare per settimane, e questo per cercare di vendere la notizia di un improbabile "stallo" tra le parti opposte, è una pura assurdità. Sarebbe più sicuro seguire le cifre diffuse dall'esercito russo, che indicano uno squilibrio di 10:1 nelle perdite da parte ucraina.

Nel frattempo, la grande notizia delle ultime 24 ore è stata la riunione del Gruppo di contatto sull'Ucraina tenutasi nella base militare tedesca di Ramstein.

L'incontro si è distinto soprattutto per il fallimento dei ministri della Difesa dei 50 Paesi partecipanti nel raggiungere un accordo sulla consegna agli Ucraini di carri armati pesanti. Questi mezzi corazzati sarebbero necessari per sostenere una controffensiva di primavera dell'Ucraina, con l'obiettivo non solo di respingere i Russi fino alla linea di demarcazione nel Donbass, così com’era prima dell'inizio dell'operazione militare speciale, ma anche di riconquistare la Crimea.

La questione centrale a Ramstein è stato il rifiuto del cancelliere tedesco Scholz di inviare i carri armati pesanti Leopard tedeschi o di permettere ai molti Paesi della NATO dotati di Leopard di inviare i loro carri armati a Kiev. Si dice che Scholz abbia insistito sul fatto che dovrebbero essere gli Americani ad inviare i loro carri armati Abrams a Kiev, prima che la Germania muova un dito. Perché mai si ostinerebbe a resistere a tutti gli Stati sciacalli della NATO proprio su questo tema? Secondo i rapporti occidentali, teme di fare da apripista alla consegna all’Ucraina di carri armati pesanti occidentali e di suscitare le ire della Russia.

Decodifichiamo questo messaggio: il cancelliere tedesco non è nè imbecille nè indeciso, come lasciano intendere i nostri media. No, è una volpe astuta che non vuole permettere a Washington di coinvolgere lui e l'Europa in quella che potrebbe facilmente diventare una guerra calda tra la Russia e la NATO, se si oltrepassassero le linee rosse russe che vietano la consegna di armamenti pesanti.

Quindi, tutto ciò che gli Ucraini riceveranno come nuovi sistemi d'arma, secondo le decisioni annunciate ieri a Ramstein, sono consegne simboliche di veicoli corazzati per il trasporto truppe e di veicoli corazzati con mitragliatrici e cannoni di piccolo calibro, che si potrebbero definire carri armati leggeri. Questo e molti obici di ogni tipo provenienti da diversi Paesi della NATO.

Ma, in termini di quadro generale, che differenza farebbero i carri armati? La visione di uno scontro tra grandi formazioni di carri armati pesanti nelle steppe ucraine, che è alla base dello scenario bellico di Washington, è fallace. Come ho sottolineato più volte, nonostante le menzogne e le dichiarazioni di facciata di Washington e Londra, la guerra viene combattuta secondo lo schema russo, non secondo quello statunitense.

Abbiamo sentito dire quanto sarebbe scarso il coordinamento aereo e terrestre dei Russi. Abbiamo sentito dire come non riuscirebbero ad imbastire una decente offensiva tipo shock and awe. Ma questo non è il punto. I Russi stanno conducendo una guerra di artiglieria e per delle buone ragioni: hanno la più grande industria manifatturiera al mondo di cannoni, lanciatori multipli e munizioni e stanno conducendo una guerra di logoramento su un terreno che può solo favorire i loro eserciti.

Se il massacro degli Ucraini continuerà al ritmo attuale, se gli Stati Uniti e i loro alleati non riusciranno ad incrementare la produzione di munizioni, se la distruzione delle infrastrutture energetiche ucraine andrà avanti, se la logistica per il trasporto dei rifornimenti militari occidentali al fronte sarà ulteriormente compromessa, allora, all'inizio della primavera, i Russi si troveranno di fronte un esercito ucraino disarmato e potrebbero ottenere la capitolazione che cercano senza eroismi da shock and awe.

Nel dire questo, riconosco di aver interpretato male i piani di guerra russi, poiché mi aspettavo che avrebbero dato il colpo di grazia a Kiev già qualche tempo fa. Ma in questa errata lettura sono con me molti altri commentatori che hanno effettivamente competenze militari alla base delle loro valutazioni, come il Colonnello Douglas MacGregor.

Ride bene chi ride per ultimo. E questo potrebbe spiegare il sorriso sardonico che, di tanto in tanto, vediamo nelle dichiarazioni pubbliche del Presidente Putin sull'andamento dello sforzo bellico.

Questo non significa che possiamo dormire tranquilli nella convinzione che la fine della guerra sia vicina. Ci sono rischi che emergono man mano che l'inevitabilità di una vittoria russa si fa strada nelle ottuse menti del Pentagono. Gli ultimi rischi provengono da coloro che dicono pubblicamente a Washington che gli Ucraini dovrebbero essere dotati di missili a più lunga gittata, in modo da poter colpire direttamente le installazioni militari russe in Crimea, se non addirittura quelle nel cuore della Russia. Questi piani stravaganti per la conquista della Russia possono solo portare ad una risposta nucleare da parte di Mosca e... alla fine della civiltà così come la conosciamo.

Gilbert Doctorow

Fonte: gilbertdoctorow.com
Link: https://gilbertdoctorow.com/2023/01/21/withdraw-from-artyomovsk
21.01.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (16)

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Mostra commenti 16 caricati
    1. Gino 23 gennaio 2023

      La questione da discutere a mio parere sarebbe se e quando la NATO entrerà nel conflitto. L'argomento però pare essere tabù.
      Probabilmente chiunque ha idee molto confuse al riguardo. Nessuno che osi stimare quali sarebbero gli esiti di un tale conflitto... nessuno che osi stimare chi vi parteciperebbe e chi no... e via discorrendo...
      D'altra parte, ovvio a me pare che se non fosse per questa variabile, l'esito sarebbe da un bel po' già scontato
      Evidente a me pare essere che la Russia si sta preparando in tal senso, ma nessuno che ne parli...

    2. Cleon XIII 24 gennaio 2023

      Anch'io ho questa impressione. I segnali ci sono tutti. Molti analisti sostengono che la guerra di posizione non può che favorire i Russi che, con le loro ritirate strategiche, hanno di fatto imposto una situazione che sta diventando insostenibile per gli Ucraini. L'ultima scommessa della NATO è se con una nuova (la terza, ormai) ricostruzione dell'AFU, l'Ucraina, da sola, riuscirà a cambiare passo al conflitto. Con una mossa dolorosa ma non stupida la Russia ha sacrificato Karkov e Kherson, ma ha messo in sicurezza la linea del fronte. Dalle fortificazioni alle spalle della linea del fuoco l'artiglieria martella notte e giorno le truppe ucraine mentre l'aviazione bombarda le retrovie e le infrastrutture in tutto il paese. L'obiettivo è minimizzare il vantaggio i nuovi armamenti potrebbe dare all'AFU e rendere costosissima in termini di morti non solo una nuova offensiva, ma anche mantenere le posizioni.
      Penso che la NATO voglia tentare un'ultima "proxy-offensiva" prima di entrare in Ucraina. Anzi, vista la massiccia presenza di "mercenari" occidentali fra le truppe dell'AFU, credo che sarà più una prova generale che un ultimo tentativo. Nelle teste dei guerrafondai della NATO si sta facendo strada l'idea che ci sia solo un modo di cacciare la Russia dall'Ucraina: con le cattive, combattendola direttamente. Il punto che resta in sospeso è lo stesso di un anno fa, come se 12 mesi di massacri non avessero spostato nulla: è possibile sconfiggere una potenza nucleare?

      A proposito, nel frattempo gli Ucraini nascondono le armi occidentali nelle centrali nucleari, tenendo in questo modo in ostaggio l'Europa intera.

    3. mattjanovich 24 gennaio 2023

      Hurrah per l'ARMIR!
      Ci spiace, ma la decisione é fatta. Come annunciato da Lucio Caracciolo di Limes, sarà necessario pensare come si pensava nel 1941: "Prima o poi l’invio periodico e limitato di armi ai combattenti ucraini non basterà più. Bisognerà considerare l’invio di nostre truppe in Ucraina."

    1. omega 23 gennaio 2023

      A mio modesto parere, é vero l'esatto contrario di quello che sostiene l'articolista. Sono gli Anglo-USA, i veri signori della guerra, a imporre al Comico e ai suoi generali di tenere a tutti i costi la città.

    2. filcon 23 gennaio 2023

      Certo che si ogni giorno che la città resiste è un giorno guadagnato per preparare l'offensiva, verso la Crimea: i carri Leo2 sono già arrivati, i piloti ucraini ed usa (congedati) stanno finendo l'addestramento su F15, F15E ed F16. Si sacrificano dei soldati per dare al nemico una vittoria tattica (a caro prezzo anche per esso) allo scopo di conseguire una vittoria strategica.

    3. Brule 23 gennaio 2023

      In Serbia pur di non affrontare la loro Fanteria sul terreno han dovuto andarci giù pesante con il fosforo bianco.
      (D'altronde, è tanto brava gente).
      La Crimea ha le stesse probabilità di non essere più russa quanto noi di vedere Bill Gates diventare novax duro e puro e Draghi un mariachi.

    4. omega 23 gennaio 2023

      Così è.

    1. Astronauta 22 gennaio 2023

      Intanto nel totale silenzio

      Gli USA danno corso al trasferimento del Know How dei biolaboratori a Pesaro
      Si tratta della peste bubbonica

      Gli Usa danno corso al trasferimento del Know How dei biolaboratori distrutti dai missili russi in ucraina da costruire a Pesaro

      Il progetto per la costruzione di un bio-lab a Pesaro è stato approvato dalla giunta e dal consiglio comunale. L'unica ad opporsi nella votazione è stata la consigliera comunale Lisetta Sperindei

    2. Divoll 22 gennaio 2023

      Di che partito e' il sindaco di Pesaro? Sara' mica del PD?

    3. rossinimauro 23 gennaio 2023

      ça va sans dire. E lo chiedi pure?

    1. LuxIgnis 22 gennaio 2023

      Sono tanti i segnali di uno sbando dell'esercito ucraino. Uno fra tanti è il reclutamento forzato dai 18 ai 60enni che avviene quotidianamente per le strade. Segno che le perdite sono enormi.
      https://t.me/intelslava/43584
      A questo punto è solo questione di tempo e se la NATO vuole alzare la posta ho l'impressione che deve giocarsela fino in fondo. I russi sono preparati a tutto. Ho letto che stanno installando difese anti missili a Mosca. E sono già pronti diversi battaglioni operativi ai confini e in Bielorussia.

    2. XaMAS 22 gennaio 2023

      e' da giugno che leggo che l'esercito ucraino ormai recluta "donne e bambini come la Wermacht nel 45"

      siamo quasi a febbraio intanto

    3. LuxIgnis 22 gennaio 2023

      A quanto pare non li aveva ancora reclutati tutti.
      Pensa aveva persino reclutato questo ma poi si sono accorti dell'errore, ma solo dopo un po'....
      https://t.me/intelslava/43585

    4. emilyever 22 gennaio 2023

      Pare che a Soledar gli ucraini fossero solo il 40%. gli altri fossero mercenari, polacchi in maggior parte, ma anche di altre nazioni

    5. ric 22 gennaio 2023

      i polacchi nella storia sono sempre stati dalla parte sbagliata . e anche questa vola ne confermano la scarsa lungimiranza.,

    6. emilyever 22 gennaio 2023

      Infatti, come dico spesso, celiando, sarebbe ora di procedere alla quarta spartizione della Polonia, dopo le 3 del '700

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