Dov’è la vera sapienza?

Nel saggio “L’intuizione consapevole”, Edoardo Gagliardi sferra un pesante attacco alla filosofia occidentale. Alla ricerca di una sapienza esistenzialmente significativa.

Dov’è la vera sapienza?

Cos’è davvero la sapienza?

Urge chiederselo a più di 2.500 anni dalla nascita della filosofia, quando il pensiero occidentale che da essa scaturisce sembra aver dimostrato di non essere del tutto vincente. Ne è prova l’attuale “crisi di specie” che non solo porta devastazione, guerre, ineguaglianza, ma il pericolo per la sopravvivenza stessa dell’umanità.

A tal proposito fa discutere il provocatorio saggio “L’intuizione consapevole”, (Foschi Editore) del filosofo e giornalista Edoardo Gagliardi, volto noto del canale televisivo Byoblu. Si potrà essere o meno d’accordo con le tesi sostenute nel saggio, ma le argomentazioni in esso contenute meritano di essere conosciute, in quanto interpreti di un sentire diffuso, tutto contemporaneo.

Con sincerità, Gagliardi si mette a nudo raccontando il percorso che da liceale, fervido appassionato di filosofia, l’ha condotto alla laurea e poi al dottorato. Il giovane Gagliardi sapeva di dover trovare risposte alle tante domande che si ammassavano dentro di lui e pensava che la filosofia occidentale fosse la chiave per trovarle. “Non c’è campo – mi convincevo – che non possa essere affrontato dalla filosofia e con i suoi strumenti. Non vi è forse disciplina che abbia un così grande numero di ramificazioni e tutte erano lì di fronte a me: la storia della filosofia, la filosofia del linguaggio, la metafisica, la filosofia della mente, l’epistemologia, l’estetica e numerose altre. Sapevo benissimo che sarebbe stato impossibile toccarle tutte e approfondirle come avrei voluto, ma la mia idea era appunto sperimentare quelle che mi erano più affini”.

Man mano che procede nell’approfondimento della disciplina, l’Autore comincia ad accorgersi che non gli bastava pensare, voleva cambiare le cose: rimaneva però persuaso che il vero mutamento potesse essere quello della realtà esterna, non solo, che la vita stessa si sarebbe dovuta vivere solo all’esterno: “Non che l’interiorità fosse qualcosa di meno importante, infatti lo era, viste le numerose domande che mi ponevo e la sensibilità umanistica che mi contraddistingueva. Tuttavia, mi disabituavo lentamente a guardarmi dentro, a capire il mio mondo interiore e, soprattutto, a capire cosa la mia interiorità mi potesse comunicare. D’altronde se si è impegnati a dare ascolto all’esterno si ha anche poco tempo per ascoltarsi dentro”.

Si può davvero cambiare il mondo esterno, non avvertendo i segnali che provengono da dentro di sé? Si può portare avanti un progetto di civiltà, non avendo accesso alle istanze più umane e vere, quelle che provengono dal profondo di ognuno di noi?

La razionalità pura che la filosofia patrocinava, se portata alle estreme conseguenze che la trasformano in razionalismo, conduceva a perdersi in un dedalo di teorie intellettualistiche che tengono lontani da un interrogarsi su ciò che si ha dentro, in quel profondo di sé stessi dove giacciono sentimenti, emozioni, sogni, fantasie.

In Gagliardi si fece pian piano strada l’idea che, anziché dare risposte, la filosofia non facesse che alimentare domande. Era come abbeverare un assetato con l’acqua del mare. Dunque doveva esserci qualcosa di sbagliato o quantomeno limitante nel metodo, nella prospettiva da cui il pensiero occidentale, radicato nella filosofia, guarda alle cose. Il pensiero occidentale è la storia del trionfo della razionalità, del processo logico-causale, della consequenzialità. Esso ha però prodotto forme d’astrazione sempre più marcate, sempre più lontane dal rappresentare fedelmente l’umano. Dunque sempre più capaci, a detta dell’Autore, di allontanarlo da sé stesso. Un certo pensiero occidentale non aiuta l’uomo a sondare l’infinito mistero di sé stesso, non lo assiste nel farsene qualcosa, di questa eventuale conoscenza che forse costituirebbe la fonte della vera sapienza. La scoperta dell’Autore fu, dunque, comprendere che una parte della filosofia occidentale “non è sapienza e non può esserlo”. Al massimo essa, è come da etimologia, “amore della sapienza”. Ma non può essere sapienza.

Infatti “è la massima espressione di un pensiero meccanico, duale, separativo, e, per certi versi, profondamente materiale. Le astrazioni, quando esistono, appaiono, agli occhi rischiarati dalla consapevolezza, come puri esercizi di stile. Il pensiero filosofico non serve a elevare ma a incatenare maggiormente il vero Sé“. La filosofia gli risultò dunque una disciplina senza vita, che non era in grado di connettere alla pienezza dell’Essere. Peggio: da metodo di pensiero errato che conduce gli uomini a costruire un sistema di teorie lontane dalla verità si fa dispositivo di un mondo anch’esso fondato non sulla verità, ma su una sua parodia.

Anche grazie alla lettura del filosofo Giorgio Colli, l’Autore si convince definitivamente che la filosofia, lungi dal costituire l’inizio di un percorso storico verso la sapienza, ne costituisca il declino rispetto ai tempi che la precedettero o ai suoi primi pensatori: Eraclito, Parmenide, Empedocle. A indicare questa lettura fu addirittura Platone, che pure è una delle voci inaugurali dalla filosofia assieme ad Aristotele, divulgatore del pensiero di Socrate e autore di dialoghi che traspongano il pensiero dei “sapienti” in forma scritta. Nonostante questa sua posizione, egli afferma che nessuna persona seria affiderebbe il suo pensiero alla forma scritta. “Nessun uomo di senno oserà affidare i suoi pensieri filosofici ai discorsi e perdipiù ai discorsi immobili, com’è il caso di quelli scritti con le lettere”. Sa che la forma scritta non può sostituire il metodo di trasferimento della sapienza “bocca-orecchio” degli antichi. Tale sistema rispettava la necessità del confronto, della relazione: è solo nel guardare l’altro mentre gli si parla che si può comprendere cosa davvero egli comprenda, cosa del nostro messaggio possa prendere dentro di sé per esserne trasformato… compatibilmente con le sue possibilità del momento. Lo scrivere è un'altra modalità di trasferimento della conoscenza, della cultura e consente un uso del tutto nuovo della mente dello scrivente. Ma non serve a trasmettere la “vera sapienza”.

La sapienza che riguarda le cose importanti nella vita, quelle esistenzialmente significative che parlano all’uomo dell’uomo, cioè della sua interiorità, si costituisce dentro la relazione. Di più: in quanto “iniziato” alla sapienza degli oracoli, Platone sa che c’è un metodo diverso dalla lettura di un testo filosofico per accedere alla verità. L’oracolo di Apollo reca al suo ingresso la scritta “conosci te stesso”. La sua guida a questa conoscenza consiste nel porre agli uomini enigmi provenienti direttamente dalla divinità. La sapienza è dunque qualcosa che non può essere dato, ma solo raggiunto dal soggetto attraverso l’esperienza, che egli può con maggiore efficacia scandagliare alla luce dell’enigma.

L’”epopteia”, l’esperienza mistica che illuminava il soggetto rendendolo consapevole del fatto che egli era tutt’uno con il cosmo e che il cosmo veniva espresso nella sua persona, è propedeutica alla conquista personale della verità su di sé e sulla realtà.

Analogamente, per l’Autore nessuna verità può esserci consegnata. Nessun ragionamento può costituire un “ipse dixit” valido per tutti, come invece pretende di fare un certo sapere occidentale. Per la verità, la complessità della civiltà occidentale è tale che nessuno di noi può avere accesso immediato anche solo al funzionamento di un piccolo frammento della nostra esperienza. Il telefonino lo usiamo tutti, pochi però sanno come funziona. Dobbiamo affidarci al sapere di altri, un sapere sulle spalle dei quali saliamo, “come su spalle di giganti”. Ma, a furia di affidarci al sapere trasmesso, abbiamo perso la capacità di contattarle noi, le cose, di valutarle noi e deciderne noi in prima persona la validità. Il razionalismo denunciato da Gagliardi ha poi svalutato il nostro “sensore” naturale, il sentire. In natura i sensi ci informano degli oggetti e degli eventi del mondo e l’emozione li valuta, nell’obiettivo finale di gerarchizzarli come più o meno buoni per noi. Se si perde contatto con il sentire, sono guai. Se, poi, ci si deve affidare al “sapere dato” per muoversi nel mondo, la perdita di sovranità su sé stessi è quasi totale. Prima della nascita della filosofia, i culti misterici eleusini o orfici ponevano rimedio alla perdita di orientamento propria dell’uomo di allora: è tipico dell’uomo perdere contatto con le sue forze più nascoste, siano esse istinti o pulsioni, che innervano il sentire.

Sappiamo che accadeva e accade qualcosa di analogo all’esperienza dell’oracolo anche ai novizi giapponesi con il maestro Zen: il maestro pone all’allievo il “koan”, una domanda enigmatica e paradossale, e non gli fornisce alcun aiuto nella soluzione. Dopo parecchio tempo, l’allievo torna da lui e sorride: era così semplice la risposta, una volta trovata, da indurre al sorriso! Così sono le verità interiori. Così sono le profondità della vita: semplici ma invisibili, se non dopo lungo cercare e un lungo patire. Tra parentesi, accettare di “patire” è essenziale per evolvere, per assistere a trasformazioni radicali. “To suffer pain, instead of enduring it”, era un monito del grande psicoanalista Wilfred Bion. Soffrire il dolore, non semplicemente sopportarlo. Perché nella sopportazione c’è la negazione della sofferenza… mentre essa va esperita, compresa e superata grazie a strumenti che non provengano dal diniego.

Mi viene in mente anche, a proposito di “sentire” e di quel “pensare pieno” che scaturisce da esso, la famosa citazione del filosofo Karl Jaspers, autore di una psicopatologia psichiatrica che considerava la sofferenza psichica non d’origine organica, ma dotata di un suo significato da comprendere: “E’ possibile spiegare (erklaeren) qualcosa senza comprenderlo (verstehen)”. Un filosofo che in questo caso dice il vero, denunciando la parcellizzazione dell’uomo e il riduzionismo di una scienza che vuol risolvere la mente dell’uomo mediante le formule semplicistiche, mutuate dalle scienze biologiche.

Il mio commento e la mia citazione scaturiscono dall’esperienza di psicoanalista: seguendo l’indicazione di Gagliardi, nella nostra disciplina abbiamo scoperto che non c’è accesso alla verità delle cose e di sé stessi se non attraverso il sentire, quel “pathos” talora fallace che è dolore, sì, ma è anche passione, imprescindibile di ogni percorso di conoscenza. La ricerca è eminentemente personale, unica come lo è ciascuno di noi. Spesso è volta a emancipare il soggetto dalle catene di un “fato” malvagio, quello della “coazione a ripetere” legata a un copione non scritto, di cui non è a conoscenza, ma che è comunque tenuto a recitare. Una volta libero dal determinismo di un passato traumatico che lo incatena, può poi vivere il “destino” di sviluppo e crescita naturali del suo Sé, nella libertà di pensare e agire creativamente. C’è un “telos” che lo attende, un’imprescindibile finalità che lo guida verso il suo massimo sviluppo, la massima espansione del suo potenziale messaggio per il mondo.

Nel suo saggio Gagliardi ci invita a riappropriarci del sapere dimenticato di un “sentire la vita” dal profondo. Non indica al lettore un metodo preciso, anzi, ne lascia la domanda di conoscenza insatura, come abbiamo visto fare agli antichi maestri. Segnala una via: ripercorrere a ritroso la storia della filosofia, risalire ai tempi antecedenti la sua nascita ufficiale. Tornare a Eraclito, a Parmenide, a Empedocle… e ancora prima, ai culti misterici. Recuperare un modo di conoscere diverso, ma infinitamente più ricco di quello accessibile alla sola ragione. L’”intuizione consapevole” è attingere, nell’atemporalità dell’attimo assoluto sganciato dalle leggi di causalità, alle verità eterne su noi stessi che ancora ci guidano.

Da psicoanalista, non posso che dirmi d’accordo circa il valore per la trasformazione psichica individuale dell’impiego di un “raggio d’intensa oscurità” per portare alla luce le verità nascoste sul nostro Essere. La portata di quest’operazione non è soltanto ermeneutica, ma “ontologica”. Si tratta di costruire attivamente “stoffa nuova” dell’Essere, oltre che di scoprire ciò che già si è. Con tutta la meraviglia e la gioia che questo, nonostante le difficoltà, comporta.

Il mio monito di studiosa della psiche, certamente non antitetico a quanto asserisce l’Autore, è però ricordarsi non “buttare il bambino (del logos occidentale) con la sua acqua sporca. Sposare questo sapere più antico riproposto da Gagliardi con il meglio del nostro.

In ambito psicologico abbiamo saperi monumentali nati in occidente d’indubbio valore: come la psicoanalisi, in continua evoluzione -tanto da risultare quasi irriconoscibile rispetto ai tempi della sua nascita-, e la fenomenologia. A rappresentare la deriva dell’impostazione denunciata da Gagliardi abbiamo invece altri filoni di ricerca che mirano a semplificare, immiserire, “ridurre all’ordine” la complessità della mente umana. Il risultato è quello di “adattare” l’uomo facendolo “funzionare”… in una società ingiusta che lo rende infelice.

Se il pensiero occidentale, scaturito dalla filosofia, è verbale, individualistico, causale, diacronico, metonimico e quello antico e orientale è preverbale, collettivo, correlativo, sincronico, metaforico, solo unendo le due modalità, o meglio mettendo in comunicazione le due aree della mente, si può ottenere qualcosa di dirompente sul piano evolutivo.

Il sapere devoto all’Essere suggerito da Gagliardi potrebbe tranquillamente sposare la capacità di scelta, discriminazione, gerarchizzazione, causalità e traduzione in linguaggio tipica della mente occidentale. Il sapere antico ci consente di prendere contatto con le emozioni rimosse, denegate, inaudite, tralasciate del mondo interno. La trasformazione è consentita dalla presa di contatto con questa ricchezza interiore. Tuttavia, ancora più evolutivo è il mandare a coscienza, il “mettere in parola” ciò che si è già visto grazie al questa apertura all’ignoto.

E’ quanto intende ottenere la “terapia della parola” di matrice psicodinamica.

Per quanto riguarda la storia della filosofia, non ho le competenze per poter sposare o meno il “j’accuse” dell’Autore a certa filosofia. Se è vero, come afferma Gagliardi, che la filosofia ha tra le sue responsabilità quella di aver indotto nell’uomo occidentale un vuoto razionalismo, essa annovera però tra le sue fila personalità che hanno remato in direzione “ostinata e contraria” a tutto questo, tra cui, per esempio, quel Nietzsche amato dallo stesso Gagliardi. Che, assieme a Schopenhauer, ispirò Sigmund Freud nell’inaugurare il filone di ricerca sull’interiorità denominato psicoanalisi.

Commenti (46)

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Mostra commenti 46 caricati
    1. davec.dj 1 agosto 2024

      Peccato che, circa i misteri orfici ed eleusini et similia (in tempi più recenti), l'Autore non prenda in considerazione l'ampio ed efficace uso che fin dall'antichità s'è fatto (!) dei principi attivi psicotropi ed allucinogeni, tesi al raggiungimento degli SMC (stati modificati di coscienza)... Penso sarebbe un complemento di grande interesse...

    1. Agatino 25 luglio 2024

      Proverbi 9:10

      La questione poi si gioca, naturalmente, sul libero arbitrio, ognuno può scegliere tra il bene e il male (e quindi devono esistere entrambe, altrimenti non avrebbe alcun senso) e non esiste una terza via.

      Per il resto il cristianesimo non sarebbe sopravvissuto (con 300 anni di atroci persecuzioni da parte dei Romani) senza la potenza dei miracoli operati da Gesù e dagli Apostoli, e che ancora oggi operano...


      1Corinzi 2:4-5

    2. sbregaverse 25 luglio 2024

      Gioca al teologo.
      Adesso va a cercare nelle sacre scritture ciò che smentisce le citazioni che hai riportato.

    3. absitiniuriaverbis 26 luglio 2024

      "Per il resto il cristianesimo non sarebbe sopravvissuto (con 300 anni di atroci persecuzioni da parte dei Romani) senza la potenza dei miracoli operati da Gesù e dagli Apostoli, e che ancora oggi operano…"

      Scrivi dello stesso cristianesimo dell'inquisizione, delle conversioni forzate, delle indulgenze, dei genocidi nelle Americhe, delle guerre che l'occidente cristiano ha inflitto a destra ed a manca e che continuano anche e soprattutto nella patria delle 3 religioni monoteiste?
      Non vedo la differenza tra l'occidente cristiano ed i mafiosi che fanno quello che fanno e vanno in chiesa.
      Forse questo è il vero miracolo del cristianesimo che tutt'ora sussiste, predicare bene (si fa per dire) e razzolare male (esempi a iosa).

    4. Agatino 26 luglio 2024

      Certo che no. Non confondiamo il vero Cristianesimo con il cattolicesimo (o altre denominazioni) che è solo una religione. Il Cristianesimo è sopravvissuto nonostante i suoi “religiosi” traditori a partire da Giuda Iscariota.

    5. absitiniuriaverbis 26 luglio 2024

      Ho difficoltà a capire la logica che spiega la figura del Giuda come riportata dai testi detti sacri.
      Allora, c'era un piano dell'onnitutto che prevedeva il sacrificio del figlio per salvare gli umani (dicono i testi di prima eredi di un processo 'questo si, questo no, questo vedremo, questo va spiegato' ).
      Quindi era necessario che qualcuno 'tradisse' per realizzare il piano.
      Ergo se Giuda era il traditore individuato, l'onnitutto ed il figlio (che per inciso sapeva di poter risuscitare) erano i mandanti. Quindi il "porco Giuda" è ammesso mentre il resto è blasfemia.
      Due pesi e due misure, relegando il Machiavelli ad uno scolaretto.

      Scrivi 'vero Cristianesimo' : ti va di spiegarmi il termine 'vero' nel tuo contesto?

    6. Agatino 26 luglio 2024

      Mi riferisco al Cristianesimo che trovi nel Nuovo Testamento e in nessuna altra parte; quindi basta leggerlo a partire da Matteo.

      Il Vero Cristianesimo è una relazione diretta con Dio Padre tramite Gesù Cristo (Vedi: Giovanni 4:23), non una semplice religione con i suoi caroselli di riti, festività, sacrifici, precetti ecc.. tipo "dei" dell'antica Roma (che la “religiosa” chiesa cattolica ha praticamente copiato). Già nel medioevo si fece timidamente spazio l'idea di un ritorno alle origini (Cristianesimo primitivo), per arrivare al 1500 con un primissimo tentativo di Riforma a partire da Lutero per proseguire fino ai nostri giorni con le chiese evangeliche.

    7. absitiniuriaverbis 26 luglio 2024

      Se 'vero' significa solo che un testo tra tanti è considetato da alcuni più vero degli altri, siamo e saremo molto difficilmente in sintonia.
      Questo 'vero tra tra gli altri' che per altri umani sono altrettanto 'veri' è stato ed è alla base di molte guerre anche, o soprattutto, tra le tre religioni monoteiste.
      Personalmente non ho una definizione accettabile di 'vero' riferito alla coscienza.

      Grazie per il tempo che hai utilizzato.

    1. REmaggiore 25 luglio 2024

      Sapienza è non dover mai dire Byoblu in pieno genocidio palestinese

    1. gix 25 luglio 2024

      A quanto pare, il bagaglio di razionalità e scientismo dell'occidente è servito soprattutto ad incanalare le masse verso la schiavitù delle proprie emozioni incontrollate. L'emotività oggi è un vero e proprio metodo di governo, lo abbiamo visto con la paura, che è in grado di scardinare anche le personalità più razionali. Meglio non entrare nel merito se sia più giusto seguire il pensiero razionale o se sia più opportuno, per l'essere umano, affidarsi al proprio istinto e alla propria intuizione; vorrebbe dire riesaminare e ripetere, sicuramente male, (eminenti) pensieri altrui portati avanti in varie forme da millenni. La centratura della propria coscienza, riguardo all'equilibrio fra ragione e istinto, la liberazione dai percorsi mentali succubi del collegamento per analogia ed interpretazione fallace fra idee ed emozioni che nulla hanno a che vedere tra loro, è forse l'unica possibilità che abbiamo per capire cosa siamo venuti a fare qui e, dato che ormai ci siamo venuti, provare a starci nel miglior modo possibile.

    1. ignorans 25 luglio 2024

      "Se il pensiero occidentale, scaturito dalla filosofia, è verbale, individualistico, causale, diacronico, metonimico e quello antico e orientale è preverbale, collettivo, correlativo, sincronico, metaforico, solo unendo le due modalità, o meglio mettendo in comunicazione le due aree della mente, si può ottenere qualcosa di dirompente sul piano evolutivo."

      Orientali o occidentali, sempre pensieri sono. La filosofia deve avere dei risvolti pratici. La filosofia deve essere praticata!
      "La teoria senza la pratica è inutile e la pratica senza teoria è pericolosa"

    2. sbregaverse 25 luglio 2024

      Cacciari * arriva ad una sintesi(teoria) molto ben orchestrata e convincente.
      Difficilissima, invece, la pratica^ del dono incondizionato (la misura è annullare l'ego).
      *Le linguacce dicono che la farina è Severina.
      ^Nel caso la pratica è pericolosissima per l'alto che vuole perpetrare il suo dominio sul basso.

    3. Dico no 25 luglio 2024

      L'alto penetra il dominio sul basso? Dico, starai scherzando

    4. sbregaverse 25 luglio 2024

      PERPETRARE.

    1. sbregaverse 25 luglio 2024

      La prima comunità nasce per la necessità d' aiuto reciproco
      ( e anche reciproca protezione).
      La città se l'è inventata il diavolo.

    2. Primadellesabbie 25 luglio 2024

      Non sappiamo come e perché l'uomo si sia riunito, o sia stato riunito, in comunità (per es.: l'orango è un primate superiore che preferisce vivere solitario).

    3. sbregaverse 25 luglio 2024

      La prima forma di comunità è la famiglia dove la femmina, vieppiù gravida, non corre così veloce per mettersi in salvo come , del resto i cuccioli d'uomo , per cui hanno bisogno di aiuto e protezione.. Poi il clan , gruppo famigliare allargato. Poi...... il cercatore cacciatore diventa stanziale....

    4. Primadellesabbie 25 luglio 2024

      Mah!

    1. LuxIgnis 25 luglio 2024

      Conosco un poco la filosofia, da ragazzo l'ho studiata e sono stato persino iscritto all'università. Ma ne è passata di acqua sotto i ponti.
      Ora penso che il 99% della filosofia sia, scusate il termine, un grandissimo pippone mentale. Un'elucubrazione egoica e narcisistica di una mente umana che ha perso totalmente la connessione con il tutto. Si pensa che individualmente si possa capire l'universale avendo rinnegato l'universale. Si rifiuta la connessione ma poi si parla dei legami.
      E ha ragione l'articolo è un approccio totalmente materialistico, sia la filosofia e sia la religione (che si fonda sulla filosofia ampiamente) che ha creato un Dio "tangibile". In sostanza tutti e due si sono ampiamente staccati dal Creatore e poi pretendono di spiegarne le caratteristiche.

      Filosofi e religiosi sono stati i cani da guardia del potere. I cani da guardia che hanno chiuso i cancelli dell'infinito. Un po' come quei Farisei cui ce l'aveva tanto il Cristo quando disse: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare". Il buffo da far notare di quanta gente che si professa seguace del Cristo poi si comporta esattamente come gli scribi e i farisei del detto. Ma questa è un'altra storia.

      I filosofi (in senso lato) sono scribi e i farisei. Sono coloro che danno risposte (preconfezionate) ma impediscono il formulare domande. E saper fare domande è molto ma molto più importante che raggiungere una risposta.
      È quando si smette di fare domande che si ha il controllo totale.

      Se si cerca la sapienza, Sophia, non è tramite questi che la si può trovare. Sempre ammesso che si possa.
      Ma tracce di essa sono dappertutto. Nei posti più impensabili. Soprattutto nei posti più "bassi", quelli che scribi e farisei disprezzano.

      L'unica verità che conta è l'esistere, tutto il resto non ha valore alcuno.
      Là ci sono solo terre deserte.

    1. maghi 25 luglio 2024

      il Sommo Vate sapeva benissimo, come San Paolo e Freud, che l'uomo ha tre livelli interiori, lo spirito paolino, alias super-io, alias virtute, poi la mente paolina, alias io-conscio, alias canoscenza e la carne paolina, alias l'io-inconscio freudiano, alias brutitudine dantesca. Tocca a noi scegliere in quale livello cercare di vivere. Certo vivere nella carne è facile, basta accendere la TV, che insegna come fare. Più difficile cercare di usare la mente in modo positivo, difficilissimo, direi impossibile, vivere in presenza di Dio, ma "ciò che non è possibile all'uomo, è possibile a Dio" (Luca 18,27).

    2. absitiniuriaverbis 25 luglio 2024

      Se è possibile a Dio, come scrivi con la D, non lo fa perché non vede, non può, non vuole, non gli interessa il bene dei suoi figli fatti a sua immagine e somiglianza? O forse gli piace di vederli tutti nel suo inferno? Con a capo quel ribelle che, nonostante il Dio sia onnitutto, non è riuscito né a sconfiggere né a scalfire?

    3. maghi 25 luglio 2024

      è solo un fatto di libera scelta. Dio ha dato a tutti gli uomini il libero arbitrio. Quindi se uno vuole, può liberamente chiedere a Dio l'impossibile, se non lo vuole può cercare di fare da sè. Io non ci vedo nessun problema.

    4. absitiniuriaverbis 25 luglio 2024

      Non condivido. Non c'è libero arbitrio se la punizione è eterna e se non c'è la continua riverenza ossequiosa. Un comportamento del genere è da squilibrato gusto per non essere scurrile.
      Nemmeno io vedo il problema, condivido il tuo punto. Mi limito però a constatare solo la mancanza di logica tra una serie di attributi altisonanti e la realtà di fatto.
      Immagino oltretutto la moltitudine di poveracci (non in senso finanziario) che nei 2 millenni hanno chiesto non solo l'impossibile ma anche solo il possibile e non sono stati accontentati. È non parlo di preghiere per riuscire a prendere la patente...
      Tuttavia condivido che la logica non è necessariamente il principio che può spiegare la fede.
      A te credo la logica non serva, ti basta la fede. Per me non è così.

    5. maghi 25 luglio 2024

      ma a uno che ha avuto un'istruzione scientifica, che conosce bene i principi della fisica, almeno quella classica, credi davvero basti qualche storiella raccontata da piccolo per avere la fede? Mi credi troppo ingenuo. La fede provata è la mia specialità e la mia fortuna. Dio dà a tutti questa possibilità, poi c'è, come detto prima, chi si cimenta nell'impossibile e chi no. Tutto qui. Proprio come diceva il maestro Zen dell'articolo ai suoi studenti. Uno almeno è tornato a far felice il suo maestro. E gli altri?

    6. absitiniuriaverbis 25 luglio 2024

      Non ho idea di cosa ti abbia portato alla tua fede e non mi interessa nemmeno saperlo. .
      Che tu ti ritenga ingenuo o no è un problema tuo, se lo e'. A me né interessa saperlo néti ho dato dell'ingenuo.
      Ho solo esposto un mio punto di vista.

      In sostanza, mi pare di capire, che tu affermi di essere istruito a sufficienza per non berti una storiella per bambin:, ok buon per te. Avrai le tue ragioni per avere fede. Io ho le mie per non averla.
      Non vedo il problema.

    7. maghi 25 luglio 2024

      infatti non c'è nessun problema.

    1. mago 25 luglio 2024

      Ci siamo persi nella presunzione nei piaceri nel idolatria ci siamo distaccati da quello che eravamo in origine, quello che sparano oggi è frutto di un pensiero modo di vivere contaminato e che lo spari uno che ha studiato alla Sapienza o a Oxford cambia poco,la vita è relativemente facile siamo noi che la complichiamo.

    2. maghi 25 luglio 2024

      lucifero, lucifer in latino, phosforos in greco. Helel in ebraico. Il significato cambia molto.

    1. absitiniuriaverbis 25 luglio 2024

      Scrive "Si può portare avanti un progetto di civiltà, non avendo accesso alle istanze più umane e vere, quelle che provengono dal profondo di ognuno di noi?"

      Per rispondere, cercare di rispondere, alla prima parte della domanda inerente il progetto, bisogna necessariamente cercare di rispondere in primo luogo alla seconda parte che riguarda le istanze più umane e vere.

      Istanze umane e vere.
      Cosa sono, come si carettizzano le istanze?
      Cosa vuol dire vere?
      Sono per tutti le stesse? Sono immutabili? Sono ininfluenzabili?
      Insomma, domandarsi chi sono e cosa vogliono gli umani singolarmente e collettivamente.
      Sul collettivamente non ho convinzioni, forse, a vedere la realtà dei fatti, legata alla irregolare distribuzione delle risorse, prevale l'istinto di conservazione e del branco e degli interessi. Ovvero antagonismo malcelato da accordi economici, finché reggono e finché influenzabili tramite manipolazione.
      Sul singolarmente penso che valga questa riflessione: si viene al mondo per un motivo e si vive per cercare di capirlo e perché.

    2. sbregaverse 25 luglio 2024

      Il vero è vago.
      Il falso è molto ben dettagliato.

    1. maghi 25 luglio 2024

      dov'è la vera Sapienza? Facile risposta. Basta ascoltare ciò che disse Gesù a Pilato per capirlo. Ma lui non fece caso alle sue parole considerando che Gesù per lui era solo una pedina da muovere sullo scacchiere del potere imperiale. Tra l'altro, curiosamente, Gesù cita quella frase dell'oracolo di Delfi, quel "conosci te stesso", parlando con dei proseliti romani in Palestina, come riportato nel libro della Valtorta e alla domanda degli stessi, se Lui conoscesse la filosofia greca, risponde che in Dio è tutta l'intelligenza umana. Sia quella usata per fare del bene e anche quella per fare del male, come precisato da San Paolo nella lettera ai Romani.

    2. absitiniuriaverbis 25 luglio 2024

      Insomma, racconti di uno che secondo me, e rispetto la tua opinione anche se non la condivido, aveva tre vantaggi affatto trascurabili.
      Il primo è che sapeva tutto e spiegava tutto, non sempre in modo comprensibile tuttavia, vista la montagna di interpretazioni e volumi prodotti fino ad ora. È non è finita, ancora.
      Il secondo che, ammesso che sia esistito, non ha scritto niente di proprio pugno. Ha solo parlato, in una lingua ahilui morta, con le conseguenze di cui al punto uno. Comodo, molto comodo che nemmeno la famosa sibilla cumana.
      Il terzo è che aveva un papà, non quello biologico che, buon uomo, si sarebbe accollato il carico, che non si era fatto carico dei doveri della propria paternità per quanto onnitutto.
      E questo dovrebbe essere sufficiente ad inquadrare il genitore biologico. Un onnitutto che ci ama moltissimo ma che ci condanna a pene eterne se non ricambiamo. Se ci fossero i manicomi!
      Ha, dimenticavo, e che vuole soldi costantemente da oltre due millenni. Poi dicono che l'Ucraina esagera.

    3. mago 25 luglio 2024

      effettivamente giocava facile 33 anni una certezza che poi dopo a missione terminata sarebbe ritornato a casa tre giorni di sofferenza quando da noi qualcuno da queste parti soffre dalla nascita fino alla morte.
      A parte i discorsi religiosi e filosofici io mi domando ma portare avanti una storia da 2000 anni a questa parte con successo ma quanto ci vuole ma che interesse avevano e che menti vi furono dietro tutto questo ?

    4. maghi 25 luglio 2024

      caro ab, se Lo conoscessi almeno un pochino, sapresti che nella sua vita terrena "Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Se poi i suoi successori lo hanno manipolato per farne soldi (già San Paolo si lamentava di questa aberrazione, pensa un pò, e appena pochi anni dopo la Resurrezione) non è certo colpa sua, ma della natura umana. Poi mi pare di avertelo detto almeno un paio di volte, ma il mio miglior amico, dall'età di 2 anni, mio medico, ora defunto è andato in Paradiso, non perchè credente, ma solo grazie alla sua retta coscienza e alle mie miserevoli preghiere. Almeno apprezza ciò che dico e ricordatene, sennò mi tocca riscrivertelo all'infinito.

    5. absitiniuriaverbis 25 luglio 2024

      Non so da dove hai appreso che non lo conosco un pochino.
      Però l'infinito di cui parli non è male e vale anche per quello che ti ripeto io.
      Mi ricordo di quanto e di come lo scrivi, vai tranquillo.
      Poi ho appunto scritto sopra che rispetto la tua opinione anche se non la condivido. Forse ti èsfuggito.
      Tu insisti ed io replico. Ognuno il suo.

    6. absitiniuriaverbis 25 luglio 2024

      Una curiosità, quale sarebbe il.successo dopo 2000 anni di cui scrivi?

    7. mago 25 luglio 2024

      beh, che ci sono tanti che ancora seguono la chiesa.

    8. absitiniuriaverbis 26 luglio 2024

      Ovvero, suggerisci di misurare il successo contando i pollici in su?
      Ironia fantastica la tua! La prendo in prestito.

    1. DrCaligari 25 luglio 2024

      Qualcuno ha scritto che il novanta per cento di ogni cosa è spazzatura. Ma non fatevi troppe illusioni cari miei: il restante dieci è soltanto il prezzo della tangente da pagare.

    1. sarah 24 luglio 2024

      Articolo apprezzabile. A margine dell'ampia disamina sui pregi e difetti del pensiero occidentale e delle sue ricadute sugli studi di psicologia e comportamento umano, mi piacerebbe sottolineare questo: come ogni cosa in occidente, anche gli studi sulla mente umana non devono sfuggire al principio materiale del "servire ad uno scopo", dell'essere "spendibili" e perché no del generare profitto. Non è ammesso, specie ai nostri giorni, che una qualsiasi attività non sia finalizzata ad uno scopo pratico. E' questa, a mio avviso, la causa principale della deriva riduzionistica - evidente nella psicologia più divulgata anche al di fuori del proprio ambito accademico - che mira instancabilmente a ricondurre il comportamento umano a categorie con lo scopo di offrire soluzioni per "adattare" quest'ultimo alle esigenze delle "condizioni esterne" della società di oggi. E non importa quanto queste siano criticabili. Il termine della neolingua "resilienza", tanto in voga in questi ultimi anni e in antitesi all'esperienza piena del pathos di cui si parla a proposito, né è un esempio lampante. Giova ricordare che le recenti linee guida ICF (ossia la classificazione dell'OMS delle condizioni di salute e disabilità) parlano apertamente di "profilo di funzionamento" dell'umano e non si comprende nemmeno se i redattori di questo documento abbiano chiara - e fino a che livello - la differenza tra dimensione fisica e interiore dell'uomo stesso. L'essere umano - avulso da qualsiasi dimensione trascendente - dunque "funziona" o "non funziona" come una qualsiasi macchina e, se qualcosa non va, si cercherà una soluzione per essere di nuovo adatto a fornire le prestazioni necessarie per integrarsi con la realtà esterna. Da un punto di vista filosofico merita dunque un approfondimento e una critica l'Utilitarismo di Hobbes e Locke che da pensiero fondante della corrente politica liberale si trasforma, faticosamente, in una sorta di dottrina sociale che non ha mai ben conciliato l'individualismo pragmatico alla base del capitalismo moderno con un non ben precisato perseguimento del "bene comune". Un concetto, questo, che al giorno d'oggi vive forse la stagione della sua più grave distorsione.

    2. Ummon 25 luglio 2024

      Mi piacerebbe tantissimo chiacchierare a ruota libera ma cerco di non rubare troppo spazio.

      Sul "funzionare": io questa parola la odio, la odio, la odio e ci ho fatto più di una litigata in ambiente lavorativo e accademico. In genere mi limito a dire: "non siamo orologi a cucù e non ci pagano a cottimo per vivere".

      Invece avrei molto da dire sulla questione della "resilienza", soprattutto perché ho quotidianamente a che fare con persone che subiscono lesioni gravissime. L'idea che mi sono fatto io fin qui, per quel che vale, è questa: in molti casi la lesione fisica o neurologica diventa una mutilazione dell' identità. Come un soldato che perde una gamba: prima di arrivare a tormentarsi perché non può più correre, passa attraverso la sofferenza molto peggiore di non riuscire a riconoscersi, di aver sentito mozzata via la propria identità.

      Io credo profondamente in quella che ho battezzato "visione narrativa dell'esistenza" (forse uno dei motivi che mi portano qui, un ambiente in cui mi sento un piede dentro e uno fuori).
      Intendo dire che la mutilazione dell' identità, così come le grandi tragedie della vita, diventano superabili solo quando riusciamo a incorporarle in una nuova narrativa della nostra esistenza. Finché non ci riusciamo, sono l'Assurdo nel senso dato dagli esistenzialisti: qualcosa di orrendamente privo di senso e in quanto tale devastante per la nostra psiche.

    1. Ummon 24 luglio 2024

      Vedo che l'articolo è scritto da una psicoterapeuta, mi pare di scuola psicodinamica.

      Non mi pare corretto dire che la filosofia occidentale poggi solo sulla fede nella razionalità.

      Alle origini del pensiero greco ci sono il senso del mistero e del tragico, cioè delle forze essenzialmente _non_ conciliabili nell' animo dell' uomo (Colli).

      Il nostro modo di intendere la sofferenza psichica poggia in buona parte su quel gigante di Jaspers: un altro che sapeva che la razionalità può solo fino a un certo punto.

      Neuroscienze e psicoterapia oggi battono molto sul concetto di embodied cognition: dal modo di vivere la depressione al modo di fruire un grande romanzo, pensiero ed emozioni passano _letteralmente_ attraverso il nostro corpo.

    1. Ummon 24 luglio 2024

      Vedo che l'articolo è scritto da una psicoterapeuta, mi pare di scuola psicodinamica. Non mi pare affatto scontato che la filosofia occidentale po

    1. PietroGE 24 luglio 2024

      La sapienza, o come si vuole chiamarlo, il pensiero occidentale, non è solo la Filosofia, è l'insieme di Scienza, Storia, Filosofia, Letteratura, Arte e Musica.
      Prima di cambiare il mondo esterno bisogna capirlo altrimenti si fa l'apprendista stregone.
      Una verità che vale solo per la persona non è la Verità, è una opinione. La Verità deve essere valida per tutti altrimenti non è Verità. E può esistere la Verità senza razionalismo? Io direi di no,.. ma non sono un filosofo.

    2. maghi 25 luglio 2024

      io sono la via, la verità e la vita. Siccome è impossibile conoscere compiutamente la Verità, il Tutto e te lo dice uno dello 0,0001% umano che conosce l'entropia, non rimane altro che seguire quell'interiorità spirituale suggerita da Gagliardi e collegarla al poco che la nostra intelligenza può recepire. Questa è la mia miserabile opinione, ma anche il maestro Zen citato nell'articolo aveva la sua. L'importante è in fondo avere un'opinione, perchè annaspare nello scibile umano è un pò come andare dietro ai vessilli nell'anti inferno di Dante, cui erano condannati coloro che nella vita non avevano deciso di essere coerenti.

    1. Martin 24 luglio 2024

      Distinti saluti da Martin Heidegger

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