Djokovic, vincere contro tutti

Djokovic, vincere contro tutti

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

Ha vinto. È lui il più grande tennista di tutti i tempi. Con la vittoria al Roland Garros, Novak Djokovic conquista il suo ventitreesimo titolo del Grande Slam e supera Rafa Nadal, il rivale di sempre insieme a Roger Federer, con i quali ha scritto l’epopea di questa età d’oro del tennis.

Ha vinto nonostante lo abbiano costretto a saltare, negli ultimi due anni, tutti i tornei americani e australiani, ad un’età, 36 anni, in cui il tempo è prezioso. Hanno cercato in tutti i modi di umiliarlo, discriminarlo, distruggerlo, a partire dal soprannome “No-vax Djoko-covid”. Non importa chi sei e cosa fai, non importa aver creato una Fondazione che assiste migliaia di famiglie in difficoltà o aver aiutato i tennisti che, senza il gettone di presenza alle competizioni, facevano la fame o aver donato un milione di euro agli ospedali di Bergamo a inizio pandemia. Se non sei vaccinato meriti l’esclusione sportiva, la rinnegazione sociale, la gogna mediatica e persino il carcere.

Come accaduto in Australia quando è stato deportato in un centro profughi per una settimana, con il tripudio della stampa mondiale. La vicenda è nota: il 5 gennaio 2022 Djokovic atterra a Melbourne per partecipare al torneo che ha già vinto nove volte ma viene fermato dalla polizia di frontiera, malgrado l’autorizzazione fornitagli da “Tennis Australia”, l’ente organizzatore della competizione. Il serbo fa ricorso e il giudice riconosce la validità dei documenti presentati (ha avuto il Covid ed è guarito) ma il ministro dell'Immigrazione interviene annullando il visto e decretandone l’espulsione definitiva. “Accolgo con favore la decisione di mantenere forti i nostri confini e proteggere gli australiani”, commenta Scott Morrison, primo ministro della Nazione che ha adottato le restrizioni antipandemiche più feroci al mondo, insieme a Italia e Canada.

"Sono diventato un caso politico, uno che metteva in pericolo il mondo." - ha detto un mese fa Djokovic ricordando ciò che ha dovuto subire negli ultimi anni – “Il sistema, di cui i media sono parte, esigeva un bersaglio che fosse opposto al mainstream e lo sono diventato io. Mi hanno messo l'etichetta di no vax, una cosa del tutto falsa. Io non sono no vax e non ho mai detto in vita mia di esserlo. Non sono neppure pro vax. Sono pro choice: difendo la libertà di scelta. È un diritto fondamentale dell'uomo la libertà di decidere che cosa inoculare nel proprio corpo e cosa no.”

“Mi sono ritrovato solo, mi sono sentito una pecora circondata da venti lupi. E un uomo solo contro i grandi media non ha chance", ha aggiunto.

"Un giorno ero nella foresta, avrò avuto dieci anni, e ho incontrato un lupo. Provai una paura profonda. Mi avevano detto che in questi casi bisogna indietreggiare lentamente, senza perderlo di vista. Ci siamo guardati per dieci secondi, i più lunghi della mia vita; poi lui ha piegato a sinistra e se n’è andato. Provai una sensazione fortissima che non mi ha mai abbandonato: una connessione d’anima, di spirito. Non ho mai creduto alle coincidenze, e pure quel lupo non lo era. Era previsto. È stato un incontro breve, ma molto importante. Spesso nella vita mi sono ritrovato solo. Solo con la mia missione, con i miei obiettivi da raggiungere. Sono rimasto connesso con quel lupo".

Quel lupo, simbolo di libertà inaddomesticabile, deve avergli dato forza quando è stato circondato dal branco e aggredito da un linciaggio mediatico mondiale vergognoso.

Che sui campi da tennis si stessero giocando ben altre partite è evidenziato dal fatto che, subito dopo la cacciata di Djokovic dal torneo di Melbourne, Wimbledon vietava la partecipazione ai giocatori russi. In soli quattro mesi, la nozione di “nemico pubblico” è passata dal vaccino alla guerra, adottando la stessa campagna d’odio. Dall’Australia all’Inghilterra, da Djokovic a Medvevev, le pratiche del potere si esercitano disciplinando il corpo degli atleti, regolamentandone gli accessi, i divieti e i movimenti al di qua o al di là di una linea ritenuta “politicamente corretta”, sottile e fatale come la linea di fondocampo. “Out”, grida il giudice di linea quando la palla è fuori. Solo che la linea è diventata elastica e si sposta in base al volere dell’autorità che modifica arbitrariamente le regole del gioco. Il tennis è diventato strumento di propaganda ideologica: partita persa, per lo sport, tutto, e per i valori che rappresenta.

La politica entra in campo per ammaestrare il corpo sociale, addomesticare l’immaginario e selezionare i nuovi eroi “politicamente corretti”: in ogni angolo del mondo c’è un ragazzino che sogna di diventare Djokovic o Medvevev.

Di fronte al totalitarismo ideologico in cui l’obbedienza acritica alle regole è stata presentata come medaglia di civismo e di altruismo, Djokovic ha dimostrato cosa sia la dignità, l’onore e il coraggio di difendere le proprie idee anche a costo di pagarne un prezzo altissimo. Una lezione di vita impartita a milioni di persone, in particolare a tutti quei bambini e adolescenti esclusi dallo sport durante la pandemia con il benestare del Coni, senza che nessuno dicesse niente.

Set dopo set, Djokovic ha sconfitto tutti gli avversari, ma negli ultimi due anni la partita più importante l’ha dovuta giocare fuori dal campo, in lotta da solo contro tutti.

È una battaglia che poteva vincere solo Nole, allenato da sempre a sopportare le avversità. Nato a Belgrado, da bambino si allenava accanto alle macerie, sotto i bombardamenti della Nato. E sognava di vincere Wimbledon. Una volta fu costretto a nascondersi in un rifugio antiaereo per 78 notti consecutive. “Fu uno dei periodi più duri per il mio Paese e per tutta l’Europa, c’era l’embargo, dovevamo metterci in fila per avere una razione giornaliera di pane, di latte, un po’ d’acqua e le altre cose basilari per vivere. Queste cose ti segnano, hanno avuto una influenza decisiva sulla mia formazione, anche dal punto di vista sportivo, mi hanno reso più forte e più affamato. Nei momenti complicati, cerco sempre di ricordare da dove sono venuto". È qui, in mezzo alla paura e alla morte, che Nole forgia il suo carattere. Neanche la guerra riesce a spegnere il suo sogno.

Quando ha solo sei anni, viene notato da Jelena Gencic – l’allenatrice di Monica Seles - che intuisce che quel bambino possiede qualità fuori dal comune e ne modella il talento. I genitori gestiscono una pizzeria e finiscono persino in mano agli usurai per pagare le lezioni di tennis.
Ancora giovanissimo, Novak arriva in Italia nel 2004, per farsi allenare da Riccardo Piatti che stava seguendo un altro fuoriclasse: "questo diventa come Ljubicic ", gli dicevano, "anche meglio!”, rispondeva il coach comasco. Da allora ha sempre avuto un rapporto speciale con il nostro paese e sa parlare anche l'italiano.

Il resto è storia con 10 Australian Open, 7 Wimbledon, 3 Us Open e 3 Roland Garros vinti. Una storia che assume anche i colori dell’epica con la finale di Wimbledon del 2019 contro Roger Federer, che molti non hanno esitato a definire la partita del secolo. Cinque ore di gioco, cinque set, e quei due che hanno già vinto tutto, guadagnato miliardi, non mollano un colpo consumati dalla loro passione divorante.

Alla fine vince Djokovic 13 a 12 al quinto set. Ma soffre perché non è amato dal pubblico. La gente ama solo quei due: Federer, il Raffaello di un tennis fatto di grazia e classe, e Nadal, il gladiatore tutto muscoli e grinta. Djokovic è arrivato un attimo dopo, terzo incomodo non previsto nell’epopea cominciata senza di lui. Inoltre, la sua forza mentale, la sua capacità di concentrazione, lo fanno sembrare poco empatico, lo paragonano a un robot.

Due anni fa era a un passo dalla leggenda, poteva conquistare il Grande Slam, cioè vincere i quattro principali tornei del circuito nello stesso anno. Scende in campo a New York per la finale degli Us Open contro Medvedev e non ne azzecca una, sbaglia tutto, è visibilmente teso. È la sua delusione sportiva più amara. Però succede che il pubblico vedendolo così vulnerabile inizia, per la prima volta in 20 anni, ad acclamarlo, a tifare per lui. Nole l’invincibile è vinto dalle emozioni, si commuove, piange. E dice durante la premiazione:“Il mio cuore è pieno di gioia, mi avete fatto sentire speciale sul campo di tennis, avete toccato la mia anima, non mi sono mai sentito così”. Finalmente ha guadagnato anche l'affetto della gente, l’unica coppa che gli mancava…

Un anno dopo essere stato cacciato come un delinquente dagli Australian Open, Djokovic torna e vince il suo 22° titolo del Grande Slam di fronte a Bill Gates presente fra il pubblico. L’11 giugno conquista Parigi ed entra nella leggenda.

In un intervista del 2022 alla BBC in cui gli avevano chiesto se era disposto a rinunciare alla possibilità di diventare il più grande giocatore che abbia mai preso in mano una racchetta, Nole aveva detto: “se questo è il prezzo, sono disposto a pagarlo, per me è più importante che la gente mi ricordi come persona, come qualcuno che ha mantenuto la giusta direzione in ogni aspetto della sua carriera”.

Il ragazzo di Belgrado ha portato sul campo da tennis la sua lotta per la sopravvivenza, ogni incontro una battaglia, ogni partita una questione di vita o di morte. Di fronte ad un avversario apparentemente imbattibile, bisogna giocare ogni palla, rispondere sempre, resistere anche nei momenti più difficili, approfittare di ogni errore gratuito, mantenere lucidità mentale e visione di gioco fino ad assestare il colpo vincente, senza perdere mai la speranza.

In lotta da solo contro il mondo intero, Djokovic ha dimostrato che vincere si può.

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

19.06.2023

Commenti (42)

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    1. Nonso 15 luglio 2024

      Mah...

    1. luciolandi 21 giugno 2023

      Onorato di averlo visto giocare dal vivo.
      Un uomo di dignità.
      E gli ebeti in fila per le siringhe 😂 😂

    1. berlioz 21 giugno 2023

      grande nole!

    1. me-stesso 21 giugno 2023

      Onore a questo uomo. Anche se vorrei dire che magari un operaio con uno stipendio contenuto e col rischio di perdere il suo lavoro e sostentamento per la famiglia ha dovuto affrontare forse una pressione maggiore di uno sportivo affermato

    1. maghi 21 giugno 2023

      è in fondo anche lui un'espressione della superbia umana. Del superuomo di Nietsche. E ' insita nel nostro DNA e fiorettarci sopra, non può fare altro che aumentare in noi la convinzione che facciamo il bene ed il giusto a correrci dietro. Invece potrebbe portare la nostra specie all'estinzione. Continuiamo a farci del male. Come dicono le sante medioevali e moderne: all'inferno ci va solo chi ci vuole andare.

    2. BrunoWald 21 giugno 2023

      L'esempio di Djokovic io lo chiamerei carattere, e dignità. Se tu vuoi chiamarlo superbia, fa lo stesso.
      Per mettersi contro il mondo, contro il potere, specialmente se sei in primo piano, bisogna avere carattere. Quello che manca a tante celebrità che si sono inchinate a Moloch.

      Citando Nietzsche, mi hai fatto ricordare la definizione che lui diede della nobiltà: essere gentili con i deboli, e implacabili con i potenti. Come Novak, che aiuta i poveracci e vince un Open davanti a quel pezzo di merda di Bill Gates. Se questo significa meritarsi l'inferno, mi sentirei onorato di meritarmelo anch'io.

    3. Brule 21 giugno 2023

      Verissimo. Passerà alla storia anche per questa vicenda, non solo per i risultati sul campo.
      Pensavo, rispetto a lui, come la storia riporterà le figure dei suoi antagonisti sull'affair vaccino.

    4. maghi 21 giugno 2023

      quante barzellette! E la gente ci crede. Sul castello Malaspina l'iscrizione "Mala spina bonis, bona spina malis". Quelli sì che erano nobili, che la raccontavano giusta. Se poi avevano pietà dei poveracci, bisognava vedere se era per nobiltà d'animo o per egoistico calcolo caratteristico degli imbroglioni. Ovviamente anche tu non credi all'inferno,. La parabola del ricco Epulone è lapalissiana, ma tu non essendo minimamente interessato al Vangelo, non la conosci. Beati in cielo ed (anche) in terra gli uomini di buona volontà, recita una famosa canzoncina natalizia, ma se uno non ha la buona volontà o almeno la curiosità, di scoprire chi è Gesù, allora si autocondanna all'inferno, qui e nell'al di là, proprio come dicono le sante.

    5. maghi 21 giugno 2023

      passerà alla storia per essere sì una brava persona, che regala un mln di euro agli ospedali di Bergamo, dove ammazzavano le persone e dove se lo ruberanno tutto quel mln. Quindi un bischero come me.

    6. simonlester 21 giugno 2023

      I miliardi di persone che non conoscono Gesù sono tutti condannati? E comunque, secondo i cristiani gnostici ( sterminati dai bravi credenti cattolici che conoscono Gesù) l'inferno è il mondo terreno in cui viviamo.

    7. LuxIgnis 21 giugno 2023

      Gesù non esiste, non è mai esistito.

    8. A.P. 21 giugno 2023

      con tutto il rispetto, ma credo tu abbia detto una corbelleria. te lo dico da uomo assolutamente non di fede.

    9. maghi 21 giugno 2023

      è quello che diceva il miglior amico, simpatizzante come te per le filosofie orientali, poi morì su una fica col viagra. Però mi chiese di pregare per mandarlo in Paradiso, cosa che ho fatto talmente bene che sento di esserci riuscito. Il fatto che avesse un pochino di vita sessuale sbagliata conta il giusto. Era vedovo senza figli, quindi faceva col suo. A parte questo piccolo difettuccio era una persona meravigliosa e le persone meravigliose vanno tutte in Paradiso, che ci credano o meno.

    10. maghi 21 giugno 2023

      leggiti qui sotto la mia risposta a Luxignis, così saprai dove vanno le anime dopo aver lasciato il corpo.

    11. LuxIgnis 21 giugno 2023

      Portami una prova che sia una sola che non sia un atto di fede e allora ti crederò.
      Ma devi portarmela.
      Altrimenti alle corbellerie ci credi tu.

    12. LuxIgnis 21 giugno 2023

      A Maghi ma chissene frega del tuo amico.
      E per tua conoscenza io i vangeli li ho letti. Tutti e più volte. E non sono 4 ma circa una 20ina oltre a un'altra 20ina che sono andati perduti grazie alla bontà e magnanimità di voi cattolici. Che fate i buoni ma siete neri come il carbone nell'anima.
      Quindi non discutere con me che ne so molto ma molto più di te.
      E Gesù non è mai esistito. Esiste il Cristo ma se non capisci la differenza abissale che c'è fra questi due concetti (Il Cristo non è una persona) mi sa che all'inferno che auguri agli altri ci andrai te.

    13. A.P. 21 giugno 2023

      non puoi aspettarti da un semplice lettore come me delle prove. io posso solo dire ciò che studiosi senz'altro competenti hanno redatto sulla faccenda. gesù detto il cristo, o il messia a seconda che si usi la lingua greca o ebraica, è stato un personaggio storico vissuto durante il regno dell'imperatore tiberio; noto zelota ha tentato di ribellarsi dal giogo romano attraverso una lotta armata che purtroppo fini con la sua morte violenta. gesù lottò su due fronti, uno contro il sinedrio mafioso filoromano, cioè i famosi giudici hanna, caifa etc, l'altro contro il potere romano appunto. il cristianesimo nacque con paolo di tarso, il quale sappiamo fu essere un gran persecutore ebraico dei seguaci zeloti di gesù detto il cristo. successivamente paolo di tarso ebbe una "conversione" e iniziò a predicare il "vangelo" di gesù in forma spirituale. paolo era una persona molto intelligente e capì il limite della resistenza armata zelota e dunque ebbe la trovata di trasformare il messaggio materiale del gesù zelota in un messaggio spirituale di "conversione" parafrasando gli insegnamenti di gesù attraverso la lettura dei testi biblici, affinchè tutti gli uomini potessero ribellarsi al potere romano senza porre danno a se stessi perché il potere romano era di fatto invincibile, come la fine di gesù aveva certificato. quindi la vita e la predicazione di paolo non poteva che essere subordinata a un esistenza di un capo zelota precedente, che era appunto gesù detto il cristo o il messia. capisco che questa interpretazione sarà avversata pietosamente dai cattolici e cristiani in genere, ma questo mio tentativo è redatto solo per dimostrare l'esistenza storica di gesù attraverso fatti storici comprovati indipendentemente dalla lettura evangelica. infine una domanda: perché tutta sta enfasi per negare l'esistenza di gesù? solo per tacciare i credenti di infantilismo e dabbenaggine? in fondo il messaggio evangelico ha una portata storica incontrovertibile, come lo ha avuto il buddha o maometto, o auhra mazda, pacha mama e tutto ciò che c'è intorno alla credenza religiose: sono fatti storici queste cose, no? perché dunque non affrontarle pacatamente con un sano approccio ermeneutico?

      ps. forse ti sei risentito del fatto che abbia usato il termine corbellerie? se è così ti chiedo scusa. non lo riscriverei.

    14. maghi 21 giugno 2023

      io non auguro l'inferno a nessuno. Sono d'accordo con le sante, cioè laggiù ci va solo chi ci VUOLE andare. Quello che voglio dire è molto chiaro, poi puoi pensarla come ti pare. Qui ovviamente finisce la discussione.

    15. LuxIgnis 21 giugno 2023

      Non mi sono risentito, è un termine come un altro. Se sono corbellerie quelle sono corbellerie anche quest'altre.
      Non c'è nei fatti una prova storica di un personaggio chiamato Gesù figlio di Giuseppe. Non ce n'è traccia alcuna. Eppure un personaggio del genere nonostante possiamo presupporre che lo si sia volutamente dimenticato, qualche traccia, qualche testimonianza di valore durante il suo periodo, avrebbe dovuto lasciarle.
      In più i vangeli sono stati scritti almeno 80 anni dopo la sua presunta morte, e anche di questi non sono stati trovate stesure precedenti. E pensa che il più vecchio è probabilmente quello di Tommaso che vine considerato eretico dai cattolici.
      Consideriamo pure che se si leggono i vangeli ci s accorge delle profonde differenze che vi sono tra loro. Ora va anche bene che i testimoni spesso vedono una realtà che non esiste e raccontano la propria (è un fatto risaputo che i testimoni non sono affidabili) ma le differenze che vi sono nei vangeli vanno oltre. Giusto per fare un esempio sono le ultime parole sulla croce. Tre vangeli (uno non ne parla) e tre frasi completamente diverse e con significato completamente diverso. Senza poi andare a fare paragoni con tutti gli altri vangeli presenti nel periodo che la chiesa ha definito eretici e le differenze diventano enormi. Nel Vangelo di Filippo nemmeno muore in croce!
      Affidabili?
      Tutti i dati che abbiamo sulla sua presunta storicità avvengono da fonti cristiane e chiaramente non basta a far sì che vengano considerate affidabili.

      Si fa confusione e anche tu la fai tra quello che è il mito, che ha una valenza importante e quella che è la storia.
      Il mito può prendere varie forme (storie) ma rimane reale e coerente con sé stesso. La storia può essere inventata di sana pianta o alterata profondamente ed è quindi spesso falsa.
      Lasciamo perdere il cristianesimo e andiamo nel buddismo che è un po' più chiaro. Non c'è anche lì nessuna prova che un certo principe Siddartha sia mai esistito, ma il Buddha è un altra cosa e ha un significato ben specifico (letteralmente vuol dire il risvegliato). E di Buddha non ne è esistito uno solo ma tutti coloro che raggiungono il livello di risvegliamento sono dei Buddha. Poi certo forse qualcuno avrà pure iniziato il cammino ma si perde nella notte dei tempi.
      E anche del Buddha non vi sono scritti diretti ma fatti da altri, anni dopo. Così come il Cristo (letteralmente unto) era un appellativo dato ai re, molto prima della presunta nascita di Gesù. E comunque appartiene a una lunga progenie di mitologie che ora sarebbe lunga da descrivere, ben presenti in quell'area, da migliaia d'anni.

      Quindi il Gesù storico è un'invenzione, il mito del Cristo non lo è, ma non ha niente a che fare con una persona.
      Questo per me non toglie nulla alla spiritualità di nessuno ma anzi la arricchisce. Chi si attacca alla presunta storicità, alla persona è perché dietro non ha nulla.

    16. LuxIgnis 21 giugno 2023

      Lo fai continuamente, non prenderci in giro.

    17. logos 21 giugno 2023

      Sei, a differenza di A.P. chiaramente un uomo di fede. Altrimenti non potresti essere certo di qualcosa che non puoi verificare personalmente. l. Ps: il mio non è un insulto, solo una constatazione fattuale. Spero di non averti offeso.

    18. logos 21 giugno 2023

      "Secondo me" non molti, nemmeno tra i più devoti Cristiani hanno compreso il significato della croce di Gesù Cristo. Lei, in mia opinione, è uno di quelli che ci si è avvicinato di più tra tutti coloro che ne hanno parlato di fronte a me. Premetto che, come lei, non sono Cristiano Praticante. Lo chiarisco affinché le mie argomentazioni sull'argomento non vengano criticate sulla base di presunte "appartenenze ideologico religiose". Detto questo, Gesù Cristo, esistito o meno, figlio di Dio o meno, rimane comunque il mio modello di riferimento. Nutro un grande rispetto verso ciò che Egli rappresenta ed ispira. l.

    19. logos 21 giugno 2023

      L'uomo per natura cerca conforto nel noto (o presunto tale). Il conforto è uno dei fini (nonché pincípi) del pensiero religioso, qualunque sia la corrente di riferimento. Ad ogni modo trovo valida è stimolante la tua argomentazione. Apre certamente a ottimi spunti di riflessione. Ritengo vi siano alcune indubbie verità. Ad esempio il fatto che ciò che giunge a noi oggi, è accuratamente filtrato, probabilmente totalmente revisionato dalla istituzione della chiesa cattolica. Dunque a cosa aggrapparsi per trovare un briciolo di autenticità? Io ho una teoria. Devo ancora incrociare vari testi per poterne parlare apertamente. Magari un giorno, quando il lavoro prenderà forma, sarà per noi utenti argomento di discussione. l.

    20. LuxIgnis 21 giugno 2023

      Non mi ritengo un uomo di fede (a dir la verità non è che la ami molto) e non credo che quello che ho detto sia un discorso di fede. Niente affatto.
      I mondo spirituali non hanno nulla a che fare con la fede ma con la conoscenza.
      Strada irta e lunga che non ammette scorciatoie. Se sei in un cammino non ti innamori del cartello stradale!

    21. LuxIgnis 21 giugno 2023

      Aspetterò volentieri quel giorno. Io vari testi li ho incrociati ma come ti ho già detto nell'altra risposta, è un cammino che non finisce mai.

    22. LuxIgnis 21 giugno 2023

      È il mito di cui parlavo e quello che è importante.

    23. logos 21 giugno 2023

      No, ma se lo segui, hai "fiducia" che ti indichi la strada che ti condurrà nel luogo indicato. Luogo in cui desideri andare. Secondo te dunque spiritualità, che a quanto ho capito ritieni che prenda vita dalla conoscenza, e fede che se ho capito bene le tue parole ipotizzi prenda vita dal "sentire" sono in contrapposizione o comunque lontani dall'essere complementari? Posso chiederti come mai lo pensi? l. Ps: non è una provocazione, voglio imparare.

    24. BrunoWald 21 giugno 2023

      Nietzsche descrisse due tipi umani, in qualche modo archetipici, "l'aristocratico" e "lo schiavo", opposti in virtù del rango interiore, non della nascita. Il primo non può agire in modo indegno, per rispetto di sé; il secondo invece si disprezza, per cui è pieno di rancore ed è capace di tutto.

      "se uno non ha la buona volontà o almeno la curiosità, di scoprire chi è Gesù, allora si autocondanna all’inferno"

      Considerando che mia madre era cattolica praticante, e sono passato per anni di catechismo, diciamo che ho fatto la mia "scelta informata". Ma ciò è irrilevante.
      Parliamo piuttosto dei cinquemila sassoni massacrati nel 782 da Carlo Magno: condotti ad uno ad uno davanti ai carnefici, gli veniva intimato di rinnegare gli Dei dei Padri e sottomettersi alla Chiesa. Riportano le cronanche che non uno di loro abiurò.

      Non so dove finirà la mia anima, ma preferirei che fosse in compagnia dei sassoni, anziché dei preti.
      Senza offesa.

    25. maghi 21 giugno 2023

      non mi offendi per nulla, si sa benissimo che la chiesa fa parte del sistema ancora prima di Costantino, sennò perchè Sant'Antonio l'eremita prima dell'anno 300 dc avrebbe cominciato il monachesimo nella cristianità? Perchè era disgustato dal comportamento dei cristiani, che già allora lo erano solo di nome. Ora nemmeno si chiamano più così, perchè preferiscono dirsi cattolici. Dopo la sconfitta di Decio in Pannonia nel 251 cominciò l'assimilazione dei cristiani nell'impero, non con le persecuzioni, che cessarono lentamente, ma comprandoli. I soldi e l'avidità poterono dove non era riuscita la spada. La fede in Cristo fu sostituita dalla sete di soldi e potere, cosa che continua ancora. Lo sterminio dei sassoni fu un atto politico, come lo sono tutte le guerre di religione e chi vuole essere cristiano, deve seguire Gesù, non la chiesa cattolica tout court. Difficilmente i bigotti andranno in Paradiso, perchè ormai la chiesa cattolica non si occupa più delle anime, ma solo di interessi materiali. Se uno vuole andare in Paradiso, bisogna che abbia la buona volontà di seguire Gesù e ti assicuro che i tuoi primi nemici saranno proprio i preti cattolici, perchè faranno di tutto per plagiarti con lo scopo di usare di te e dei tuoi beni a loro piacimento. Sono lupi rapaci, che si vestono da pecore per ingannare, proprio come Gesù diceva della casta sacerdotale, che lo ha fatto mettere in croce. Fai bene a diffidare di loro, ma, come diceva mia madre, vanno ascoltati se parlano bene (e oggi non ce ne sono quasi più), ma non bisogna assolutamente prendere ad esempio le loro azioni ipocrite.

    26. maghi 21 giugno 2023

      io non sono la coscienza profonda di nessuno.

    1. ric 20 giugno 2023

      una cosa e' certa...agli yankees non si danno pace che un SERBO , abbia stracciato tutti ..
      Ma tutti sappiamo che lo yankee e' uno stupido animale , come Q.I gareggia con la gallina ..

      poi nella musica... non parliamone . Quando AZNAVOUR entrava nell' OLIMPO gli yankees davano il massimo.......

      vedere fino in fondo

      The Trashmen - Surfin´ Bird (El Surf del Pajaro) SUBTÍTULOS en Español - YouTube

    1. Den 20 giugno 2023

      Nulla di strano. La Serbia e' un paese in cui gli uomini veri come Djokovic nascono ancora.

      In Italia, in cui al massimo nascono cantanti culattoni che vanno ad affittare bambini all'estero, il "campione" si chiama Berettini, il quale ha rinunciato a Wimbledon, fra gli applausi degli media nostrani, poiché aveva il raffreddore.

      Per fortuna lo sport non conosce democrazia.

    2. ric 20 giugno 2023

      il berretini avrei preferito vederlo scomparire alla prima partita. mai visto un simile insignificante individuo .

    3. Balabiott 21 giugno 2023

      Berrettini ha imboccato il viale del tramonto..la sua nuova allenatrice, che ha una concezione di racchetta e palline particolare, non riesce a valorizzarlo..

    4. ric 21 giugno 2023

      berrettini mi ha sempre fatto schifo come persona.

    5. Balabiott 21 giugno 2023

      A me pure..

    1. warheit 20 giugno 2023

      non seguo il tennis,
      ma onore all'uomo Novak Djokovic.

    2. emilyever 21 giugno 2023

      Io invece sono una grande appassionata di tennis, lo seguo ogni giorno, per questo faccio i complimenti a Sonia Milone per la completezza del suo articolo. Mi permetto solo di aggiungere una postilla, con la citazione dal canto XI del Purgatorio, quello dei superbi, in cui Dante riflette proprio su quanto durino poco le glorie umane: uno pensa di aver raggiunto l'eccellenza in un campo e un altro di lì a poco lo supera, e presto verrà un terzo ad oscurarli.

      Oh vana gloria de l'umane posse!
      com' poco verde in su la cima dura,
      se non è giunta da l'etati grosse!

      Credette Cimabue ne la pittura
      tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
      sì che la fama di colui è scura.

      Così ha tolto l’uno a l’altro Guido
      la gloria de la lingua; e forse è nato
      chi l’uno e l’altro caccerà del nido.

      Non è il mondan romore altro ch’un fiato
      di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi,
      e muta nome perché muta lato.

    1. indipendente 20 giugno 2023

      Onore a lui, che è riuscito a beffarli tutti dimostrando di essere il migliore anche fuori dal campo, causando parecchi fastidi e imbarazzo alla Fanta-narrazione.
      Sarebbe bastato che anche un solo calciatore di quelli top rifiutasse il veleno mettendosi in sciopero, che sarebbe crollato tutto il castello, e invece hanno trovato il modo di farsi l'acquetta ;)

    1. Jimbo 20 giugno 2023

      Non popolare fino al Covid nonostante avesse vinto quanto i due rivali, snobbato dai media gli mancava il "colpo grosso" per diventare quello che la cultura americana ha esportato in ogni angolo sportivo del pianeta: il GOAT.
      Ci é arrivato da sfavorito grazie alle assurditá delle restrizioni covid.
      Mentre i due rivali si sono rivelati ominicchi con la racchetta Novak si è dimostrato un uomo.
      Una razza vecchia.

    2. ric 20 giugno 2023

      ha vinto uno SERBO, uno con le Palle..

      E si e' dimostrato un vero uomo anche senza racchetta.

    3. mago 21 giugno 2023

      federer una nullità come uomo confronto a lui..

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