Di quale paese parla l'Istat ?

Di quale paese parla l'Istat ?
Una manifestazione di disoccupati in una foto d'archivio. ANSA CIRO FUSCO
DI MATTEO VOLPE
intellettualedissidente.it
In base all’ultimo rilevamento dell’Istat la soddisfazione degli italiani per le condizioni di vita è in aumento. “Rispetto al 2015, inoltre migliorano i dati campionari sulla percezione della situazione economica di famiglie e individui”. Secondo l’Istituto “La quota di persone di 14 anni e più soddisfatte della propria situazione economica aumenta dal 47,5% del 2015 al 50,5% del 2016. Nel 2016, aumenta anche la quota di famiglie che giudicano la propria situazione economica invariata (dal 52,3% del 2015 al 58,3%) o migliorata (dal 5,0% al 6,4%) e le proprie risorse economiche adeguate (dal 55,7% al 58,8%)”. Più che della realtà attuale, sembra una descrizione fedele delle rappresentazioni dei media che tendono a minimizzare la crisi economica in corso, la quale di anno in anno viene considerata superata, e auspicano la famosa “ripresa” che in verità, come Godot, non arriva mai. Sono davvero così soddisfatti, gli italiani, oppure si tratta di un artificio contabile simile a quelli che spesso condizionano i risultati dei dati statistici.
Prima di gridare al “complottismo”, accusa che viene rivolta contro chiunque abbia un approccio critico rispetto alla visione dominante, si consideri che le rappresentazioni della realtà non sono mai “neutre”, esse riflettono infatti le idee dei loro autori e l’osservazione di un fenomeno non dice soltanto dell’oggetto osservato, ma anche dell’osservatore. Si pensi ad esempio agli annunci sulla crescita occupazionale, che invece non c’è stata. L’aumento dei posti di lavoro di cui si è fregiato il governo dipende da un metodo di misurazione che conteggia tra gli occupati chiunque abbia svolto un qualunque impiego, anche se ha lavorato solo un’ora nell’ultima settimana; diminuiscono gli impieghi stabili e con paghe decenti, e aumentano quelli temporanei, anche a brevissimo termine, e sottopagati. Eppure, il tasso di disoccupazione, smentendo le sempre ottimistiche previsioni, è tornato a crescere, raggiungendo quasi il 12% (dato elevato ma che, come si è appena detto, è molto sottostimato). La disoccupazione giovanile ormai sfiora il 40%, tra le più alte in Europa. I lavori fissi sono in diminuzione, mentre aumentano i contratti precari e i voucher. Le imprese italiane continuano a fallire, o a essere comprate dal capitale straniero (e destinate a essere “delocalizzate” “esternalizzate” e “scorporate”). Tuttavia sembra esserci, nel mondo dei media e dell’informazione, un’inettitudine a cogliere la gravità del fenomeno.
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Il livello di soddisfazione generale cresce con il titolo di studio. La quota dei molto soddisfatti passa dal 32,9% di chi ha solo la licenza elementare al 47,7% dei laureati, la distanza è evidente anche nel punteggio medio: rispettivamente 6,6 e 7,3.

I governi, non solo quello attuale, si trovano nella totale incapacità di gestire la situazione. L’Unione Europea chiede all’Italia – anzi esige – un’ulteriore riduzione del deficit, che già ora è sotto al 3%, fino al 2,3 nel corso del 2017 e all’1,8 entro il 2018. Renzi, come chi lo ha preceduto, nonostante le sua grida manzoniane a fini elettorali, non ha mai osato porsi in contrasto con la burocrazia europeista e con l’élite finanziaria che lo ha sostenuto e che continua a sostenerlo nella campagna per il “sì” al referendum. Le oligarchie europee, assieme ai loro vassalli di governo, non sono intenzionate ad abbandonare le misure di austerità fiscale – che impongono tagli ai servizi essenziali e aumento dell’imposizione fiscale per le fasce medie e povere – almeno finché non sarà terminata l’opera predatoria dei grandi gruppi nei confronti dell’industria italiana. Ciò condanna il nostro paese e l’Europa al prolungamento della crisi economica, e allo spettro di un nuovo trauma finanziario come quello del 2007, considerato anche che la liberalizzazione dei mercati finanziari non è mai stata arrestata. Fino a quando l’alchimia mediatica sarà in grado di far fronte alla tempesta in arrivo? Fino a quando potrà continuare a raccontare una realtà che non esiste? La vittoria del “leave” al referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, contro tutti i pronostici dei sondaggisti, segnala che la fiducia nelle narrazioni ufficiali sta per essere compromessa in modo irreversibile e che il disinganno rispetto al racconto dei grandi media e alla propaganda dei vassalli di governo, si sta trasformando in rabbia e in aperta sfida. Ma i megafoni del potere non sembrano, per il momento, aver colto l’antifona dei ceti impoveriti di tutto il mondo, espressa nel voto britannico e nelle presidenziali americane. Come Maria Antonietta nel celebre aneddoto, preferiscono continuare a parlare di brioche al popolo che chiede pane.

Matteo Volpe

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/

Link: http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/di-quale-paese-parla-listat/

23.11.2016


Commenti (15)

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    1. Hamelin 25 novembre 2016

      La verità è che ci prendono per il culo .
      Pensano che dicendo 1000 voilte una bugia questa si trasformi in verità .
      Il problema è che alla fine le pecore ci credono .

    1. Adriano Pilotto 24 novembre 2016

      "Tuttavia sembra esserci, nel mondo dei media e dell’informazione, un’inettitudine a cogliere la gravità del fenomeno".
      Non credo che sia un problema di "inettitudine", in qialche modo risolvibile con maggior impegno. Nel mondo neoliberale, l'informazione e i media che la veicolano hanno delle precise "attitudini": sono, in altre parole, strumenti di lotta politica, il " soft power" dei liberals americani. Anzichè colpire i corpi colpiscono le menti e, a volte, non è semplice stabilire dove si verificano i danni maggiiori.

    1. gianni 24 novembre 2016

      siamo una societa' umana tutta sbagliata , ecco perché tutti stanno sempre piu' male e stanno aumentanto i problemi psicologici , maledetta industrializzazione ha rovinato l' umanita'

    1. gianni 24 novembre 2016

      e basta , l' informazione mainstream e' tutta falsa ,e' inutile parlarne , buttate la televisione e non comprate giornali

    1. Mylan Key 24 novembre 2016

      Istat, informazione mistificata a contentini , e politica a regali , sono una verita', proiettata dalla casta secondo le loro visioni, a imbonimento ed esca . Serve investimento per ristrutturare l' apparato prendi tutto . Poi vedrai cosa succede. Preferirei che vincesse il SI .
      E' la strada migliore per realizzare . Non potranno, sotto programma, fare piu' nulla dell ' esca che hanno messo, perche' il fulcro del tutto, e' il pareggio di bilancio sotto Ue Germania Usa e globalismo del prendi e investi nella geopolitica e nella ricchezza privata .
      Con un SI, nel giro delle prime mosse a vero esercizio governativo, dopo sei mesi, In Italia non stara' piu' in piedi nessuna balla. Sara' una forca reale per loro . L' unico risultato che dovrnno ottenere, e' il solito. Tagli, aumento fiscale , aumento servizi pubblici , aumento costo della vita , e altri piu' soldi per il debito , mentre metteranno come riscossori , la casta del PD e Berlusconi che fara' per la maggioranza il ri_patto di Barabba , le leve della finanza bancaria, e come banco l' Ue BCe Germania , Usa, perche' con la torta da spartire, gli Usa se la Germania non vuole finire male, faranno firmare a spartizione per l' Europa, il ttip ceta tisa e varie . RENZI HA DETTO, CHE AL NO O AL SI DECIDERA' MATTARELLA SE ANDARE A VOTARE . RICOMINCIANO ?
      In nuovo Napolitcano ? Certo che si . Avete ( hanno ) firmato i trattati Europei e di Lisbona, che dicono a tutti i livelli, comandiamo noi su tutto . Hanno gia' insediato 4 governi senza voto , e il pirla di turno come gli aborigeni Ue , nessuno li conosce e mai voluti .
      IL referendum SI e' la firma del popolo che non riesce con i partiti al governo, a farsi governare e piegare al dictat pareggio di bilancio comandiamo noi . Al SI hai firmato il tutto, e non fiatare piu', perche' se Renzi fara' il farabutto, e' nel legale delegato da voi .
      E in Italia , ce n'e' da prendere , e ce n'e' di tempo per piegarsi ed abituarcisi, se e' da 30 anni che lo facciamo . Ma con loro, i tempi saranno fulminei .

    1. PersicusMagus 24 novembre 2016

      Se il NO supera il 60% l'Europa comincia a tremare.
      Dipende da noi.

    2. Mylan Key 24 novembre 2016

      Tremeranno e tremeremo lo stesso . Siene certo .

    3. PersicusMagus 24 novembre 2016

      Ne sieno, ne sieno...

    4. Mylan Key 24 novembre 2016

      e sialo e siati

    1. GioCo 23 novembre 2016

      Forse ancora non si è capito, ma non "non si può cambiare". Non esiste alcuna ricetta per cambiare: ciò che viviamo è funzionale al dogma che ci domina. Se la finanza globale conserva un impronta satanica è perchè storicamente ci siamo arrivati in qualche modo "per passi successivi". Per lo più risolvendo al momento situazioni che rimandavano a dopo i problemi globali, ingigantendoli, per conservare nell'insieme una certa struttura sociale.

      Noi non abbiamo "mai" voluto risolvere un tubo. Tutto ciò che siamo riusciti a fare è incensare soluzioni del momento e solo per alcuni, a scapito di tutti i viventi e del nostro futuro su questo pianeta. Lo abbiamo fatto esclusivamente per idolatria di tutti i vizi (nessuno escluso) e non è che adesso "va meglio". Va sempre peggio e con il turbo pure, nel senso che non abbiamo cambiato ne verso, ne direzione, stiamo solo accelerando. Abbiamo cioè acquisito la pretesa che le cose "si fottano" da sole.
      Noi non abbiamo alternative, non le stiamo cercando, non le stiamo desiderando e non abbiamo nemmeno iniziato un discorso vagamente serio geopolitico, che cambi di 180° il paradigma sociale in modo che promuova la vita sul pianeta e non il suo sfruttamento!

      Persino l'idea più positiva, tipo chessò "la coltivazione biologica", rimane un concetto totalmente parassitario rispetto tutti i contesti che abitiamo, cosa diamine vogliamo sperare per il resto?!

    2. gianni 24 novembre 2016

      esatto , nella nostra societa' non ce speranza , andra' sempre peggio tutto , soprattutto il nostro cervello , forse sarebbe meglio che diventiamo tutti morti di fame

    3. Annalisa Rossi 24 novembre 2016

      Ha interpretato perfettamente anche il mio pensiero, tra l'altro espresso proprio stamattina parlandone con mio marito (si parlava del Referendum). Purtroppo i cosiddetti segnali di disagio (dalla Brexit a Trump ad un ipotetico NO), sono stati già messi in conto da chi gestisce il potere a livelli ben più alti di quelli dei vari governanti. Se non cambia in maniera radicale l'atteggiamento complessivo delle persone, se non si crea una massa critica pensante e consapevole e soprattutto coerente nella vita e nelle scelte quotidiane, credo che ogni Brexit, ogni NO, sarà come il pianto di un neonato a cui si da' la pacca al culetto e il ciuccio in bocca. Certo, per essere un filo ottimista, meglio un NO che sempre SI' va tutto bene madama la marchesa... Ma il percorso per una rivoluzione vera, che nulla ha a che fare con quelle che la Storia ci insegna a scuola, è ancora tanto, troppo lungo. La loro agenda infatti ormai sta correndo ed è vicina al traguardo. E la maggioranza dell'umanità ha appena aperto un occhio.

    4. ignorans 24 novembre 2016

      Ottimo. Del resto, anche la "coltivazione biologica" è stata sacrificata al godimento generale. Si fanno i panettoni biologici, rifiutando quella nota di riguardo verso un consumo sobrio che fa parte della cultura "biologica".
      L'importante è che ci sia la festa, il godimento, il guadagno.
      Ma se arriva una minaccia, una malattia, il male, allora scatta la paura e con essa la lotta, la guerra e la distruzione.
      Stiamo qua, tra il piacere e la paura.

    5. BIGIGO 24 novembre 2016

      forse, ma fino a 10-15 anni fa mancava totalmente la consapevolezza che leggo fra le righe del tuo post, oggi sono sempre più le persone che come te si "svegliano" e svegliano altre persone, forza, coraggio, si vede uno spiraglio di Luce e questa mette sì confusione e disagio fra i "corrotti" ..... abbiamo FEDE è giunto il tempo

    1. stopgun 23 novembre 2016

      L'ISTAT dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio....

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